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Capitolo 6

Teorie sociologiche: struttura sociale e comportamento deviante

Gli studi sociologici danno importanza maggiore a fattori ambientali e sociali per dar conto del

fenomeno criminale.

L’ambiente sociale è

- generale, ovvero l’insieme delle condizioni fisiche, sociali ed economiche che influiscono

sul comportamento individuale

- immediato e specifico, ovvero l’uomo in relazione al gruppo, al comunità ,la famiglia, lo

Stato

- occasionale, ovvero l’ambiente non abituale per il sogg: collegio, carcere, ospedale…

Da segnalare gli studi di Kurt Lewin con la teoria dei campi (la persona nello spazio vitale) e

Luhmann con l’approccio sistemico (il sistema ha ruolo centrale).

La teoria della disorganizzazione sociale è quella uscita dalla Scuola di Chicago.

Come è la società organizzata? Per la criminologia l’organizzazione della società avviene attraverso

il corpo delle leggi che definiscono quali comportamenti sono accettabili e quali no, attraverso le

consuetudini e le norme che definiscono le aspettative riguardo al comportamento delle persone.

Secondo la teoria della disorganizzazione sociale, il problema sorge quando a causa dei mutamenti

sociali, molte norme non svolgono più la loro funzione e quando la coesione di gruppo viene minata

a causa dei modelli di comportamento istituzionalizzati che non sono più funzionali alla nuova

società che si forma.

Prima ricerca è quella sui contadini polacchi negli anni 20 emigrati in USA. La prima generazione

riusciva a mantenere certe tradizioni, mentre la seconda faceva più fatica e sentiva il disagio della

diversità, per cui aumentavano i tassi di criminalità.

Thomas e Znaiecki che condussero la ricerca indicarono nella disorganizzazione sociale la

diminuzione dell’influenza delle regole esistenti sui singoli membri del gruppo.

Merton poi riprende certi concetti nella profezia che si auto adempie: il singolo si riflette come

immagine coerente del mondo in cui vive grazie ai dati a lui trasmessi dal gruppo.

Sempre della stessa scuola McKay e Shaw che rilevarono che il comportamento deviante era

dovuto dalle condizione ecologiche urbane.

Il modello delle aree si deve ai fondatori della Scuola di Chicago, Park, Burgess e McKenzie,

importante il libro La città.

Elaborano il modello delle aree concentriche e studiano i tassi di criminalità in rapporto alle diverse

aree, trovando tassi più alti nelle zone di transizione e una certa persistenza dei tassi a seconda delle

zone cosa che confutò la convinzione che determinate minoranze fossero più dedite alla criminalità

di altre.

Quindi si schierano contro l’atavismo (Scuola Positiva), la regressione degenerativa dovuta a tare

psichiche, a favore della struttura socio-ambientale come causa criminis.

Introducono il concetto di ecologia umana e trasmissione culturale nelle aree con alti tassi di

disorganizzazione.

La teoria della tensione pone l’accento sul fatto che per la società occidentale è importante il

successo che si traduce in ricchezze e possesso di beni e che come mito, nel “sogno americano” è

raggiungibile da tutti i cittadini. Questo sforzo per raggiungere il successo crea tensione, rabbia e

frustrazione.

Durkheim parla di anomia (assenza di norme) come di condizione di confusione ideologica dovuta

ai rapidi cambiamenti della società. Indica nel suicidio anomico la condizione di atto di autarchia

che deriva dalla caduta delle regole sociali in seguito a crisi economica o politico-istituzionale.

Merton indica l’anomia come risultato della non integrazione tra mete prescritte (successo

economico, materiale nella società Usa) e disponibilità di mezzi legittimi per raggiungerle.

