Appunti 04/10/16: introduzione alla dialettologia
La dialettologia studia le variazioni linguistiche all'interno di un territorio; in alcune parti dell'America e dell'Europa si è anche sviluppata la sociolinguistica, che si basa sulla variazione linguistica nelle società. Il dialetto è una differenziazione diatopica; in Italia compare per la prima volta nello Zanichelli degli anni '90 il termine "Dialetti italiani", questi non risulterebbero derivazioni dell'italiano, quanto più che altro delle entità autonome derivanti dal latino volgare. Questo tipo di latino si contrappone a quello classico, ovvero la lingua dei grandi scrittori, insegnata nelle scuole, senza la quale non era possibile fare carriera nell'Impero Romano, almeno fino al V secolo (infatti gli ordini militari erano impartiti in latino classico).
Il cittadino romano, per definizione, doveva essere in grado di leggere e scrivere, anche se spesso erano false realtà (bastava che uno schiavo sapesse fare le due cose, così il padrone poteva dire di saperlo fare); coloro che sapevano il latino, insomma, erano gli appartenenti alle caste alte della società, coloro che avevano una posizione nello Stato.
Il metodo attraverso il quale le classi alte si rivolgevano a quelle basse, come per esempio gli ecclesiastici durante le prediche, era la rustica romana lingua; in seguito nacque il fiorentino e uscirono le Prose della Volgar Lingua di Pietro Bembo, poi il Vocabolario della Crusca, casi in cui non si parla di "italiano" ma di "volgare".
Lo standard italiano, quindi, è la lingua descritta e prescritta dalle grammatiche, collegate, comunque, alle Prose di Bembo; l'italiano risulta essere, essenzialmente, una lingua fissata a tavolino 500 anni fa sulla lingua scritta, elemento che persiste ancora oggi. L'ortografia è la sua giusta scrittura, mentre l'ortopedia è la giusta pronuncia; quest'ultima è al centro di un grosso dibattito, poiché non si può dire che l'italiano ne abbia una.
All'interno del quadro linguistico molto importante furono, ovviamente, l'unificazione linguistica e l'avvento della televisione (1954), con la quale la lingua si diffuse più velocemente; prima di questi punti fermi nella storia della lingua, quindi, la realtà linguistica era rappresentata dal dialetto. La differenza tra volgare e dialetto risiede nel fatto che il primo è un termine assoluto, in realtà usato anche per i primi dialetti, mentre il secondo è oppositivo, poiché si oppone alla lingua standardizzata.
Altra cosa sono le minoranze linguistiche, in Italia tutelate da un decreto del 1999, ovvero insieme di varietà romanze e non. La lingua è un sistema linguistico autosufficiente con cui si possono esprimere le necessità primarie, ma anche un sistema attraverso cui è possibile esprimersi in una società complessa. A questo proposito si può notare che al dialetto manca l'aspetto burocratico e amministrativo ma in particolar modo l'utilizzo tecnico-scientifico. Da un punto di vista oggettivo, comunque, tutti i dialetti italiani sono lingue.
Appunti 07/10/16: Italia e italiano: l'importanza di Brunetto Latini
Il termine Italia presenta dei problemi nel senso del suono sia in quello del senso; deriverebbe da, in latino, mentre la derivazione perturbata sarebbe stata "ITALIAM TAGLIA", un cultismo (termine che riprende una parola del latino colto), andando a significare che quindi era un termine utilizzato da una cerchia ristretta di dotti. Dunque, la nostra nazione ha il nome di un atto coerente e cosciente di archeologia intellettuale avvenuto intorno al 1250 circa; prima di questa data si individuavano due zone, ovvero una centro-meridionale, detta Apulia, e una settentrionale, detta Longobardia.
La parte meridionale, poiché l'Italia è sempre stata punto d'incontro tra i punti cardinali, era fortemente influenzata dall'Impero greco-bizantino, ma anche, per esempio, Venezia, tanto che il nome della moneta utilizzata era di origini bizantine, da cui poi "doge", in dialetto, e tutto dovuto ai continui movimenti all'interno della penisola (per esempio monaci, come San Francesco).
Da questo punto di vista molto importante fu anche la presenza di Federico II, il quale collegò in sé Nord (Impero germanico), Centro e Sud, ma anche Brunetto Latini, ovvero colui che venne chiamato da Dante il proprio maestro, senza il quale non si avrebbe né il termine Italia né l'italiano. Brunetto Latini fu il Ministro della cultura del partito vincente a Firenze del suo tempo (Guelfo, in Italia voleva dire essere molto legato al Papa), ovvero ministro di una cultura emergente.
Nel 1250 i Guelfi vennero sconfitti dai Ghibellini e fuggirono in Francia, tra i quali si annovera anche Latini; quest'ultimo, durante il soggiorno francese, realizzò un'enciclopedia in versi, chiamata Tesoro, dove si rivolge alla madre patria con "Italy". In seguito al ribaltamento politico della situazione tra Ghibellini e Guelfi, Latini poté tornare a Firenze e decise di tradurre il Tesoro in tosco-fiorentino, e "Italy" in "Italia".
Grazie a lui vi è anche attestazione del fatto che i Francesi si riferivano agli italiani con "Lombards" (=Lombardi). La limitazione di questa grande figura fu più che altro il suo forte attaccamento alla patria, tanto che in realtà fu Dante a sviluppare il concetto di "Italia", in seguito ripreso da Petrarca e Boccaccio. Si può dire, quindi, che fu con Dante che nacque l'Italia e l'italiano, inteso come sua lingua.
