PREFAZIONE.
Dialogare “educatamente con emergenza”.
In genere percepiamo l’emergenza come qualcosa lontano da noi, che non ci appartiene e mai ci apparterrà.
Eppure l’emergenza è umana: può rappresentare il culmine e il compimento della vita, quando ci conduce alla morte,
oppure può rappresentarne la fase più impegnativa e incisiva.
Nel primo caso insegna agli uomini a morire, nel secondo insegna loro a vivere.
All’indomani del catastrofico evento che ha raso al suolo la città di L’Aquila travolgendo l’intera sua popolazione in
uno stato di emergenza, un gruppo di pedagogisti(da me costituito) si è sentito umanamente e professionalmente
chiamato a ri-disegnare il ruolo che l’educazione può avere per affrontare e superare l’emergenza, ma soprattutto per
trasformarla in un’opportunità di crescita: individuale e collettiva, sociale e culturale.
Da qualche tempo è diventato ormai usuale che, nelle situazioni di emergenza, entrino in campo le competenze
psicologiche; non altrettanto sino ad ora si è sviluppata una cultura che contempla il ruolo e l’importanza della
pedagogia e delle scienze dell’educazione.
Nella storia passata però non è stato così:
I Greci tra il IV e il III sec.a.C. idearono e misero a punto tecniche “scientifiche” per fronteggiare i pathèmata e il
dolore che ne consegue. Inaugurano strategie terapeutiche della psiche umana in sinergia con quella che già circa un
secolo prima si era avvia ad essere la pedagogia e quella che solo nel XIX sec. sarebbe diventata la moderna psicologia.
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Ma la terapia del dolore ha radici ancor più remote, rivendicate dalla filosofia filosofi antichi ritenevano che
l’esercizio delle tecniche anti-dolore facesse parte dei loro compiti e dei loro doveri,
tant’è che lo stoico Posidonio(II-I a.C) l’annovera tra le branche della morale.
L’inventore di questa arte è Antifonte che riteneva di avere la capacità di curare gli affetti attraverso la parola.(uno
psicoterapeuta come lo si chiamerebbe oggi, inventore di una sorta di terapia di gruppo, che attraverso l’esercizio del
potere psicagogico della parole riusciva a lenire gli affetti dell’anima).
Successivamente sia in Grecia che a Roma si sviluppa un’attenzione verso la ricerca delle cause che determinano il
dolore umano(tute cause provocate da una situazione di emergenza nell’accezione contemplata nel presente volume).
Unanime è l’opinione che questa ricerca delle cause sia una tappa obbligata per poter poi mettere a punto delle strategie
per fronteggiare il dolore, sconfiggerlo, e possibilmente trasformarlo in esperienza etica e poi morale.
Nel processo di elaborazione progettuale e sperimentale di un’educazione all’emergenza e nell’emergenza la Isidori
chiama in campo un impegno pedagogico volto a illustrare, spiegare, definire l’evento che l’ha prodotta;
vengono tracciate alcune linee di tendenza che si snodano da 3 punti di partenza ben precisi:
- Insegnare a conoscere l’emergenza
- Insegnare a convivere con l’emergenza
- Insegnare a trarre insegnamenti dall’emergenza.
Attenzione è anche riservata a delineare e distinguere i connotati sia razionali che emotivi dell’emergenza: distinguerli
è un passaggio fondamentale x giungere ad affrontare educatamente una tra le conseguenze + perniciose dei traumi inter
e post emergenza, ossia la paura.
Seneca, sottolineando il valore della cultura, implicitamente raccomanda intervento pedagogico, perché “il dolore(…)
colpisce(…) più gli incolti che i colti”.
Seneca inoltre esorta a “non stare(…) un minuto senza fare niente” sembra di ascoltare i suggerimenti della più attuale
psicologia e psicoterapia, tesi a indirizzare verso la coltivazione di “interessi” x combattere i mali dell’anima;
questi oggi hanno cambiato nome e si definiscono depressione, attacco di panico, bulimia, anoressia, e trovano terreno
fertile nelle situazione di emergenza.
Non vengono trascurate le categorie pedagogico/terapeutiche della dimensione ludico-ricreativa.
È preso in esame il gioco inteso come situazione dis-traente, e al contempo richiamo e obbedienza alle regole dello
stare insieme , il che acquista importanza maggiore quando l’emergenza impone di ri-disegnare e ri-codificare lo stare
insieme.
