Cap. 1: Quale educazione, in quale scuola?
Riferimento alla costituzione italiana
Riferimento d’obbligo alla seconda parte dell’art. 3 della Costituzione italiana: "È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese".
Educazione intenzionale e funzionale
Siamo all'interno della cosiddetta educazione intenzionale, di solito distinta da quella funzionale, se non addirittura, in certi casi, contrapposta. L’aspetto della funzionalità richiama il fatto che ogni uomo si educa non solo perché esistono altri uomini che lo vogliono educare come singolo, ma perché assorbe spontaneamente intenzionalità, e quindi educazione, da persone, ambienti, gruppi e mezzi, che per sé non vogliono educarlo secondo programmi e scopi espliciti e predeterminati. L'evidente potere educativo dei mass media ne è un esempio.
Ambiente e abitudine appaiono oggi strumenti di un’educazione funzionale talmente pervasiva che quasi non si pone il problema se sia legittimo separarla da quella intenzionale che si realizza nella scuola, meglio ancora se sia legittimo continuare a considerare il sapere scolastico come epistemocentrico. Per contro si pone la questione opposta: se la contestualizzazione e la continua co-costruzione di sapere anche in campo intenzionale non faccia perdere la consapevolezza della necessità d’appropriarsi del processo di acculturazione che ha accompagnato la storia dell’uomo.
L'affermazione di Dewey
Di fronte a questa polarizzazione può esserci d’aiuto l’affermazione di Dewey, secondo il quale l’educazione avanza man mano che l’abitudine, la tradizione, il caso e le influenze transitorie ed accidentali vengono meno di fronte all’affermarsi della capacità di pensiero riflessivo, di penetrazione intelligente e comunicabile della capacità direttiva sugli uomini e sul mondo.
L'educazione oggi
Come dev’essere allora oggi l’educazione? È investendo sulla persona, sulla crescita e sulla valorizzazione di ogni persona che la scuola accredita se stessa come istituzione educativa degna del rispetto e del prestigio sociale e culturale che la dovrebbe contraddistinguere. Solo così s’alimenta il circolo vizioso che porta alla crescita e alla valorizzazione dello Stato nazionale, dell’economia, della qualità dello scambio sociale...
Innovazione nel sistema educativo italiano
Anche se è unanime la necessità d’innovazione e di personalizzazione all’interno del sistema educativo formale in Italia, così come negli altri paesi occidentali, appare molto difficile realizzarlo. In primis in Italia. È come se ci fosse una forte impermeabilità al cambiamento (da una parte la norma, qualunque essa sia, dall’altra la vita quotidiana).
La difficile strada intrapresa dal nostro paese è intrascurabile per due ragioni:
- La pressione della crisi dell’idea stessa di stato nazionale (ultimi decenni del secolo scorso)
- La necessità di dare nuovo sviluppo alla nostra società nel rispetto della sua più profonda tradizione culturale, sociale e religiosa.
Il rapporto tra sistema educativo formale e società
Il rapporto tra sistema educativo formale e società è molto stretto e ce lo insegna Dewey, che dopo aver sottolineato che l’educazione varia con la qualità della vita che predomina nel gruppo, afferma che una società che ha come ideale un cambiamento che la migliori, avrà norme e metodi di educazione diversi da quella che mira solamente alla perpetuazione dei costumi.
"La concezione dell’educazione come processo e funzione sociale non ha significato preciso finché non definiamo il genere di società che abbiamo in mente" - con questo Dewey analizza tre epoche storiche con tre teorie educative:
- Platonica
- Individualista del XVIII secolo
- Nazionalista dell’idealismo tedesco dei primi anni XIX secolo
A noi interessa l’ultima perché non sono poche, storicamente e politicamente, le ascendenze prussiane che caratterizzano il nostro sistema educativo. La Germania è stato il primo paese a intraprendere un sistema di educazione pubblico, universale e obbligatorio, esteso dalle scuole primarie fino all’università, e a sottomettere ai regolamenti e alla sorveglianza dello Stato tutte le iniziative educative dei privati.
