Didattica delle lingue moderne
Prima lezione: Studio del processo di insegnamento-apprendimento delle lingue
Partiamo dalle proprietà più significative delle lingue storico-naturali. Cos'è una lingua? Una lingua è un codice, cioè un sistema di segni, ovvero qualcosa che sta per qualcos’altro. Vi sono due piani, quello dell’espressione, ovvero il significante (suoni o grafia), e quello del significato. Il segno è un oggetto biplanare o bifacciale, appunto dotato di significante e significato. Quindi, la lingua è:
- Un codice, cioè un sistema di segni e convenzioni;
- Un sistema di suoni;
- Un prodotto sociale.
Occorre specificare che le lingue sono storico-naturali, ovvero nate spontaneamente nel corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato, quindi non apprese in maniera indotta. Sono quindi legate alla comunità linguistica di parlanti, non sono un prodotto a sé stante, bensì il prodotto di un’evoluzione nel tempo.
Proprietà della lingua
1) Arbitrarietà
Prima di Saussure, le lingue erano concepite come delle mere nomenclature e la traduzione come una semplice sostituzione di etichette. Oggi sappiamo che non c’è alcun legame logico, naturale, necessario tra significante e significato, piuttosto si tratta di un’associazione di natura convenzionale. Ad esempio, in italiano distinguiamo tra legna, legno, legname, mentre in francese diremmo semplicemente bois.
Teniamo presente che arbitrario non significa legato alla volontà del singolo, piuttosto immotivato, senza agganci naturali, convenzionale. Una critica al concetto di arbitrarietà potrebbe essere legata alle onomatopee, tuttavia possiamo notare che la stessa onomatopea viene espressa in maniera diversa da una lingua all’altra. Dal punto di vista della morfologia, inoltre, l’assegnazione del genere agli oggetti è di per sé arbitraria: non è necessariamente uguale da una lingua all’altra.
Per quanto riguarda la sintassi, gli inglesi, ad esempio, mettono l’aggettivo sempre prima del nome, in italiano solo alcuni aggettivi hanno posizione fissa (es. dimostrativi che vanno prima e aggettivi di colore, forma, nazionalità, materia che vanno sempre dopo), e a volte la loro posizione cambia il significato.
Le espressioni idiomatiche hanno complessivamente un significato arbitrario, ad esempio: "It's raining cats and dogs" diventa "Piove a catinelle".
Le lingue cambiano: la lingua è un sistema in continua evoluzione. Saussure introduce i concetti di sincronia (in un dato momento) e diacronia (evoluzione nel tempo).
2) Indeterminatezza/vaghezza semantica
Si tratta di una proprietà legata alla dimensione del cambiamento. Una stessa parola (es. capo) può assumere significati diversi a seconda della situazione, del cotesto o contesto linguistico. Il significato cambia nel tempo, ad esempio per le parole "navigare" e "cellulare".
- Restringimento del significato (es. da "uccidere" a "annegare", "necare")
- Un ampliamento (es. da "ronzino" a "cavallo", "caballus")
- Un innalzamento (es. da "servo del re" a "ministro")
“Vieni qui!” può essere sia una ripresa di contatto che una minaccia. Influiscono il contesto situazionale e la pragmatica (strumentalità e finalità).
André Martinet parla di doppia articolazione: can-can-e – due morfi, unità minime di I articolazione ancora dotate di significato (es. mammifero quadrupede, singolare maschile) c-a-n-e non più associazione di significante e significato, esprimono il suono.
3) Capacità metalinguistica riflessiva
Con la lingua possiamo parlare della lingua stessa, esempi sono i dizionari, le grammatiche, ma anche nell’uso quotidiano, come in “quando ho detto sopra, non intendevo così in alto!” quando esplichiamo un qualche concetto linguistico.
4) Onnipotenza semantica
Si può parlare di tutto con la lingua.
Cos'è una lingua in glottodidattica?
- Una forma di comunicare con vari livelli (fonologico, morfologico, sintattico, lessicale, semantico);
- L’espressione di una cultura che si riflette nelle strutture morfosintattiche (es. gli arabi raramente parlano al futuro, usano piuttosto il presente + inshallah, se Dio vuole; gli inglesi sono molto diretti, per gli arabi questo sarebbe ineducato);
- Un mezzo per comunicare, gli elementi fondamentali per la comunicazione sono: emittente, ricevente, messaggio, canale, referente e codice (condiviso).
