Didattica delle lingue moderne
Introduzione
Il modello dell'insegnamento delle lingue straniere si basa su un approccio naturale. Nessuna nozione che ci viene data può fissarsi nel nostro processo conoscitivo senza agganciarsi a qualcosa di noto. Le lezioni frontali sono di stampo religioso, mentre la didattica delle lingue moderne si basa su un metodo circolare.
- I setting, i numeri elevati non permettono ancora oggi, in ambiente universitario, il metodo circolare. Le lingue non sono neutre per la nostra identità: ogni lingua è un modo per definire il mondo, mettere per iscritto un concetto.
- I bambini hanno dei confini dell'io molto elastici che non hanno problemi di essere "invasi" da lingue straniere, cosa che crescendo si irrigidiscono.
- Chiunque si approcci a una lingua imparerà quella lingua secondo delle tappe prestabilite; cambiano solo i tempi del passaggio da una tappa a un'altra.
- Le lingue condizionano la nostra identità e il nostro modo di vedere il mondo.
Glottodidattica
La glottodidattica è una scienza caratterizzata da due elementi/aggettivi:
- Scienza interdisciplinare: confina con molte altre discipline.
- Scienza teorico-pratica: entra nel mondo e nella società.
Deve tener conto del mercato mondiale delle lingue, delle politiche linguistiche ecc.
Non ha solo un approccio teorico ma anche uno pratico.
La didattica delle lingue negli ultimi anni è diventata più complessa perché la nostra società è diventata più complessa. C'è una crescente richiesta di conoscere le lingue; oggi il pubblico di discenti di lingue straniere è molto vario, non solo studenti della scuola e dell'università.
- Es. bambini dagli 0 ai 3 anni; persone over 65 (3^ e 4^ età)
- Questo risponde a un bisogno della nostra società che deve essere soddisfatto: prima non c'era la possibilità di vivere così a lungo; prima l'anziano si ritirava dal lavoro e dalla vita sociale, oggi questo non accade più e spesso hanno figli all'estero e loro hanno bisogno di imparare lingue straniere per poterli andare a trovare ecc.
- Contatti interculturali che ci offre la nostra società.
Contesti di apprendimento delle lingue
Si sono moltiplicati anche i contesti in cui si imparano le lingue:
- Contesto formale: istituzionali (scuola, università).
- Contesto informale: non istituzionale (vacanze studio).
- Contesto non formale: occasioni che non hanno finalità didattica ma in cui le persone imparano la lingua.
Nuova frontiera è il mobile-learning ed e-learning.
Life long learning (apprendimento permanente della lingua).
- “Memorandum dell’apprendimento permanente” fatto dalla UE (2000): se si vuole far parte della società europea, allora i cittadini si devono calare nell’idea di essere studenti per tutta la vita (non si smette mai di imparare).
- L’educazione permanente è legata alla volontà della persona (scelgo volontariamente cosa fare).
- L’aggettivo “long” fa riferimento al fatto che gli organismi della UE hanno investito tantissimo in questo.
- Ambiti in cui si è investito in Europa: competenze informatiche e linguistiche.
- È lo studente che diventa responsabile della sua formazione, che deve individuare i suoi bisogni e come fare a soddisfarli; l’insegnante perde la centralità ma accompagna e diventa tutor.
- Life long learning + società complessa: studente responsabile della sua formazione che è sempre più complessa perché ci sono molti attori; chi chiede formazione linguistica non si può più limitare al livello B1 di una lingua ma deve essere preciso e articolato nella richiesta.
La glottodidattica come scienza
La didattica delle lingue è una scienza che ha come oggetto l’insegnamento delle lingue a una persona secondo criteri scientifici.
- Finalità: perfezionare le competenze comunicative delle persone.
- Disciplina relativamente giovane perché fino a metà del '900 ciò non aveva carattere scientifico ed era un insieme di “ricette” che avevano più o meno successo nel tempo.
- Fin dall’antichità ci sono testi di insegnamento delle lingue che però sono racconti di maestri (quindi non seguono criteri scientifici) che hanno visto che con quei materiali ecc. si poteva avere successo nell’apprendimento linguistico.
