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Platone: vita e pensiero

Platone nasce ad Atene nel 428 a.C. Allievo di Socrate e nemico della democrazia (democrazia diretta del tempo ad Atene) in quanto quest'ultima, a seguito di un processo, mise a morte il suo maestro. Lascia la politica e si dedica all'insegnamento, pur tentando di realizzare per tre volte la sua idea di politica a Siracusa.

La democrazia secondo Platone

Democrazia (potere al popolo) - democrazia antica, non liberale. Platone non sa che esiste l’idea - realtà oggettiva che si trova in un altro mondo (iperuranio) - solo i filosofi possono vederlo. Platone come pensatore metafisico ritiene che i filosofi dovrebbero governare al posto della democrazia.

Platone e il suo pensiero politico

La ricerca di Platone consiste nel cercare di creare una nuova aristocrazia in quanto nemico della democrazia antica. La sua nuova aristocrazia non sarebbe formata dai legami di sangue tra i componenti, ma fondata sul principio del sapere (filosofi). Secondo Platone l’età giusta per poter governare sarebbe 50 anni, mentre quella per avvicinarsi alla filosofia 30 anni.

Platone e Socrate contro i Sofisti

Sofisti - insegnavano agli aristocratici l’arte della persuasione relativisti, erano cioè la realtà non ha un fondamento (=idea) oggettivo logico. Socrate - la realtà ha un fondamento (=idea) ontologico. Platone - la realtà ha un fondamento (riguarda l’essere).

La Repubblica

Opera in 10 libri, sotto forma di dialogo, Platone descrive la sua idea di Stato ideale. Tema principale: la giustizia (cos’è il giusto, chi è l’uomo giusto, chi è lo Stato giusto). Platone pensatore organicista (società come organismo vivente, non meccanica; la polis è come un uomo in grande e deve essere pensata/organizzata come tale).

I libri de "La Repubblica"

1° libro – tema: la giustizia; protagonista: Socrate (pensiero di Platone espresso tramite Socrate). Tornando da una festa, Socrate viene invitato ad un dibattito sulla giustizia:

  • Per i Sofisti: la giustizia è l’utile del più forte
  • Per Socrate (Platone) la giustizia deve essere esercitata nell’interesse dei governati, non dei governanti. L’idea di giustizia esiste, è una, e bisogna trovarla.

2° e 3° libro – tema: lo Stato ideale ispirato all’idea di Stato. Platone parla delle classi sociali e le funzioni che devono avere (3 come le parti dell’anima, pensatore organicista, società come organismo vivente). Lo Stato ideale si trova nell’iperuranio, solo i filosofi possono vederlo e possono ispirarsi ad esso (quindi lo stato non sarà mai perfetto).

  • Filosofi: governano perché solo loro conoscono e vedono le idee.
  • Guerrieri: proteggono l’interno e difendono dall’esterno.
  • Produttori: provvedono ai beni.

Comunismo platonico - le classi governanti (filosofi e guerrieri) devono pensare a governare senza distrazioni -> abolizione della famiglia come soluzione ad un problema filosofico-politico - le donne svolgono sia la funzione di governanti sia di produttori.

4° libro – tema: le virtù delle 3 classi sociali.

  • Filosofi: sapienza per governare
  • Guerrieri: coraggio
  • Produttori: temperanza per controllare gli impulsi (spirito anti-democratico di Platone).

Se ogni classe rispetta i propri ruoli allora lo Stato può diventare giusto ed essere un’armonia di virtù.

5° libro - tema: uguaglianza tra uomo e donna (in tutte e tre le categorie: filosofi, guerrieri e produttori).

Il mito della caverna

7° libro – Platone racconta che in fondo ad una caverna si trovano degli schiavi incatenati, con lo sguardo rivolto verso la parete. Dietro di loro un muretto, e dietro il muretto c’è un fuoco. Sul muretto vengono fatte passare degli oggetti che gli schiavi non vedono, ma ne vedono le ombre proiettate sulla parete. La loro realtà, quindi, ciò che vedono e a cui sono abituati, sono le ombre. Uno schiavo riesce a liberarsi, e nel momento in cui si gira vede il muretto con gli oggetti e le ombre proiettate sulla parete. Capisce quindi che ciò a cui sono sempre stati abituati a capire come la realtà non è altro che una proiezione. Brancola nel buio finché non arriva alla fine della caverna. Con gli occhi ancora chiusi ed intorpiditi vede un lago e quando si avvicina, ancora impossibilitato dall’aprire gli occhi e guardare il mondo circostante, nota il riflesso del paesaggio stesso nell’acqua e lo prende ancora una volta come realtà. Quando finalmente riesce ad aprire bene gli occhi, vede il sole e il cielo e capisce che i riflessi e le ombre non sono la realtà. Decide quindi di tornare dentro alla caverna per comunicare agli altri schiavi quello che ha visto: il mondo reale. Gli schiavi però, abituati sin dalla nascita a vedere quella realtà (le ombre proiettate sul muro) non gli credono, e lo schiavo viene ucciso. (= il filosofo è lo schiavo, che non viene capito dalle altre persone. Per un filosofo dire la verità risulta estremamente difficile)

