Dialettologia italiana A - Regis 2 dicembre
Programma
- Cos'è un dialetto e quali significati può assumere questa parola in contesti socioculturali diversi dai nostri?
- Collocazione della dialettologia all'interno delle scienze del linguaggio, sia diacronicamente che sincronicamente. La dialettologia, come disciplina a sé, nasce nella seconda metà del 19esimo secolo, in buona parte grazie ad Ascoli, considerato il padre della dialettologia italiana e di quella romanza.
- Classificazione dei dialetti d'Italia. Pellegrini fu il fondatore della scuola dialettologica italiana; egli è stato l'ideatore di una classificazione dei dialetti introdotta negli anni '70 e poi sempre ripresa in seguito. Noi tratteremo i dialetti d'Italia sulla base della sua classificazione.
- Descrizione delle principali caratteristiche dei dialetti d'Italia. L'espressione "dialetti italiani" è da evitare, perché suggerisce che questi siano varietà geografiche della lingua italiana, quando invece sono dei sistemi linguistici a parte rispetto all'italiano. I dialetti regionali sono delle varietà che risentono del substrato dialettale. Seguiamo qui Pellegrini, che nella sua carta dei dialetti d'Italia comprende tutti i sistemi linguistici che sono parlati sul territorio italiano, anche quelli che non provengono dal neolatino.
- Riflessione sociolinguistica dal punto di vista del dialetto, all'interno della quale ci occuperemo di variazione del dialetto e dei rapporti tra italiano e dialetto.
Concetto di dialetto
Definizione del GRADIT: dialetto definito come sistema linguistico che si oppone ad un altro sistema, dominante, nel nostro caso rappresentato dall'italiano. Il dialetto è quindi un sistema linguistico soggetto a determinate limitazioni di tipo:
- Spaziale: limitazioni geografiche (es: il piemontese è un sistema linguistico utilizzato all'interno dei confini del Piemonte, anche se questo presenta delle eccezioni).
- Sociale e culturale: ad esempio il dialetto è usato prevalentemente da certe classi sociali e non altre.
- Funzionale: il dialetto non viene usato in ambito istituzionale se non in contesti molto ideologici, e non viene usato in ambito tecnico-scientifico. Ad esempio il catalano è una lingua a tutti gli effetti mentre il provenzale non lo è: questa distinzione è dovuta al fatto che il primo viene utilizzato in ambiti tecnico-scientifici mentre il secondo no.
In questa definizione si insiste nell'accezione della diatopia, cioè sulla variazione attraverso lo spazio.
Definizione del ROBERT: si insiste in questo caso sulla limitatezza funzionale del dialetto (come sistema linguistico senza statuto di lingua ufficiale o nazionale). Negli studi francesi, il termine dialecte viene talvolta usato come categoria intermedia tra langue (livello superiore) e patois (livello inferiore): presenta un'ambiguità di fondo.
Definizione del CHAMBERS: dialetto come varietà della lingua tipica di un distretto o una classe, ma non necessariamente diversa dalla forma standard. Il dialetto può avere anche valore sociale: uno studio degli anni '70 aveva evidenziato come il dialect parlato dalle classi sociali inferiori avesse un lessico più limitato rispetto a quello della middle class, calata invece in un contesto in grado di facilitare la ricchezza del codice. Nel contesto anglosassone si parla di "dialetto standard": dialetto considerato come varietà di una lingua.
Etimologia e storia della parola dialetto
Sia dialetto che dialecte che dialect derivano dal greco diàlektos, parola che stava ad indicare la lingua comune. Il diàlektos identificava sia varietà nel contesto spaziale ma anche un uso letterario specifico, a seconda che fosse dialetto dorico, ionico ecc. Uno studio di Haugen mostra come l'antica Grecia ad un certo punto diventi lo spunto per l'adozione del termine diàlektos nel contesto moderno; la prima occorrenza del termine in italiano risale al 1546 ed è fatta da Niccolò Liburnio nella sua opera Occorrenze umane: qui si dice come noi possiamo applicare le definizioni utilizzate nell'antica Grecia (lingua attica, ionica, comune ecc) anche sul nostro territorio italiano.
La posizione di Liburnio non è negativa riguardo al termine dialetto, cosa che invece accade durante il Rinascimento. Analizzando l'opera di Borghini infatti, che si classifica come fiorentinista e si colloca vicino a Machiavelli dal punto di vista del pensiero, notiamo per la prima volta una caratterizzazione negativa del termine dialetto: se in Grecia tutte le categorie di dialetti erano regolate e ben definite, in Italia questo non succede ma il dialetto viene usato per caratterizzare determinati personaggi all'interno della commedia -> dialetto come subordinato ed inferiore rispetto alla lingua principale.
