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Demografia

1. Equazione di bilancio, tassi generici e fonti demografiche

Parte 1

La popolazione cresce perché cresce l’ammontare della popolazione (può aumentare o

diminuire), la popolazione cambia perché cambia il numero di abitanti del paese

(censimenti della popolazione italiana). Il numero è cresciuto nel tempo, anche se negli

anni più recenti il numero è in diminuzione.

La popolazione cambia anche perché cambiano altre caratteristiche, che possono essere

misurate tramite opportuni indicatori, non solo il numero. Per esempio, all’epoca del

censimento del 1861 (primo censimento dell’unità d’Italia), il tasso di natalità era pari al

36‰ (numero di nascite rispetto alla popolazione totale), mentre nel 2001 invece è sotto il

10‰ e quindi fortemente diminuito. Il tasso di mortalità (numero di decessi rispetto alla

popolazione totale) era pari al 32‰, mentre all’inizio del secolo è sotto il 10‰. Un altro

indicatore è il numero medio di figli per donna, che era pari a 5 figli in media, ora risulta

molto più basso 1,2. Il tasso di mortalità infantile (numero di decessi nel primo anno di vita)

è fortemente diminuito, da 230‰ a 6‰. Cambia radicalmente anche la durata media di

vita sia per i maschi che per le femmine. La popolazione anziana (65+) è in aumento, dl

2% a più del 20%. Anche l’età media al primo matrimonio si sta alzando, avvicinandosi

sempre più vicino ai 30 anni. Ci sono poi indicatori di stampo più culturale e sociale, come

la percentuale di analfabeti, che nel 1861 era parti al 78%, mentre ora è prossima al 2%.

La popolazione che sta cambiando sotto molti aspetti e la demografia va a documentare

queste trasformazioni e cambiamenti.

Da un punto di vista di base, la popolazione cambia perché cambiano le sue unità

costitutive, ovvero perché cambiano le persone, dato che nessuno è immortale. L’avere

una durata limitata e apportare le proprie scelte, azioni e comportamenti all’interno della

comunità producono cambiamento quantitativo e ricadute su come la popolazione e la

società va ad evolversi. Il fatto che la durata di vita è limitata e il fatto che le persone

possano dar vita a nuove unità costitutive (dar vita a nuove persone), fa sì che ci sia un

ricambio continuo della popolazione. Grazie a ciò, la popolazione italiana del 1861 è molto

diversa da quella di oggi, non solo perché è diverso il numero di persone e sono diversi gli

indicatori precedentemente osservati, ma anche perché le persone che ci sono oggi sono

diverse da quelle che c’erano nel 1861. Chi c’è oggi non c’era nel 1861, vi è stato un

cambiamento totale della popolazione a causa della durata limitata della popolazione. La

popolazione italiana evolve, ma rinnova al suo interno con entità nuove e aventi diverse

caratteristiche.

Questo cambiamento è endogeno, arriva dalle nascite prodotte dalla popolazione stessa.

La popolazione può andare avanti all’infinito, dato che tutti possono generare nuovi

individui, pur essendo la durata della vita di ciascuno limitata nel tempo.

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Parte 2

Veniamo all’equazione di bilancio, che misura questo cambiamento in forma però

elementare.

La popolazione P cambia ad un primo livello endogeno attraverso le nascite e le morti.

t

Questo rinnovo lo si può avere anche con flussi di entrata e uscita provenienti da alte

popolazioni, ovvero con immigrazioni e emigrazioni. Questa è un’equazione

deterministica, che consente di calcolare la variazione della popolazione tra l’inizio

dell’anno t e l’inizio dell’anno t+1. Questa variazione è la conseguenza delle entrate,

ovvero le nascite e gli immigrati, meno le uscite che sono le emigrazioni e i decessi.

Caratteristica intrinseca della popolazione è quindi quella di rinnovarsi continuamente.

Nella formula contabile più semplice, si può dar conto dello sviluppo della popolazione

attraverso l’algebra delle entrate e delle uscite per nascita e morte, immigrazione ed

emigrazione.

Nel corso dell’anno t il rinnovo si ottiene:

Con l’uscita di alcuni individui per morte (D )

• t

Con l’entrata di altri individui per nascita (N )

• t

Nascite e decessi costituiscono il movimento “naturale” della popolazione.

Es. 1.1.2001 P = 1.1.2000 P + 2000 N -2000D

Questa relazione vale per la popolazione mondiale (che cresce solo per le nascite e

diminuisce solo per i decessi) o per una popolazione di un territorio “chiuso”, cioè che non

prevede flussi migratori.

