Riassunto del libro di spagnolo
Introduzione: La situazione europea e spagnola a confronto
Il 20o secolo in Europa
I paesi europei si sono modernizzati (industrializzati e democratizzati), prima rispetto alla Spagna. L'ancien regime viene liquidato prima del 1870, si sviluppa un’agricoltura di mercato, vi è il declino della società contadina, scompaiono le carestie alimentari, si assiste a una laicizzazione dei comportamenti e a un’autonomizzazione dei comportamenti individuali. Si raggiunge la pace civile tipica del parlamentarismo liberale e si allarga il suffragio alle masse. Nascono i sistemi dei partiti e il sindacalismo moderno. Vi è l’industria pesante e le conseguenti concentrazioni operaie e finanziarie.
Il 20o secolo in Spagna
La Spagna rimane fondamentalmente indietro. Non avviene lo smembramento dei latifondi, perciò la questione agraria (divisione delle terre e il problema delle carestie e l’arretratezza nello sviluppo agricolo) rimane aperta, e il tutto non viene certo agevolato dal lungo regno del dittatore Franco. Un minimo di sviluppo moderno lo si ha, però circoscritto nel Paese basco e nella Catalogna, ma il resto della Spagna rimane. Oltretutto in quel periodo la Spagna subisce anche il contraccolpo della perdita del suo impero coloniale. In Spagna la Chiesa mantiene un ruolo molto importante e da dirigente su una buona parte della popolazione. Molti degli spagnoli dell’epoca diventano anche degli agguerriti anarchici, soprattutto nella sezione agricola della popolazione, che si comportano per lo più come dei ribelli violenti. Mentre le classi medie sono poco numerose e sono sospettose circa i progetti democratici, vedendoli per lo più come strumenti che causano disordine popolare, piuttosto che di contenerlo. Tra il 1930 e 1940 si assiste all’espansione industriale, all’urbanizzazione, alla laicizzazione dei valori, alla riduzione della miseria/povertà, ed emerge un sistema di governo legittimo su stile europeo, insomma la Spagna si stava sviluppando per raggiungere gli altri Paesi europei. Però il discredito della democrazia, dimostrato dagli spagnoli in generale, impedisce di conseguenza il radicamento nella società spagnola di una sana vita elettorale ed influisce notevolmente sul periodo della dittatura 1923-30 e 1936-75. Quindi il Novecento spagnolo (il 20o secolo) inizia nel 1876 e dura 120 anni ed include: la monarchia parlamentare della Restaurazione (1876-1923), la dittatura mite del generale Primo de Rivera (1923-30), la seconda repubblica (1931-6), la Guerra Civile (1936-39), l’era franchista (1939-75), e i recenti anni della democrazia monarchica.
Il peso dell’ancien régime
La questione agraria
In epoca romana la Spagna era latifondista, in epoca musulmana l’agricoltura si basava su una massa di coltivatori individuali relativamente indipendenti, fino all’11o secolo. Nel 12o secolo la politica reale del repartimiento suddivide il territorio in: donadíos (concessi in feudo) e heredamientos (trasmissibili ai discendenti). Nel 13o secolo a causa di epidemie gli heredamientos del sud rimangono senza proprietari (perché muoiono per le malattie) e i latifondisti, gli ordini religiosi e i borghesi ne approfittano accaparrandosene il più possibile (tanto erano gratis!). Nel 1505 il maggiorasco diventa un diritto (è uno strumento di concentrazione terriera che legalizza l’aggiunta di territori liberi ai grandi possedimenti terrieri dei latifondisti), favorendo così la conservazione dell’ancien régime. 1570 i nobili si specializzano nell’allevamento ovino, che fruttava molto per le esportazioni, ma devastava le coltivazioni alimentari poiché necessitava di allevamento estensivo (ovvero enormi greggi di pecore che devastavano le coltivazioni!) e rendeva molto difficile la vita ai poveri contadini. Dallo stesso anno la Spagna deve iniziare a importare cereali ed è soggetta a carestie, mentre i poveri contadini sono ridotti senza lavoro e devono diventare braccianti (ovvero sono privi di terra propria) dei latifondisti, ma per lo più moltissimi rimangono disoccupati. Nel 1763 Carlo III fa un primo passo verso la riforma agraria bloccando lo smembramento dei beni ecclesiastici e del maggiorasco. 1805 = accordo che la Chiesa deve vendere molti suoi possedimenti alla popolazione, ma nello stesso periodo c’è anche la restaurazione dei Borboni che annullano questo accordo (perché erano amiconi della Chiesa...). però con la legge del 1820 il maggiorasco viene abolito e molte terre (soprattutto della Chiesa) vennero messe in vendita (cercando così di aiutare i poveri contadini), sperando così di cancellare questo ancien régime agrario; peccato però che i contadini erano per lo più disoccupati o comunque poveri, quindi le terre non se le potevano permettere e andò a finire che le acquistarono i grandi latifondisti, quindi i contadini rimangono nella loro situazione di braccianti. Però un miglioramento ci fu, ovvero si sviluppò lo sfruttamento intensivo della terra e la meccanizzazione dell’agricoltura.