Stare insieme in un “altrove” mentale, spaziale, temporale all’interno di un tessuto relazionale, sia familiare che sociale,
sfilacciato, talvolta completamente distrutto: è un altro tema/problema forte.
Gli spazi e i tempi, si diceva
La perdita o lo stravolgimento degli spazi e dei tempi, il dis-facimento del tessuto sociale (che è poi il tessuto
connettivo all’intero del quale si dimensiona ciascuno di noi per stabilire e fissare il proprio equilibrio), ne distrugge
automaticamente anche quelli mentali.
Diventa drammaticamente urgente e necessario ri-disegnarli
Le persone o le intere collettività depauperate dei “loro luoghi” anelano a riconquistarli, qualsiasi sia stata la causa che
glieli ha sottratti. Solo il ritorno può ricucire la lacerazione: ritorno nei luoghi che non sono solo o necessariamente
quelli geografici, privati e collettivi, ma sono quelli mentali(ritorno alle abitudini, alla routine, alla quotidianità, agli
affetti di sempre.
Qualsiasi sia la natura dell’evento, se esso si configura come catastrofe x sua natura rompe la continuità, genera crisi,
che significa appunto “rottura”.
Perdere i propri “luoghi” è per molti un perdere irrimediabilmente se stessi, dunque morire.
Ecco perché la forzosa lontananza produce il dilacerante tarlo del desiderium locorum, come lo definisce il poeta
Ovidio.
Ma quando il ritorno risulta impossibile? Che fare?
Comunemente si dice che occorre “farsene una ragione”.
Ma il farsene una ragione ha implicita la categoria della rassegnazione, la quale a sua volta può provocare, o essere essa
stessa, una malattia.
Se dunque la psicologia aiuta a evitare di cedere all’impulso emotivo dell’evocazione e del desiderio, la pedagogia può
insegnare a costruirsi degli alibi, degli “altrove” in cui, all’occorrenza, si può ritessere la propria esistenza.
Quindi non è e non deve essere educazione alla rinuncia, xkè anche rinunciare è un po’morire.
Tra i compiti della pedagogia c’è quello di dare voce ala necessità del mentre e del dopo per educare all’emergenza.
In conclusione.
Qual è il ruolo della pedagogia, in che cosa differisce da quello della psicologia?
Sono domande a cui si daranno risposte nel volume.
Se il compromesso tra sentimento e ragione (tra la via psicologica e la via filosofica) viene indicato come
l’atteggiamento migliore x dominare il dolore, è la via pedagogica capace (soprattutto attraverso lo strumento dello
studium inteso sia come dis-trazione che come acquisizione di conoscenze e di saperi) di produrre un’educazione
quell’educazione che proietta l’esperienza dolorosa in esperienza etica: tanto a livello personale che a livello generale.
Un’emergenza vissuta con educazione comporta l’elaborazione previa di un modello etico-antropologico di uno stile di
vita che trasformi l’esperienza del dolore in un cammino areteico teso alla costruzione di sé come soggetto socio-civico
e – coerentemente morale. Come?
Attribuendo senso e valore al proprio comportamento, ai propri sentimenti, alle proprie sensazioni, ai sogni e ai bisogni;
ideando un sistema di prescrizioni e divieti che li contempli e al tempo stesso li regoli; e infine sfruttandoli come
opportunità, li integri in pratiche di tipo educativo.
Il livello della maturità della pedagogia si misura anche dalla sua capacità di dialogare con
l’emergenza, e il livello di civiltà delle istituzioni di un Paese si sperimenta anche attraverso la
loro volontà di promuovere e sostenere una qualificata e diffusa pedagogizzazione
dell’emergenza.
Rosella Frasca. INTRODUZIONE.
Esistono almeno 2 modalità, tra loro differenti, x conoscere un fenomeno, una situazione, un oggetto.
2’modalità: implica che si entri nell’oggetto, nella situazione.
1’modalità: implica che si giri intorno alla situazione, all’oggetto.
Per questa non si sceglie nessun punto di vista e non si utilizza nessun simbolo.
Dipende dal punto di vista in cui ci si pone e dai simboli con i quali ci si esprime.
Es:quando si vuole conoscere un oggetto cui viene attribuita una vita interiore, ovvero degli stati d’animo; è necessario simpatizzare
Es: movimento di un oggetto nello spazio.
