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Capitolo 5

Le teorie psicologiche e psicoanalitiche

Le interpretazioni di tipo psicologico sono in disaccordo rispetto alle teorie biologiche dal momento

che enfatizzano l’importanze e il ruolo dell’autore nella criminogenesi.

Termini utilizzati in psi criminale:

1) temperamento – è la base innata, la struttura biologica (v. Galeno e Kretschmer con i suoi

schizotimici e ciclotimici);

2) carattere – è dato dall’interazione tra il temperamento e l’ambiente, è una componente

dinamica che cambia con el vicende della vita del sogg che ne plasmano gli aspetti;

3) personalità – è la totalità affettivo-volitiva del sogg, è il vivere sociale del sogg, dato dalle

sue interrelazioni con i gruppi e con l’ambiente. E’ l’organizzazione di attitudini, credenze,

abitudini e comportamenti.

Sigmund Freud (1856-1939) è il fondatore della psicanalisi. Ha dato un contributo fondamentale

alla teorie sullo sviluppo della personalità.

Per lui la personalità si divide in 3 parti spesso in conflitto tra loro:

1) Id o Es, serbatoio primario dell’energia psichica, polo pulsionale della personalità, ha

contenuti inconsci per parte ereditari e per l’altra acquisiti o rimossi. Sono riconducibili

all’istinto di vita Eros e a quello di morte Thanatos. Entra in conflitto con le altre due parti.

L’Es è alla ricerca sempre del piacere, è sede della libido;

2) Io, è parte della struttura conscia e razionale. Si sviluppa quando il bimbo separa sé agli

altri. Opera secondo il principio di realtà, è mediatore tra Es e Super-Io;

3) Super-Io ha la funzione di coscienza sociale, censore, auto-osservazione, formazione di

ideali. E’ in continuo conflitto con l’Es e ne controlla gli impulsi.

Freud collega la criminalità a un inconscio senso di colpa che il sogg prova per il complesso di

Edipo se maschio e di Elettra se femmina.

Il comportamento criminale potrebbe essere la risultante di un conscio iperattivo che causa un

potente senso di colpa. Per cui l’essere puniti severamente può liberare dal senso di colpa.

Il senso di colpa insorge come risultato del conflitto tra Super-Io e desideri aggressivi e sessuali

infantili originati dal complesso edipico.

Reik (1967) teorizza la coazione a confessare per cui il delinquente attraverso il lapsus vuole in

realtà essere scoperto per poi essere punti ed alleviare così il suo senso di colpa. Es classico è quello

di Delitto e castigo .

Le teorie si prestano a due ipotesi:

1) delitti seriali. Il criminale lascia della tracce ma non tali da farlo identificare in modo da

alleviare temporaneamente l’angoscia per poi riemergere fino al nuovo delitto;

2) il sogg non vuole in realtà liberarsi della colpa che diventa attraente per un effetto

masochistico. Quindi la punizione diventa in realtà incoraggiamento al delitto.

Studi di Alexander e Staub e poi Healy. L’Es gioca un ruolo importante nell’agire criminale.

Si distingue:

- criminalità fantasmatica, le azioni criminali rimangono a livello di sogni. Il Super-Io è forte

e sublima magari con la carriera, la scalata sociale, l’accumulo di ricchezze…;

- criminalità accidentale, il Super-Io consente sublimazioni con condotte imprudenti (es nella

circolazione stradale);

- criminalità cronica presenta tre sottocategorie:

i. azioni criminose per processi tossici o biopatologici (ritardi mentali, effetto di alcol e

sostanze stupefacenti…);

ii. azioni criminose da eziologie nevrotica, c’è forte conflitto tra Es e Super-Io. Delitti coatti

o delitti sintomo (cleptomania, piromania…);

iii. azioni criminose del delinquente con Super-Io criminale che si identifica con modelli

criminali (sottoculture, es ladri, ricettatori, rapinatori);

iv azioni criminose da delinquente genuino senza Super-Io, il sogg è inadatto alla vita

sociale, è privo di controllo sociale.

Bowlby evidenzia la carenza di affetto dei genitori, l’atteggiamento oscillante tra permissivismo e

severità come la possibile causa di conflitti non risolti del figlio, sensi di colpa che devono essere

soddisfatti con la punizione.

Johnson parla di processo di soddisfazione vicariante dei genitori che attraverso l’agire del figlio

soddisfano i loro impulsi proibiti e scarsamente integrati. I genitori raccontano le bravate del figlio

salvo poi sanzionarlo di fronte al biasimo della società e in questo ilo figlio si sente tradito dai

genitori e così sentendosi ingannato ingannerà egli stesso.

