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Dalla storia preindustriale Appunti scolastici Premium

Appunti della facoltà di lettere e filosofia del professor Romano sulla storia contemporanea. Il file contiene dei riassunti sulla storia del novecento, le guerre mondiali, la carboneria, la storia preindustriale e le crisi demografiche e le carestie.

Esame di Storia contemporanea docente Prof. M. Romano

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e feudali, si scontra con l’opposizione dei proprietari e con una borghesia emergente che

vuole acquisire proprietà e status (titoli nobiliari).

Ovunque si forma una popolazione sovrabbondante (anni 30 proletari) che

contribuisce alla costruzione di infrastrutture e porta nuove braccia nelle fabbriche >

rivoluzione urbana. Masse di contadini che si spostano in città x le opportunità di lavoro

ma anche per motivi sociali e culturali poiché ci sono esodi anche verso città non

industrializzate (Napoli).

Nel periodo feudale, il contadino aveva comunque garantita la sopravvivenza

potendo disporre di legna e prodotti del sottobosco. La rottura di questi usi civici, porta il

contadino ad allontanarsi dalla terra. Nelle città nascono nuovi quartieri di ricchi e di

poveri, non è emerso ancora un ceto intermedio (borghese), degrado sociale (1800).

Rivoluzione demografica > fine 700 inizio 800, diminuzione della frequenza dei

cattivi raccolti grazie alle nuove tecnologie come: il prato artificiale per l’allevamento, i

sistemi di irrigazione, razze sempre più forti per selezione genetica, coltivazioni a

rotazione, bonifiche, disboscamenti, stoccaggio conservazione prodotti agricoli,

miglioramento dei trasporti per gli approvvigionamenti zone in crisi, tutto questo porta ad

un innalzamento del tetto di soddisfacimento dei bisogni primari. Sparisce la peste, ma c’è

ancora il vaiolo, scoperta del vaccino. Sesso e matrimonio tradizionale, due figli ogni 5

anni. Gran Bretagna regime demografico esplosivo. Francia stagnante. In Gran Bretagna

basso tasso di mortalità grazie alla ricerca scientifica e si intreccia ad un’alta natalità,

fenomeno anomalo perché questo accade nelle società più arretrate. Nel regime della

proprietà terriera si tende a fare pochi figli per non diluire l’eredità. Per i contadini salariati

invece, più braccia ci sono, più si guadagna, per questo si fanno più figli. Questo accade

anche per la classe operaia, parliamo sempre della Gran Bretagna.

In Francia la crescita demografica tende allo zero perché è stato il paese investito

dalle conseguenze dirette della rivoluzione francese, più bocche da sfamare con il rischio

di perdere le terre; uso delle prime rudimentali pratiche anticoncezionali.

La società dell’’800 si configura sempre di più come una società di classi e non di

ceti e tende a polarizzarsi su due classi: la borghesia e il proletariato. L’’800 è appunto

chiamato secolo della borghesia. Gli anni ‘70 del ‘900, segnano la fine dell’era

capitalistica e in questo periodo l’800 viene visto dagli storici in modo più critico, poiché si

domandano se il borghese dell’epoca era veramente un imprenditore. La nuova

storiografia tedesca afferma che la borghesia era legata all’aristocrazia. In Italia i borghesi

hanno favorito il nazismo ecc.

Restaurazione 1815 -1848

Per tutta la metà dell’800 la rivoluzione francese fu una vera e propria presenza in

Europa e condizionò scelte e strategie da parte di chi combatteva per cancellarla e che

temeva un ritorno ad essa. Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna, che avevano

contrastato la rivoluzione francese, vedevano in ogni tumulto una nuova rivoluzione,

temevano che si ripetesse quella forza che aveva battuto l’antico regime e che mirava al

concetto di unità nazionale (appartenenza tra popolo, territorio, cultura, ecc.); i

componenti del popolo erano diventati cittadini.

I valori di libertà, uguaglianza, fraternità, avevano fatto breccia su coloro che

volevano avere una presenza politica e ordinamenti giuridici costituzionali. La classe

borghese era quella che aveva ereditato più di tutte, le conseguenze della rivoluzione

francese.

La rivoluzione ha la straordinaria capacità di esportarsi in altri paesi, un’estrema

plasticità ed adattarsi ai caratteri politici e ideologici diversi da Stato in Stato.

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Nel congresso di Vienna (1 novembre 1814 - 9 giugno 1815) si riunirono le potenze

che avevano battuto Napoleone, con lo scopo di fare una restaurazione, cioè una pulizia

dei principi che la rivoluzione francese aveva seminato.

Borboni in Francia con Luigi XVIII

La restaurazione aveva lo scopo di tentare di bloccare eventuali ripetizioni della

rivoluzione francese, però le decisioni che si presero a Vienna, erano figlie della

rivoluzione stessa, poiché non si poteva ignorare questo accaduto.

I cittadini furono ricondotti a sudditi e si favorirono solo le grandi dinastie europee. Fu

disegnata una Europa con lo scopo di ridurre le tensioni internazionali, operazione che

prende il nome di “principio dell’equilibrio”.

L’Inghilterra che era già padrona dei mari, si preoccupò di consolidare tale posizione

con l’acquisizione dell’isola di Malta e cercò di frenare le espansioni verso occidente della

Russia. Però non poté evitare la ricostruzione della Francia come grande potenza, in

egual modo per la Spagna.

La Russia tenne la Finlandia e parte della Polonia e dovette rassegnarsi ad una

Prussia più forte unita alla Sassonia, Prussia che aveva l’incarico di montare la guardia

alla Francia, a occidente, e alla Russia a oriente.

Gli stati tedeschi furono uniti in confederazione dove sia i danesi che gli inglesi che

gli olandesi avevano dei possedimenti lì, e nella dieta c’erano anche loro rappresentanti e

quindi c’era una grave mancanza di coesione. I confini erano fluttuanti, privi di identità e

ciò lasciava spazio ai paesi + forti.

Alla chiusura del congresso di Vienna ci furono delle prime tensioni con l’Austria

(presidenza politica austriaca nell’area tedesca) e la Prussia nel 1818 dava vita ad una

lega doganale Zollverein) che fu la molla la quale portò ad un enorme sviluppo

economico. Iniziò un processo di integrazione tra la Prussia orientale con l’area

occidentale per formare la Germania moderna.

Francesco I di Borbone nel regno delle due Sicilie nel 1816 dato dall’unione della

Sicilia e del regno di Napoli con capitale Napoli. La Sicilia aveva perso tutto, la sua

capitale, la sua autonomia amministrativa e iniziarono dei tentativi secessionisti.

Ferdinando III di Asburgo-Lorena > Toscana

Savoia > Sardegna e Repubblica di Genova

Dominio austriaco > Lombardia

Chiesa > come era

Austria manteneva in Italia importantissimi teste di ponti cioè ducati al di là del Po.

L’Italia con la sua frammentazione poteva essere meglio controllata nel così detto

“equilibrio dell’impotenza”.

La borghesia lavorava nel settore amministrativo.

I Piemontesi erano i più scontenti per la forte presenza degli Austriaci, forte ostacolo

per l’espansione dei Savoia. Ma anche Venezia e Genova per la loro tradizione

repubblicana.

La rivoluzione francese aveva eliminato il principio di legittimità fondato sul diritto

divino del Re, principio ripristinato con il congresso di Vienna, potere inalienabile del Re.

Secondo la rivoluzione francese invece il potere doveva nascere invece dai cittadini. Fu

difficile ridare credibilità a questo antico regime. La rivoluzione francese doveva essere

rinnegata ma non cancellata dai congressisti. Talleyrand non voleva far smembrare la

Francia anche se sconfitta. Metternich convinse il sovrano francese a concedere una

costituzione che non era fatta dal popolo ma come tale faceva da “contentino”.

