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Appunti di Dialettologia

Appunti presi a lezione di dialettologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Vignuzzi dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lettere moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Dialettologia italiana docente Prof. U. Vignuzzi

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Ascoli parlava invece di isobora, isoterma e isoipsa. Il termine isoglossa si trova per la prima volta

in Bienlenstein, un dialettologo lettone (1892).

La linea è ovviamente definita dai punti d’inchiesta, più saranno lenti più la linea sarà grossolana;

viene condizionata da fattori sociolinguistici, difficilmente rappresentabili graficamente.

In sostanza il concetto di isoglossa così come normalmente impiegato corrisponde a una geografia

della semplificazione, ben lontana dalla complessa realtà che è chiamata a descrivere.

Ogni dialetto sfuma nei dialetti con esso confinanti, c’è un continuum; si incappa in un problema

quando si incontra il Ladino, il quale anticipa una varietà Gallo-Romanza. E una varietà molto

frammentata al suo interno, sfumando anche nel friuliano e nel romancio; costituisce la quarta

lingua ufficiale della Svizzera, ma non viene riconosciuta come gruppo a sé stante. Costituisce un

problema perché è un paradosso nella soluzione di continuità dei dialetti italiani; la linguistica ha

provato anche a spiegarne le motivazioni, tenendo sempre ben presente il sottofondo di continuum.

Fenomeni principali della linea La Spezia-Rimini sono l’apocope vocalica (che non avviene in tutti,

in Liguria si conserva la -u finale, nel veneto solo con liquide e nasali), la sonorizzazione di s, la “p”

che passa a “v”, la perdita o mancato sviluppo della lunghezza consonantica (presente in tutta la

parte occidentale).

Rohlf fu colui che individuò la linea Roma-Ancona, che ha un andamento a S e passa nelle Marche

per la valle dell’Esine, in Umbria per la valle del Chiascio, e segue il percorso del Tevere in Lazio e

Umbrio (escludendo Perugia e Roma).

Diverse sono le aree linguistiche. La parte destra del Tevere viene di solito accumunata all’area

linguistica toscana, precisamente non fa parte né dell’area toscana né di quella centrale, quanto

piuttosto a un’area peritoscana, ovvero di base toscana ma con altre influenze.

Particolarità dei dialetti centrali è la semisonorizzazione nella pronuncia veloce; essenzialmente

dipende dal modo in cui vibrano le corde vocali; si può avere assenza di movimento,

semimovimento (ovvero di una parte sola) o completo movimento. Le sorde si distinguono per la

tensione, le sonore per il rilassamento, si può passare quindi da 4 a 6 varietà, come indica l’AIS.

La linea Roma-Ancona è molo sfumata, complicata molto più all’altezza dei dialetti dell’Amiata. Ci

sono ovviamente anche altre linee, come la Cassino-Gargano e Salerno-Lucenza; queste separano il

linguaggio meridionale estremo, come il barese, dal salernitano. In tutto, le isoglosse sono una

decina.

26/11/16: Aree linguistiche.

L’allotropo è una variante, qualcosa che oscilla, come “potere”, allotropo di “podere”

(probabilmente prestito dell’area settentrionale).

Per esempio, in Toscana si trova “fuoco”, ma anche “luogo”, senza un’apparente ratio; per Rohlf si

trattava di un prestito settentrionale, ma sarebbe più corretta la teoria di Catellani, secondo cui l’uso

di questa parola era semplicemente una moda.

Il Fascismo fece guerra a tutte le parole derivanti da altre lingue; uno dei problemi a cui non si trovò

mai una soluzione fu “mangiare”, che sarebbe un francesismo, poiché si sarebbe dovuti tornare a

“manicare”. Così anche per “cavallo” e “cavaliere”, entrambi francesismi annessi all’italiano

durante il periodo cortese. Castellani confermò che anche queste sarebbero dovute essere

semplicemente delle mode.

Le Isoglosse La Spezia-Rimini e Roma-Ancona individuano tre aree linguistiche, a cui si deve 8

aggiungere il Sardo; si dovrebbero considerare anche il Friuliano e il Ladino, ma raramente ciò

avviene; entrambe insistono su aree venete, ovvero il Nord-Est.

A Nord della La Spezia-Rimini si trovano i così detti dialetti settentrionali (o alto italiano) con tre

grandi sotto-macroaree:

1. Istrino, quasi completamente scomparso (tanto che la maggioranza dei parlanti ha sede a

Roma)

2. Veneto, con grandi influenze dal Veneziano. Include Friuli, Veneto, Trentino orientale,

l’italiano regionale del Sud Tirolo

3. Dialetti Gallo-italici, o Padani (in riferimento agli italiani regionali). Include Lombardia,

Liguria, Valle d’Aosta, Piemonte ed Emilia Romagna; da sottolineare il fatto che la Valle

d’Aosta ha una varietà franco-provenzale.