Le tipologie di adattamento sono 5:

- conformità, il sogg accetta i mezzi e le mete per raggiungerli

- rinuncia è la risposta deviante di chi abbandona la partita e rifiuta mete e mezzi

(vagabondaggio, suicidio, uso alcool e droghe…)

- ribellione, gruppi rivoluzionari che vogliono cambiare la società

- innovazione, teoria dei mezzi e dei fini, il sogg rifiuta i mezzi legittimi ma non le mete e i

mezzi illegittimi per raggiungerle

- ritualismo, il sogg fallisce nel raggiungere la meta e abbandona così la partita, manca di

aspirazioni e non vuole fare battaglie

La teoria di Merton non spiega però il comportamento criminale di chi ha i mezzi legittimi per

raggiungere il successo.

Sempre espressione della Scuola di Chicago è la teoria delle associazioni differenziali di

Sutherland per cui l’idea criminosa viene appresa per trasmissione culturale preferibilmente di una

subcultura criminale. Vi è una sorta di alfabetizzazione verso il crimine e si punta anche sul carisma

del delinquente. La teoria ha però come limite la non dimostrabilità empirica e non spiega neppure

perché debba esservi una cultura criminale.

Per S. il crimine è appreso attraverso un processo di comunicazione, all’interno di relazione intime

e la persona ritiene più favorevole delinquere che non farlo.

A corollario c’è la teoria dell’associazione-rinforzo differenziale di Akers, la teoria delle

identificazioni differenziali di Glaser.

Con Sellin abbiamo la teoria dei conflitti culturali che si discosta da quanto affermato dalla Scuola

di Chicago. Per quest’ultima infatti lo sradicamento culturale, l’inserimento in un nuovo ambiente

sono una perdita dei valori culturali di origine. Per Sellin il conflitto tra culture è un contrasto tra

norme, fenomeno di frontiera ed effetto di colonizzazione, per cui la cultura importata viene

imposta a persone con cultura differente: il conflitto di cultura tra singoli può generare criminalità.

Cohen è autore di uno degli studi più importanti sulla subcultura delinquenziale. Studia la cultura

della gang giovanili della lower class e vi vede il tentativo di assomigliare alla middle class che poi

viene frustrato e che li porta a una risposta delinquenziale. La sua teoria non spiega però bene

l’origine della altre gang. Sykes e Matza negano ad es che vengano rifiutati tutti i valori della

classe media e parlano di tecniche di neutralizzazione per cui l’atto criminale viene preceduto da

razionalizzazioni e auto giustificazioni per cui si nega la responsabilità, il danno provocato, la

vittima (se lo meritava), gli altri (giudicano perché sono ipocriti), gli ideali alti (devo farlo per la

Patria) o modelli sociali comuni (passo col rosso perché lo fanno tutti). Queste tecniche sono

utilizzate anche dai giovani di classe media e superiore.

Cloward e Ohlin, con la teoria delle opportunità differenziali, sostengono che le classi inferiori

accettano le mete della classe media ma oggettivamente per loro è impossibile raggiungere quelle

mete a causa di ingiustizia economica e quindi se hanno opportunità devianti possono scegliere

mezzi illegittimi per raggiungere mete culturali condivise. Ci sono tre tipi di bande delinquenziali:

criminale (i modelli vengono accettati nel loro ambiente), conflittuale (episodici atti di violenza ma

non c’è istituzione criminale nell’ambiente) e astensionista (doppio fallimento nella vita legale e

illegale e quindi devianza si esplicita nell’abuso di droga e alcool).

Per Miller (in completo disaccordo con Cohen) invece la devianza non nasce dal rifiuto dei valori

della classe superiore ma dalla stessa cultura della classe inferiore che possiede e mantiene un

proprio sistema di valori che è diverso e indipendente da quello della classe dominante. Una

conferma della prospettiva viene da Lewis e la sua cultura della povertà, per cui i valori dei poveri

sono diversi da quelli della maggior parte della società.

La teoria della sottocultura della violenza di Ferracuti e Wolfgang studia i fenomeni di

comportamento criminale in Sardegna e Colombia, due zone isolate dove la sottocultura si esprime.

