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Introduzione

Criminologia e sicurezza: competenze operative ed esigenze di formazione interdisciplinare. La criminologia è una disciplina scientifica che si pone l’obiettivo di studiare l’essere umano che entra in conflitto con la società. Essa si occupa:

  • Da un lato, di esaminare le azioni criminose e coloro che le hanno compiute,
  • Dall’altro, con riferimento in particolare alla vittimologia, di analizzare la figura della vittima del reato e le modalità per favorire il suo riadattamento al proprio ambiente di vita.

Il crimine e la sicurezza sono l’obiettivo di una rinnovata richiesta pedagogica di formazione e dell’emergere di professionalità ad hoc che si prendessero cura del tessuto urbano. È comunque tangibile la difficoltà che la criminologia continua ad affrontare per riuscire a guadagnarsi una piena autonomia:

  • In molti paesi del mondo, la criminologia è in espansione sia dal punto di vista scientifico che per quanto concerne la sua autonomia istituzionale in ambito accademico, mentre altri (come l’Italia), sostengono che essa necessita ancora di acquistare prestigio e di liberarsi sia della sua immeritata reputazione, di origine europea, di branca ausiliare del diritto penale che di quella, di derivazione americana, di sotto ambito della sociologia;
  • Il mercato di lavoro non è ancora abbastanza maturo per aprirsi completamente al collocamento delle professioni criminologiche tanto che le aziende preferiscono assumere persone che hanno una pregressa esperienza nelle forze dell’ordine;
  • Poche tematiche attirano più attenzione e suscitano numerosi dibattiti pubblici come quelle collegate al crimine e alla vittimizzazione, spesso basati sulle emozioni piuttosto che sulle informazioni. Il lavoro del criminologo non è un’attività isolata, ma si realizza con colleghi, con altri esperti, con investigatori e con esponenti dell’organizzazione giudiziaria;
  • In Italia l’attenzione per la prevenzione della criminalità non è molto elevata dato che le politiche criminali degli ultimi decenni si sono focalizzate sulla repressione più che sulla prevenzione. Una strategia di prevenzione delle situazioni di rischio e di riduzione delle opportunità di commettere reati inciderebbe efficacemente sui tassi di criminalità;
  • I risultati dell’indagine promossa dall’Associazione Portoghese per il Victim Support per conto di “Victim Support Europe”, che aveva l’obiettivo di verificare l’implementazione, nei vari stati membri, della Decisione Quadro del Consiglio d’Europa del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale (2001/220/GAI), mettono in evidenza che l’Italia ha recepito le disposizioni in maniera frammentaria. In particolare, sulla base del dettato dell’art.4 della Decisione, corre l’obbligo per lo Stato di garantire che la vittima abbia accesso alle informazioni rilevanti ai fini della tutela dei suoi interessi. Soltanto quattro paesi (Grecia, Italia, Lussemburgo e Malta) non hanno ancora recepito tale obbligo. In Italia non esistono organizzazioni nazionali di victim support. L’art.14 prevede che le persone che entrano in contatto con le vittime ricevano una formazione adeguata;
  • L’Italia è carente di un’interazione significativa, tramite i diversi Ministeri competenti, fra il mondo accademico e quello professionale che, invece, sarebbe importante al fine di promuovere una formazione scientifica e professionale riconosciuta a livello istituzionale per le professioni criminologiche.

Il futuro della criminologia, come disciplina autonoma, dipende dall’estensione del suo insegnamento nelle università tramite corsi ben strutturati al fine di riformare i futuri professionisti che operino nell’ambito della prevenzione e della riduzione del crimine in vari settori. La criminologia e la vittimologia divengono scienze applicate le cui attività si collocano tra arte e scienza, dove l’intuizione nella scelta dei metodi ha il suo effetto sul risultato. L’obiettivo è quello di fare riferimento non solo ad un quadro epistemologico, ma anche ad un quadro reale della quotidianità entro cui i professionisti devono lavorare per rappresentarne e risolverne i problemi.

