Criminologia minorile
Modulo 1
Crimine
Atto volontario condotto con intenzione e volontà che viola la legge penale – azione che viola la legge di una particolare società in un particolare momento → è proscritto – è una costruzione sociale – è un evento comportamentale – è un comportamento appreso – atto o omissione in violazione di una legge penale – può avere significati differenti a seconda della persona, cultura, società – azione o condotta definita e codificata dalla legge come reato – fa riferimento al termine generico di reato – Comportamento criminale → comportamento che viola la legge penale.
Comportamento antisociale
Non è definito in termini di comportamenti proscritti – è un insieme di condizioni generali – per essere definito tale deve soddisfare determinate caratteristiche – I significati attribuiti al comportamento antisociale includono: è dannoso per le altre persone (escludendo familiari diretti) – è persistente e serio (non di natura insignificante → es: controversie quotidiane) – non costituisce necessariamente un'infrazione del diritto penale – è un indicatore di rischio di azioni criminali (in particolare per bambini-adolescenti) – è un serio e diffuso problema sociale → giustifica l'uso di interventi legali formali –
Esempi di comportamento antisociale
- Molestie
- Abuso razziale
- Vandalismo
- Danni criminali
- Rumori molesti
- Graffiti
- Comportamento minaccioso singolo o di gruppo
- Abuso di sostanze
- Prostituzione
- Accattonaggio
- Guida pericolosa
I comportamenti antisociali possono talvolta coincidere con comportamenti criminali, tuttavia il limite tra i due non è ben definito.
Minore
Individuo che non ha ancora compiuto la maggiore età e che pertanto risulta imputabile, ossia passibile di sanzioni penali (età compresa tra i 14 e i 18 anni).
Criminologia minorile
Origine: nasce dalla criminologia tradizionale e dalle scienze sociali positiviste.
Oggetto di indagine
- Attività criminose nel corso dello sviluppo, dall'infanzia all'età adulta
- Rapporto tra fattori biologici, psicologici e sociali
- Cambiamenti individuali che si verificano nel tempo in relazione ai tre fattori e alle diverse circostanze della vita
- Il crimine sia come fatto soggettivo che come fatto ambientale
Il comportamento inaccettabile dei giovani può essere definito: comportamento deviante → termine generico – comportamento delinquente → diritto penale – delinquenza giovanile → criminologia –
Lo studio della criminologia interessa diverse discipline per cui è multidisciplinare.
L'interesse per i fattori biologici e psicologici (cause endogene interne) è recente e le relative spiegazioni sono radicate nei concetti antropologici originariamente stabiliti da Cesare Lombroso e da altri criminologi positivisti.
Cesare Lombroso (1835 - 1909)
Figura significativa del XX secolo in ambito della criminologia, fondò la scuola di criminologia antropologica. È leader della scuola positivistica e padre della criminologia moderna.
Teoria originale
- Esiste un tipo criminale distinguibile in base ad anomalie fisiche osservabili, di base atavica o degenerativa
- Il criminale è una specie umana morale inferiore (ritardato morale)
- Il criminale presenta caratteristiche fisiche rievocative dei primati meno evoluti e delle tribù selvagge
- Il criminale è come un bambino piccolo che va contenuto nella suo istinto aggressivo
- Al comportamento criminale concorrono fattori ereditari e fattori educativi familiari
- Un'educazione difettosa innesca istinti perversi (generalmente più manifesti in infanzia ma che spesso continuano in periodi successivi)
- Gli adulti esposti ad un'educazione “violenta” (rigorosa) durante l'infanzia risultano più inclini a commettere errori e crimini
Per dimostrare la sua teoria, Lombroso intraprese una serie di studi di osservazione su bambini orfani (trovatelli) e bambini illegittimi. Egli riteneva che la mancanza di un'educazione adeguata potesse trasformarli in criminali.
Tuttavia notò che le registrazioni di delinquenza giovanile tra 1871-72 indicavano: 84% ragazzi – 60% ragazze – provenivano da famiglie “normali” e avevano ricevuto una buona educazione morale. Tali dati lo portarono a considerare i crimini dipendenti principalmente da fattori innati.
Violenza → reazione sociale
(= risposta a difficoltà/ostacoli imposte dall'esterno).
