ADOLFO VENTURI
REGESTO BIOGRAFICO
1865 Nasce a Modena il 4 settembre
Frequenta i corsi di decorazione del‟Accademia di belle arti di Modena
1872
1875-77 Dopo aver conseguito i diplomi di perito commerciale e di
ragioneria, consegue l‟abilitazione all‟insegnamento della
contabilità nelle scuole tecniche, normali e magistrali.
vince il concorso per Ispettore della Galleria del l‟Istituto di belle arti di
1878 Modena
1887 Nomina di Ispettore di terza classe dei Musei e delle Gallerie del Regno, e
prende servizio a Roma
Fonda con Domenico Gnoli, la rivista “Archivio Storico dell‟Arte”
1888 Consegue la libera docenza in Storia dell‟arte presso l‟università di Roma
1890
1893 Consegue il diploma di Accademico di San Luca
1895 Nominato Direttore nei Musei e Gallerie del Regno
Incaricato dell‟insegnamento della Storia dell‟arte nell‟Università di Roma.
1896 I primi anni svolgerà le lezioni la domenica mattina.
Nominato corrispondente dell‟Accademia di belle arti dell‟Istituto di
1897 Francia, come successore di Cavalcaselle
Fonda la rivista “L‟Arte” che prende il posto dell‟ “Archivio Storico
1898 dell‟Arte”. Nello stesso anno è nominato Direttore della Galleria Nazionale
di Arte Antica nel Palazzo Corsini a Roma
1908 Nominato Consigliere del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.
Sarà membro effettivo dal 1912.
1912 Nominato Accademico Nazionale della Regia Accademia Albertina di
Belle Arti in Torino. Lo stesso anno organizza il X convegno
internazionale di storia dell‟arte “L‟Italia e L‟Arte Straniera” a Roma.
Nominato accademico dell‟Arcadia con il nome di Nicodromo Jonio
1919
1922 Nominato Accademico dei Lincei
1924 Gli è conferito un seggio come Senatore del Regno
Esce dai ruoli dell‟Università ed è nominato professore emerito
1931
1941 Inizia le prime 5 pagine per il primo volume di architettura del 600 nella
collana “Storia dell‟arte italiana”. Muore il 10 giugno a S.Margherita
Ligure è onorato con solenni funerali di Stato a Roma in S.Maria degli
angeli.
PER UN‟INTRODUZIONE
Il testo propone una lettura del percorso intellettuale seguito dal massimo
sull‟arte,
esponente del rinnovamento italiano ed europeo relativo agli studi storici
nel passaggio tra letteratura e applicazione di pura metodologia.
Adolfo Venturi non ha mai voluto essere un artista, seppure nato e svezzato in
quell‟ambiente a metà strada tra arte e artigianato. Tuttavia ha sempre conservato
un‟aspirazione poetica, sempre incoraggiata da Carducci.
Si è sempre mantenuto a distanza dall‟arte a lui contemporanea, a parte
incursioni, si è immerso totalmente nell‟iperstratificato
episodiche
ginepraio dell‟arte antica.
Egli nell'approccio alla materia percepì la necessità di creare un nuovo
linguaggio metodologico, comprendente la lettura formale, la comprensione
dell‟artista, ma anche l‟indispensabile ricerca
della spiritualità
documentaria mirata, Venturi ritiene che l‟arte viaggia su un binario
parallelo a quello della storia (prodromo teorico anche dell‟estetica
crociana)
ESORDI DELLA STORIA CRITICA DELL’ARTE
nasce una nuova categoria di esperti d‟arte:
Inizio 800 il conoscitore
d’arte. Il suo primo rappresentante europeo è l‟amburghese Gustave
Friederich Waagen (1794-1868), che coprì in Germania la prima cattedra
universitaria di storia dell‟arte. conoscitori d’arte
In Italia, I primi due studiosi e sono Giovanni Morelli e
Giovan Battista Cavalcaselle. A questi si aggiunge Bernard Berenson
che seppur straniero ha operato principalmente in italia in ambito toscano.
storico d’arte in senso moderno,
La figura dello che cioè il conoscitore che
evolve adottando linee di ricerca critica impostate su metodologie che
seguono criteri filologici e scientifici si può individuare in Adolfo Venturi.
GIOVANNI MORELLI (1816-1891)-
Nasce a Bergamo, si formò in Germania ove si laurea in medicina,
professione mai esercitata. Gli interessi scientifici lo spingono allo studio
dell‟anatomia comparata, e la conoscenza con i biologi naturalisti nelle
università lo introdusse al metodo comparativo, Naturphilosophie, e
tentò di applicarla all‟arte, individuando un
ispirato da tale metodologia
metodo che permetteva d‟identificare un artista, soprattutto un pittore
partendo dall‟analisi del disegno di un particolare anatomico caratteristico o
dalla correlazione di una serie di particolari caratteristici.
