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Letteratura italiana medievale

Il Medioevo è un’età intermedia tra antico e moderno, che si estende dal 476 al 1492. Esso è idealmente visto come una sorta di posizione intermedia fra classico e contemporaneo. Il Medioevo è caratterizzato dalle invasioni dei barbari, dalla restaurazione di Carlo Magno, dalla nascita dei comuni in Italia e dalle epidemie, come la peste descritta da Boccaccio.

Elementi distintivi del medioevo

Occorre ricordare che gli uomini e le donne del Medioevo sono i nostri antenati. Nonostante le differenze, significa “incontrare insieme l’altro e noi stessi” – Le Goff. Il primo elemento donato dal Medioevo è la nascita delle lingue romanze dal latino volgare. Questo processo avviene nel tempo con una presa di coscienza, che si trova nel concilio di Tours, dove si utilizza il termine “traslazione” da una lingua all’altra.

La nascita delle lingue volgari

Fra latino e volgare avviene la nascita di un'oralità: la lingua parlata cessa di essere latina. Questo porta a una nuova forma scritta, necessaria per parlare di una nuova lingua diversa. Al momento della nascita delle lingue volgari, non esiste la forma scritta, che deve imporsi nel tempo adattandosi con dei segni dei suoni, come nel placito di Capua con il segno della “k”. Successivamente, arriveranno le norme che regolarizzano la lingua parlata.

Con il passaggio dal latino volgare alla forma scritta, si deve prendere atto dell’esistenza di lingue diverse. Interessante è che vengono messe a confronto due realtà: il latino e le nuove lingue. Avviene una discontinuità e una frammentazione, un tronco unico del latino si ramifica in diverse direzioni. L’Europa si muove in una duplice direzione tra distanza e continuità del latino.

L'evoluzione verso la letteratura scritta

Alla fine del X secolo, tutti i volgari d’Europa hanno compiuto l’evoluzione da oralità a codice scritto. Tuttavia, manca una fase per poter parlare di lingue mature ed autonome: la produzione letteraria. La messa per iscritto di questa tradizione la proietta con un’idea di tramandare. Nel Medioevo è forte la cultura popolare orale, che si esprime nella tradizione epica, derivante probabilmente da un contesto analfabeta. Non nascono con l’idea dello scritto, anche se verrà scritta molto più tardi, in una seconda fase della cultura romanza dove l’abitudine di creare cultura è forte.

Nella Francia del sud si diffondono i trovatori provenzali, passano circa 200 anni tra le prime testimonianze volgari e la scelta di comporre una poesia in volgare. Parallelamente, permane una grande quantità di testi scritti in latino, senza avere presente la convivenza del latino e del volgare.

La scelta della lingua

Scrivere in lingua volgare presupponeva la scelta di scrivere in lingua latina. Tra gli esempi più significativi troviamo Dante, Petrarca e Boccaccio, i quali scrissero la maggior parte delle loro opere in lingua latina. Dante stesso compose molte opere in lingua latina.

Questa alterità emerge in maniera naturale dall’esperienza linguistica degli autori. Fino al 1200, imparare a scrivere è identificato con il latino. L'espressione è romanza mentre la scrittura coincide con il latino. Dunque, chi sa leggere e scrivere conosce il latino. Ecco perché scegliere di comporre in volgare diviene un atto estremamente importante.

Innovazioni letterarie

Nel sud della Francia vi sono i primi poeti colti che scelgono di comporre in volgare anziché in latino. Si tratta di una grande innovazione, una rottura che lascerà tracce profonde. Questo è un gesto fondante per ciò che verrà prodotto in volgare italiano. Tutto il Medioevo vede ciò che precedentemente era espresso in latino preso come modello, in particolare agli autori antichi classici considerati già ideali di autorità. Classico è un autore come Omero, così come Manzoni; classico è quella varietà del latino considerata come corretta, codificata e che si rifà ad un registro linguistico alto e normato.

