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Deontologia

Appunti di deontologia sullo sviluppo storico della deontologia infermieristica in ambito internazionale e in ambito italiano. Diviso in 4 capitoli + conclusioni, note e bibliografia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. De Paola dell’università degli Studi di Firenze - Unifi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Deontologia docente Prof. A. De Paola

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2.1.2 ICN 2

L’International Council of Nurses (ICN) è una federazione che comprendere più di 130 associazioni

infermieristiche e più di 16 milioni di infermieri nel mondo. Fondata nel 1899, è la prima e più

grande organizzazione internazionale per i professionisti della salute. Gli obbiettivi dell’ICN sono

tre: - Unire gli infermieri di tutto il mondo;

- Far progredire gli infermieri e la professione infermieristica in tutto il mondo;

- Influenzare le politiche sanitarie.

Inoltre, cinque valori fondamentali guidano e motivano tutte le attività dell’ICN:

- Una leadership capace di vision;

- Inclusività;

- Flessibilità;

- Partnership;

- Il raggiungimento di obbiettivi prefissati.

Il Codice Deontologico degli infermieri dell’ICN è il punto di riferimento per la pratica assistenziale

infermieristica in tutto il mondo.

Gli standard, le linee guida e le politiche per la pratica professionale, la formazione,

l’organizzazione, la ricerca e il benessere socio economico dell’ICN sono accettate, a livello

internazionale, come la base delle politiche professionali infermieristiche.

2.2 Sviluppo storico della deontologia infermieristica in ambito italiano

Il Codice Deontologico degli infermieri italiani è giunto alla sua quarta versione. Questi documenti

(1960, 1977, 1999, 2009) coprono un arco temporale di quasi cinquant’anni e sono espressione dei

cambiamenti socio-culturali che hanno investito la professione infermieristica, modificando gli

standard del comportamento etico ma mantenendo intatta la valenza della deontologia.

2.2.1 Primo Codice Deontologico (1960)

Negli anni Sessanta l’infermieristica è identificata come professione ausiliaria e la sua attività viene

regolata e guidata dal Mansionario dell’Infermiere Professionale, creato nel 1940. Le strutture

sanitarie erano per lo più ospedali e le infermiere sono esclusivamente donne, in quanto

l’assistenza nasce e si sviluppa in primo luogo legato al ciclo naturale femminile come “aiuto alla

2 è possibile consultare il sito per ulteriori informazioni su http://www.icn.ch 8

vita”, che fin dalle origini assicurano a propri gruppi il naturale svolgimento delle più comuni

attività quotidiane e dei cosiddetti “momenti di passaggio”.

Nel 1960 fu emanato della Federazione dei Collegi IPASVI il primo codice di deontologia formato

da una breve premessa e 11 articoli.

2.2.2 Secondo Codice Deontologico (1977)

In questi anni l’Italia si trova di fronte ad un boom economico che ha permesso il passaggio da una

società prevalentemente contadina a un centro industriale di rilievo.

In questo nuovo contesto, gli italiani cominciano a preoccuparsi sulla tutela dei diritti,

3

concentrandosi in modo particolare sull’articolo 32 della Costituzione Italiana . 4

Dal punto di vista sanitario si hanno notevoli progressi con la legge Basaglia 180/78 e con la Carta

5

dei diritti del malato utente dell’ospedale e adottata dal Comitato Ospedaliero della Comunità

Economica Europea del 1979, dove si parla già di diritto del malato all’autodeterminazione.

Dal punto di vista giuridico-normativo l’infermiere esercita ancora una professione sanitaria

ausiliaria ma il suo campo di attività è regolato da una revisione del Mansionario avvenuta nel

1974.

Alla luce delle recenti trasformazioni è inevitabile creare un nuovo codice, e così avvenne nel

1977, formato da 12 norme suddivise in tre arre deontologiche:

- Dimensione umana;

- Rapporti sociali;

- Impegno tecnico-operativo.

