Tuesday 2 June 2015
Didattica delle lingue straniere moderne
Che cosa
Scienze della cultura
Chi Che cosa
Scienze Scienze lingua e
psicologiche Glottodidattica comunicazione
Come/perchè
Scienze educazione
e formazione
La storia dell’insegnamento delle lingue (Sfide di Babele, Gli italiani e le
lingue straniere)
• L’insegnamento delle lingue nel passato: nell’antichità l’insegnamento delle lingue
ha sempre avuto una base pratica legata alla parte orale della lingua, e la traduzione
usata come unico metodo. Ai propri figli si insegnava la lingua con un magister madre
lingua. La traduzione era un mezzo molto importante legato alla comprensione delle
letture. I romani consideravano la traduzione come esercizio di retorica, mentre dagli
egiziani e dai galli veniva usata come un vero e proprio mezzo di insegnamento per
imparare la lingua latina, fondamentale per gli scambi commerciali. I primi manuali
bilingui vengono prodotti all’inizio del III secolo, principalmente come mezzo utile a chi
viaggiasse e dovesse trovarsi a parlare un’altra lingua per necessità (commercianti).
• L’insegnamento delle lingue nel Medioevo: il latino è insegnato come lingua franca
e lingua principale per la comunicazione diretta.
• Nel Rinascimento: accanto al latino che perde sempre di più il suo uso come lingua
viva, si insegnano il francese e l’italiano, il latino rimane la lingua per leggere i classici.
Diffusa l’usanza di mandare i propri figli all’estero a studiare come commercianti
facendogli imparare la lingua. Sempre importante la traduzione, inoltre sapere la
lingua diventa poi un mezzo per accedere ai classici letterari degli altri paesi. Si passa
ad un approccio grammaticale, e le riforme dei metodi usati fino a quel tempo erano in
mano ai pedagogisti. Tuttavia il metodo naturale era ancora molto utile per la
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comunicazione diretta. Il latino rimane il fulcro del sistema ecclesiastico e la lingua
dell’insegnamento nei monasteri.
• Italia: la situazione italiana rimane particolare data l’Unità arrivata solamente nella
seconda metà del XIX secolo. Il problema stava nel creare da una pluralità di dialetti
un’unica lingua italiana, e la creazione di una sola lingua comune a tutto il paese fu la
preoccupazione principale. Le lingue passarono in secondo piano, data la necessità di
insegnare e sopratutto creare una lingua italiana standard che fosse comune a tutti gli
abitanti del nuovo Regno d’Italia. Sotto il fascismo era persino proibito l’insegnamento
delle lingue straniere, e vennero chiuse le Berlitz Schools. Per combattere
l’analfabetismo in Italia fu importante l’azione dei media nel dopoguerra, specialmente
della televisione: “Non è mai troppo tardi”, maestro Alberto Manzi, un corso per far
imparare a leggere e a scrivere gli adulti fuori dall’età scolare ma analfabeti. Fu
imitato da ben 72 paesi, grazie al programma molti italiani riuscirono a conseguire la
licenza elementare, e il programma fu di grande importanza per diffondere l’uso della
lingua italiana. Prima di esso vi era stato “Telescuola”, nel quale, fra l’altro, si fece un
primo uso del mezzo della televisione per insegnare anche la lingua francese.
“Telescuola” era un programma invece che serviva da corso sostitutivo per le scuole
secondarie a tutti quei ragazzi abitanti in posti in cui una scuola secondaria non era
presente. Il mezzo televisivo era pensato apposta secondo gli orari di lavoro in Italia,
e la televisione era pensata anche come un mezzo educativo. Le famiglie si
mettevano davanti ai pochi televisori o si riunivano nel tardo pomeriggio, ad ora di
cena, per assistere al programma.
• L’insegnamento delle lingue nel XX secolo: la glottodidattica si afferma come una
vera e propria scienza. Si affermano metodi e tecniche, si creano associazioni di
discussione e organi che si occupano della creazione di tecniche e metodi per
l’insegnamento delle lingue. Dal punto di vista della teoria e dei metodi la
glottodidattica si basa su ciò che è avvenuto nel ‘900. Dal punto di vista delle leggi
sono invece importanti il Major Project in Modern Languages (che portò alla
pubblicazione di Modern Languages in the world of today del 1967, un testo che
analizzasse le modalità di insegnamento delle lingue fino a quel momento e che
portasse un concreto programma di azione) e la legge del 1992 redatta dalla
Commissione Europea per garantire l’insegnamento dell’inglese (considerata lingua
franca) e di un’altra lingua a tutti i cittadini europei.