Questione della lingua 500esca
Nella questione della lingua 500esca si identificano tre posizioni principali:
- Posizione arcaicizzante, quella che vincerà, proposta da Bembo: egli vuole adottare a modello la lingua delle tre corone (anche se lui era molto diffidente nei confronti di Dante e Boccaccio).
- Posizione cortigiana: sosteneva l'uso della lingua delle corti, principalmente romane.
- Posizione fiorentinista o toscana, che vuole l'utilizzo del fiorentino moderno delle classi colte, sostenuta da Machiavelli e Borghini tra gli altri.
A vincere sarà la posizione di Bembo. Alla fine del 500, con l'individuazione del toscano fiorentino 300esco come lingua comune, il termine dialetto assume una connotazione negativa: tutti i volgari a parte il fiorentino 300esco vengono degradati a dialetti. Questo tipo di scelta ha delle conseguenze rilevanti sulla storia della lingua italiana, perché abbiamo così un blocco dell'evoluzione naturale della lingua italiana; un esempio è dato dalle modalità della prima persona dell'indicativo imperfetto: dato che nel Trecento si utilizzava la desinenza in -a (es: io amava), questa verrà utilizzata nei testi fino alla metà nell'Ottocento, nonostante nel parlato questa desinenza non fosse più usata perché sostituita da -o. Altro caso interessante è relativo allo sviluppo di o breve in sillaba libera: nel toscano antico questo portava ad un dittongo ascendente, es da bOnum a bUOno, ma nel parlato l'esito di bonum era bOno. Il blocco dell'uso naturale della lingua era dovuto anche all'uso quasi prevalentemente scritto.
L'uso in senso negativo del concetto di dialetto persiste ancora ai giorni nostri, anche se ultimamente questo stigma è venuto un po’ diminuendo: ad esempio lo si può usare nel nome di un locale per indicare la proposta di prodotti tipici e tradizionali. Nelle grandi città è molto raro sentir parlare in dialetto, questo perché in contesti del genere si è interrotta la trasmissione del dialetto in famiglia, al contrario di ciò che ancora accade nei piccoli paesi.
3 dicembre
Confronto tra concetto di lingua e dialetto
In ambito italiano sono complementari: perché si possa definire un dialetto è necessario poter definire una lingua (principio non valido in ogni contesto). Bisogna considerare che lingua e dialetto, in Italia, rappresentano due sistemi linguistici a sé stanti, dotati entrambi di propria fonologia, lessico ecc.
- Lingua: Berruto insiste sul carattere sopraregionale della lingua e sulle sue potenzialità funzionali: essa può essere usata in tutti gli ambiti e domini, in particolare in quelli scientifici e tecnologici.
- Dialetto: ha carattere locale ed è usato in un numero ridotto di domini. Il dialetto ha un lessico meno esteso rispetto alla lingua, e da esso sono esclusi i domini formali, gli usi istituzionali, scientifici e tecnologici. Esso avrebbe le possibilità per essere usato anche in questi domini, ma per poterlo farlo bisognerebbe adottare un grande numero di parole dalla lingua: avrebbe bisogno di appoggiarsi alla lingua.
Nella storia dei rapporti tra italiano e dialetto, quella che oggi noi definiamo lingua era in principio un volgare. I dialetti, sempre in un'ottica italiana, sono sempre subordinati ad una lingua standard che fa loro da "tetto". Cosa si intende per Una varietà standard è tipicamente sovralocale, codificata (con dei codici, cioè vocabolari e grammatiche), insegnata a scuola e usata nei contesti istituzionali. Alcune di queste caratteristiche si possono ritrovare in alcuni dialetti, come la presenza di codici anche per loro, il che significa che anche i dialetti possono godere di un certo grado di standardizzazione, ma comunque in maniera inferiore rispetto alle lingue e in ogni caso non vengono usati nei contesti formali.
Lingua tetto
Cosa si intende per lingua tetto? È la lingua delle istituzioni e della scuola primaria ed è imparentata con i dialetti, da un lato abbiamo il versante socioculturale (istituzioni e scuola) e dall'altro abbiamo il versante linguistico (parentela linguistica): l'italiano fa da tetto al piemontese, lombardo, campano ecc perché tutti questi sono dialetti considerati vicini all'italiano. Non dovremo quindi considerare l'italiano come lingua tetto di tutte le varietà che non sono di tipo neolatino (ma che appartengono, ad esempio, al galloromanzo). Una lingua può essere chiamata tetto solamente se presenta entrambe le caratteristiche, sia socioculturale che linguistica.
