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La didattica: parole chiave

Insegnamento Empatia Valutazione • • • Maestra Ricerca Multidisciplinarietà • • • Metodo Formazione Curriculum • • • Materia Pianificazione Confronto • • • Manuale Programma Attività • • • Progettazione Apprendimento Creatività • • • Laboratori Esperienza ludica Regole • • • Innovazione Pratica Ruoli • • • Relazione/Interazione Organizzazione del Collaborazione • • • lavoro Esperienza Obiettivo Educazione • • • Costruzione del Strumenti Tattiche • • • soggetto Flessibilità Individualizzazione Pratica • • • Approccio Strategie educative Tecniche comunicative • • • Trasmissione Efficacia Stimolo • • • Curiosità Valorizzazione Comprensione • • • Fantasia Autorevolezza Inclusione • • • Equilibrio Sperimentazione Cooperazione.

Metodo e individualizzazione

Per metodo si intende l'approccio alla materia, come impostare una lezione, la trasmissione del contenuto verificando che venga interiorizzata. Per individualizzazione si intende il far raggiungere a tutti gli alunni gli stessi obiettivi minimi con metodologie differenti. Il rischio è quello di mantenere il livello della classe basso. La personalizzazione, invece, fa riferimento alle competenze del singolo e quindi dà più centralità ad ognuno. Garantisce il singolo, che ha delle passioni, di valorizzarle. Il rischio è che il bambino, se non ha avuto delle spinte dalla famiglia, potrebbe non avere delle passioni. Nella cooperazione ci si divide il lavoro, per poi riunirsi successivamente. Mentre nella collaborazione si lavora tutti insieme.

Storia della didattica

La didattica è una disciplina antica che negli ultimi decenni ha subito una profonda trasformazione. Le sue origini antiche derivano dalla radice indoeuropea “dak”, nel senso di “mostrare” (un dato patrimonio culturale), da cui traggono origine anche i termini latini “dòceo” (insegno) e “disco” (imparo). La formalizzazione della didattica come sapere autonomo risale al secolo XVII e si manifesta in primo luogo nell'utopia di Comenio secondo cui tutto è insegnabile a tutte le età. Il ruolo e lo spazio della didattica si modificano fortemente in rapporto alle diverse stagioni culturali e alle dottrine filosofiche dominanti. Importante è ricordare i programmi curati da Aristide Gabelli nel 1888 e Giovanni Gentile nel 1923.

Cosa si intende per didattica?

  • La modalità di organizzazione dell'ambiente di apprendimento.
  • La gestione della mediazione tra soggetto e oggetto di apprendimento.
  • L'osservazione del ruolo dello studente nel processo di insegnamento.
  • La messa a fuoco del patrimonio culturale da trasmettere alle nuove generazioni.
  • La strutturazione della comunicazione educativa tra docente e discente.
  • Lo studio del processo di apprendimento.
  • La ricerca sull'insegnamento.
  • La riflessione sulle intenzionalità formative.
  • L'analisi del comportamento dell'insegnante.

Un insegnante/educatore senza didattica non è un vero insegnante/educatore. Deve avere impegno nella relazione. L'insegnante è anche educatore! La scuola non è un'agenzia solo di cultura, ma è anche luogo di socializzazione. L'insegnante deve insegnare a criticare ciò che non si condivide ed esprimere il proprio pensiero.

La didattica viene collocata nell'ambito delle scienze dell'educazione, le quali vengono distinte da Mario Laeng in tre categorie:

  • Discipline rilevative. Sono saperi che indagano l'evento educativo nelle sue diverse dimensioni per migliorarne la comprensione. Forniscono chiavi di lettura dei fatti e tendono verso l'essere, verso il contesto reale. Dove educare?
  • Discipline prescrittive. Sono saperi orientati verso una comprensione del sistema dei valori verso cui è finalizzato l'evento educativo. Chiarificano il quadro dei valori e tendono verso il dover essere, verso il contesto ideale. Perché educare?
  • Discipline operative. Sono saperi centrati sull'azione educativa, tra l'essere e il dover essere. Sono centrate sull'azione educativa. Come educare?

