Corsi di didattica generale
Contenuti del corso
Il corso di didattica generale si occupa di questi aspetti:
- I metodi di insegnamento che si possono adottare (metodo frontale, lezione seguita da esercizi e verifica, lavoro di gruppo, ricerca individuale)
- L'organizzazione del lavoro
- Programmazione: modi con cui si programma l'azione didattica
- Modalità di interazione con gli alunni
Obiettivi principali del corso
Il corso ha l’obiettivo di parlare di classi, di bambini di metodi e di far indossare agli studenti l’abito dei “futuri insegnanti”.
L’obiettivo principale del corso è quello di cercare di esplorare diverse metodologie per individuare quella più confacente alla propria personalità. Questo perché nessuno è in grado di insegnare contro se stesso: la metodologia deve incontrare la propria adesione mentale ed emozionale.
Conoscere la disciplina è una cosa diversa dal dare le condizioni per apprendere la disciplina: vi sono, infatti, docenti esperti e preparati nella disciplina ma totalmente incapaci di farla apprendere. Per evitare questo il corso di scienze della formazione primaria è costituito dalla disciplina in sé e dalla didattica per quella disciplina (matematica e didattica della matematica). Prima di tutto vi è la didattica generale che si occupa di far capire meglio quali sono le metodologie e i criteri per impostare una lezione (intendendo per lezione le varie tipologie di attività).
Organizzazione del corso
Il corso si divide in due moduli:
- Processi di apprendimento: fino a vent’anni fa le metodologie erano basate sull’insegnante. Questo produceva una didattica noiosa. Solo dopo le metodologie sono basate sull’apprendimento (ovvero sui processi e le operazioni messe in atto da chi impara a tutti i livelli di età, dalla scuola d’infanzia all’università). Un’altra parte di questo modulo è dedicata a come facilitare i processi di apprendimento nei bambini di scuola d’infanzia e della primaria e, inoltre, anche delle metodologie generali di conduzione dei processi di insegnamento e di apprendimento, nonché di conduzione della classe.
- Programmazione: è una parte più tecnica perché entra nel merito della programmazione: come si organizza l’intervento didattico, secondo quali modalità. È importante programmare. Tale modulo è necessario per impostare il tirocinio del secondo anno.
Modalità d'esame
Chi frequenta può avere la certezza che le domande d’esame saranno esattamente riferite ai temi trattati a lezione: i temi saranno anticipati (possibile domanda d’esame) e riepilogo prima dell’esame. Le domande non sono affidate alla memoria (date) ma presentano un livello di complessità elevato. Esse richiedono uno sforzo mentale per essere capite e anche uno sforzo per rispondere. Non sono risposte fattuali, ma richiedono processi di pensiero e di sintesi. L’esame è scritto (con la scrittura si rivela il pensiero). Non sono presenti prove intermedie: entrambi i moduli sono concentrati alla fine.
Frequentare significa...
Per ciascun modulo sono consentite due, massimo tre, assenze giustificate.
Il binomio uguaglianza diversità in campo educativo e il problema del merito scolastico
La scuola di uno Stato e di un paese ha come principio etico indiscutibile quello di cercare di perseguire l’uguaglianza in tutti gli alunni che frequentano la scuola. Questa tensione verso l’uguaglianza deve fare i conti con le diversità legittime dei ragazzi. Tali diversità sono di diverso tipo:
- Individuali
- Di genere
- Di ceto sociale
- Di aspirazione
- Linguistiche
- Razziali
- Interculturali
Uguaglianza e diversità sono due assi su cui poggia l’intervento della scuola che, a partire dalle diversità proprie di ciascun alunno, senza negarle, mira al traguardo dell’uguaglianza.
Deweck e la scuola
Scrive Deweck, studiosa della motivazione scolastica “Il pericolo insito nella concezione definita dell’intelligenza consiste non tanto nel mostrare i limiti umani, ma nel fatto che si possano definire i limiti delle persone tanto rapidamente, assegnando loro un così piccolo potenziale di crescita. Credo che la scuola potrebbe fare moltissimi progressi se cercasse i modi per aiutare gli studenti a realizzare il loro potenziale di crescita invece di etichettarli quando non lo fanno.”