Dialetti d'Italia vs dialetti italiani
Differenze dell'uso dell'espressione "dialetti d'Italia" al posto di "dialetti italiani": la seconda espressione può creare ambiguità, ma la prima fa riferimento a dei confini amministrativi e questo può creare dei problemi, dato che ci sono dei dialetti strettamente legati all'italiano, italoromanzi, ma che sono parlati al di fuori di questi confini (es il corso). Regis preferisce usare la definizione "dialetti d'Italia" perché reputa importante evitare delle ambiguità, e la usa per indicare tutte le varietà che, all'interno dei confini italiani, sono considerabili dialetti.
Rapporti tra lingua e dialetto
Berruto e Weinreich fanno intendere che il periodo di nascita dei dialetti sia anteriore alla nascita della lingua, cioè che il dialetto sia nato prima della lingua, ma erroneamente: i dialetti sono nati solo in seguito alla definizione di lingua stessa. Coseriu invece propone una definizione che non fa dipendere il dialetto dalla lingua, ma distingue tra:
- Dialetto primario: varietà coeve da cui si è originata la lingua comune.
- Dialetto secondario: si sviluppa e si diffonde geograficamente dopo la lingua comune. Un esempio di ciò sono gli italiani regionali, cioè le varietà geografiche che si formano in seguito alla lingua italiana. La formazione degli italiani regionali è collocabile nel periodo storico tra le due guerre mondiali: in questo periodo, gli italiani regionali prodotti sono fortemente popolari, cioè prodotti da persone il cui punto di partenza è il dialetto.
- Dialetto terziario: un esempio è l'espressione "solo più", utilizzato solamente in piemontese ma da tutti i parlanti, non solo le persone di bassa estrazione. Gli usi del dialetto terziario si registrano a partire dagli anni '70 dell'Ottocento. Si delineano dopo che una lingua standard si differenzia in senso diatopico.
Questa distinzione è da intendere diacronicamente.
Nascita delle scienze del linguaggio
Tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento si forma un ambito di studio legato alle scienze del linguaggio che presenta propri obiettivi e metodi. Il metodo storico-comparativo deriva dal confronto tra lingue diverse e presenta alcuni studiosi che in particolare si dedicano ad esso: Schlegel, Popp e Rask.
Metafora dell'albero genealogico: si descrive lo sviluppo delle lingue attraverso una serie di ramificazioni. Intorno alla metà dell'Ottocento matura una nuova attenzione per la caratterizzazione geografica delle lingue: dato storico e geografico legati -> si tratta della teoria delle onde, in base alla quale esiste un centro irradiatore da cui si sviluppano delle onde, le quali diminuiscono di intensità mano a mano che ci si allontana dal centro. I neogrammatici, studiosi tedeschi, sono i primi ad interessarsi all'ineccepibilità delle regole fonetiche e per dimostrare le loro teorie utilizzano spesso dei dati dialettali, che fino a quel momento non erano ancora stati considerati. Nella prospettiva dei neogrammatici l'uso dei dialetti è per lo più strumentale, il loro non è un interesse genuino ma finalizzato.
4 dicembre
I tratti regionali vengono imitati (ad esempio molti dei tratti del valdostano si trovano anche nel piemontese: questi possono essere giustificati solo da un substrato piemontese -> chi lo usa nel valdostano lo usa per imitazione, senza avere nessuna competenza nel dialetto di provenienza). Nel periodo storico in cui nasce la dialettologia c'era scarso interesse nei confronti delle parlate vive: unica eccezione era rappresentata dai neogrammatici, che ad essi si interessavano ma in modo finalizzato, strumentale. La dialettologia romanza nasce ufficialmente grazie ai lavori di Ascoli, uno studioso con conoscenze in svariati ambiti, che fonda una rivista chiamata "l'archivio glottologico italiano".