Appunti 08/10/16: lo sviluppo dell'italiano
Con "gergo" si intende un linguaggio particolare comprensibile solo da un gruppo specifico, che nasce spesso nei confini poveri delle società; esempi odierni sono il gergo medico o il gergo giovanile. Ovviamente questo è differente dal volgare, di cui l'attestazione scritta (religiosa) più antica è l'iscrizione nella Basilica di San Clemente a Roma ("Figli di puttana, tirate"), attestazione di lingua comune.
Questo avviene perché l'italiano è essenzialmente una lingua particolare, infatti pur essendo parte di un insieme, non si comporta come il resto delle altre lingue neoromanze (come i buchi neri); comunque, l'italiano odierno è composto per l'80/90% dal fiorentino delle Tre Corone, elemento che già di per sé è una stranezza, e per il restante dalle Prose della Volgar Lingua di Bembo, testo plurilinguista e pluristilista. Per quanto riguarda la prosa, invece, si vede molto l'influenza del Decameron di Boccaccio, basato comunque sulla grammatica latina.
In generale, per standard si intende un modello di riferimento; nel campo delle lingue, quello standard è rappresentata dal comportamento di un gruppo sociale di riferimento (per esempio il latino classico era la lingua dei signori di Roma), normalmente quello di prestigio poiché condiziona inevitabilmente anche quello degli altri. Lo standard italiano è invece quello descritto e prescritto dalle grammatiche, dal volume delle Prose.
A questo proposito si potrebbe anche parlare del dibattito in merito all'ortoepia italiana, poiché questa lingua ha una rigida ortografia ma non si riesce a comprendere se abbia o meno anche una sorta di pronuncia corretta; secondo Lorenzetti e De Mauro l'ortoepia italiana non esiste. Nell'ambito dell'insegnamento si trasmette una pronuncia libera da tutti gli elementi che disturbano le altre pronunce italiane, avvicinandosi a un tosco-fiorentino emendato.
L'italiano nasce, per la precisione, tra 1321 e 1375, quello scritto nel 1525 e quello parlato nel 1827 (Manzoni). Nel 1954 importante fu il programma televisivo diretto da Buongiorno, in cui lui era il maestro e insegnava la lingua, che si trasmise poi negli anni '80.
Appunti 22/10/16: dialetti e italiano
Il termine “dialetti italiani” è differente dal dire “dialetti dell’italiano”. Questa differenza risiede nel fatto che con la prima espressione si intendono sistemi linguistici autonomi, mentre con la seconda varietà linguistiche regionali, varietà diatopiche della lingua (la distanza che si intende è antropica, nel senso che dipende dagli antichi confini, come per esempio un fiume che divideva una città poteva costituire il confine di due varietà linguistiche differenti).
Anno di riconoscimento delle varietà romanze è l'813, ovvero l’anno del Concilio di Tours; durante questo concilio, che non rappresentava unicamente un fattore ecclesiastico, si decise la lingua da adoperare nella messa: per l’Occidente sarebbe stato il latino (questione che in realtà è stata risolta solamente in seguito con il Concilio Vaticano II). Il latino classico, però, a quel tempo, era una lingua praticamente sconosciuta, e riguardante prettamente il clero e Dio; infatti si decise che la predica venisse fatta, al contrario, in volgare, così da essere compresi dai fedeli: lingua pangermanica nella parte del Sacro Romano Impero tedesco e in rustica romana lingua nella parte romana.
La rustica romana lingua era la lingua dei parlanti semianalfabeti; la scelta di queste per poter costituire un contatto con il popolo era a dimostrazione del fatto che ormai il latino veniva conosciuto solo da una stretta cerchia di persone. L'813 è quindi l’anno di nascita dei volgari, ovvero gli sviluppi del latino volgare locale, ormai diventati autonomi (sono chiamati dialetti solo a partire dal 1450). Sono percepiti come varietà dell’italiano, ma spesso sono così armoniosi da risultare la vera realtà attuale italiana.
La situazione linguistica italiana è unica nell’Occidente, sia per il numero di insediamenti umani (8000 e passa) sia perché quasi tutti risalenti a più di 2000 anni fa; la nostra origine è plurale, e così anche per quanto riguarda la lingua. Le differenze molteplici all’interno dell’italiano sono antichissime, originarie; vari ne sono stati i fattori, a partire da sostrati: il susseguirsi di diverse popolazioni insediatesi in un determinato luogo, a partire dall’epoca preromana e romana.
Una sorta di continuità è però stata riconosciuta da molti storici, supportata anche dalla presenza di molteplici diocesi antiche, che costituivano il centro di circondari differenti in cui vi erano differenti varietà linguistiche. Le diocesi erano le istituzioni territoriali di un certo livello (nel Nord coincidevano con i comuni); derivavano dalla pratica romana del “Divide et impera”, secondo cui si divideva un territorio con una certa importanza, dandogli il compito di pagare le tasse e di fornire uomini per il servizio militare. Al tempo dei romani venivano chiamati “municipia”, che comunque ricalcavano le suddivisioni esistenti già prima dei Romani (quelle al tempo degli Italici, costituite prettamente da tribù con diversi nuclei, come ad Amatrice o all’Aquila).
Sostrato non intende una continuazione diretta, ma una continuazione di fenomeni linguistici presenti in un determinato luogo (i confini linguistici italiani hanno anche 2500 anni); ciò comporta, ovviamente, tratti identitari. Il primo che si accorse di questa situazione ivi presente fu Dante Alighieri nel De Vulgari Eloquentia; qui aveva già individuato più di 1000 varianti linguistiche solo in Italia, individuando la presenza di differenze anche all’interno della stessa città osservando Bologna. L’elemento che stupisce è che quest’ultima particolarità è stata rilevata solo nel &lsquo
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