Educazione o formazione?
La querelle tra i due termini è stata, negli ultimi decenni, un altro indicatore della difficoltà in cui si sono dibattuti sia l’identità del professionista dell’educazione istituzionale, sia lo scopo di quest’ultima.
Per cercare di risolvere l’ambivalenza di riferimento propria del termine educazione, altalenante tra le due categorie etimologiche educare (movimento dall’esterno all’interno, soggetto che riceve gli interventi etero educativi, uomo che è fatto) o educere (movimento dall’interno all’esterno, soggetto che risponde all’appello educativo per autonoma, libera e personale iniziativa, uomo che si fa) a un certo punto si è passati da educazione a formazione.
Un’analisi più realistica del processo che porta allo sviluppo rivela sempre una poliedricità di aspetti che si integrano tra loro: anche il termine formazione assume, quindi, almeno due connotazioni:
- Dare forma dall’esterno, secondo un progetto funzionale e intenzionale - formation e training di scuola behaviorista
- Formarsi del soggetto che assume liberamente la forma che gli è propria - building tedesca e formation francese
Paradigmatica in questo senso l’ambivalenza che ha caratterizzato l’uso del termine “formazione” nel campo della preparazione al lavoro, rilevabile anche in Italia a partire dagli anni '70: la norma che nel nostro paese istituisce la formazione professionale nel 1978, legge 845, dichiara il proprio scopo quale strumento della politica attiva del lavoro che si svolge nel quadro degli obiettivi della programmazione economica e tende a favorire l’occupazione, la produzione e l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro in armonia con il progresso scientifico e tecnologico. La formazione professionale si occupa dell’addestramento del futuro lavoratore.
Ma a cavallo degli anni '80 e '90 la situazione è molto cambiata: la centralità delle preoccupazioni della formazione professionale si è spostata sul soggetto in apprendimento, sulla sua natura, potenzialità...
Dunque, vista l’inutilità del tentativo di sottrarsi alla complessità del termine educazione, è meglio assumerlo nella sua complessa ricchezza e affermare che proprio l’educazione della persona è il fine del sistema educativo istituzionale, il quale da un lato si avvale degli strumenti propri della cultura del paese in cui si realizza, dall’altro si avvale dei mezzi che gli sono necessari per realizzare una comunità in cui docenti e allievi, ma anche famiglie e territorio, si confrontano sulle conoscenze possedute e su come trasformarle in un bene personale. Questo è il compito oggi affidato alla scuola.
Un'educazione impegnata
Un’educazione engagée, esplicita, dichiarata, posta in pacata ma determinata opposizione con le teorie impersonalistiche - il cui priori è la relazione educativa, per cui dall’inizio esiste un tu che riconosce un io per quello che è e viceversa dando così la contemporanea possibilità all’autoeducazione della persona libera e all’eteroeducazione data attraverso un’istituzione finalizzata - fondamentale l’esperienza del tu perché l’io si riconosca.
Un’educazione impegnata tra persone e per persone - un’educazione liberatrice, caratterizzata da totalità, vale a dire rivolta a tutto l’uomo, sia pur nell’incertezza del suo esserci - impegnata - educazione come conquista di autonomia e responsabilità. Jonas la definisce un caso esemplare di responsabilità gratuita, principio etico che garantisce a ciò che non è ancora di poter essere, a ciò che è potenziale di trovar forma ed essere.
Pedagogia come scienza poietica
Pedagogia intesa come scienza poietica, scienza pratico progettuale che studia l’homo educandus, da educare e educabile nella sua soggettività essenziale che indica il criterio entro cui il singolo essere umano possa realizzare il proprio compito, progetto, diventare cioè sempre più se stesso nel rapporto con gli altri in una determinata comunità. Serve uno sguardo pedagogico per affrontare il tema dell’educazione formale se vogliamo portare avanti il tentativo di pensare all’educazione in un modo nuovo così come lo chiedono le situazioni nuove che ci troviamo ad affrontare; si tratta di uno sguardo che incessantemente riassume, reinterpretandoli, i propri fondamenti e li intreccia con il mondo della vita - assolutamente consapevole della complessità del reale, e in particolare del reale in senso educativo - utile muoversi con cautela ed adattare il principio di scala di riduzione alla specificità del campo umano, alla specificità del campo educativo che ha sempre a che fare con un oggetto complesso e mai completamente circoscrivibile come le azioni umane. (Azioni delle persone nella loro situazionalità vanno vista come con lente di ingrandimento per cui ogni azione porta con sé un supplemento d’informazione che non è semplice riduzione di un’idea generale ma porta con sé tutta la complessità del passaggio dall’impersonale al personale).