La comunicazione è uno scambio di messaggi efficaci che ha sempre uno scopo da raggiungere. Lo scambio comunicativo deve essere appropriato al contesto e al destinatario. Sono importanti anche i linguaggi non verbali come la cinesica (gesti, espressioni facciali) e la prossemica (distanza tra gli interlocutori). Limitare l’insegnamento alla lingua vuol dire limitarsi a sperimentare solo una delle possibilità dell’universo comunicativo a disposizione. Insegnare una lingua vuol dire stabilire continuamente rapporti tra lingua e linguaggi non verbali.
Seconda lezione: Che cos’è la glottodidattica
La glottodidattica è la scienza teorico-pratica che si occupa dell’insegnamento delle lingue straniere in base a criteri scientifici elaborati grazie alle acquisizioni della linguistica, dell’antropologia e della psicologia. Si capisce che la glottodidattica ha un’anima pratica e una più teorica, su cui si basa l’insegnamento.
Definizione di Freddi: la glottodidattica fa parte delle scienze teorico-pratiche, quelle che si costruiscono in funzione dell’agire. È teorico-pratica la medicina, ad esempio, quando cerca di curare un malato; lo è la glottodidattica quando cerca di dare una soluzione al problema dell’insegnamento di una lingua straniera.
Metafora di Robert Lado: paragone con l’attività del medico. Da questa metafora capiamo quanto sia importante l’azione dell’insegnante che deve basarsi su conoscenze teoriche (es. di natura teorica e linguistica) per procedere in maniera più efficace all’insegnamento di una lingua. Tutti possono insegnare una lingua, ma non basta essere madrelingua per insegnare in maniera efficace una lingua.
È importante la figura dello studente; l’insegnante deve considerare chi ha davanti. Il carattere interdisciplinare della glottodidattica viene considerato da vari autori:
- Titone: la didattica linguistica attinge da 20 discipline (3 macro-aree: scienze della comunicazione, scienze pedagogiche, scienze storico-descrittive);
- Freddi: “costellazione disciplinare”;
- Porcelli: essa si colloca tra tre ambiti disciplinari (sfera pedagogica, sfera psicologica e linguistico-comunicativa).
Secondo Paolo Balboni, le aree in cui si colloca questa disciplina (interdisciplinare) sono quattro:
- Oggetto, che cosa, cioè la lingua, è una disciplina che attinge dalle scienze del linguaggio e dalla comunicazione → linguistica;
- Oggetto, scienze sociolinguistiche, area della cultura e della società, una lingua deve essere considerata a seconda dei parlanti che la usano e del luogo in cui viene usata → scienze sociali e della cultura;
- Come insegnare una lingua, area delle scienze pedagogiche;
- Chi, l’apprendente; le ricerche neurolinguistiche hanno influito sulla glottodidattica, hanno delle cadute pratiche sul processo di insegnamento della lingua: se so come funziona il cervello e la percezione dell’individuo, so come insegnare in maniera più efficace una lingua → psicologia, neurologia.
Alcune nozioni fondamentali di glottodidattica
L1 lingua materna, quella che viene appresa per prima. L2 lingua seconda, ogni lingua che viene appresa dopo che la prima lingua si è stabilizzata. LS lingua seconda anch’essa, appresa dopo che la L1 si è stabilizzata, ma differisce da L2 per alcuni aspetti.
Input (linguistico): tutto ciò con cui entra a contatto l’apprendente, tutto il materiale linguistico con cui entra in contatto l’apprendente e che capisce. Tutto può essere input, qualsiasi cosa che sentiamo/leggiamo può essere input.
Differenze tra L2 e LS
- Luogo di apprendimento: entrambe apprese dopo la I lingua, ma se la apprendiamo in un ambiente prettamente educativo, si tratta di LS. L2, invece, ha anche un contesto di apprendimento spontaneo, cioè si utilizza la lingua anche al di fuori dall’ambiente educativo.
- Contatto con la lingua: il contatto che abbiamo col francese, ad esempio, è limitato al contesto di apprendimento formale perché siamo in Italia; invece il contatto di uno straniero che apprende l’italiano in Italia è diverso, ed è un aspetto che motiva chi apprende.
