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Riassunti demografia

Cosa è la demografia

Studiare la popolazione

La demografia si occupa di noi, di come siamo e di come cambiamo. Si occupa di uomini e donne che nella loro interazione reciproca formano una popolazione su un territorio e in grado di darsi continuità nel tempo. In senso meramente statistico: una popolazione è un insieme di elementi di un dato tipo, inanimati o animati. Nell'accezione demografica: una popolazione è solo quella costituita da esseri umani nel loro sistema di relazioni, culturalmente e geograficamente determinate. L'oggetto della demografia è la popolazione umana con le sue caratteristiche strutturali e le sue dinamiche spazio-temporali.

Sono importanti da conoscere anche le componenti che agiscono sulla crescita: una popolazione aumenta quanto più produce nascite e riceve flussi di immigrazione, mentre diminuisce nel caso opposto (decessi e fuoriuscite per emigrazioni).

Nella forma contabile più semplice, si può dar conto dello sviluppo della popolazione attraverso l'algebra delle entrate e uscite:

Nel corso di un generico anno t, il rinnovo si ottiene con: l'uscita di alcuni individui per morte (tD) o per emigrazione (tE) l'entrata di altri individui per nascita (tN) o per immigrazione (tI) Nascite e decessi costituiscono il movimento «naturale» della popolazione. Possiamo allora scrivere: t+1P = tP + tN − tD intendendo con tP la popolazione al primo gennaio dell'anno t (essendo la popolazione una grandezza di stock o di stato va definita su un momento temporale preciso) e con (t,t+1)N e (t,t+1)D (o più semplicemente tN e tD) rispettivamente il numero di nascite e di decessi avvenuti nel corso di tutto l'anno t (le grandezze di flusso o di movimento vanno infatti definite su un intervallo temporale, tipicamente l'anno di calendario).

La relazione sopra indicata vale per la popolazione mondiale o per una popolazione chiusa (assenza di movimenti migratori). In generale si deve tener conto anche del possibile interscambio con altre popolazioni. Pertanto, più in generale, l'equazione del bilancio della popolazione diventa:

t+1P = tP + tN − tD + tI − tE Con tS = (tN − tD) si indica inoltre usualmente il saldo naturale (ovvero quanto la popolazione è in grado di crescere per le sole dinamiche interne). Con tM = (tI − tE) si indica invece il saldo migratorio (il contributo alla crescita portato dalle dinamiche con l'esterno).

Le entità delle componenti di questa semplice equazione derivano da complessi meccanismi che regolano (come vedremo nei capitoli successivi) l'espressione della capacità degli individui di sopravvivere, riprodursi, spostarsi sul territorio. A loro volta questi flussi sono dipendenti dalle caratteristiche strutturali della popolazione.

Il complesso di tali componenti dinamiche e strutturali e delle loro interrelazioni costituisce un sistema coerente con i meccanismi propri di adattamento e autoregolazione rispetto alle sollecitazioni esterne, chiamato appunto sistema demografico.

La demografia si occupa anche di analizzare i comportamenti e le scelte di vita che si producono nelle biografie individuali. Per rispondere a tali esigenze conoscitive, la demografia ha sviluppato un apparato tecnico-culturale e metodologico distintivo e specifico rispetto alle altre discipline che studiano l'uomo. Dal momento che però il sistema demografico interagisce con quello ambientale, socio-culturale ed economico, la demografia è chiaramente interdisciplinare. (Es. la nascita di un figlio è un fatto prettamente demografico ma esito di aspetti psicologici, sociali, economici e biologici).

La demografia mettendo al centro della sua attenzione gli eventi vitali ha sviluppato un interesse privilegiato nei confronti delle fasi di passaggio (transizioni) che caratterizzano le biografie individuali. La mortalità ad esempio è il passaggio limite che porta all'uscita della condizione vivente e di membro della popolazione. Altri eventi importanti: distacco dalla famiglia di origine, unione di una coppia, ingresso nella condizione anziana…

Nascita ed evoluzione della disciplina

Il termine «demografia» appare per la prima volta nel 1855 nel volume di Achille Guillard ma l'origine della disciplina è ancora più antica. Una data importante è quella dell'uscita del famoso Saggio sul principio della popolazione (1798), un'opera cruciale nella riflessione teorica sui meccanismi di evoluzione e regolazione della crescita delle popolazioni. In particolare, già nei testi di Giovanni Botero (seconda metà del Cinquecento) si trova l'idea dell'evoluzione della popolazione condizionata dall'antagonismo tra due forze: la virtus generativa (il potere riproduttivo) e la virtus nutritiva (la disponibilità dei mezzi di sussistenza), con la tendenza della prima a eccedere sulla seconda. Più antiche sono invece le fonti demografiche: l'esigenza di enumerare la popolazione è stata infatti propria di tutte le grandi civiltà del passato.

