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Didattica generale e Tecnologie educative Appunti scolastici Premium

Appunti di tutte le lezioni per l'esame della professoressa Pacetti.
Cosa si intende per didattica. Differenza tra individualizzazione e personalizzazione. Differenza tra cooperazione e collaborazione. Storia della didattica. Dimensione relazionale, metodologica e organizzativa. Il sistema formativo integrato. Insegnare per competenze. Educazione formale, informale e non formale. Insegnare per... Vedi di più

Esame di Didattica generale e tecnologie educative docente Prof. E. Pacetti

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Ritornando alle nove definizioni proposte possiamo riconoscerne tre che, pur

riguardando l'azione di insegnamento, risultano parziali i n quanto si incentrano

prevalentemente su uno dei tratti costitutivi indicati, non sul loro insieme: la

definizione n.3 si incentra sull'allievo, la definizione n. 4 si incentra sul

contenuto culturale e la definizione n. 9 si centra sull'insegnante.

Facendo riferimento allo schema precedente sono presenti tre dimensioni:

dimensione relazionale. Riguarda la dinamica relazionale che si viene

– a determinare tra l'insegnante e gli allievi e tra allievo e allievo.

dimensione metodologica. Riguarda le modalità di trasmissione del

– patrimonio culturale da parte dell'insegnante.

dimensione organizzativa. Riguarda la predisposizione dell'ambiente

– formativo.

In riferimento alle nove definizioni proposte possiamo riconoscerne tre aventi

un carattere settoriale, in quanto richiamano specifiche dimensioni che

compongono l'azione di insegnamento, anziché proporne una lettura più

comprensiva e globale: la definizione n. 1 si riferisce prioritariamente alla

dimensione organizzativa, la definizione n. 2 riguarda prevalentemente la

dimensione metodologica, la definizione n. 5 sposta l'attenzione sulla

dimensione relazionale.

Precedendo per esclusione, tra le definizioni proposte ne rimane una sola: la n.

7. La didattica è una disciplina orientata alla comprensione del fenomeno

insegnamento, più che alla sua regolamentazione.

Questo punto vede gli insegnanti in modo positivo. La didattica non è un libro

di ricette che mi dice cosa fare, ma sono io che devo ricercare cosa devo fare.

Mi devo impegnare. Se i bambini vedono il mio impegno, tendono a seguirmi.

L'insegnate deve riflettere sul suo comportamento e deve essere in grado di

affrontare le problematiche, deve riflettere su come funziona la relazione tra

allievo e insegnante, deve capire il comportamento e le esigenze del bambino.

L'insegnate di mette in gioco e non è colui che anno dopo anno fa sempre le

stesse cose.

Essere insegnante significa fare riferimento al proprio dirigente scolastico,

collaborare con gli altri colleghi, scegliere le metodologie più efficaci.

Fare didattica significa progettare, ma con flessibilità.

Si deve avere anche il coraggio di cambiare e di continuare a valutarsi anche

quando si fa didattica. Non bisogna mai dare nulla per scontato. L'insegnante

deve organizzare l'ambiente, anche se è difficile.

“La didattica studia l'insegnamento, in quanto tale, vale a dire l'analisi di tutto

quello che si fa perché un soggetto che voglia imparare, apprenda conoscenze

relative ai diversi saperi”. (Cosimo Laneve, 2003)

io sono insegnante sia di quelli che hanno voglia sia di quelli che non ne hanno

voglia, di quelli simpatici e di quelli antipatici. Il bambino non è il problema,

siamo noi che non lo sappiamo stimolare. La scuola deve essere un luogo in cui

si sta bene.