3 Art. 32 Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale

diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di

legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (5

c.c.)”.

4 Le Legge 180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò

il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Ciò che ha fatto

dell’Italia il primo paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici.

5 È possibile consultarla sul sito http://www.cittadinanzattiva.it/corporate/salute/1953-carta-dei-

diritti-del-malato.html 9

La prima area è riferita agli obblighi dell’infermiere nei confronti dell’assistito, è ribadito il rispetto

del segreto professionale delle differenze di razza, ideologie e condizione sociale. Nella seconda

area sono focalizzati i rapporti sociali con una nuova visione della persona prendendo in

considerazione la famiglia, la comunità e il mondo del lavoro. Nell’ultima area vengono trattati gli

aspetti contrattuali. In tutto il codice, a differenza di quello precedente, non si parla più di

“malato” ma di “uomo, persona, assistito e cittadino”. La professione infermieristica non è più

incentrata solamente sull’ospedale, tanto che si riconosce che essa ha una dimensione umana,

sociale, tecnica e sono prerogative dell’infermiere non solo l’assistenza diretta all’interessato ma

anche la prevenzione e la riabilitazione.

2.2.3 Terzo Codice Deontologico (1999)

Il nuovo Codice definisce l’infermiere come professionista responsabile e autonomo operante in

una realtà dove l’utente acquisisce sempre più diritti e consapevolezza del proprio ruolo

all’interno del processo diagnostico-terapeutico che si sta delineando.

6

Con la legge 883 del 23 dicembre 1978, meglio conosciuta come “legge di riforma sanitaria”, è

stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che compete allo Stato, alle Regioni e agli Enti

locali territoriali garantendo la partecipazione di tutta la popolazione.

Occorre inoltre menzionare l’avvento della bioetica in tutti i livelli, istituzionale, sociale e

professionale che avrà notevoli ripercussioni anche in ambito infermieristico. La bioetica (etica

applicata alla medicina) è una disciplina che esamina il comportamento dell’uomo in relazione alle

nuove innovazioni scientifiche. 7

Il Decreto Ministeriale 739 del 1994 istituisce il profilo professionale dell’infermiere. 8

Il Codice del 1999 si delinea partendo da un documento denominato “Patto infermiere-cittadino” ,

che risulta essere un riferimento agli impegni assunti dalla professione nei confronti della

comunità, un accordo che mette i due attori sullo stesso piano individuando i bisogni di assistenza

e i possibili interventi atti a risolvere le richieste della persona, instaurando un rapporto di

rispetto, fiducia e ascolto.

6 Informazioni dettagliate sul sito

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_231_allegato.txt

7 Decreto consultabile sul sito http://www.nurse24.it/infermiere/professione/profilo-

professionale-dellinfermiere.html

8 Patto infermiere-cittadino http://www.ipasviaq.it/patto-infermiere-cittadino 10

9

La valenza giuridica del Codice Deontologico è ribadita con l’emanazione della legge 251 del 2000

10

e con la legge 43 del 2006 , che sancisce l’obbligo dell’iscrizione all’albo, la trasformazione dei

Collegi in Ordini e la definizione delle aree professionali ponendo una distinzione tra l’area

infermieristica e ostetrica. Capitolo 3

Il Codice Deontologico del 2009 accoglie e recepisce nuove richieste che la società impone e si

rinnova non solo nei contenuti ma anche nella stessa formulazione degli articoli, eliminando ogni

espressione che denoti obbligo, dovere, necessità.

Il professionista deve considerare il proprio Codice come punto di riferimento per il corretto

esercizio quotidiano dell’attività, in quanto costituito da norme aventi il valore di direttive atte ad

indirizzare l’attività professionale. Il nuovo Codice evidenzia i problemi assistenziali, socio-sanitari

ed etici derivanti dal mandato sociale specifico della professione: rispetto per la vita della persona,

tutela e promozione della salute.

