La formazione del Secondo Reich
Il Secondo Reich si forma il 18 gennaio 1871, nasce lo Stato unitario che però non include la Baviera, la quale verrà inclusa più in avanti. Il Reich come concetto è simbolo di potenza. Gli intellettuali a favore dello Stato unitario cercano un modello nel Reich, il Sacro romano Impero, non dal punto di vista dell’organizzazione ma ideologico.
Il Drittes Reich e il concetto di Reich
Nel 30 gennaio 1933 Hitler riceve dal presidente della Repubblica (di Weimar) l’incarico di formare un governo, quindi la carica di Cancelliere. Egli proclama la formazione di un nuovo Stato detto Drittes Reich. Il concetto di Reich è atemporale, rappresenta l’identità e non è toccato dal carattere mutevole della Storia.
La Guerra dei Trent'anni e le sue conseguenze
Dal 1618-1648 si combatte la Guerra dei Trent’anni, le cui conseguenze di lunga durata durano più di un secolo, si spengono a 800 avanzato. Al termine della guerra il territorio tedesco è frammentato. Con la Pace di Westfalia si formano unità statali formalmente indipendenti ma deboli economicamente e politicamente. L’indipendenza, dunque, è solo formale. Si formano all’incirca 350 territori.
La cultura borghese del '700 in Germania
La cultura tedesca del '700 è cultura borghese: prodotta da artisti borghesi per consumatori borghesi. In Germania è in crisi l’apparato amministrativo, infatti la borghesia trasferisce le sue aspettative dall’ambito materiale a quello della cultura, non produce beni materiali ma cultura. C’è un’esaltazione dell’individualismo, la persona non dipende dalla classe sociale ma da tutto ciò che lo contraddistingue come individuo.
C’è anche una tensione faustiana al superamento dei limiti, sempre solo sul piano della cultura. È presente il fenomeno del mecenatismo da parte dei nobili verso gli intellettuali, i quali ricevono da loro commissioni. Il fatto che le opere siano commissionate da una parte fornisce agli artisti la possibilità di procurarsi da vivere in maniera autonoma, dall’altra li priva di una totale libertà artistica e creativa. Oltre alla Corte anche la Chiesa dà sostentamento agli intellettuali.
Crisi del sistema di commissioni e nascita del mercato intellettuale
Nel ‘700 questo sistema di commissioni va in crisi soprattutto in Germania, in quanto i committenti non dispongono delle risorse economiche e gli artisti sentono il bisogno di avere libertà artistica e di espressione. Le corti tedesche versano in condizioni di miseria, come già detto per questo cade il sistema di commissioni. Ciò che permette agli scrittori di promuoversi sono le case editrici, canale di comunicazione fondamentale per esprimere l’attività intellettuale. Nasce il moderno mercato intellettuale.
Il ruolo delle traduzioni e delle accademie
Il ‘700 è il secolo della traduzione, inoltre si sviluppano le riviste e accademie universitarie, sono tutti fattori che agevolano la circolazione delle idee, l’opinione pubblica. Si parla di cultura borghese in quanto si basa sugli intellettuali e si rivolge ad essi, viene prodotta cultura da borghesi per borghesi. I prodotti culturali hanno come tema principale i borghesi. In questo contesto gli intellettuali devono avere successo, devono intercettare e soddisfare il gusto del pubblico. Molto rilevante in questo periodo è anche lo sviluppo dei teatri.
Il capitale simbolico e i nuovi generi letterari
Il capitale simbolico è il privilegio, successo, riconoscimento sociale, l’intellettuale cerca questo, vuole ottenere questo tipo di prestigio. Questo tipo di capitale ha quasi la stessa forza del capitale reale. Ciò che fornisce più capitale simbolico è la vicinanza al gusto del pubblico (ovviamente pubblico borghese). Questo avviene con i nuovi generi letterari.
Generi letterari: il dramma borghese e il Bildungsroman
I due generi letterari prettamente tedeschi fortemente legati alla borghesia sono: il “Bürgerliches Trauerspiel” (dramma borghese) e il “Bildungsroman”. Il dramma borghese costituisce un cambiamento rispetto alla tragedia del mondo antico, trascritte poi in epoca medievale dai monaci, dunque appannaggio di pochi. In epoca umanistico-rinascimentale la “Poetica” di Aristotele (che tratta del genere tragico) diventa il testo fondamentale dal quale si ricavano i principi, norme, regole per determinare il valore di una tragedia.