Questa frase è stata inserita dopo la fase della ministra Gelmini, contraria al come ha impostato la riforma scolastica. Il punto forte di quel ministero fu il merito visto, però, come una specie di dote o caratteristica del singolo alunno e di cui il singolo alunno è responsabile. Si parlò, allora di ”alunni meritevoli” e “alunni non meritevoli”. In base a che cosa si attua tale distinzione? Come si può definire un alunno di seconda primaria uno non meritevole, perché non si applica a sufficienza? Perché non dispone di un vocabolario molto articolato? Perché incontra difficoltà nell’apprendimento?
Allora sorge il dubbio sul fatto che il merito sia solamente una questione di responsabilità dell’alunno.
La scuola e la costituzione
Un tempo i docenti che entravano di ruolo avevano l’obbligo di giurare fedeltà, davanti a due docenti testimoni, davanti alla Costituzione italiana, come accade tutt’ora nel tribunale. Venivano letti gli articoli della Costituzione. Tra i tanti, i seguenti sono quelli più rilevanti:
- Art.3.: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge; è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
- Art. 30: è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
- Art. 33: l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
- Art. 34: la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, pur se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo tale diritto con borse di studio e assegni alle famiglie.
Le tre concezioni
Il tema della lezione mira a osservare il binomio tra uguaglianza e diversità da un punto di vista storico a iniziare dalla prima metà del secolo scorso.
Concezione conservatrice delle diversità: i metà del secolo scorso-anni 50-60
Nella prima metà del secolo scorso (1920-1950/60) era presente una visione conservatrice delle diversità. Tale concezione trova espressione in uno scritto di Giovanni Gentile (filosofo che aveva teorizzato nella prima metà del secolo scorso il programmi per la scuola primaria). In un suo scritto si trova espresso che in ogni classe sono presenti “scolari modello” e “scolari zavorra”. Quest’ultima va estirpata affinché non contamini gli scolari modello. La concezione base di questo punto di vista è che l’intelligenza si acquisisce dalla nascita e non si diventa intelligenti.
Con tale concezione viene a costruirsi un circuito chiuso: compito della scuola è semplicemente quello di marcare la differenza e di esaltarla ancora di più perché la scuola coltiva coloro che dimostrano, fin dal principio, delle ottime capacità e un’ottima risposta. Per la maggioranza dei bambini è fornita una scolarità breve, tanto per insegnare le capacità basilari di leggere, scrivere e far di conto (prima la seconda, poi la quinta). I gradi di scuola superiore sono concessi a chi ha superiori capacità intellettuali.
La scuola di quel periodo, allora, prevedeva una diversificazione precoce dei percorsi scolastici. Per accedere alla scuola media era necessario superare un esame di ammissione in quanto la scuola media dava accesso in generale al liceo classico. Le scuole commerciali erano per chi era nella “media” ed allora era destinato a fare l’impiegato o il dattilografo. Tale diversificazione degli ordini scolastici era segnata da una serie di sbarramenti:
- Esame di seconda primaria fatto con una commissione esterna: la bocciatura era selettiva. Già dalla seconda metà degli alunni rimaneva bocciata.
- Esame di quinta primaria: era anche l’esame di licenza elementare.
- Esame di ammissione alla scuola media: riservato a coloro che avevano dimostrato delle potenzialità.
- Test Q.I. (test di quoziente d’intelligenza): al di sotto del 50 vi erano termini offensivi, quali “scemo”, “stolto”.
Concezione liberale: anni 60' principio dell’uguaglianza delle opportunità formative
Nel 1948 entrò in vigore la Costituzione italiana che concepì la scuola come non solo per i pochi ma come un’opportunità e un bisogno per tutti. Nel 1968, negli USA, mentre scoppiavano le tensioni tra bianchi e neri e mentre si apriva anche ai neri la possibilità di partecipare ai percorsi scolastici ci fu un autore, Coleman, che formulò un principio che dominò a lungo come alternativa alla concezione conservatrice.
