Dei Sepolcri: capolavoro della poesia foscoliana
Dei Sepolcri è un capolavoro della poesia Foscoliana pubblicato a Brescia nel 1807 in un'edizione a cura di Nicolò Bettoni, in cui gli endecasillabi sciolti sono accompagnati da note dell'autore che si richiama a fonti latine e greche, e a fonti moderne (Parini, che ritroviamo già nell'Ortis e nel sesto tomo dell'io, e Manzoni, ossia alcuni versi del carme "In morte di Carlo Imbonati").
L'epigrafe e il gusto classico
L'epigrafe accentua il gusto classico del Foscolo: "Deorum Manium Iura Sancta Sunto" ("I diritti degli Dei Mani saranno inviolabili"). Questa deriva dalle Dodici tavole, fa riferimento a Cicerone, e sostanzialmente può essere considerata fonte di ispirazione della poesia italiana sepolcrale del tempo. Infatti, anche Giambattista Giovio nei suoi Cimiteri ne fa riferimento.
Dedica e contesto
Il carme è dedicato al suo amico Ippolito Pindemonte, il quale nel frattempo stava lavorando a un poema in quattro canti e in ottava rima sui Cimiteri. Tutti questi lavori si incastrano in una sorta di moda del tempo dedicata alla Poesia Sepolcrale, sviluppatasi in Europa con opere come "A Night" di Parnell, "Elegy" di Thomas Grey, "Le Notti" di Joung, "Le Tombe" di Hervey, ecc.
Distanza dallo stile sepolcrale
Foscolo, nella sua opera, prende le distanze dallo stile della poesia sepolcrale del tempo. Egli stesso afferma che, mentre gli altri autori meditavano i Sepolcri in una visione cristiana, quindi in vista di una vita ultraterrena, la sua posizione era più strettamente politica e civile. Infatti, il suo intento era quello di animare l'animo dei popoli con l'emulazione politica dei grandi italiani, onorandone la memoria con i loro Sepolcri (vedi le visite ai sepolcri degli illustri).
Intreccio con la politica
Non è da sorvolare l'interessante intreccio con la politica del tempo, che molto probabilmente ha donato a Foscolo l'ispirazione del carme: L'editto di Saint-Cloud del 12 giugno 1804, esteso in Italia nel 1806, in cui per ragioni igieniche si stabilì che tutte le sepolture dovevano avvenire all'esterno della cinta muraria dei centri abitati, utilizzando un modello unitario di tomba per tutti, in cui fosse presente una lapide con le generalità del defunto.
Reazioni critiche
La pubblicazione del carme scaturì reazioni critiche avverse. La maggior parte di queste furono negative (Guillon, Pindemonte), in quanto accusavano la poetica del Foscolo di essere troppo oscura, frammentaria, incoerente e quasi incomprensibile. Pietro Giordani la definì "Un fumoso enigma".
Per contro, Federico Borgno pubblicò prima in latino poi in italiano una dissertazione "Sul carme di Ugo Foscolo 'Dei Sepolcri'" e sulla poesia lirica, in cui sostiene che Foscolo sia coerente con la sua poetica, rifacendosi dunque anche allo stile delle Grazie.
Struttura e stile del carme
Foscolo, nella controrisposta alla critica di Guillon, espone in sistema la struttura del carme e le tematiche trattate, ponendo in rilievo i temi e le forme più significative ed emblematiche. Questa dritta è utile, anche oggi, a noi lettori per superare quella prima impressione di disorganicità che suscita il carme. Infatti, la struttura è sostanzialmente "a grappolo", ossia i suoi nuclei centrali sono collegati mediante un "volo pindarico", ossia un passaggio da un tema all'altro grazie a sviluppi sintattici che spostano la visione del lettore e dello scrittore.
Il poeta afferma che le "transizioni" sono difficili sia per l'autore che le scrive che per il lettore. Esse sono frutto di un autore che "Transvolat in medio posita", ossia che riesce a passare da una parte all'altra, da un tema all'altro, donando ai lettori le idee cardinali e quindi lasciando loro il libero arbitrio di desumerne riflessioni e conclusioni. Dunque, il lettore deve essere disposto ad accogliere e a comprendere le transizioni.
I primi versi del carme
I primi 40 versi dei Sepolcri vengono indirizzati al critico Guillon, sintetizzati in una frase lapidaria: "I monumenti inutili a' morti giovano a' vivi perché destano affetti virtuosi lasciati in eredità dalle persone dabbene".
- Primo blocco di versi (1-15): Il carme si apre con una domanda retorica "all'ombra dei cipressi la tomba è la prospettiva futura più consolatrice?" Seguono poi una serie di immagini che raccontano il passaggio dalla vita alla morte. Vi è l'immagine delle prospettive future rese come "ore che danzano" e successivamente egli si rivolge all'aio Pindemonte, di cui non potrà più udire o leggere i suoi armoniosi versi. È notevole l'armonia che mostrano questi versi, resa da espressioni suggestive quasi commoventi come le "ore che danzano" e le "Muse che non danno più azione all'uomo, dopo la morte".
- (16-22): Con una transizione, si passa da un primo quadro a un secondo, egli spiega a Pindemonte che la morte non è solo morte corporale ma anche morte della speranza (chiamata ultima dea) la quale, dopo la morte, non può più difendere i sepolcri dal loro destino. Tutte le cose si trasformano, il tempo travolge tutto. È evidente che questo quadro sia ispirato dalla parte materialistica del Foscolo.
- (23-29): Con un'altra transizione, Foscolo, in questi nuovi versi, sembra mettere in dubbio la sua stessa precedente considerazione, egli infatti, si chiede, perché il mortale debba negare...
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