- In Italia è entrata come disciplina solo negli anni '60 con Titone.
- Si occupa di TUTTE le lingue.
- Lontana dalle scienze pure-formali (come la Linguistica).
- È una disciplina sempre più complessa perché abbiamo una società sempre più complessa, che richiede sempre più competenze attive al cittadino per inserirsi al suo interno ed esserne partecipe.
- È una disciplina teorico-pratica che si preoccupa di risolvere un problema reale: come imparare una lingua (es. la medicina prende in considerazione diversi dati teorici e generali della biologia ma non si ferma qui: li prende e li cala nella realtà).
Rapporto che c’è fra linguistica (studio la lingua come sistema astratto che lo isola e lo generalizza, ne trova le regole generali) e glottodidattica (studia le regole generali ma cala questi dati teorici nella realtà di chi impara quel sistema linguistico).
La didattica delle lingue è interdisciplinare perché in rapporto con molte altre scienze. Non si mette in una posizione subalterna rispetto alle scienze teoriche ma in un rapporto dialettico-paritario e per decidere quali studi delle altre discipline possono esserle utili, usa:
- Assunzione: prendere un contenuto da un’altra disciplina (scegli di accogliere nel suo contesto teorico qualcosa che viene da altre scienze); infatti è molto legata alle neuroscienze perché gli permette di capire qual è il funzionamento del cervello nel processo di apprendimento linguistico.
- Implicazione: ruota intorno allo schema logico in cui decide se gli apporti esterni gli servono e come questo apporto può servirle nel suo scopo.
Si trova al centro di una fitta rete di rapporti di discipline scientifiche in cui è difficile trovare i rapporti (alcuni studiosi danno più importanza alle discipline linguistiche anziché alla pedagogia nella glottodidattica).
- L’interdisciplinarietà è legata anche a un aspetto pratico: per molto tempo imparare una lingua voleva dire descrivere (grammaticalmente) la lingua e si faceva vedere come queste descrizioni si applicano a testi del canone letterario.
- È necessario partire non tanto dall’oggetto formale ma dallo studente, cioè il soggetto che deve apprendere la didattica deve avere una dimensione psicologica, neurologica.
- Bisogna tuttavia aver presente anche l’oggetto e la morfosintassi è solo una parte della lingua; in realtà quando noi affrontiamo una lingua l’oggetto del nostro apprendimento sono anche tutti gli aspetti culturali e sociali in cui quella lingua è parlata altrimenti incidenti interculturali che non sono rimediabili.
➢ La didattica delle lingue deve essere in contatto con tutte le scienze della comunicazione e dell’inter-cultura.
Ambito educativo e pedagogico è in stretto collegamento con la glottodidattico.
➢ Disciplina che si lega alle scienze della formazione, alla metodologia, alla tecnologia per poter insegnare le lingue.
➢ Per molto tempo il fulcro del processo di apprendimento è stato identificato nell’insegnante mentre ora è lo studente al centro dell’apprendimento;
➢ Inoltre oggi si insegna a COMUNICARE attraverso una lingua.
Modello dell’atto didattico
La glottodidattica confina anche con la società; quali sono gli elementi che si riconoscono nel processo di apprendimento delle lingue.
Modello dell’ATTO DIDATTICO: si gioca fra tre elementi
- Oggetto: Lingua
- Allievo
- Insegnante
Studente S L
Contesto didattico
Strategie
Metodi cognitivi glottodidattici
Docente Lingua oggetto Docente
- Sono messi in comunicazione in un contesto educativo specifico.
- Il docente mette in atto una serie di metodi glottodidattici per far sì che lo studente applichi quelle strategie cognitive che gli permetteranno di impossessarsi della lingua.
- Contesto didattico acquista sempre più importanza: torniamo all’idea di società complessa, di pluralità di pubblici sempre più condizionante rispetto al pubblico e al contesto.
Le migrazioni hanno creato dei bisogni linguistici specifici in cui ancora in Italia non sappiamo ancora rispondere.
➢ Oggi si cerca di rispondere al problema di adulti analfabeti che devono imparare una nuova lingua.