Alessandro I di Russia fu il promotore della Santa Alleanza basata sul principio

dell’unione tra i popoli e proprio per questo Metternich la fece passare in sordina (non

parlava di alleanza tra sovrani). Non aderì a questa alleanza la Gran Bretagna poiché la

giudicò inconsistente e incompatibili col proprio regime costituzionale. In alternativa

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promosse la Quadruplice Alleanza con Russia, Prussia e Austria che prevedeva anche

interventi militari dove era necessario.

Restaurazione = commistione tra rigidità di principio e convenienza politica, oppure,

inestricabile compromesso tra passato e modernità.

Anche nel regno delle Due Sicilie, i Borbone riprendono quello che c’era di meglio

nella macchina amministrativa Marattiana, tutto ciò esteso anche alla Sicilia che non

aveva fatto quella esperienza francese. I Codici, le amministrazioni erano eredità della

rivoluzione francese.

Durante in Congresso di Vienna ci fu Waterloo, nel 1815, i congressisti proposero a

Napoleone di far rientrare i confini della Francia come nel 17??, ma lui rifiutò e fu ancora

guerra.

Il clericalismo, centro di aggregazione delle forze del passato; in Francia fino al

1825, chi bestemmiava in pubblico, veniva condannato a morte.

Il Congresso di Vienna ha portato 100 anni di pace? Non tutti gli storici pensano

così, miseria e continui tumulti erano sempre presenti. La restaurazione non doveva più

combattere la Francia, ma le sue conseguenze in Europa, cioè sommosse in altri luoghi.

Moti liberali e costituzionali del 1820-21

Tentativi di insurrezione organizzati dalle società segrete di matrice

liberalcostituzionale in Spagna e in alcuni stati italiani. In Spagna, la dissidenza liberale

poteva contare, in pratica, sui soli ambienti militari, dove le sette avevano ampie

ramificazioni.

La Carboneria passò per la prima volta dalle parole ai fatti nel 1820 a Napoli

organizzando delle rivolte di carattere antiassolutistico e liberalcostituzionale che

prendeva spunto da quelle effettuata a Cadice l'1 gennaio dello stesso anno: i due ufficiali

Michele Morelli e Giuseppe Silvati (che avevano avuto l'adesione di generali ex

murattiani, come Guglielmo Pepe) l'1 luglio marciarono da Nola verso il capoluogo

campano alla testa dei loro reggimenti della cavalleria.

Impaurito dalla protesta, il re Ferdinando I accettò di concedere una nuovo carta

costituzionale e l'adozione di un parlamento. La vittoria, seppur parziale, illusoria ed

apparente, causò molte speranza nella penisola e a Torino i carbonari locali, guidati da

Santorre di Santarosa, marciarono verso la capitale del Regno di Sardegna ed il 12

marzo 1821 ottennero la costituzione democratica.

Tuttavia la Santa Alleanza non tollerò tali comportamenti e a partire dal febbraio del

1821 spedirono un esercito nel sud che sconfisse gli insorti, numericamente inferiori e

male equipaggiati. Anche in Piemonte il re Carlo Alberto di Sardegna, indeciso sul da

farsi, cedette alle pressioni del fratello Carlo Felice di Sardegna e chiese all'Austria di

intervenire militarmente: l'8 aprile l'esercito asburgico sconfisse i rivoltosi ed i moti del

1820-1821, scatenati quasi totalmente dalla Carboneria, potevano dirsi chiusi in maniera

fallimentare.

Tra i principali capi della Carboneria, Morelli e Silvani furono condannati a morte;

Pepe andò in esilio; Confalonieri, Pellico e Maroncelli furono incarcerati.

Liberalismo > movimento etico-politico che vuole il riconoscimento dell’eguaglianza

giuridica dei cittadini di fronte alla legge.

1 gennaio 1920 >esplode la rivoluzione > obiettivo: la Costituzione che era stata

varata da uomini liberali. costituzione detta “Spagnola” su modello di quella francese.

Tre sono i principi della costituzione Spagnola (o Codici):

1 - Sovranità popolare

2 - Parlamento monocamerale

3 - Limitazione del potere regio.

1 luglio 1820 > nel napoletano scoppia la prima rivolta.

Marzo 1821 > insorgono i militari Piemontesi

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Spagna > l’esperienza del Triennio Costituzionale fu stroncata dalla Francia. La

resistenza fu scarsa.

Austria > compito di sedare le rivolte nel Regno di Napoli. Ciò era difficile.

Piemonte > il fronte rivoluzionario si spacca.

Tratti comuni nei moti del 20-21: sette segrete Massoneria, Carboneria, costituzione

spagnola 1815.

1820 > Duca di Berlisa assassinato di liberali radicali. Gridarono al complotto

giacobino; non si poteva predisporre un governo liberale. Ministro Villele, forte

reazionario, tolse persino le libertà di stampa.

Moti del 1830

Detti “spartiacque” perché da questi cambiano molte cose. Rispetto a quello del 20-

21, non vi sono più l’elité militari e le minoranze progressiste corbonare a guidare questi

moti, ma le masse urbane, ceti medi e proletari, guidati da una borghesia con una

coscienza politica, dal ceto più basso della società, proletariato urbano > “poveri che

lavorano”. Area medio atlantica > forma politica dominante che si fonda sul liberalismo e

combatte il radicalismo che viene dal nascente proletariato che emerge. Sul piano delle

relazioni internazionali, i meccanismi di Metternich e la Santa Alleanza, non hanno più

senso, perché messi in atto con un eventuale atto di repressione, porterebbero gli Stati da

reprimere, all’altezza di rispondere con una guerra vera e propria. La Francia dei Borboni

ha una duplice realtà:

1 - Regime statale - liberalismo costituzionale (proiezione futura).

2 - Clima ideologico - culturale dominato dal pensiero reazionario (orientato al

passato).

1 + 2 = miscela esplosiva

(Reazionario = contrapposto a rivoluzionario)

I reazionari, con lo scopo di non legittimare la rivoluzione francese, cercavano ri

rimuoverla evitando anche la produzione di scritti relativi ad essa.

De Maistre, massimo teorico della restaurazione parla di rispondere alla rivoluzione

con la verità di cui la Chiesa ne è la depositaria, quindi, ritorno al modello della società

cristiana de Medioevo: le ingiustizie sociali facevano parte di una realtà che imponeva al

cristiano il superamento di questi mali che poi il bene lo avrebbe raggiunto nella vita

ultraterrena, quindi questi non erano mali della società.

La convinzione di fondo che percorre l’intera riflessione di Maistre è infatti che gli

uomini non siano padroni delle proprie vicende e dei propri accadimenti: ciò pare del resto

incontrovertibilmente provato dal fatto che, quando al Rivoluzione raggiunse l’apice della

tirannide, ci volle poco per rovesciarla; il XVIII secolo si è presentato come rivolta contro

Dio, il quale ha punito questo efferato delitto ritirandosi dalla storia, lasciando fare agli

uomini. Proprio in virtù di ciò "il mondo andò in frantumi", dice Maistre. L’uomo è

profondamente segnato dalla colpa del peccato originale e, in forza di ciò, nel mondo,

dove ogni cosa è stravolta, v’è soltanto violenza, crudeltà, efferatezza, cosicché anche gli

innocenti finiscono col pagare per i colpevoli. E’ soltanto il sacrificio a poter espiare le

colpe di cui l’umanità si è macchiata, in primis il sacrificio di Cristo, ma poi anche quello

degli innocenti che si fanno carico delle colpe e soffrono anche per i colpevoli. L’agire di

Dio (che è l’unico e autentico padrone della storia) può apparire dispotico e crudele, ma

ciò dipende solamente dalle colpe degli uomini, che rivendicano per se stessi una libertà

assoluta. La costituzione politica non può né deve essere opera dell’uomo e assumere

artificiosamente una codificazione scritta, giacché l’uomo non può creare nulla e ciò vale

non solo sul piano naturale, ma anche su quello morale e politico. La costituzione è, al

contrario, il modo di esistere che un potere superiore (cioè divino) assegna a ciascuna

nazione, cosicché il potere non può essere del popolo e l’unico modo di ricostruire la vera

sovranità dipende da un potere unico e assoluto. La legge, infatti, è realmente tale se e

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solo se emana da una volontà superiore, non dalla volontà di tutti o dei più. Sicché la

forma naturale di governo (quella che rispecchia il volere divino) è la monarchia, ove al

potere del monarca non si possono porre limiti di alcun tipo. In antitesi con quel che

credevano i rivoluzionari, il re può essere ucciso ma non legittimamente giudicato.