Per gli autori il ricorso all’omicidio ha alta frequenza in determinati gruppi sociali dove il

considerare poco importante le vita umana e le condizioni infime socio-economiche può far

apparire normale dirimere le situazioni conflittuali in modo aggressivo e definitivo.

Capitolo 7

Teorie sociologiche: controllo sociale, conflitto, etichettamento

La teoria del controllo sociale di sviluppa negli anni 50 e assume che tutti siano per natura devianti

rispetto alle regole. Tutti vorremmo commettere reati ma non lo facciamo.

I primi studi sul controllo sono di Durkheim che sosteneva che l’anomia fosse l’effetto di un

controllo insufficiente.

Per Nye la famiglia è uno specifico agente di controllo sociale. Abbiamo diversi tipi di controllo:

interno, indiretto, diretto, soddisfazione dei bisogni legittimi.

La teoria dei contenitori di Reckless, indica nei contenitori appunto i fattori che favoriscono il

contenimento della condotta nell’ambito della legalità e occupano un ruolo centrale tra le pressioni

e le influenze ambientali e gli stimoli interiori.

Se i contenitori sono deboli prevalgono pressioni e stimoli che favoriscono il comportamento

deviante. Limite della teoria il peso eccessivo dell’autostima in grado di isolare dalla delinquenza

anche vivendo in un ambiente criminale.

Per Hirschi tutti delinquerebbero se non fosse per il legame tra individuo e società. Il

comportamento criminale per lui dipende dal vincolo che abbiamo con la società che si esplica in:

- attaccamento – nei confronti di altri significativi (famiglia, amici, scuola…)

- coinvolgimento – negli scopi approvati dalla società

- impegno – in attività conformiste

- convinzione – nel credere nei valori sociali

La teoria del basso autocontrollo di Hirschi e Gottfredson dice che tutti hanno le stesse

motivazioni, ciò che varia è la capacità di controllare i propri comportamenti. I tratti individuali

dell’autocontrollo si apprendono da bambini e quindi è importantissimo il modello educativo,

occorre incidere sulla famiglia.

La teoria del conflitto trova spazio negli anni 60. Criminalità e violenza sono presenti in tutte le

classi sociali ma quelle inferiori vengono definite criminali e devianti con più facilità perché sono

prive di potere.

Il primo teorico del conflitto è Marx che vede la realtà sociale in termini di lotta di classe tra i

detentori dei mezzi di produzione e i lavoratori (classe del proletariato). La povertà aliena l’uomo e

non gli lascia altra scelta che morire o rubare per sopravvivere.

Il diritto è espressione della classe dominante. Ogni classe è spinta verso l’egoismo da influenze

specifiche: classe ricca dall’istruzione e dalle opportunità, la media dalla lotta per la sopravvivenza

e il proletariato dalle privazioni.

Accanto ai marxisti ci sono i teorici del conflitto non marxisti come Coser che parla del “carpo

espiatorio” come nemico interno in grado di destabilizzare la società retta.

Goffman parla di macchie, stigma che determinate categorie si portano addosso (malati mentali,

prostitute, handicappati) e che impedisce loro di sfuggire al ruolo di vittima sacrificale.

Per Quinney e la sua teoria sulla realtà sociale del crimine, l’unica soluzione è il superamento

della società capitalistica verso quella socialista. Pone l’accento su una ideologia del crimine

determinata dalla classe dominante e basata su alcuni assunti per cui il crimine viene imputato alle

classi basse che vengono più facilmente perseguitate, arrestate e trattate più severamente dalla

giustizia penale.

Alla fine degli anni 60 soprattutto nella cultura anglosassone vi è una lettura del controllo delle

classi alte sulle basse per mezzo delle leggi. Ergo la legge non è uguale per tutti.

Per Spitzer il problema del pluslavoro rende le classi basse come potenzialmente pericolose se

escono dalla loro gabbia di “spazzatura sociale”.

