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Riassunto esame Criminologia applicata, prof. Bisi, libro consigliato Tossicodipendenze comunità e trattamento Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Criminologia applicata, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dalla docente Bisi, Tossicodipendenze comunità e trattamento, Bisi. Gli argomenti trattati sono: la gravità del problema delle tossicodipendenze, lo studio del mercato delle droga, la comunità: una premessa sociologica.

Esame di Criminologia applicata docente Prof. R. Bisi

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passo essenziale nel cammino verso un reinserimento nel tessuto sociale.

Un programma per i volontari

A partire dal 2004 la Comunità “La Sorgente” è stata investita da alcuni cambiamenti strutturali in

particolar modo per quanto riguarda l’utenza: da portatrice dello storico ruolo di cura della

tossicodipendenza, essa diviene in larga parte comunità di giovani proveniente dal carcere minorile

e dal servizio minori. Si riduce l’età media degli utenti ( 22 anni) e quindi i giovani non sono

motivati a seguire un percorso ma sono vincolati dai giudici che ne hanno deciso la collocazione in

comunità per un determinato lasso temporale (da 6 mesi ad un anno). Tali soggetti sentono

fortemente la nostalgia di casa, patiscono la separazione dal nucleo familiare e maturano pertanto

desiderio di fuga vivendo la loro prima esperienza comunitaria come interferenza emotiva. I

ragazzi faticano ad assumere l’esperienza in comunità come compito piuttosto che come pena;

assumono infatti 3 tipologie diverse di atteggiamento che influiscono sugli stati d’animo e sugli esiti

del percorso: “rifiutante”( può portare alla fuga e/o ulteriori complicazioni giudiziarie), “tollerante”

(può dar luogo ad un adattamento ed una sperimentazione) oppure “accettante”( il giovane vive la

vita comunitaria come esperienza formativa dalla quale è possibile trarne fruttuosi risultati).

Si capisce benissimo quindi che ciò che determina l’assunzione di una delle 3 modalità

comportamentali è la motivazione del giovane, una spinta personale certamente non semplice in

quanto porta il giovane ad accettare e seguire un percorso designato per lui da altri soggetti. Risulta

di primaria importanza pertanto aiutare i ragazzi a conoscere sé stessi, ad abbracciare i propri vissuti

e a ricercare e scoprire valori e significati con le proprie forze. In quest’ottica di “amorevole” cura

ed educazione autocritica assumono ruolo fondamentale non solo gli educatori della comunità, ma

anche i volontari che suppliscono ai primi nel ruolo di garanti dello svolgimento delle giornate e per

rispondere ai bisogni e necessità degli utenti. I volontari assumono importanza in quanto danno

grande contributo di tipo affettivo, facendo in modo che i ragazzi si sentano compresi ed amati. La

gratuità, il dono di sé condiviso, passa ed è percepito dal giovane che vede chiarezza nella figura del

volontario, il cui guadagno è quello di donare libertà. La presenza di volontari qualifica la comunità

come integrata sul territorio e riconosciuta come realtà sociale del territorio, parte della comunità

locale.

CAPITOLO 4: STRUMENTI DI LETTURA PER UN FENOEMNO IN MUTAMENTO

• Per iniziare a conoscere gli ospiti della comunità

La parte della ricerca di seguito illustrata è quella relativa a 27 interviste effettuate con gli ospiti

della comunità “La Sorgente” e con alcuni tra coloro che avevano scelto di adottare come metodo di

recupero quello proposto dal “Progetto Puntonave”. Le interviste, sono state eseguite nel periodo

luglio-settembre 1995, col fine di raccogliere storie di vita per fornire un’immagine reale del

fenomeno tossicodipendenza. Tra i 27 intervistati: 11 sono ospiti della comunità, 3 seguono il

programma dall’esterno e 13 hanno già ultimato il percorso di recupero e solo uno di questi soggetti

è di sesso femminile. Le interviste semi-strutturate dopo la raccolta dei dati socio-demografici si

sono concentrate: sul contesto familiare ed amicale, situazione scolastica e professionale, vita

affettiva, esperienza della tossicomania e del successivo percorso terapeutico. Per chi aveva già

terminato il percorso di recupero, vi era una tematica in più relativa al reinserimento sociale.

Per cominciare a conoscere gli ospiti della comunità si evidenzia che chi al momento dell’intervista

stava seguendo il percorso terapeutico presenta un’età compresa tra i 21 e i 32 anni (valore medio

26,1), mentre varia tra i 28 e i 37 (valore medio 31,6) in coloro che hanno ultimato il recupero.

Per quanto concerne il livello di scolarizzazione si è ritenuto che rilevare l’ultima classe frequentata

potesse rappresentare, in modo più fedele alla realtà, il grado di istruzione di ogni soggetto. In

particolare 12 persone hanno conseguito la licenza media inferiore, 4 hanno frequentato una o

entrambe le classi del primo biennio della scuola media superiore, 9 di loro hanno frequentato la

scuola media superiore per un numero di anni compreso tra i 3 ed i 5 e 2 soggetti si sono iscritti

all’università.

