Dal Dolce Stil Novo al Rinascimento
Fra Duecento e Trecento si afferma la scuola poetica del Dolce Stil Novo. Nasce a
Bologna con Guido Guinizzelli, ma si sviluppa soprattutto in centro Italia, in particolare
a Firenze con Dante Alighieri e Guido Cavalcanti. Il tema principale è l’amor cortese, in
cui la donna è venerata e vista come se fosse un angelo.
Lo stile è uno stile novo, perché una novità del periodo e dolce perché musicale.
Lo stile contrapposto allo stilnovismo di Dante è una poesia comico-realistica che
possiamo dire introduca il genere burlesco.
La poesia comico-realistica tratta di temi comuni, terreni, come la donna dal punto di
vista terreno, il denaro, l’amore sensuale, passionale, il gioco d’azzardo ecc.
Il maggior esponente di questo genere è Cecco Angiolieri, col sonetto “S’i fosse foco”
tratto dal suo “Canzoniere”.
Nel Duecento si ha anche la letteratura in prosa. Il genere viene ben spiegato nella
raccolta di storie medievali de “Il Novellino”. Questa è una raccolta di cento novelle,
che segna la nascita delle novellistica e più in generale della prosa volgare. Si
distingue per la schiettezza e la freschezza e vivacità della lingua, del tutto toscana.
Dante Alighieri
Dante Alighieri scrive Vita Nova, raccolta di rime e relativi commenti in prosa in cui
parla della sua amata Beatrice. La incontra a 9 anni e 9 anni dopo la rivede e lei lo
saluta. Dante se ne innamora ma non po’ rivelarlo altrimenti andrebbe contro il buon
costume. La donna gli nega il saluto e Dante soffre, soprattutto quando questa muore
giovane. Parlerà di lei allora solo quando avrà trovato le parole giuste.
Francesco Petrarca
Francesco Petrarca è un importante poeta italiano del Trecento.
Il periodo di maggiore produzione è tra gli anni 50 e 60 del secolo.
Ad Avignone si trova la sua casa.
Studia fin da giovane importanti personalità classiche, tra cui Cicerone. (Varrone?)
La lingua di Petrarca è un codice assoluto.
Utilizza un volgare che non è d’uso, un volgare chiuso e un particolare melodismo del
verso.
Si differenzia da Dante che utilizza una lingua aperta. Dante utilizza registri differenti
in base alla loro posizione nella Commedia: per cui il Paradiso è scritto con linguaggio
alto, elevato, quindi in latino, mentre l’Inferno è scritto in volgare.
Come Dante per Beatrice, Petrarca si innamora di Madonna Laura, e per lei scriverà
una serie di poesie d’amore.
Il tema dell’amore cortese è un tema che si propaga dai Siciliani della scuola di
Federico II agli Stilnovisti.
Petrarca riprende elementi dagli stilnovisti, da Cavalcanti.
(Anche se Elliot, grande scrittore inglese e amico di Ezra Pound, dice che i poeti non
prendono in prestito, rubano.)
L’opera più famosa di Petrarca è “Il Canzoniere”, una composizione introdotta da un
preambolo di 365 rime sparse, sonetti e altri scritti che vanno dal 1335 al giorno della
sua morte.
Quest’opera è una sorta di “prediario”; si tratta di ogni parte dell’anno, consacrata
religiosamente, e per ogni giorno si cita un Santo dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Le canzoni di Petrarca sono importanti per la riflessione e il sentimento. Quest’aspetto
della sua letteratura è ripreso da Boccaccio, che incontra nel suo viaggio verso Roma,
quando passa per Firenze nel 1350.
Dopo quest’incontro Petrarca attraversa una profonda crisi spirituale e riflette sull’arte
di un amico monaco. Riflette sul paganesimo e sulla religione politeista ai tempi dei
classici, dei greci e dei romani. Pensa che il classicismo sia uno strumento di tolleranza
verso le religioni.
La sua aggettivazione del sentimento amoroso viene ripresa dall’innografia mariana.
Madonna Laura, come la chiama Petrarca, è un simbolo della letteratura italiana. Il
nome stesso “Laura” deriva da “alloro” o da “aura”; la donna ha i capelli biondi,
incarna il simbolo della bellezza, del fascino, dell’eternità.
Petrarca scrive “I Trionfi” per sei temi diversi: i trionfi dell’Amore, della Pudicizia, della
Morte, della Fama, del Tempo, dell’Eternità.
Con gli studi umanisti di Petrarca e altri autori del periodo del Rinascimento, si puo’
dire che vi era anche una sorta di ripresa del paganesimo antico in questo periodo.
