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- Invocare la tradizione nega al nucleo questa contemporanea affermazione del diritto di esprimere reclami

e il dovere degli ufficiali di riceverli.

- Secondo gli storici in epoca medievale le petizioni entrano in uno spazio comunicativo privilegiato.

- Sembra strano che questo diritto fosse così forte in un sistema basato sulle classi sociali e politiche, infatti

questo diritto non era assoluto.

- Esistevano infatti delle restrizioni, specie nell’ambito della segretezza delle norme.

- Tali restrizioni non erano definite formalmente dalla legge, ma comunque intuibili dinnanzi a una reazione

negativa nel proporre la petizione.

- Messaggi tollerati dalla periferia al centro della politica non includevano richieste sulla supremazia del

popolo nei confronti delle autorità petitive.

- Le petizioni facevano largo uso di retorica e i sudditi-petitori sembravano pregare e supplicare per dare

rilievo ai loro reclami.

- Questa scelta stilistica serviva a sottomettersi alla saggezza dell’autorità che tendeva solitamente ad

astenersi nel prescrivere soluzioni.

- Rimaneva ancora proibita una mobilitazione dell’opinione pubblica nella democrazia politica.

- In aggiunta alla retorica deferenziale, le petizioni appaiono come una spontanea espressione di reclamo

sebbene spesso questo fattore sia stato messo in discussione.

- Le petizioni sono così viste idealmente come dei messaggi spontanei e un trasporto neutrale di

informazioni privo di richieste normative per subordinare la politica alla volontà popolare.

- All’interno della petizione, la rappresentazione del reclamo mantiene un apparenza apolitica e questo

devia potenziali accuse di appartenenza a fazioni politiche.

- E’ però presente una discrepanza in quanto seppur le petizioni appaiono spontanee, producono

comunque pianificazione e coordinazione politica.

- Le petizioni riguardavano sia individui che collettività e se hanno reclami di pubblico aspetto,

solitamente vengono utilizzate dalle entità corporative.

- Questa prerogativa, insieme alla localizzazione ristretta attribuita alle petizioni, le rende accusabili di

appartenere a fazioni sociali o politiche.

- Gli studiosi contemporanei hanno successivamente distinto tra un trasporto apolitico delle

comunicazioni e malcontento fazioso.

- Le regole comunicative per le petizioni hanno permesso l’esternazione di reclami ma soltanto con una

forma ristretta simile alla concezione moderna di sfera pubblica.

- Le petizioni tradizionali erano più adatte a società caratterizzate da conflitti politici e fazioni.

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PETIZIONI E OPINIONI

- Le petizioni nella rivoluzione inglese posseggono una complessa relazione con l’opinione pubblica, in cui

si rappresentano opinioni individuali ma in cui avviene anche la loro manipolazione.

- Questa complessità riflette la doppia natura dell’opinione pubblica come entità nominale e reale.

- La nominatività rappresenta un discorso finzionale in quanto l’opinione pubblica esiste collettivamente

se situata all’interno di discorsi politici.

- Oggi le petizioni sono uno strumento che media tra la nominatività e un reale momento di opinione

pubblica.

- La propaganda non deriva soltanto dalla legittimazione delle petizioni ma anche dal loro popolare

interesse.

- E’ importante osservare come l’interesse popolare per le petizioni non dipenda dalla capacità di leggerle.

- Le petizioni sono state lette e discusse in ogni luogo (taverne o chiese) spesso con sforzi per ottenere

sottoscrizioni e firme.

- Ciò che ha favorito l’accesso alle petizioni è stata la loro stampa come nel caso della petizione per la pace

del 1643.

- I leader politici in parlamento hanno utilizzato le petizioni per creare un apparente supporto politico

alle loro politiche.

- La coordinazione tra attivisti locali ed elite politiche nazionali non implica necessariamente delle frodi

all’interno delle petizioni, ma può invece facilitare espressioni delle opinioni locali.

- Il problema delle manipolazioni sorge in connessione agli sforzi per raccogliere firme alla petizione.

- Pochi documenti mettono in luce le decisioni individuali nel firmare una petizione per questo diventa

difficile stabilire l’effettivo livello d’informazione del firmatario oppure una sua coercizione e

manipolazione.

- I laici cercavano consigli dai parroci mentre i giornali e i sermoni pubblicizzavano la prontezza del clero a

discutere il circolare di petizioni.

- Resoconti di petizioni fallite e conflittuali indicano che le persone possono comunque resistere alla

coercizione del clero e delle altre autorità locali.

- Il contesto in cui i potenziali firmatari venivano a conoscenza delle petizioni erano le strutture esistenti

della società civile.

- La popolare partecipazione nelle petizioni a Londra comportò una decisa rottura con le pratiche

tradizionali.

- Le petizioni organizzate a livello di parrocchia (o reparto/corporazione) potevano bypassare il sindaco, gli

assessori e il consiglio comunale.

- Il Governo nel 1640 si lamentò di questo sviluppo delle petizioni nella zona di Londra in quanto questo

popolare sviluppo permetteva ai cittadini di opporsi agli interessi delle corporazioni municipali.

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- Le private associazioni di individui si radunavano quindi per dibattere e firmare le petizioni introducendo

anche informazioni a mezzo stampa.