In quest’area relativa ai dati socio-demografici oltre l’età anagrafica dei soggetti ci siamo soffermati

anche sull’età in cui è iniziata la vera e propria intossicazione fisica e la durata complessiva di tale

condizione. In media i primi segni dell’intossicazione fisica intorno ai 19 anni e 9 mesi, ovvero

circa un anno dopo la data di inizio di assunzione di sostanze stupefacenti, e tale periodo ha avuto

una durata complessiva di circa cinque anni.

Infine per quanto riguarda la condizione occupazionale, si rileva che tutti i soggetti tranne uno

lavoravano al momento in cui hanno deciso di intraprendere il percorso di recupero: nella gran parte

dei casi però, utilizzavano il lavoro come “copertura” nei confronti di genitori e amici in modo da

riuscire a rimanere devianti segreti, in quanto ricavavano già un reddito considerevole dallo spaccio

di sostanze stupefacenti o da altre attività illecite. Si entra così in un ambito di controllo che Becker

definisce come “segretezza”. Becker rileva che per un consumatore abituale di marijuana è

inevitabile che si trovi un giorno “sballato” in compagnia di persone a cui vuole nascondere il fatto

che consuma sostanze. Per evitare questo dilemma si aprono due possibilità: una quasi irrealizzabile

che prevede la totale integrazione del consumatore al gruppo sotto culturale in cui viene praticata

l’attività, l’altra possibilità consiste nell’imparare a controllare gli effetti della droga mentre si è in

compagnia di non consumatori. Questo metodo è stato appreso e utilizzato soprattutto in ambito

lavorativo in modo più o meno efficace anche da alcuni intervistati.

2.Dai colloqui all’analisi delle corrispondenze multiple: alcuni percorsi di tossicodipendenza.

Successivamente all’analisi del contenuto delle interviste, si è proceduto con un’elaborazione

statistica denominata analisi delle corrispondenze multiple (ACM). Per procedere con questo tipo di

analisi occorre scegliere delle variabili che saranno rappresentate da quantità o punteggi espressi in

unità di misura omogenee e dividere tali variabili in attive e illustrative, le prime sono le domande

che, in varia forma, vengono poste al soggetto e le rispettive risposte, queste variabili concorreranno

alla formazione degli assi fattoriali. Le variabili illustrative sono quelle che caratterizzano i soggetti

sotto l’aspetto socio-demografico. Alla fine dell’elaborazione si è giunti a 3 elaborazioni ciascuna

delle quali mette in rilievo 2 profili.

Nella prima elaborazione sono state utilizzate le seguenti variabili attive: amicizie frequentate, reati

commessi durante il periodo di tossicodipendenza, droghe utilizzate, perché la droga, percorso

terapeutico intrapreso e sua valutazione. Alcune di queste sono state predisposte prendendo spunto

da altre ricerche effettuate in questo settore e con l’ausilio di alcuni contributi teorici in ambito

socio-criminologico. La variabile relativa al tipo di reati commessi è stata costruita prendendo

spunto da una ricerca su 250 tossicodipendenti che ricevevano metadone in apposite strutture di

New York per capire la relazione tra tipologie di consumatori in rapporto alla gravità del reato. In

questa sede si va dall’item “detenzione e spaccio”, al “furto, ricettazione e truffa” alla “rapina ed

estorsione” quindi la gravità dei reati è valutata in base alla violenza esercitata nella loro

commissione. Con la variabile “perché la droga” si è cercato di riassumere quattro possibili scelte

sulla base di una analoga domanda effettuata agli ospiti di San Patrignano, sulle motivazioni alla

base dell’inizio dell’esperienza della tossicomania e le eventuali pressioni ricevute al riguardo.

L’item denominato “il mio temperamento, i miei sogni, il mio senso di insoddisfazione” è stato

dedotto dai soggetti convinti di essere stati gli unici artefici del proprio destino. Gli item “ mi ha

spinto un conoscente, una persona cara” e “conflitti con amici, parenti, società” individuano il

rapporto del soggetto con la vita collettiva nella quale è inserito. L’ultima modalità di cui è

composta la variabile “non esistono cause precise” evidenzia alla base della scelta la ricerca del

piacere. E’ possibile fare un collegamento tra l’item “il mio temperamento, i miei sogni, il mio

senso di insoddisfazione” ed il tipo di adattamento, rispetto all’orientamento culturale della società,

denominato rinuncia, individuato da Merton. I rinunciatari hanno abbandonato le mete

culturalmente prescritte ed il loro comportamento non si accorda alle norme istituzionali, in questa

categoria Merton fa rientrare, tra gli altri, i drogati. I rinunciatari non contestano la società piuttosto

mettono in dubbio se stessi, attribuendo all’inettitudine personale la colpa per la situazione in cui si

trovano. Anche Cloward e Ohlin sottolineano come la tossicomania sia un adattamento

individualistico, in quanto il piacere è un’esperienza privata. Il piacere deriva dall’essere euforico,

dallo stato d’animo prodotto dalla droga, il concetto del “being high” individuato da Matza

studiando gli effetti prodotti dalla marijuana. In questa ricerca l’item “non esistono cause precise”

potrebbe far pensare che il soggetto si propone anche qui come unico protagonista nella sua

sventurata ricerca del piacere proibito, ma grazie all’ACM emerge la fondamentale importanza del

ruolo del gruppo nella fase di iniziazione alla droga. Cloward e Ohlin riformulando il concetto di