La Poetica di Aristotele e le regole del dramma borghese
La “Poetica” è un breve trattato del quarto secolo a.C., breve perché per Aristotele l’arte non copre un ruolo centrale, l’arte genera nel destinatario una risposta emotiva e non razionale. L’arte ha un ruolo inferiore rispetto a ciò che genera conoscenza, come la filosofia. L’arte offre quindi una conoscenza limitata. Dalla fine del ‘400 in poi in tutta Europa si compongono tragedie in modo conforme ai principi aristotelici, anche se Aristotele non intendeva formulare regole, principi vincolanti per il poeta tragico. Egli voleva descrivere solo gli elementi costitutivi del genere tragico. Nel Rinascimento la Poetica assume un ruolo normativo e vengono elaborate le tre unità di tempo, luogo e azione che verranno poi riformate totalmente dal dramma borghese.
Le tre unità aristoteliche
LUOGO: La tragedia deve svolgersi sempre nello stesso luogo.
TEMPO: Deve articolarsi dall’inizio alla fine, senza salti, secondo la tradizione dall’alba al tramonto.
AZIONE: Tutto ciò che si rappresenta deve essere in una relazione chiara col destino del protagonista, non sono ammesse digressioni, le vicende degli altri personaggi sono accessorie a quelle del protagonista.
La Ständeklausel
Tra ‘500 e ‘600 la cultura tedesca sviluppa una variante delle norme della tragedia, la cosiddetta “Ständeklausel” (che significa “legge dei ceti sociali”). Si tratta dell’equivalente delle regole aristoteliche in ambito tedesco, tutte regole rovesciate poi dal dramma borghese, in quanto non conformi alla società che si è trasformata.
- Prima regola Ständeklausel: poiché la tragedia è il genere più alto, possono essere solo rappresentate vicende di personaggi di ceto sociale elevato. Dunque re, principi, consiglieri, i personaggi che gravitano intorno ai monarchi. Conseguenza di questa regola riguarda i temi trattati nelle tragedie, le questioni fondamentali della vita pubblica, non le relazioni private e rapporti intimi, anche quando questi ci sono hanno una funzione subordinata alla vita pubblica, ai temi di interesse pubblico, più concretamente il potere. Il soggetto ha valore legato solo all’esercizio di una funzione, non come individuo. Egli obbedisce ad una logica superiore in cui egli è solo una figura legata all’esercizio della sovranità. Le scelte, dunque, non sono mai libere ma legate all’esercizio del potere. Il paradosso è che il personaggio potente è il personaggio meno libero di tutti. I suoi desideri e pensieri passano in secondo piano in quanto non fanno parte della sfera pubblica, bensì di quella privata.
- Seconda regola Ständeklausel: la lingua della tragedia deve essere sublime, deve collocarsi in alto, sublime qui significa “lontano dal parlato”, non comune, ricercato, letterario. Questo perché i personaggi della Ständeklausel non hanno lo spazio per esprimersi in modo spontaneo, in questa tragedia non sono trattati i rapporti privati dunque non si usa quel tipo di linguaggio.
La rivoluzione di Lessing
Lessing mette in atto una rivoluzione per cui, nel dramma borghese, il linguaggio usato dev’essere accessibile a tutti. Nel 1755 viene messo in scena il primo dramma borghese: “Miss Sara Sampson” di Lessing, una “Miss” quindi personaggio appartenente alla classe borghese, fa parte del pubblico. Il dramma borghese tratta vicende legate alla vita comune degli spettatori.
Bildungsroman
Detto anche “Entwicklungsroman” (romanzo di sviluppo), rimanda ad un percorso, progressivo accumulo di conoscenze ed esperienze. Nel 1795 Goethe scrive il “Wilhelm Meisters Lehrjahre” (anni di apprendistato di Wilhelm Meister), esempio perfetto di questa tipologia di romanzo. Goethe introduce il protagonista Wilhelm nella sua infanzia, è un bambino pieno di fantasia, organizza piccoli spettacoli di marionette per intrattenere i suoi parenti. Lo si vede crescere (procedura tipica del Bildungsroman), il personaggio si sviluppa, ecco perché si parla di personaggio dinamico.
Lo sviluppo del protagonista nel Bildungsroman
Da adolescente Wilhelm si abbandona a vaghe fantasticherie, vuole diventare un attore, carriera che lo pone in conflitto coi valori culturali diffusi nella sua classe sociale, per questo egli è confuso ed incerto. Con il tempo e l’esperienza il suo percorso assume una linea definita, una strada lineare, portandolo a emanciparsi e assumere la decisione di esercitare una professione utile alla comunità. Alla fine del romanzo egli sceglierà di diventare medico. C’è un’armonia fra i desideri del soggetto e i bisogni della comunità, questo compromesso rappresenta per Goethe la massima forma possibile di affermazione di sé.