Legata a questa teoria c’è quella del canadese Mailloux sulla personalità del delinquente tipico. In

pratica il figlio giudicato la pecora nera dai genitori metterà in atto dei comportamenti che in una

sorta di circolo vizioso e di ripetizione compulsiva confermeranno questa sua incapacità, il suo

essere buono a nulla fallito, fintanto che entrerà in una band dove potrà esercitare il ruolo di duro ed

essere accettato e fino a che una condanna pubblica non confermerà definitivamente questa

immagine.

Nelle teorie psicanalitiche sono importanti i meccanismi di difesa che sono metodi dell’Io che si

oppongono alle esigenze dell’Es in modo da evitare conflitti con Super-Io e realtà.

I più importanti sono:

1. identificazione, quella primaria è quella indirizzata ai genitori per superare il complesso di edipo.

Dal punto di vista criminologico è importante quella con una figura deviante vera o di fantasia.

C’è poi l’identificazione della vittima con l’aggressore vedi ad es sindrome di Stoccolma o abuso

sessuale dei minori perpetrato quando si diventa adulti;

2. proiezione. Il sogg espelle da se ciò che non riconosce, non gli piace e lo proietta nell’altro (v. ad

es il razzista);

3. razionalizzazione, il sogg dà spiegazione coerente dal punto di vista logico o accettabile a

qualcosa di cui non si percepiscono i veri motivi (es. delitti politici, religiosi). Il delitto può avere un

significato simbolico, quindi diverso da ciò che appare;

4. rimozione, ha origine nel conflitto tra desideri opposti, ad es forme di amnesia dopo un crimine.

L’io cerca di spingere o mantenere nell’inconscio rappresentazioni legate a una pulsione;

5. formazione reattiva, es crudeltà repressa è mantenuta inconscia da una eccessiva compassione per

le sofferenze altrui. E’ un atteggiamento di senso contrario a un desiderio rimosso.

Il Behaviorismo, il comportamentismo, nasce nel 1910 e si sviluppa nel clima di materialismo e

positivismo.

Fondatore è John Watson. Si toglie la soggettività, mentre tutto il peso va all’ambiente e alla sua

influenza (apprendimento per S->R). Trova terreno fertile negli USA.

Tra i seguaci:

1. Tolman con la teoria dell’apprendimento cognitivo. Descrive il comportamento su base

molare (ogni atto ha caratteri specifici, identificabili e descrivibili), ogni comportamento è

finalizzato, l’individuo impara in base ad aspettative sorte da esperienze precedenti, al posto

del rinforzo c’è la conferma;

2. Hull con la teoria sistematica del comportamento. La sua legge dice che la forza di

un’abitudine è proporzionale al numero delle associazione S/R rinforzate;

3. Skinner con l’analisi sperimentale del comportamento. Prende le mosse dal concetto di fase

operante. La condotta, il comportamento può essere plasmato attraverso i rinforzi. Quindi

l’aggressività non è appresa, innata, ma si impara e quindi si disimpara attraverso premi e

punizioni.

Seguaci di Skinner troviamo:

1. Bandura con la teoria dell’apprendimento sociale. Non si nasce con la capacità di

comportarsi in modo violento ma la violenza è un comportamento appreso da bambini

osservando e imitando modelli di ruolo e poi assumendo quei ruoli. Importanti i suoi studi

sulle scene di violenza nei film e nei programmi televisivi. I mezzi di comunicazione di

massa possono produrre reazioni quali: effetti di modellamento, effetti inibitori o disinibitori

su risposte acquisite precedentemente, risposte simili effetto di apprendimento precedente.

2. Dollard con la teoria della frustrazione-aggressione. Per lui l.’aggressione è conseguenza

della frustrazione e la comparsa di condotte aggressive presuppone l’esistenza di

frustrazioni. La sua teoria è stata utilizzata anche per spiegare l’influenza dei mass media e

in particolare della pubblicità che con il bombardamento di modelli ricchi e felici come

normali, quando invece non sono facilmente raggiungibili dalla gran parte delle persone,

istiga la voglia del possesso di quei beni fino a promuovere comportamenti illeciti pur di

averli. Quindi non solo la violenza ma anche la spinta al consumismo può promuovere

comportamenti devianti.

DSM è il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

I disturbi di personalità sono introdotti nell’Asse II mentre nell’Asse I ci sono tutte le malattie

psichiatriche che prevedono la non imputabilità del reo.

