DIALETTOLOGIA 2019/2020
- Dialetto, Dialetti e Italiano. Carla Marcato; Il Mulino editore.
- Prima edizione di Dialettologia. Franco Fanciullo; La Terza editore.
- Introduzione alla Linguistica Storica. Franco Fanciullo; Il Mulino editore
(cap.1 la parentela linguistica, cap.5 geolinguistica e sociolinguistica: la variabilità, cap.7 l’Europa
linguistica e le lingue fuori d’Europa)
- Studi e Ricerche su lingua e Dialetti d’Italia. Seminario di Glottologia; Sansoni Editore.
Dialetto, Dialetti e Italiano
Cap.1: La varietà linguistica italiana
L’Italia linguisticamente è molto differenziata:
- ITALIANO→ lingua nazionale dal 16° sec.
- VARIETA’ LINGUISTICHE = DIALETTI
LA SITUAZIONE LINGUISTICA ITALIANA, secondo la divisione Dantesca, è sviluppata secondo un criterio
geografico: →
Italia divisa in ITALIA di DESTRA / ITALIA di SINISTRA, divisa dalla “linea” del giogo dell’Appennino
ITALIA DI DESTRA: Parte dell’Apulia (Roma, Il Ducato, Toscana, la Marca Genovese, le Isole del Tirreno:
Sicilia e Sardegna)
ITALIA DI SINISTRA: Parte dell’Apulia (la Marca Anconitiana, Romagna, Lombardia, la Marca Trevigiana
con Venezia, Friuli e Istria)
Cap.1.1: L’origine della parola “dialetto” – Tra lingua e dialetto da ieri ad oggi
È un cultismo nella tradizione linguistica italiana.
È una parola di origine greca diàlektos con significato = colloquio, conversazione, lingua di un determinato
popolo.
Nel passaggio al latino, nelle forme dialectos o dialectus con significato = parlata locale
• Dal ‘500, le documentazioni mostrano che i letterati italiani, nei loro scritti, si riferiscono a dialetto
con un’accezione subordinata a lingua, dunque una parlata meno prestigiosa.
• Nel ‘700, il termine dialetto cambierà di significato→ Diventa designazione di parlata diffusa in un
territorio ristretto ed in contrapposizione all’italiano (toscano).
(Nonostante ciò, per diversi secoli, la parlata prevalente in Italia fu proprio il dialetto).
• Solo nell’800, (1861-unità d’Italia e 1870-Roma capitale) si accelera il processo di diffusione
dell’italiano.
Anche con la maggior diffusione della lingua italiana la gente non smette di parlare dialetto.
Ad esempio, più tardi, al tempo della 1° guerra mondiale, persino gli ufficiali tra loro parlavano dialetto.
La lingua nazionale italiana fu favorita da diverse circostanze, tra cui l’unificazione nazionale, la scuola ecc..
Ma allo stesso tempo il dialetto continua ad essere parlato, attraverso la conversazione spontanea.
Ci sono regioni come il VENETO o la SICILIA che hanno un elevata conservazione del dialetto.
→
Cap.1.2 1.3: L’uso della parola “dialetto” dialetti italiani o dialetti d’Italia?
DIALETTO è una parola utilizzata non solo in riferimento alla situazione italiana. Proprio per questo può
avere significati differenti in altri paesi.
In Italia, DIALETTO = SISTEME LINGUISTICO AUTONOMO RISPETTO ALLA LINGUA NAZIONALE.
In altri paesi, DIALECT = VARIETA’ PARLATA DELLA LINGUA NAZIONALE (una varietà dello stesso sistema).
In Italia questa seconda accezione corrisponde all’ITALIANO REGIONALE (ovvero quelle varietà dell’italiano
che corrispondono a come si parla italiano a Milano oppure a Napoli e così via).
Cap.1.5: L’origine delle varietà linguistiche italiane(dialetti)
I dialetti italiani sono un processo di trasformazione che riguarda il latino parlato ed incominciato con la
conquista romana. →
CONQUISTA ROMANA e CRISTIANEMSIMO favoriscono DIFFUSIONE DEL LATINO (in sostituzione di altre
→
parlate, es. etrusco) APPRENDIMENTO DEL LATINO NON OMOGENEO (cause dovute: classe sociale, area
→
geografica, ambito cronologico) APPENDIX PROBI (3° SEC. Attestazione del cambiamento avvenuto nel
→
latino) LATINO LINGUA “SPECIALE” (tra il 7° e il 9° sec.)→ LINGUE ROMANZE O NEOLATINE (di cui fanno
parte anche i dialetti italiani).
NB: è dalla frammentazione politica, economica e linguistica del territorio europeo che nascono le
premesse per la nascita delle lingue romanze, da cui derivano alcune lingue moderne (italiano,
francese, spagnolo, portoghese, rumeno).
