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Manzoni e la sua evoluzione artistica

Manzoni nacque a Milano nel 1785 ed è un autore romantico. Insieme a Leopardi, fu un autore neoclassico fino al 1810 dal punto di vista artistico e illuminista dal punto di vista filosofico. Nel 1810 si converte al cattolicesimo ma mantiene la sua formazione illuminista. Dal punto di vista artistico si avvicina al romanticismo: per lui diventano importanti i sentimenti e accantona la ragione.

Le opere di Manzoni

La prima opera che scrive è “Gli inni sacri”, dove parla dei miti cattolici che sostituisce ai miti greco-romani (bello ideale). Cerca anche di usare parole più semplici per riferirsi a un pubblico più vasto. L’opera fondamentale è “I promessi sposi”, primo grande romanzo storico italiano, considerato una novità. Il romanzo storico è il romanzo romantico per eccellenza, ambienta le vicende in un passato che cerca di ricostruire. Manzoni ambienta questo romanzo nel 1600.

Concetti fondamentali del romanzo

  • I protagonisti sono persone umili
  • La provvidenza divina (l’intervento di Dio nella storia)
  • La novità della lingua (non esisteva un italiano ufficiale), veniva usato quello del ‘300, viene usato il fiorentino contemporaneo delle classi colte

Manzoni inizia nel 1821 e finisce nel 1840 l’ultima stesura: abbiamo tre stesure dei Promessi Sposi. Tra la prima e la seconda ci sono differenze di contenuto (romanticismo misurato) e tra la seconda e la terza c’è una divisione linguistica (va a Firenze per imparare il fiorentino). Compiuta l’unità d’Italia, "I promessi sposi" diventano il modello di lingua italiana (di lettura obbligatoria).

Età del realismo

Dopo Manzoni abbiamo il tardo-romanticismo o secondo romanticismo. Si scrivono poesie d’amore sdolcinato che hanno per ambientazioni paesaggi naturali (amori contrastati). Anche il tema della patria perde valore dopo l’unità d’Italia. Ora si torna a guardare alla scienza e alla ragione come principali strumenti per analizzare il mondo. In Francia nasce una nuova filosofia che si chiama positivismo. Esso esprime la fiducia nella ragione, nella scienza e nella tecnica e una visione ottimistica del progresso umano. Il maggior esponente è Comte, secondo cui tutto va analizzato con la scienza e il suo metodo sperimentale o scientifico.

Teorie importanti

Una teoria importante è quella di Darwin sull’evoluzione. Secondo lui anche la razza umana sarebbe il risultato di una selezione naturale e di una mutazione comparsa nell’ambito di una specie (scimmie o primati). Il fatto sconvolgente è che Darwin inserisce l’uomo all’interno del mondo animale mentre si era sempre creduto l’uomo diverso da essi (ancora oggi non viene accettata questa teoria e coloro che non la sostengono vengono chiamati reazionisti).

In questo periodo nascono la sociologia (che studia il comportamento dei gruppi umani) e la psicologia (che studia la mente e le cause del comportamento) visto che l’uomo è considerato oggetto di studio.

Il naturalismo in Francia

In Francia nasce una corrente che viene chiamata naturalismo, che doveva rivelare la vera natura umana e spiegare in che modo essa sia determinata dall’ambiente, con particolare attenzione alle condizioni di vita della società industriale responsabile dell’abbruttimento dell’uomo. Alla base dell’ideologia naturalista c’è la volontà positivista di poter migliorare la società. Mentre i romantici scrivono romanzi storici, i naturalisti scrivono nel loro tempo per opporsi ai romantici e perché, come la scienza risolve i problemi dell’umanità, anche la letteratura deve fare altrettanto. Essi privilegiano la prosa (è più oggettiva) e il romanzo naturalista per eccellenza è il romanzo sperimentale. I letterati fanno dei romanzi che assomigliano il più possibile al metodo sperimentale tanto hanno fiducia in questa nuova visione delle cose.