Riguardo all'approccio metodologico, per lungo tempo la demografia ha avuto come principale interesse la descrizione delle caratteristiche e delle dinamiche della popolazione umana. I dati provenivano quasi esclusivamente dal censimento della popolazione e da fonti amministrative: quelli sullo stock (o «stato») della popolazione tipicamente forniti da censimento e anagrafe comunale, e quelli sulle componenti della dinamica (fonti di «flusso» o «movimento») ottenuti dalle registrazioni continue di nascite, morti, matrimoni. I dati venivano forniti attraverso tabelle che incrociavano una o più caratteristiche di interesse. I demografi si limitavano in larga parte ad analizzare e interpretare questo tipo di informazioni quantitative.

Formal demography

L'approccio sopra descritto conosce il suo maggior sviluppo nei primi decenni del secondo dopoguerra, periodo in cui arriva a piena maturazione la formalizzazione degli strumenti che attualmente costituiscono la base della disciplina. Gli elementi più classici dei demografi sono: i modelli di crescita della popolazione, le misure di cadenza e intensità finale della fecondità, le funzioni biometriche della tavola di mortalità, la piramide delle età e gli indicatori di struttura e richiedono tutti elaborazioni a livello macro, cioè a partire da dati aggregati ottenibili da fonti amministrative. L'apparato tecnico e teorico alla base della formal demography prende avvio nel 1662 dal prototipo di tavola di mortalità di John Graunt e raggiunge raffinate punte di formalizzazione matematica negli anni '60 e '70, portando ad approfondimenti analitici decisivi per la comprensione dei meccanismi alla base dei processi di popolazione.

Dati individuali e modelli esplicativi

Nel corso degli anni Settanta del Novecento si apre una nuova fase che arricchisce notevolmente gli strumenti sia metodologici sia concettuali della disciplina, innovando fonti, metodi e obiettivi. Un passo importante nella nuova direzione è il progetto della World Fertility Survey, una serie di indagini condotte in molti paesi tra il 1974 e il 1982, con l'obiettivo di ricostruire attraverso domande retrospettive la storia coniugale e riproduttiva, nonché quella formativa e professionale dei singoli individui. Questo progetto ha fornito un'opportunità di approfondimento analitico a livello micro delle relazioni tra i comportamenti demografici e le altre dimensioni della biografia individuale. Vi partecipò anche l'Italia nel 1979.

Gli anni '70 costituirono un punto di svolta: perché combinando la logica della tavola di mortalità con quella del modello statistico di regressione (dove si mette in relazione una variabile con i suoi potenziali fattori esplicativi) si apre così lo studio allo sviluppo dei modelli di analisi della sopravvivenza (più in generale dell'analisi esplicativa dinamica dei comportamenti individuali). Sempre nello stesso decennio viene mostrato efficacemente come la curva del rischio di accadimento di un evento osservata a livello di popolazione non coincida in generale con il sottostante profilo del rischio a livello individuale. Questo contributo consente di chiarire in modo definitivo che gli eventi biografici vanno in generale analizzati a livello individuale e tenendo esplicitamente conto che ogni soggetto ha la sua specifica propensione a sperimentarli.

La centralità degli eventi biografici

Mentre nell'analisi demografica classica, come abbiamo detto, i processi vengono studiati con dati aggregati e assumendo di base l'omogeneità tra individui, l'approccio micro assume invece, come condizione di partenza, l'eterogeneità tra gli individui. Inoltre, se nell'analisi demografica classica ciascun evento viene studiato in modo isolato (allo stato «puro»), la prospettiva micro consente di allargare l'attenzione alla relazione tra gli eventi e all'influsso del contesto in cui si collocano.