In questo senso importante è il lavoro della Scuola di Criminologia di Berkeley che dà origine al

movimento della new left. In particolare Platt punta il dito sui cosiddetti movimenti per la salvezza

dei minori che in realtà nascondono , dietro apparenti motivazioni filantropiche, una gestione

discutibile del disagio e della devianza giovanili.

tra gli orientamenti radicali vi è anche la criminologia anarchica che ha lo scopo di opporsi ad ogni

forma di gerarchia. Le autorità per loro hanno il solo scopo di servire i gruppi di potere.

I teorici radicali si sono mossi dunque lungo due direttrici:

- elaborazione critica di una sociologia giuridica di tipo storico (proteggere la proprietà privata, ad

es, ha lo scopo di mantenere le disuguaglianze di legge)

- origine del crimine partendo dall’assunto che il capitalismo è criminogeno

Sul finire degli anni 70 si diffonde un clima da tolleranza zero e si assiste all’affermarsi di un nuovo

realismo di sinistra che spiega la criminalità partendo dai processi di privazione relativa e di

marginalizzazione (non la povertà in se’ ma la povertà e la diseguaglianza vissute come ingiustizia

determinano la criminalità).

La teoria dell’etichettamento, si diffonde nella metà degli anni 60 e porta alle estreme conseguenze

la logica della sociologia del conflitto. Tannenbaum vede il comportamento deviante come

conflitto tra un gruppo e la società nel suo complesso.

La teoria non spiega le cause della devianze e non segue un modello deterministico ma integra lo

studio del comportamento con quello della reazione sociale. Quando un individuo viene etichettato

come deviante dalla società (anche ingiustamente) la sola qualifica ne causa una reazione negativa

con ovviamente ricadute e possibile adesione alla profezia che si auto adempie.

Nell’etichettamento non è importante l’atto ma il sogg che viene etichettato.

Il processo di etichetta mento si conclude per Lemert nell’interiorizzazione dello status da parte

del’etichettato.

Capitolo 8

La criminalità delle organizzazioni

Prima distinzione teorica va fatta tra imprese che nascono in modo lecito e poi commettono illeciti

allo scopo di aumentare i loro profitti o restare nel mercato e imprese mafiose che ab initio adottano

e sviluppano metodi illegali per traffici illeciti.

Il termine colletto bianco viene utilizzato per la prima volta Sutherland per indicare i membri della

classe agiata.

Criminalità del colletto bianco si riferisce ad un reato commesso da una persona rispettabile, di

elevata condizione socio-economica, con abuso di fiducia di cui gode all’interno della comunità.

Clinard sottolinea come l’occupational criminal non si percepisca come criminale, la comunità non

lo etichetta come criminale per il suo status sociale e la legittimità della sua professione.

Cressey pone l’accento sull’elemento della rispettabilità e individua nelle tecniche di

razionalizzazione acquisite mediante il meccanismo delle associazioni differenziali di Sutherland, il

fatto che possono delinquere senza perdere l’approvazione del gruppo, adducendo giustificazioni

accettabili e avendo le conoscenze per poter violare le norme.

Tre le categorie di reato per Bloch e Geis: commesso da singoli come tali (medici, avvocati…),

commesso da impiegati contro la propria corporation, commesso da funzionari e dirigenti per la

propria corporation.

Recentemente ci si è spostati dal sogg all’azione e si è passati dal definire criminale dal colletto

bianco a criminalità economica, e anche criminalità degli affari.

Box parla di crimini del potere (comprese le violenze sessuali), crimini senza potere e crimini del

capitale.

I problemi di misurare statisticamente il fenomeno per il Dipartimento della Giustizia degli USA

sono dati dal fatto che non esiste una definizione univoca, che la raccolta dei dati è complessa, che

la tecnologia informatica permette di perdere le tracce e che i reati non vengono denunciati per non

perdere la fiducia dei consumatori.

C’è difficoltà obiettiva nel colpire il fenomeno dovuta a vari fattori (complessità della materia,

potere dei gruppi dominanti, la vittima non ha relazione diretta con l’autore del reato, assenza di

stigmatizzazione del pubblico, la dimensione globale…).