Lo studioso formulò veri e propri elenchi, corredati di diagrammi
anatomici, di particolari caratteristici (mani unghie nasi orecchi ecc..), che
egli osservò come diversi da artista ad artista.
Il sistema morelliano fu censurato da buona parte della critica coeva,
perché ritenuto metodo rozzo e restrittivo. Questo metodo imponeva
un‟attenta valutazione dello stato dei dipinti, per individuare eventuali
restauri o ridipinture mistificatorie.
Morelli distingueva 3 classi di caratteri:
1) Principale- Consiste nei particolari anatomici e altri aspetti come
la mano, l‟orecchio; il fondo del paesaggio se sussiste; l‟armonia dei
colori.
2) Secondaria- Le idiosincrasie del pittore (cioè maniere abituali che
egli mostra senza che ne sia consapevole). Classe rivalutata alla luce
delle teorie di Freud.
3) Terziaria e marginale- La meno importante, comprende i caratteri
che danno l‟impressione generale: posizione e movimento del corpo
umano; forma del viso, colorito, panneggio.
Gli scritti più rilevanti di Morelli sono:
Le opere dei maestri italiani delle Gallerie dei musei di Monaco, Dresda
Berlino 1886;
Della pittura italiana 1890, scritta in tedesco usando lo pseudonimo Ivan
Lermolieff.
GIOVAN BATTISTA CAVALCASELLE (1819-1897)
Nasce a Legnano, la sua formazione si svolse presso scuole di disegno a
Padova e Verona, poi fu allievo presso l‟Accademia di Venezia. Quindi
Cavalcaselle non ebbe una formazione di studi letterari, ma tecnica e
specialistica sulla pittura. Questa peculiarità manuale lo portò ad
dei pittori veneti conservati presso l‟Accademia Veneziana, e
innamorarsi
presto abbandonò la pittura per dedicarsi agli studi artistici.
I sui studi artistici furono stimolati dai molti viaggi (almeno fino al 1848,
anno dei moti insurrezionali ai quali partecipa), in Inghilterra strinse
, che fu l‟anima letteraria
amicizia con il giornalista Joseph Archer Crowe
di un sodalizio che dal 1852 produsse molti scritti scientifici per quasi 50
anni.
Cavalcaselle ritenne determinante la classificazione accompagnata
dall‟illustrazione, gli scritti venivano sempre accostati da disegni e studi
con dettagli e note a margine sulla composizione, sui colori, sulle ricorrenze
iconografiche, realizzati di suo pugno (la fotografia non è usata, ma era già
stata scoperta seppur agli inizi della sua evoluzione tecnica).
Le esperienze estere di Cavalcaselle lo spinsero anche a progettare per lo
Stato una politica di valorizzazione e conservazione del patrimonio
nazionale, è da considerarsi il pioniere della conservazione artistica
programmatica, del patrimonio italiano.
L‟opera più importante è:
Storia della pittura in Italia 1865
dal saggio di Levi-
-
Le opere di Cavalcaselle e di Crowe sulla pittura italiana del Medioevo del
Rinascimento sono tra le più importanti della storiografia artistica del
secondo 800 e furono pubblicate a Londra dalla casa editrice Murray tra il
1864 e 1885.
La loro prima opera sui primi pittori fiamminghi era scaturita da una
simbiotica collaborazione, Crowe a Londra era cronista di quotidiani,
mentre Cavalcaselle vi si tornava in esilio dopo i moti del 48. Anche più
tardi quando Crowe si trasferì a Lipsia e Cavalcaselle era tornato un Italia,
la collaborazione non fu interrotta e il Murray continuò a stampare le loro
opere.
Il fatto che studi d‟arte italiana fossero pubblicati in inglese, non era fatto
inconsueto, anzi nel 1891 Adolfo Venturi segnalava la diffusione del
fenomeno : “ Da noi gli studi dell‟arte giacquero nell‟abbandono. I migliori
autori italiani scrissero e scrivono in lingua straniera”. Anche il Morelli che
esordì nei suoi studi pubblicando su riviste straniere, i primi lavori per lui
furono in tedesco e solo successivamente in lingua madre. Per altro analisi
di coincidenze biografiche indicano come i rapporti del nord Italia con
l‟area austriaco-germanica ed inglese fossero stretti.
Il fatto che le voci italiani degli studi d‟arte trovassero nel secondo 800
terreno più fecondo all‟estero, era determinato da una povertà del panorama
nazionale nel campo dell‟elaborazione storico-artistica. E le pubblicazioni
straniere lapidavano la produzione critica italiana: “da quando ha chiuso
l‟Antologia di Firenze la critica in Italia è o scoperto panegirico o trivialità:
di indagine scientifica non è il caso di parlare” (1938 “Kunstblatt”).