Queste lingue appartengono ad un'unica famiglia, in quanto hanno comune derivazione dal latino,
Si dicono romanze traendo spunto dall'espressione latina "romanice loqui" = parlare come i
romani. Il latino volgare, ormai trasformatosi sensibilmente ad opera dei parlanti, viene avvertito
come un'entità linguistica nuova, ormai molto diversa dalla lingua scritta dell'età romana.
Cap.2 e 3: Dialetto OPACO vs Dialetto TRASPARENTE
Esistono parole dialettali che con il passare del tempo non sono comprese nel loro significato originario,
→
diventando così forme opache ANTROPONIMI (cognomi), TOPONIMI (nomi di luoghi), AGIOTOPONIMI
(nomi di santi). →
Esempio 1 – COGNOMI Calzolai, Calzolari VS Calegari, Marangòn
→
Esempio 2 – TOPONIMI Maleventum VS Beneventum
NB: La toponomastica è particolarmente importante per la conoscenza dei dialetti e per la ricostruzione
della storia linguistica di un territorio. Con l’avvio della così detta: “Dialettologia scientifica”, nel 1873, si
scoprono toponimi che venivano scritti come pronunciati, che attestano particolari fenomeni linguistici
tipici di determinati dialetti:
→
ES. CREA (top. Veneto) > lat. CRETA(M)
Fenomeno linguistico del d. veneto: dileguo della consonante (d<t) in posizione intervocalica
→
Esempio 3 – AGIOTOPONIMI Canal San Bovo (Trento) (DIETRO SI CELA UN FITOTOPONIMO perché
riferito al sambòvo = sambuco.
→La paretimologia o reinterpretazione o etimologia popolare
È una creazione linguistica del parlante, il quale SPECIALMENTE IN PRESENZA DI PAROLE OPACHE, opera
una propria reinterpretazione per associazione. →
Accanto alle parole dialettali opache, ve ne sono di forme trasparenti I DIALETTALISMI DELLA LINGUA
DEI GIOVANI
→La LINGUA DEI GIOVANI: le caratteristiche
È formata da determinate componenti: →
COMPONENTE GERGALE TRADIZIONALE voci provenienti da gerghi (“secchione” sta per studioso)
→
COMPONENTE GERGALE INNOVATIVA voci che assumono nuovi significati (“cozza” sta per ragazza brutta”)
→
COMPONENTE DERIVATA DALLA LINGUIA DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE slogan pubblicitari che
diventano tormentoni (“mastrolindo” sta per una persona calva)
→
COMPONENTE PROVENIENTE DA LINGUE STRANIERE forestierismi (“io ti lovvo” sta per io ti amo)
→
COMPONENTE DIALETTALE per designare caratteristiche personali, con una notevole carica di emotività
(“togo” sta per “che figo”)
Cap.4: Il dialetto arcaico VS il dialetto moderno
Questa è un’opposizione di tipo cronologico. Da un lato il dialetto più antiquato, dall’altro quello più
recente. È anche un’opposizione di tipo carattere-sociale. Mette a confronto il dialetto parlato nella zona
periferica del piccolo paese co il dialetto più colto del centro urbano.
Sono parole arcaiche, quelle andate in disuso ma anche quelle che poi sono state sostituite da altre forme
più recenti. Molte delle parole arcaiche sono quelle riferite a mestieri e attività della cultura tradizionale,
che oggi non si praticano più.
Ad esempio, se prima, in sardo, i mesi dell’anno venivano denominati con mansioni agricole, mentre ora non è affatto così;
possiamo dunque sostenere che la denominazione dei mesi dell’anno sarda è arcaica.
Un altro esempio, quello di un’usanza ormai scomparsa: “il filò” diffusa nel Veneto. Si trattava della veglia che si faceva nella stalla.
“Far filò” = occupazione propria delle donne. L’usanza si è perduta, ma la parola è rimasta, trasformandosi in “andare a filò”= far
visita a qualcuno.
Dunque, l’elemento dialettale considerato moderno è dovuto a un’evoluzione interna del dialetto stesso,
oppure il risultato di un’imitazione di modelli linguistici considerati più prestigiosi.
La distinzione tra dialetto arcaico e dialetto moderno è visibile a tutti e la percepiamo grazie al fatto che il
dialetto, come tutte le lingue, muta nel tempo, non è immobile.
Il dialetto arcaico è quello considerato più conservativo, dunque schietto e puro(genuino).
Cap.5: Il dialetto intellettuale (le parole dotte nei dialetti)
Le parole dotte ossia i cultismi all’interno dei dialetti sono spesso riferiti a concetti astratti e derivano da:
termini ecclesiastici o giuridico-amministrativi o scientifici o letterari. Anche questi contribuiscono
all’evoluzione del dialetto.