Alla luce di quanto detto possiamo quindi identificare lo spazio della didattica nel campo delle scienze dell'educazione all'interno delle discipline operative. Nel riprendere le nove definizioni proposte possiamo, quindi individuarne due che non sono pertinenti all'ambito della Didattica che abbiamo identificato: la definizione n. 6 si avvicina di più alle caratteristiche delle discipline rilevative, la definizione n. 8 si avvicina di più ai tratti distintivi delle discipline prescrittive.

Per azione di insegnamento si intende una relazione educativa finalizzata all'apprendimento di un determinato patrimonio culturale in un certo contesto istituzionale.

Riflessioni sull'insegnamento

Ritornando alle nove definizioni proposte possiamo riconoscerne tre che, pur riguardando l'azione di insegnamento, risultano parziali in quanto si incentrano prevalentemente su uno dei tratti costitutivi indicati, non sul loro insieme: la definizione n.3 si incentra sull'allievo, la definizione n. 4 si incentra sul contenuto culturale e la definizione n. 9 si centra sull'insegnante.

Le tre dimensioni dell'insegnamento

Facendo riferimento allo schema precedente sono presenti tre dimensioni:

  • Dimensione relazionale. Riguarda la dinamica relazionale che si viene a determinare tra l'insegnante e gli allievi e tra allievo e allievo.
  • Dimensione metodologica. Riguarda le modalità di trasmissione del patrimonio culturale da parte dell'insegnante.
  • Dimensione organizzativa. Riguarda la predisposizione dell'ambiente formativo.

In riferimento alle nove definizioni proposte possiamo riconoscerne tre aventi un carattere settoriale, in quanto richiamano specifiche dimensioni che compongono l'azione di insegnamento, anziché proporne una lettura più comprensiva e globale: la definizione n. 1 si riferisce prioritariamente alla dimensione organizzativa, la definizione n. 2 riguarda prevalentemente la dimensione metodologica, la definizione n. 5 sposta l'attenzione sulla dimensione relazionale.

Precedendo per esclusione, tra le definizioni proposte ne rimane una sola: la n.7. La didattica è una disciplina orientata alla comprensione del fenomeno insegnamento, più che alla sua regolamentazione. Questo punto vede gli insegnanti in modo positivo. La didattica non è un libro di ricette che mi dice cosa fare, ma sono io che devo ricercare cosa devo fare. Mi devo impegnare. Se i bambini vedono il mio impegno, tendono a seguirmi. L'insegnante deve riflettere sul suo comportamento e deve essere in grado di affrontare le problematiche, deve riflettere su come funziona la relazione tra allievo e insegnante, deve capire il comportamento e le esigenze del bambino. L'insegnante si mette in gioco e non è colui che anno dopo anno fa sempre le stesse cose.

Essere un buon insegnante

Essere insegnante significa fare riferimento al proprio dirigente scolastico, collaborare con gli altri colleghi, scegliere le metodologie più efficaci. Fare didattica significa progettare, ma con flessibilità. Si deve avere anche il coraggio di cambiare e di continuare a valutarsi anche quando si fa didattica. Non bisogna mai dare nulla per scontato. L'insegnante deve organizzare l'ambiente, anche se è difficile.

“La didattica studia l'insegnamento, in quanto tale, vale a dire l'analisi di tutto quello che si fa perché un soggetto che voglia imparare, apprenda conoscenze relative ai diversi saperi” (Cosimo Laneve, 2003).

Io sono insegnante sia di quelli che hanno voglia sia di quelli che non ne hanno voglia, di quelli simpatici e di quelli antipatici. Il bambino non è il problema, siamo noi che non lo sappiamo stimolare. La scuola deve essere un luogo in cui si sta bene.

Alcune definizioni di didattica

  • “La didattica rappresenta lo studio concreto delle condizioni che rendono possibile lo specificarsi e l'organizzarsi dell'azione pedagogica in merito a compiti particolari e definiti (...). Secondo Bertin la didattica studia le condizioni che permettono l'organizzazione dell'azione, per agire. DIDATTICA=AGIRE.”
  • “Una didattica (problematica e critica; i due termini nella nostra accezione si equivalgono) la quale prescriva la relatività di ogni piano di lavoro alla vasta problematica (culturale, filosofica, storico-politica, psicologico-sociale) che condiziona in concreto l'efficacia della sua realizzazione, ed assicura insieme la sua rispondenza alle finalità generali di carattere pedagogico” (G.M.Bertin, Educare alla ragione, Roma, Armando, 1975).
  • “Scienza e arte dell’insegnamento” (M.Laeng, Lessico pedagogico, Brescia, La scuola, 1978).