• La glottodidattica è la scienza che studia l’educazione linguistica (cioè l’azione che
mira a far emergere le facoltà di linguaggio di un individuo, la capacità di acquisire in
modo spontaneo una lingua, parzialmente o pienamente); è una scienza teorico-
pratica (si compone cioè di una parte teorica - l’approccio, la filosofia di fondo, l’idea
che si ha di lingua, cultura, antropologia, una serie di assiomi dedotti dalle varie
scienze da cui la glottodidattica attinge, che vengono poi tradotti in metodi
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glottodidattici, ossia le tecniche pratiche che si applicano al mondo reale e
all’educazione linguistica e che sono compatibili con l’approccio, e per tradurre il
metodo in azione l’insegnante di lingua si avvale di tecniche didattiche relative al
metodo prescelto e che siano in relazione con l’approccio); è una scienza molle, cioè
una scienza che ha un rapporto osmotico con le scienze ad essa affini (ad esempio la
neurolinguistica, la neurologia, le scienze della comunicazione e le scienze culturali).
Per analizzare i movimenti glottodidattici sviluppatisi tra XX e XXI secolo bisogna
sempre ricordarsi delle variabili in gioco: il ruolo dello studente e dell’insegnante, il
percorso induttivo/deduttivo, le teorie di riferimento (scienze della comunicazione,
neuro-psicologia, scienze dell’educazione/della cultura e della società), la cultura
utilizzata, le tecniche didattiche, gli strumenti operativi, gli strumenti tecnologici e i
materiali. Le tecniche sono procedure operative, che rinviano ad uno o più processi
cognitivi, e permettono alle indicazioni di metodo di tradursi in atti didattici. La
glottodidattica è inoltre una scienza non formale ma prescrittiva: vuole infatti andare a
modificare l’oggetto di studio. Molti dei suoi principi si basano sull’idea di assunzione
(decisione di prendere elementi da altre discipline e farli propri) e implicazione per
attingere alle altre scienze (se…allora). Lo studio della glottodidattica: utile sapere
come si insegna per saper imparare meglio e scegliere i corsi e i metodi più adatti a
me studente di lingue.
La storia delle tecniche glottodidattiche dello scorso secolo: tutti gli approcci teorici di
maggior successo fino ad oggi
• APPROCCIO FORMALISTICO: domina l’insegnamento delle lingue in Italia dal
‘700 agli anni ’60. Si basa sull’attenzione alla grammatica, la fonologia diventa un
insieme di regole di pronuncia, il lessico si apprende con le liste. Lo studente è una
tabula rasa da compilare, il docente è un magister incontestabile. L’insegnamento
delle lingue è fortemente basato su dimensione orale (dettati) e scritta (lettura e
traduzione di classici letterari stranieri, traduzione di frasette dalla lingua madre
nella lingua di destinazione) e il lavoro sulla lingua si limita ai testi del passato
considerati il modello massimo. Sono negate le varietà linguistiche e si insegna una
lingua formale lontana dalla quotidianità. La grammatica è base di tutto e
rappresenta la massima correttezza auspicabile nell’apprendimento della lingua.
• APPROCCI E METODI NATURALI: nascono negli Stati Uniti nell’800 dalla
necessità di fare fronte ad una società sempre più multiculturale. Harvard: dal
professor Ticknor arriva l’idea che le lingue sono vive e parlate, e per insegnarle
bisogna tenerne conto. Vietor: fonda la prima rivista di glottodidattica. Concezione
del metodo naturale è che per sapere una lingua viva bisogna saper pensare in
essa. Molto importante la dimensione comunicativa e la comprensione orale;
tuttavia rimane un metodo di élite perché non si allarga all’istruzione nelle scuole
pubbliche. Lo studente non è una tabula rasa, e si considerano le sue motivazioni e
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le sue caratteristiche, e il docente non è un magister infallibile, ma è un
madrelingua a disposizione dello studente, che non usa quasi mai la lingua degli
allievi. Per la prima volta si esclude la traduzione come tecnica didattica.
• READING METHOD: 1914, primi anni del ‘900. Il mondo è frammentato
dall’isolazionismo, le lingue smettono di essere vive e comunicative, e lo strumento
per imparare le lingue diventa la lettura delle opere straniere. E’ il primo esempio di
“reduced competence course”: il docente è una figura di riferimento come
facilitatore, un “dizionario umano”, a disposizione dello studente qualora avesse
domande durante la lettura, e può cogliere spunti culturali dalle opere lette.
• ANNI ’60: l’inglese prende il posto del francese come lingua franca, a caduta del
muro diviene la lingua della globalizzazione; dopo il 1989 si crea il blocco
dell’insegnamento dell’inglese e quello delle lingue “altre”. Negli Stati Uniti si hanno
a disposizione risorse per far fronte al fatto che negli Stati Uniti non si sono mai
insegnate le lingue come lingue vive, grazie a isolazionismo e Reading Method;
behaviorismo (Skinner, psicologia dell’apprendimento che avviene secondo una
serie di stimoli e risposte con un individuo tabula rasa, fa parte dell’Army
Specialized Training Program, programma specializzato per l’esercito), teoria
linguistica tassonomica (analisi delle componenti minime della ling
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Esonero didattica 1