Il ruolo della comunità nel Bildungsroman
L’individuo, in quanto simbolo della comunità borghese, deve trovare un accordo per il benessere di quest’ultima, superando l’individualismo borghese che era un’esasperazione non regolata dell’individuo. Il singolo resta sé stesso coi suoi desideri, che però sono messi a disposizione della comunità. Vi è piena unità fra soggetto e mondo, l’uomo è dinamico. Per la cultura borghese bisogna essere disponibili a sacrificare la parte più labile dei propri desideri per acquisire lo spazio per affermarsi come individuo nella società.
Schelmroman e romanzo picaresco
È romanzo incentrato sulla rappresentazione di uno “Schelm”, un “picaro”, si parla quindi di romanzo picaresco. È la forma di scrittura narrativa più diffusa nel barocco (quindi nel ‘600), soprattutto nella letteratura spagnola e poi nelle varie culture europee. Il Picaro è un personaggio che trascorre la propria esistenza passando avventure, vicende sempre più paradossali, circostanze incomprensibili e irrazionali.
Caratteristiche del Picaro
Egli prova gusto nella variazione e nell’assumere identità sempre nuove. Egli è anche in antagonismo con la sua società, al contrario di Wilhelm Meister. Per il Picaro non c’è cambiamento, se non per soddisfare il suo bisogno di avventura e falsificazione dell’identità (il contrario dello sviluppo dell’identità). Al termine del romanzo picaresco il personaggio è uguale a se stesso, l’immagine è statica e non dinamica, esercita una funzione irrevocabile e invariabile.
Sturm und Drang
Nasce da rapporti fra intellettuali che si riconoscono in idee comuni senza però radunarsi insieme, senza avere un “manifesto”. Il nome è il titolo di un dramma del 1776 di Klinger, per il suo contenuto racchiude alcune caratteristiche esemplari, per questo movimento. Questo dramma appare quando le relazioni fra gli scrittori si sono quasi del tutto vanificate. Infatti, sebbene non ci siano relazioni definite tra gli intellettuali, nel 1770 si incontrano a Strasburgo Goethe (il quale ha 21 anni) e Herder (un po’ più giovane). Nel ‘75 Goethe accetta l’invito del Granduca di Sassonia-Weimar, che gli offre l’incarico di educatore dell’erede Carl August. Goethe si trasferisce quindi a Weimar. Con la partenza di Goethe il gruppo smette di esistere.
L'influenza dello Sturm und Drang
Il nome del movimento viene coniato nel ‘76 senza voler però definire completamente l’attività degli autori. La storiografia attribuirà questo nome al movimento. Questo episodio determina un cambiamento radicale nella cultura tedesca del XVIII secolo. Si afferma una nuova sensibilità dell’uomo che avrà effetti molto longevi nel futuro. Si potrebbe definire lo Sturm und Drang una variante radicale dell’Illuminismo, l’obiettivo comune è la volontà di costruire un’immagine globale dell’uomo, liberarlo da ciò che gli impedisce di esprimersi in toto.
L'Illuminismo e le emozioni
L’illuminismo attribuisce importanza alle emozioni, però il fulcro dell’uomo è la ragione che tiene tutto insieme, che ha il primato. Lo Sturm und Drang sposta il fulcro sulle emozioni che sono in grado di far esprimere l’uomo in tutte le sue potenzialità, in tutti i suoi aspetti universali (Allgemeinmenschlich). Si cerca un fondamento universale, un corpo di principi che promuovono l’uomo in quanto tale. L’illuminismo e lo Sturm und Drang cercano degli aspetti universali degli uomini, tralasciando quelli particolari che variano da individuo a individuo e dividono gli uomini. Non a caso tra i valori più esaltati ci sono la fratellanza e la libertà.
Il concetto di natura nello Sturm und Drang
La natura è un concetto che contiene una capacità liberatoria che rappresenta gli sturmeriani. Si tratta di ritornare alla natura. Anni prima Rousseau formulò teorie sulla concezione di natura che influenzeranno gli sturmeriani. Rousseau produce due brevi opere in forma di discorso, oggi definibili come saggi. Li scrive per partecipare ad un concorso. Come già detto, le accademie spingono lo sviluppo della cultura in tutte le sue forme. Al termine degli anni di attività vengono pubblicati atti che vengono poi discussi dagli intellettuali. Tra le iniziative delle accademie ci sono anche concorsi per gli intellettuali, con premi equivalenti al capitale simbolico (il successo). Intorno al 50 Rousseau partecipa ad uno di questi a Digione, il tema era il contributo di scienze e arti per lo sviluppo dell’uomo. Essendo in periodo illuministico la risposta avrebbe dovuto essere positiva.