Si tratta del “principio dell’uguaglianza delle opportunità formative” : Coleman intuì che era difficile che i bambini neri in America potessero pareggiare i risultati e i livelli di apprendimento dei bambini bianchi in quanto partivano già molto svantaggiati: i neri, di solito, erano infatti in condizione di povertà, erano al di fuori di opportunità di circuiti culturali, avevano minori possibilità di confrontarsi con libri e materiale scritto, venivano precocemente arruolati nel lavoro manuale. Coleman, allora, comprese che i bambini neri non avrebbero mai potuto conseguire i medesimi risultati dei bianchi finché partivano da condizioni di svantaggio.
Il “principio dell’uguaglianza delle opportunità formative” afferma, dunque, la necessità di mettere tutti gli alunni a 6 anni sulla stessa linea di partenza. Si cerca, in altre parole di colmare le differenze e le disparità prima che i bambini inizino il percorso scolastico in modo tale che, partendo tutti dallo stesso livello, possano, in qualche modo, procedere verso traguardi migliori di istruzione.
Il principio dell’uguaglianza delle opportunità formative in Italia
In Italia l’idea di colmare molto presto le disparità, prima del percorso scolastico, è stata attuata nel seguente modo:
- Si seguì il principio che caratterizzò gli anni Sessanta e Settanta chiamato con l’espressione “una scuola per campanile” che prevedeva la distribuzione delle scuole nella località: tutti i bambini dovevano avere facilità nell’andare a scuola, senza dover fare chilometri e chilometri di strada per poter giungere a una scuola. Allora in piccoli paesi di campagna sorgevano piccole scuole ove c’erano pluriclassi.
- Istituzione di patronati scolastici: organizzazioni che si prendevano cura di seguire il percorso scolastico dei figli delle famiglie povere. I patronati scolastici funzionavano non solo istituendo dei “dopo scuola” ma anche fornendo libri, carte, matite, quaderni, grembiuli, mutandine per avere il cambio durante la settimana.
- Erogazione delle borse di studio per quei ragazzi che si fossero mostrati capaci ma che non avessero i mezzi per poter proseguire.
- Prolungamento dell’obbligo scolastico dalla quinta alla scuola media di primo grado.
- Emanazione di una serie di riforme per eliminare gli sbarramenti: viene, infatti, annullato l’esame di seconda primaria.
Discussioni sulla concezione liberale: il triangolo della relazione educativa
La concezione liberale è buona nelle intenzioni e dal punto di vista istituzionale poiché cerca di dare concretezza ai principi della Costituzione (art. 3) e permette a tutti di frequentare la scuola. Ma è difficile ritenere risolto il problema agendo solo sui punti di partenza. Per affrontare in modo serio il problema la scuola dovrà agire anche durante il percorso e sui punti di arrivo.
La concezione liberale poggiava sull’idea dell’insegnamento concepito con il triangolo della relazione educativa: l’insegnante ha il compito di trasmettere determinati contenuti da far apprendere all’alunno. L’alunno è considerato meritevole se impara tali contenuti, altrimenti è ritenuto incapace se non li impara. Il merito è una questione del singolo alunno: solo l’alunno è responsabile del suo insuccesso scolastico.
Gli organi collegiali
Gli anni Settanta, nel panorama italiano, dopo il 68 la scuola italiana subisce un’importante rivoluzione. Le leggi più importanti che rovesciano la scuola italiana sono i decreti delegati:
- 1973: legge delega.
- 1974: decreti delegati. 416: istituzione degli organi collegiali (consiglio d’istituto, giunta esecutiva, collegio docenti, consiglio di intersezione, di interclasse e di classe, comitato per la valutazione del servizio). Gli organi collegiali vengono definiti “organi di gestione democratica della scuola”. I genitori, le forze sociali cominciano ad essere coinvolti e partecipi del progetto formativo. Il rapporto scuola-territorio diventa importante.