È possibile però rendere più generale questa equazione del bilancio della popolazione

tenendo conto dei flussi migratori, sia in uscita che in entrata, ossia il saldo migratorio.

Distinguiamo tra:

Saldo naturale: differenza tra nascite e decessi (N - D )

• t t

Saldo migratorio: differenza tra immigrati e emigrati (I – E )

• t t

Quindi la popolazione di un determinato intervallo di tempo può essere ottenuta

sommando a quella del periodo precedente il saldo naturale e il saldo migratorio.

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ESEMPIO

I dati sono presi dal sito dell’Istat, su

cui si possono trovare i dati di

nascita, decessi, immigrazione e

emigrazione.

Movimento della popolazione di un

comune lombardo del corso del 2000

STATO E MOVIMENTO

Importante tener distinte, nella equazione di bilancio, le grandezze di stato (stock) e le

grandezze di flusso o movimento.

Stato della popolazione: l’ammontare della popolazione perché definito in un istante

temporale. La popolazione cambia istante per istante e va quindi misurata in un istante

preciso. È un dato di stock.

Movimento della popolazione: ha senso considerarle all’interno di un intervallo,

solitamente un intervallo annuale. Corrisponde alle uscite e alle entrate nella popolazione

in un dato intervallo di tempo. Le grandezze di movimento corrispondono alla somma di

eventi accaduti alla popolazione in un prefissato intervallo temporale.

Esempio: in un istante infinitesimale di tempo la popolazione italiana sarà pari ad un certo

ammontare. Se misuriamo, invece, l’ammontare delle nascite in un preciso istante

infinitesimale il valore sarà sempre pari a 0 o al massimo 1 se riusciamo a beccare

esattamente l’istante in cui avviene la nascita.

Le grandezze di stato vengono definite in un istante temporale. Per convenzione

considereremo la popolazione al 1 gennaio di ciascun anno (inizio di ogni anno), mentre le

grandezze di movimento per convenzione fanno riferimento ad un anno di calendario se

non indicato diversamente.

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Parte 3

Nell’equazione di bilancio abbiamo i valori assoluti (numero di nascite decessi ecc.). Per

misurare l’intensità (la forza con cui si verifica) di un fenomeno però bisogna introdurre

degli indici relativi, non basati sui valori assoluti. Questi indicatori sono denominati tassi

generici. Avremo quindi un tasso generico di mortalità, di natalità ecc. in base alla

grandezza che vogliamo misurare. itassi generici misurano l’intensità di un fenomeno

Esempio. Nel corso del 2000 vi sono stati nel comune “A” 141 decessi, mentre nel vicino

paese “B” si sono osservati 282 decessi. È autorizzato allora il sindaco di A ad affermare

che nel suo paese il rischio di morte è la metà? La risposta è evidentemente no. Nel

misurare la mortalità bisogna almeno tener conto della popolazione totale da cui derivano

tali decessi.

1. Il tasso o quoziente generico è il rapporto tra gli eventi avvenuti in un dato anno e la

popolazione media dell’anno.

n . di . e vent i . a cca dut i . in . u n . d ato . a n n o

Tasso generico = popol a zion e . m edi a . a n nu a

La popolazione media dell’anno si calcola prendendo la popolazione di inizio anno e

sommandola alla popolazione di fine anno (oppure utilizzo la popolazione iniziale

dell’anno successivo perché l’Istat fornisce questo dato) e dividendo per 2.

Solitamente i dati sono poi moltiplicati per mille, facendo ciò è come se facciamo in

modo che la popolazione totale dello stato/città che stiamo analizzando sia di 1000

abitanti. Il risultato ci dice quindi ogni 1000 abitanti qual è l’estensione dell’evento

considerato.

Esempio. Nel 1999 a Milano si sono avute 10460 nascite, mentre in Italia sono state

537087. È evidente che tali due valori non sono direttamente confrontabili. Passando ai

tassi, otteniamo un tasso pari 8,0 a Milano e pari a 9,3 in Italia. Possiamo ora dire che

la natalità è stata più bassa a Milano rispetto al totale del Paese.