astensionismo Mertoniano sottolineano come non si tratti di mera rinuncia o passività anche perché

si vengono a creare nuove forme di relazioni sociali necessarie per ottenere gli stupefacenti. Becker

individua 3 fasi per apprendere a fumare marijuana: imparare la tecnica, imparare a percepirne gli

effetti e imparare a goderne gli effetti. Per apprendere la tecnica appropriata per fumare in modo che

il consumatore concepisca la droga stessa come fonte di piacere occorre che la persona partecipi a

gruppi nei quali si fa uso di marijuana. Secondo Becker il gusto per le sensazioni prodotte dalla

marijuana è socialmente acquisito grazie all’interazione con chi ne fa già uso. Per Cohen siccome la

droga è cara e per procurarsi i soldi è costretto il drogato a cercarsi qualche attività illegale questo lo

porta a essere ancora più dipendente dalla istabile comunità di drogati reciprocamente sospettosi ma

reciprocamente indispensabili. Cloward e Ohlin individuano come la subcultura astensionista e

certe subculture criminali tendono alla loro fusione poiché i tossicomani si rivolgono all’attività

illegale per mantenere le loro abitudini e così vengono in contatto col mondo criminale, mentre il

criminale-spacciatore tenta di espandere il suo mercato incoraggiando la dipendenza a potenziali

consumatori.

Continuando nell’analisi delle variabili attive ci soffermiamo su quella che ha lo scopo di valutare

l’esperienza in comunità, ovvero l’esperienza di perdere la condizione di tossicodipendenza.

L’uscita da una condizione deviante, come è stata spiegata in una ricerca condotta in provincia di

Mantova tra alcune istituzioni per la cura della tossicodipendenza, tramite il concetto di “agire

libero” (agency), infatti se la tossicodipendenza è un collasso dell’intenzionalità individuale la

fuoriuscita è da vedersi come la ripresa di intenzionalità del soggetto che riassume il possesso della

sua coscienza e di nuovo si indica da sé le sue mete. La comunità è stata l’occasione per essere

aiutati come sintetizzato nell’item della variabile in questione, “a capire e ad accettare le regole, ad

acquisire senso di responsabilità”: infatti l’apprendimento delle regole che definiscono

l’adeguatezza dei comportamenti può risultare molto efficace nel processo di riabilitazione al fine di

giungere alla ricostruzione dell’identità personale.

Per interpretare la prima soluzione ottenuta con l‘ACM si utilizza il grafico n.1 e una logica

interpretativa definita “geometrico-strutturale” che ci consente di individuare in questo grafico due

aree distinte che corrispondono a altrettanti profili tipici degli intervistati. Nel quadrante destro

(primo profilo) sono collocati individui ancora in fase di trattamento e recupero che ritengono

attraverso la comunità di acquisire senso di responsabilità e interiorizzare le regole. Durante la

tossicodipendenza hanno assunto eroina, cocaina, stimolanti (anfetamine, ecstasy) o farmaci. Per

quanto riguarda i reati commessi con l’eccezione di due persone che non hanno commesso crimini,

gli altri hanno commesso tutti i reati previsti dalla variabile fino a giungere a rapine ed estorsioni.

Le ragioni per cui sono entrati nel mondo della droga sono difficili da definire (“non esistono cause

precise”) o sono da ricongiungere al ruolo del gruppo anche se il tipo di amicizie frequentate spesso

è privo di legami con la tossicodipendenza ed il cui tipico luogo di ritrovo è il bar.

I soggetti del secondo profilo delineato (quadrante sinistro) hanno già terminato il percorso

terapeutico che viene valutato positivamente in quanto gli ha permesso di riacquistare fiducia in sé e

affrancarsi dal “giro” frequentato precedentemente. Hanno cominciato a drogarsi a causa di conflitti

con amici, parenti, società oppure in ragione del proprio temperamento, del proprio senso di

insoddisfazione. Quindi le motivazioni individuali si accompagnano a quelle che collegano il

soggetto con il sociale e la vita collettiva nella quale è inserito come evidenziato dai contributi

teorici. In questa categoria sono presenti sia mono-consumatori, sia soggetti che hanno combinato

stimolanti, allucinogeni (LSD) e farmaci. Per procacciarsi le sostanze questa categoria di intervistati

oltre lo spaccio e la detenzione, ha commesso furti, ricettazione e truffa ovvero si è fermata al primo

gradino di pericolosità previsto dalla variabile costruita. Infine le amicizie erano tutte nel mondo

della droga oppure persone con cui comunque si condivideva questa esperienza.

I risultati di questa prima elaborazione consentono di descrivere i due gruppi nell’ottica di vecchi

consumatori (secondo profilo) e nuovi consumatori (primo profilo) in modo particolare per quanto

riguarda il tipo di sostanze assunte e di amicizie frequentate. Infatti come si evince dalla letteratura

degli anni 70’ il consumo di sostanze era essenzialmente rigido (monoconsumo) e il tossico viveva

in una dimensione di gruppo che aveva come scopo quello di “farsi”. Il cambiamento dal vecchio al

nuovo tipo di consumatore è sintetizzabile nel passaggio da una situazione di marginalità a una di

“ordinario patologico”. Gli appartenenti al primo profilo hanno individuato l’assenza di cause

precise alla base dell’ingresso nel mondo della droga, motivazione ricollegabile alla ricerca del

piacere. Il consumo strettamente connesso all’ideologia del piacere, all’edonismo rafforza questa

chiave di lettura di questo gruppo come “nuovi consumatori”, infatti dato che ormai il

riconoscimento della persona avviene in base a cosa si consuma “la tossicodipendenza esalta

l’identificazione con i comportamenti condizionati dal consumo merci e rappresenta l’esasperazione

più evidente di questa ideologia del consumo”.