Alcune definizioni di didattica

“La didattica rappresenta lo studio concreto delle condizioni che rendono

• possibile lo specificarsi e l'organizzarsi dell'azione pedagogica in merito a

compiti particolari e definiti (…)

Secondo Bertin la didattica studia le condizioni che permettono

l'organizzazione dell'azione, per agire. DIDATTICA=AGIRE

una didattica (problematica e critica; i due termini nella nostra accezione si

• equivalgono) la quale prescriva la relatività di ogni piano di lavoro alla vasta

problematica (culturale, filosofica, storico-politica, psicologico-sociale) che

condiziona in concreto l'efficacia della sua realizzazione, ed assicura insieme

la sua rispondenza alle finalità generali di carattere pedagogico”

(G.M.Bertin, Educare alla ragione, Roma, Armando, 1975)

Bertin sostiene che dobbiamo relativizzare la didattica, la quale è di tipo

problematico e critico.

L'educatore deve raggiungere gli obbiettivi con consapevolezza e con la

certezza di raggiungerli, perché le problematiche che entrano in gioco e

influenzano le prassi educative sono condizioni in mutamento. L'insegnante e

gli alunni in aula hanno sensazioni che influenzano l'azione educativa e

l'apprendimento.

“Scienza e arte dell’insegnamento“

• (M.Laeng, Lessico pedagogico, Brescia, La scuola, 1978)

La scienza e l'arte sembrano antitetiche: con la scienza si intende il controllo su

tutto ciò che sta avvenendo, mentre con l'arte il singolo può modificare il

mondo.

La didattica è sì scienza, ma ha bisogno anche di quelle competenze che

nessuno ci può insegnare e che si acquista con l'esperienza.

L'insegnante deve possedere sia la scienza sia l'arte. Non tutti possono essere

insegnanti.

Il compito primario dell'educazione è sviluppare la capacità critica, il

ragionamento, il giudizio (Gianni Rodari). Non tutti siamo artisti, però non

bisogna sentirsi schiavi.

ESEMPIO. Posso avere un modello tipo quello di Gianni Rodari, ma io non sono

lui, posso fare mio quel modello.

“Didattica non scienza autonoma tutta protesa all’individuazione di contenuti

• specifici e delle possibili tecniche della trasmissione culturale, ma quella

parte della pedagogia che si occupa esplicitamente e organicamente degli

aspetti tecnici e strumentali dell’esperienza educativa e della loro coerenza

con la direzione intenzionale originaria“

(P. Bertolini, L’esistere pedagogico, Firenze, La Nuova Italia, 1988)

Bertolini, pedagogista della scuola Bolognese, fa riflessioni di tipo filosofico,

come Bertin. Egli evidenzia l'idea che la didattica non è una scienza

autonoma, ma siamo in grado di trasmettere con gli strumenti l'esperienza

educativa: faceva riferimento ai filosofi tedeschi, difficili da capire, molto

complessi.

“…E’un sapere che parla alla coscienza di chi educa, Suggerisce percorsi,

• indica e non prescrive, dialoga con le altre scienze dell’educazione“

(L. Rosati, Paradigmi culturali e didattica, Brescia, La Scuola, 1998)

Rosati parla del dialogo, suggerito da Fabbroni e Bertolini.

È difficile suggerire dei percorsi.

“La didattica si occupa della didassi, ossia dell’insegnare, ma assumendolo

• nelle sue proprie interconnessioni con l’apprendere…Un sistema didattico

comprende quindi soggetti e oggetti; i soggetti sono gli uomini in formazione

e quelli che professionalmente aiutano gli altri a formarsi. Gli oggetti

riassumono testi, contenuti disciplinari, sapere, linguaggi, persino

concettualizzazioni e nozioni…Ogni teorizzazione didattica prevede di fornire

risposte (parziali) al duplice interrogativo del che cosa si insegna che cosa si

apprende“ (M. Gennari, Didattica generale, Milano, Bompiani, 1996)

Per Gennari la didattica si occupa della didassi, dell'apprendimento e

dell'insegnamento, che sono tra loro interconnessi.

La didattica non fa solo riferimento al contenuto, ma anche a chi si insegna.