Opposizione tra classico e volgare

Nel Medioevo abbiamo un’opposizione tra un classico ed il volgare. Il volgare del popolo inizialmente stava a significare latino volgare, era quindi tradotto come latino del popolo. Il latino volgare però non è una lingua parlata solo dai ceti più bassi; al contrario, significa una lingua che tutti sono in grado di parlare ed è parlata quotidianamente. Rappresenta il parlato. Cicerone stesso, nelle lettere famigliari, dichiara di scegliere un registro linguistico più famigliare, utilizzato da lui in famiglia.

Il latino classico, in esso riconosciamo il classico nell’antichità, riferimento quindi allo strato sociale più alto della popolazione. Si tratta di quel latino conosciuto solo dalla classe sociale più elevata, che per secoli fino all’Ottocento ha avuto accesso a un’istruzione che garantisce queste competenze.

Il ruolo della Chiesa e della cultura classica

Nel Medioevo si parla in latino in determinati contesti, ma non è spontaneamente parlata. La Chiesa mantiene il latino come lingua prevalente poiché condivisa da tutti ed insegnata, assumendolo come lingua di riferimento per una continuità necessaria. Nei centri legati alla Chiesa sopravvivono i manoscritti; parte dell’attività dei monaci era la copiatura e la conservazione di libri, attività di alto valore memoriale.

In questo contesto si appronta la traduzione della Bibbia dall’ebraico, greco ed aramaico in latino. Il latino diviene dunque veicolo della liturgia e dei testi sacri. A questo si lega il documento della Bibbia di San Girolamo e le glosse di Reichenau. La Chiesa fa questo però in una prospettiva religiosa, modellando la Bibbia su nuovi contenuti religiosi necessari in quel contesto, con una grande attenzione all’oralità.

Gli autori cristiani lasciano testimonianze sulla oralità dell’epoca. Celebri sono le dichiarazioni di Sant’Agostino che dichiara di dover adottare uno stile linguistico accessibile ai parlanti per farsi capire da essi. Egli invita ad adeguare il linguaggio alla competenza linguistica del pubblico che ascolta. La Chiesa media anche innovazioni tra registro alto e basso.

Armonizzazione delle culture

Nel Medioevo, nel cercare di conservare i classici, si fa anche uno sforzo di armonizzazione delle due culture, cioè si cerca di attribuire valori cristiani ai testi antichi. Si pensa che il livello letterale contenga un ulteriore significato secondo ciò che conta, la verità di un testo deve dunque essere decifrata per essere compreso nel suo vero valore interpretazione. Punto importante ed essenziale per comprendere gli autori medievali, anche laici e profani, è mantenere l’idea di stratificazione di vari livelli di senso. Questa idea di lettura ed interpretazione è la chiave per recuperare l’età classica inserendola nella cultura cristiana.

L’età medievale garantisce continuità all’età classica, con un rapporto dinamico complesso di lettura e rielaborazione del testo. Lungo questo processo vi è un momento importante, l’operazione portata in epoca carolingia, la riforma carolina, portata da Carlo Magno. Essa prevedeva un recupero dei valori classici.

La riforma carolina

Carlo Magno comprende che un progetto politico esteso deve essere legato ad un’operazione culturale di sostegno. La sua utopia di rifondare l’impero romano come sacro romano impero è accompagnata da una riforma, il recupero di eredità perduta, una diffusione di sapere e di cultura. Il recupero di basi, di un sapere condiviso nel passato classico, si incarna nella scuola palatina con l’intellettuale Alcuino di York, primo momento di recupero classico in Europa.

I secoli che seguono Carlo Magno si concepiscono con l’idea della translatio dei classici latini, attraverso una reinterpretazione, un trasferimento e una traduzione nelle lingue romanze di quell’epoca. Idea di continuità dunque dinamica rispetto a un passato che deve essere ritrasmesso e rielaborato. Il Medioevo ha funzione di mediatore ed adeguatore di una cultura antica rispetto ad un mondo europeo e linguistico diverso.