Esplosione demografica e ritardo economico
1713 c’è la restaurazione dei Borboni e ciò favorì il ristabilimento dell’ordine e un miglioramento della vita ed infatti ci fu un incremento demografico notevole (progresso della medicina e riduzione carestie e della mortalità, anche infantile). Tutto ciò però non migliora le cose, perché lo sviluppo industriale, che rimane concentrato in alcune none a nord (Catalogna, Paese basco e Valenzia) non possono assorbire tutta la massa di disoccupati, e quindi con l’aumento demografico non si fa altro che peggiorare la situazione delle masse di contadini senza lavoro. La Spagna di quel tempo si concentrò troppo sull’allevamento ovino, che non necessitava poi di tantissimi lavoratori, e scartò il settore manifatturiero, che avrebbe invece assorbito moltissimi lavoratori. La Spagna di quel tempo si concentrò anche molto sul settore militare e divenne un grande importatore di cereali (pagandoli con le disponibilità economiche a quel tempo elevate grazie alle colonie in America che gli diedero moltissimo oro). La Spagna di quel tempo inoltre si concentrò su una sorta di controriforma cattolica che perfeziona il controllo ideologico (religioso) dello stato ma disapprova l’iniziativa economica (ovvero ostacolando lo sviluppo economico). La Catalogna però si sviluppa molto nel settore tessile. Le successive guerre napoleoniche bloccarono ogni piccolo sviluppo industriale e lasciarono in rovina la Spagna che in più in quel periodo perde anche le sue colonie. Alcuni spagnoli però, facendo il confronto con lo sviluppo economico della Francia, erano a favore di una rivoluzione industriale su stampo francese (e per questo vennero chiamati afrancesados), ma ciò lo si ottenne solo tra il 1840-50 grazie alla rimessa a coltura delle terre smembrate dai latifondi, dalla creazione di importanti reti di comunicazione e agli interventi di investitori stranieri. La Spagna raggiunge la sua “fase tessile” della rivoluzione industriale solo verso la fine del 1800, ovvero molto in ritardo rispetto agli altri Paesi, e non raggiunse mai la seconda fase (siderurgica e meccanica); per poi bloccarsi definitivamente con la Guerra Civile, rimanendo così essenzialmente un paese agricolo e mal sviluppato.
La società
Paradossalmente la Spagna si avvia alla democrazia prima di tutti gli altri paesi europei, solo che poi si è fermata subito. Nel medioevo la società era per lo più ugualitaria e nel periodo della Riconquista la società si sviluppa attorno alla struttura sociale dei cavalieri villani. Nel 12o e 13o secolo vice una sorta di democrazia nei singoli borghi. Nel 1188 Alfonso IX pubblica la prima Carta Magna iberica, riconoscendo i diritti della popolazione riducendo invece i poteri del sovrano. Nel 1215 nasce il sistema delle Cortes di Castiglia che rafforza i privilegi della popolazione castigliana di fronte ai nobili, però nel 1520 con il ritorno del monarca dopo la rivolta dei comuneros, Carlo V sopprime il potere delle Cortes di Castiglia e nomina dei consigli specifici per ogni ambito (che però non somigliano per nulla alle precedenti assemblee rappresentative). La potenza del cattolicesimo permette inoltre una forma potente di assolutismo regolato dalla Chiesa di Roma attraverso l’Inquisizione (= un potente strumento di controllo). Inoltre la Chiesa si rifiuta di riconoscere la superiorità del potere dello Stato su quello della Chiesa, e questo crea forti lotte tra il clericalismo e l’anticlericalismo. Nella Spagna il tradizionalismo cattolico si insinua anche nella politica attraverso il carlismo che resisterà fino a prima della Guerra Civile, quindi questa guerra sotto un certo aspetto può essere anche considerata una delle ultime guerre religiose europee. Inoltre il carlismo è appoggiato da Franco e dalla gran parte della popolazione e si oppone con violenza alla crescente influenza della borghesia liberale, considerando il liberalismo come un peccato. L’anticlericalismo ha 2 facce: una è quella pacifica e razionale degli intellettuali e borghesi, l’altra è quella violenta del popolo che verrà poi chiamata Anarchia. L’anarchia è una reazione quasi religiosa contro i rappresentanti della chiesa ormai considerata una alleata dei ricchi e che quindi non segue più il principio della povertà della chiesa fondamentali della religione cattolica (si sentono come traditi, perché la Chiesa predica bene e poi razzola male). Dal 1869 in poi fino alla Guerra Civile gli anarchici (che ormai hanno contagiato anche il proletariato operaio delle concentrazioni industriali, quindi non solo il popolo povero e contadino) fanno rivolte molto violente e sanguinose e rallenteranno solo nel 1911 con la nascita della corrente anarco-sindacalista della Cnt (Confederación Nacional del Trabajo). Ma tra il 1931-37 ricominciano le violenze, soffocando così la diffusione in Spagna di un movimento operaio socialista o socialdemocratico disposto ad affermare e sviluppare la democrazia nel Paese. Questa guerra di religione è un duplice conflitto tra i carlisti (che fanno una specie di crociata per mantenere il potere della religione) e gli anarchici (gli anticlericali estremisti che vogliono il liberalismo).