La globalità e la necessità di conoscenze avanzate

La globalità (definita come “l’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti, facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di distanza e viceversa”) pone alla nostra società, ad esempio, l’esigenza di conoscenze avanzate e approfondite non solo sulle nuove forme di delittuosità ma anche su quelle “tradizionali” e di avere a disposizione strumenti più appropriati per affrontare il crimine. Tutte le analisi formulate in questo campo sottolineano l’esigenza di un nuovo tipo di ricerca, che ora si richiede anche e soprattutto per quei fenomeni criminosi che vanno sotto il nome di terrorismo. Sempre in tema di globalizzazione del crimine, due particolari e complessi fenomeni criminosi, quali la tratta di esseri umani e il cybercrime, pur nella loro estrema diversità, hanno una caratteristica che li accomuna e cioè quella di essere crimini senza vittime.

Nell’ambito della tratta degli umani è un crimine in cui pare non esista una transazione coercitiva tra reo e vittima ed in cui quest’ultima non denuncia l’accaduto alle autorità perché ha bisogno del reo per poter realizzare il suo viaggio e, quindi, non si percepisce come una vittima. Questo paradigma può essere applicato anche al cybercrime in quanto la vittima appare assente, impersonale o indeterminata, immateriale o virtuale, perché sovente non vi è alcuna forma di interazione, quindi neppure di coercizione, tra l’autore e la vittima stessa; inoltre, la vittima, per paura della perdita di fiducia o della stima del pubblico, è fortemente riluttante nel denunciare i fatti.

Importanza della preparazione in ambito criminologico

È l’importanza della preparazione in ambito criminologico e vittimologico degli operatori che vengono in contatto con vittime, con vittime latenti e con persone che non si sono ancora rese conto di aver subito dei danni, materiali, fisici o psicologici e che, pertanto, non si autodefiniscono come tali. Lo sviluppo della criminologia, quale autonoma disciplina accademica, ed il contributo che essa può fornire alla formazione professionale dei futuri criminologi, è una funzione della stretta collaborazione tra accademia e politici tramite consulenza e ricerca e, viceversa, tra l’impiego di politici nell’insegnamento universitario. Questa stretta relazione è estremamente importante per colmare la lacuna tra accademia e mercato del lavoro ed è una delle condizioni principali per creare professioni criminologiche. È noto che la spiegazione e la reazione sociale al crimine risentono del contesto storico e culturale. In tal senso, le metodologie didattiche in criminologia e vittimologia sono soggette a continui cambiamenti in relazione alle teorie ed alle necessità strettamente collegate alle professioni criminologiche e vittimologiche.

Criminologia e vittimologia: questioni di didattica delle “scienze” sociali

Il valore sostanziale del manuale consiste nell’avere prospettato ad una cerchia di giovani e promettenti studiosi di criminologia, vittimologia e sociologia della devianza l’opportunità di affiancare alcuni noti ricercatori, non solo di estrazione accademica, nell’analisi dei mutamenti che hanno recentemente investito il settore delle politiche penali.

Il punto di vista della criminologia teorica: dalla visione socio-antropologica al metodo comparativo

La prospettiva sociologica è incentrata su fattori macrosociali che mostrano connessioni con la criminalità e mutevoli dimensioni spazio-temporali di tale fenomeno. Simmetricamente il punto di vista antropologico focalizza l’attenzione sui fattori fisici, psicologici, motivazionali e psico-sociali in grado di influenzare i comportamenti devianti, e più in generale antisociali. Il quadro composito che ne emerge sollecita una riflessione su un ventaglio di questioni. In primo luogo appare opportuno approfondire alcune significative connessioni evidenziate dalla ricerca empirica. Si tratta di individuare i criteri di compatibilità degli esiti descritti con “la prospettiva del reato e la probabilità di diventarne vittima”. Tale posizione appare tuttavia messa in crisi da numerosi stereotipi che implicano l’eccessiva enfatizzazione del rischio di vittimizzazione di determinate categorie ritenute “deboli”, quali donne e le persone anziane.