Il nuovo Codice è composto da 51 articoli, suddivisi in 6 capi e prevede le disposizioni finali:

- Capo I composto dai primi sei articoli;

- Capo II include gli articoli dal 7 al 10;

- Capo III include gli articoli dal 11 al 18;

- Capo IV include gli articoli dal 19 al 40;

- Capo V include gli articoli dal 41 al 46;

- Capo VI include gli articoli dal 47 al 51.

Il capo IV è considerato quello più “corposo” perché include gli articoli che si occupano dei doveri

che ha l’infermiere nei confronti degli assistiti.

3.1 Infermiere e relazione con la persona/assistito

La relazione che si realizza tra utente e infermiere si realizza attraverso interventi specifici,

autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnicoscientifica, gestionale, relazionale ed

educativa.

9 Legge integrale sul sito http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00251l.htm

10 Legge integrale sul sito http://www.camera.it/parlam/leggi/06043l.htm 11

Nell’esercizio della professione, l’infermiere ha il compito di promuovere un ambiente in cui siano

rispettati i diritti umani, i valori, le consuetudini e il credo religioso della persona, della famiglia e

della comunità.

La missione primaria dell’infermiere è quella di assistere la persona in una visione olistica,

considerando non solo la persona come singolo soggetto ma come un soggetto in una realtà. Per

questo motivo la relazione infermiere-assistito è ricca di scambi, talvolta di incomprensioni, che

non devono comunque interferire nell’operato, in quanto l’infermiere deve dimostrare di

possedere valori professionali quali il rispetto, la comprensione, la compassione, le fiducia e

l’integrità.

3.2 Infermiere e la volontà e la dignità dell’assistito nei processi di cura e

assistenza

L’infermiere ha il compito di riconoscere dignità in ogni fase della malattia. Questo comporta un

impegno per prevenire e contrastare il dolore, per ricevere i trattamenti necessari e per assicurare

una figura di supporto fino al termine della vita.

La morte, termine ormai evitato dalla società in cui viviamo oggi, è un momento cui l’infermiere

guarda con rispetto e si pone al fianco dell’assistito e ne tutela le volontà in merito alle

prestazione necessarie e contrasta qualsiasi forma di accanimento terapeutico o assistenziale. Nel

caso in cui l’assistito non possa manifestare le proprie volontà, l’infermiere tiene conto di un

possibile testamento biologico, pur non partecipando a interventi atti a provocarne la morte,

anche se richiesta dall’assistito stesso.

L’infermiere deve essere una figura di aiuto e supporto non solo per l’interessato ma per tutta la

famiglia e le persone di rifermento dell’assistito, soprattutto quando al termine della malattia e al

momento della perdita. L’infermiere ha inoltre il compito di informare ed educare sulla possibilità

di donazione di sangue, tessuti ed organi, inteso come atto di solidarietà.

3.3 L’infermiere, le relazioni professionali e il rapporto con il sistema

sanitario

L’approccio alla pratica infermieristica è di tipo collaborativo, intrattenendo relazioni con i colleghi

di lavoro, sia appartenenti alla professione infermieristica sia ad altri ambiti, basandosi sempre e

comunque sulla collaborazione ed il rispetto. Proprio sulla base di comportamenti ispirati al

rispetto e alla solidarietà, l’infermiere è chiamato a segnalare al proprio Collegio professionale

qualsiasi forma di abuso o comportamento che sia contrario alla deontologia professionale. 12

L’infermiere deve difendere il decoro personale e il prestigio della professione che esercita. Di

fronte a carenze o disservizi, deve comunicare con i responsabili della struttura in cui opera,

rifiutandosi di compensare le carenze e i disservizi quando queste non sia eccezionalità ma

consuetudine.