Pre-Ascoliani
Ma cosa succede prima di Ascoli, tra i pre-ascoliani? Siamo a Milano, intorno alla metà del XIX secolo, tra studiosi come Carlo Cattaneo, Biondelli, Francesco Cherubini e Piero Monti. Cherubini e Monti fanno due lavori lessicografici più moderni rispetto agli altri, nel dizionario di Monti viene sviluppata un'idea che verrà addirittura ripresa da quelli del Novecento: il suo si presenta come un dizionario di area, dedicato alla diocesi di Como. Tra questi studiosi c'è l'idea che la lingua debba essere considerata all'interno delle vicende storiche in cui è coinvolta. Altra importante innovazione di questi studiosi è l'introduzione del concetto di sostrato.
Saggio sui dialetti gallo-italici
Biondelli: sono quei dialetti che sono parlati in Italia e che presentano un sostrato di tipo gallico o celtico, quindi che risentono dell'influsso delle popolazioni che hanno abitato il territorio prima dell'arrivo della lingua latina. Secondo Biondelli, questa accezione comprendeva i dialetti:
- Piemontese
- Lombardo
- Emiliano-romagnolo
- e non quello ligure.
Sostrato
SOSTRATO: fenomeno per cui una lingua precedente, eventualmente scomparsa, influenza una lingua successiva (anche "influsso della lingua dei vinti sulla lingua dei vincitori"). La teoria del sostrato serve a giustificare alcuni fenomeni, in particolare di ordine fonetico, che non si ricavano in modo lineare dall'evoluzione dal latino volgare e quindi non sarebbero in alcun modo giustificabili: si ricorre al sostrato per motivare particolari casi. Noi assumiamo strato = latino e sostrato = lingue prima del latino, dato che siamo in ambito romanzo. I pre-ascolani utilizzavano troppo spesso come giustificazione per i fenomeni che non tornavano il sostrato, quindi Ascoli pone tre congruenze necessarie perché si possa parlare di sostrato:
- Congruenza corografica: congruenza geografica tra le due lingue, cioè l'attuale e quella del sostrato.
- Congruenza intrinseca: corrispondenza tra la lingua odierna e quella del sostrato.
- Congruenza estrinseca: verificare che il fenomeno che ci interessa sia presente in altre lingue o dialetti con lo stesso sostrato.
Mediterraneo: rappresentata con le linee oblique, indica la prima ondata di invasioni, di stirpe mediterranea: sono popolazioni preindoeuropee.
Indoeuropeo: rappresentata tramite puntinatura, si tratta della seconda ondata di invasioni in Italia.
Semiti: terza ondata di invasioni.
Indagine sull'evoluzione di u lunga
Indagine sull'evoluzione di u lunga attraverso le tre incongruenze di Ascoli: u lunga si articola con una protusione delle labbra, e si evolve in: - [u] / - [y]. Il fenomeno di palatalizzazione, cioè l'evoluzione da u lunga a y, è stato attribuito ad un sostrato celtico. Verifichiamolo.
Per quanto riguarda la congruenza corografica (1), noi notiamo che questo tratto si trova in un'area in cui effettivamente erano insediati i celti, quindi si verifica. Riguardo alla congruenza intrinseca (2), anche questa è confermata perché vediamo come il tratto sia presente oggi. Per quanto riguarda la congruenza estrinseca (3), possiamo verificare la presenza del suono anche in francese e in tedesco ed ipotizzare che questo sia dovuto al sostrato celtico.
Tutta l'area attribuita ai liguri è stata poi invasa dai celti: essa può quindi presentare un doppio sostrato, uno di tipo ligure e l'altro di tipo gallico. Dubbi sull'effettivo sostrato celtico di [y]: è difficile decifrare quali fossero le effettive intenzioni galliche delle iscrizioni: uno stesso grafema può essere interpretato in modi diversi. Tuttavia le tre congruenze ci suggeriscono che il sostrato celtico sia in questo caso valido, nonostante alcuni dubbi.
Sostrato etrusco: c'è la possibilità che sia alla base del fenomeno della gorgia (spirantizzazione dell'occlusiva velare sorda, cioè hasa al posto di casa). Questa ipotesi dell'origine etrusca della gorgia è stata difesa da Clemente Merlo, e alla sua posizione si è opposto in modo abbastanza forte lo studioso tedesco Rolfs. Il secondo dice che se la gorgia fosse veramente un fenomeno di sostrato, allora questa avrebbe già dovuto intaccare il latino classico (e noi al posto di pace dovremmo avere pahe, ad esempio). C'è anche una congruenza corografica che non funziona del tutto: ci sono alcune zone storiche etrusche che non presentano la gorgia; allo stesso modo noi non troviamo la gorgia nella Corsica che era stata invasa dai toscani, i quali avrebbero dovuto portare.
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