Scuola psicologica
- Il bambino che fa esperienza di forme di abuso o negligenza può conseguentemente esibire una disobbedienza patologica
- La disobbedienza è un trasferimento di desideri infantili insoddisfatti all'interno del comportamento aggressivo
- I fattori ambientali sono considerati fattori primari che conducono alla formazione di una personalità antisociale
- I fattori ambientali hanno un effetto diretto sul bambino (a partire dai 5-6 anni) ed interferiscono nella relazione tra madre e figlio
- I disturbi di personalità dei genitori (soprattutto delle madri) possono influenzare l'evoluzione strutturale della mente del bambino
Tipologie di criminalità minorile
- Fisiologica (condotta deviante che generalmente si riassorbe con l'entrata nell'età adulta)
- Patologica endemica (coinvolgimento del minore nella criminalità organizzata)
- Patologica epidemica (relativa ai minorenni stranieri indotti al crimine a causa di conflitti culturali, marginalità)
Costruzione dell'infanzia
Fino all'inizio del XIX secolo non vi era una separazione tra età adulta e infanzia, i bambini nel VIII secolo partecipavano alle attività lavorative domestiche e non, in particolare chi proveniva da ambienti svantaggiati veniva spesso sfruttato nel mondo del lavoro (Rivoluzione industriale → aziende tessili).
All'inizio del XIX secolo i sistemi penali trattavano i minori come gli adulti (prigione o pena capitale), non esistevano categorie legali distinte tra trasgressori minori e adulti. In molti paesi la responsabilità legale era stabilita a 7 anni:
- Sotto i 7 anni i bambini erano considerati innocenti e puri (incapaci di distinguere il bene dal male)
- Tra i 7 e i 14 anni erano da ritenersi innocenti a meno che non dimostrassero di essere capaci di distinguere il giusto dallo sbagliato (principio di doli incapax)
Dall'epoca Vittoriana emergono i primi discorsi sul bambino delinquente (aumentano crimini giovanili). L'infanzia emerse come categoria sociale indipendente tra il 1780 e il 1820 (fasi iniziali della Rivoluzione Industriale).
In questo periodo si ritenevano la negligenza parentale, la mancanza di un credo religioso e di formazione, il desiderio di occupazione, il gioco per le strade, la severità del codice penale, le prime cause della delinquenza. Le classi operaie erano considerate a forte propensione criminale. La nozione di bambino lavoratore era l'inverso di quella di bambino romantico (innocenza e virtù) tipica dell'era vittoriana.
Nel 1833 viene promulgato il Factory Act, a seguito delle preoccupazioni sui maltrattamenti e sfruttamento dei bambini lavoratori, e venne impedito l'impiego dei bambini sotto i 9 anni e ridotto notevolmente l'orario lavorativo dei bambini di età 9-13. Da sempre i bambini sono stati descritti attraverso una concezione dualistica (Goldson, 2012):
- Vittime vulnerabili che necessitano protezione
- Minacce potenziali che necessitano di disciplina e regolazione
Nel 1857 lo Youthful Offenders Act ha cementato l'idea di delinquenza giovanile come fenomeno sociale distinto (Hendrick, 2006), offrendo un primo legame tra giovani – criminalità e introducendo l'idea di un possibile “recupero” e restituzione all'infanzia del bambino attraverso l'educazione.
Nel 1918 l'infanzia diviene una categoria moderna e ben identificata, ampiamente modellata dalle nozioni romantiche del XIX secolo, distinta da quella adulta.
Tra le due guerre mondiali
Il concetto di infanzia si sviluppa ulteriormente attraverso:
- La psicologia → attribuiva grande importanza al concetto di moralità (il bambino moralmente sano è in grado di riconoscere i bisogni altrui; tale capacità si manifesta intorno ai 10 anni, quando il bambino esce dalla dimensione “auto-centrata” → se non ne esce vuol dire che il suo sviluppo morale è atrofizzato);
- La psichiatria.
Il bambino che cresce in un ambiente che nega la gratificazione immediata è portato ad eliminare (anche con la violenza) ciò che provoca l'impedimento. Quando la frustrazione compare il bambino lascia fluire la rabbia scatenandola contro chiunque la innesca o alimenta.
Il bambino non riesce facilmente a distinguere tra oggetti e soggetti, entrambi soddisfano i suoi bisogni; se non impara la differenza tratterà persone ed esseri viventi come tratta gli oggetti.