Il romanzo sperimentale è contemporaneo, tratta di problemi sociali e psicologici (alcoolismo, sfruttamento ecc.), descrivono i problemi per farli conoscere (la soluzione è implicita nella storia, loro non danno giudizi ma lasciano parlare i fatti). Il narratore è esterno e non onnisciente (non conosce il finale ma lo scopre insieme al lettore). Il romanzo “Germinie Lacerteux” del 1865 scritto dai fratelli De Goncourt è considerato il manifesto del naturalismo:

  • Deve essere vero
  • Raccontare fatti raccolti dalla strada
  • Dare dignità letteraria alle miserie degli umili

Il loro intento era fornire un documento scientifico della realtà rappresentata oggettivamente. Émile Zola fu il più importante esponente del naturalismo. Secondo Zola il romanzo naturalista doveva far proprio il metodo sperimentale, osservare i caratteri e i comportamenti degli individui e seguire il canone dell’impersonalità (non esporre le proprie idee o sentimenti), doveva avere una funzione sociale (miglioramento della vita), scomparsa dell’eroe e favorire personaggi comuni e di umili origini, esposizione delle vicende cronologicamente (no anticipazioni o flash-back).

La visione simbolica della natura nella letteratura e nell'arte tra Ottocento e Novecento

In età romantica il rapporto tra uomo e natura diventa un’esperienza fondamentale nella vita di letterati e artisti. Tale rapporto si presenta sotto due aspetti opposti ma a volte coesistenti nello stesso autore: ora la natura appare come madre confortatrice, ora come matrigna indifferente. Nel primo caso l’uomo non solo trova in essa il luogo in cui evadere dalla durezza dei rapporti storico-sociali e dalla noia esistenziale, ma può anche entrare in una sorta di comunione mistica con la vita dell’universo. Nel secondo caso la natura appare come un sistema scientificamente regolato da leggi meccaniche che non ha come fine la felicità dell’uomo, anzi ne causa la sofferenza fisica e spirituale.

Agli studenti si propone la lettura e l’analisi di una serie di composizioni poetiche nelle quali la realtà oggettiva e i significati simbolici che essa assume per l’io lirico si intrecciano e si confondono.

In Leopardi, il silenzio e la solitudine dominano ne "La Ginestra"; il poeta siede immobile in un paesaggio dominato dal fiume di lava fuoriuscito dal Vesuvio e contempla assorto il cielo stellato; allo stesso modo, nel dipinto "Il monaco in riva al mare", di C.D. Friedrich, un monaco contempla un paesaggio dagli incerti confini simboleggiando la solitudine dell’uomo e la sua nostalgia di un infinito che sa di non poter raggiungere e che il pittore identifica con Dio.

Nella poesia pascoliana "L’assiuolo", ogni elemento del paesaggio si carica di significati che rimandano all’intuizione fondamentale della poesia, quale si rivela a poco a poco, a mano a mano che si procede nella lettura e nella decifrazione dei segni che essa contiene.

Gabriele D’Annunzio gioca invece sulla compenetrazione e sullo scambio di connotati umani e vegetali. Questo motivo è presente in una delle sue più famose liriche, "La sera fiesolana", nella quale egli, oltre a celebrare la totale immersione dell’uomo nel mondo naturale, riproduce, mediante un’accorta orchestrazione di fonemi, i suoni della natura per assaporarne tutte le possibili sensazioni che lo spettacolo naturale può offrire.

Nel Novecento si assiste al passaggio dalla produzione naturalista e verista, in cui il paesaggio è ancora visto come una realtà esterna all’uomo, alla letteratura decadente e simbolista. Si propone agli studenti la lettura di una serie di componimenti nei quali le forme naturali non sono più chiuse in se stesse, ma si trasfigurano sotto lo sguardo del poeta, caricandosi di significati misteriosi.

Oltre a "I limoni" di Montale, "Terra" di Quasimodo e la singolare composizione "Il Palombaro" di Govoni, si propone la poesia di un autore che ha sempre mostrato una straordinaria sensibilità nel raccogliere le esigenze di rinnovamento stilistico che maturavano via via nella cultura letteraria italiana: "Uccelli" di Mario Luzi. Nell’opera troviamo infatti tutta una serie di temi e di moduli stilistici che caratterizzano la produzione letteraria del Novecento: la precarietà dell’esistenza, l’indefinibilità del tempo e dello spazio in cui si compie la vicenda umana, la natura come specchio dell’animo inquieto dell’uomo. L’autore utilizza un lessico che designa in apparenza dei meri agenti atmosferici o degli oggetti immersi nello spazio fisico: ma in realtà tali oggetti si caricano di profonde valenze simboliche.

Nel Novecento anche le raffigurazioni pittoriche diventano sempre meno realistiche; gli artisti comunicano la loro visione del mondo attraverso linee geometriche, forme astratte, colori; eppure basta una forma appena abbozzata, una gradazione cromatica per far apparire in tutta la sua evidenza il paesaggio rappresentato come nell’opera "Paesaggio nel tramonto" di Paul Klee.