All’infermiere è affidato il compito di tutelare la promozione della salute e la sicurezza della

collettività, denunciando l’esercizio abusivo della professione e in caso si trovi davanti a mancanza

di decoro dell’esercizio professionale. 11

3.4 Articoli codice deontologico e commenti

Il Codice Deontologico è un supporto per affrontare sia i conflitti derivanti dall’esercizio, sia quelli

che si sviluppano al suo interno. Il Codice propone modelli di comportamento condivisi dalla

comunità infermieristica, al di là di qualsiasi visione religiosa, filosofica o ideologica. Va oltre le

scelte etiche del singolo, dando un aiuto oggettivo a chi lo usa come strumento di supporto.

Nel Capo I (art. 1-6) si individua l’infermiere non più come ausiliario ad altre figure ma elemento

fondante dell’autonomia professionale. L’infermiere è il solo responsabile dell’assistenza

infermieristica, che si pone non solo al servizio della singola persona ma per la famiglia e la

comunità, pensando ad un’assistenza in senso olistico. L’infermiere, in qualità di professionista

sanitario, deve sempre rispettare i principi e i valori della persona assistita, agendo in una cornice

valoriale che tiene conto delle necessità di ogni singola persona (assistenza personalizzata). Il

professionista deve essere in grado di cogliere tutti gli aspetti dell’assistito ed approfondirli,

prendendo in considerazione tutti gli elementi che sono in gioco. L’infermiere assiste l’interessato

nel rispetto dei diritti umani della persona attuando interventi specifici, talvolta di natura

relazionale. Nella prospettiva culturale di un’assistenza sanitaria che non si occupi solo dello stato

di salute negativa, cioè dello stato di malattia, ma persegua lo promozione della salute positiva,

intesa come miglior benessere e migliore qualità della vita dei singoli e delle comunità, l’infermiere

svolge un ruolo fondamentale.

Capo II (art 7-10): l’infermiere deve agire per far raggiungere all’assistito il recupero della salute

possibile e la promozione della miglior qualità di vita possibile, attraverso la minimizzazione delle

disabilità, svantaggio, fragilità, o dei conseguenti svantaggi sociali. Si definisce “disabilità” una

qualsiasi limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza

considerati normali per un essere umano; si definisce “svantaggio” (talvolta indicato come

12

handicap) la condizione sfavorevole conseguente a una menomazione o a una disabilità che in un

11 L’intero Codice Deontologico dell’infermiere è consultabile sul sito http://www.ipasvi.it/norme-

e-codici/deontologia/il-codice-deontologico.htm

12 Si definisce menomazione una qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o funzione

psicologica, fisiologica o anatomica. 13

certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione

all’età, al sesso e ai fattori socio-culturali.

In caso di necessità di natura etica, il professionista può avvalersi di ciò che enuncia il Codice

Deontologico e confrontarsi con altri professionisti della salute per prendere una decisione,

indicata in quel momento come “più giusta”.

Secondo il principio di non maleficienza, l’infermiere non deve arrecare danno al paziente.

L’interessato può essere danneggiato intenzionalmente con azioni dolose, cioè trasgressioni

volontarie e coscienti, ma anche involontariamente, senza che l’evento sia voluto. A seconda del

caso in cui ci troviamo si attuano diversi protocolli operativi. È un principio morale alla base del

paternalismo.

L’infermiere deve usare tutte le risorse disponibili in modo ponderato per perseguire il principio di

beneficienza (o beneficialità), che si trova al vertice dei principi etici in sanità e racchiude il fine

primario di ogni professione socio-sanitaria.

L’obiezione di coscienza (art. 8) consiste nella non accettazione deliberata e pubblica di una norma

al fine di essere coerente con i propri principi morali. In ambito sanitario, l’obiezione di coscienza è

13

prevista solo in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78 ), alla

14

sperimentazione animale (Legge 413/93 ) e alla procreazione medicalmente assistita (Legge

15

40/04 ).

Capo III (art. 11-18): l’infermiere deve essere costantemente formato e informato riguardo i temi

di natura infermieristica, cercando di migliorare continuamente sé stesso e l’attività di equipe.

Conosce il processo diagnostico-terapeutico affinché moduli efficacemente il suo intervento.