L'idea di continuità di Curtius

Curtius pone nei suoi studi l’idea di continuità nel Medioevo. Egli utilizza il termine di letteratura europea utilizzando il singolare. Dentro alla differenziazione di lingue diverse, esiste una continuità stabile data dal Medioevo latino, la compresenza di una tradizione latina che accompagna le culture differenziate. Nel Medioevo vi sono le basi per ciò che diverrà l’Europa. I nostri valori saranno ben definiti dopo il Medioevo. Tuttavia, i mattoni fondamentali tra cui le lingue che diverranno basi politiche nascono nel Medioevo. Le lingue volgari si impadroniscono di un accesso alla cultura alta.

  • Si assiste nel diciannovesimo secolo a una riscoperta delle origini delle singole letterature nelle loro lingue, come in Francia, dove si ricomincia a reinterpretare i testi di poeti medievali provenzali. Vi è la rivendicazione di radici autonome che giustificano l’identità dell’individuo. La rivalorizzazione più vicina passa per la località.

I primi generi volgari

Dal XIII secolo in poi nasce una narrativa in prosa, ma prima la letteratura era legata alla metrica. Da qui verranno a definirsi i grandi generi, in ordine cronologico: epica, lirica e romanzo.

Epica

Il contenuto di tipo storico è riconosciuto dalla comunità come coesione identitaria e riguarda il passato di una data civiltà. Inoltre, era di contenuto collettivo. Vi è una assenza di una figura autoriale specifica e presenta una dimensione religiosa cristiana. Essa è un genere narrativo. La forma metrica è una scansione in versi flessibile, vi sono partizioni chiamate lasse, legate dall’assonanza, quindi da un aspetto fonico. Lasse di decasillabi assonanzati.

Lirica

L’espressione è filtrata in una prospettiva soggettiva, in essa è presente “l’io lirico”, che prevede già un’entità autoriale. Esiste dunque un autore che si assume la creazione del testo. Essa non è un genere narrativo.

La forma metrica trova per la prima volta la presenza della rima, una novità della letteratura romanza molto sfruttata dai poeti. La canzone è caratterizzata dall’armonia tra le strofe con la ripetizione dello stesso schema lirico. Creata la prima stanza, le successive devono replicarne il modello con ritmo regolare.

Romanzo

Esiste una differenza importante con l’epica: il romanzo non parte da un presupposto storico ed è espressione di una parte ristretta della società. Nel romanzo vi è la presenza di un eroe centrale, non storico ma immaginato. Entra a far parte il concetto fondamentale di avventura, una serie di vicende eccezionali incentrate sulla figura dell’eroe, senza importanza collettiva. Infine, vi è il tema dell’amore; le avventure dell’eroe medievale comprendono la dimensione amorosa. Vi è la dimensione fantastica. La forma metrica è costituita da distici di ottosillabi a rima baciata, ideata per l’aggiunta, dove però la concatenazione dei versi ha una forma fissa, creando un particolare ritmo.

Poesia colta in volgare

In quest’epoca la letteratura diviene codice espressivo di un dato contesto, vi è interazione tra letteratura e società. La prima letteratura cortese è colta, consapevolmente scritta nella lingua dell’oralità. La poesia cortese ci introduce in un ambiente di tipo sociale e politico, si rifà all’ambito di vita sociale e comune delle corti dei signori feudali. È dunque un termine sinonimo di corte. Nell’ambiente di corte vi era l’idea di rapporto tra signore e moltitudine di vassalli con una gerarchia.

La struttura sociale delle corti

Con il tempo, il legame tra signore e sovrano si spezza e il loro territorio diviene una sorta di micro universo. Questo si rafforza quando la concessione del terreno diviene ereditaria. Da questa situazione prendono vita una serie di valori. La corte fa riferimento allo spazio fisico del castello, la dimora del signore feudale. L’uomo medievale nel testo percepisce sempre un livello più profondo di significato.

Nel Medioevo perfino le realtà naturali vanno lette in prospettiva religiosa (vedi Curtius e i topoi). Per loro esiste dunque una vita eterna ulteriore, non è la vita terrena che dà senso all’eterna, ma l’opposto. Un vertice dell’espressione si trova nella commedia di Dante, con la doppia prospettiva di vita terrena e vita eterna, strettamente collegate tra loro.