Conseguentemente, la monarchia ereditaria, finalizzata a perpetuare il potere unico e

assoluto, è la forma di governo avente la massima stabilità e il massimo vigore.

Nell’opera Sul papa, Maistre accentua esponenzialmente la dimensione teocratica del

suo pensiero, arrivando a sostenere l’urgente necessità di ripristinare il primato e la

funzione universale che il papato aveva avuto nel Medioevo, in quanto unico potere

superiore e infallibile, in grado di impedire alle monarchie stesse di degenerare in tirannidi

e di ricostruire l’unità che è bene (di contro alla divisione, che è sempre male). Allo scritto

Sul papa (pubblicato nel 1819, in pieno clima di restaurazione) arrise grande successo, a

tal punto da avere cinquanta edizioni nel corso del XIX secolo: di fronte allo spettacolo

della carneficina prodotta dalla Rivoluzione francese e, più in generale, dalla storia,

paragonata a un immenso "mattatoio" (Hegel stesso ricorre a questo paragone), quand’è

affidata alla sola ragione umana, Maistre presenta come unico salvifico rimedio il ripristino

di un’autentica autorità indivisa, al di sopra dei monarchi stessi: il papa. Senza il papa, il

cristianesimo stesso si riduce ad una credenza fra le tante, priva di potenza: il papa serve

per mantenere l’unità della cristianità, anche nelle zone più periferiche.

Luigi XVIII (1816) ha problemi con questa corrente, è un saggio monarca e

considera l’assemblea 70% come una “cambre.......” e la scioglie. Questo scioglimento del

Parlamento, portò allo studio della rivoluzione francese. Ritorna fortemente il concetto di

rappresentanza nazionale. Qui due correnti si scontrano: 1 - il liberali dottrinali che mirano

prima al re e poi la rappresentanza nazionale; 2 - i liberali indipendenti che pongono al

centro la nazione come elemento dominante della rappresentanza nazionale (Madame de

Staël). Entrambe le correnti si accordano sul punto che no tutti i cittadini possono avere

un ruolo nella rappresentazione nazionale anche se tutti i cittadini sono uguali. I ruoli

sarebbero riservati a uomini che hanno una certa proprietà privata.

Nel 1824 muore Luigi XVIII e gli succede Carlo X, legato agli ambienti più bigotti e

reazionari della Francia. Distacco definitivo tra borghesia francese e potere monarchico.

Carlo X ripropone i “re taumaturgico” per esempio, il ritorno al re divino. Ciò cozzava con

l’eredità lasciata dalla rivoluzione francese, nei borghesi il pensiero della grande identità

della nazione, si basava sui tre principi (libertà, uguaglianza, fraternità). Ciò intaccava

anche gli elettori per censo (reddito) e produce un elettorato liberale. Carlo X > un colpo di

stato > nel ’29 il re affidò il governo a Polignac, capo della fazione degli ultras (ultrarealisti

reazionari) parigini e sciolse la camera istituendo nuove elezioni. Quando queste non

ebbero il risultato sperato, davanti al crescere dell’opposizione tolse la libertà di stampa e

modificò la legge a suo piacimento rendendola ancora più restrittiva > quattro

emendamenti di cui il quarto modifica la legge elettorale alzando il livello del censo fino al

livello dei suoi più stretti fedeli.

Nei cinque anni di regno, la nazione riversa in uno stato di estrema povertà e rinasce

una capacità evocativa del simbolo numero uno della rivoluzione francese: “La

Marsigliese”, composta nel 1792 aveva la capacità di mobilitare il popolo contro la

tirannide di Carlo X con Luigi VI della rivoluzione.

Ma la borghesia liberale ha paura del ritorno della rivoluzione soprattutto nella

versione più radicale cioè quella giacobina (dittatura del proletariato). Costretta a frenare

questo popolo che un tempo aveva sostenuto, appoggia l’elezione del luogotenente Luigi

Filippo d’Orléans, figlio di (1830), eletto re per volontà del popolo francese. Giurò

fedeltà ad una costituzione appena ritoccata; era un re “borghese”, ma in realtà non dette

vita alla monarchia che il popolo voleva, poiché in effetti appoggiò l’alta borghesia

parigina. Cade la monarchia Borbonica! 6

Il Belgio fu sfavorito dal Congresso di Vienna (era ricco di materie prime, industria

sviluppata) e unito all’Olanda. Guglielmo I sfrutta il Belgio che non tollerando ciò, insorge

con un’alleanza inedita tra cattolici e liberali (laicità dello Stato); raggiunge l’indipendenza

nel 1831 e una neutralità perpetua viene sottoscritta tre Francia liberale, Inghilterra

liberale e Prussia reazionaria.

Anche la Svizzera viene raggiunta dai moti, ma qui i promotori furono gli studenti che

chiesero uno svecchiamento ai ventidue cantoni in senso liberale.

La Polonia era soggetta all Prussia, alla fine di novembre del 1830 l’esercito insorge

e proclama la repubblica nel gennaio 1831 confidando sull’appoggio francese e

sull’opinione pubblica europea la quale dimostrava la sua influenza nell’indipendenza

della Grecia. La Francia invece non intervenne e lasciò che l’esercito russo soffocasse la

rivoluzione polacca.

Negli stati tedeschi i moti insurrezionali erano guidati da élite culturali che riuscirono

ad avere una costituzione liberale dalle camere.

Ne febbraio 1831 i moti scoppiarono subito dopo in Italia.

Al centro delle nuove insurrezioni italiane si collocano i personaggi di Ciro Menotti e

del duca Francesco IV, figure che rivestirono un’importanza focale nell’origine degli

avvenimenti. Francesco IV infatti progettava la nascita di una sorta di Regno del Nord

Italia e sperava di poterne essere capo dando il proprio aiuto a Menotti, patriota

frequentatore di società segrete che sognava un’Italia unita. Una volta resosi conto della

follia del proprio progetto e della repressione che l’Austria avrebbe attuato su di esso,

Francesco preferì tradire e consegnò alle autorità il Menotti il giorno prima della data in

cui sarebbero dovuti scoppiare i moti. Ma era già troppo tardi ed il giorno dopo, 4

febbraio, ciò che non era successo a Modena accadde a Bologna e si estese

rapidamente a tutto il nord Italia grazie alla fitta rete di contatti delle società segrete,

costringendo Francesco IV alla fuga. Le varie insurrezioni cercarono quindi di coordinarsi

fra di loro, creando il governo delle Province unite con sede a Bologna, e si dettero alla

ricerca di un corpo di volontari disposto a marciare contro Roma. Purtroppo non se ne

fece nulla perché dopo poco cominciarono a sentirsi in mezzo agli insorti voci

discordanti, che impedirono una totale coesione degli intenti. Poco tempo dopo gli

austriaci, non ostacolati dalla Francia come avrebbero sperato gli insorti, discesero nei

ducati e si riappropriarono dei loro domini, raggiungendo anche il cuore degli insorti a

Rimini e sterminandoli.

Moti del 1830 > Mazzini (31) che si oppose ai carbonari e alla massoneria -

verticalizzazione nel commercio e agricoltura.