La seconda elaborazione ha permesso di identificare ulteriori particolarità, tramite il grafico n.2 è

possibile delineare i profili costruiti nei termini di soddisfatti \ insoddisfatti. Sono state introdotte tre

variabili attive relative al numero di membri della famiglia di origine, alla sua composizione ed alla

presenza, anche in un contesto familiare più allargato di genitori o parenti dipendenti da sostanze o

alcolici. L’ACM ha permesso di evidenziare connessioni tra valutazione dell’esperienza di comunità

e caratteristiche della famiglia d’origine. Il primo gruppo numericamente esiguo definito degli

“insoddisfatti” valuta negativamente l’esperienza di comunità e provengono tutti da famiglie

numerose (7 o più) e portatrici di problematicità come ad esempio altri parenti tossicodipendenti,

presenza di matrigne, patrigni. Nel profilo dei soddisfatti ci sono persone che provengono da

contesti famigliari composti da 3-4 persone con entrambi i genitori e che non hanno mai dovuto

affrontare problemi con gli stupefacenti. Con l’utilizzo della variabile della scolarizzazione si è

evinto che tra gli “insoddisfatti” il livello di istruzione è medio-basso (licenza media) e che sono

stati dipendenti per un periodo minimo di quattro anni.

Infine si è ritenuta opportuna una verifica relativa al reinserimento nella società una volta ultimato il

percorso di recupero, anche perché l’”uscita” dovrebbe costituire la “sanzione di guarigione” allo

stesso modo in cui la dimissione da una struttura sanitaria sancisce il buon esito di una terapia. Sono

state utilizzate alcune variabili relative all’inserimento lavorativo, al rapporto con la famiglia di

origine ed alla valutazione personale del proprio reinserimento sociale. Il grafico n.3 sintetizza i

risultati dalle risposte dei 13 soggetti “recuperati” evidenzia due profili nei termini di esterno\

comunitario. Gli esterni dichiarano di essersi subito adattati al “mondo fuori” e di avere ristabilito il

rapporto con la famiglia di origine. Gli altri invece rilevano che aver vissuto 3 anni lontano dal

mondo reale ha provocato in loro un forte disagio nella fase di reinserimento, disagio che viene

imputato da tutti allo staff e ai metodi terapeutici della comunità. Alcuni soggetti tra i comunitari

non hanno avuto la possibilità di accedere alla “seconda casa” ovvero il secondo step della

disintossicazione, dopo quella fisica, infatti questo istituto distante dalla comunità è un piccolo

complesso dove gli ospiti della comunità giudicati responsabili e maturi vengono mandati per

verificare se stessi in una condizione di maggiore autonomia in vista di un graduale reinserimento

nella società. Bisogna evidenziare comunque che tutti i soggetti sia comunitari che esterni ha una

lavoro stabile e tutti hanno una autostima ritrovata e un bagaglio valoriale profondo che potrà

aiutarli ad aggirare qualunque tentazione deviante.

CAPITOLO 5: UN'ANALISI DEL FENOMENO TOSSICODIPENDENZA ATTRAVERSO

IL TEST MMPI

Una riflessione metodologica

La somministrazione del MMPI è stata inserita nel più ampio contesto di una ricerca mirata ad

analizzare il fenomeno della tossicodipendenza da un punto di vista “microscopico” con riguardo ai

singoli soggetti coinvolti e all’ambiente più ridotto con il quale sono in contatto: a tal fine, il lavoro

si è incentrato sullo studio di una comunità terapeutica e sul metodo di recupero da essa adottato. In

particolare si voleva valutare l’efficacia, “sul campo”, in termini rieducativi, dal metodo proposto,

individuando fra quattro distinti strumenti d’indagine quelli più idonei a fornire informazioni sulla

comunità e sui singoli soggetti che la compongono. Occorre soffermarsi su alcune considerazioni

che meglio aiutano a chiarire i limiti entro i quali questa presentazione si inserisce. È bene ricordare

che i dati che verranno presentati non pretendono di avere il carattere di validità scientifica che una

ricerca strutturata avrebbe potuto avere: il campione studiato è disomogeneo, sono numerose le

variabili non controllate e l’informazione extra diagnostica non è completa. I dati forniti dal MMPI,

in particolare nella forma ridotta che è stata somministrata a tutti i soggetti del campione, possono

avere solo un carattere indicativo mai esaustivo. L’MMPI è un questionario di autovalutazione, che

ci consente di ottenere un quadro della personalità del soggetto “dal suo punto di vista”.