La poesia provenzale

La poesia provenzale è un tipo di letteratura strettamente collegato al contesto storico-temporale e geografico. Ci troviamo a sud della Francia, nel Medioevo, questo spazio presentava una divisione che corrisponde ad una linea che divide il paese da nord a sud, differenziati per la situazione linguistica. Nella Francia del nord si parla la lingua d’oil (francese antico), mentre al sud si parla una lingua totalmente differente e cioè la lingua d’oc.

Nel nord vi era la dinastia, in rapporto con l’attuale Inghilterra. Nella Francia del sud si afferma invece il feudalesimo medievale, vi sono una serie di corti feudali signorili con la presenza di signori legati al re di Francia solo in maniera formale. In questo ambiente prende importanza la gestione dei rapporti sociali basati su un rigido codice ed una serie di ideali assunti come modelli di vita.

Si tratta di codici funzionali al sistema feudale, l’idea di una gerarchia sociale con livelli gerarchici. Questa società si autorappresenta come espressione di valori spirituale, tra i più importanti quelli dell’obbedienza e della sottomissione, così come quello della lealtà. La cortesia ed il feudalesimo presupponevano una reciprocità, da parte del vassallo erano attesi questi atteggiamenti per appartenere alla società, ma anche il signore doveva corrispondere ad una serie di obblighi e di valori: sicché il valore principale era quello della generosità.

Il signore ricompensava il servizio del vassallo, vi era anche la capacità di riconoscere i meriti del suo vassallo. La lealtà era essenziale. Da qui arriva la poesia dei cosiddetti trovatori, un fenomeno letterario che è in primo luogo una componente del sistema sociale in cui si esprime. La loro poesia non era creata per una lettura individuale, bensì per essere cantata a corte in determinate occasioni di autocelebrazione nelle festività.

Era prevista la corte raccolta a condividere lo spettacolo; il testo veniva prima composto e poi eseguito. L’autore e l’esecutore spesso non coincidevano; anzi, spesso erano i giullari a cantare le canzoni. Ad un certo punto, quella del trovatore diviene una professione e si creeranno cantautori che scrivono e recitano le loro poesie dinanzi al pubblico di corte.

La scelta della lingua volgare

La scelta della lingua volgare in queste poesie è motivata; la società era suddivisa in diverse categorie sociali. La prevalenza della cultura alta era destinata alla Chiesa. Proporre invece una manifestazione poetica in lingua volgare significa crearsi un’espressione culturale autonoma, proporre un rispecchiamento dei testi poetici in una lingua che non sia legata ad una tradizione culturale antica dominata dalla Chiesa.

I testi dei trovatori esprimono ideali non condivisibili sempre con la religione, ma non sono considerabili testi religiosi. Fare poesia alta in una nuova lingua significava fare qualcosa di autonomo nel contesto proposto. I signori accolgono la poesia volgare come una manifestazione di potere. Essa è una lingua volgare ma di livello stilistico estremamente elevato, non vi erano riflessi diretti dell’oralità, ma si trattava di una lingua d’arte poetica. Il volgare viene quindi elevato ad un livello culturale che era precedentemente assente.

Possiamo trovare in questi testi una lingua che aspira ad un livello standard di condivisione.

Guglielmo IX e le novità letterarie

Queste poesie trasmettevano i valori del feudalesimo stesso. Vi sono però delle novità introdotte in campo letterario, accanto alla scelta del volgare: la più importante è il suo tema amoroso, l’argomento, l’oggetto cantato, si tratta del tema amoroso. Nelle stagioni culturali precedenti non esisteva un’identificazione così profonda tra poesia ed argomento trattato, mentre nei trovatori si elegge questa dimensione della vita individuale come soggetto prevalente. Si specializza nel tema d’amore e lo tratta in maniera peculiare, lo stesso fenomeno amoroso descritto è raccontato secondo una serie di regole ben definite. Essa è una poesia che ha come materia principale l’amore cortese.

Le caratteristiche dell'amore cortese

La mezura è un ideale che propone un’esperienza amorosa vissuta in termini d’equilibrio, in una cornice che esclude la tradizione dell’eccesso, assenza di eros. Questa è una forma di novità, poiché l’idea di equilibrio non era presente nelle tradizioni precedenti.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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