I cultismi derivati dalla terminologia ecclesiastica spesso sono reinterpretazioni paretimologiche.
→
Es. “da nobis hodie.” = dacci oggi.. (dal Padre Nostro latino) > dona bisòdia in veneto che significa donna poco seria.
→
Es. “ saccente” = che ha gusto, sapore dell’italiano > saccente come sostantivo in umbro che significa osso del prosciutto.
Cap.6: Il dialetto urbano VS il dialetto rurale: opposizione tra innovazione e conservazione
Se agli inizi della Dialettologia Scientifica si poteva notare più facilmente il confronto tra “il parlare urbano”
ed “ il parlare più rustico”, come nel caso di TRIESTE. (opposizione tra trigestino e triestino).
Oggi abbiamo la Dialettologia Rurale che si è occupata maggiormente della campagna e la Dialettologia
Urbana che si è occupata delle città. Nella situazione odierna i due indirizzi non sono in opposizione. Ciò
nonostante la città mostra un minor grado di conservazione nei confronti del dialetto.
Inoltre, la Dialettologia urbana ci permette di studiare attraverso l’articolazione sociale della città il
dialetto= le varietà linguistiche dei parlanti in relazione ai vari gruppi sociali. È uno studio dei dialetti in base
→
alle varietà sociali. Dialettologia urbana Socio-dialettologia
COME SI STUDIA IL DIALETTO URBANO?
• Ricerca che richiede la selezione di un campione di parlanti
• Inchieste: registrazioni di enunciati per ricavarne le variazioni sociali (es. la pronuncia)
• Creazione di atlanti linguistici sulla base di questionari. (dialetti sociali=dialetti geografici)
*Collegamento GEOGRAFIA LINGUISTICA E SOCIOLINGUISTICA
Cap.7: Il dialetto e il CONTINUUM
Nella situazione linguistica italiana sono presenti:
- varietà di dialetto
- varietà di italiano
- varietà intermedie (italiano dialettizzato o dialetto italianizzato)→continuum linguistico.
che si dispongono lungo un continuum, nel quale non è semplice operare distinzioni. Sia italiano che
dialetto si mescolano con altre variabili: situazione comunicativa, aspetti sociali e geografici.
Per varietà, almeno in parte discretizzabili, si aggiunge al concetto di continuum→ gradatum o discretum
“continuum a gradini”.
1. Dialetti geograficamente adiacenti, sono dialetti che non hanno una delimitazione netta ma si
comprendono meglio rispetto a varietà geograficamente più distanti→ continuum geografico
2. Varietà di dialetto e varietà di italiano, dove l’italiano è la varietà più prestigiosa e il dialetto quella
→
meno prestigiosa, creano continuum detto repertorio linguistico (dove il parlante seleziona il
codice da utilizzare in base al contesto) =diglossia →
3. La situazione linguistica di un centro urbano, dove è presente l’italiano standard ed il dialetto
continuum sociale.
Repertorio linguistico = insieme di varietà di lingua e di dialetto simultaneamente disponibile a una
comunità di parlanti
Varietà = insieme di forme linguistiche (sintattiche, lessicali, foniche ecc..)
→
Ogni lingua o dialetto comprende 1 o + varietà, perciò il dialetto è una varietà, l’italiano filosofico è una
varietà e così via.
L’insieme di varietà tra lingua e dialetto schematizzato da Pellegrini (1975):
I. ITALIANO STANDARD
II. ITALIANO REGIONALE
→
KOINÈ DIALETTALE varietà dialettale condivisa da un territorio relativamente ampio
III. (come quello
di una provincia o di una regione)
IV. DIALETTO SCHIETTO
È la semplificazione di un quadro più complesso delle varietà del repertorio linguistico italiano.
Cap.7.4 a 7.7: varietà di italiano e varietà di dialetto
I diversi dialetti parlati nella Penisola italiana, han fatto si che l’italiano si frammentasse, creando delle
varietà (che risentono molto del sottofondo dialettale).
→Varietà di italiano
In Italia ci sono due tipi di varietà, che sono più importanti per la relazione con i dialetti:
V. DIATOPICA O GEOGRAFICA→ italiano regionale
I principali italiani regionali sono: settentrionale, centrale(con il toscano come sottovarietà), romano,
meridionale, meridionale estremo e sardo.
Diversi tratti di origine dialettale caratterizzano le varietà di italiano regionale.
Maggiori sono gli elementi che derivano dal dialetto, più si considera basso il livello dell’italiano regionale.