L’analisi del materiale ovvero, la revisione dei 31 profili MMPI originariamente descritti dalla

valutazione curata dal servizio di elaborazione automatica di esami psicodiagnostici dell’Istituto di

Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa, è stato condotto allo scopo di:

•Approfondire i singoli profili psicologici, ricorrendo all’interpretazione per punte (HPC)

proposto da Hathaway e per Codici secondo il modello proposto da Welsh e allo Schema di

Diamond ovvero all’analisi dei rapporti tra le diverse scale, in particolare:

•D-Ma o asse timico: si riferisce al tono dell’umore del soggetto;

•Pt-Pd valutazione/percezione del sé: si riferisce alla maggiore o minore consapevolezza che

il soggetto ha delle proprie capacità e della capacità di auto affermarsi;

•Hy-Pa o scala della valutazione della plasticità sociale: ci da indicazioni circa la

disponibilità o meno del soggetto a costruire le proprie opinioni ed a produrre

determinati comportamenti secondo modalità dettate dall’ambiente o da se stessi;

•Hs-Sc o capactà di contatto sociale e di comunicazione con ‘esterno: si riferisce alla

capacità ed alle modalità di contatto sociale ed interpersonale;

•D-Pt/Ma-Pd autoaccusa/op positività: indaga sulla presenza di insicurezza e depressione ed

il rapporto tra tendenze intrapunitive/passività ed extrapunitive/attività nella gestione e

risoluzione dei conflitti e della frustrazione;

•Hy-Hs/Pa-Sc: autocommiserazione/fantasticherie intellettualizzanti: indaga sulla presenza

di tratti di dipendenza e plasticità adattiva contrapposta alla presenza di fantasie e

pensieri intellettualizzanti come modalità difensiva davanti alle frustrazioni della realtà;

•D-Pt-Hy-Hs/Ma-Pd-Pa-Sc (scala A/ scala B): dipendenza/distacco: ci dà indicazioni circa

la presenza di tratti ansiosi e di dipendenza sociale contrapposti a tratti di ostilità e

distacco sociale nonché alle difficoltà nei rapporti interpersonali.

•Correlare l’informazione alle altre notizie extradiagnostiche al fine di trarne, laddove possibile e

opportuno, ulteriori ipotesi di lavoro.

•Rilevare aspetti/dimensioni e tratti comuni tra i soggetti del campione analizzato-

A questo proposito sono stati rispettati i criteri originari di raggruppare i soggetti secondo due

categorie. Il primo (S1-S14) è composto da soggetti che hanno appena iniziato o sono ancora

inseriti nel programma terapeutico e di cui si possiedono altre informazioni anamnestiche tratte

dalle interviste e dal tracciato grafologico. Per questi soggetti, il tempo medio intercorso tra l’inizio

del recupero e la somministrazione del MMPI è di circa 10 mesi.

Al secondo gruppo appartengono i soggetti che hanno completato il percorso e di cui si possiedono

altre informazioni anamnestiche tratte dalle interviste nonché dai tracciati grafologici (SR14-27)

oltre ai 4 casi (SR28-SR31) di cui esiste solo il tracciato MMPI ma che avevano anche loro

completato il percorso al momenti della somministrazione del questionario di personalità.

Una volta completato l’approfondimento diagnostico del profilo MMPI di ciascun soggetto è stata

elaborata una Tabella (Tabella1) che vede la distribuzione dell’intero campione per fasce secondo la

percentuale di appartenenza al gruppo diagnostico definito “normale” nonché l’indice di

psicopatologia, elaborato dall’Istituto di Psichiatria di Pisa.

Discussione dei risultati

Da un lato, l’assenza di molte informazioni utili ai vari confronti nonché alla verifica di un’ipotesi

data, dall’altro, l’esiguità e l’eterogeneità del campione analizzato, impediscono di trarre

conclusioni che possano avere una validità scientifica sul metodo in oggetto nonché su eventuali

considerazioni riguardanti i singoli soggetti e la loro evoluzione.

Analizzando i profili della totalità dei soggetti del campione, la prima cosa che si evidenzia e merita

una riflessione è la tipica curva di “distribuzione diagnostica” che ne emerge complessivamente

mettendo a confronto i profili dei soggetti che hanno completato il percorso di recupero e di quelli

che lo hanno appena iniziato o sono tutt’ora inseriti nel programma.

Si osserva una distribuzione degli stessi assai curiosa quanto inattesa, da un punto di vista

prettamente clinico: una presenza leggermente maggiore di un numero di profili per così dire più

patologici tra il gruppo di soggetti che hanno completato il percorso di recupero rispetto a coloro

che lo hanno appena iniziato. Nella Tabella 1, nella fascia più patologica tra lo 0 ed il 10% si

collocano ben 9 soggetti (su 17) che hanno completato il percorso a fronte dei 5 (su 14) che lo

hanno appena iniziato. Inoltre, nelle fasce immediatamente successive si assiste allo stesso

fenomeno. Il dato acquista significatività se consideriamo che abbiamo a confronto un gruppo di

soggetti affetti da “tossicodipendenza profonda”, ai quali è stato somministrato l’MMPI in fase

acuta, ovvero appena iniziato il percorso di recupero o comunque in un periodo ancora “critico”,

rispetto ad un gruppo di soggetti che ha già tempo completato il percorso terapeutico. Tale

confronto e la successiva distribuzione basata su due criteri:

•Il primo, considera la percentuale di appartenenza al gruppo di “soggetti normali” nonché

l’indice di psicopatologia, secondo la classificazione dell’Istituto di Clinica Psichiatrica

dell’Università di Pisa;

•Il secondo, più empirico, in base alla valutazione clinica, da me compiuta personalmente e

alla cieca, e all’analisi dei singoli profili nella fase di approfondimento diagnostico

eseguito in questa sede.