Il Inghilterra donne e bambini lavorano

La Carta del Popolo: primo suffragio universale, secondo elezioni politiche, terzo

stipendio.

La questione della libertà sociale e nazionale diventa punto di struttura ideologica. I

soggetti politici si muovono intorno a questi tre punti

Il 1848 in Francia fu dominato dalle questioni sociali, scontro tra la democrazia

politica e quella sociale. L’area tedesca era debole, aree dirigenti tendono ad un processo

di unificazione nazionale. La situazione dei domini austriaci è ancora più complessa a

causa di intrecci tra questioni di contadini, proprietari terrieri e borghesia.

Autodeterminazione dei popoli > indipendenza dall’impero Asburgico > prevale

l’assolutismo regio.

Anche in Italia si verificano situazioni con complessi intrecci.

22 Febbraio 1848 in Francia: pretesto della rivolta: opposizione del governo al

festeggiamento dell “Battaglia dei Banchetti” organizzato dall’opposizione politica che

raccoglieva trasversalmente tutte le forze politiche > il regime Orleanista cade senza

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troppi sforzi da parte dell’opposizione; nasce un governo provvisorio formato da una

coalizione e per la prima volta un operaio entra a far parte di un governo legittimo. Questa

è una trasformazione significativa in forma quasi incruenta. Per la borghesia è il primo

punto d’arrivo, per i proletari la repubblica democratica è uno strumento per andare alle

radici della condizione sociale (miseria). Un uomo politico Blanc per dare un sostegno ai

poveri, promosse un progetto chiamato “atelier socieaux”. Nell’aprile del 48 si verificarono

le elezioni a suffragio universale e per l’assemblea costituente ci furono le prime sorprese:

ci fu una svolta netta da parte del paese. Poiché si espressero tutti quei francesi che fino

ad allora avevano taciuto, si ebbe un risultato elettorale conservatore perché la provincia

era moderatamente conservatrice. I risultati del suffragio, traumatizzarono i repubblicani e

i socialisti rivoluzionari e molti seggi andarono alla destra conservatrice. Di conseguenza

ci fu un riassorbimento delle concessioni fatte al popolo da parte del governo provvisorio.

Si ritornò a superare il tetto delle 10 ore lavorative al giorno, si tornò al cottimo e non si

attuarono gli atelier socieaux promessi ai proletari dal governo provvisorio.

21 giugno 1848 > chiusi gli atelier, peggiore la situazione con la convocazione alle

armi di tutti i giovani sotto i 25 anni. Si innesca così ì la seconda rivoluzione il 22 giugno

1848 questa volta con esiti drammatici (2.000 morti). La Francia resta sempre una

repubblica, la democrazia vince sul socialismo. Nel novembre del 48 > Costituzione >

Repubblica Presidenziale suffragio diretto > poteri confliggevano con il parlamento

provocando una paralisi dell’attività politica.

Nelle elezioni del dicembre del 48 nessun uomo che aveva promosso e partecipato

alla rivoluzione venne eletto. Fu eletto a capo del paese Luigi Bonaparte. Conflitti di

classe tra borghesia e proletariato.

Il primo contraccolpo della rivoluzione in Francia si verificò a Vienna ad opera di

studenti e professori > fuori Metternich per sempre > elezione del Parlamento a suffragio

universale.

A Berlino (capitale della Prussia), Federico Guglielmo IV fu costretto a convocare

l’assemblea costituente > libertà di stampa, suffragio universale maschile > ruolo guida

della borghesia. Il 5 maggio del 48 venne eletto il Parlamento che dibatterà sul problema

dell’unificazione nazionale e non sui problemi sociali: che forma dare alla Germania unita

e che rapporto con la Prussia, cosa fare dei residui feudali, che confini territoriali,

includere o escludere l’Austria? (piccola o grande Germania?). Obiettivo liberal-

costituzionale ridimensionato dalla borghesia che aveva paura di soccombere alle

questioni sociali del proletariato come era successo per la Francia. Distruggere la

feudalità significava distruggere l’aristocrazia che era la base della monarchia. Gli operai

tedeschi insorgono e la borghesia si rifugia sotto le ali di Guglielmo.

Il Parlamento di Francoforte decide di concedere la corona dell’impero tedesco,

nell’aprile ‘49 a Guglielmo IV che rifiuta sprezzamente perché il re viene incoronato da Dio

e non dal popolo. In questa occasione i rappresentanti dell’Austria si ritirarono per

protesta. Si verifica una perdita progressiva della carica rivoluzionaria della borghesia che

arriva a spegnersi completamente.

A Praga viene dichiarata l’indipendenza con un governo provvisorio. Questa città

diviene il punto di raccordo degli slavi sotto l’impero asburgico dal quale viene

bombardata.

In Ungheria, grazie alla strategia di un valente uomo politico Liam Kossuth, nasce un

governo provvisorio liberal-costituzionale e diventa subito indipendente dall’Impero

Asburgico, ma perde subito questa indipendenza conquistata quando a fianco degli

Asburgo interviene la Russia degli Zar. Nel 1848 Metternich sparisce definitivamente e

viene sostituito da Felix Von Sh , personaggio più reazionario del suo predecessore,

ben visto dall’esercito e dalla chiesa la quale aveva in questo periodo, poteri straordinari

anche in questioni pubbliche; l’esercito in stato d’assedio fino agli anni ‘50.

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L’impero Asburgico, alla fine, ha il sopravvento sui mori rivoluzionari perché ha

promesso ai contadini le terre tolte agli aristocratici che quindi avendo ottenuto ciò che

interessava loro, non sono più interessati alla rivoluzione.

I moti del ‘48 rientrano con le armi anche se non si può più tornare come prima

(tranne in Francia da monarchia si passa a repubblica solo temporaneamente come

vedremo). La restaurazione non porta più gli ordinamenti dello Stato alla situazione

precedente ai moti, di fatto non si torna più agli antichi regimi, perché i governati

temevano di tirare troppo la corda nei confronti del popolo e quindi temevano altre

rivoluzioni.

Nel 1851, la Francia rompe gli equilibri del Congresso di Vienna.

La Prussia resta costituzionale e diventa il punto di riferimento degli stati tedeschi

che lottano per l’unità nazionale.

In Francia il primo elemento fortemente costituzionale resta il suffragio universale

attraverso il plebiscito, anche Napoleone quindi non può fare a meno di tener conto del

popolo.

I Prussia l’assolutismo puro non può più esistere in una società che si sta evolvendo.

diverso è il bilancio della questione sociale: vengono aboliti i residui feudali, è una

conquista propria del ‘48, anche se concessa dal governo (questione relativa al passato).

Il futuro si colloca nelle città, proprio qui nasce la sconfitta dei moti rivoluzionari: la

borghesia guarda i proletari, vede che sono molti e ne ha paura. Tale borghesia passa dal

liberalismo a posizioni conservatrici e moderate perché proteggersi dal proletari

potenzialmente molto pericolosi.

La borghesia perde progressivamente il suo ruolo di classe politicamente

rivoluzionaria. Ma questo concetto non è da generalizzare in tutta Europa: per esempio in

Italia ciò non accade perché la borghesia ha un ruolo ancora rivoluzionario anche se

diversamente stratificato.

La rivoluzione del 48 apparentemente era fallimentare nei paesi in cui si era creata,

al contrario aveva modificato la situazione europea.

Il risorgimento è la tappa fondamentale per la nascita dello Stato Nazionale Italiano:

L’Italia diventa uno stato unito con personaggi come Mazzini, Cavour. Il termine

Risorgimento assume significato di rottura con il passato, risorgere non è rivoluzione. Il

1848 quindi è molto importante, i moti hanno due fasi: 1 > successione di eventi,

conquista dal basso della popolazione, liberazione dallo straniero; 1 > azione della

diplomazia e iniziativa règia. Il 48 ha un significato simbolico, ideale, politico, ed inoltre

con il 48 italiano la questione nazionale italiana, entra anche nella questione europea.