L’analisi delle politiche penali non può essere (né apparire) disgiunta dalla disamina di diverse istanze di professionalizzazione e della rassegna dei processi di istituzionalizzazione delle professioni che si collocano nell’ambito della sicurezza di comunità. Occorre collocare le questioni, le tecnologie e gli strumenti che la ricerca criminologica mette a disposizione dei security managers in un quadro caratterizzato da un profondo mutamento sociale, politico ed economico conseguente alla globalizzazione, evitando però che il carattere strumentale delle nuove tecnologie e il loro contesto organizzativo prevalga sugli obiettivi delle attività investigative.

Lo spazio degli operatori della sicurezza tra comunicazione e nuove tecnologie

Accanto alle esigenze dell’istruzione superiore della formazione permanente si collocano la rilevanza e la consapevolezza del ruolo assegnato agli operatori della sicurezza nel contesto dell’implementazione e dell’effettività delle politiche pubbliche. Si tratta di un ruolo che presuppone una scelta esplicita tra le politiche penali e le politiche di welfare e richiede agli operatori la capacità di riqualificare adeguatamente comportamenti che possono essere genericamente etichettati come “antisociali”.

Un quadro sinottico delle questioni trattate dagli autori sullo sfondo della valutazione delle competenze richieste nel settore delle politiche in tema di sicurezza di comunità, può essere rivolto all’approfondimento di tre profili: le tecniche d’investigazione, la criminalità organizzata transnazionale e il terrorismo, e l’attività di contrasto della criminalità che utilizza come strumenti di intervento le politiche sociali.

Le tecniche investigative

Uso della perizia psichiatrica come strumento volto ad:

  • Esaminare lo stato mentale dell’autore del reato,
  • “Prevedere” il suo comportamento futuro
  • e ad orientarne il trattamento penitenziario in vista della “riabilitazione”.

Il crime mapping come tecnica di indagine investigativa e trattano in particolare l’uso del GIS (Sistema di Informazione Geografica). L’obiettivo è quello di evidenziare la dimensione spazio-temporale dei processi di vittimizzazione muovendo dalle origini dell’approccio cartografico, illustrandone lo sviluppo.

La criminalità organizzata transnazionale e il terrorismo

Il fenomeno della criminalità transnazionale implica l’uso di tecnologie informatiche per la trasmissione di flussi finanziari. L’articolata struttura organizzativa che qualifica questi illeciti penali ha indotto una radicale trasformazione nel trattamento di tali fattispecie da parte delle forze dell’ordine.

Le attività di contrasto alla criminalità tra intelligence e politiche sociali

L’analisi delle azioni di contrasto alla tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale, esaminate sia dal punto di vista giuridico che delle best practices recentemente intraprese dai paesi europei. Ripercorrendone le radici storiche e culturali tale fenomeno, che si caratterizza come una specie della tratta degli esseri umani, fin dal Medioevo appare connesso ad una prospettiva latamente “assistenziale” che si ricollega a condizioni di povertà e a forme di controllo della moralità. Oggi la gestione di tale fenomeno da parte delle organizzazioni criminali, costituisce un aspetto fortemente critico dei processi di immigrazione, della prostituzione e delle modalità del suo controllo, soprattutto se esaminati nella prospettiva delle vittime.

La connessione tra comportamenti devianti e disordini psicologici

Esaminando lo stato delle conoscenze sull’abuso dei minori a partire dagli anni sessanta, epoca in cui il problema era inquadrato nella logica della medicalizzazione, fino ad oggi, riportando principalmente numerose modalità di vittimizzazione. Vi è una connessione tra i comportamenti devianti in età adulta e i disordini psicologici sperimentati nel corso dell’adolescenza mostrando, in tal modo, che i minori abusati o privati di cure dovrebbero essere a tutti gli effetti considerati una popolazione a rischio in quanto significativamente caratterizzata da più elevati livelli di abuso di sostanze, depressione e disordini correlati all’ansia, suicidio, disordini alimentari e della condotta e, di norma, da una più elevata incidenza di problemi di salute nelle persone adulte con un passato di vittimizzazione nell’infanzia e nell’adolescenza rispetto alla popolazione non abusata.