Tra i due criteri c’è stata una quasi totale coincidenza.

Se le ragioni per cui, fino a 15 anni fa, il fenomeno della tossicodipendenza profonda apparteneva

prevalentemente ai contesti emarginati e, all’interno di questi, si sviluppava tra ragazzi che

presentavano un’organizzazione meno evoluta della personalità, oggi tale fenomeno sembra

diffondersi anche tra coloro che presentano un assetto personologico più evoluto e meno

complessuale.

Per quanto riguarda l’analisi ed il confronto tra i profili ed in particolare il confronto tra

l’interpretazione per punte (HPC) o codici risultanti, appaiono interessanti due considerazioni:

•La prima è che, il cosiddetto codice della sociopatia o psicopatia o codice 4-9 è presente

solo in un caso clinico (SR 31) tra i soggetti che hanno completato il percorso di

recupero dei 31 profili MMPI analizzati.

•La seconda considerazione, riguarda il fatto che appare significativo che nel gruppo due

tipi di codici ovvero due stili di risposta caratteriale e sintomatologica risultino più

frequenti: il primo è il codice 1-2-3 o 3-2-1 che denota la dipendenza dall’ambiente; il

secondo è il codice 5-9 che sta ad indicare problematiche relazionate a capacità di

adattamento di questi soggetti e la loro risposta oppositiva, la loro conflittualità in

termini di identità e infine la tendenza a gestire le dimensioni disforiche con

l’eccitamento, la dispersione e comportamenti di stampo maniacale.

A proposito della scala Mf (o la 5) l’elevazione della stessa risulta comune alla maggioranza dei

soggetti. La scala si prefigge di misurare l’insieme di interessi maschili o femminili attraverso

l’espressione delle attività sociali, degli hobby, delle preferenze religiose, delle relazioni familiari e

delle disposizioni e caratteristiche della propria sfera sessuale.

S1 (corrisponde al soggetto 21 nell’analisi grafologica)

soggetto stenico

un buon contatto sociale

passività connessa alla dipendenza dall’ambiente con tratti intrapunitivi e note depressive

conformazione sociale ridotta

possibilità di manifestare note depressive

ricerca gratificazione sociale

meccanismi di difesa adeguati

S2 (corrisponde al soggetto 23 nell’analisi grafologica)

problematiche adattative e nei rapporti interpersonali

disturbo di identità

tendenza all’ipervalutazione

dipendenza sociale ed ostilità

tendenze extrapunitive

conformizzazione sociale ridotta

comportamenti aggressivi e impulsivi

equilibrio emotivo abbastanza stabile

S3 (corrisponde al soggetto 35 nell’analisi grafologica)

assenza di ostilità e aggressività

dipendenza dall’ambiente

ricerca di gratificazioni esterne

buoni rapporti interpersonali

discreto equilibrio timico

umore stabile

conformizzazione sociale ridotta

stabile equilibrio emotivo

deboli sistemi di controllo e difesa

S4 (corrisponde al soggetto 16 nell’analisi grafologica)

tratti ossessivi

sentimenti autocritici e tendenze depressive

dipendenza dall’ambiente

atteggiamenti di passività e sospettosità

tendenza di depressione

astenia e riduzione dello spirito di iniziativa

soddisfacente capacità di inserimento nel gruppo

rigidità e diffidenza

S5 (corrisponde al soggetto 5 nell’analisi grafologica)

difficoltà adattativa

marcato anticonformismo e dispersione degli interessi

variazioni del tono dell’umore

dipendenza dall’ambiente

comportamenti tesi alla ricerca di vantaggi secondari

no ruoli dominanti e ostili

moderate tendenze alla compiacenza sociale

S6 (corrisponde al soggetto 17 nell’analisi grafologica)

soggetto con io stenico

umore equilibrato

buon contatto con la realtà

ricerca di gratificazioni sociali

difese nei confronti della sfera pulsionale lievemente ridotte

reazioni emotive controllate

S7 (corrisponde al soggetto 4 nell’analisi grafologica)

tratti di tipo psicastenici

labilità del sistema difensivo

dipendenza affettiva immaturità e delega delle proprie responsabilità

comportamenti di chiusura e vittimistici

conformizzazione sociale ridotta

tratto di tipo psicoastenico

sistema di difesa e controllo deboli

S8 (corrisponde al soggetto 28 nell’analisi grafologica)

note depressive di tipo reattivo

meccanismi di difesa e controllo stabili

no ruoli dominanti o atteggiamenti ostili

si mostra compiacente imitativo e passivo

equilibrio discreto tra azione e riflessione

S9 (corrisponde al soggetto 31 nell’analisi grafologica)