Con il 48 il risorgimento italiano entra nella sua fase decisiva. Significato del risorgimento:

aspettativa di unità nazionale. La periodizzazione del risorgimento ha prospettive diverse:

1 > inizia il 48 e finisce con l’unità d’Italia (1860-61) > prospettiva breve. 2 > rivoluzione

francese, Napoleone, sino alla prima guerra mondiale > prospettiva lunga. A fine 800 si

sviluppa una controinterpretazione che definisce il Risorgimento come un processo

incompiuto.

Gramsci > concezione secondo cui l’Italia non è mai riuscita a raggiungere la

democrazia a causa delle fasi del risorgimento. Per Gramsci, il Risorgimento è una

rivoluzione sociale mancata, in quanto non c’è stata una rivoluzione globale, tutto ciò ha

portato al predominio della destra storica, cioè la classe dei moderati e questo potere ha

limitato l’evoluzione piena delle istituzioni democratiche in Italia. Questo epilogo ha

portato al regime fascista. Proprio questo tema di Gramsci, e quello di matrice liberale, si

confrontano alla fine della guerra.

Interpretazione Gramsciana: di matrice marxista, rivoluzione sociale mancata

(rappresentante Emilio Sereni > scarso sviluppo economico e malessere).

9

Interpretazione di matrice liberale: la rivoluzione è stata una rivoluzione borghese

(rappresentante Rosario Romeno > le classi moderate della destra liberale non avrebbero

potuto fare scelte migliori per permettere lo sviluppo delle disponibilità finanziarie).

Presupposti ideologici-politici del moto rivoluzionario:

Fino agli anni 30 ci sono solo istanze rivoluzionarie, non c’è un progetto politico di

fate un’Italia unita. Dopo gli anni 3i0 la situazione cambia grazie a Giuseppe Mazzini. Lui

per primo pone il problema dell’unità. Nel 1831 sorge la Giovine Italia a Marsiglia, che

serve a Mazzini per realizzare il suo progetto politico. Con Mazzini si passa ad una

politica autonoma. Questa strategia si basa: 1. sulla consequenzialità tra pensiero e

azione, cioè ogni processo politico deve contenere in sè la realizzazione politica del

progetto; per Mazzini la teoria politica deve avere una conseguenza sul piano proprio. 2.

Quindi ci deve essere la capacità di collegare mezzi e fini. 3. Poi ci deve essere la

propaganda politica. 4. poi ci deve essere l’insurrezione.

Per Mazzini, la religione è una forza etica che fa muovere gli uomini verso il concetto

di bene.

Programma di Mazzini:

a) Unità (per la prima volta).

b) Indipendenza.

c) Repubblica.

La Giovine Italia ha una organizzazione nazionale.

Politica mazziniana

Mazzini fu costretto all’esilio in Francia, Svizzera, Inghilterra andando incontro

fallimenti e delusioni. I moti erano falliti, decine di morti giovanissimi tra i patrioti

mazziniani. Molti giustiziati tra l’indifferenza della popolazione nella quale Mazzini aveva

riposto le speranze. Il fallimento per eccellenza sta nell’impresa dei fratelli Bandiera

(1844) che furono scambiati dalla popolazione per briganti e trucidati.

Il Liberalismo Moderato prese la sua forza da tutti questi morti e si propose in

sostituzione dei mezzi violenti di Mazzini con delle riforme portate avanti dai prìncipi

d’Italia; ricerca di soluzione compatibili con l’esistenza degli stati regionali e con le

monarchie lì radicate. Non solo politica ma anche motivi economici.

Lega doganale anche in Italia come aveva fatto la Prussia nel 18 . Grande

strumento per lo sviluppo economico: eliminare tutte le barriere per il libero commercio, è

nel 1847 che iniziano le trattative preliminari negli stati italiani per creare la Lega

Doganale.

Vincenzo Gioberti nel 1843 pubblicò la sua più importante opera "Del Primato

morale e civile degli italiani" nella quale, partendo dalla considerazione che presso altri

popoli la fede religiosa era stato l'elemento di fusione e non ostacolo all'unificazione

nazionale (ad esempio in Grecia nel corso della lotta contro i Turchi), egli si domandava

perché la stessa cosa non dovesse accadere anche in Italia, culla della cattolicità e, come

tale, maestra di civiltà al mondo. Chiesa unità spirituale della nazione e compito di

assicurare l’indipendenza e l’unità della nazione, che Gioberti non considera come unità

statale poiché la considera utopica.

Cesare Baldo, moderato, pensa ad una confederazione di stati.

Neoguelfo di Gioberti per il ruolo primario attribuito al Papa e ripiega sulla sulla

proposta del Papa di farsi promotore di una lega di stati italiani accettata anche dalla

monarchia perché garantiva una indipendenza dei prìncipi di ogni stato e dai democratici,

così si aveva un’unità politica.

Confederazione: non ha sovranità sui cittadini dei vari stati, è più stabile (forma

compatibile con i prìncipi italiani).

Federazione: ha sovranità sui cittadini ed è una forma di governo più stabile.

10

Nel 1846 si realizzò con Pio IX, successore di Gregorio XVI (reazionario e chiusa

alle problematiche sociali), avendo un carattere aperto, istintivo, oppositore dell’Austria...

Appena eletto fece una amnistia politica. Fu detto “Papa Liberale”. In tutta Italia si diffuse

un’aria di entusiasmo nei confronti di Pio IX che lo costrinse a continuare ad operare in

senso liberale: libertà di stampa, istituisce le guardia civica e una consulta di Stato anche

con rappresentanti laici.

Metternich dice che a un papa liberale non aveva mai pensato!

Nel 1847 l’esercito austriaco occupa Ferrara come monito verso il Papa Liberale e

con Carlo Alberto (Piemonte) che offre al Papa il suo appoggio militare.

A contrasto c’erano i ghibellini (Ghibellini, Ranieri) che erano anticlericali e si

domandarono che funzione aveva la monarchia Sabauda.

Corrente democratico - liberalista - > Carlo Cattaneo cosmopolitismo di

respiro europeo, esaltazione delle intelligenze, nemmeno lui pensa ad una unificazione

italiana. Rifiuto del progetto di Gioberti, insiste sulla confederazione che rispetti il

pluralismo. Primo obiettivo = libertà come base della democrazia, solo se il popolo

partecipa alla vita dello Stato, autonomie solo su piccole unità amministrative.

Inconciliabile co i Re e co la chiesa. Non gli faciliterà i rapporti con quelli che credono

nella monarchia piemontese come guida.

Biennio delle riforme prima del 1848 (1846-47).

Nel Piemonte di Carlo Alberto, essendo egli legato a Metternich, sale al trono con

promesse di non concessioni al popolo. Ma cambia atteggiamento e comincia a

concedere la libertà di stampa spinto dalla rottura dei rapporti commerciali con l’Austria,

dal fallimento di Mazzini, da Gioberti e il suo federalismo. Il suo era un progetto di politica

di potenza per allargare la stato Sabaudo.

Il 12 gennaio del 1848 a Palermo scoppia la scintilla con Pigo e Crispi entrambi

mazziniani e Crispi sarà primo ministro dal 1887 al 1897 coniando così l’età crispina e nel

corso del risorgimento si avvicinerà ai piemontesi (Società Nazionale). In Sicilia e in tutto il

meridione, Ferdinando II si è chiuso e non vuole nemmeno partecipare alla Lega

doganale che in quei giorni è in discussione dai Prìncipi italiani. Palermo insorge, si crea

una costituzione spagnola e tutto ciò accade senza che l’Austria possa intervenire (alleata

dei Borboni), perché fermata da Pio IX. Alla fine di gennaio Ferdinando II concede la

costituzione. Tutti gli altri sovrani italiani sono costretti a concedere la costituzione. Il

fattore scatenante delle insurrezione del Lombardo Veneto sono i moti di Vienna e la

cacciata di Metternich. Il 13 marzo Venezia si solleva e si nomina Repubblica di San

Marco con Manin a capo di un governo provvisorio.