Sempre attorno agli anni Settanta, produce un impatto rilevante, lo sviluppo dell'approccio microeconomico di Gary Becker applicato a comportamenti demografici come la scelta di sposarsi e di avere figli. Con Becker l'approccio esplicativo dei life events, basato sulla scelta razionale degli individui, s'impone progressivamente come il modello teorico di riferimento. La demografia non è più solo formal demography, ma diventa sempre più population studies, estende cioè il proprio campo di interesse allo studio dei comportamenti individuali poiché è dalle scelte a livello micro che si attuano le dinamiche sociali e di popolazione (livello macro).

Ad esempio: studiare i fattori che portano le coppie a rinunciare ad avere un figlio (in più) è fondamentale per capire perché l'Italia è un paese a bassa natalità e ad accentuato invecchiamento. In questo approccio si assume che gli eventi biografici non accadano indipendentemente tra di loro, ma vadano intesi come tappe di un percorso di vita con una sua coerenza interna. In particolare, quando accade un evento come l'uscita dalla casa dei genitori, la formazione di una propria famiglia e così via, il passato biografico ne custodisce le cause, mentre la storia successiva si prende carico delle implicazioni.

In questa accezione moderna dell'analisi demografica è evidente che la popolazione non è più semplicemente un collettivo di individui, ma l'insieme complesso delle biografie in cui gli eventi di natura strettamente demografica si producono interagendo con le altre dimensioni della vita (educativa, lavorativa, rapporti sociali e affettivi ecc.).

L'integrazione tra micro e macro

La prospettiva più feconda di analisi è quella dell'integrazione tra micro e macro. Le persone infatti non sono elementi indipendenti le cui decisioni sono determinate esclusivamente da caratteristiche, preferenze e valutazioni di costi e benefici espresse a livello individuale. Al contrario, può essere spesso l'azione di fattori esterni a indirizzare in una certa direzione i comportamenti dei singoli.

Una guerra, un cataclisma naturale, un periodo di crisi economica, sono tutti esempi di eventi macro che, oltre ad avere effetti diretti sulla sopravvivenza e sulla salute degli individui, possono portare al rinvio o alla rinuncia di alcune scelte di vita. Anche le leggi agiscono in questo senso poiché possono favorire o complicare l'adozione di alcuni comportamenti, ad esempio la politica del figlio unico in Cina.

Anche il contesto territoriale in cui si vive o il gruppo sociale al quale si appartiene costituiscono situazioni macro in grado di influenzare i percorsi di vita dei singoli: ad esempio il vivere in un dato quartiere, le caratteristiche dell'ambiente di lavoro o avere una rete sociale di un certo tipo possono condizionare in modo più o meno rilevante aspettative e comportamenti delle persone. Più in generale, i comportamenti e le scelte che producono gli eventi che caratterizzano i percorsi biografici possono essere considerati come l'esito finale di un processo decisionale (conscio o meno). Su tale processo agiscono:

  • Nella dimensione micro le preferenze individuali, gli stili di vita, i bisogni e le esigenze private.
  • Nella dimensione macro il contesto storico, sociale e territoriale nel quale si è vissuti e si vive (costituito da particolari istituzioni, strutture sociali ecc.).

Possiamo inoltre individuare una dimensione meso rappresentata dal social network, che comprende l'insieme delle interazioni con gli altri attori sociali. L'integrazione tra micro e macro consente anche di studiare in modo più corretto le relazioni tra le due dimensioni senza cadere nell'«ecological fallacy». Si scivola in tale errore quando da dati aggregati si cerca impropriamente di trarre conclusioni (in termini causali) sul comportamento dei singoli. Potrebbe, per esempio, accadere di trovare che nelle regioni con maggior frequenza ai ritiri religiosi sia anche più alto il tasso di suicidi, ma che a livello individuale il rischio di suicidio sia negativamente legato alla religiosità.

Per concludere occorre sottolineare che se il livello di approfondimento analitico degli studi si è spostato sui life events, la demografia formale resta una base solida della disciplina.