Il mito dice che ci sono vari gradi di conoscenza umana. Questi sono tra di loro in un rapporto gerarchico, ovvero certe si avvicinano e certe si allontanano dalla realtà. Ciascuna conoscenza si visualizza nel mito:

  • Schiavo in fondo alla caverna, conoscenza più lontana dalla realtà: conoscenza dei sensi
  • Conoscenza dell’organizzazione dei dati, doxa (opinione). Queste sono forme di conoscenza che tutti possono sperimentare, cioè non necessitano di grande elaborazione concettuale. La maggior parte delle persone non riesce a elevarsi al di sopra.
  • Conoscenza scientifico-matematico: quando lo schiavo esce dalla caverna. Comprende il dato empirico, non smentisce la conoscenza ma la trascende e organizza e rende più certa. Elaborazione concettuale raggiungibile da un numero più ristretto.
  • Conoscenza filosofica: conoscenza del vero e del giusto, al quale possono accedere limitate persone attraverso un percorso. Possono accedere solo coloro che sono in grado di vedere il mondo delle idee, cioè coloro che devono governare lo Stato.

Il mito della biga alata

Il mito della biga alata ci dice molto sull’atteggiamento antidemocratico di Platone, visione di un'aristocrazia del sapere e sulla sua idea che il popolo deve essere guidato e governato, non governante.

Politica eugenetica

Politica eugenetica: selezione fisica delle persone con handicap; al potere solo coloro che hanno una natura razionale. Questo mette Platone nella condizione di limitare il potere in quanto potrebbero andare al potere persone non preposte (filosofi senza leggi -> non possono essere governati). I filosofi sono al di sopra di qualunque legge perché devono ispirarsi all’idea di stato quindi non esiste una costituzione alla quale i filosofi devono attenersi. Per Platone l’unica garanzia che governino bene è che si attengano alla visione del bene della giustizia. La funzione principale per Platone non è quella legislativa ma quella educativa.

Dopo aver scritto “La Repubblica” capisce che la sua idea di stato sarà difficile da realizzare. È davvero possibile realizzare questa idea di stato? Siamo sicuri che al potere andranno sempre i filosofi? Elabora quindi una dettagliata politica eugenetica di selezione della specie, secondo conformazione fisica volta a far sì che le persone che venivano educate andassero a svolgere il lavoro per cui la natura le aveva preposte. In ogni caso poteva esserci un errore di programmazione, quindi che al posto di filosofi andassero al potere persone non preposte per svolgere quel ruolo. Questo è uno dei motivi che mette Platone nella condizione di pensare alla limitazione del potere. Infatti egli descrive che nella sua idea di stato i governanti non devono essere sottoposti a leggi in quanto l’unico loro criterio non è una norma scritta, ma la sapienza. Riflessione sulla necessità di limitare il potere. Tema che emerge nel “Il Politico”.

Il Fedro e il mito della biga alata

Biga: - guidata da un auriga che tiene alle redini due cavalli, uno bianco e uno nero - la biga ha due ali per poter volare verso l’iperuranio - il cavallo bianco tende verso l’alto, mentre il cavallo nero tende verso il basso. I cavalli incarnano due facoltà diverse: quello bianco (i guerrieri) l’anima irascibile, mentre quello nero (i produttori) l’anima concupiscibile, che desidera, cioè legata al mondo dei sensi. Il compito dell’auriga, che ha facoltà razionale dell’anima, (filosofi) è quello di bilanciare i due cavalli per raggiungere l’iperuranio. Rivediamo qui il concetto di politica di Platone: gerarchico e antidemocratico, in quanto il popolo, i produttori, devono essere governati. La giustizia nell’uomo deve essere razionale per governare l’anima irascibile e concupiscibile; la giustizia nello stato deve essere guidata dai filosofi in quanto governanti.

Il Politico

Dialogo. Platone inizialmente ribadisce la sua visione di un Re filosofo e la sua idea che il re filosofo (governante) non sia sottoposto alla legge. La politica descritta ne “Il Politico” è vista come arte regia, e il politico stesso deve essere come un medico e un marinaio, cioè non deve seguire la legge poiché la sua unica ispirazione è la sua idea di Stato. Come si distingue un buon governo da un cattivo governo? Per Platone un governo è buono quando la legge è sovrana, mentre un governo è cattivo quando i governanti non sono sottoposti alla legge. (Nel corso degli anni, Platone arriva all’idea che i governanti devono essere sottostare alla legge).