“Ambito conoscitivo che si occupa criticamente dell’allestimento,

• consolidamento e valutazione di ambienti di apprendimento, cioè di specifici

contesti, risultanti da opportune integrazioni di artefatti culturali, normativi,

tecnologici e di specifiche azioni umane, ritenuti atti a favorire processi

acquisitivi“ (A. Calvani, Elementi di didattica, Roma, Carocci, 2000)

Calvani, docente di Didattica e Tecnologie a Firenze, sostiene che la didattica

si occupa di allestire, consolidare e valutare l'ambiente di apprendimento. La

valutazione non riguarda solo gli alunni, ma anche il ruolo dell'insegnante.

“La didattica mette in comunicazione le dimensioni di sviluppo delle diverse

• età generazionali (gli stadi cognitivi e socio-affettivi delle singole età

evolutive) con gli oggetti simbolico culturali (le strutture della conoscenza

umanistica e scientifica, e i modelli di vita sociale da queste generati)

all’interno delle istituzioni intenzionalmente formative: la famiglia, la scuola,

l’associazionismo, nonché le agenzie del tempo libero e della cultura di

massa“

(F. Frabboni, Didattica generale. Una nuova scienza dell’educazione, Milano,

Bruno Mondadori, 1999)

Frabboni ritiene che la didattica non è presente solo in ambito educativo

(nella scuola). La didattica è diversa se rivolta alle diverse dimensioni delle

età evolutive con gli oggetti simbolico culturali.

“Viene riconosciuta, oggi, alla didattica una forza di trasformazione che una

• volta era attribuita alla filosofia. La presunzione di sapere elaborare e

trasmettere una particolare visione del mondo, come riteneva di potersi

attribuire la filosofia o la sua «ancella», la pedagogia, che riteneva di essere

considerata «portavoce»della filosofia per la formazione dell'infanzia, è

scaduta poiché si riconosce che non sono sufficienti né il pensiero né la

parola a modificare la realtà. Solo modificando il comportamento si produce

una variazione del rapporto tra la persona e il suo mondo. Solo assumendo

una prospettiva nuova, ci si immerge in una realtà diversa. Non è che la

didattica abbia la presunzione di sostituirsi alla filosofia: a quest'ultima è

riservato il campo della progettazione, dell'impostazione ideologica: ma

l'azione pragmatica, che include il progetto e lo perfeziona

nell'apprendimento, spetta alla didattica. Come rileva H. Cantril, «Ogni nostra

consapevolezza, ogni nostro atteggiamento, ogni nostra opinione o giudizio

deve sfociare nell'azione se ha da diventare parte di noi»

(Trisciuzzi, L., Manuale di didattica in classe, Edizioni ETS, Pisa, 1999, p. 9)

Trisciuzzi individua dei nuovi compiti della didattica.

Se un tempo la filosofia era considerata una scienza che poteva contribuire a

cambiare il mondo, oggi le parole sono meno potenti dell'azione. Per questo è

necessaria la didattica, capace di osservare, valutare, rilevare dei cambiamenti.

Bisogna verificare il raggiungimento degli obiettivi.

Secondo Cantril per essere sicuri che ci sia un cambiamento, la mia deve

essere una didattica che deve diventare azione, una scienza capace di mettere

in atto anche un'azione negli alunni. La didattica deve essere attiva, capace di

rendere gli alunni come attivi e partecipanti, capaci di operare.

La didattica ed il sistema formativo integrato

La didattica non agisce solo nel sistema scolastico, ma nel sistema formativo

integrato.

Si considera l'idea che la formazione non si acquisisce solo nella scuola, ma

anche in altri ambiti: famiglia, amici, sport, volontariato,... Ciò significa che

siamo in un sistema formativo allargato. A partire dal fatto che le esperienze

formative sono tante, bisogna trovare un collegamento tra queste. Deve,

quindi, essere non allargato, ma integrato.

Gli insegnanti devono fare progetti per creare rapporti di collaborazione con le

agenzie presenti sul territorio.

La didattica non è solo tecnica, un aspetto pratico, una funzione educativa, ma

ha una forza educativa.

De Bartolomeis parla di antididattica in “La ricerca come antipedagogia”:

dobbiamo stare attenti che la pedagogia o la didattica diventi non democratico.