Ma ciò che si sente non dipende dal punto di vista adottato rispetto all’oggetto, poiché il protagonista di qsto processo è immerso ne
Esso viene percepito differentemente a seconda del punto di vista adottato e dei simboli on i quali viene rappresentato.
In tutti i casi x conoscere tale oggetto ci si pone al di fuori di esso.
Tutto ciò che si presta ad un apprendimento indivisibile e a una enumerazione inesauribile(come possono
essere le emozioni e i vissuti di chi ha esperito una condizione di catastrofe tale da mettere repentaglio la
propria vita) è difficile da comunicare, figuriamoci da stdiare.
Tutt’al più rispetto ai frammenti di vita e alle testimonianze raccolte nell’indagine, è possibile mostrare una
simpatia intellettuale che trasporta all’intero di tali vite x tentare, almeno x qualche attimo, di coincidere con
ciò che esse hanno di unico e di inesprimibile.
Platone insegna che l’uomo potrà avere opinioni solo di ciò che direttamente lo tocca. L’opinione stessa
nell’uomo si forma da ciò che egli sente.
Alcune esperienze che la vita propone sono sono uniche e soggettivamente esclusive.
Però è opportuno riconoscere l’esistenza di almeno una realtà che tutti possono, se pur parzialmente,
conoscere, un’entità che può essere afferrata dal di dentro: la nostra propria persona nel suo scorrere
attraverso il tempo, la nostra identità che dura attraverso il fluire dell’esperienza per quanto drammatica essa
sia.
È qui che subentra l’utilità, la necessità e l’urgenza di un’azione educativa e pedagogica su tale esperienza di
vita. Ciò in quanto la pedagogia non solo dà origine a interpretazioni generative e ricettive della cultura, ma
prepara alla vita ed è essa stessa un esercizio di vita.
È possibile non simpatizzare intellettualmente con nessuna altra cosa ma d certo si è costretti a simpatizzare
con se stessi.
Il sentimento del modo intimo e interpersonale del soggetto altro non è che il sentimento dell’umano
espresso in ambito pedagogico attraverso il noto concetto della Bildung.
La nozione di formazione umana, spesso rivisitata nell’ambito della pedagogia, corrisponde a una
concezione sistemica e interattiva dei saperi attorno ai percorsi e ai moment cruciali della vita; di tutto il
corso della vita.
- La formazione è normativa e coincide con un processo riducibile(può essere qndi organizzata,
monitorata e riorientata),
- mentre l’educazione è irriducibile(non può essere totalmente progettata e descritta se non con la
diretta partecipazione del destinatario).
L’educazione è sempre penetrata da una forte complessità umanistica.
Proprio a partire dall’esigenza di occuparsi della condizione umana, la pedagogia sviluppa la sua funzione di
aiutare l’uomo ad affrontare la vita, anche attraverso l’educazione all’esercizio di quello che può essere
definito una sorta di autocontrollo e auto contenimento in circostanze speciali, fuori dal’ordinario; è inoltre
lo spinge, lo sostiene nell’affrontare l’imprevisto, cioè ciò che travalica la routine quotidiana.
È anche qst il significato dell’esortazione di Platone a utilizzare il sapere, la conoscenza a beneficio della vita
dell’uomo, cioè come strumento con cui l’uomo viene educato alla vita.
Sappiamo che il concetto stesso di educare, l’educare, indica il “nutrire”, l’”allevare, l’”avere cura.
Funzioni di particolare valenza nelle condizioni di difficoltà.
La pedagogia insegna a rileggere le esperienze attraverso un consapevole esercizio della riflessività,
insegna che la vita si conquista compiendo ogni giorno un piccolo tratto di questo lungo viaggio in se stessi.
La persona passo dopo passo diventa protagonista della propria esistenza tessendo la trama della propria vita
e sapendo che basterebbe tirare un filo in un punto qualsiasi per vederlo correre lungo tutta la trama
provocando in essa degli strappi che non sarà facile rammendare.
L’impegno della pedagogia, dell’educazione deve essere quello di emancipare l’uomo da quanto lo rende
estraneo a se stesso Un’estraneità a volte dettata dall’esigenza di difendersi da un dolore inesprimibile.
Compito della pedagogia deve essere, dunque, quello si spostare l’individuo oltre il suo piano cartesiano,
immettendo ciascuno nella categoria interpretativa della trasformazione, del possibile. ovvero l’educazione
deve promuovere nella persona l’apertura alla speranza e alla fiducia nel cambiamento, alla possibilità di un
nuovo progetto di vita.