- Figura del docente: se apprendiamo la lingua come LS, l’insegnante (in generale) sarà l’unico riferimento della lingua che studiamo. Di contro, quando si parla di L2, lo studente, essendo nel Paese in cui la lingua viene parlata a livello extrascolastico, avrà più input che differiscono da quelli ricevuti dall’insegnante (espressioni volgari, ecc.). Il modo di parlare del docente potrebbe essere diverso da quello sentito fuori dalla classe.
Metodi di insegnamento linguistico che si sono susseguiti nel corso degli anni
Come vi è stata/vi viene insegnata la lingua? Quali “metodi” riconoscete? Quale metodo di insegnamento vi sembra più efficace?
Se si parla di glottodidattica, dobbiamo soffermarci sul significato di:
- Teoria: può essere di carattere linguistico, non ha fini didattici ma solo descrittivi, è un pensiero basato su concezioni teoriche;
- Approccio: Balboni lo definisce una filosofia di fondo, si potrebbe dire un orientamento generale, l’idea che noi abbiamo quando insegniamo una lingua;
- Metodo: la realizzazione pratica dell’approccio, che si realizza anche nelle tecniche didattiche.
Una teoria è una dichiarazione teorica proveniente, ad esempio, dalle ricerche sociolinguistiche.
Dimensioni di variazione della lingua
- Diatopica – come una parola varia su base geografica;
- Diamesica – a seconda del mezzo di trasmissione (fonico-acustico, visivo-grafico);
- Diastratica – sociale, come cambia in base alle persone che la usano;
- Diafasica – riguarda il contesto, registro più o meno formale.
Esempi di variazione diatopica: accento o lessico (geosinonimi, parole che hanno diversa forma in base al luogo in cui sono utilizzati per uno stesso significato): ciotola (toscano, esteso a livello nazionale), scodella (settentrionale), tazza (meridionale); insipido (toscano); anguria (centro) ma cocomero significa cetriolo in Lombardia, Piemonte e Liguria.
Variazione diamesica: vi sono differenze tra lingua parlata e scritta:
- Grafia vs. fonia (digrammi come gl, gn, sc corrispondono a un unico suono);
- Forma monologica (lineare, pianificata) vs. forma dialogica (spontanea e frammentaria).
Lo scritto differisce dall’orale perché è essenzialmente monologico, pianificato e lineare, a differenza dell’orale che ha struttura dialogica, più spontaneo e frammentario. Oralità: ripetizioni, esitazioni, ecc. Scrittura: no ripetizioni, solitamente più breve.
Variazione diastratica, anche detta variazione sociale: Italiano popolare, anche detto basso, es. uso del polivalente quando viene abbandonato l’uso di "qual", "del quale", se io potrei; la gente sapevano. La lingua cambia anche tra i giovani o i più anziani.
Variazione diafasica: linguaggio della cortesia in italiano che cambia variando i pronomi allocutivi (cioè tu/lei/voi per rivolgersi a qualcuno) e i verbi (condizionale, congiuntivo anche detto “faccia lei”, “volevo un pacchetto di sigarette per favore” che sta entrando nell’uso dell’italiano come linguaggio di cortesia).
Approccio dell’insegnante
L’idea di lingua come sistema dinamico, non come un sistema monolitico. Nella pratica è necessario definire quali varietà di linguati insegnare (es. regionalismi), in quali modalità: comprensione/produzione e orale/scritto a seconda di ciò su cui voglio concentrarmi, livello di riflessione e su quali fenomeni.
Approcci e metodi di insegnamento linguistico
1) Approccio formalistico e metodo grammatico-traduttivo
Nasce dagli inizi del ‘600 e resta in pratica fino agli anni ’60-’70 ma è tutt’ora praticato anche a livello universitario. La teoria di riferimento è la linguistica storica e comparata. Aspetti salienti sono lo sviluppo dell’oralità tramite regole di pronuncia e di lettura dei testi. La massima valorizzazione viene data alla scrittura. Secondo questo approccio, conoscere una lingua significa conoscere i vari livelli formali di quella lingua (pronuncia, grammatica, parole, morfologia). Il focus è sull’insegnamento della grammatica come tutto ciò che è importante. Questo approccio vede il docente e lo studente secondo precise concezioni: il docente è il detentore del sapere relativo alla lingua e lo studente è una “tabula rasa”, come se fosse un vaso da riempire con le conoscenze impartite dal docente di lingua.