Parole chiave della didattica (di Castoldi)

AZIONE DI INSEGNAMENTO

L'insegnamento è una relazione educativa finalizzata all’apprendimento di un

determinato patrimonio culturale in un certo contesto (istituzionale).

L'azione di un insegnante può avere due dimensioni della filosofia aristotelica:

una dimensione poietica (la poiésis) o una dimensione pratica (la praxis).

La prima riguarda la produzione di un oggetto, mentre la seconda l'azione

etica, morale.

L'insegnamento = azione = agire è finalizzato ad un cambiamento.

La poiésis è un'azione finalizzata alla realizzazione di un determinato prodotto,

tangibile e concreto, che acquista un valore in relazione al risultato che

produce.

ESEMPIO. Imparare le tabelline (cambiamento a livello operativo)

La praxis è un'azione orientata verso un fine etico non verso un prodotto

concreto, acquista un valore in sé in quanto testimonianza di un insieme di

valori a cui si ispira.

ESEMPIO. Rispettare gli altri (cambiamento a livello etico/morale)

Un elemento distintivo dei due tipi di azione riguarda il rapporto con lo scopo:

mentre l'azione pratica ha un fine in sé stessa, l'azione poietica raggiunge il

suo scopo attraverso il prodotto che realizza. Un elemento comune è il rapporto

che si viene a determinare tra la qualità del soggetto che compie l'azione e la

qualità dell'azione stessa.

Le due dimensioni non sono separabili bensì possono essere rappresentate

come due insiemi, uno incluso nell'altro, dove la poiésis si sviluppa e si

attualizza nel più ampio contesto della praxis.

Il prodotto dell'insegnamento è riferito ai risultati dell'apprendimento. Il

rapporto tra i due momenti (insegnamento e apprendimento) non di tipo

deterministico casuale (se faccio a, ottengo b; se faccio a, qualcosa otterrò,

ma non posso determinarlo): possiamo parlare più correttamente di relazione

probabilistica che si viene a determinare tra la qualità dell'insegnamento e la

qualità dell'apprendimento.

Il prodotto dell'insegnamento è la mediazione didattica operata dall'insegnante

per promuovere l'apprendimento dei propri allievi; su di essa si definisce la

responsabilità dell'insegnante, in quanto il risultato di apprendimento mette

inevitabilmente in gioco anche la responsabilità dell'allievo.

I cambiamenti che avvengono non dipendono solo dai fattori che avvengono

nella scuola e bisogna tenerne conto. Quindi l'insegnante dovrebbe conoscere i

propri alunni.

MEDIAZIONE DIDATTICA

Se con la mia azione devo riuscire a valutare il mio prodotto, devo trovare dei

mediatori che siano in grado di far comprendere agli alunni attraverso una

mediazione, perché altrimenti significa che non si ha bisogno di nessuno per

imparare, neanche la scuola. L'insegnante sceglie la mediazione, quindi deve

essere responsabile dell'apprendimento dei propri allievi.

La mediazione didattica l'interfaccia didattica tra il contenuto culturale da

trasmettere e i soggetti in apprendimento. Le mediazioni permettono la

rappresentazione della realtà e non funzionano in tutti allo stesso modo.

La rappresentazione della realtà può essere di tipo diretta o astratta. Si

tratta di processi di semplificazione, simulazioni, ambienti protetti (come i

giochi ludici), l'uso di immagini, schemi, ecc...

ESEMPIO. Nei casi dei bambini posso fare una lezione sui cambiamenti

dell'autunno con poesie, canzoni,... (rappresentazione astratta) o portandoli

concretamente a vedere questi cambiamenti (rappresentazione diretta).

La mediazione fa riferimento a diverse dimensioni dell'azione di insegnamento:

dimensione metodologica → relazione allievi - contenuto culturale

– dimensione relazionale comunicativa → interazione insegnante – allievi

– dimensione organizzativa → setting formativo

Scegliere un mediatore didattico è molto importante, ma lo è anche non

sceglierlo.