I tratti dell’italiano regionale riguardano: intonazione (raff.fonosintattico), fonetica, morfosintassi (uso del
pass.pross. invece del pass.rem. nell’Italia sett.) e lessico(dialettalismi=regionalismi, come espressione
culturale). * vedi geosinonimia
→
Un esempio di tratto fonetico Italia sett., tendenza ad articolare le consonanti doppie come semplici
(belo per bello) →
V. DIASTRATICA O SOCIALE italiano popolare o dei semicolti
Queste varietà dipendono dalla stratificazione socioeconomica del parlante.
Un ‘alto grado di istruzione favorisce l’acquisizione di varietà della lingua più vicine allo standard.
*Le interferenze del dialetto sull’italiano creano una varietà intermedia: l’INTERLINGUA.
L’italiano popolare è una tipica situazione di interlingua.
I tratti che costituiscono l’italiano popolare sono: di tipo grafico(errori grafici, scarsa punteggiatura),
fonetico(fenomeno dell’ipercorrettismo e accenti sbagliati), morfosintattico(fenomeni tipici della lingua
parlata “a me mi”, lessicale(lessico limitato) e stilistico(dialettalismi e fraseologismi)
Gli scritti che rappresentano l’italiano popolare: diari, lettere, autobiografie.
→Varietà di dialetto - - - - - - - - - italiano – dialetto / dialetto – italiano - - - - - - - - -
= varietà di italiano che interferiscono con il dialetto e viceversa.
→
1. KOINÈ DIALETTALE dialetto del territorio più esteso
→
2. DIALETTO URBANO dialetto del centro maggiore
→
3. DIALETTO LOCALE (rustico) dialetto del piccolo centro (meno soggetto a cambiamenti)
1. È la varietà più alta rispetto al dialetto locale e interessa un territorio più esteso. La parola Koinè
deriva dal greco “koinè dialektos” = lingua comune.
È una sorta di superamento della dialettalità locale che era quella più rozza. Si sono formate koinè
dialettale al nord (Piemonte, Lombardia e Veneto) a sud (Napoli).
Caratteristica veneziana ampiamente diffusa, che fa parte della koinè, è la pronuncia di L
evanescente del tipo “cavàeo” per cavallo.
2. Il dialetto urbano è un dialetto sociale, (vedi sopra cap.6)
3. Dialetto locale ovvero riferito ad una località che si può chiamare anche punto linguistico. Il punto
linguistico con la sua parlata forma un’area linguistica/dialettale.
L’area linguistica è uno spazio geografico dinamico.
→
Alcune aree sono più esposte alle innovazioni aree laterali o periferiche
→
Altre meno aree centrali
Tutto ciò è l’oggetto della GEOGRAFIA LINGUISTICA o Linguistica Areale
* vedi le 4 norme del Bartoli
Cap. 8: Il dialetto parlato e il dialetto scritto
→ Esiste una cospicua produzione dialettale scritta
La scrittura del dialetto alla quale si riferisce il Terracini è quella di tipo documentario, utilizzata per
finiscientifici. C’è poi la scrittura dialettale ad opera dei parlanti che ha fini pratici o letterari.
→ Gli scritti dialettali: LETTERARI / NON LETTERARI
Poesie, prosa, testi teatrali, giornali locali epistole, iniziative in chiesa e a scuola
*Saggio di B.Croce – 1926
Tra lo scritto e il parlato possiamo collocare il cosiddetto: DIALETTO DA VEDERE, quello impiegato nel
cinema.
1930 - Il cinema muto costituito dalle didascalie dialettali.
Cap.9: Fonti e strumenti per la conoscenza dei dialetti: DOCUMENTAZIONE DIALETTALE
• I VOCABOLARI dialettali
• Le GRAMMATICHE dialettali
• I TESTI dialettali
• Gli ATLANTI LINGUISTICI
Cap.10: La classificazione dialettale dell’Italia
La classificazione dei dialetti, intesa come delimitazione di aree dialettali o famiglie linguistiche avviene
nella seconda metà del 21esimo secolo, parallelamente allo sviluppo della dialettologia (scientifica).
Molti studiosi, tra cui G.I. Ascoli e C. Merlo, propongono classificazioni diverse dove però vige, quasi
sempre, il PRINCIPIO DI CRITERIO GENEALOGICO = (valutazione di maggiore o minore distanza dei diversi
dialetti dalla lingua da cui sono derivati, il latino).
Classificazione di ASCOLI - 1882:
→
gruppo A dialetti franco provenzali, dialetti ladini
→
gruppo B dialetti gallo-italici, dialetti sardi
→
gruppo C veneziano, dialetti centrali, dialetti meridionali, còrso
→
gruppo D toscano
*gruppo D con maggiore fedeltà al latino
Classificazione di G
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Riassunto esame Dialettologia, prof. Bettega, libro consigliato Dialettologia araba, Olivier Durand