elementi schizoidi

scarsa autostima

sistema difensivo labile

incapacità di agire senza l’intervento dell’altro

comportamenti di chiusura

atteggiamenti ossessivi

variazioni nel tono del’umore

disturbo di personalità

conformizzazione sociale ridotta

inserimento nel gruppo valido

sentimenti di autosvalutazione

introversione

sistemi di difesa inadeguati

S10 (corrisponde al soggetto 8 nell’analisi grafologica)

quadro psicotico

incomunicabilità ostilità e oppositività

dubbio e incertezza nelle decisioni

ostilità e aggressività nelle interrelazioni

capacità di controllo e difesa molto ridotte

S11 (manca l’analisi grafologica)

assenza del protocollo MMPI

conformizzazione sociale ridotta

note depressive con irrequietezza ansiosa

comportamento anamcastico

aggressività e passività

somatizza l’ansia

diffidente e poco adattabile

introversione

S12 (corrisponde al soggetto 30 nell’analisi grafologica)

struttura fragile

tratti psicastenici

meccanismi di difesa primitivi e più evoluti

somatizzazione dell’ansia

comportamento bivalente

disturbo di personalità

dipendenza alla strumentalizzazione nevrotica dei rapporti interpersonali

equilibrio emotivo compromesso

meccanismi di difesa insufficienti

S13 (corrisponde al soggetto 25 nell’analisi grafologica)

soggetto insicuro influenzabile e suggestionabile

tratti ossessivocompulsivi

note oppositive e aggressive

dipendenza dall’ambiente

scarsa autostima

ansia e ipocondria

equilibrio emotivo compromesso

sistemi di difesa discontinui

S14 (corrisponde al soggetto 29 nell’analisi grafologica)

soggetto stenico

sfiducia e sensibilità accentuata

buona capacità di inserimento

equilibrio emotivo appare stabile

sistemi di difesa adeguati

S15 (manca l’analisi grafologica)

struttura nevrotica

basso valore della scala F (29)

note depressive di tipo reattivo

buon livello di sicurezza

tendenze alla passività

S16 (corrisponde al soggetto 15 nell’analisi grafologica)

struttura limitrofa

modalità extrapunitive

ridotta conformizzazione sociale

atteggiamenti aggressivi con passività

dominanza all’interno del gruppo

autosvalutazione

ipocondria e diffidenza

scarsa integrazione nelle relazioni interpersonali

labilità emotiva

S17 (corrisponde al soggetto 2 nell’analisi grafologica)

struttura nevrotica

stabilità nel tono dell’umore

difficoltà nel controllo delle reazioni emotive

strumentalizzazione dei rapporti interpersonali

equilibrio timico stabile

S18 (corrisponde al soggetto 18 nell’analisi grafologica)

struttura nevrotica o disturbo d’ansia

polarizzazione del pensiero

dipendenza dall’ambiente

note depressive

irrequietezza ansiosa

passività e aggressività

somatizza l’ansia

ipocondria

labilità emotiva

sistemi di controllo deboli

S19 (corrisponde al soggetto 24 nell’analisi grafologica)

difficoltà adattative

marcato anticonformismo

comportamenti trasgressivi

tono dell’umore con variazioni disforiche

tratti ipomaniacali

iperattività e agitazione psicomotoria

sistemi di difesa inadeguati

disturbo di personalità

comportamenti poco controllati

S20 (corrisponde al soggetto 19 nell’analisi grafologica)

soggetto insicuro dubbioso

somatizza l’ansia

difficoltà adattative

capacità di inserimento sociale buona

disturbo nevrotico scompensato

iperattività motoria

difficoltà di controllo sulla sfera pulsionale

somatizza l’ansia

ipocondria

obiettività organica proporzionata

labilità emotiva

S21 (corrisponde al soggetto 3 nell’analisi grafologica)

soggetto ben adattato

iperattività

insicurezza

compiacente e passivo nei rapporti

ricerca di gratificazione sociale

discreta capacità di controllo

S22 (corrisponde al soggetto 9 nell’analisi grafologica)

tratti nevrotici e isteria

sentimenti di insicurezza e scarsa autostima

manipolazione dei rapporti

capacità di inserimento nel gruppo soddisfacente

buoni livelli di sicurezza

strumentalizzazione dei rapporti interpersonali

difese del soggetto lievemente ridotte

S23 (corrisponde al soggetto 33 nell’analisi grafologica)

dimensioni nevrotiche

dipendenza affettiva

somatizzazione dell’ansia

capacità di controllo deficitaria

difficoltà adattativa

comportamenti pseudo-adattativi

aggressività oppositività

note depressive

irrequietezza ansiosa

dipendenza e passività

tendenza all’introversione

sistemi di controllo e difesa inadeguati in situazioni di stress

S24 (corrisponde al soggetto 20 nell’analisi grafologica)

problema adattativo

comportamenti poco controllati

ipomaniacale

iperattività

ruolo dominante

tendenza alla gratificazione sociale

equilibrio timico stabile

difficoltà di controllo

S25 (corrisponde al soggetto 12 nell’analisi grafologica)

instabilità

grave tensione interna

severa somatizzazione dell’ansia

tono dell’umore depresso

rallentamento psicomotorio

pessimismo

preoccupazione morbosa per la salute

astenia e povertà di iniziativa

comportamenti anamcastico

passività e aggressività

diffidenza

equilibrio emotivo compromesso

difficoltà di controllo

S26 (corrisponde al soggetto 32 nell’analisi grafologica)