Mediatori didattici:

attivi → si riferiscono ad una possibilità diretta di fare esperienza (come

– tutte le uscite didattiche: gite, visite al museo,...). Consentono la

partecipazione in prima persona degli allievi. Sono molto efficaci, ma

difficile da realizzare, in particolare adesso che non ci sono le risorse.

analogici → trasformano la realtà in contesti di apprendimento simulati

– (giochi ludici, simulazioni, drammatizzazioni, roleplayng,...). Consentono

di ricreare un contesto reale in una maniera protetta.

iconici → rappresentano la realtà attraverso immagini visive (carte

– geografiche, schemi, figure, foto di libri, filmati, disegni). Mantengono un

rapporto fisico con la realtà.

simbolici → rappresentano la realtà tramite i simboli (numeri, lettere,

– formule).

Dobbiamo sempre tenere presente il contesto in cui usiamo i mediatori e

dobbiamo tenere conto del loro grado di vicinanza/distanza dalla realtà, se

sono caldi/freddi (se sono cioè in grado di attivare curiosità), se i tempi sono

distesi/concentrati ed i fattori di rischio/sicurezza.

Il bravo insegnante è colui che non utilizza sempre gli stessi mediatori, ma ne

utilizza una pluralità e mai nello stesso modo, per permettere a tutti di

raggiungere gli stessi obiettivi.

DIMENSIONE METODOLOGICA

La dimensione metodologia fa dialogare lo studente con il contenuto culturale.

Secondo le teorie cognitiviste l'insegnante deve adattare il contenuto

davanti ai diversi soggetti. L'apprendimento non è qualcosa di meccanico, ma

deve essere di tipo significativo. Deve diventare un reticolo e quindi deve

esserci integrazione.

I cognitivisti hanno classificato le diverse modalità di apprendimento:

meccanico → il nuovo apprendimento si sovrappone ai precedenti

– significativo → il nuovo apprendimento si integra con i precedenti

– per ricezione → il soggetto è in posizione passiva rispetto al contenuto

– culturale

per scoperta → il soggetto è in posizione attiva ed esplorativa rispetto al

– contenuto culturale

L'approccio costruttivista critica le teorie cognitive: è necessario una

costruzione attiva da parte dello studente; è più importante il contesto rispetto

all'apprendimento; inoltre nell'apprendimento, pur essendo un processo

individuale, è fondamentale l'interazione tra i partecipanti perché, se io

soggetto costruisco le mie conoscenze, apprendendo anche da altri modelli,

sono capace di costruirmi un bagaglio di esperienze che mi permettono di

andare avanti per conto mio.

La metacognizione considera importante la consapevolezza e il controllo del

processo cognitivo. Mentre secondo l'approccio sociocostruttivista bisogna

tenere conto della negoziazione sociale delle conoscenze, la co-costruzione

della conoscenza e l'intersoggetività.

Quali metodologie possiamo utilizzare?

Lezione

– Apprendistato

– Approccio tutoriale (personalizzazione)

– Discussione

– Problem solving (lavoro svolto in gruppo e l'insegnante ha il ruolo di

– guida)

Apprendimento cooperativo

– Brainstorming

DIMENSIONE RELAZIONALE

È la dinamica relazionale che intercorre tra l'insegnante e lo studente.

Le relazioni comunicative possono essere:

simmetriche → sono segnate dalla distribuzione del potere equilibrata tra

– i due attori dell'interazione, i quali condividono la responsabilità della

gestione della comunicazione

asimmetriche → sono connotate dalla distribuzione del potere diseguale

– tra i due attori dell'interazione, nelle quali la responsabilità della gestione

della comunicazione è prevalentemente attribuita al soggetto che si

colloca in posizione “up” nella dinamica relazionale

Le relazioni simmetriche possono essere soggette a dinamiche di

competizione, mentre le relazioni asimmetriche rischiano di cadere

nell'irrigidimento dei ruoli.

