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Deontologia - Appunti Completi

Appunti di Deontologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della professoressa Brandi dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in infermieristica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Deontologia docente Prof. A. Brandi

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Deontologia

Il termine “Deontologia” deriva da “deon”, che significa “dovere”, e “logos”, che significa

“scienza”. A differenza dell’etica e della morale, la deontologia rappresenta un insieme di

regole, che indicano come comportarsi in quanto membri di un corpo sociale: il codice

La deontologia, dunque, riguarda i comportamenti da tenere nell’esercizio

deontologico.

delle prestazioni. Ma perché studiare questa materia?

Perché prendere coscienza di alcuni concetti nuovi e confrontarli con quelli già posseduti

(morale soggettiva) aiuta a comprendere come:

1. Agire

2. Porsi

3. Vivere ed interagire

4. Affrontare situazioni problematiche

5. Approfondire alcune norme giuridiche

L’etica rappresenta una branca della filosofia. Il termine fu introdotto da Aristotele, Platone e

l’uomo agisce per un fine che è la felicità, intesa come felicità mediata dalla ragione,

Socrate:

capacità specifica dell’uomo. Essere persone etiche è, dunque, un dovere fedeltà all’essere

di

persone umane: è necessario guardare agli altri come esseri dotati di ragione, senza basarsi

sulle differenze culturali, religiose o etiche.

L’infermiere è chiamato ciascun giorno a vivere l’etica, perché in ogni momento deve saper

adottare un modello di comportamento pratico, relativo anche alle piccole cose di tutti i

giorni. l’etica rappresenta un sapere

Secondo il filosofo Toulmin, pratico e non teoretico, di cui non

intendeva con “etica” l’aspetto più oggettivo della condotta,

è una mera applicazione. Hegel

mentre con “morale” l’aspetto più soggettivo (per esempio, l’intenzione del soggetto e la sua

Da sempre, dunque, l’etica rappresenta qualcosa di immutabile e

disposizione interiore).

universale. Tuttavia, l’esperienza dimostra, a volte, come sia vero il contrario: davanti ad una

stessa situazione, i comportamenti “etici” assunti risultano essere estremamente differenti da

persona a persona (può essere il caso dell’aborto o dell’eutanasia).

sono:

Gli elementi costitutivi dell’etica

1. La legge morale naturale

2. La coscienza

3. La libertà

La legge morale naturale

Secondo Aristotele questa rappresenta un insieme di princìpi morali universali, che la ragione

morale dell’uomo trova naturalmente e spontaneamente, a partire dal proprio modo di essere

e di vivere. Si tratta, dunque, di legge, perché sono princìpi, norme; è morale, perché relativa

al bene e al valore che fa percepire alla persona ciò che realmente vale; è naturale, poiché

innata in ogni uomo.

La coscienza

E’ l’uomo che riflette e prende consapevolezza di sé stesso, delle proprie possibilità e, in base

alla propria riflessione, opera determinate scelte; rappresenta, dunque, la dimensione

soggettiva della moralità. La coscienza si forma attraverso 2 sollecitazioni: i rinforzi positivi

come l’influenza dei genitori o degli amici; l’attività

e negativi, cognitiva individuale, cioè il

codice di comportamento soggettivo, personale.

La coscienza, quindi, è condizionata da molteplici aspetti:

1. Ignoranza: Non conoscere i termini del problema, i valori in gioco, oltre a far

agire in modo errato, può anche portare ad agire in modo non sicuro;

2. Emozioni: Forti emozioni spingono a compiere atti e gesti che superano, per

intensità, la nostra volontà, possono accecare la ragione di una persona, facendole

assumere atteggiamenti sbagliati;

Può confondere e togliere lucidità a chi sta compiendo l’azione in una

3. Paura:

determinata situazione. E’ opportuno non farsi un alibi della paura: questa può, sì,

far adottare comportamenti che in altre situazioni non sarebbero stati mai

considerati validi, ma ciò non implica il fatto di poter agire, sapendo che in futuro

l’azione sarà giustificata;

4. Carattere: Può essere considerato un condizionamento abituale che ognuno deve

conoscere, per poterlo tenere sotto controllo.

Altri condizionamenti possono essere rappresentati da quelli che non sono dentro di noi, ma

che in qualche modo influenzano le nostre decisioni, come:

1. La famiglia

2. La società

3. I mass media, che infondono nel cittadino un senso di non fiducia nelle strutture

ospedaliere.