- Analizzare i tre poli dell’atto didattico.
- Ragionare sulle lingue come oggetto, sull’allievo e capire cos’è quello che il docente deve mettere in atto per insegnare una lingua.
Le lingue
Le differenze fra le varie lingue che devono essere insegnate comportano anche una differenza sulla metodologia di insegnamento di quella data lingua.
L1: Lingua materna
- Si può insegnare una lingua materna.
- La nozione di lingua materna è una nozione che in realtà è molto più complessa.
- Intuitivamente si dice che è quella dell’ambiente familiare in cui cresce un bambino; in realtà possiamo vedere casi di bilinguismo.
Il bilinguismo perfetto è una situazione rara; di solito c’è la prevalenza della lingua dell’ambiente.
1933: Brunfield disse che un bilingue è una persona che parla in più lingue; oggi si dice che è una persona che ha imparato codici linguistici comunicativi in momenti diversi della propria vita e li sa usare in dati momenti.
- Lingua materna è la lingua su cui si appoggiano tutte le altre lingue che la persona incontra.
- Lingua materna non coincide con la lingua ufficiale della nazione (caso dell’India).
Identificazione in un dialetto locale oppure in paesi come l’Italia in cui parte della popolazione ha come lingua materna un dialetto.
- Lingua materna è quella che andrà a influenzare la prosodia ecc.
- Lingua Materna è la lingua che serve per la prima socializzazione e culturalizzazione e per lo sviluppo del pensiero (Vygotsky: “Pensiero e Linguaggio”, anni ’30 del 900).
- La nozione di lingua materna ha quindi molti aspetti, in cui non dobbiamo dare niente per scontato e ha diversi elementi per poter dare una definizione.
- La glottodidattica ha come scopo di sistematizzare e perfezionare la qualità di una lingua, nel momento in cui si entra nel sistema istituzionale, in contesti non orali e in aspetti burocratici, letterari o nella microlingua di una data disciplina scientifica.
Lingua elettiva
- Lingua che un soggetto sceglie tra più lingue conosciute per esprimersi e per definire la propria identità ed è diversa da quella che si è cominciato a parlare.
- Casi letterari:
- Nabokov che scrive i suoi primi romanzi in russo ma i suoi capolavori sono in inglese.
- Conrad di nascita ucraina, entra nella marina francese e impara il francese, poi passa a quella inglese e impara la lingua inglese con cui scrive.
- Elias Canetti (premio Nobel per la letteratura) era un ebreo sefardita che aveva come lingua d’origine lo spagnolo ma nasce in Bulgaria, viene scolarizzato in bulgaro ma la famiglia parla con lui in spagnolo; la famiglia fa parte dell’alta borghesia europea e i genitori si sono conosciuti a Vienna e parlano il tedesco fra loro ma non lo insegnano ai figli; poi si trasferiscono in Inghilterra e imparano anche l’inglese; il padre muore e la madre decide di insegnare il tedesco solo al figlio maggiore dopo l’improvviso rientro in Bulgaria; dopo un po’ di anni viene mandato in Svizzera in collegio e decide di usare come lingua elettiva il tedesco (libro “La lingua salvata”).
Seconde lingue
- Tutte le lingue imparate dopo la lingua materna.
LS: lingua straniera
- Non è presente nell’ambiente in cui si vive e quindi non presente nel contesto comunicativo ma presente solo nel contesto di studio.
- Falsi pragmatici: non abbiamo nessun bisogno di parlare tedesco col nostro compagno italiano in Italia; non c’è una motivazione reale che mi fa parlare quella lingua straniera nel mio ambiente in cui si parla un’altra lingua (non c’è nessuna autenticità).
- Una delle modalità con cui si cerca di aggirare i limiti dell’LS è il metodo CLIL (una disciplina in una lingua straniera).
Diventa, in Italia, l’insegnamento della microlingua di una data disciplina (fortemente limitata perché studenti non formati nella lingua in cui si dovrebbe fare lezione se non l’italiano).
L2: lingua seconda
- Lingua straniera presente anche nel contesto in cui si vive.