La relazione comunicativa tra insegnante e allievo si misura in rapporto al

grado di flessibilità con cui l'insegnante gestisce la dinamica relazionale di tipo

asimmetrico con i propri allievi.

Competenze di base che l'insegnante deve possedere:

ascolto attivo → la capacità di comprendere il vissuto esperienziale del

– proprio interlocutore anche al si là del contenuto della comunicazione

messaggi → la capacità di comunicare agli allievi il proprio vissuto circa

– l'esperienza relazionale

Si tratta di “andare oltre” una relazione centrata esclusivamente sul contenuto

e di dare spazio e voce alle dimensioni affettive, emotive, relazionali presenti in

qualunque dinamica comunicativa.

In un messaggio consideriamo:

contenuto (cosa si dice)

– relazione (come si dice)

– autorappresentazione (l'immagine di sé)

– appello (scopo, intenzione del messaggio)

Tre passaggi essenziali in un atteggiamento di ascolto attivo sono la fase di

ricezione del messaggio, quella di lettura del suo significato e quella di

reazione comunicativa.

È importante mettersi in una posizione di ascolto autentica, comprendere in

modo globale il messaggio dell'allievo e il modo in cui si reagisce al messaggio.

DIMENSIONE ORGANIZZATIVA

È la relazione tra insegnante, studente e contenuto culturale (setting

formativo).

Può essere formata da tre cerchi concentrici:

macrocontesto → il cerchio più esterno, richiama l'ambiente

– socio-culturale e istituzionale entro cui si colloca la scuola e, di

conseguenza, l'aula, il quale si riflette inevitabilmente nella relazione

didattica

mesocontesto → il cerchio intermedio, è riconducibile all'istituto

– scolastico in cui si esercita l'azione di insegnamento

microcontesto → il cerchio più interno, riguarda l'aula ed è identificabile,

– in senso più specifico, con il setting formativo entro cui avviene l'evento

didattico

Il setting formativo può essere considerato l'insieme delle variabili che

definiscono il contesto entro cui si svolge la relazione formativa. I principali

fattori che definiscono il contesto formativo sono:

Spazio → contenitore fisico e materiale entro cui si realizza

– l'insegnamento

Tempo → struttura temporale entro cui viene agita l'azione di

– insegnamento

Regole → insieme di norme implicite ed esplicite che regolano la vita

– della classe

Attori → insieme di soggetti coinvolti nella relazione didattica

– Canali comunicativi → medium attraverso cui avviene la relazione

– didattica

Si parla si curriculum implicito per identificare quella dimensione dell'offerta

formativa che non viene generalmente resa esplicita dall'insegnante e riguarda

la gestione della dimensione relazionale e organizzativa dell'evento didattico.

SPUNTI CRITICI SULL'AZIONE DELL'INSEGNAMENTO

L’insegnante:

Predispone l’aula prima dell’inizio delle lezioni

– Predispone i materiali da utilizzare durante la lezione

– Accetta le risposte e/o proposte degli alunni, includendo ognuno

– Incoraggia

– Utilizza le idee degli alunni

– Pone domande (feedback)

– Ascolta in modo attivo prestando attenzione alla comunicazione non

– verbale

propria e degli allievi (atteggiamento empatico)

Spiega in modo chiaro

– Dà istruzioni chiare e dettagliate

– Controlla il lavoro degli allievi

– Guida gli alunni durante l'apprendimento

– Richiama attività / conoscenze precedenti

– Inizia/finisce la lezione secondo schemi definiti

Nel lavoro di gruppo:

Lavorano con qualsiasi compagno

– Accolgono opinioni/idee diverse

– Risolvono i conflitti

– Chiedono aiuto all’insegnante

– Si distraggono

Gli alunni:

Intervengono alzando la mano

– Ascoltano quando un compagno parla

– Ascoltano quando parla l'insegnante

– Intervengono spontaneamente

– Intervengono se sollecitati

– Intervengono con argomenti inerenti il tema trattato

– Dimostrano attenzione attraverso il comportamento non verbale

– Si muovono senza far rumore

– Parlano a bassa voce

– Partecipano a tutto il lavoro

Il sistema formativo integrato

È il collegamento, l'alleanza tra i diversi enti che si occupano di educazione e le

caratteristiche per distinguere gli eventi educativi sono l'intenzionalità, ovvero

l'esistenza di traguardi formativi consapevolmente perseguiti, e la

sistematicità, ovvero l'organizzazione strutturata e progressiva dell'azione

educativa.

educazione formale → di tipo istituzionale, ciò che riguarda la formazione, si

svolge nell'ambiente scolastico e possiede sia l'intenzionalità, sia la

sistematicità (scuola)

educazione non formale → si svolge in ambienti non scolastici, non

istituzionali.

Tende a possedere i caratteri di intenzionalità, in quanto rivolta al

raggiungimento di determinati scopi, ma non quelli di sistematicità, almeno a

confronto con la struttura scolastica (famiglia, attività sportive, parrocchia)

educazione informale → si svolge all'interno di contesti non istituzionali. Non

possiede né l'intenzionalità, né la sistematicità (mass media, modelli culturali,

miti e riti sociali)

Insegnare per competenze – Castoldi

Pellerey definisce la competenza come “capacità di far fronte ad un compito, o

a un insieme di compiti, riuscendo a mettere in moto e ad orchestrare le

proprie risorse interne, cognitive, affettive e volitive, e a utilizzare quelle

esterne disponibili in modo coerente e fecondo”.

Questa definizione permette di evidenziare le principali caratteristiche della

competenza nell'apprendimento:

la capacità di far fronte a un compito, o a un insieme di compiti →

• presuppone l'utilizzo del proprio sapere nel risolvere situazioni

problematiche ed evidenzia il forte legame tra competenza e azione.

La messa in moto e l'orchestrazione delle proprie risorse interne → la

• competenza viene estesa alle componenti motivazionali, attribuzionali,

socio-emotive, metacognitive.

L'utilizzo delle risorse esterne → in base al compito da affrontare e

• devono integrarsi con le risorse interne. Per risorse esterne si intendono

gli altri soggetti implicati, gli strumenti e i mezzi a disposizione, le

potenzialità presenti nell'ambiente fisico e culturale in cui si svolge

l'azione.

Quindi le risorse che ho a disposizione mi permettono di far fronte ad un

compito, ma non è detto che il problema si risolva. Ho bisogno di COGNIZIONE

(conoscenze dichiarative, conoscenze procedurali, conoscenze strategiche),

MOTIVAZIONE (impegno, riconoscimento di senso), METACOGNIZIONE

(consapevolezza, regolazione), ATTRIBUZIONE (concetto di sé, autostima).

è importante per riconoscere

cosa si è in grado di fare

Indicatori di una competenza esperta:

Capacità di ricostruire lo “spazio del problema”.

• Repertorio ricco di strategie e soluzioni.

• Non esiste un unico modo per risolvere un problema, ma molteplici.

Uso funzionante delle variabili contestuali.

• Flessibilità nell'uso dei propri “script”. Gli “script” sono modelli di utilizzo

• delle proprie competenze. Se penso di fare sempre in quel modo e trovo

un ostacolo la mia competenza diventa molto più limitata.

Principi chiave e quadri interpretativi sul dominio di conoscenza.

• Io posso essere un esperto in un determinato ambito, ma devo

continuare comunque a formarmi, perché non si finisce mai di imparare.

Abilità di auto-regolazione. L'auto-regolazione è la capacità di vedersi

• dentro.

Il “SAPER FARE” e il “SAPER AGIRE” portano alla sensibilità del contesto.

Competenze chiave per una cittadinanza attiva

Le competenze sono gli strumenti che ci fanno capire quanto si punti alla

realizzazione di un cittadino attivo. Le competenze dipendono spesso dal

contesto in cui una scuola si sviluppa.

Competenze digitali → so utilizzare qualcosa di digitale, come un computer, per

un determinato scopo.

Competenze chiave per una cittadinanza attiva sono da acquisire al termine di

10 anni di istruzione obbligatoria.