Porcelli dice che questo metodo è stato predominante a causa di tre ragioni storico-culturali:
- Le comunicazioni avvenivano esclusivamente per lettera;
- I turisti-viaggiatori erano solo un’élite, non c’era necessità di concepire la lingua come un mezzo necessario alla comunicazione orale;
- C’era la volontà di avvicinarsi all’opera letteraria nella sua versione originale, quindi importanza della traduzione.
La lingua era concepita come codice essenzialmente scritto e la grammatica appresa tramite la memorizzazione di regole. Vi era poi una eccessiva attenzione alle eccezioni e alle particolarità (es. per l’inglese buoi, oche, topi, pidocchi; plurali irregolari) senza considerare quanto una parola potesse essere realmente utile. C’erano essenzialmente esercizi di tipo traduttivo. Ci si avvicinava a un testo scritto quasi solo per l’attività di lettura.
Caratteristiche del materiale didattico di una lezione di lingua che adotti questo approccio e metodo
Il testo si articola su aspetti grammaticali: ci sono dei capitoli che corrispondono a vari aspetti della grammatica. A questo segue la presentazione di regole ed eccezioni con esempi, come una lista di parole di irregolarità. Non mancavano delle liste di vocaboli con la relativa traduzione e gli esercizi che consistevano in frasi isolate, cioè una lingua assolutamente priva di contesto. L’apprendimento delle regole grammaticali è mnemonico e venivano applicate in maniera meccanica con esercizi di traduzione. Lo scopo non è comunicativo, si tratta di un approccio puramente formalistico.
Reading Method
Una variante di questo metodo è il Reading Method: si fa leggere un testo in lingua e si segna il numero di parole lette bene, ci sono più tentativi col tempo. Man mano la lettura di parole corrette incrementa. È incentrato sullo sviluppo della sola attività di lettura, non sono prese in considerazione le altre abilità (comprensione, produzione, ecc.). La comprensione è quella della lingua unicamente scritta, l’insegnamento della grammatica è impartito e incentrato sullo scritto. Il docente non deve avere alcuna competenza orale in lingua straniera, c’è attenzione esclusiva allo scritto.
Terza lezione
Reading Method → Evoluzione del metodo grammatico-traduttivo
Incentrato esclusivamente sullo sviluppo dell’abilità di lettura, la comprensione che ne deriva è unicamente scritta. L’insegnamento della grammatica è funzionale alla comprensione del testo. Lo studente è guidato dal docente che non deve avere una buona competenza orale in lingua.
Gli studi di fonetica e fonologia (Jespresen e Palmer) hanno fatto capire quanto le tecniche di mera traduzione siano superficiali per l’insegnamento/apprendimento della lingua, l’oralità supera la scrittura.
Approccio naturale e metodo didattico, caratteristiche salienti:
- Immersione;
- Importanza della lingua parlata;
- Enfasi posta su aspetti fonetici articolatori e uditivi;
- Attenzione alla dimensione orale.
Non si traduce più, non si legge più ma si parla con il docente. Il metodo diretto si sviluppa a opera di un insegnante di tedesco, Maximilian Berlitz, nel 1872. Si pensa che l’apprendimento della lingua straniera, come per la lingua materna, debba procedere per immersione. Abbiamo un docente di madrelingua che non utilizza la lingua degli studenti, accentua le capacità orali, insegna la lingua in modo naturale e senza confronti con la L1 degli studenti; il principio è insegnare la “lingua, non qualcosa sulla lingua”: “Teach the language, not about the language”.
Non c’è una riflessione esplicita sulle strutture grammaticali. Si presuppone che la grammatica venga acquisita in maniera implicita.
Approccio strutturalistico e metodo audio-orale
Si sviluppa dagli anni ’40 in poi tramite le opere di Bloomfield. Secondo questo approccio, l’apprendimento linguistico è un iperapprendimento. Bloomfield dice che il bambino acquisisce le parole tramite meccanismi di rinforzo che lo stimolano ad acquisire determinati atteggiamenti. Lo strutturalismo ammette che ...
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Esonero didattica 1
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Esonero didattica 2
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