In aiuto della coscienza, invece, intervengono i cosiddetti criteri di discernimento (cioè quei

criteri che permettono di scegliere):

1. Bene maggiore: La nostra coscienza deve essere rivolta sempre alla ricerca del bene

maggiore. Nella valutazione di quale sia il bene maggiore, devo tener presente i valori

e le abitudini del paziente;

2. Male minore: Quando non abbiamo la possibilità di eseguire il bene maggiore, ogni

nostra azione inesorabilmente costituisce un male per il paziente. Il nostro obiettivo è,

quindi, quello di limitare il male (male minore);

3. Bene presunto: Si deve agire in relazione al bene presunto quando la capacità di

identificare il bene dal male risulta impossibile. L’azione, pertanto, deve presumere la

realizzazione di un bene anche se, teoricamente, potrebbe esiste un bene ancora

maggiore; Si verifica quando, ad un’azione, si associa un secondo effetto non

4. Duplice effetto:

voluto, ma inevitabile. Per esempio, è frequente che particolari farmaci (morfina)

provochino pesanti effetti collaterali (riduce il dolore, ma provoca un deterioramento

della capacità respiratoria);

Si verifica quando l’individuo non agisce in prima persona,

5. Cooperazione al male:

compiendo un male, ma si trova a cooperare con un altro. Su un piano etico egli è

colpevole come colui che agisce.

Alla coscienza, in fase decisionale, si lega sempre la responsabilità dell’atto. Un atto può

ritenersi completamente responsabile solo quando la coscienza di chi agisce CONOSCE cosa

sta facendo. Pertanto la persona deve avere la conoscenza del valore in gioco e la volontà e

dell’atto che va a compiere.

libertà

Esiste, poi, una responsabilità a monte che rende volontarie quelle azioni che non lo sono,

rispetto alla causa che provoca il danno. Per esempio, le azioni che il soggetto non avrebbe

desiderio di compiere ma che, rispetto all’azione, potevano essere previste. Gli aspetti che

vanno tenuti in considerazione per valutare se il proprio comportamento sia buono o cattivo,

e dai quali deriva il grado di responsabilità, sono:

L’oggetto dell’azione: è ciò che ci si accinge a fare. Di per sé l’oggetto dell’azione è

1. generalmente neutro, ossia né buono né cattivo; è l’intenzione, il motivo per cui lo si

esegue, che gli attribuisce una connotazione morale;

L’intenzione del soggetto che compie l’azione: è lo scopo che l’azione intende

2. perseguire (buona o cattiva);

3. Le circostanze: in questo ambito rientrano tutti quegli elementi che connotano meglio

la situazione come buona o cattiva.

Prima del 1834, non esistevano concetti che parlavano o trattavano di deontologia, a parte il

che vedeva nell’attività medica una disciplina espletata come un

giuramento di Ippocrate, La deontologia è “quel settore dell’arte e

impegno ad interessarsi nel dolore altrui. della

scienza che ha per suo oggetto il fare in ogni occasione ciò che è conveniente”. Il compito

della deontologia consiste, dunque, nella distribuzione degli obblighi derivanti da fonti

diverse, nello stabilire quale debba ottenere la preferenza e quale debba rinunciarvi. Non

riguarda, infatti, la tecnica, ma i comportamenti, che si caratterizzano in quanto rispondenti a:

1. Il principio di correttezza: si riferisce alle doti personali di buona educazioni;

2. Il principio di riservatezza: si riferisce a ciò che riguarda informazioni e dati

strettamente personali del paziente;

3. Il principio di informativa e veridicità: devono essere fornite in modo esaustivo tutte

le informazioni richieste dalla persona assistita;

implica l’impegno a

4. Il principio di colleganza: rispettare i colleghi anche in caso di

opinioni contrastanti; riguarda l’indossare una divisa, che

5. Il principio di dignità e decoro professionale:

trasmette un messaggio dal punto di vista professionale, ma allo stesso tempo

rappresenta un vero e proprio decoro nei confronti dei colleghi. La divisa differenzia

ed evidenzia la professione: è necessario, per questo motivo, indossarla con dignità e

decoro.

Il codice deontologico, dunque, rappresenta l’insieme delle norme della condotta

professionale. Manifesta le esigenze etiche di una professione e rappresenta lo strumento

attraverso il quale il professionista si presenta alla società. Il codice deontologico è, infatti,

destinato ai: destinatari della professione, colleghi, altri professionisti, se stessi (come

professionisti).

Nel 1999, la legge 42 ha dato una serie di disposizioni in materia di professioni sanitarie:

“Il campo di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie è determinato dai contenuti

dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici

dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post-base nonché degli specifici

codici deontologici”.

La violazione delle norme deontologiche prevede l’intervento da parte del Collegio

Provinciale d’appartenenza, che stabilisce le sanzioni, quali:

1. Avvertimenti (Richiamo verbale)

2. Censura (Richiamo scritto)

Sospensione dell’esercizio professionale (da 1 a 6 mesi)

3. Radiazione dall’Albo (prevista in caso di veri e propri reati)

4. uno strumento indirizzato all’orientamento e

Il codice deontologico non è un codice etico, ma

alla realizzazione di comportamenti personali accettati dalla professione, che consente a

qualunque infermiere la possibilità di esprimere il proprio progetto etico in modo

differenziato.


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DETTAGLI
Esame: Deontologia
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Riassuntiinfermieristica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Brandi Angela.

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