Il 18 marzo a Milano si compiono le 5 giornate con la cacciata dei tedeschi, è una

rivolta popolare (cosa che covava da tempo) con la complicità del patriziato Milanese che

contava su Torino. Cattaneo era su posizioni opposte rispetto al patriziato perché temeva

l’Austria e non voleva mettersi in mano del Piemonte ma nonostante questo non si tira

indietro e fonda un consiglio di guerra a fianco ai rivoluzionari dimostrando una perfetta

capacità strategica. Ma al governo provvisorio ci sono i rappresentanti della vecchia

guardia (moderati) ai quali si uniscono i rappresentanti delle città lombarde e tutti

temevano Cattaneo e le iniziative popolari-repubblicane.

Il 28 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria. Si preoccupa che i repubblicani

possano prendere il sopravvento si sente in pericolo (disegni espansionistici). Carlo

Alberto entra in una città già in mano dei moderati. Grande entusiasmo in Italia, Leopoldo

II, Ferdinando II, Pio IX, iniziano ad appoggiare militarmente i piemontesi e volontari

raggiungono il teatro di guerra.

Ma l’esercito piemontese aveva dei limiti: lento, tatticamente sbagliato perché Carlo

Alberto è inorgoglito da alcune scaramucce militari vinte contro gli austriaci (Pastrengo).

Fece anche di peggio. Sul piano politico - diplomatico si inimicò gli alleati esponendo a

11

Milano i registri su cui il popolo poteva votare sull’annessione Piemonte/Lombardia,

ancora prima della fine della guerra.

Quando fu chiara l’intenzione espansionistica di Carlo Alberto, Pio IX ritirò le truppe

e fu seguito in questa iniziativa da Leopoldo II di Toscana e Ferdinando II di Borbone. Ma

il progetto di Carlo Alberto non parve compromesso, la città del nord votarono

l’annessione al Piemonte. La repubblica svaniva... Ma le sorti della guerra si ribaltarono a

luglio del 48 a Custoza; Radeski, che nel frattempo si era ritirato nel quadrilatero, riceveva

rinforzi. Ad agosto ci fu l’armistizio e il Piemonte dovette rientrare nei suoi confini. Così

termina la prima guerra d’indipendenza.

ci fu in seguito un’alternanza tra democratici contro moderati. Ritornò l’iniziativa

mazziniana. Scoppiò una scintilla nello Stato Pontificio: il ministro Pellegrino Rossi, che

per la sua ambiguità era malvisto da entrambi gli schieramenti, fu ucciso, e il Papa fu

costretto a fuggire a Gaeta. Lo Stato Pontificio fu trasformato in Repubblica Romana e

governato da un triunvirato composto da: Mazzini - Saffi - Ermellini con Garibaldi a capo

dell’esercito. Anche Leopoldo II di Toscana fu costretto a raggiungere il Papa a Gaeta e il

suo stato si proclamò repubblica, un’entità stato repubblicana.

Mazzini tentò di unire le due repubbliche ma i toscani si rifiutarono. In Piemonte i

moderati tentarono una soluzione diplomatica che fallì (chiesero l’intercessione della

Francia e dell’Inghilterra (?)). Così cadde il governo e salì Gioberti e cadde anche questo

perché egli voleva allearsi al Papa e a Leopoldo II e intervenire militarmente contro le

nuove repubbliche. Salì al governo una sinistra progressista.

Se le nuove repubbliche (romana e toscana) si uniscono, diventano una vera

minaccia per il Piemonte e così Carlo Alberto decide per l’intervento militare.

Comincia la controrivoluzione > la restaurazione > gli Austriaci riportando al trono

Leopoldo II, mettono sotto assedio Venezia che cade eroicamente e per questo motivo,

caso raro, gli Austriaci concedono l’onore delle armi al popolo veneziano. Luigi Bonaparte

(II republ. francese) interviene a favore di Pio IX, poiché, avendo già in mente un suo

rafforzamento, per attuarlo ha bisogno del Papa che nel frattempo era diventato un altro:

non era più il “Papa Liberale”.

Da questo momento in poi, c’è un alternarsi tra il Partito d’Azione (democratici) e il

Partito dell’Ordine (moderati) che pensano al processo di unificazione.

Prima guerra d’indipendenza chiusa male, politicamente è più importante il fatto

riguardo la decisione di Vittoria Emanuele II di confermare il regime costituzionale. Gli altri

stati riprendono la politica repressiva; la libertà di stampa e di opinione che lo Statuto

Albertino concedeva attira tutti i patrioti in Piemonte perché nei loro stati erano

perseguitati. Il Piemonte poteva assurgere a Stato guida per l’unificazione e rare all’Italia

un regime parlamentare liberale. Mazzini riprende un programma massiccio di

riorganizzazione: Comitato Nazionale Italiano per organizzare i gruppi mazziniani.

Restano i punti fermi di prima, ma il suo pensiero è una polemica anti-socialista a

carattere interclassista. Entra in polemica con la corrente socialista.

Nel 1850 G. Ferrari pubblica due opere in polemica con Mazzini: dice di fare unità

con la questione sociale e fare un collegamento e cercare un appoggio con la Francia che

è una repubblica. Socialista - radicale > carlo Pisacane lo accusa di fare riferimento

esclusivamente alla classe borghese, insiste sulla debolezza della borghesia.

Il Sud è considerato una polveriera pronta ad esplodere a causa dello sfruttamento

delle masse contadine e della debolezza dei Borboni, si pensa di far partire da qui la

rivoluzione. Fallimento di Pisacane a Sapri > colpo di grazia alla predicazione mazziniana.

Dal 1853 tutti i mazziniani cominciano a defluire dal Partito d’Azione e si avvicinano alla

“Società Nazionale” (1857) fondata da Manin e Giuseppe Garibaldi con i seguenti

obiettivi: raggiungere l’unità con i liberal moderati e stimolare il ruolo guida del regno

Sabaudo; questo moderalismo politico comincia a strutturarsi intorno al Piemonte. Già

sotto Massimo D'Azelio conservatore si impegna all’osservanza dello statuto albertino,

12

anticlericale, modernizzazione dell’agricoltura, dell’esercito, leggi Siccardi (1850) >

volontà della maggioranza piemontese di ridimensionare il potere ecclesiastico in linea

con gli altri stati italiani. Il Piemonte è il presidio della libertà costituzionale anche sotto il

governo di D’Azelio, sotto Cavour tutto questo si rafforza. Nel 1852 Cavour assume

l’incarico di fare il nuovo governo. Connubio Cavouriano > moderati e progressisti di

destra. Cavour vuole isolare le aree estreme di sinistra e di destra per avere un’ampia

maggioranza intorno al suo programma che lo schematizziamo in cinque punti

fondamentali:

1. libero scambio

2. centralità del Parlamento eletto a suffragio ristretto (controllo del Parlamento sul

Governo)

3. difesa delle libertà fondamentali: stampa, opinione, associazione (anche se

esistono i codici di sicurezza che frenano il tutto).

4. innovazioni economiche come incentivi, convenzioni rispetto ai salari,

miglioramento dei processi produttivi.

5. lotta per l’indipendenza italiana ma non unificazione; Cavour pensa ad una

espansione del Piemonte.

Rinsalda il potere del governo, del regime parlamentare innalzandolo presso

l’opinione pubblica liberale. Cavour riesce anche a relegare i mazziniani nel ruolo

scomodo di partito antisistema.

Può finalmente iniziare a svolgere un’intensa attività diplomatica. A questo punto

attua un’impresa rilevante: tra il 1854-56, il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea.