Lo stato "introvabile" (Assente)
1808-13 nasce uno stato liberale su spinta del re Giuseppe I (fratello di Napoleone, arrivato con le guerre napoleoniche) appoggiato solo da una piccola parte della popolazione e dalla borghesia (nel complesso chiamati afrancesados) ma non accettata dal clero e dalla maggior parte del popolo che li respinge usando la forza. L’esercito è l’unica forza che ha un potere stabile in questa situazione. Nel 1811 l’accademia militare viene aperta anche al popolo, permettendo così a chiunque di diventare soldato, e il sogno di diventare un soldato era una alta aspirazione all’epoca! (quindi l’esercito era guardato con rispetto e ammirazione). Prima delle guerre napoleoniche, l’esercito era per lo più dalla parte della Chiesa; ma poi, molti ufficiali spagnoli che vennero catturati e messi in prigione in Francia (ma comunque godevano di una situazione di relativa libertà) in questo periodo maturano molto intellettualmente grazie al contatto con lo spirito rivoluzionario francese e diventano apertamente anticlericali e progressisti! Inizia così l’epoca dei pronunciamientos (= colpi di stato militari non violenti, il cui successo dipendeva dall’adesione “pronunciamiento” delle altre guarnigioni alla causa proposta del corpo militare insorto) che va dal 1814-74 nella quale l’esercito decreta la nascita e la fine del regno di monarchi e di governi come pure le riforme liberali (bisogna ripetere che all’epoca l’esercito era la parte della società che era la più forte e stabile e influente). Dalla fine delle guerre napoleoniche ci furono molti pronunciamientos che diedero luce ai seguenti governi: Espartero (progressista) 1814-43; Narváez (moderato) 1843-68; tentativo di una monarchia costituzionale 1868-75; Martínez Campos restaura i Borboni. Il potere politico risiede per lo più in Castiglia, mentre quello economico in Catalogna e nel Paese Basco. In questi ultimi nasce una società moderna: proletariato operaio, grandi imprenditori industriali e finanziari, classe media autonoma bloccata però dall’autorità castigliana che non ne permette il completo sviluppo (era in pratica una borghesia “disabile” perché non libera di svilupparsi e permettere anche a tutto il Paese di svilupparsi). I baschi sono quelli più sviluppati economicamente e insieme ai catalani sono considerati come “quelli nazionalistici” (con un fortissimo senso patriottico nei confronti della loro rispettiva regione) e sono profondamente divisi dal resto della Spagna.
Il parlamentarismo sviato
La svolta degli anni 1860-70
La nobiltà accetta ed include in se stessa la grande borghesia e gli ufficiali, creando così una nuova classe dirigente con il proposito comune di instaurare un sistema di governo più forte, robusto e non dipendente dai colpi di stato e dalle guerre civili. Così nel 1868 venne fatto un pronunciamiento che costringe la regina Isabella all’esilio e si instaura una monarchia costituzionale (= moderna) con la Costituzione del 1869, e viene scelto come nuovo re il Principe Amedeo di Savoia; ma il tutto era una operazione troppo artificiale e non venne accettata dal popolo che fece una violenta rivolta costringendo il re ad abdicare nel 1873. La soluzione monarchica durò pochissimo e così tentarono l’alternativa repubblicana istituendo una repubblica di Sinistra, ma anch’essa non venne accettata e dopo alcune rivolte che la costrinsero a passare alla Destra infine si pensa che la monarchia sia l’alternativa migliore. Così, in seguito a 2 pronunciamientos nel gennaio (che impone il governo di salvezza del generale Pavía) e nel dicembre (golpe del generale Martínez Campos) del 1874, venne restaurata la monarchia di Alfonso XII.