La linea La Spezia-Rimini ha due estensioni a Sud, ovvero la Lucania e la Sicilia, dovute alle

antiche invasioni e alla conseguente riconquista, quindi in una parte della Sicilia e della Lucania

sono presenti varietà Gallo-Romanze.

I gruppi gallo-italici erano quelli presenti nei paesi d’altura, mentre gli ex bizantini erano a questi

opposti, causando spesso degli scontri (la motivazione poteva anche essere il nome dei Santi,

simpatico aneddoto).

A Sud della linea La Spezia-Rimini è presente l’area intermedia, tra questa e la linea Roma-Ancona;

si tratta di Toscana (eccetto quella meridionale), Umbria e una porzione di Marche. La parte nel

Nord del Lazio fa parte di un’area che viene definita peri-romana/peri-toscana, dove è presente una

varietà mista, con caratteristiche toscane ma con la presenza di metafonesi e l’articolo “lo”

(elemento tipicamente antitoscano e antisettentrionale).

La Roma-Ancona è più che altro una fascia, nel senso che diverse isoglosse si sovrappongono,

anche se non completamente; effettivamente parlando si tratta di una striscia di poco più di 100 km.

Rohlf, comunque, non prese in considerazione i fenomeni linguistici, ma le parole.

A Sud di Roma-Ancona si ha la parte Centro-Meridionale, poi la Meridionale estrema, con substrato

greco-bizantino, poi il Sardo.

Sulla base di queste macroaree vi sono delle influenze che fanno nascere la varietà regionali; queste

si distinguono principalmente per l’intonazione e per il lessico, in particolar modo quello

quotidiano.

02/12/16: Dispense.

sobrero e miglietta:

Italiano standard solo le cose principali

Italiano attraverso le regioni (diatopia)

Italiano attraverso le società (diastratia)

Italiano attraverso i mezzi di trasmissioni (diamesia)

Italiano attraverso i contesti (diafasia)

Dialetti

La diamesia discende dalla diafasia, poiché è il contesto; l’elenco usato da Sobrero e Miglietta

segue quindi una serie di implicazioni, in cui, tra l’altro, la diafasia dovrebbe trovarsi prima della

diamesia (sia perché essa discende da questa sia perché è storicamente precedente).

Il problema della resa del parlato è stato lungamente discusso; particolare è il caso del teatro, dal

momento che quando si recita si ripete un testo scritto, dove sono presenti solo i dialoghi e le

didascalie, viene quindi utilizzato un parlato non spontaneo.

Il teatro fu uno dei primi generi misti in relazione alla diamesica; un esempio di studio condotto in

merito fu quello su Pirandello di Noncioni, dove si posero per la prima volta dei problemi sulla 9

realizzazione del parlato in forma scritta. Per trovare una soluzione realizzò una classifica, basata su

Parlato-parlato, Perlato-scritto e Scritto-scritto; il parlato-scritto è uno scritto che riproduce il

parlato, perchè deve essere recitato (sul libro, pag. 58-59, c’è scritta un’altra cosa, ma è giusta

questa), il Parlato-parlato è concepito e nasce per essere un parlato e per avere uno scopo, mentre lo

Scritto-scritto viene concepito e nasce come scritto.

Il parlato è essenzialmente negoziabile, dunque è programmato e destinato a un interlocutore;

invece lo scritto non implica necessariamente la comprensione, anche se è comunque sempre

possibile rileggere (mentre nel parlato no), in cui manca l’interlocutore ma si parla di emittente e

messaggio.

La pianificazione riguarda entrambi, bisogna infatti basarsi sulla presenza di interlocutori e sulla

durata (ovvero breve se immediata o lunga se verrà letta).

“L’architettura dell’italiano contemporaneo” di Berruto, in realtà tridimensionale, è un’ipotesi di

sistemazione del continuum dell’italiano; in relazione al tempo si ricordano la macro-diacronia e la

micro-diacronia, quest’ultima molto importante per l’italiano.

06/12/16: Italiano, lingua strana.

Nel 1861 la popolazione era prettamente dialettofona, caratterizzato da gradatum, mentre nel 1981

italofona. Bisogna dire che in questo contesto Roma è sempre stata avanti, poiché già negli anni ’50

era presenta una lingua mista (definita da Vignuzzi negli anni ’90 “lingua de Roma”), ovvero una

sorta di italiano medio.

La grande rivoluzione sociolinguistica tra ‘800 e ‘900 è proprio il fatto che gli italiani diventano

italofoni, caratterizzati da una situazione di continuum (l’italiano era una lingua morta e non lo

sapeva).