Inglesi, francesi e piemontesi contro la Russia che vuole estendersi verso oriente. Come

mai il Piemonte si trova coinvolto in questa guerra? Sono i francesi e gli inglesi che fanno

pressioni in questo senso. Prima lo avevano chiesto all’Austria che aveva rifiutato per non

mettersi contro la Russia essendo questa uno dei componenti della Santa Alleanza e con

il pretesto di aver paura del Piemonte. Ma Cavour ha dei seri dubbi perché non vuole

rischiare da combattere affianco dell’Austria, nemica d’Italia. All’ultimo momento l’Austria

decide di non combattere e così il Piemonte può partecipare. Da questa guerra

l’Inghilterra ricava un innalzamento del suo prestigio e la Russia viene ridimensionata.

Cavour a Parigi può illustrare la situazione drammatica dell’Italia e vede subito in

Napoleone III l’uomo che può dare un assetto definitivo all’Europa. Il 20 luglio si

incontrano segretamente a Plombier dove stipulano un’alleanza militare che prevedeva

l’intervento della Francia in aiuto del Piemonte solo se questo fosse attaccato dall’Austria,

e poi una risistemazione dell’Italia a vantaggio dei piemontesi e dei francesi a danno

naturalmente dell’Austria: il Regno settentrionale sotto la stato Sabaudo, al centro un

sovrano parente dell’imperatore cioè Gerolamo Bonaparte, non si poteva toccare lo Stato

Pontificio per non compromettere questo appoggio a Napoleone III. Nel Su d’Italia per ora

i Borboni.

(Attentato fallito di Felice Orsini a Napoleone III che manda una lettera all’imperatore

chiedendo perdono e di aiutare l’Italia)

Cavour nel 1859 permise a Garibaldi di organizzare militarmente un gruppo di

volontari e di portarli a presidiare i confini con l’Austria. Questa si preoccupò, e inviò al

Piemonte un ultimatum per lo scioglimento di questo gruppo di volontari. Il sovrano

respinse l’ultimatum, l’Austria attaccò e scattarono gli accordi di Plombier diventando

operativi. L’Austria fu sconfitta in poco tempo dall’esercito franco - piemontese.

Napoleone III però, a un certo punto e unilateralmente, decise di interrompere la guerra

(era stata solo conquistata la Lombardia) . Intanto il Gran Ducato di Toscana, Emilia,

Romagna insorgono con governi provvisori di impronta liberale, ma a Villafranca

Napoleone III firma l’armistizio (fine II guerra d’indipendenza). Egli è preoccupato per un

eventuale ingrandimento e rafforzamento del Piemonte, la Prussia minaccia di allearsi con

13

l’Austria attaccando la Francia da nord. La Lombardia tramite la Francia viene annessa al

Piemonte. Cavour si sente tradito e si dimette.

La spinta democratica ancora una volta spinge gli eventi (l’armistizio prevedeva la

restaurazione delle monarchie nei ducati), nei ducati c’è malcontento che invece volevano

annettersi al Piemonte. Cavour torna e convince sulla legittimità dei ducati di volersi

annettere con plebiscito.

L’Inghilterra ritiene che un Piemonte vasto possa ridimensionare Napoleone III e gli

Asburgo in Italia e diplomaticamente intercede.

Nel 1860 Toscana, Stato Pontificio, Emilia, Romagna voto annessione al Piemonte.

Ritorna l’attenzione dei democratici alla Sicilia dove vi era in atto una lotta contro i

Borboni comandata dall’élite. Da lì Crispi prepara il terreno con il tacito consenso di

Vittorio Emanuele II. Cavour era contrario, ma da Quarto partirono i Mille di Garibaldi e

arrivati a Marsala, con l’aiuto dei guerriglieri siciliani , cacciarono i Borboni. Allora

Garibaldi, sicura dell’appoggio inglese, puntò verso Roma. In pochissimi mesi il progetto

dei democratici sembrò sul punto di realizzarsi; il radicalismo di Ferrari e Pisacane si

smussa per potersi avvicinare alla società siciliana dove il disagio si fa più sentire.

Garibaldi sarà un dittatore in Sicilia, ma abolirà la tassa sul macinato e distribuirà le terre

ai contadini.

Francesco II di Borbone, per cercare di salvare la corona, a Napoli concede la

costituzione ai liberali, ma le voci che arrivano dalla Sicilia fanno traballare questo

governo. Quindi Garibaldi a Napoli trova terreno facile e a settembre del 1860, Mazzini e

Cattaneo (federalisti repubblicani) arrivano affianco di Garibaldi a Napoli. Questo Cavour

e il re piemontese non possono accettarlo e convincono Napoleone III a scherarsi contro

Garibaldi per evitare che l’Italia da Roma in giù diventi repubblica. Quindi Napoleone III

consente il passaggio delle truppe piemontesi nello Stato Pontificio, Cavour occupa le

Marche e chiede l’annessione del regno delle due Sicilie al Piemonte con plebiscito. Così

trionfa la soluzione moderata e se Garibaldi, Mazzini e Cattaneo si fossero opposti,

sarebbero diventati per tutti oppositori dell’unità d’Italia. Il 26 ottobre del 1860 a Teano

avviene l’incontro storico tra Garibaldi e il re dove lo stesso eroe gli consegna

simbolicamente la corona d’Italia. (Garibaldi non aveva nessuna intenzione di opporsi al

progetto piemontese).

Da qui tutto passa al parlamento piemontese che il 17 marzo 1861 proclama la

costituzione del regno d’Italia. Questa è uno stato agricolo dove sono inesistenti le vie di

comunicazione; l’isolamento geografico e l’arretratezza avevano portato l’agricoltura verso

l’autoconsumo, poco andava sui mercati.

Solo la Pianura Padana era pre-capitalistica (macchinari, salari); al centro la

mezzadria, al sud il latifondo di proprietà nobiliare e piccolissima proprietà (stoppelli 2-3

aree). Italia nazione = problemi economici subito. È un’unificazione politica per intreccio di

fattori politico-militari e non culturali o di popolo. Proclamazione dell’unità non vuol dire

“unità”.

1. problema sul nuovo ordine costituzionale rappresentativo e la costruzione di una

intelaiatura amministrativa.

2. realizzare integrazione culturale, geografica, economica dello Stato

a. integrazione economica > miriade di mercati economici che ruotano intorno a

gruppi d’interesse (olio e vino pugliese > Inghilterra) che tra loro non comunicano protetti

da barriere doganali.

b. non esiste una rete stradale o ferroviaria

c. integrazione di tipo culturale > l’ analfabetismo in alcune zone raggiunge il 100%.

(Tullio De mauro ha fatto studi in cui dice che il solo il 2,5% della popolazione parlava una

lingua vicina all’italiano colto),

3. bisognava ricollocare la nuova entità statale a livello internazionale perché l’Italia

era considerata totalmente subordinata alla Francia.

14

Il gruppo dei liberali moderati che aveva sostenuto Cavour più altri componenti

liberali dell’Emilia, della Toscana, formano la “Destra Storica” che non è un partito e non

va associato al fascismo; è sempre uno schieramento liberale, le ali estreme sono

extraparlamentari. È un gruppo di notabili che si aggregano attorno ad una matrice

ideologica fondamentalmente conservatrice, e spesso si verificano rivalità personali. Le

differenze stanno nel loro retroterra economico.

La componente maggioritaria era composta da proprietari terrieri, poi c’erano i

rappresentanti della finanza, e una minoranza di industriali.