Fra le principali tipologie di reato del colletto bianco, alcuni autori mettono: pubblicità menzognera,

frode, evasione fiscale, condizionamento delle turbolenze del mercato, reati violenti come attività

produttive o prodotti pericolosi, corruzione e per i crimini dello Stato violazioni delle libertà civili,

repressione politica, vessazioni…

Infine ci sono due settori della criminalità economica legati ai mutamenti sociali e che possono

procurare ingenti danni economici:

1. computer crimes – i comportamenti devianti oltre a danneggiamento, frode, ecc. sono anche

atti vandalici contro il pc della società, furto di info, uso del pc aziendale per scopi

personali, frodi finanziarie…

2. inquinamento ambientale – sono i danni che le compagnie fanno per aumentare i loro profitti

(non installazione di depuratori, smaltimento scorie…)

Per Hirschi e Gottfredson le motivazioni dei white criminal sono le stesse del delinquente comune:

ottenere facili guadagni con il minimo sforzo seguire i propri impulsi senza considerare gli effetti a

lungo termine.

La pena per i crimini dei white collar secondo alcuni criminologi deve essere severa, sanzioni

detentive , rimedi ricercati nel campo del diritto penale sembrano essere le soluzioni migliori.

Per quanto riguarda la criminalità organizzata, molte delle nostre conoscenze derivano dai massa

media, cosa che confonde circa le differenti organizzazioni criminali che corrispondono più a un

melting pot di sottoculture.

Le caratteristiche della criminalità organizzata sono:

- struttura gerarchica

- continuità nell’organizzazione

- selezione ferrea degli affiliati

- criminalità-violenza-potere

- coinvolgimento in attività illecite (riciclo denaro)

- utilizzo di specialisti (piloti, chimici, esperti in esplosivi)

Per la Task Force degli Usa, la criminalità organizzata ha come obiettivo il profitto economico,

utilizza tattiche come corruzione, intimidazione e violenza, ricicla denaro sporco attraverso attività

lecite utilizzando anche i canali offerti dai pc, esercita un forte controllo sui membri censurando in

modo pesante qualsiasi deviazione delle regole.

Diversi fattori aiutano il costituirsi e il proliferare della criminalità organizzata, non ultimo la

presenza dei governi deboli.

La vecchia mafia era essenzialmente contadina mentre quella nuova ha raggiunto un elevato livello

di sofisticazione e tende a strutturarsi come un’azienda (specializzazione delle funzioni,

collegamenti nazionali e internazionali, distribuzione dei ruoli) e inoltre tende anche ad inglobare

imprese legali.

Obiettivi del sistema mafioso sono: conquista del massimo potere economico come mezzo per

acquistare nuovo potere e di penetrare nell’economia (con il riciclaggio, l’investimento e la

legittimazione) per dirigerla.

La mafia-azienda ha come scopo la conquista di aziende solite. Il riciclo poi avviene attraverso

canali classici: banche, istituzioni finanziarie.

La Commissione antimafia del Parlamento italiano ha indicato gli indici da osservare per capire i

movimenti mafiosi:

- turnover eccessivo delle licenze commerciali

- acquisizione di immobili con pagamento in contanti

- acquisizione di immobili senza poi utilizzo

- diffondersi di società finanziarie e sportelli bancari in numero superiore alle esigenze

- squilibrio tra oggetto sociale e capitale dichiarato

- interessamento verso società decotte

- partecipazione a gare d’appalto con offerte troppo distanti dalla realtà

La degenerazione del sistema economico è in grado di minare il sistema democratico della nazione.

La mafia ha avuto e continua ad avere progetti politici.

Uno strumento importante utilizzato dalla criminalità organizzata è la corruzione che prolifera

laddove vi è un’eccessiva burocratizzazione.