La funzione di "risocializzazione" dei detenuti: le politiche penitenziarie nel contesto dell’istruzione superiore

La connotazione giurisdizionale della Magistratura di Sorveglianza accentua la connessione con la dimensione strutturale ed istituzionale del carcere e costituisce pertanto un invitante ambito di ricerca, poiché questa tipica forma di controllo influenza significativamente il mutamento della concezione della pena. Il concetto, e la funzione, di “riabilitazione” e di “risocializzazione” erano da differenziare:

  • La risocializzazione implica la riabilitazione, ma non è necessariamente vero il contrario;
  • La riabilitazione ha avuto successo, ma questo non significa che sia avvenuta anche una risocializzazione.
  • La prima può derivare dalla scomparsa di azioni illegali dallo spazio-azione,
  • mentre la seconda significa che l’ex detenuto si astiene dalla commissione di reati che si collocano nel suo spazio di azioni ma vengono esclusi a causa dei vincoli che derivano dalle sanzioni personali attese.
  • La risocializzazione può riprodurre esattamente il processo di socializzazione che si svolge in tutti i gruppi primari.

I metodi didattici in criminologia

Nonostante l’eterogeneità di esperienze e tecnologie didattiche sperimentate nei paesi europei è possibile evidenziare un elemento comune: il problematico avviamento dei programmi post-laurea in criminologia. Le metodologie didattiche costituiscono sia una elaborazione degli approcci teorici più accreditati sia delle esigenze formative dei managers e degli operatori della sicurezza espresse dai rispettivi domini professionali. Tuttavia gli attuali curricula formativi non rispecchiano adeguatamente né gli interessi teorici in campo criminologico né lo specifico coinvolgimento del sistema dell’istruzione superiore e delle cosiddette “professioni di aiuto”.

Le cosiddette “scienze della sicurezza” hanno rappresentato l’approccio criminologico. L’innovazione tecnologica ha fortemente influenzato il settore del controllo del territorio, in Italia, fortunatamente, la situazione è diversa: la valorizzazione della polizia locale si connette al mutamento politico-istituzionale indotto dal riconoscimento costituzionale del principio del decentramento. Gli esiti della ricerca criminologica “pura” assumono un peso sostanziale irrilevante per le istituzioni statali e per i policy makers coinvolti nella programmazione e nell’implementazione delle politiche.

Capitolo 1: Criminologia applicata e psichiatria forense: riflessioni su alcuni casi

La perizia psichiatrica si pone l’obbiettivo di accertare lo stato di mente di un individuo nel momento in cui ha commesso il fatto previsto come reato per cui è imputato e quindi il suo grado di responsabilità, oppure per tentare di comprendere il comportamento futuro in vista della valutazione dell’eventuale sussistenza della pericolosità sociale.

Il ricorso alla perizia psichiatrica:

  • Da un lato mette in evidenza l’importanza dell’attività del perito in ogni fase e grado del processo penale,
  • Dall’altro, può essere ritenuto un disimpegno delle autorità giudiziarie dalla loro responsabilità di giudicare e punire, permettendo all’apparato psichiatrico o di recuperare il delinquente, considerato malato mentale, o di sottoporlo a trattamenti coercitivi che non salvaguardano la libertà dell’individuo.

Perciò le critiche verso le perizie psichiatriche sono state frequenti:

  • Si è denunciata la lentezza provocata dalla perizia nel procedimento penale,
  • L’imperialismo degli esperti,
  • L’assenza di efficaci controlli nei loro riguardi,
  • Le pericolose incertezze delle loro risposte ed anche la loro inattendibilità.

In rapporto a ciò esistono crescenti necessità di verifica dell’imparzialità e dell’attendibilità dell’esperto e della sua opera. Per farlo si può far ricorso all’analisi del contenuto di relazione di perizie psichiatriche per tentare di valutare le conclusioni peritali mediante un criterio multi assale, che presuppone che ciascun caso venga valutato in relazione a vari assi, ciascuno dei quali si riferisce ad una diversa classe di informazioni. Si prendono in considerazione i cinque assi della classificazione multi assiale del DSM-IV-TR, tenendo conto anche, per la verifica della certezza diagnostica, della classificazione delle malattie mentali elaborate dall’O.M.S.

Eugen Bleuler

Nel suo trattato di psichiatria, dedica il quarto capitolo al tema della classificazione dei disturbi.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zelizeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bisi Roberta.
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