Il modello di gestione del potere si basa su una rappresentanza stretta e ha diritto al

voto solo il 2% della popolazione (50.000 elettori su 20 milioni di abitanti). Per votare

bisogna essere un maschio adulto, saper leggere e scrivere, pagare 40 lire di imposte

dirette (si applicano su un

È un governo che ha grande stabilità (chi va al parlamento è l’espressione di una

determinata classe sociale), forte e moderato liberale, autoritario, che non mise mai in

discussione l’assetto costituzionale. Lo Statuto Albertino fu esteso su tutta la nazione per

essendo arcaico, il Parlamento riesce a controllare il Governo e produce forte controllo sul

suo operato.

Marco Meriggi parla di una discreta sintonia tra stato italiano.... (la periferia riuscì a

farsi sentire a livello centrale).

Raffaele Romanelli > II metà 800 in tutta Europa l’unità e considerata il presupposto

per l’avanzamento economico e civile, processi però un po’ artificiosi perché si scontrano

con le diversità reali della nazione e forme di opposizione che impongono scelte di forza.

Lo stato deve intervenire imponendo dei valori condivisi (scuola ecc). Per questo, questa

unificazione parve agli italiani una conquista da parte del Piemonte, di annessione al

Piemonte stesso. Da allora le forze politiche fino ad oggi discutono nel decentramento

amministrativo per paura che maggiore autonomia potesse portare a processi di

disgregazione statale.

1865 > Legge Rattazzi > 59 province > (circondari > sottoprefetture) prefetture

(prefetti di nomina regia, potere enorme) > sindaci nomina regia.

Normativa Giuridica allargata a tutta l’Italia e Codice Civile (1866).

Pemontesizzazione a tutta l’Italia > figure piemontesi a capo di ogni regione italiana.

1863 > trattato commerciale favorevole alla Francia ricambio per l’aiuto dato alla

Francia, favorito il vino, il sapone. Apertura ai mercati internazionali. ma subordinati alla

Francia. Abbassamento dei tassi doganali provoca difficoltà all’agricoltura del sud e alle

prime industrie del nord. Favorì solo l’agricoltura avanzata. destra storica favorevole alla

libertà, banche e ferrovie ???? per un’accellerazione dell’economia. Banche fondamentali

per combattere l’usura e per rivitalizzare l’attività economica. Senza ferrovie non c’è

scambio e lo scambio è fondamentale per il mercato; su questi punti non era liberista. Non

lo stato garante dell’economia ma rimozione degli ostacoli per lo sviluppo economico,

esempio: migliora la ferrovia perché serve a collegare il territorio: Romanelli > lo Stato nn

specula su questa costruzione. Lo Stato deve finanziare il progetto e trovare le risorse,

dove? Lo Stato è in deficit. Cavour ha annesso al piemonte anche i debiti pubblici di ogni

stato per trovare in queste popolazioni il consenso. La destra storica inasprì le imposte

dirette (gravano sul prodotto e sull’utile e sugli immobili) e anche indirette (che si pagano

all’acquisto). Emerse la natura del blocco dominante colpiti i redditi dal commercio e

industria e tasse contadine + povere (tassa macinato gravava sui consumi, pane,

prelevate dal mugnaio all’atto della macine - diretta - si ritoccò il prezzo del prodotto e

aumentò il pane = fame per i poveri), reazioni violentissime in Emilia e Romagna, istituito

lo stato di assedio.

Intervento diretto dello Stato nella vita sociale - autoritaria che portò a tre distorsioni:

1) libertà dei cittadini (brigantaggio)

2) economia (aumento pressione fiscale)

15

3) istituzioni e politica (localismi generati dal centralismo amministrativo.

Nel meridione la situazione nn era pacifica, già dal 1860 si era sviluppata una

violenta guerriglia in Irpinia, Basilicata, Casertano, Puglia > grande brigantaggio

meridionale. Già reazioni filoborboniche a Garibaldi sentimento legittimista (fiducia alla

monarchia che sta crollando), il contadino avverte sempre l’autorità del signore, i

cambiamenti improvvisi nn sono graditi (autunno 1860 - legittimismo + disagio morale fino

al 1865). 350 bande, molte con + di 100 uomini ciascuna, (qualche decine di migliaia di

filoborbonici), forte seguito popolare (Marco Meriggi - studioso). Brigantaggio > riflessi a

livello internazionale perché stimolò la controrivoluzione borbonica a livello europeo;

appoggiati da Spagna e Stato Pontificio, i Borboni stavano al Vaticano e volevano

riprendersi il regno. Diffuso disagio morale e reazioni alla delusione delle promesse

mancate da parte dello Stato: riforma fondiaria mancata, profondo distacco tra

popolazione a Stato che stava intaccando una realtà meridionale > usi civici > terreno di

scontro poiché qui le comunità avevano fondato un’economia, tutte possibilità di integrare

un’economia povera e contadina (la legge nn faceva + tagliare gli alberi, o pascolare

liberamente su terreno demaniale ecc.). 160.000 soldati (1863 legge Pica > competenza

per reati di brigantaggio a tribunali militari), stato d’assedio, guerra civile. In 5 anni (61-65)

controguerriglie governative violente, incendi di interi villaggi, ecc.

In Sicilia ci furono problemi: 1866 > Comitato Partito Regionista che si opponeva alla

legge dell’unificazione amministrativa represso col sangue dal governo.

La “questione romana” prettamente politica > regioni ancora da annettere. Senato >

Roma capitale d’Italia che era ancora in mano al Papa. Il Partito d’Azione Mazziniano e

tutti gli ambienti si agitavano per aver subìto Roma capitale (i liberali erano gli avversari

politici). Stato pontificio protetto da Inghilterra, Francia e ciò metteva in difficoltà il governo

nel settore politica estera. La questione romana diventa cavallo di battaglia dei

democratici per riavere visibilità nel mondo politico. Chiesa rinuncia al potere temporale,

lo Stato di impegna a considerarla religione di fondamento (?)

Bettino Ricàsoli > cattolico, tenta di convincere Pio IX ad una mediazione sulla

questione romana. Tenta anche di ammorbidire l’intransigenza di Napoleone III. Fu

rigettato da Pio IX e fu trattato duramente da Napoleone III il quale minacciò che ogni

tentativo sulla questione romana da parte dell’Italia lo avrebbe considerato un atto di

guerra > dimissioni Ricàsoli.

Urbani Rattazzi (sinistra) > crede di poter trarre vantaggio dall’azione dal basso di

Garibaldi per conquistare militarmente Roma, con volontari senza compromettere il

governo (in Veneto).

Clima europeo mutato e la Francia fa la voce grossa tanto da ordinare a Garibaldi di

sciogliere i volontari. Ci riprovò partendo dalla Sicilia nell’autunno 62, ma fu fermato

sull’Aspromonte dall’esercito italiano. Cade il governo Rattazzi nel dicembre 1862. Falliti

due governi, sia moderati che democratici. Destra storica + cauta, i governi quasi

opportunisti sembrano sfruttare Bismark che, diventato cancelliere di Prussia, si vuole

allargare, e ciò sembra giovare alla politica italiana.

M. Minghetti, più moderato, si muove con l’obiettivo di rassicurare le grandi potenze,

in particolare la Francia, e con le “Convenzioni di Settembre”, risolve la questione romana

difendendo i confini dello Stato Pontificio e facendo Firenze capitale. Napoleone III si ritira

con le sue truppe dal Lazio ( per far tacere i democratici). A Torino il 21 settembre 1868 la

città insorge, Minghetti rassegna le dimissioni.

Gen. Lamarmora, destra moderato, uomo di polso.

Pio IX legge nelle “Convenzioni” un sinistro presagio. Nel dicembre 64 con la sua

enciclica attacca violentemente i principi liberali condannati nel “Sillabo”, vede male

l’uscita delle truppe francesi del suo stato. Reazione dell Stato a catena - Luglio 1866 -

legge che scioglie le congreghe e gli ordini religiosi, incameramento dei beni della chiesa

(palazzi, opere d’arte, libri) più terre dell’asse ecclesiastica dal 1867 all’asta accaparrate

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Romano Michele.

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