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Dialoghi sulla religione naturale, Hume

Riassunto basato sul libro Dialoghi sulla religione naturale, Hume diviso in capitoli per l'esame di Storia della filosofia e della prof. Baldi, dell'università degli Studi di Milano - Unimi, della facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della filosofia docente Prof. M. Baldi

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DIALOGHI SULLA RELIGIONE

NATURALE

Si è a lungo dibattuto su quale possa esser stata la

posizione dell'autore e quale fosse il personaggio

rappresentante il suo pensiero.

L'autore sembra astrarsi dall'azione che si svolge

preferendo contemplarla come farebbe lo spettatore.

A ogni tappa del dibattito sembra che si raggiunga

una conclusione, ma questa viene poi rimessa in

discussione.

Il tema generale è se la credenza religiosa possa

essere spiegata razionalmente.

Proprio per la sua oscurità è un argomento che si

presta ad esser trattato in forma dialogica.

Demea sostiene tesi in larga misura ortodosse

oscillando tra razionalismo e misticismo: è

impossibile conoscere la natura di Dio tramite

ragione.

Filone è uno scettico che concorda con Demea

sull'incomprensibilità divina che lo porta a sostenere

la radicale estraneità dell'idea di Dio rispetto ai

criteri comuni di prova razionale.

Cleante detiene una posizione di teismo

sperimentale, rifiuta le prove a priori ritenendo che

l'esperienza possa dare una sufficiente prova

dell'esistenza di Dio.

La conclusione non delinea un vincitore ma delinea

una sorta di accordo tra i due protagonisti.

Parte I.

Fione vanta i meriti dello scetticismo. Di fronte a

questo tentativo di fondare la fede religiosa sullo

scetticismo filosofico Demea appare compliaciuto

mentre Cleante intuisce qualche artificiosa malizia e

denuncia lo scetticismo radicale.

Filone che propone una visione più moderata ritiene

che un'appropriata distinzione tra i giudizi del senso

comune e le speculazioni della teologia consenta di

superare le obiezioni di Cleante.

Liquidato il pregiudizio contro le conoscenze astratte

Cleante rileva che proprio lo sviluppo del sapere

scientifico ha dimostrato che la scienza è capace di

risolvere i problemi più difficili proporzionando

l'assenso al grado di evidenza. Sia il teista che lo

scettico misureranno il valore della religione sulla

base dei criteri comunemente accettati nella nuova

scienza di tipo sperimentale. Entrambi

respingeranno argomenti metafisici a priori.

Parte II.

Demea insiste sul carattere misterioso e

incomprensibile della divinità, Cleante dichiara di

basare il teismo sull'argomento del disegno da parte

di un'intelligenza ordinatrice.

Argomento per analogia:

1. il mondo somiglia ad una macchina ben

congeniata

2. tutte le macchine sono il prodotto di un disegno

intelligente

3. il mondo è opera di un'intelligenza

per Demea abbandonare le prove a priori significa

concedere un vantaggio agli atei che non avrebbero

potuto trarre dalla sola argomentazione.

Filone infatti interviene ad abbattere l'argomento del

disegno sostenendo che l'analogia è troppo debole

non tenendo conto di differenze e non essendoci una

regolarità di osservazioni che invece ci è necessaria

per inferire dagli effetti alle cause.

La relazione causa-effetto che fa da sfondo alle

critiche di Filone presuppone la dottrina della

causalità svolta da Hume nel Trattato.

Hume nel Trattato aveva sostenuto che non vi sono

cause necessarie a priori: ogni cosa può produrre

ogni cosa.

Cleante ribatte che non possiamo sostenere che la

materia da se trovi un ordine perché abbiamo visto

per esperienza che pezzi di materia (es. un orologio)

non si uniscono insieme a formare un qualcosa se

non interviene un'intelligenza.

Filone accetta il principio Newtoniano secondo cui a

cause simili corrispondono effetti simili ma mostra

anche i gravi inconvenienti di ordine teologico.

L'argomento del disegno si basa su un pregiudizio

antropocentrico e su un procedimento di

estrapolazione dalla parte al tutto.

Inoltre osserva Filone che anche i principi di

generazione e vegetazione svolgono una funzione di

ordine nell'universo. Infine anche l'argomento del

disegno richiede un'esperienza ripetuta per poter

istituire il nesso tra l'effetto e la causa.

La parte due si chiude quindi con una vittoria da

parte di Filone.

Parte III.

Cleannte sostiene che la somiglianza delle opere di

nature con quelle dell'arte sia una cosa innegabile

ed evidente, senza bisogno di esser dimostrata.

Filone fa notare a Cleante che questo però è un

argomento irregolare perché non tenendo conto di

tutte le cautele sperimentali si trova di fatto in

contrasto coi principi della logica.

I due esperimenti di pensiero a cui si dedica Cleante

(immagina una voce che parli dalle nuvole in tutte le

lingue e una biblioteca di libri viventi) dovrebbero

convincere dell'esistenza di un'intenzione

intelligente, non manca neppure un'allusione a

George Berkeley e alla sua concezione di natura

come espressione di un linguaggio divino che

sarebbe segno di un'organizzazione intelligente della

realtà,

Filone si mostra confuso, forse incapace di replicare,

quando interviene Demea che accusa Cleante di

antropomorfismo.

Demea dice che così facendo abbiamo la

presunzione di fare di noi stessi il modello

dell'universo e della stessa divinità, facendo appello

al modello di Plotino che sosteneva l'inesplicabile

sublimità degli attributi divini.

Parte IV.

Cleante considera la posizione di Demea come un

atto di misticismo e la riconduce alla posizione

scettica e atea pur ammettendo l'inconsapevolezza

di Demea.

Volendo elevare la natura divina al di sopra di ogni

comprensione il mistico finisce per svuotarne l'idea

stessa.

Filone approfitta della nuova situazione per

formulare l'obiezione che l'organizzazione del mondo

mentale in Dio richiederebbe un principio di ordine

superiore al modo stesso che lo richiede il mondo,

quindi la preferibilità di un ragionamento che si

arresta a quest'ultimo senza andare oltre,

Parte V.

Osserva ancora Filone che la nuova visione

scientifica accresce la distanza tra i prodotti artificiali

della mente umana e l'universo e se la causa deve

essere proporzionata all'effetto, l'universo finito e

imperfetto non consentirebbe di inferire l'esistenza

di un Dio infinito e perfetto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giiuditta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Baldi Marialuisa.

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