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nella cronaca. Eppure essa è l’unico modo per ricordare queste persone. Evidente è

anche il tema della sepoltura lacrimata. Si tratta di una prospettiva filosofica legata

anche ad una sensibilità sociale.

Foscolo non affronta la questione dei sepolcri secondo una prospettiva morale-religiosa

e neppure secondo una prospettiva filosofica. In realtà da dopo il 1800 Foscolo si sta

interrogando sui meccanismi antropologici che costituiscono l’identità di un popolo. Si

chiede come si possa definire un popolo e come esso possa sentirsi unito. La sua

riflessione asce da un bisogno politico di riflettere su un passato remoto per capire

come muoversi nel presente e quello che gli interessa a partire da questa stagione è

quello di capire quali siano i meccanismi antropologici che si basano sui riti e

definiscono una comunità (consuetudini rituali che fanno sì che u popolo si senta tale).

I un discorso che scrive ma non pubblica del 1801 (SLIDE 11) in cui affronta il tema dei

sepolcri in un modo che sembra anticipare proprio la poesia dei sepolcri. Secondo lui

bisogna sostituire la statua del santo con la statua del nome illustre per far sì che il

popolo si dimentichi dei santi perché lo stato diventi l’anima religiosa del popolo. In un

momento in cui molti esponenti del partito patriottico italiano hanno un atteggiamento

ateo di rifiuto della religione (emblema è Vincenzo Monti) Foscolo si rende conto che la

religione è un bisogno antropologico dell’uomo poiché è un elemento di coesione

sociale fortissima. L’ateo Foscolo (non è interessato al lato metafisico della religione)

capisce che la religione può essere uno strumento della coesione sociale a patto di

sostituire alla liturgia sacra una liturgia laica perché quella religione “religiosa” diventi

laica. Devono essere venerati come santi gli uomini che hanno reso illustre la loro

nazione. L’ha capito perché ha riflettuto sulla crisi del presente (sono versi che

partono da una sconfitta: “abbiamo perso…”) e perché dietro vi era anche una lunga

tradizione italiana che il periodo napoleonico fa rifiorire. Il letterato francese Monsieur

Guillon è durissimo nei confronti dell’opera effettuando be 4 critiche (SLIDE 13).

Afferma che è eccessivamente pessimista , oscuro nel linguaggio e incomprensibile nel

ragionamento. Inoltre sostiene che il tema fosse già stato largamente trattato. Foscolo

gli risponderà in maniera violentissima ma nella sua risposta l’autore fa delle riflessioni

molto interessanti: (SLIDE 14). Afferma infatti di voler trattare il tema non in termini

patetici ma sublimi e quindi ha dovuto usare un linguaggio adeguato al registro. (VEDI

SLIDE 15). L’autore considera i sepolcri politicamente, no filosoficamente come Gray.

Ci tiene quindi a rivendicare la sua originalità. Il culto dei sepolcri è un atto politico

nella misura in cui sancisce politicamente una grandezza trascorsa. Per tutto il secolo

il problema del primato della nazione era stato ben sentito. Quando Monti copre la

prima cattedra di letteratura italiana a Pavia e fa il primo intervento fa una prolusione

sull’importanza della nazione come rivendicazione di un’autonomia. Il culto del

sepolcro quindi è u atto politico perché evidentemente si pone in questa direzione. Il

problema del rapporto con la morte non deve essere elaborato solo dal singolo in

procinto di morire ma anche riversato in una dimensione pubblica e collettiva. Devono

essere collettivamente visivi e avere un significato simbolico. Devono essere

accoglienti, dei posti dove si va serenamente, non dei posti che incutono paura e

spaventano, ma devono esortare all’azione. No possono né essere lugubri né

minacciosi e infatti in tutti i sepolcri vi è solo uno spazio lugubre: un brano che

comincia con l’immagine del corpo morto di Parini che non ebbe una sepoltura

adeguata (probabilmente buttato in una fossa comune) e Foscolo si immagina che il

suo corpo sia stato contaminato dalla testa mozzata di qualche delinquente giustiziato

in quel momento (SLIDE 17). La paura dei sepolcri è un dato tipico della cultura

cristiana cattolica, anzi c’è stato un momento in cui gli uomini hanno avuto bisogno

del riconoscimento di alcuni riti tra cui quello delle sepolture. Foscolo guarda ad un

modello che non guarda al timore della morte imposto dalla religione. Lessing

paragona la concezione della morte del Medioevo (paura) con quella che secondo lui

doveva essere la pacifica naturalezza della morte pagana (SLIDE 19). Il culto dei

sepolcri è anche un atto politico perché coincide l’affermarsi della società sulla parte


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture europee
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaorbacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Tongiorgi Duccio.

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