Diventare consapevoli che non si può insegnare alcunché da un mero punto di vista cognitivo, senza in contemporanea mobilitare tutte le altre dimensioni della vita umana: corporeità, affettività, socialità... Ciò che conosciamo dipende da come siamo stati educati a rappresentare il mondo, dal significato che agli oggetti deriva dalla nostra formazione di soggetti (Minichiello).
Educazione formata sul concetto di persona umana
Cosa succede se si tenta di dare una lettura neutralizzata dell’uomo e della sua presenza nel mondo usando una concezione materialistica?
- Primo riduzionismo: accade che l’uomo diventa interamente descrivibile da un punto di vista neurologico, fisiologico, biologico... completamente inserito nella stessa categoria che descrive tutti gli altri animali, sia pur con caratteristiche sue proprie. In realtà la natura dell’uomo non è qualcosa che esiste di per sé, ma qualcosa che è in stretta correlazione con ciò che cambia intorno all’uomo.
- Secondo riduzionismo: rimanda a una visione antropologica spiritualistica dell’uomo, secondo la quale l’uomo è res cogitans (Cartesio) soggetto pensante che non ha nulla a che vedere in ordine alla propria identità con la res extensa. Così inteso ha il compito di difendersi e respingere possibili intrusioni del corpo. Emozioni, sentimenti sono solo turbamenti che non possono nulla né tantomeno interferire con le decisioni razionali di quest’uomo che s’identifica come mente, costantemente governato da razionalità.
- Terzo riduzionismo: prospettiva individualistica e atomistica - riconducibile alle teorie del XVIII e XIX secolo - non esiste la categoria generale dell’umanità, ma esistono e hanno valore i singoli uomini che compongono la società. (atomos) Indipendenza relazionale e sociale è l’immediata conseguenza di questo tipo di uomo, che decide e non subisce la socialità e la relazionalità.
In questi anni possibilità ulteriore riduzione: da una lettura attenta della teoria della complessità. (?) Tutte queste riduzioni se non esplicitate possono avere ripercussioni pesanti sul piano dell’educazione sia a livello nazionale che locale e situazionale laddove veicolano prassi educative a loro volta riduzionistiche e limitanti (es. uomo neutralizzato = al suo deficit).
La libertà della persona e la sua educazione
Il senso del concetto di libertà nell’educazione è fondamentale come ricorda Chiosso ponendola al centro propulsore della pedagogia di Don Giussani: "Per Giussani educare è aiutare l’animo dell’uomo ad entrare nella totalità della realtà". Si compie quando si manifesta il desiderio di rivivere l’esperienza della persona che si è fatta carico di te "non per diventare come quella persona nella sua concretezza piena di limiti, ma come quella persona nel valore a cui si dà... è il desiderio di partecipare alla vita di quella persona che ti ha portato qualcosa d’Altro".
In questa prospettiva si ritrova l’analisi avanzata da Bertagna sul tema della libertà: a partire dall’immagine dei due alberi del paradiso terrestre, quello della vita e quello della conoscenza, simboli agostiniani di libertas maior e minor, della vita di Dio e della vita umana, si snoda il ragionamento che conduce all’affermazione che per scegliere, fare e vivere sempre il bello, l’uomo ha bisogno di stare in ogni momento ben unito e a continuo contatto con il suo creatore.