La scienza e l'arte sembrano antitetiche: con la scienza si intende il controllo su tutto ciò che sta avvenendo, mentre con l'arte il singolo può modificare il mondo. La didattica è sì scienza, ma ha bisogno anche di quelle competenze che nessuno ci può insegnare e che si acquista con l'esperienza. L'insegnante deve possedere sia la scienza sia l'arte. Non tutti possono essere insegnanti. Il compito primario dell'educazione è sviluppare la capacità critica, il ragionamento, il giudizio (Gianni Rodari). Non tutti siamo artisti, però non bisogna sentirsi schiavi. ESEMPIO. Posso avere un modello tipo quello di Gianni Rodari, ma io non sono lui, posso fare mio quel modello.

  • “Didattica non scienza autonoma tutta protesa all’individuazione di contenuti specifici e delle possibili tecniche della trasmissione culturale, ma quella parte della pedagogia che si occupa esplicitamente e organicamente degli aspetti tecnici e strumentali dell’esperienza educativa e della loro coerenza con la direzione intenzionale originaria” (P. Bertolini, L’esistere pedagogico, Firenze, La Nuova Italia, 1988).

Bertolini, pedagogista della scuola Bolognese, fa riflessioni di tipo filosofico, come Bertin. Egli evidenzia l'idea che la didattica non è una scienza autonoma, ma siamo in grado di trasmettere con gli strumenti l'esperienza educativa: faceva riferimento ai filosofi tedeschi, difficili da capire, molto complessi.

  • “...È un sapere che parla alla coscienza di chi educa, Suggerisce percorsi, indica e non prescrive, dialoga con le altre scienze dell’educazione” (L. Rosati, Paradigmi culturali e didattica, Brescia, La Scuola, 1998).

Rosati parla del dialogo, suggerito da Fabbroni e Bertolini. È difficile suggerire dei percorsi.

  • “La didattica si occupa della didassi, ossia dell’insegnare, ma assumendolo nelle sue proprie interconnessioni con l’apprendere...Un sistema didattico comprende quindi soggetti e oggetti; i soggetti sono gli uomini in formazione e quelli che professionalmente aiutano gli altri a formarsi. Gli oggetti riassumono testi, contenuti disciplinari, sapere, linguaggi, persino concettualizzazioni e nozioni...Ogni teorizzazione didattica prevede di fornire risposte (parziali) al duplice interrogativo del che cosa si insegna che cosa si apprende” (M. Gennari, Didattica generale, Milano, Bompiani, 1996).

Per Gennari la didattica si occupa della didassi, dell'apprendimento e dell'insegnamento, che sono tra loro interconnessi. La didattica non fa solo riferimento al contenuto, ma anche a chi si insegna.

  • “Ambito conoscitivo che si occupa criticamente dell’allestimento, consolidamento e valutazione di ambienti di apprendimento, cioè di specifici contesti, risultanti da opportune integrazioni di artefatti culturali, normativi, tecnologici e di specifiche azioni umane, ritenuti atti a favorire processi acquisitivi” (A. Calvani, Elementi di didattica, Roma, Carocci, 2000).

Calvani, docente di Didattica e Tecnologie a Firenze, sostiene che la didattica si occupa di allestire, consolidare e valutare l'ambiente di apprendimento. La valutazione non riguarda solo gli alunni, ma anche il ruolo dell'insegnante.

  • “La didattica mette in comunicazione le dimensioni di sviluppo delle diverse età generazionali (gli stadi cognitivi e socio-affettivi delle singole età evolutive) con gli oggetti simbolico culturali (le strutture della conoscenza umanistica e scientifica, e i modelli di vita sociale da queste generati) all’interno delle istituzioni intenzionalmente formative: la famiglia, la scuola, l’associazionismo, nonché le agenzie del tempo libero e della cultura di massa” (F. Frabboni, Didattica generale. Una nuova scienza dell’educazione, Milano, Bruno Mondadori, 1999).