L’italiano è una lingua strana, nel senso scientifico del termine, e da sempre non le si possono

applicare le categorie delle altre lingue.

Una lingua “normale” nasce e si afferma come strumento di comunicazione, e poi anche scritto,

perché in genere vi è un centro che, per motivi di convenienza o potere, impone il proprio dominio;

ciò è avvenuto per il latino classico, su base del modello greco, rappresentante della nobiltà romana

(optimates). Infatti, “classico” è in relazione alla “prima classe” della popolazione. Il francese è la

lingua rappresentante dell’Ile de France, quindi la lingua di Parigi e del re (sede dei Capetingi e poi

dei Borboni); così l’inglese, anche se oggi sono presenti diverse pronunce; eccezione potrebbe

essere il tedesco, poiché non aveva un centro politico stabile.

Il tosco-fiorentino delle opere principali di Dante, Boccaccio e Petrarca (il quale comunque non

parlava fiorentino, poiché aretino) ha costituito il nostro lessico di base (De Mauro); quindi, il

Canzoniere per la lingua alta e la Divina Commedia per il livello medio, mentre per la prosa si

guardava alle parti più auliche della prosa del Decameron.

Tutto ciò era già presente in Bembo, il quale quindi proponeva un modello precedente alla propria

epoca di centinaia di anni, un modello non basato sulla realtà viva, tanto che Bembo affermò che

nascere toscani era un impedimento.

L’italiano è una lingua strana, quindi, proprio per il modo in cui nasce, ovvero come lingua scritta

letteraria; di conseguenza, al contrario delle altre lingue, mancava di alcuni fattori di variabilità

come la diacronia.

Sia Bembo che gli Accademici della Crusca, nella realizzazione delle Prose e dei Vocabolari, non

specificano mai dell’italiano, ma Volgar Lingua o anche Vocabolario degli Accademici della Crusca.

Si comincia a parlare di italiano solamente nel ‘600, momento in cui il paese, durante l’Umanesimo,

dopo anni di diversi decenni di guerra tra Francia e Spagna, era in crisi. L’italiano nasce in un

periodo di depressione economica, politica e religiosa; ma la storia dell’italiano è stata una storia di 10

crisi, in cui la prima, dell’italiano intesa come lingua unitaria, fu nel ‘700.

Domanda che ci si è sempre posti è sotto quale autorità si debba porre l’italiano e se si debba o

meno prestare attenzione alla Crusca.

Il fatto è che il concetto di Nazione viene direttamente legato alla nozione di lingua; ma perché lo

sia deve essere una Nazione unitaria.

9/12/16: MANCANTE.

13/12/16: Architettura dell’italiano.

L’architettura dell’italiano si basa essenzialmente sui fattori della variabilità dell’italiano

contemporaneo; il problema di fondo è che in meno di 150 anni, da una lingua assolutamente

virtuale, e quindi scarsissimamente differenziata, e anzi impermeabile alle differenze (anche se ve

ne erano non venivano considerate, poiché rientranti nella varietà della lingua poetica), l’italiano

diventa reale, ovvero parlato in tutte le condizioni possibili.

Ma una lingua reale, viva e vera, è una lingua articolata, diversificata, varia, a seconda dei contesti

della vita; ogni lingua, per quanto possa essere concepita a “tavolino” si diversifica. Questo avviene

in primo luogo a contatto con il substrato linguistico, che nel caso dell’italiano è rappresentato dal

dialetto locale (non quello regionale, poiché questi sono nati in seguito all’italiano).

L’italiano comincia quindi a differenziarsi con i dialetti locali, e ancora più con i dialetti

italianizzati, ovvero i principali (delle persone che avevano interesse a leggere e a scrivere).

Questo fu il primo cambiamento; di cui le due grandi differenze in relazione alle macro aree con cui

entrò in contatto l’italiano furono il friuliano di tipo veneto e il contatto con l’italiano di tipo

romano (ovvero quelli a sud della Roma-Ancona).

Nascono e si affermano in questo modo i dialetti dell’italiano (dopo il 1861).

Particolarità fu il sardo, il quale, anche se è una lingua, si comportò come un dialetto dell’italiano,

dal momento che lo modificò, in primo luogo a livello di intonazione.

Per la prima volta, quindi, l’italiano si ri-standardizza; per ritrovare un momento in cui ci fu

un’unificazione linguistica bisogna rivolgersi al I secolo d.C., avvero all’epoca di Augusto.

In seguito, per via delle relazioni e dei lavori, si sviluppò anche un italiano settoriale, come per

esempio quello della pubblicità.

Molto importante in questo contesto furono le ferrovie, le quali unirono il paese e ampliarono la

possibilità di scambi; infatti avvenne l’invasione del Nord nel Sud della penisola.