Il sistema della corruzione va inserito nel più specifico contesto del pay-off, cioè del sistema delle

tangenti. Per sanzionare tale sistema in Usa si parla di ibridi di Yale, ovvero elevate sanzioni

pecuniarie a metà strada tra le civili e le penali da applicare elusivamente nei confronti delle

imprese a fini punitivi.

Il giro del traffico illecito si sostanzia in:

- collocamento (placement stage), serve per sbarazzarsi del contanti facendo disperdere le

tracce attraverso versamenti frazionati e lo smurfing (utilizzando prestanomi e diverse

banche di piazzamento)

- stratificazione o impilaggio (layering stage), operazioni di lavaggio a strati per evitare la

ricostruzione della scia del denaro. Tecnica del guado del pellirossa, ovvero serie di

operazioni compiute per interrompere la traccia documentale dei trasferimenti. Si va dal

trasferimento elettronico del denaro all’uso di conti transitori, all’acquisto di beni di lusso

fino alle interposizioni societarie.

- Integrazione (integration stage) I capitali riemergono lavati, legittimi in capo a una

determinata persona fisica o giuridica, realizzando così la completa mimetizzazione dei

proventi illeciti. La tecnica più recente è la loan bank che consiste nella richiesta di un

finanziamento presso un istituto bancario. Altro modo è la costituzione di società di capitali.

Ancora vi è internet.

Per quanto riguarda le organizzazioni, quelle terroristiche si differenziano dalle mafiose per il fine:

per le prime il denaro è un mezzo mentre per le seconde è un fine.

Capitolo 9

Verso e oltre la criminologia postmoderna

Cosa vuol dire moderno.

Una società è moderna quando:

- i membri attivi sono occupati

- lo status è acquisito in base alle prestazioni lavorative e non alla nascita (ascritto)

- vi è mobilità sociale tra classi e tra professioni

- sono ricercati e premiati atteggiamenti innovativi

- si sviluppa un apparato giuridico-amministrativo, la crescita è continua e cumulativa, vi è

partecipazione, consenso, istruzione di base, sicurezza, assistenza sociale, libertà

fondamentali

Il postmodernismo ha origine dal pensiero poststrutturalista francese e nasce dalla disillusione nei

confronti delle teorie moderniste sia convenzionali sia radicali derivate da Hegel e Marx.

Gli autori che maggiormente hanno ispirato il postmoderno sono Nietzsche e Lacan.

Per Nietzsche non esiste nessuna verità base poiché anche la credenza nel valore della verità è una

credenza storicamente condizionata.

Sua è l’idea dell’eterno ritorno all’uguale, alla volontà di potenza, nichilismo e superuomo

(oltreuomo per Vattimo). Ogni momento ha senso in se’.

Per Lacan è importante la scoperta di un inconscio che non è riconducibile alla coscienza, non è

traducibile in termini filosofici e scientifici.

Postmodernismo è quindi rifiuto della modernità (razionalità, autorità, tecnologia e scienza), della

occidentalizzazione, è rivalutazione della tradizione; è l’ascesa a nuovi valori e stili di vita.

L’incremento della criminalità ha diffuso un senso di minaccia e di insicurezza e fatto propendere

per una politica criminale con concezione della pena di tipo neo-retribuzionistico. Si parla di

incapacitazione dei delinquenti.

Le teorie razionali si basano sull’assunto che le persone sono in grado di prendere decisioni

autonome pur senza escludere l’influenza dell’ambiente e della struttura sociale.

Garland parla di criminologia della vita quotidiana.

Cohen e Felson parlano di teoria delle attività di routine. Riguardano i modelli stabili di

comportamento con un’attenzione alla vittimologia e alla prevenzione della criminalità.

L’opportunità di delinquere viene messa in relazione con i grandi mutamenti delle società

occidentali che determinano il variare delle routine e in questo senso si pone in continuità con la

Scuola di Chicago.

C’è poi la teoria degli stili di vita che spiega la differenza nei tassi di vittimizzazione collegata ai

diversi stili di vita secondo tre elementi: ruolo sociale, posizione nella struttura sociale e

componente razionale nell’agire.