2. Tasso di mortalità m = D /P ¯

3. Tasso di natalità n = N /P ¯

4. Tasso di incremento naturaler = S /P¯ = (N - D) /P ¯ quindi: r = n – m con S

saldo naturale (N – D)

Se r è pari a 0 vuol dire che la popolazione non sta né aumentando né diminuendo, se

è negativo la popolazione sta diminuendo (ci sono più decessi che nascite), viceversa

se r è positivo ci sono più nascite che decessi, quindi la popolazione ha una

propensione alla crescita endogena.

Esempio. Nel comune lombardo visto prima, nel 2000:

P = (16495 + 16526) / 2 = 16510,5

Quindi: m = 141 / 1651,5 = 0,00845 (8,45‰)

Pagina 4 →

Se invece nel comune vicino P = 66042, D=282 m = 4,27‰

Quindi, pur avendo il doppio dei decessi risulta avere un tasso di mortalità che è la metà

rispetto al comune precedente.

D’ora in poi la popolazione media sarà indicata semplicemente con P.

LA DEMOGRAFIA D’IMPRESA

Molto spesso gli strumenti usati e inventati per l’analisi demografica sono estesi ad altre

discipline, come economia, sociologia, biologia ecc. I tassi generici ad esempio vengono

spesso usati nel caso delle imprese. Non ci sono le nascite e i decessi relativi alla

popolazione, ma ci possono essere nascite relative ad altre popolazioni, come le imprese.

In questo caso il tasso di natalità sarà il numero di imprese aperte durante l’anno t sulla

popolazione delle imprese mediamente attive durante l’anno. Discorso analogo per il tasso

di mortalità, che a denominatore presenta però le imprese cessate nell’anno t.

I tassi possono essere calcolati in una sequenza di anni, ottenendo così una serie storica.

Si può confrontare i tassi generici di diversi anni per vedere in quali anni sono state aperte

più imprese di quante ne abbiano chiuso e viceversa. Quando il tasso di moralità è più alto

del tasso di natalità, vuol dire che si è un periodo di difficoltà economica (più imprese

chiudono rispetto a quante aprono.

Si può essere ancora più specifici per esempio calcolando i tassi generici per settore

(settore industria, costruzioni ecc.). La differenza tra tasso di natalità e mortalità in questo

caso è chiamato tasso netto di turnover. È l’analogo del tasso netto di popolazione, ma

per le imprese. Se è negativo sono più le imprese che chiudono rispetto a quelle che

aprono e viceversa.

Solitamente il flusso fa riferimento all’intervallo annuale, tuttavia possiamo avere dei casi

in cui i dati di riferiscono ad un periodo diverso a quello annuale.

Esempio. Supponiamo che il periodo sia quinquennale, dal 1995 al 1999. Se calcoliamo il

tasso di incremento su un quinquennio, dobbiamo però ricondurlo all’intervallo annuale,

per motivi comparativi, quindi il numeratore va diviso per il numero di anni dell’intervallo

che stiamo considerando.

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Comune A: 850 decessi (nel periodo 1995-1999)

Comune B: 470 decessi (nel periodo 1995-1999)

Comune A: 18 mila abitanti (popolazione media 1995-1999)

Comune B: 4,2 mila abitanti (popolazione media 1995-1999)

N.B.: Popolazione media 1995-1999 = ( P + P) / 2

1.1.1995 1.1.2000

Tasso generico di mortalità (periodo 1995-1999):

Comune A: (850 / 5) / 18000 = 0.0094 (9,4‰)

Comune B: (470 / 5) / 4200 = 0.0224 (22,4‰)

Parte 4

FONTE DEI DATI DEMOGRAFICI

La fonte statistica è lo strumento istituzionale o organizzativo tramite il quale vengono

raccolti i dati di interesse. Vedremo fonti sia di stock che di movimento.

IL CENSIMENTO TRADIZIONALE

Una delle fonti di stock principali è il censimento della popolazione, che consente di

sapere quante sono le persone residenti nel nostro paese, quindi la consistenza, ma

anche la struttura rispetto alle età, rispetto al titolo di studio, la distribuzione sul territorio

riferita ad un preciso istante temporale. Questo è il censimento tradizionale.

Il primo censimento in Italia fu fatto nel 1861 (ha consentito di calcolare la popolazione a

italiana iniziale), l’ultimo quello del 2011 ed è l’ultimo censimento tradizionale in cui si

rileva tutta la popolazione italiana in un unico giorno.

I requisiti che deve avere il censimento sono:

Individuale: i dati devono essere rilevati su ciascuna persona della popolazione di

• interesse.

Universale: raggiungere tutti gli individui della popolazione.