Il tempo, prospettiva privilegiata della demografia

Il tempo è un elemento imprescindibile dei processi dinamici e quindi ha un ruolo centrale negli studi demografici. Innanzitutto, è evidente che il tempo ha due dimensioni:

  • L'una descrive il trascorrere della vita del singolo individuo: età.
  • L'altra descrive il trascorrere della storia.

Ogni evento di natura demografica (una nascita, un matrimonio, una morte) può, infatti, essere collocato a una data storica esatta che corrisponde anche a una precisa età dell'individuo che lo ha vissuto. Graficamente, la vita di un individuo può essere rappresentata da una linea continua che attraversa un piano costituito dall'intersezione di due rette, le due dimensioni. Ciò è alla base di uno strumento di lavoro fondamentale della demografia chiamato diagramma di Lexis.

Un'altra dimensione temporale chiave per gli studi demografici (e non solo) che discende dalla collocazione storica delle storie individuali è quello di generazione. Alla base del concetto di generazione sta l'affinità di collocazione dei suoi appartenenti, in particolare l'essere nati nello stesso intervallo limitato di anni e quindi:

  • L'esser cresciuti condividendo alla medesima età gli influssi degli eventi storici e del clima sociale della propria epoca.
  • Avendo davanti le sfide comuni del proprio tempo.

Tanto per fare un esempio, pensiamo alla generazione dei nati in Italia alla fine del XIX secolo: essi hanno attraversato insieme tutti gli snodi drammatici del secolo successivo, basti citare i due conflitti mondiali e le grandi emigrazioni transoceaniche, eventi che hanno avuto un impatto profondo nel marcare l'identità generazionale.

Le varie dimensioni temporali illustrate evidenziano anche come la lettura delle trasformazioni demografiche possa avvenire adottando una prospettiva sia trasversale, che osserva i fenomeni demografici alla luce della congiuntura storica, sia longitudinale, che guarda ai cambiamenti seguendo le vicende individuali all'interno delle generazioni e nel confronto tra generazioni diverse.

Un mondo in continuo mutamento

Il dinamismo intrinseco della popolazione

Pensiamo agli attuali abitanti del pianeta. Da quando avete iniziato a leggere questo libro non sono già più gli stessi: nuove persone sono venute al mondo e altre hanno concluso la loro esistenza. Si tratta di un ciclo continuo che consente al genere umano di non estinguersi e nel contempo di rinnovarsi. Alla base di questo meccanismo di ricambio incessante c'è il fatto che gli elementi costitutivi della popolazione (gli individui) sono dotati di due principali caratteristiche:

  • Durata limitata di vita.
  • Facoltà di produrre nuovi individui.

La dinamicità demografica è «intrinseca» per il motivo che gli elementi nuovi sono prodotti (generati) all'interno della popolazione stessa. È quindi un sistema, quello demografico, che evolve autorigenerandosi e come tale potrebbe teoricamente proseguire all'infinito. Ma questo ciclo continuo può anche interrompersi: è evidente per esempio che se le uscite (per decesso) dovessero risultare sistematicamente superiori alle entrate (per nascita), il numero di persone sulla Terra via via si ridurrebbe fino anche alle estreme conseguenze di una completa estinzione. Non c'è nessun vincolo nel sistema demografico che protegga da simile eventualità. La riprova ne è il fatto che alcune popolazioni si sono effettivamente estinte: le persone infatti possono – per motivi esogeni o endogeni – subire un improvviso deterioramento delle condizioni di sopravvivenza (si pensi a una nuova epidemia incontrollata o alla collisione di un meteorite) oppure perdere la capacità di fare figli o ridurre sensibilmente la propensione a farli. La popolazione cambia e si rinnova, ma tende a farlo in modo lento e graduale. A parte eventi eccezionali (naturali o politici) che possono portare a improvvisa crescita della mortalità o a un esodo in massa in grado di incidere nel breve periodo sulla composizione della popolazione, i tempi di cambiamento della demografia sono tipicamente medio-lunghi. La demografia aiuta quindi a collegare le dinamiche passate delle grandi trasformazioni in atto alle sfide del presente e agli scenari che si prospettano per il futuro. Se i fatti della politica e dell'economia richiedono spesso reazioni immediate o quasi,

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Scienze economiche e statistiche SECS-S/04 Demografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeronchini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rosina Alessandro.
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