I discorsi di Rousseau
Rousseau risponde col saggio “Discorso sulle scienze e sulle arti” dicendo che scienze e arti hanno degradato l’uomo, facendogli perdere la sua dimensione primordiale, il cosiddetto “stato di natura”. Quando l’uomo è in questo stato, quindi privo di scienze e arti, vive in equilibrio e armonia con sé stesso. Col progredire degli strumenti della civiltà, il progresso, l’uomo perde l’unità con la generosità della natura. Il progresso gli fa perdere la dimensione spirituale. Il lavoro obbliga l’uomo ad esercitare solo una piccola parte delle sue potenzialità, il lavoro viene percepito come elemento fortemente negativo. Nel secondo “discorso”, cinque anni dopo, (1755) “Discorso sulle origini e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini”, Rousseau attacca la proprietà privata, in quanto intacca l’armonia tra gli uomini inserendo un ordine gerarchico fra di loro.
Il ritorno alle origini nello Sturm und Drang
Da questi discorsi gli sturmeriani riprendono il concetto di natura, sviluppando l’idea che si possa regredire dal presente ad uno stato primordiale, soprattutto Herder che si basa sull’ideale di “ringiovanimento”. L’uomo deve dunque tornare alle origini della propria condizione. La natura per gli sturmeriani offre all’uomo la salvezza, la civiltà ha distrutto l’uomo il quale può guarire soltanto tornando alla natura. Secondo Herder, la storia della civiltà e dei popoli si sviluppa secondo una successione di momenti che riproducono in grande scala gli stadi della vita del singolo individuo. Una civiltà nasce, cresce e si sviluppa sempre di più conquistando ed imponendosi, subisce successivamente un declino che la porterà progressivamente a sparire del tutto, conquistata da popoli più giovani.
Il culto della personalità geniale
Tuttavia, Herder crede che si possa invertire questo meccanismo tramite un ritorno alle origini che, però, non è possibile per tutti gli individui. Questo ritorno è possibile solo per chi possiede determinate abilità, individui potenziati dotati di freschezza e vitalità soprannaturali. Questi individui sono chiamati geni dagli sturmeriani, nasce il cosiddetto “culto della personalità geniale”. Il genio riesce a ripristinare lo stato di natura e mette a disposizione degli altri questa sua capacità, facendo da guida alla comunità. È un movimento che va all’indietro e non in avanti. Gli altri uomini sono incapaci di intendere il linguaggio della natura. Attraverso l’arte il genio revitalizza il patrimonio perduto della natura, egli vede legami dove tutti gli altri vedono il caos.
Il ruolo del Medioevo nello Sturm und Drang
Il ritorno alla natura non riguarda solo l’individuo ma tutta la comunità. Secondo lo Sturm und Drang il Medioevo è il periodo geniale della storia umana. Nel Medioevo la comunità nazionale era giovane e non degradata dal progredire della civiltà. Dunque, bisogna tornare al Medioevo che rappresenta lo stato di natura. Solo il genio può riportare la comunità al Medioevo. Questo periodo può essere rievocato dalla superiore capacità. Gli autori sturmeriani compiono attività filologica su opere medievali, dando vita ai “Volkslied” (canto popolare), una forma di produzione letteraria con un indice basso di letterarietà, tramandati oralmente quindi spontanei, ispirati alla produzione letteraria medievale. Nei testi popolari lo Sturm und Drang trova una capacità espressiva fresca e non corrotta dalla civiltà.
Le opere di Goethe e il Wanderer
Le liriche giovanili di Goethe sono tutte pervase dal desiderio di fusione con la natura. Sono opere ambientate nei paesaggi tedeschi appartenenti prevalentemente all’Alsazia, territorio di confine con la Francia. Inoltre, le grandi opere dell’architettura gotica rappresentano una testimonianza del vigore giovanile perso dalla comunità a causa della civiltà. Figura rilevante è quella del “Wanderer”, viaggiatore che attraversa la natura senza timore in tutte le sue forme e che, tramite questo contatto, acquisisce sempre più vigore. Questi temi sono presenti sia nelle opere di Goethe (come, ad esempio, Götz von Berlichingen) sia in tutte le opere dello Sturm und Drang.
Kraftkerle e la forza vigorosa nel genio
Per “Kraftkerle” si intende il soggetto intriso da forza vigorosa (sia fisica che freschezza intrinseca del genio), è una delle possibili declinazioni del genio che evidenzia soprattutto l’aspetto pragmatico della forza, che permette di rappresentare al meglio i drammi.
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