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Decostruttivismo

Il Decostruttivismo è una tendenza architettonica degli ultimi anni che nasce a partire dal pensiero filosofico di Jacques Derrida, che lo chiama decostruzionismo, accettando l'impossibilità di poter spiegare una società complessa come la nostra, in cui ogni categoria si mescola in un quadro complicato. Così Derrida, contro la metafisica occidentale, introduce il tema della dubitabilità, con cui, inserendo un processo di decostruzione, si analizzano le sfumature della società complessa (≠ Marx per cui la società è studiabile e categorizzata).

Secondo il filosofo, anche l'architettura può registrare questa incertezza con edifici che svuotano le certezze del fruitore creando spazi spesso indefiniti, atettonici, con materiali poveri e in continua mutazione (→ rottura totale con la tradizione tant'è che Frampton le chiama neoavanguardie). Il Decostruttivismo in architettura nasce a partire da un congresso alla Tate Gallery di Londra e, soprattutto, con la mostra Decostructivist Architecture al MoMA di New York a cura di Philip Johnson e Mark Wigley del 1988. Il riferimento è ovviamente al Costruttivismo russo, che metteva al centro la figura dell'ingegnere, a cui il Decostruttivismo si rifà contrastandolo completamente.

Con il Decostruttivismo si assiste alla totale rottura delle certezze del Movimento Moderno: si concretizza l'idea di smontaggio dell'architettura, non si assiste più alla coincidenza tra funzione e forma e non c'è neanche più la divisione tradizionale tra decorazione ed edificio stesso. Con questa rottura, però, il Decostruttivismo non vuole demolire, ma mettere in discussione tutti gli ordini oggettivamente accettati in architettura e riassemblarli secondo un linguaggio singolare per ogni architetto. Alla mostra al MoMA vengono invitati ad esporre 7 architetti: Peter Eisenman, Bernard Tschumi, Rem Koolhaas, Daniel Libeskind, Zaha Hadid, il gruppo Coop Himmelb(l)au e Frank O. Gehry.

Frank O. Gehry

Frank Owen Gehry (1929), canadese naturalizzato statunitense, si pone in vista negli anni '90 con il Guggenheim Museum di Bilbao (1991-97), ma la sua carriera inizia molto prima, a partire dagli anni '60. Gehry apre il suo studio nel 1962 a Santa Monica e i suoi primi progetti sono molto legati allo stile delle ville californiane degli anni cinquanta, nonostante si possano già vedere alcuni esperimenti, come nella casa ristrutturata per se stesso a Santa Monica (1977-79), in cui inizia a costruire il suo nuovo stile: trasforma la sua tipica detached house americana aggiungendo degli elementi in forte contrasto (tagli, linee, aggetti, rotazioni con lamiere, reti metalliche, legname non pregiato) che concorrono a dare una nuova immagine alla casa caratterizzata da forme inusuali, in apparente disordine compositivo.

Da questo punto tutte le sue opere saranno caratterizzate dalla dissoluzione del volume compatto e delle gerarchie compositive per generare più volumi nello stesso edificio. Inizialmente però O. Gehry dialoga anche col post-moderno americano, come nella Loyola Law School di Los Angeles (1978-2002), nel Chat Day Building (Venice, California), particolare per la sua forma a binocolo, nella Casa Norton a Venice Beach (Los Angeles, 1982-84), che rimanda alle torrette di guardia dei bagnini californiani, o nel Museo Aerospaziale di Los Angeles (1982-84), in cui reinterpreta il tema dell’aereo e del volo. In tutti questi edifici, però, si nota già la grande attenzione per l'aspetto comunicativo dell'architettura.

La vicinanza con il Decostruttivismo si inizia a notare nel Centro Americano di Parigi (1988-94), in cui sì si preoccupa di mantenere il rispetto della tradizione per la scelta dei materiali come la pietra e seguendo il tracciato urbano degli isolati preesistenti nell'affaccio sulla via, ma sul lato che dà sul giardino l'architetto si libera espressivamente e frammenta in un insieme di volumi che paiono in contrasto tra di loro la facciata dell'edificio. L'aspetto scultoreo dei suoi edifici è una componente basilare della sua architettura, tant'è che ha creato anche delle sculture come il “pesce” per la città olimpica di Barcellona (1989-92) e la “testa di cavallo” all'interno della DG Bank di Berlino (1994-2000).

Il percorso che porta Gehry al Guggenheim di Bilbao inizia nel 1989 con il Museo Vitra di Weil am Rhein (Svizzera), in cui iniziano a predominare le forme concave-convesse unite a dettagli ironici e giocosi. Questo movimento delle forme curve si vede molto bene nella Nationale Nederlanden di Praga (1992-96), ribattezzata Dancing House o “Ginger e Fred” (due ballerini americani famosi), per le soluzioni dell'edificio quali la scansione e la cornice aggettante delle finestre che richiamano la Secessione o il mondo dei fumetti.

Stesso stile lo si ritrova nei blocchi per uffici e servizi socioculturali del Neue Zollhof di Dusseldorf (1994-97). Suo capolavoro è però senza dubbio il Museo Guggenheim di Bilbao (1991-97), che si inserisce all'interno delle opere di valorizzazione della città insieme alle stazioni della metro di Foster e al ponte pedonale di Calatrava, per rilanciare la città che era diventata famosa solo per la cronaca nera e per l'area molto industrializzata. Gehry allora progetta un museo che è opera d'arte di se stesso, sviluppato attraverso la contrapposizione di volumi la cui diversità è segnata dal cambio dei materiali di rivestimento: la pietra per quelli regolari, le lastre di titanio per quelli curvilinei (che nonostante il prezzo, si riuscì a renderle economiche per le grandi quantità da produrre; sono come foglie che cambiano luce muovendosi col vento) e il vetro come connessione tra le parti. La struttura del museo è in acciaio con un basamento in...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gian.luca.mazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Montanari Guido.
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