Le assi culturali strategici aiutano l'acquisizione di percorsi di apprendimento,

aiutando i giovani alla vita adulta, e si distinguono in:

asse dei linguaggi

• asse matematico

• asse scientifico-tecnologico

• asse storico-sociale

competenze trasversali:

costituzione del sé → imparare ad imparare (continuare per tutta la vita)

• capacità di progettare (pensare a dove si vuole

arrivare)

relazioni con gli altri → comunicare

• (competenze che si collaborare e partecipare

imparano a scuola) agire in modo autonomo e responsabile

(saper agire anche individualmente e non sempre in

gruppo)

rapporto con la realtà naturale e sociale → risolvere problemi

• individuare collegamenti e

relazioni acquisire ed interpretare l'info

Insegnare per competenze

Il sapere scolastico e il sapere reale sono competenze che si scontrano con i

programmi.

La scuola è un progetto di crescita in cui l'insegnante lavora per tutta la classe.

L'insegnamento centrale e l'apprendimento centrale sono due logiche di

insegnamento a confronto.

Architetture e formati dell'istruzione

Le architetture dell'istruzione sono dei modi con cui l'insegnante gestisce

l'istruzione.

Calvani utilizza lo schema di Clark, il quale prevede 4 architetture:

recettiva → la più semplice, attraverso la quale l'allievo ascolta

• comportamentale → sollecita nell'allievo una costruzione di conoscenze

• scoperta guidata → relativa all'apprendimento sui problemi

• esploratoria → l'allievo ha la massima libertà partendo da un input

• dell'inseg.

Calvani aggiunge la dimensione collaborativa (riguarda l'apprendimento con

l'interazione tra i pari) e quella simulativa (comprende l'impiego delle

simulazioni attraverso immedesimazione fisica). Inoltre, per ognuna di queste

architetture individua dei formati e per ogni formato individua i pro e i contro.

I formati dell'istruzione sono le metodologie didattiche (la lezione, il problem

solving, la simulazione, l'apprendimento di gruppo).

lezione:

• lezione espositiva → si presenta come un'esposizione di contenuti, svolta

– ininterrottamente da parte di un docente. La sua caratteristica principale

è la linearità-sequenzialità che caratterizza la presentazione. A fianco

della lezione orale tradizionale, oggi si incontra sempre più l'esposizione

coadiuvata da dispositivi multimediali.

lezione anticipativa → è una breve informazione in cui si presentano

– succintamente agli allievi concetti che anticipano le acquisizioni

fondamentali che dovranno essere apprese. A volte può trasformarsi in

discussioni.

lezione narrativa → la lezione assume il carattere del racconto e permette

– una più concreta presentazione dei fatti.

lezione euristica → ha carattere dialogico; l’insegnante alterna brevi

– esposizioni a domande o a frasi non completate.

lezione metodologica → si sostituisce una presentazione di contenuti con

– un intervento orientato a fornire consegne di lavoro circa le attività che si

dovranno sviluppare. In particolare è significativo dire come ci si deve


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Appunti di tutte le lezioni per l'esame della professoressa Pacetti.
Cosa si intende per didattica. Differenza tra individualizzazione e personalizzazione. Differenza tra cooperazione e collaborazione. Storia della didattica. Dimensione relazionale, metodologica e organizzativa. Il sistema formativo integrato. Insegnare per competenze. Educazione formale, informale e non formale. Insegnare per competenze. Architetture e formati dell'istruzione. I formati dell'istruzione. Tecniche e tecnologie della didattica. Tecnologie della comunicazione educativa. Web 2.0. Modello tecnologico problematico. La società della conoscenza. Il Digital Divide. La media education. Musei e nuove tecnologie. Il videogioco. Accesso al computer e integrazione scolastica. Differenza tra deficit, disabilità ed handicap. L'ausilio tecnologico. Immigrati digitali e nativi digitali. Generazione C. Perchè il social network?


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher samantha.moscato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e tecnologie educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Pacetti Elena.

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