La lezione degli antichi di Petrarca e Boccaccio è una grande novità che aprirà una
nuova fase della letteratura italiana.
Giovanni Boccaccio (1313-75)
Giovanni Boccaccio nasce a Certaldo al tempo di Lorenzo Il Magnifico, da padre
mercante di stoffe e madre imparentata con i Portinari (questa conoscerà anche la
Beatrice di Dante).
A sette anni nel suo paesino di campagna sente parlare la matrigna di un certo Dante.
Quando nel 1340 si sposta a Ravenna e Forlì scrive “Trattatelli in laude di Dante” e un
commento sulla Divina Commedia.
Precedentemente, nel suo viaggio a Napoli, sente parlare anche di Petrarca, a cui
dedicherà una serie di scritti. Nel 1339 scrive “Elogio a Petrarca” e nel 1340 Petrarca
riceve l’offerta di incoronazione poetica a Roma. Nel 1350 Boccaccio scrive la
“Biografia di Petrarca”.
In seguito Boccaccio incontrerà anche il poeta da li lodato, a Padova, nel Palazzo della
Ragione.
Il periodo a Napoli si puo’ definire per Boccaccio come una fase preparatoria.
In questa fase scrive “Filocolo” in versi e “Pilostrato” in prosa, entrambe opere che
trattano della filosofia d’amore (dei siculi, toscani).
Verso la fine del suo soggiorno a Napoli scrive “Il tescida”, un poema epico in volgare,
il primo nella letteratura italiana.
Questo poema tratta di un tema miologico greco, quello delle amazzoni. Per la sua
modernità si può definire un’opera d’avvicinamento alla cultura d’avanguardia.
Scrive una raccolta di rime (come Dante) dagli anni 30 alla morte e un sonetto
celebrativo della morte di Petrarca.
La donna amata da Boccaccio è Fiammetta. Omonimo è il romanzo psicologico su di
lei.
Fiammetta è figlia di Roberto D’Angiò e il romanzo si può definire come una biografia
fantastica, una leggenda famigliare: si parla di un amore sfortunato, del padre che si
impoverisce, dei conflitti con la badante; ad un tratto si ha anche una sorta di
monologo interiore come quello di Molly Bloom dell’ “Ulisse” di Joyce.
Nel periodo fiorentino di Boccaccio il gusto è post-stilnovistico (contrapposto allo
stilnovismo di Dante), una poesia comico-realistica che possiamo dire introduca il
genere burlesco.
La poesia comico realistica tratta di temi comuni, terreni, come la donna dal punto di
vista terreno, il denaro, l’amore sensuale, passionale, il gioco d’azzardo ecc.
Il maggior esponente di questo genere è Cecco Angiolieri, col sonetto “S’i fosse foco”
tratto dal suo “Canzoniere”.
Nel 1340 scrive la “Commedia delle Ninfe”. Questa commedia tratta del personaggio
mitologico delle ninfe, creatura spesso citata in ambito classico che si dice era una
creatura pericolosa che avvicinava gli uomini e li trascinasse negli abissi; vivevano
999 anni. Con la ripresa di un tema femminile, Boccaccio si avvicina a Petrarca, in
quanto al culto mariano, cioè alla femminilità divinizzata (in ambito cristiano).
Nel 1348 si diffonde la peste nera.
In seguito viene eletto precetto, magister. Riprende la filosofia greca e la divinità nel
logos, nella ragione.
Scrive “Il novellino”, una raccolta di 86 moduli, storielle che hanno un grande successo
fra il popolo. Grazie a quest’opera nasce la novellistica. Boccaccio si rivolge al popolo
essendo anche lui un lavoratore, aiutando il padre nella compravendita di stoffe.
Boccaccio fa parte di quella serie di autori che scrivono e lavorano, come Foscolo,
Alfieri, Leopardi.
Anche Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” dà la parte principale a un lavoratore, un
proprietario terriero, Renzo.
In seguito Boccaccio diventerà chierico come Petrarca.
Un’altra sua opera è “Mille e una notte”, una raccolta di exemplari, cioè di storie
medievali.
La sua opera più conosciuta è il “Decameron”, una raccolta di cento novelle, inserite in
una cornice narrativa, che si basa sui principi umanistici del vivere secondo il bello e il
piacere.
La storia si svolge in dieci giornate con protagonisti dieci giovani aristocratici rifugiati
su una collina per fuggire alla peste nera che dilaga a Firenze. I
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Scuola Siciliana e Stil Novo
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