• Simultaneo: le informazioni devono essere rilevate tutte nello stesso istante,

• idealmente nello stesso giorno, anche se nella realtà è poco probabile.

Periodico: essere realizzato con una cadenza fissa, per esempio in Italia la cadenza

• tipica è quella decennale

Finalità: scientifico-amministrative, di sicuro non fiscale o di altro tipo che mettano le

• persone in difficoltà a fornire certe informazioni che fanno intendere finalità ispettive o

simili. Finalità soltanto organizzative.

IL CENSIMENTO

Il censimento è condotto dall’Istat (istituto nazionale di statistica), è individuale, ma l’unità

di rilevazione è la famiglia, cioè c’è un questionario fornito ad ogni famiglia, ma con una

sezione relativa a ciascun individuo.

È un questionario auto compilato, ogni persona deve compilarlo autonomamente, non c’è

un intervistatore.

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Contenuti:

Attraverso i dati del censimento conosciamo: quanti siamo in Italia, la nostra età, il grado

di istruzione, il tipo di lavoro, gli spostamenti che facciamo per lo studio e il lavoro, le

situazioni nelle quali viviamo, le caratteristiche strutturali delle abitazioni.

A chi serve?

Se ne servono il Parlamento, la Presidenza del consiglio, le amministrazioni centrali e

locali e gli altri organi dello stato. L’informazione censuaria è utile anche alle aziende per

programmare le attività, ai giornalisti per attingere a dati attendibili e obiettivi, agli studenti

e ai ricercatori come mezzo di studio e analisi e, naturalmente, ad ogni cittadino per

comprendere meglio la realtà del proprio paese.

Il censimento tradizionale è una rilevazione complessa e costosa, è anche esposta a rischi

di errore nella realizzazione (è di difficile gestione).

Gli errori che possono essere fatti con il censimento sono:

Omissioni, non riuscire a rilevare informazioni su persone effettivamente residenti in

• Italia (il questionario non arriva a casa, non può essere compilato perché il destinatario

è all’estero…)

Doppi conteggi, la stessa persona è conteggiata 2 volte

• Mancate risposte parziali, il questionario viene compilato, ma alcune domande vengono

• saltate

Risposte errate, una risposta non viene data in maniera corretta

• Errori di registrazione e codifica, riguardano il passaggio da supporto cartaceo a

• informatico

I punti di forza sono:

Tutte le persone di un paese rispondono alle stesse domande nello stesso momento,

• infatti il censimento è l’unica indagine che fornisce informazioni omogenee in tutto il

territorio.

Dettaglio territoriale molto fine, nel caso dell’Italia a livello comunale, ma anche di

• sezione di censimento (possono essere costruiti indicatori molto dettagliati).

Fornisce i valori della popolazione legale, utile per votazioni ed elezioni.

• Consente di aggiornare i dati dell’analisi comunale.

I limiti sono:

I dati sono forniti e aggiornati ogni 10 anni, anche se la realtà sta cambiando sempre

• più rapidamente.

Il dettaglio delle informazioni è limitato (non c’è intervistatore, è auto compilato),

• È molto costoso da realizzare (costo equivalente ad una manovra finanziaria)

• È molto complesso da realizzare, pesante dal punto di vista organizzativo, quindi la

• qualità e tempestività dei dati raccolti non sono positivi come quelli attesi.

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CENSIMENTO 2011

Ultimo censimento realizzato nel modo tradizionale, ha però sperimentato novità

importanti rispetto ai precedenti.

Le principali novità che lo hanno caratterizzato sono:

a. Anziché essere consegnato a mano ad una persona del comune che batteva

sistematicamente tutte le vie e consegnava il documento ad ogni famiglia, coprendo il

territorio (non con una lista), furono utilizzate le liste anagrafiche (LAC) che vengono

aggiornate preliminarmente al censimento e spedite, anziché consegnate a mano casa

per casa. Fu più efficiente e meno costoso, pur perdendo la sua caratteristica di

aggiornamento dell’anagrafe (parte da dati anagrafici, a differenza di prima). Non è

quindi uno strumento utile per aggiornare le liste anagrafiche dei comuni.

b. Possibilità di compilarlo online, con conseguenti riduzioni di costi di stampa e di

tempo. Migliora la qualità delle informazioni (es. un individuo non può dichiarare di

avere 150 anni perché sono accettate sul modulo el

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Scienze economiche e statistiche SECS-S/04 Demografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emma.r8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rosina Alessandro.
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