In ambito infermieristico, vi sono molte opportunità di carriera e avanzamento, tra cui troviamo:

infermiere praticante, infermiere clinico specializzato, infermiere ricercatore e infermiere

educatore. Gli infermieri praticanti hanno una formazione avanzata e agiscono in modo più

autonomo e indipendente rispetto ad altri nella pratica infermieristica. Gli infermieri clinici

specializzati hanno un’esperienza avanzata in una determinata area, mettendo a disposizione il

loro sapere “aggiuntivo” a colleghi e collaboratori che necessitano di aiuto. Gli infermieri

ricercatori sono responsabili del continuo sviluppo e la ridefinizione delle conoscenze

infermieristiche e la pratica attraverso l’analisi dei problemi infermieristici. Gli infermieri educatori

si sviluppano in diversi contesti, comprese scuole infermieristiche e divertimenti per la formazione

continua del personale. Tutto questo per dire che l’assistenza infermieristica non si basa solo sulla

13 Intera Legge consultabile sul sito:

http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_normativa_845_allegato.pdf

14 Legge consultabile su: http://www.novivisezione.org/info/legge_413.htm

15 Legge consultabile su: http://www.camera.it/parlam/leggi/04040l.htm 14

tecnica messa in pratica ogni giorno ma è frutto di studi e di continue evoluzione atte a migliorare

i benefici verso l’interessato. L’infermiere agisce secondo quanto imparato, chiede informazioni e

supervisione per pratiche di cui non è momentaneamente a conoscenza e ricorre a consulenza,

formazione o sostituzione con colleghi più esperti in caso di necessità.

Nonostante l’infermieristica si ponga come disciplina scientifica riconoscibile per un proprio

oggetto di studio, separato da altre discipline, questo non togliere che l’infermiere, in specifici casi,

possa rivolgersi ad altri professionisti sanitari per consulenze o interventi di natura specialistica.

L’infermiere deve agire in un quadro di valori ben definiti, deve spesso ricorrere ai concetti di etica

e morale durante il suo agire e spesso deve approfondire argomenti di riflessione bioetica.

Il professionista infermieristico è titolare dell’assistenza infermieristica ed è quindi libero da

qualsiasi tipo di condizionamento derivanti da pressioni dell’assistito, dei familiari o da altri

operatori.

L’infermiere è chiamato ad agire per il bene del paziente (principio di beneficienza). È ancora

discusso il significato di “bene dell’altro” che potrebbe interferire con l’autonomia.

Capo IV (art. 19-40): l’infermiere è dotato di un corpo sistematico di teorie e un insieme di

strumenti culturali, metodologici e tecnici allo scopo di assistere al meglio le singole persone e

gruppi nel soddisfacimento dei propri bisogni. L’infermiere ha un importante ruolo di informazione

ed educazione verso la comunità, cercando di migliorare i rapporti utente-servizi-operatori.

Definito anche nel Profilo, l’infermiere valorizza e tutela la promozione della salute e della qualità

della vita attraverso il processo educativo, che ha per scopo, in senso generale, lo sviluppo

armonico ed integrale in ogni persona e, nella sua applicazione all’assistenza sanitaria (educazione

alla salute), la trasformazione delle potenzialità di ciascuno in concrete capacità di auto-cura e

auto-assistenza. Mediante l’educazione ci si propone di utilizzare al meglio le risorse di cui ogni

persona dispone e che consistono in conoscenze (sapere), abilità (saper fare) e motivazioni (saper

essere). L’intervento educativo dell’infermiere riguarda tanto il singolo, sano o malato, quanto il

suo nucleo familiare e, in alcuni casi, l’intera popolazione a rischio (basti pensare alle campagne

sugli stili di vita).

L’infermiere deve ricordarsi che la persona assistita è protagonista del proprio processo di cura.