Una tradizione prettamente letteraria era invalsa anche in ambito
accademico. Gli elogi, i discorsi tenuti in occasione delle premiazioni
annuali incentrati su personalità artistiche locali erano caratterizzati da un
preponderante apparato retorico, dietro il quale si celava la totale mancanza
di approfondimenti e di ricerche concrete.
Giovanni Rosini nel 1839 nella sua Storia della pittura italiana denuncia la
mancanza di nuove ricerche in Italia e l‟insensibilità verso le ricerche
storico-artistiche di recente effettuate dagli stranieri, ove a pratica
conoscenza del‟arte era molto diffusa.
In Italia la storiografia italiana è orientata verso una sintesi aulica o prona al
biografiamo aneddotico, o incline all‟erudizione d‟archivio che
tendenzialmente si perdeva tra le minuzie municipali e campanilistiche.
Ancora nel 1890 Venturi nota come l‟arte in Italia sia poco studiata, e
quando lo si fa la maggior parte delle volte si rimane chiusi nell‟orizzonte
della scuola locale, senza che gli studiosi riescano a vedere il concatenarsi
dei fatti artistici. In Italia continua a mancare l‟indagine visiva che era
ormai verità incontrastabile presso i tedeschi e gli inglesi. Ciò è
testimoniato dall‟entusiasmo con cui furono accolte le opere di Cavalcaselle
e Crowe all‟estero, mentre in Italia la recezione è disinteressata e distratta,
apprezzate sono nell‟ambiente più europeizzato del Politecnico di Milano.
BERNARD BERENSON (1865-1959)
Di origine lituana, Berenson è da considerarsi tra i fondatori di una nuova
critica del‟arte in Italia. E‟ stato autore di 4 importanti volumi sulla pittura
del Rinascimento,dal carattere sistematico. Berenson ritiene che l‟aspetto
Influenzato dal pensiero pragmatista,
teorico della disciplina è valutare le opere ed i monumenti storici
l’opera d’arte un organismo vivente,
considerati. Egli considerava
stimolante nello spettatore un piacere estetico. Secondo tale teoria glie
elementi di valore costitutivi dell’opera d’arte sono decorativi ed
illustrativi. costituiscono l’aspetto formale dell’opera,
I valori decorativi ed essa può
essere:
1) Tattile- con chiaroscuro accentuato e disposizione dele cosiddette
linee funzionali (per la III dimensione), eccellono i fiorentini coma
Giotto e Masaccio;
2) di Movimento- come Antonio del Pollaiolo;
3) di Composizione spaziale e di Raggruppamenti compositivi-
come gli artisti umbri;
4) di Colore e Tono- come negli artisti veneti.
Tutti questi valori sono eterni, perenni perché connessi ai processi psichici,
invariabili nel tempo. le parti dell’opera riguardanti il suo
I valori illustrativi, costituiscono
contenuto, sono rappresentati da:
l’Iconografia;
1)
2) Allusioni sentimentali ed ideologiche del soggetto rappresentato.
Questi valori sono invece transeunti (=che passa, che è destinato a finire) o
legati al tempo in cui nascono; e relativi perché collegati alle ideologie dei
committenti delle opere d‟arte.
Berenson parte dal metodo morelliano, ma opera una comparazione tra la
qualità del disegno e della pittura in uno stesso artista.
Altri tema ricorrente e importante nella sua opera è la difesa della
classicità, la classicità dei modelli ateniesi o fiorentini, perché hanno
un‟etica comune in difesa della libertà, della ragione e dell‟uomo. La forte
educazione umanistica di Berenson, si richiama ai pensatori greci e si
traduce in un atteggiamento pregiudiziale rispetto ad alcuni periodi storici.
Il barocco ed il tardo antico o movimenti contemporanei come
l‟espressionismo e il surrealismo sono considerati un ritorno alla barbarie,
al primitivismo dell‟espressione linguistica e figurativa. (L‟arte
contemporanea per Berenson è monotona perché cerca la novità senza
l‟originalità, essa per essere novità senza fantasia p destinata all‟ermetismo)
PIETRO TOESCA (1877-1962)
Fu il continuatore del magistero di Adolfo Venturi di cui ha anche ereditato
l‟autorità accademica.