Da questa serie di considerazioni, nel presente lavoro nasce l’esigenza di individuare i diversi piani d’azione
della pedagogia dell’emergenza e i vari atti educativi che esprimono i criteri, i progetti, le procedure logiche
e le strategie della didattica dell’emergenza.
Una didattica che deve prevedere dei contesti di apprendimento specifici messi a punto e realizzati in seguito
a una riflessione educativa critica, consapevole che non può lasciare spazio alla semplice improvvisazione.
Lo sforzo dell’educazione nell’emergenza e nel post emergenza deve essere anche quello di spingere
l’uomo al superamento di alcune forme di nichilismo di vario genere che possono essere l’effetto
dell’emergenza sociale, economica e culturale successiva a eventi catastrofici.
Implicitamente quanto detto compora la necessità, ancora oggi, di continuare a riflettere su temi ampiamente
noti al dibattito sociologico e pedagogico:
-il tema del disincanto;
- del disincanta mento del mondo;
- del politeismo dei valori;
- della crisi di senso;
- del nuovo dio che non salva(il dio denaro-potere).
-ecc… .
Quindi vi sono aspetti etici, di sostanza, ontologici rispetto ai quali ogni persona, in particolare nel post
emergenza territoriale, deve essere educata.
Da ciò c’è la necessità di proporre un modello di pedagogia dell’emergenza attento all’educazione della
comunità, allo sviluppo di dimensioni educative di carattere collettivo come l’alfabetizzazione morale, la
lotta alla demolizione del pensiero debole, ecc. .
Le situazioni di degrado logistico, di promiscuità, di provvisorietà e di paura, di emergenza favoriscono
condotte di deriva amorale.
Ciò significa che quando parliamo di riprogettazione, di ricostruzione di una comunità non possiamo
ignorare il costrutto del patto sociale tra le persone, in quanto l’atto costitutivo della comunità si realizza
solo tramite il legame di ciascuno con la realtà politico/associativa(Rousseau)
Così come non è possibile ignorare il concetto di volontà generale dei cittadini (es:alcune forme di protesta
dei vari comitati cittadini).
Qsto concetto è a sua volta legato a quello di cittadinanza attiva.
Un’educazione alla cittadinanza attiva tesa a garantire la coesione sociale, i comportamenti pro sociali, la
diffusione di condotte eticamente responsabili ma tesa a scongiurare il pericolo di nuovi fondamentalismi e
ad avviare le persone verso le culture dell’immigrazione.
In qsta direzione la valenza sociale della pedagogia richiama il bisogno di palingenesi(= rinascita) sociali e
politiche capace di restituire al singolo la sua dignità di uomo e di cittadino.
Bisogna quindi valorizzare la funzione sociale dell’educazione: elaborare strategie educative atte allo
sviluppo di un nuovo equilibrio sociale, culturale, economico, politico.
Il controllo sempre più pervasivo dell’uomo sulla natura, anziché diffondere sicurezza, scatena una
condizione di inquietudine umana, fino al catastrofismo, giustificati dalla dismisura incontrollata, irrazionale,
ecologicamente distruttiva del suo incedere.
La Natura nonostante tutto continua a fare il suo corso, procede incontrastata, e si esprime con tutta la sua
forza “grazie” alle catastrofi ambientali.
Legato a ciò prende forma il problema dell’assenza totale di una cultura, di una politica di prevenzione dei
disastri ambientali , che meriterebbe un ben più ampi discorso.
Per non parlare di quell’imbarbarimento e analfabetismo culturale , morale ed etico che conduce ad azioni di
illegale e di illecita speculazione negli interventi teoricamente tesi al risanamento e alla ricostruzione di
territori in condizioni di crisi.
Eccoci ad un altro grido d’allarme che giunge da più fonti: l’incapacità o non volontà dei governi di fornire i
presupposti materiali e culturali dell’eguaglianza , della reale pari dignità e pari opportunità tra gli individui.
Problemi che complicano e a loro volta rappresentano gravi emergenze educative.
In conclusione: prendendo luce dalle riflessioni e dalle considerazioni esposte, la presente indagine
sull’emergenza educativa nella città dell’Aquila ha lo scopo di fornire un contributo alla creazione e alla
diffusione di un modello di educazione nell’emergenza e nel post-emergenza.
Infatti la catastrofe rappresentata dal terremoto oltre ad a
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