problema adattativo

accettazione dei rapporti sociali

sistemi di difesa inadeguati

comportamenti poco controllati

iperattività

modalità extrapunitive e tratti ostili

ridotta conformizzazione sociale

umore stabile

ruolo dominante

ricerca gratificazione sociale

sistemi di difesa inadeguati

S27 (corrisponde al soggetto 14 nell’analisi grafologica)

ben adattato

buon equilibrio del tono dell’umore

no comportamenti di dipendenza e manipolativi

ricerca gratificazioni sociali

no tendenze nevrotiche

equilibrio emotivo stabile

S28 (corrisponde al soggetto 22 nell’analisi grafologica)

soggetto ansioso e dipendente

atteggiamenti ossessivi e rimuginatori

ricerca di vantaggi secondari

note depressive

scarsa autostima e senso di colpa

conformizzazione sociale ridotta

polarizzazione eccessiva

ricerca di gratificazione

stabile equilibrio emotivo

sistemi di difesa sufficienti

S29 (corrisponde al soggetto 26 nell’analisi grafologica)

difficoltà adattative

tratti psicoastenici

labilità delle difese

tensione interna

dipendenza affettiva

eccessivo interesse per i rapporti umani

disturbo della personalità

buon inserimento nel gruppo

strumentalizza i rapporti interpersonali

introversione con sviluppo di fantasie

labilità emotiva

S30 (corrisponde al soggetto 10 nell’analisi grafologica)

dimensioni nevrotiche

struttura dipendente

tratti psicoastenici

capacità di controllo deficitaria

componente isteroide

ipocondria

ricerca di vantaggi secondari

passività ostilità e aggressività

conformizzazione sociale ridotta

note depressive

irrequietezza ansiosa

passività e dipendenza

inserimento nel gruppo buono

difficoltà di controllo emotivo

labilità emotiva

sistemi di controllo e difesa deboli

S31 (corrisponde al soggetto 13 nell’analisi grafologica)

stuttura ipertrofica

comportamenti compulsivi

alternanza nel tono dell’umore

ipomania

impulsività e agitazione psicomotoria

tendenza alla leadership

aggressività e oppositività all’ambiente

tono dell’umore elevato

impulsività e aggressività

ipervalutazione di se stesso

eccessiva valutazione in se

strumentalizzazione dei rapporti interpersonali nevrotica

labilità emotiva

sistemi di controllo e difesa deboli

CAPITOLO 6 MODELLI DIAGNOSTICI IN CRIMINOLOGIA APPLICATA: IL

CONTRIBUTO DELLA GRAFOLOGIA

Il fondatore della Grafologia italiana, Padre Girolamo Maria Moretti, definisce la Grafologia una

«scienza sperimentale come la medicina, la psicologia, la psichiatria. È più sicura nei suoi risultati

di tutte le altre scienze nominate, poiché la grafologia consiste nel mettere insieme molti criteri

grafologici, per sommarli, moltiplicarli, dividerli, eliminarli, secondo il complesso intellettuale,

morale e somatico, che l’esaminando ci presenta con la sua scrittura».

Essa si inserisce nell’ambito delle scienze idiografiche, ossia delle scienze che mirano alla

descrizione dell’uomo nella sua individualità unica e irripetibile.

Ha il diritto di essere considerata scienza perché epistemologicamente ne possiede i requisiti. Per

parlare di scienza in termini epistemologici sono necessari tre requisiti: 1) l’oggetto specifico di

studio; 2) il rigore verificativo; 3) il linguaggio.

La Grafologia possiede questi tre requisiti.

L’oggetto di studio è rappresentato dal gesto grafico. Più precisamente per gesto grafico si vuole

intendere tutto ciò che è produzione grafomotoria spontanea e naturale del soggetto scrivente. Il

tracciato grafico è visto come l’encefalogramma più naturale che la persona possa delineare di se

stesso.

Il rigore verificatico che la Grafologia come scienza mette in atto è quello del rigore scientifico, il

quale richiede due vie da percorrere: l’esperienza e la dimostrazione.

L’esperienza serve per acquisire la conoscenza approfondita con l’oggetto di studio e per

interpretare le fenomenologie riscontrate. Dall’esperienza si rilevano i dati, attraverso i quali

vengono condotte le interpretazioni oggettive dei fenomeni osservati.

La dimostrazione è la conseguenza dell’esperienza. Dimostrare significa spiegare il perché delle

fenomenologie osservate ed è una necessità del processo scientifico, in quanto la scienza richiede

l’obbligo di spiegare perché un determinato risultato è così e perché non può essere diversamente.

La Grafologia, nel mettere in atto il rigore verificativo, deve interpretare l’energia che si libera

nell’esecuzione del tracciato grafico, attraverso i dati (segni grafologici) che possono concretizzarla:

1) nei movimenti d ampiezza verticale (calibro alto, calibro medio, calibro piccolo, ecc)

2) nei movimenti di ampiezza orizzontale (larghezza di lettere, spaziatura tra lettere, distanza tra

parole)

3) nelle spinte di allineamento orizzontale (andamento ascendente, discendente, ecc)


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zelizeli

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Scienze criminologiche per l'investigazione e la sicurezza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zelizeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bisi Roberta.

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