- Le petizioni in politica divennero organizzativamente simili a sette religiose.

- Questi sviluppi popolari derivanti da azioni petitive di massa furono incoraggiate da élite politiche come

propaganda all’inizio del 1640 comportando una maggiore qualità delle petizioni in modo da legittimizzarle

maggiormente in ambito politico. PETIZIONI E STAMPA

- Lo sviluppo avvenuto dal 1640 per le petizioni sarebbe stato impensabile senza la stampa.

- Nello stesso periodo la coorte ecclesiastica lasciò collassare ogni controllo sulla stampa.

- Per quanto riguarda le petizioni, questo sviluppo violò le regole tradizionali, che limitavano espressioni di

reclamo a questioni politiche.

- L’impatto della stampa avvenne sullo scopo e sul contenuto delle petizioni in quanto la stampa ne

trasformò il contenuto con lo scopo di influenzare le opinioni individuali.

- Le petizioni scritte intendevano aumentare lo scopo delle comunicazioni petitorie e apparvero

inizialmente differenti da quelle tradizionali e maggiormente in grado di comunicare dalla periferia al

centro della politica.

- Anche se supportate dal Long Parlament, la pratica di introdurre petizioni a mezzo stampa non era solo

limitata i puritani o al parlamento.

- Lo scopo di favorire petizioni scritte da parte del parlamento e dei reali era quello di raggiungere un

certo profitto dalla vendita di materiale informativo alla popolazione.

- Questo portò ad un aumento di accesso alle petizioni da parte dei lettori e inoltre alcune di esse

destinate al parlamento iniziarono ad essere inserite nei giornali.

- La relazione tra stampa e interessi popolari era reciproca in quanto le petizioni potevano essere

stimolate aumentandone l’accesso.

- La stampa inoltre ne favoriva la portata e rappresentò uno strumento in grado di rispondere in maniera

flessibile ai mutamenti della politica.

- La stampa cambiò anche il contenuto delle petizioni, i cui testi incoraggiavano i lettori a interpretare i

conflitti tra il re e il parlamento e all’interno del parlamento stesso.

- I testi politici scritti, inoltre, invitavano i lettori a confrontarli individuando le proprie conclusioni.

- Una crescente abilità di riprodurre permise agli attivisti di pubblicare petizioni di avversari inserendo

commenti e critiche.

- Spesso l’intento era guadagnare un parere favorevole in parlamento.

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- Una conseguenza della stampa delle petizioni in maniera abitudinaria è stata la volontà di spingere

sempre di più l’uso delle petizioni per soddisfare interessi lobbistici.

- Questo aspetto emerge all’interno delle “cross-petition”, cioè segnalazioni che precedevano una

petizione e che rappresentavano le opinioni locali in competizione tra loro.

- Le cross-petition apparvero per la prima volta nel 1641 per supportare le petizioni dei puritani contro i

vescovi.

- Le cross-petition diventarono successivamente sempre più complesse coinvolgendo presbiterani,

esercito, levellers e reali.

- La disponibilità di materiale politico stampato facilitò una immanente modalità di critica all’interno

delle petizioni e in grado di citare e riprodurre testi delle fazioni opposte.

- La stampa non era la sola fonte di conflitto ideologico all’interno della sfera pubblica in quanto le

comunicazioni potevano essere copiate anche a mano ma la stampa estese la portata comunicativa verso

un pubblico più ampio spingendo così la comunicazione politica verso nuove direzioni.

- I testi delle petizioni erano destinate ad un pubblico anonimo di lettori non considerato come capace di

pensieri razionali ma dotato di competenze morali per valutare richieste pubbliche concorrenti o

opposte.

IL PARADOSSO DELLE INNOVAZIONI E DELLE PETIZIONI

- La stampa ha promosso l’utilizzo innovativo delle petizioni che hanno portato l’opinione pubblica nella

politica attraverso testi in grado d’influenzare le opinioni individuali sia fuori che dentro il parlamento.

- Una legittimazione dell’opinione pubblica attraverso il flusso delle petizioni andava però a scontrarsi

con le più tradizionali norme di segretezza e del privilegio nella comunicazione politica.

- L’assenza di un fondamento ideologico o di una filosofia formale per inviare opinioni pubbliche al nucleo

della politica spiega questa riluttanza ad una legittimazione.

- Gli attivisti dei reali difendevano le decisioni delle autorità in risposta agli attivisti del popolo, come nel

caso di una decisione del 1642 di non costituire petizioni contro i vescovi.

- I petitori di tutte le fazioni, invocavano l’opinione pubblica ma preferivano non riconoscere questo

utilizzo innovativo delle petizioni stampate.

- L’opportunismo e le necessità politiche non sono irrilevanti per comprendere questa risposta alle

petizioni.

- Questa risposta mostra una configurazione che va al di sopra delle teorie politiche e sociali.

- I contemporanei si affidano alla retorica tradizionale per giustificare le loro petizioni insieme a nozioni di

gerarchia tradizionale per attaccare le petizioni dei loro avversari.

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in pubblicità, editoria d'impresa e creativittà
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Loril90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'opinione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Corsi Giancarlo.

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