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Storia dell'architettura

Prof. Dellapiana - Lezione del 2 Ottobre 2012

Seconda guerra mondiale: spartiacque

La Seconda Guerra Mondiale rappresenta uno spartiacque, una cesura evenemenziale tra due fasi, non solo in Occidente. Si verifica un cambiamento anche nella visione del mondo e nella percezione della realtà. Il mondo occidentale si rende conto di aver contribuito ad innescare il secondo scontro mondiale, creando un forte shock.

Prima della guerra, l'industrializzazione è vista da tutti come chiave di volta per il progresso. L'industrializzazione libera del tempo, creando un nuovo ambito di produzione relativo al tempo libero, che ora tutti possono permettersi.

Nella percezione della società civile del dopoguerra, la bomba atomica rappresenta la rovina dell'ottimismo che circondava il progresso e la ricerca tecnologica. L'età dell'atomo, appena prima della Seconda Guerra Mondiale, vede l'approfondimento della fisica atomica, un fenomeno scoperto di recente di cui si intuivano le potenzialità.

Il grande ottimismo viene distrutto dallo sgancio della bomba atomica, facendo mancare improvvisamente tutta la fiducia nell'industrializzazione e nel progresso presente prima della guerra. Questa cesura obbliga a rivedere gli atteggiamenti, soprattutto da parte dei progettisti.

Progettisti e continuità o crisi

Esistono due tipologie di progettisti:

  • Grandi maestri
  • Giovani che cambiano le carte in tavola, dando la colpa alla generazione precedente

"Continuità o crisi?" è il titolo di un articolo del 1949 su Casabella scritto da Rogers, architetto ebreo, reduce nella fase del primo dopoguerra. Si chiede se l'architettura, intesa come razionalismo, debba inseguire una propria continuità, ridiscussa e critica, o se si debba optare per una frattura netta, crisi e cambiamento. Rogers prende posizione lottando per la continuità e fa parte dei CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne).

I CIAM rappresentano la continuità. La carta di Atene sulla progettazione delle città è realizzata dai membri durante una crociera nel 1933. Sulle riviste si continua a sviluppare il dibattito tra continuità e crisi. Sul piano amministrativo generale c'è una forte continuità.

Le Corbusier e la ricostruzione

Nel 1945, Le Corbusier si presenta con nuovi piani di ricostruzione, dopo essersi ritirato per un periodo. La generazione dei maestri non lascia molto spazio alla generazione dei più giovani. Alcuni inseguono una continuità ideologica cercando il luogo in cui è possibile realizzarla. Tra questi c'è Mies Van Der Rohe, interessato alla tecnologia della costruzione come fattore espressivo, esaltando il ruolo della tecnica e fiducia nel progresso. Egli va a Chicago, il più grande centro di ricerca tecnologico del paese, e trova la possibilità di continuare e portare a compimento la propria ideologia di architettura.

Meier cerca una continuità ideologica prima nell'URSS, poi in Messico. In America Latina, la scuola brasiliana è costruita da progettisti italiani che, compromessi dal regime fascista, fondano nuove scuole di architettura e design, fondendo tradizione con Razionalismo.

I maestri dell'architettura moderna

I MAESTRI: LE CORBUSIER, VAN DER ROHE, GROPIUS sono punti di riferimento già prima della guerra, si misurano con il cambiamento e prendono direzioni molto diverse l'uno dall'altro.

Le Corbusier è piantato in asso da Charlotte Perriand e dal cugino Jeanneret, risentiti per il suo chiedere commissioni senza distinzione di alcun tipo, anche politico. Egli progetta il suo ritorno in pista: "La guerra è la migliore occasione per un architetto", lavora alla progettazione della ricostruzione, in astratto; inoltre pubblica un nuovo scritto nel 1945, un vero trattato di architettura, "Il Modulor", che può essere sintetizzato in una tavola.

"L'uomo al centro del progetto" rappresenta l'uomo vitruviano moderno per come è rappresentato e per come trasmette la sua immagine. La posizione è più dinamica con il braccio alzato. Ci sono tre registri grafici diversi:

  • In mezzo, i rapporti antropometrici (parti del progetto che hanno a che fare con l'utente)
  • A destra, lo schema della sezione aurea (abbandonata da quando nasce il concetto di funzione, rapporto numerico, non più geometrico)
  • A sinistra, la serie di Fibonacci, rapporto continuo tra due numeri sequenziali

La nuova architettura si colloca su una scia che affonda le sue regole lontano nel tempo e crea delle regole per poi infrangerle. È un punto di partenza per elaborare un cambiamento sulla base di una continuità.

Unità d' Habitation, Marsiglia

Nella prima fase post conflitto, c'è una grandissima quantità di lavoro che si rivolge alle aree più danneggiate, tra cui Marsiglia, pesantemente danneggiato dai bombardamenti. Propone un piano di ricostruzione per profughi locali e dell'Indocina, che la Francia perde nel conflitto mondiale. Il progetto originale prevedeva cinque grandi blocchi abitativi, ma alla fine si edifica un unico grande edificio, l'Unità d' Habitation.

Profughi sono piccoli nuclei familiari generalmente senza grandi bagagli che necessitano di casa e servizi. C'è una continuità totale tra le opere prima e dopo la guerra.

L'Unità d' Habitation è un grosso blocco con una decina di piani, il rivestimento delle facciate è a brise-soleil (frangisole), una sorta di doppia facciata sovrapposta alle aperture per impedire l'accesso diretto della luce, coibenta e evita il surriscaldamento. Riprende le prime affermazioni dei cinque punti dell'architettura: il volume è sollevato da terra (principio dei pilotis), sostenuto da grandi pilastri a "fagiolo" o "osso di cane". Questa scelta è sia formale che funzionale, riducendo i sostegni e migliorando la circolazione al di sotto dell'edificio.