Un bambino che ha come esempio genitoriale un comportamento violento viene privato della possibilità di crescere, ovvero di emergere dalla dimensione di egocentrismo tipica dell'infanzia.
I bambini delinquenti dunque erano considerati vittime di una genitorialità inefficace, di cui la madre era ritenuta la principale (se non l'unica) responsabile. Negli anni '20-30 si consolida la psichiatria infantile e venne attribuito a questa fascia di età uno specifico insieme di disordini e disturbi (es: assenteismo scolastico, disturbi della condotta).
Importanza e significato dell'infanzia
Sono emersi in tre contesti principali:
- La mente del bambino
- Il bambino e la famiglia
- La gestione dell'infanzia
Evoluzione della criminalità minorile
Alcune persone sono più inclini al crimine poiché la socializzazione all'interno della famiglia (durante i primi anni di vita) gli ha impedito di sviluppare l'autocontrollo. I fattori sociali e psicologici dopo i primi anni (gruppo dei pari, famiglia) uniti all'incapacità di autocontrollo rappresentano un fattore di rischio. I fattori di rischio sono interattivi e associati con una maggiore probabilità di futura delinquenza. Negli anni '90 viene sviluppato il paradigma dei fattori di rischio e dei fattori protettivi.
Verso la fine del XIX secolo negli USA si sviluppa un movimento costituito da un gruppo di riformatrici femministe: il Child Savers. Il loro scopo è migliorare le condizioni dei minori disadattati attraverso la promulgazione di leggi speciali e la creazione di strutture di rieducazione – cura.
Negli anni successivi si assiste ad un cambiamento nelle risposte giudiziarie e sociali. Nel 1899 a Chicago viene istituito il primo Juvenile Court (tribunale dei minori). Le idee d'oltre oceano si diffondono presto in Europa ed iniziano a sorgere i primi Tribunali per minorenni. Il primo in Europa viene creato nel 1904 a Birmingham in Inghilterra. In Italia nel 1935 viene approvata la legge istitutiva di un Tribunale specializzato per minori (inizialmente come una sezione speciale del Tribunale ordinario), essa regolamentava inoltre le strutture destinate ad accogliere i minorenni.
Dopo la seconda metà del 1900 ha iniziato a farsi strada l'idea della possibilità di recupero del soggetto disadattivo, soprattutto se minorenne. Si tratta di un nuovo orientamento senz'altro favorito dalla comparsa di un interesse conoscitivo verso la soggettività stessa, ossia verso chi è il protagonista dell'agire dissonante e problematico.
Pedagogia e devianza minorile
Per quanto concerne la pedagogia, è solo nel 1965 che possiamo situare la rottura paradigmatica operata al suo interno rispetto al tema del disadattamento minorile, con l'uscita del volume di Bertolini "Per una pedagogia del ragazzo difficile". La prospettiva pedagogica di Bertolini si è radicalmente opposta al paradigma positivista e alle semplificazioni prodotte dai suoi nessi causali. Infatti, mentre il modello che si rifà alle scienze “positive” si avvale di interventi e trattamenti che hanno soprattutto finalità di esclusione e di controllo del soggetto deviante, il paradigma pedagogico inaugurato da Bertolini è centrato sulla complessità del soggetto, egli ritiene che occuparsi di devianza significa adoperarsi per il suo recupero, e non per il suo controllo. La pedagogia di Bertolini rappresenta oggi l’ottica pedagogica più seguita, sia a livello nazionale sia internazionale.
Evoluzione della criminalità minorile in Italia
Dopo la Seconda G.M si rileva un apparente aumento delle denunce a carico di minori, attribuibile al disorientamento generale del dopoguerra. La delinquenza minorile mantiene un costante aumento tra il '54 e il '63, imponendo una nuova attenzione pubblica e giudiziaria. Con la legge 888/1956 si diffonde l'ideologia rieducativa in campo penale minorile. Lo strumento della prevenzione (istituti del perdono giudiziale) attenua il numero delle condanne. Cambia anche il panorama relativo al tipo di reato perpetrato: diminuiscono gli episodi delittuosi gravi ma cresce il numero di omicidi e lesioni colpose (si diffonde la motorizzazione). Si registra un aumento di furti di oggetti di modico valore, nel Nord Italia le rapine appaiono più selettive ed organizzate.