Altra differenziazione in questo periodo, anche se estremamente embrionale, era quella diastratica;

infatti anche se le classi alte erano italianizzate, non era certo che quelle inferiore lo fossero.

Esistono i semi-colti, ovvero coloro che sanno leggere e scrivere ma in modo errato, nel senso che

hanno appreso parzialmente o che non hanno esercitato veramente quest’abilità (non c’era la scuola,

non c’era necessità di conoscere). Questi erano sempre esistiti, solamente che da questo momento

della storia in poi si diffusero le occasioni di alfabetizzazione, come nuove scuole, ma anche la

guerra.

Il discretum che fino a quel momento era esistito viene quindi sostituito dal continuum, poiché le

persone conoscono sempre più l’italiano e perché dialetto e italiano non vanno più a essere due

opposti, ma due forse che si influenzano a vicenda:

1. Italiano standard (comune)

2. Italiano regionale (macro regionale)

3. Dialetto regionale

4. Dialetto locale.

Tra questi, l’italiano e il dialetto regionale avevano un continuo scambio, e tutti insieme andavano a

formare la colloquialità. 11

Ciò che era mancato fino a quel momento alla lingua era il fatto che prima era stata costruita su

Dante, Petrarca e Boccaccio, ovvero su tre nobili, mentre adesso il movimento partiva direttamente

dal basso, lingua di massa, del popolo, di tutti, soprattutto nell’informalità.

Quindi dopo il 1861 nasce la complessità dell’italiano come lingua, variabile; tanto che i primi

problemi cominciarono quando gli italiani divennero italofoni (1954, anno di nascita della

televisione e della ricostruzione).

La seconda fase dell’industrializzazione fu altrettanto importante, poiché in fabbrica non si poteva

parlare in dialetto, si doveva parlare in italiano, anche perché molti emigrarono dal Sud al Nord per

poter lavorare. Si sentì quindi la necessità di sapere la lingua.

Gli italiani si spostano per lavoro, ma anche per le vacanze, spostamenti spesso di ritorno a “casa”

degli emigrati, portando con sé nuove abitudini e nuovi modelli.

Un esempio di ciò che questi processi comportarono è stato il fiorentino, che a ridosso del ‘900

cambiò drasticamente perché i fiorentini diventarono italiani, nel senso che si aprirono al resto

dell’Italia e quindi subì delle modificazioni.

La concomitanza di questi eventi ha portato alle variazioni della lingua; si ha la diatopia, e secondo

Berruto deve rimanere sullo sfondo perché troppo complicata in un contesto di realizzazione di un

modello grafico, la diastratia, la diamesia e la diafasia

+ formale (diafasia) Alto/colto

Scritto (diamesia) parlato

- formale

Basso (diastratia)

Dove l’italiano comune si posiziona nel primo quadrante, tra il più formale e il centro.

16/12/16: Nascita ed espansione dell’italiano.

Il prestigio dipende dalla moda, non ha un vero e proprio significato; in questo contesto le scelte

linguistiche sono molto soggette alla moda, perché la lingua non è logica.

Per esempio “a me mi”, errore sempre corretto nelle scuole per la ripetizione, in realtà può essere

corretto perché si tratta di tematizzazione e soggetto.

Altro esempio è “se lo saprei”, sempre considerato sbagliato dalla scolastica, ma tecnicamente

funzionale, poiché riesce a trasmettere il significato, dunque utile a livello comunicativo.

Le società umane distinguono il mondo in “noi” e “loro”, quest’ultimi considerati inferiori; la prima

cosa che colpisce è il linguaggio.

Le popolazioni usano questo tratto per differenziarsi verso l’esterno e identificarsi verso l’interno.

Nella realtà vi è un continuum, ma avvengono delle variazioni che vanno a distinguere i vari gruppi;

vi è anche il fenomeno del “paracadutismo” ovvero un fenomeno del centro che arriva alla periferia

senza passare per i livelli intermedi (un fenomeno, di norma, si espande per nodi e non a macchia

d’olio).

Il problema di fondo è che quello che conta è la varietà.

L’italiano nasce tra ‘500 e ‘800 solo come lingua scritta intellettuale, con grandi ricadute anche

oggi, tanto che non esiste l’ortoepia, mentre esiste l’ortografia. Quest’ultima viene, di solito,

elaborata dall’ortoepia; infatti, tutte le lingue ne hanno una, perché basate su una lingua di prestigio

o almeno di potere. In Italia avviene il contrario, perché le norme che riguardavano le lingue

vennero costituite per la scrittura. 12


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Muriko95

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Muriko95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dialettologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vignuzzi Ugo.

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