Si formò a Torino, roccaforte del metodo positivista, e si perfezione dopo la
laure presso la scuola di Adolfo Venturi, occupandosi di studi medievisti,
improntandoli ad una strenua filologia. Nel suo rigoroso ed esclusivo studio
delle opere sotto il profilo stilistico e storico-culturale, Toesca è allineato
agli studi medievisti contemporanei europei che vedevano la loro giuda in
Nell‟ultimo decennio dell‟800 assistiamo inoltre ad un
Anton Springer.
rinnovato interesse per gli studi per l‟arte bizantina. Tra il 1905 e il 1912
Toesca si interessa dell‟area lombarda e piemontese.
Nella storiografia critica di Toesca confluisce:
1) la tradizione storico-filologico germanica;
2) il rigore metodologico della scuola viennese;
3) i risultati della ricerca iconografica condotta dai francesi alla metà
dell‟800
Il metodo della preparazione dei materiali per lo studio della storia dell‟arte
concorda con quello delle altre discipline storiche, ma ha dei procedimenti
spropri nelle ricerche stilistiche.
Tali ricerche stilistiche hanno dei procedimenti da seguire:
1) Nessun elemento va trascurato al fine di dare luce alle origini
dell‟opera d‟arte (documenti, iscrizioni, tradizioni…) e
che è intrinseco all‟opera;
specialmente è da considerare lo stile,
2) Le ricerche stilistiche sono uno studio preparatorio alla storia
dell‟arte, che ogni studioso costituisce secondo procedimenti
elaborati dalla propria qualità intellettuale;
L’iconografia è sussidio e completamento degli studi stilistici.
3) Lo
studio delle iconografie necessita dell‟osservazione e della
descrizione delle rappresentazioni, al fine di individuare gli elementi
che ricorrono nelle opere di maestri cronologicamente distanti.
L‟approccio all‟iconografia permette quindi di individuare elementi
tipici di un artista ma anche linee di sviluppo nella storia dell‟arte
connettendo luoghi, tempi e artisti diversi.
L‟iconografia corregge le conclusioni stilistiche ed evidenzia le
comunanze tra arte cultura e idee, perché nei fatti iconografici si
trovano spesso esaurienti spiegazioni dell‟opera d‟arte stessa.
IL CONOSCITORE E LA STORIA DELL’ARTE
ITALIANA
Con Adolfo Venturi nasce la Scienza del conoscitore, fondata sul
positivismo storico, come necessità di aderenza ai testi figurativi, quindi
esigenza di conoscere direttamente gli originali.
Un tema costante nella critica venturiana sarà lo studio degli originali
“vedere e rivedere”. Egli privilegia le forme, lo stile per poi formulare
l‟attribuzione.
Precedenze culturali e influenze nella critica venturiana:
1) ammirazione per le teorie di Darwin;
2) per la storiografia frazncese di Hyppolite Taine;
per il documento d‟archivio;
3) interesse
4) debito di Venturi nei confronti di Morelli, dal quale deriva la
teorizzazione del ruolo e della tecnica del conoscitore che indaga
l‟evoluzione degli stili e le tecniche di disegno antico;
per quanto concerne l‟indagine
5) debito nei confronti di Cavalcaselle,
di tipo “progressivo” ovvero focalizza gli stilemi di zone
geografiche ristrette senza perdere di vista il quadro nazionale
complessivo.
La maggiore opera di Adolfo Venturi è:
Storia dell’arte italiana (1901-1940), manuale tracciato sulla scorta degli
studi pertinenti la tradizione tedesca di metà 800, e pensato insieme
all‟editore milanese Ulrico Hoepli come di 7 volumi, mentre arriverà poi ad
11 volumi rimanendo incompleta.
I volumi partono dall‟arte tardo antica e si concludono al 500, sappiamo che
poco prima della morte, Venturi chiede consiglio ai suoi collaboratori
vecchi e nuovi ai suoi allievi, per chiederne il parere sull‟opportunità di
rimettere mano al 500 appena edito, oppure se avviare le ricerche al 600.
Storia dell‟arte
La italiana di Venturi si configura come operazione anche
politica, Adolfo sente il dovere morale di contribuire alla formazione di una
nuova coscienza di unità nazionale affrontando l‟intero panorama della arti.
Come tipologia manualistica, supera Morelli e Cavalcaselle (solo pittura)
comprendendo pittura scultura e architettura, e novità tra tutte le arti
applicate.
Critiche di carattere generale all‟opera si possono muovere nel suo
svolgimento disomogeneo, alcuni periodi sono più approfonditi (5 volumi
al medioevo e 20 ai 400 e 500), inoltre le trattazioni del 500 perdono
brillantezza rispetto a quelle del secolo precedente, mostrando lacune e
debolezze. LE RIVISTE DI ADOLFO VENTURI
L‟analisi regionale dell‟arte italiana viene sviluppata da Venturi anche nei
fascicoli delle riviste specializzate da lui volute e animate:
Archivio storico dell’arte;
1) L&rsq
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