- 417: definisce lo stato giuridico della professione docente. Sono sanciti i diritti e i doveri dell’insegnante. Prima di questo l’insegnamento era considerato come una mansione missionaria, una dedizione delle giovani di buona famiglia.
- 419: decreto che definisce per la scuola la possibilità di sperimentazione e ricerca.
Cominciare a confrontarsi con questi aspetti di apertura della scuola sancì una rivoluzione profonda. Un tempo, infatti, il tutto era gestito dal dirigente scolastico e dall’ispettore scolastico. Per esempio a un docente di nuova nomina il dirigente scolastico faceva dieci visite per anno scolastico; mentre l’ispettore scolastico, mandato dal Ministero, eseguiva tre visite all’anno. Con gli organi collegiali si apre una gestione aperta e democratica della scuola.
Concezione democratica
Legge 517/1977: nuove norme per la valutazione scolastica
Tale norma è la matrice dell’innovazione. Tale legge, che per prima prospetta l’inserimento dei bambini portatori di handicap nelle classi, ha un altro titolo che rispecchia la sua funzione primaria: il suo titolo è “nuove norme per la valutazione scolastica”. Tale norma contiene quanto ha permesso di rivoluzionare la scuola dagli anni Settanta al Duemila: dopo di che con i ministri Moratti e Gelmini vi fu il rischio di tornare alla situazione precedente all’attuazione della norma 517/1977.
I seguenti sono gli aspetti considerati dalla legge 517/1977:
- Abolizione degli esami di seconda primaria.
- La bocciatura deve essere attuata in casi del tutto eccezionali. Inoltre non è definita dal singolo insegnante di classe ma dal consiglio di interclasse (un organo collegiale): gli insegnanti del plesso si assumono la responsabilità della bocciatura del bambino. Inoltre la bocciatura deve essere adeguatamente motivata nel verbale e gli insegnanti devono illustrare tutto ciò che hanno realizzato in alternativa per evitare la bocciatura. In questo modo la bocciatura è qualcosa di sporadico e motivato.
- I voti sono sostituiti dai giudizi.
- La pagella è sostituita dalla scheda di valutazione.
- Il tempo prolungato: il tempo prolungato permette queste possibilità: la possibilità di andare oltre le 28 ore settimanali. In secondo luogo vi è la possibilità delle attività integrative: lingua straniera, musica, immagine, educazione fisica, le attività espressive che un tempo non trovavano posto nella scuola tradizionale. È importante precisare che le attività integrative erano gestite da un insegnante diverso dall’insegnante di classe.
Create tali condizioni, diventa possibile pensare all’inserimento e integrazione dei bambini portatori di handicap. Sarebbe stato inimmaginabile pensare all’integrazione con la scuola concepita come prima della legge 517/1977.
Ciò che avviene dopo la legge 517 ha fondamento in questa legge. La prima cosa che ha fatto tale legge è stata quella di aggredire la valutazione. Il ragazzo non è più il solo responsabile del proprio successo: il merito cambia perché diviene un processo congiunto: frutto di un’interazione tra gli allievi e il sistema scolastico. La 517 permette, allora, di far respirare il bambino e poi la scuola in generale: nasce una scuola più viva e aderente al mondo che stava cambiando.
Prima della 517 la scuola era così organizzata: prime due ore dettato, tema; seconde due ore operazioni o problema; il sabato, dopo la ricreazione veniva fatto per rilassare i bambini il disegno libero.
Di seguito sono elencati altri elementi della legge 517/1977:
- La possibilità di sostituire i libri di testo con la biblioteca scolastica. Quindi vi era la possibilità di utilizzare il budget che lo stato metteva a disposizione per le classi e sostituire l’adozione di un unico sussidiario con la biblioteca scolastica.
- Possibilità di lavorare per “classi aperte” ossia per gruppi di alunni composti in modo diverso rispetto alla classe basata sull’età cronologica.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.