La ricerca figurativa va di pari passo con quella architettonica. Il progetto è razionalista e si ispira al portabottiglie per la maglia strutturale, all'interno della quale si inseriscono le unità abitative. L'involucro del brise-soleil è sovrapposto e sfrutta lo spazio a doppia altezza, come nella Citroën. La luce della Provenza tende a confondere i piani, e Le Corbusier inizia a sfruttare vari tipi di luce.

La collocazione dell'Unità è tra il mare e i rilievi montuosi: ogni appartamento ha il doppio affaccio, sia su mare che sui monti. Questo problema progettuale è risolto con la doppia altezza, che prolungata permette il doppio affaccio, uno a doppia altezza e l'altra a piano singolo. Ciò permette un notevole risparmio di spazio poiché i corridoi si trovano a tre piani di differenza.

Il brise-soleil è realizzato in maniera da rendere le aperture dinamiche, dando varietà alla facciata, accentuata anche dalla colorazione. Gli spazi sono molto stretti, con utilizzo di casiers standard (mobili, contenitori modulari componibili, talvolta integrati nei muri) e di pareti scorrevoli per migliorare la fruizione dello spazio.

Il materiale scelto per la realizzazione è il calcestruzzo, armato a vista, poiché il materiale inerte è reperito nelle vicinanze, l'effetto che la luce ha sull'edificio non è molto diverso da quello che ha sul resto del territorio.

Sulle pareti sono disegnati i "modulor", ma non hanno né la giusta dimensioni né l'unità di misura è utilizzata nell'edificio. ("De mon modulor je m'en fous!")

Sul tetto sono installati una serie di edifici comuni adibiti ai servizi: piccolo asilo nido, piccola piscina e una serie di spazi all'aperto tra cui una pista da passeggiata/corsa che percorre il perimetro della copertura. Il camino è modellato con forme plastiche, come i pilotis.

Interni e organizzazione

Gli interni si ispirano alle cabine delle navi, dei transatlantici. Il tema organizzativo è il sistema a incastri, sfruttando lo spazio in modo più efficiente possibile. In Francia, c'è l'abitudine di separare la stanza da bagno dalla toilette.

L'atteggiamento progettuale coinvolge sia la struttura che gli oggetti all'interno, con attenzione alla "vita" degli appartamenti. Grandi vetrate comprendono quasi tutta la parete, permettendo una grande luminosità anche delle parti più interne, senza che la luce sia troppo fastidiosa grazie al brise soleil esterno.

Tra il muro di un appartamento e l'altro c'è un'intercapedine, in modo da eliminare elementi uditivi e favorire la coibentazione; può contenere le riseghe dei contenitori e impianti idraulici, elettrici, ecc. L'industria locale lavora prevalentemente il legno, usato per gli infissi, creando un legame con il territorio.

La cucina è situata in uno spazio piuttosto ristretto. Frigoriferi ed elettrodomestici non sono ancora molto diffusi, e il ghiaccio era consegnato dai corridoi: per fare in modo che questo passaggio fosse agevole le cucine erano sempre situate al livello dei corridoi (idea ancora di Charlotte Perriand). Si tratta di una razionalizzazione del lavoro e degli spazi.

Il casier standard nasce nel 1935 e continua a essere molto utilizzato anche in questi appartamenti. Utilizzano legni poveri, poi rivestiti. La gestione degli spazi è già improntata a ciò che devono contenere, anche questo è un progetto della Perriand.

Il casier funge sia da contenitori che da divisori, con una struttura modulare. Il lavandino è di alluminio sagomato in maniera tale da facilitare la pulizia (gli spigoli sono smussati per non accumulare lo sporco).

Il terrazzo è attrezzato, con lo stesso principio di Ville Savoye, con superficie d'appoggio in cemento fissa, parapetto che "incornicia" la vista all'esterno e protegge da sguardi esterni, e un sistema di tende a rullo parasole che trasforma la stanza all'aperto in una stanza chiusa. La rifinitura dei materiali e del calcestruzzo può essere più rifinita o più grezza per creare una sorta di texture.

I serramenti sono rialzati da un gradino rispetto all'esterno per proteggere da caldo/freddo. Il gradino all'interno contiene i tubi del riscaldamento e crea anche una seduta.

Illuminazione e spazi comuni

L'illuminazione è realizzata con proiettori in lamierino, con la luce diretta verso l'alto per ingrandire le stanze. I corridoi sono generalmente bui, con illuminazione quasi esclusivamente limitata con proiettori accanto alle singole porte. Le pareti sono rivestite con conglomerato cementizio e ghiaia, interrotte da porte colorate che offrono un "riparo" e invitano verso la luce.

A circa metà edificio, all'altezza del settimo piano, non ci sono abitazioni. All'esterno è caratterizzato da "ondulatoire" (setti fissi, aereateure se i setti possono essere aperti?), una sorta di brise soleil che invece di essere strutturato a maglia è a fasce verticali. La parete retrostante all'ondulacoso è completamente vetrata. Contiene una sorta di strada al coperto (a doppia altezza) su cui si affacciano negozi e uffici, oltre a una foresteria destinata a ospitare amici e parenti degli abitanti, a causa degli appartamenti molto piccoli. Lo spazio è trattato come se fosse una strada: portici, panchine, sorta di illuminazione pubblica.

Il materiale di base è il cemento, poi trattato con inserti diversi, ad esempio di ceramica. Inizialmente, l'utenza non gradiva gli spazi, con quelli comuni molto poco utilizzati.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mrvanderrohe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Dellapiana Elena.
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