Il verismo

Può essere considerato il naturalismo italiano ed è il nome che si dà alla corrente italiana che segue il naturalismo francese. Luigi Capuana porta queste idee in Italia (fondatore del verismo). Differenze dovute al fatto che la Francia era uno stato unitario da vari secoli e quindi al suo interno aveva meno differenze. L’Italia appena unificata presentava al suo interno enormi di scompensi. I veristi, per essere realisti rendendosi conto di queste differenze, scelgono di ambientare le loro opere nelle regioni che conoscono:

  • Verga: Sicilia
  • Fucini: Toscana
  • Grazia Deledda: Sardegna (premio Nobel della letteratura italiana)

Un'altra differenza, tipica del Verga, è un maggior pessimismo: i francesi parlavano di problemi sociali perché pensavano di poterli risolvere mentre Verga non ha questa speranza.

Giovanni Verga

1840-1922. Fu l’autore più rappresentativo del verismo (prima fu tardo-romantico e dopo il 1900 decadentista), le sue opere maggiori sono ambientate in Sicilia e hanno come protagonisti gli umili (novità già introdotta da Manzoni). Egli progetta una serie di cinque romanzi (il ciclo dei vinti: persona che non ha possibilità di riscatto sociale) ma ne scrive solo due. Manca un manifesto programmatico che può essere considerato la “Novella Fantasticheria”, nell’introduzione della novella “L’amante di Gramigna” e nella prefazione ai “Malavoglia”.

Concetti fondamentali

  • Fatti realmente accaduti
  • La psicologia dei personaggi deve emergere dai loro gesti e comportamenti
  • L’autore deve scomparire dalla narrazione (eclissi dell’autore) e avere un punto di vista diverso a seconda dei personaggi
  • Pluralità di registri linguistici (il narratore deve assumere la mentalità e il linguaggio dei suoi personaggi: regressione, l’autore colto si pone al livello dei personaggi umili)

La poetica e il manifesto

La poetica: è la visione dell’arte propria dell’artista. Il manifesto: è un testo programmatico in cui sono elencate le caratteristiche di un movimento artistico, culturale, economico, ecc. Ha uno o più autori che sono considerati i fondatori. La corrente non ha un fondatore ma è costituita da persone che mettono in pratica una poetica simile non conoscendosi e non sapendo nemmeno di far parte di una corrente, non c’è un manifesto programmatico. Movimento ha un fondatore e un manifesto programmatico. Verga entra nella testa dei personaggi e utilizza la regressione, cioè si pone al livello dei personaggi umili usando la stessa sintassi (modo di esporre) in modo da imitare meglio le persone umili. Paratassi è il contrario di ipotassi. Verga, pur sapendo padroneggiare l’ipotassi (struttura del discorso che prevede molte subordinate), sceglie di usare la paratassi per adeguarsi al modo di parlare delle persone più povere usando frasi semplici e coordinate.

La vita di Verga

Nacque a Catania nel 1840 da un’antica famiglia nobiliare, morì a Catania nel 1922. Le prime produzioni artistiche sono tardo-romantiche (infatti ebbero successo) sono “I carbonari della montagna” (1861) e “Amore e patria” (1857): temi romantici. “Storia di una capinera” (1870) parla di una storia di una monificazione forzata. Mentre Manzoni aveva semplificato la storia scabrosa (scene di sesso) della monaca di Monza, qui Verga le sviluppa. Verga è stato anche a Firenze (conosce Luigi Capuana che gli presenterà il naturalismo) e a Milano. Negli anni ’70 si converte al verismo: “I Malavoglia” sono il primo romanzo verista.

La poetica del verismo

Il Verismo di Verga si fonda su alcuni presupposti ideologici: positivismo (realtà descritta con approccio scientifico), materialismo, determinismo (l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante), evoluzionismo di Darwin (da cui riprende il concetto di lotta per la vita: selezione naturale). Verga teorizza un'arte che indaghi “nel grande libro del cuore” osservando scientificamente le reazioni psicologiche in modo di raggiungere “una scienza del cuore umano” che sarà il frutto della nuova arte (concezione dell’artista-scienziato).