Frabboni ritiene che la didattica non è presente solo in ambito educativo (nella scuola). La didattica è diversa se rivolta alle diverse dimensioni delle età evolutive con gli oggetti simbolico culturali.

  • “Viene riconosciuta, oggi, alla didattica una forza di trasformazione che una volta era attribuita alla filosofia. La presunzione di sapere elaborare e trasmettere una particolare visione del mondo, come riteneva di potersi attribuire la filosofia o la sua «ancella», la pedagogia, che riteneva di essere considerata «portavoce» della filosofia per la formazione dell'infanzia, è scaduta poiché si riconosce che non sono sufficienti né il pensiero né la parola a modificare la realtà. Solo modificando il comportamento si produce una variazione del rapporto tra la persona e il suo mondo. Solo assumendo una prospettiva nuova, ci si immerge in una realtà diversa. Non è che la didattica abbia la presunzione di sostituirsi alla filosofia: a quest'ultima è riservato il campo della progettazione, dell'impostazione ideologica: ma l'azione pragmatica, che include il progetto e lo perfeziona nell'apprendimento, spetta alla didattica. Come rileva H. Cantril, «Ogni nostra consapevolezza, ogni nostro atteggiamento, ogni nostra opinione o giudizio deve sfociare nell'azione se ha da diventare parte di noi»” (Trisciuzzi, L., Manuale di didattica in classe, Edizioni ETS, Pisa, 1999, p. 9).

Trisciuzzi individua dei nuovi compiti della didattica. Se un tempo la filosofia era considerata una scienza che poteva contribuire a cambiare il mondo, oggi le parole sono meno potenti dell'azione. Per questo è necessaria la didattica, capace di osservare, valutare, rilevare dei cambiamenti. Bisogna verificare il raggiungimento degli obiettivi. Secondo Cantril per essere sicuri che ci sia un cambiamento, la mia deve essere una didattica che deve diventare azione, una scienza capace di mettere in atto anche un'azione negli alunni. La didattica deve essere attiva, capace di rendere gli alunni come attivi e partecipanti, capaci di operare.

La didattica ed il sistema formativo integrato

La didattica non agisce solo nel sistema scolastico, ma nel sistema formativo integrato. Si considera l'idea che la formazione non si acquisisce solo nella scuola, ma anche in altri ambiti: famiglia, amici, sport, volontariato,... Ciò significa che siamo in un sistema formativo allargato. A partire dal fatto che le esperienze formative sono tante, bisogna trovare un collegamento tra queste. Deve, quindi, essere non allargato, ma integrato. Gli insegnanti devono fare progetti per creare rapporti di collaborazione con le agenzie presenti sul territorio. La didattica non è solo tecnica, un aspetto pratico, una funzione educativa, ma ha una forza educativa. De Bartolomeis parla di antididattica in “La ricerca come antipedagogia”: dobbiamo stare attenti che la pedagogia o la didattica diventi non democratico.

Parole chiave della didattica (di Castoldi)

Azione di insegnamento • L'insegnamento è una relazione educativa finalizzata all’apprendimento di un determinato patrimonio culturale in un certo contesto (istituzionale). L'azione di un insegnante può avere due dimensioni della filosofia aristotelica: una dimensione poietica (la poiesis) o una dimensione pratica (la praxis). La prima riguarda la produzione di un oggetto, mentre la seconda l'azione etica, morale. L'insegnamento = azione = agire è finalizzato ad un cambiamento. La poiesis è un'azione finalizzata alla realizzazione di un determinato prodotto, tangibile e concreto, che acquista un valore in relazione al risultato che produce. ESEMPIO. Imparare le tabelline (cambiamento a livello operativo). La praxis è un'azione orientata verso un fine etico non verso un prodotto concreto, acquista un valore in sé in quanto testimonianza di un insieme di valori a cui si ispira. ESEMPIO. Rispettare gli altri (cambiamento a livello etico/morale). Un elemento distintivo dei due tipi di azione riguarda il rapporto con lo scopo: mentre l'azione pratica ha un fine in sé stessa, l'azione poietica raggiunge il suo scopo attraverso il prodotto che realizza. Un elemento comune è il rapporto che si viene a determinare tra la qualità del soggetto che compie.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher samantha.moscato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e tecnologie educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pacetti Elena.
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