Come teorizzato dalla statunitense Hildegard Peplau, la relazione non è un intervento da fare: la

relazione è assistenza infermieristica. Per questo motivo dovremmo tornare, sotto alcuni aspetti,

ad una concezione passata di persona assistita, staccandoci da un approccio di natura

prevalentemente scientifica e tecnologica, che non si prende cura della persona malata ma della

malattia.

L’infermiere è chiamato a fornire informazioni e conoscenze sanitarie, ad insegnare

concretamente a risolvere i problemi che si pongono e, infine, ma non per questo meno

importante, a sostenere e a confortare i familiare in un compito impegnativo. L’infermiere deve

sempre tener conto della realtà con cui si interfaccia. 15

L’infermiere ha il compito di conoscere il percorso dell’assistito (che ha già percorso o che sta per

percorrere) e di tenerlo informato sugli interventi atti ai propri bisogni di vita. Deve oltretutto

garantire la capacità di farsi comprendere dall’interessato.

L’infermiere rispetta il diritto dell’assistito a non essere informato sul proprio stato di salute solo

nel caso in cui questo non comporti un rischio di danni a sé p ad altri; tutela la riservatezza dei dati

a cui viene a conoscenza e rispetta il segreto professionale non solo per obbligo giuridico ma per

personale convinzione. Gestisce e passa dati ad altri professionisti della salute solo in caso di

necessità; al di fuori dell’ambito dei professionisti, i dati possono essere resi “pubblici” solo su

esplicita richiesta dell’interessato. Il segreto non si limita solo agli aspetti sanitari contenuti nella

cartella clinica me è esteso a tutto ciò che è stato confidato al medico/infermiere.

La legislazione che riguarda l’inviolabilità del segreto professionale è contenuta nel:

- Codice Penale;

- Nei Codici di deontologia di diverse professioni;

- D.Legislativo 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

L’infermiere deve mantenere rapporti anche con altri professionisti per una migliore gestione

dell’assistenza, basandosi sempre sulla collaborazione e rispetto.

L’infermiere non deve mai ricorrere alla contenzione se non per prescrizione medica.

La persona assistita deve essere considerata come soggetto attivo dell’assistenza, tenendo conto

di fattori come età, sesso e condizione sociale. Deve comunque tutelare l’assistito ed aiutarlo nel

processo di assistenza: si può rivelare come un caregiver in determinate condizioni.

Durante l’evoluzione della malattia, le persone di riferimento, il medico, l’infermiere e l’equipe

assistenziale non possono essere rigidamente definiti da una legge potenzialmente fonte di

dilemmi etici, difficoltà relazionali e criticità professionali, ma devono essere vissuti e sviluppati

secondo le norme dei codici di deontologia professionale. Alternativa nella fase terminale della

malattia è data dalla palliazione, ossia quell’approccio integrato di assistenza e cura

dell’interessato grave o terminale, capace di migliorare la qualità della vita degli assistiti e delle

famiglie, attraverso la prevenzione e il trattamento del dolore e altri problemi fisici, psicofisici e

spirituali. L’infermiere deve contrastare l’accanimento terapeutico quando il volere del paziente

non coincide più con il percorso terapeutico programmato. Per questo, l’infermiere tiene conto di

quanto espresso dall’interessato in un potenziale testamento biologico, valido solo se scritto con

la firma autografata dell’interessato. Le volontà della persona assistita non sono però vincolanti

per il medico. In qualsiasi caso, l’infermiere non aderisce a nessuna azione che provochi la morte

dell’assistito anche se la richiesta parte da lui stesso (suicidio assistito). Deve essere una figura di

supporto alla persone care all’assistito sia durante l’evoluzione della malattia sia nel momento in

cui l’assistito venga a mancare. La continuità assistenziale è di particolare importanza. Al momento

del lutto, l’infermiere deve informare ed educare alla donazione di sangue, tessuti e organi al fine

di sostenere la solidarietà. 16


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DETTAGLI
Esame: Deontologia
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SarahMani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof De Paola Alberto.

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