Le Leggi

Dialogo incompiuto, senza Socrate. (Platone muore). I protagonisti di questo dialogo sono un ateniese, un cretese e uno spartano va a rappresentare tre Costituzioni (riferimento al mondo antico, non carta dei diritti ma norma che regolano la Polis). Il cretese viene incaricato dal suo governo di organizzare e fondare una nuova città, una colonia sull’isola di Creta. Il cretese quindi ha un dialogo a riguardo con ateniese e spartano su come costruire questa città ideale. I personaggi rappresentano un modello politico, quindi utili a Platone in quanto servono ad esporre il suo punto di vista (il quale approfondisce la sua svolta in senso moderato, riscontrato ne “Il Politico”). In questo dialogo Atene, con la sua libertà e democrazia, viene nuovamente condannata da Platone. Troviamo inoltre un’altra critica, forse meno in sintonia con il pensiero del primo Platone, critica a Sparta che viene presentata come un opposto di Atene (Atene troppa libertà, Sparta troppa autorità). Soluzione politica ideale: equilibrio tra autorità e libertà, quindi non troppo sbilanciata. A questo proposito, Platone, in questo dialogo dice che questa nuova città dovrà contemplare l’esistenza delle famiglie che della proprietà privata. Il comunismo platonico viene quindi abbandonato e avviene quindi una sconfessione da quello che era il Platone de “La Repubblica”. Platone acquista una visione più moderata rispetto a quella realista. Platone ha avuto molti interpreti nel corso della storia del pensiero filosofico-politico. Tra queste interpretazioni, nel 1900, una va ad accusare Platone di essere stato il primo teorico del totalitarismo. In parte può essere vero, ma allo stesso tempo si deve ricordare che i diritti individuali non esistevano, quindi si può dire che Atene sia “totalitaria” in quanto il potere politico va a governare ogni sfera dell’attività umana. Per i greci la libertà individuale non esiste, esiste quella del cittadino.

Aristotele: vita e pensiero politico

Aristotele nasce nel 384 a.C. a Stagira, al confine tra Grecia e Macedonia. Figlio di un medico importante, questo lo indirizzerà verso un modo di porsi più realista. Andrà poi a vivere ad Atene per studiare all’accademia di Platone da straniero, in quanto le persone venivano associate ad una città: sei cittadino quindi hai diritti di cittadino. Successivamente viene chiamato alla corte di Macedonia dal re per istruire il figlio Alessandro, grande conquistatore anche di Grecia che verrà unificata. Il potere straniero va quindi ad unificare le poleis. Nel 330 a.C. Aristotele fonda la sua scuola “Liceo” e qualche anno dopo, a causa della morte di Alessandro Magno, Atene si rivolta al potere straniero, e caccia Aristotele in quanto finto ateniese, maestro di Alessandro e finto greco.

Aristotele e il suo pensiero politico

La Politica testo scritto nel corso di 30 anni, suddiviso in 8 libri del quale abbiamo pervenuto solo appunti e lezioni interne. Pertanto non vi è un vero e proprio testo, ma gli studiosi possono ricavarne una tesi:

  • Libro 1: introduttivo
  • Libri 2, 3, 7, 8: rivolti alla ricerca della forma migliore di governo (Stato ideale astratto)
  • Libri 4, 5: qual è la forma migliore di governo dal punto di vista storico
  • Libro 6: forma migliore di governo più semplice da realizzare.

“L’uomo è un animale politico per natura in quanto ha la ragione”. Potenza – atto Materia-Forma Causa- Finale. Per Aristotele la polis non c’è sempre stata, essa è frutto di un'evoluzione storica. Aristotele non concepisce individui singoli ma gruppi, come famiglie, in quanto l’individuo singolo non può soddisfare i bisogni. Egli quindi crede nei gruppi, nelle famiglie unite, cioè i villaggi, che andranno poi a soddisfare più bisogni e formare le poleis. La famiglia per Aristotele non è una questione politica, ma una questione in atto, in potenza.

Analogia tra ciclo vitale (seme – pianta) e poleis (famiglia – polis) in quanto entrambi sono naturali e necessari. La polis come forma politica autosufficiente, le famiglie in quanto unite per soddisfare bisogni complessi, unendosi in polis. Così facendo Aristotele va a criticare il Platone de “La Repubblica” in quanto egli abolì la famiglia nelle classi governanti. Per Aristotele non si può abolire la famiglia in quanto sta alla base della Polis. La proprietà privata viene concepita come estensione della famiglia, per tanto famiglia + proprietà privata + libertà = stato giusto dove libertà si riferisce all’idea occidentale legata alla proprietà privata.

La Polis in potenza contiene rapporti di potere:

  • Marito e moglie: dove il marito è superiore alla moglie. Quest’ultima ha delle libertà ma viene limitata.
  • Padre e figli: rapporto di potere gerarchico, dove non vi è però un potere schiavistico antico. Somiglia di più al rapporto tra re e sudditi.
  • Padrone e schiavo: schiavitù come istituto diffuso nei tempi antichi (e nell’era dei totalitarismi) paragonato da Aristotele come il rapporto tra despota e sudditi.

Il dispotismo

Dispotismo: secondo Aristotele il dispotismo può esistere in tema famigliare perché i greci non sono un popolo schiavista. Secondo il suo punto di vista infatti è una forma legittima di monarchia per i popoli orientali, schiavi per natura retti da un rapporto dispotico (soprattutto per i Persiani, nemici dei greci).

Concetto di dispotismo orientale: in queste civiltà non esiste la libertà individuale. Questa espressione è servita nei secoli per descrivere il dispotismo non come forma di governo. Questo termine è stato “squalificato” perché non valeva in Occidente. Aristotele era a favore della sch

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher naomi-anselmi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Berti Francesco.
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