Perché se la libertà è quanto li accomuna, non è l’uomo che se l’è data da solo, ma l’ha ricevuta come massimo dono da Dio. Per questo, con le parole di Benedetto XVI, solo l’uomo che si affida totalmente a Dio trova la vera libertà. Senza libertà non c’è crescita della persona umana nella sua pienezza, non c’è apprendimento motivato, volontario e quindi personale.
Importante anche la riflessione di Spaemann che, legate strettamente l’idea di persona e quella di libertà, intesa come libertà del volere, analizza questo rapporto all’interno della filosofia greca classica fino all’interpretazione cristiana che sposta il centro di significazione dall’uomo all’Assoluto, ma ritorna poi ad una riflessione laica sul modo in cui ci relazioniamo con ciò che vogliamo concretamente. Circoscrive l’attenzione all’interno della relazione tra libertà e attenzione.
Le caratteristiche costitutive della persona umana
Certamente possiamo affermare che all’interno del concetto di persona umana è chiaramente inserito il concetto di soggetto razionale e riflessivo, custode dell’identità nel tempo e nell’apparire del mondo, ma anche soggetto che è in grado di trasformare se stesso, gli altri uomini e il mondo in oggetto di analisi e di riflessione attraverso l’esercizio della propria razionalità. Comprende e fa proprio il concetto di individuo, parte non ulteriormente divisibile del tutto che compone qualunque gruppo sociale, ma anche portatore di caratteri individuali particolari, proprietario e sovrano di sé da un punto di vista cognitivo, morale, sociale, motorio, espressivo...
Caratteristiche più impegnative della persona umana:
- Reciprocità: Guardini scrive: "la persona umana non può comprendersi come chiusa in se stessa, perché esiste solo nella forma di una relazione, si attua solo nell’incontro" - è rapporto, socialità in azione, continua pratica relazionale - la reciprocità della persona umana ha un’ulteriore caratteristica: è reciprocità attiva, è realizzazione di uno scambio voluto, è dono e assistenza reciproca. Anche l’aspetto della dipendenza che caratterizza la persona umana, esalta il valore della relazionalità: l’uomo, che nasce implume, ha bisogno di cure per mezzo delle quali cresce e vive sempre legato a un contesto ambientale e relazionale con il quale interagisce liberamente in un rapporto di reciproca co-evoluzione. Vive dentro e per la relazionalità.
- Inesauribilità: può emergere sempre un livello ulteriore rispetto all’esistente, livello che testimonia l’apertura continua della persona e l’inesauribile possibilità di azioni che le è propria. Principio di inesauribilità sia verso se stessa, sia nei confronti dei suoi simili, regola fondamentale di comprensione e di azione in campo educativo in quanto ammette la possibilità d’essere sempre realtà nuova, mai definibile a priori o ipotizzabile secondo un disegno prestabilito.
- Unità: per parlare della persona come unità occorre superare l’idea che ci viene dagli studi della moderna neurologia che ha individuato nella corteccia cerebrale i luoghi delle diverse dimensioni umane e delle loro funzioni: l’area del linguaggio, del dolore, della sessualità... Allo stesso modo occorre superare le continue scoperte sui fattori del DNA, che tentano di fornire la ragione della depressione, dell’ottimismo, della felicità... L’uomo raccoglie in sé le caratteristiche dell’olon greco, in cui la totalità organica trascende le parti che lo compongono e le parti si interagiscono a tal punto che nella persona non sono più riconoscibili separatamente.
La persona è un’unicità insostituibile, totalità di valori e di significati, sempre diversa ma mai frantumabile, mai data al plurale (Guardini). L’educazione della persona è l’educazione che fa riferimento alla persona nella sua globalità, nella sua ricchezza di dimensioni categoriali, nella sua realtà ontologica di mistero e di tensione alla verità. Educazione in senso pedagogico sempre e indipendentemente dai luoghi e dalla durata dei processi che si mettono in campo per realizzarla. Definire i mezzi e i contenuti specifici che la scuola come istituzione e i docenti che operano in essa adoperano e devono usare per il formarsi di ognuno sono quelli della cultura, frutto della capacità dell’uomo di produrre simboli, di pensare nelle diverse forme della razionalità umana.
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