Il linguaggio secondo Verga

  • Eclissi dell’autore (nessun intervento diretto dell’autore), visione oggettiva della realtà che dia l’impressione al lettore di essere presente all’avvenimento
  • Regressione (il narratore è un narratore popolare)
  • Narratore non onnisciente ma interno
  • Straniamento: viene evidenziato il divario tra la visione del mondo del narratore e quello dell’autore
  • Discorso indiretto libero (gli avvenimenti sono presentati direttamente dal punto di vista del personaggio: assenza di verbi come dire e pensare, del "che", presenza di punti esclamativi e interrogativi, uso della terza persona)

Prefazione "L’amante di Gramigna"

La novella è introdotta da una lettera di Verga allo scrittore Salvatore Farina. In questa lettera dimostra di essersi staccato dalla poetica romantica ed essere entrato nella poetica verista. Rappresenta insieme ai "Malavoglia" una specie di manifesto programmatico verista:

  • Documento umano (verismo)
  • Narrazione popolare (regressione)
  • Fatto nudo e schietto senza la lente dello scrittore (impersonalità)
  • Scrupolo scientifico (positivismo)
  • Catastrofe resa meno improvvisa (non cerca di attirare l’attenzione con un colpo di scena ma lo fa scoprire piano piano)
  • Cause ed effetto (scienza)
  • Nuova arte (l’opera d’arte sembrerà essere fatta da sé)

Mentre gli autori romantici sono interessati alla loro interiorità e la inseriscono con forza nelle loro opere, Verga crea testi che fanno scomparire l’autore e che non facciano capire come l’autore l’abbia realizzato.

I Malavoglia (1881)

È il primo romanzo del ciclo dei vinti. Questo romanzo racconta di una famiglia di pescatori (regressione, similitudini, ragionamenti semplici perché si impersonifica nei pescatori). Questa famiglia di pescatori vuole provare a uscire dalla sua condizione (salto sociale) e prova a diventare commercianti con un carico di lupini (erbe) ma la barca che si chiama Provvidenza affonda. Manzoni credeva molto nella provvidenza mentre la provvidenza di Verga porta sciagura ai Malavoglia. Nel testo sono presenti dei riferimenti a Manzoni.

  • Può essere definito come: romanzo alla fedeltà alle proprie origini perché Verga dimostra che chi cerca di cambiare la propria vita (costumi, abitudini, ambiente) è destinato a scatenare una catastrofe
  • Romanzo degli umili (sono rappresentate le classi più umili)
  • Romanzo della sconfitta eroica (i protagonisti sono sconfitti dal destino)

Stesse caratteristiche narrative del linguaggio verista. La visione pessimistica del Verga è: chiunque provi a migliorare la situazione sociale non ci può riuscire (teoria dell’ostrica attaccata allo scoglio).

Mastro Don Gesualdo (1888-89)

È il secondo romanzo del ciclo dei vinti. Fu un ex contadino che era riuscito ad arricchirsi, e sposa una nobile non ricca per riuscire in un salto sociale. Non viene accettato nella nobiltà e quindi anche lui è sconfitto perché non è riuscito nel suo intento.

La scapigliatura

Da un romanzo di Cletto Arrighi. È una corrente letteraria italiana che si sviluppa nella seconda metà dell’800 sulla base delle posizioni di autori stranieri come Baudelaire, Allan Poe. È interessante perché anticipa alcuni aspetti caratteristici del Decadentismo, la corrente culturale che supererà il Positivismo e il Naturalismo.

Un aspetto fondamentale è la critica alla morale borghese, cioè i comportamenti che la classe sociale tiene per abitudine; questi aspetti danno molta importanza all’apparenza, all’esteriorità, all’onore alla rispettabilità, il centro della vita borghese è rappresentato dal lavoro e dalla famiglia su cui il borghese fonda la sua rispettabilità poiché è questo che la società ti obbliga a fare. La famiglia borghese non è sempre una cosa positiva (non c’era il divorzio) perché ti incatena a mantenere una serie di comportamenti, altrimenti verrai scansato. La coercizione (obbligo non scritto a fare determinate cose) può creare dei conflitti e spesso porta a tenere dei comportamenti considerati sbagliati di nascosto (apparenza). Il borghese si mostra onesto, rispettoso della legge e della religione (famiglia che va alla messa la domenica) ma ciò ti porta ad essere falso e ipocrita con se stesso e con gli altri. Essi criticano la morale borghese tenendo comportamenti anti-conformisti (alcool, droga e no lavoro). Anche nell’arte come nella vita cercano di fare qualcosa di diverso: criticano il romanticismo, parlano di fatti concreti (un po' naturalismo), scrivono storie macabre, orride che parlano di malattie e di morte, provocano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Vianello Valerio.
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