- Permette di imparare le lingue più velocemente perché aggira i limiti dell’LS:
- La lingua viene dall’insegnante ma anche dall’ambiente; in più il discente ha dei bisogni autentici e pragmatici che deve soddisfare dato che vive in un dato ambiente.
- Comporta delle differenze nella didattica: soprattutto il tempo in cui ci si espone alla lingua straniera che si impara; l’input proviene dall’insegnante e dal materiale che viene offerto.
Lingua etnica
- Lingua imparata in una comunità di origine ma non è imparata come lingua madre ma piuttosto sentita dagli altri membri della comunità.
- Le comunità immigrate rimangono solitamente unite e mantengono un legame con la lingua d’origine.
- Identificazione di una lingua che non è quella madre ma si riconosce in un’origine tecnica dove c’è un’origine.
- La si può non parlare e capire e basta.
- L’Italia dovrà farci i conti prima o poi.
- Una delle lingue etniche più potenti al momento è proprio l’Italiano.
- Più di 60 milioni si riconoscono nella cultura e lingua italiana.
- È la 4^ lingua più studiata al mondo (in ogni angolo del mondo troviamo persone che studiano italiano).
- Italiano è la lingua della musica, dell’arte, della moda.
- Lo Stato Italiano ha sempre investito molto nel mantenimento della lingua etnica (centri culturali in varie città all’estero) lo fa per un ritorno economico.
- Corsi di lingua e cultura italiana all’estero disomogeneità all’interno della classe (a volte parlavano un dialetto perché portata dalla prima generazione).
Caso unico al mondo: Stato Italiano paga i lettorati all’estero.
- Prima generazione che ha un legame fortissimo con la lingua madre e i coetanei tendono a chiudersi nell’enclave;
Seconda generazione è la generazione ponte e che rompe perché rifiuta il mondo e la lingua della comunità d’origine e vuole integrarsi nella comunità ospitante;
Terza generazione si recupera le radici;
- Motivazione nella terza generazione viene recuperata dopo ed è di carattere affettiva.
Lingua franca
- Lo sono stati il latino e il greco, il francese e oggi lo è l’inglese.
- È una lingua usata in modo semplificato (senza sprofondare nella non grammaticale) per semplificare la comunicazione internazionale; non ha parlanti nativi ed è usata come unico canale di comunicazione (scopi puramente comunicativi).
- Gran parte dell’insegnamento dell’inglese è inteso come lingua franca, cioè scompare l’interesse per la cultura britannica-americana, mentre diventa fondamentale la competenza e la comunicazione interculturale.
- Lingua che più è proposta all’incidente interculturale.
- Non si punta tanto a una pronuncia propria dei madrelingua ma l’importante è la comunicazione.
- Il lessico perde la caratterizzazione culturale (breakfast come primo pasto della giornata e non solo english breakfast).
- L’importante è che passi la comunicazione e il messaggio piuttosto che la norma grammaticale.
- Idea di insegnare una lingua franca è recente nella glottodidattica: fino anni '60 l’importante era trovare strategie per insegnare la grammatica di una lingua; dagli anni '70-'80 si comincia a vedere che non basta la grammatica e diventa didattica comunicativa-culturale (c’è una maggiore permeabilità tra le frontiere dei paesi e maggiori movimenti internazionali); dagli anni '90 (aumentano gli spostamenti tra paesi) si passa alla dimensione interculturale e quindi non è importante solo insegnare la lingua e la sua cultura ma bisogna insegnare agli studenti a comunicare in contesti interculturali.
- Oggi l’inglese che si impara a scuola è una lingua franca, non una lingua straniera.
- Bisogna avere una sensibilità particolare per capire se stiamo andando incontro a un incidente interculturale e casomai ripararlo (sta dietro alla lingua, ai valori che diamo alla lingua, ai codici linguistici che ci sono).
- Nel momento in cui imparo una lingua franca il punto di riferimento è il parlante che non nasconde il suo accento originario, possiede tutta una serie di competenze che gli permette di rapportarsi con le più diverse lingue e culture (non competenza del madrelingua).
Lingue classiche
Per noi sono il latino e il greco, ma anche l’arabo del Corano.
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