Negli anni '70 la situazione sembra stabilizzarsi, tuttavia tale periodo di relativa calma cambia improvvisamente; l'Italia di quegli anni è investita da un pericoloso disorientamento generale (es: occupazione delle scuole). Dopo il '75 vi è un'inflessione marcata delle detenzioni, la criminalizzazione minorile raggiunge le sue massime punte (sono 9 mila i minori in carcere in attesa di giudizio). Emergono nuove forme di delinquenza legate alla droga e alla tossicodipendenza, al fenomeno del terrorismo (es: brigate rosse). Tuttavia si registra un calo dei reati più gravi contro la persona. Sale il numero degli omicidi consumati o tentati, di lesioni volontarie, delle rapine e dei sequestri di persona. Le statistiche giudiziarie mettono in evidenza che le infrazioni sono più numerose e non più gravi. I comportamenti violenti sono sempre più soggetti ad incriminazione (processo di criminalizzazione) e sono maggiormente denunciati e perseguiti (processo di giudiziarizzazione). Le principali evoluzioni non vanno cercate nei comportamenti dei giovani ma nelle reazioni degli adulti, più disorientate e punitive. In Italia il minore è imputabile se ha tra i 14 e i 18 anni.
Devianza
Atto o comportamento, espressione fisica o verbale collettivamente valutato come uno scostamento o violazione dalle norme in un dato contesto sociale, sia sul piano pratico che ideologico. La devianza dunque non esiste di per sé ma è una definizione sociale di ciò che è considerato conforme o deviante. La non osservanza delle norme produce devianza che, a sua volta, produce una reazione di disapprovazione sociale. L'identificazione tra comportamento deviante e personalità deviante è riduttiva, in quanto la personalità è frutto di un processo continuo di costruzione maturato attraverso l'esperienza sociale e non può essere il mero prodotto di fattori genetici.
La devianza-disagio deve essere analizzata in senso multidimensionale ovvero deve tener conto della famiglia, scuola, gruppo dei pari, in relazione al più ampio contesto di norme culturali, valori dominanti, sviluppo economico di una determinata società in un determinato momento storico. Secondo Maggiolini e Riva (1999) la trasgressività è una caratteristica universale dell'adolescenza, età in cui il rapporto con le regole educative e sociali viene rivisto e messo in discussione; per questo è difficile comprendere se si tratta di un'espressione del desiderio di crescita/autonomia o se è segnale di un disagio. Nel minore l'azione deviante non ha solo una natura strumentale (ottenere qualcosa) ma è principalmente di tipo espressivo: l'adolescente esprime i propri bisogni di identità, certezze e sicurezza.
Nell'analisi della devianza minorile è importante l'anticipazione mentale degli effetti da parte del soggetto che compie l'azione. Esistono due tipi di effetti:
- Strumentali → anticipati consapevolmente
- Comunicativi → prioritari nel comportamento deviante minorile.
Gli effetti comunicativi si suddividono a loro volta in:
- Effetti legati all'identità – al sé
- Effetti relazionali
- Effetti di sviluppo (crescita)
- Effetti normativi e di controllo (norme di riferimento).
In età evolutiva sono di maggiore rilevanza gli effetti di identità e relazionali (l'individuo è un sistema non stabile e sempre aperto). L'elemento di giudizio che si riflette sul concetto di devianza è in relazione ai valori morali di una data società o cultura.
Strumenti e meccanismi di controllo sociale (idonei ad evitare le tendenze devianti) si distinguono in:
- Istituzionali formali (leggi, codici, apparato giudiziario, forze armate)
- Strumenti informali (scuola, mass-media, associazioni, partiti, ambienti sportivi e culturali).
Il fenomeno dell'antisocialità minorile è genericamente inglobato nel concetto di devianza, intesa come:
- Rifiuto dei valori, obiettivi, regole sociali;
- Violazione di norme fondamentali per lo sviluppo della persona e per la convivenza.
L'incapacità di uniformazione alle regole sociali comporta l'emarginazione del soggetto stesso da parte dell'ambiente/gruppo, oltre che l'applicazione di qualche forma di sanzione (sociale, amministrativa o penale).
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