Canovas Del Castillo e la restaurazione del 1875: Il bipartitismo truccato
Antonio Cánovas del Castillo è l’uomo chiave della Restaurazione (= periodo che inizia con il ritorno di Alfonso XII al trono e che termina nel 1923 con la dittatura del generale Primo de Rivera). La sua carriera inizia con l’espulsione della regina Isabella e si fa consigliere del re Alfonso XII e ottiene da lui la guida del partito monarchico, facendo in modo che il re fosse effettivamente senza potere: infatti è lui che sceglie il re e non viceversa ed è lui che ispira il colpo di stato di Martínez Campos con la speranza di instaurare una monarchia costituzionale stabile che si preoccupi di salvaguardare gli interessi della borghesia fondiaria e finanziaria (che al tempo stava acquistando potere). In quel periodo la Spagna sembrava pronta per un nuovo ordine liberale e borghese e così venne istituito, in modo artificiale e controllato dai vertici del potere, un bipartitismo all’inglese regolato da un ordinario gioco parlamentare ispirato alla costituzione del 1876 fondato su un regime bicamerale con Cortes elette a suffragio censitario e un senato di notabili designati dal potere: questo governo è responsabile davanti al re e alle Cortes. Il gioco parlamentare consisteva nella complicità tra i leader conservatori e moderati che si accordavano per spartirsi amichevolmente i seggi e per alternarsi al potere in modo così da sottrarsi il più possibile ai vincoli elettorali. I 2 partiti dominanti che compongono questo bipartitismo sono appunto il gruppo monarchico liberal-conservatore (guidato da Cánovas) e il Partito liberalfusionista (guidato da Sagasta). Nel 1885 muore Alfonso XII e venne fatto il “patto del Pardo” che sancisce, per circa 30 anni, la formula del “turno”, la quale stabilisce (dal 1876 al 1907) come i conservatori e i liberali si alternano al potere. Questo gioco politico presuppone complicità e la manipolazione illegale del processo elettorale e garantisce il potere all’oligarchia attraverso una rete di clientele retta dai “cacicchi” locali (= notabili che controllavano l’attività politica, in particolare elettorale, in una determinata regione); esso inoltre impedisce agli altri partiti di affermarsi, soprattutto ai piccoli/nuovi partiti di Sinistra.
Oligarchia e cacicchismo: Il discredito del suffragio come origine della violenza anarchica
Il partito conservatore, terriero e clericale è radicato soprattutto al sud, mentre il partito liberale è periferico e al nord, commerciante e laico. Questa situazione è perciò caratterizzata da immobilità sociale che porta alla corruzione del sistema parlamentare e del meccanismo di voto e blocca così al sud le possibilità di progresso che si erano realizzate al nord. L’artificio parlamentare è facilmente controllabile dai notabili spagnoli perché essi hanno un grande potere sui contadini indifferenti e sottomessi: il padrone è dispensatore di lavoro e mezzi di sussistenza, quindi è anche una sorta di protettore per i contadini, i quali in cambio votano per il partito sostenuto dal padrone. Ad ogni modo per sicurezza nei seggi gli uomini del cacicco controllano che gli elettori votino il partito “giusto” in cambio di denaro o minacciandoli. Nel 1907 venne fatta la legge elettorale che stabilisce che i candidati, in mancanza di avversari, saranno dichiarati eletti automaticamente senza scrutinio, e così non si fa altro che perfezionare l’egemonia dei due partiti dominanti e assicurando così l’emarginazione delle altre forze politiche.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Cultura spagnola, Prof. Fischetto Rita, libro consigliato Cultura spagnola, Storia della lingua spa…
-
Riassunto esame "Sociologia della comunicazione politica", prof. Freschi e de Biasi, Libro consigliato: "La rete è …
-
Riassunto esame Spagnolo, prof. Tomassetti, libro consigliato Profilo della storia di Spagna, Vives
-
Riassunto esame Storia della Critica d'Arte, prof. Agosti, libro consigliato La storia della storia dell'arte, Kult…