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Elena Garbarino: Dall'Italia alla Spagna

Il viaggio della Divina Commedia in suolo iberico

Indice

Dall'Italia alla Spagna..............................................................................3

Un ribelle contro la tradizione: Ausiàs March........................................4

Il poema allegorico di Juan de Mena.......................................................8

Bibliografia.............................................................................................11

Dall'Italia alla Spagna

Con l'arrivo del 1400, approda nella penisola iberica una nuova fonte di ispirazione letteraria: la letteratura italiana trecentesca in lingua volgare, Dante, Petrarca e Boccaccio.

Per questo particolare avvenimento, è bene riferirsi alla storia per trovare una causa specifica dell'imperversante "italianismo" a livello culturale: in quel tempo, sia in Castiglia che in Catalogna il mondo politico incoraggiava le nuove tendenze di stampo culturale.

In Castiglia, re Giovanni II apprezzava la poesia, incoraggiava Juan de Mena, ascoltava i versi del marchese di Castillana ed intratteneva corrispondenze epistolari con Leonardo Aretino.

Ancor più affine alla penisola italiana era la Catalogna: quando la Sicilia si ribellò alla tirannide angioina (1282), la casa d'Aragona le venne in aiuto e pose piede in Italia, culminando poi la sua avanzata meno di due secoli più tardi con la conquista di Napoli da parte di Alfonso il Magnanimo (1443); perciò non c'è da meravigliarsi se tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento anche in lingua catalana vennero alla luce versioni ed imitazioni di opere italiane.

Ed in questa sede ci si occuperà in particolare dell'influenza del capolavoro dantesco, la Commedia, esercitata su alcuni autori spagnoli del XV secolo. Si partirà analizzando alcuni brani di testi di due poeti selezionati ed emblematici per alcune loro caratteristiche: Ausiàs March (1397-1459) e Juan de Mena (1411-1456).

Come già sottolineato, c'è una ragione storica per cui nella prima metà del XV secolo la presenza della letteratura italiana all'interno di quella spagnola è forte e riconoscibile: sia il regno di Castiglia che quello di Catalogna sono governati da personalità particolarmente sensibili alla cultura e, nel caso di Alfonso X, loro stessi autori di trattati.

La vicinanza ed i contatti con la letteratura italiana vengono di conseguenza. C'è dunque l'appoggio ed il sostegno da parte dei regnanti, c'è la volontà di rinnovare il patrimonio tradizionale letterario della Spagna, ma ancora manca la possibilità di attingere alle fonti: la differenza linguistica è un ostacolo da superare, ed è ancora una volta la corte, in questo caso quella castigliana, a fornire il contesto adatto per la traduzione dei testi italiani.

Pare, infatti, che fu il marchese di Santillana, assiduo frequentatore della corte, a chiedere ad Enrique de Villena (1384-1434), appartenente per via materna alla famiglia dei Trastàmara, di tradurre la Divina Commedia. Il progetto viene portato a termine nel 1428.

La traduzione del de Villena è in castigliano ed in prosa, due elementi da tener di molto conto, poiché ci danno parecchi indizi sugli intenti dell'autore. Tuttavia, per comprenderli al meglio, va introdotta un'altra figura di traduttore della Commedia, che ci permetterà di confrontare i due lavori e segnalarne le caratteristiche peculiari.

Dieci mesi dopo l'apparizione della traduzione castigliana, Andreu Febrer (1375-1440), poeta catalano, presenta una sua versione della traduzione dell'opera dantesca proprio nella sua lingua, ed in versi (terzine di endecasillabi come l'originale).

Se dunque lo scopo della traduzione spagnola sembra essere stato quello di fornire un testo a fronte per facilitare la lettura dell’originale tramite un “supporto”, Febrer presentava un'opera letteraria più autonoma.

In ogni caso, in meno di un anno, si hanno due traduzioni della Commedia, una in Castigliano ed una in Catalano, che permettono un'ottima conoscenza dell'opera in tutta la penisola iberica: è l'ingresso ufficiale della Commedia all'interno della cultura iberica.

Note

  • Bernardo Sanvisenti, I primi influssi di Dante del Petrarca e del Boccaccio sulla letteratura Spagnuola, Ulrico Hoepli, Milano, 1902, p.24.
  • Per le prove di questa affermazione si veda Bernardi Sanvisenti, op. cit., p.19.
  • Alfonso X fu autore di uno dei primi trattati sul gioco degli scacchi ed eccellente poeta in lingua galiziana.
  • Anna Benvenuti, Quaderni di letterature iber.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

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