La teoria della scelta razionale spiega le motivazioni che spingono a commettere azioni devianti

come tentativo di soddisfare i bisogni primari.

La teoria sulla struttura delle opportunità per il crimine mette in evidenza tre elementi: obiettivi,

vittime e strumenti che facilitano la commissione del reato dove però la scelta razionale dell’autore

è fondamentale.

La teoria della vergogna differenziale ( fa parte delle teorie integrate) indica nel controllo sociale il

parametro verso l’accettazione o il rifiuto della legge. La vergogna può essere quindi reintegrativa o

disgregativa e punta il dito sulle implicazioni politiche della comunità per il principio del perdono.

Ancora, ci sono la teoria del comportamento delinquente strutturato, sul corso di vita e

sull’equilibrio del controllo.

Le teorie soggettive parlano di seduzione del crimine, Katz, che pongono l’accento sulle

motivazioni e gli intenti delle persone devianti.

La criminologia della pacificazione sostiene la necessità di affrontare in modo diverso i problemi

sociali, spostando l’attenzione dai criminali ai cittadini per sottolineare l’importanza delle relazioni

interpersonali empatiche.

La prospettiva del design ambientale è erede della Scuola di Chicago.

La prima analisi si deve a Jacobs che critica la tendenza urbanistica a dividere la città in aree

specializzate secondo criteri funzionali. La monotonia delle strutture di insediamento sarebbero

causa di comportamenti devianti.

Il programma di Newman di prevenzione del crimine attraverso le strutture ambientali si basa sul

concetto di spazio difendibile. La struttura architettonica può facilitare famiglie e singoli ad

aumentare il loro senso di responsabilità per la cura, la protezione e la sicurezza dello spazio sociale

circostante.

Il recupero del controllo urbano avviene per Newman attraverso 4 elementi: territorialità (evitare le

terre di nessuno degli spazi condivisi), sorveglianza (i luoghi di accesso devono essere visibili),

imago (case popolari che non sembrino tali), ambiente (assicurare attività , rendere vive di contenuti

le aree).

La sua teoria non è stata esente da critiche ma ha comunque posto l’accento sul fatto che come si

costruiscono le città può avere un peso sulla diffusione della criminalità.

C’è poi la teoria geografica del crimine che pone l’accento sul dove del crimine più che sul perché.

Gli studi sulle differenze di genere hanno preso piede in pratica da dopo la liberalizzazione della

donna, prima la delinquente era considerata malata (isteria) o prostituta. Sono studi nuovi che

evidenziano che le differenze di trattamento delle delinquenti donne spariscono di fronte alla gravità

del reato.

La criminologia postmoderna, attualmente allo stato embrionale, ha già proposto teorie alternative

quali:

1. Foucault che ha trattato temi centrali per la criminologia: soggettività, rapporto tra potere

controllo e sapere criminologico. Segue l’impostazione di Nietzsche e confuta la

concezione umanistica della centralità del soggetto. Il sapere criminologico è correlato al

potere da cui dipende l’esistenza delle strutture di controllo della criminalità. Il ruolo del

diritto penale e della prigione sono un modo per segnare i limiti della tolleranza;

2. teoria linguistica o semiotica che si ispira a Lacan. Si aspira a un mondo relativamente

libero dal male, è la nemesi del postmodernismo nichilista;

3. teoria del caos deriva dalle scienze fisiche, teoria della complessità dove vanno utilizzate le

rappresentazioni non lineari e dinamiche della realtà. L’approccio è multidisciplinare.

Per quanto riguarda le nuove vie della criminologia, il breve excursus storico parte dal 1950 anno in

cui viene fondata la criminologia come disciplina autonoma su impulso di de Greeff al II congresso

internazionale di Parigi. Si auspicava a una impostazione multifattoriale e multidisciplinare.

Le fasi del processo della storia della criminologia secondo Pinatel si sviluppano:

- con teorie all’interno delle criminologie settoriali


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marotta Gemma.

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