I disturbi di personalità indicati nel DSM sono 10 riferibili a tre cluster:

1. Gruppo A, odd cluster comprende:

a. paranoide – è sempre vigile, incapace di rilassarsi, sono diffidenti, hanno paura di essere

ingannati, sono rigidi, sono litigiosi, cause interminabili, affini ci sono i fanatici

b. schizoide –freddezza emotiva, preferiscono l’isolamento, autori di reati aggressivi e violenti,

delinquenti pericolosi

c. schizotipico – affine al precedente, sono stravaganti e bizzarri, linguaggio iperlaborato,

metaforico, pochi interessi sentimentali;

2. Gruppo B, dramatic cluster comprende

a. disturbo narcisistico – tendenza a rappresentare la realtà e il prossimo in modo manipolatorio e

funzionale ai propri interessi, sono truffatori o millantatori di credito, white collar criminals,

b. disturbo istrionico- si comporta in modo drammatico, teatrale, vuole a tutti i costi attirare

l’attenzione su di se, ricorre alla bugia patologica, sono i mitomani, ci sono alcuni truffatori,

millantatori di credito, abusano di titolo e funzioni, svolgono professioni senza titolo e simulano di

essere vittime di reati,

c. borderline – alta variabilità dell’umore, sentimenti cronici di vuoto, scatti improvvisi e

incontrollabili di rabbia, tendono ad avere rapporti emotivi con una sola persona alla quale si

attaccano in modo insano, in genere commettono reati contro la persona connessi all’uso di

stupefacenti o circolazione stradale,

d. antisociale – è lo psicopatico per antonomasia, ora definito come sociopatico o personalità

antisociale, è irresponsabile delle sue azioni, non ha rispetto per sentimenti altrui, è incapace di

apprendere dall’esperienza, privo del sentimento del rimorso, sono ribelli, aggressivi, rissosi e

ricorrono facilmente all’uso di droghe e alcool;

3. Gruppo C, anxious cluster comprende

a. evitamento- si caratterizza per una sorta di ritiro sociale, teme l’umiliazione, il fallimento,

il dolore, può presentarsi come timido e schivo, comportamento sottomesso e un eccessivo

bisogno di leghami,

b. dipendente- sono patologicamente dipendenti, non riescono a prendere decisioni da soli,

non riescono ad agire indipendentemente dagli altri, sono le vittime delle violenze (es quelle

intrafamiliari),

c. compulsivo – eccessivamente attento ai dettagli, perfezionista, inflessibile, rigido e

ostinato, difficili rapporti con le persone.

Infine ci sono delle personalità disturbate che non rientrano nel DSM come categorie definite (es i

tipi misti) o che costituiscono l’appendice come:

- disturbo sadico, trae godimento dalla sofferenza psichica o fisica degli altri

- disturbo esplosivo intermittente, reazioni violente imprevedibili, perdita di controllo

inibitorio può sfociare in attentati contro le persone.

Capitolo 6

Teorie sociologiche: struttura sociale e comportamento deviante

Gli studi sociologici danno importanza maggiore a fattori ambientali e sociali per dar conto del

fenomeno criminale.

L’ambiente sociale è

- generale, ovvero l’insieme delle condizioni fisiche, sociali ed economiche che influiscono

sul comportamento individuale

- immediato e specifico, ovvero l’uomo in relazione al gruppo, al comunità ,la famiglia, lo

Stato

- occasionale, ovvero l’ambiente non abituale per il sogg: collegio, carcere, ospedale…

Da segnalare gli studi di Kurt Lewin con la teoria dei campi (la persona nello spazio vitale) e

Luhmann con l’approccio sistemico (il sistema ha ruolo centrale).

La teoria della disorganizzazione sociale è quella uscita dalla Scuola di Chicago.

Come è la società organizzata? Per la criminologia l’organizzazione della società avviene attraverso

il corpo delle leggi che definiscono quali comportamenti sono accettabili e quali no, attraverso le

consuetudini e le norme che definiscono le aspettative riguardo al comportamento delle persone.

Secondo la teoria della disorganizzazione sociale, il problema sorge quando a causa dei mutamenti

sociali, molte norme non svolgono più la loro funzione e quando la coesione di gruppo viene minata

a causa dei modelli di comportamento istituzionalizzati che non sono più funzionali alla nuova

società che si forma.

Prima ricerca è quella sui contadini polacchi negli anni 20 emigrati in USA. La prima generazione

riusciva a mantenere certe tradizioni, mentre la seconda faceva più fatica e sentiva il disagio della

diversità, per cui aumentavano i tassi di criminalità.

Thomas e Znaiecki che condussero la ricerca indicarono nella disorganizzazione sociale la

diminuzione dell’influenza delle regole esistenti sui singoli membri del gruppo.

Merton poi riprende certi concetti nella profezia che si auto adempie: il singolo si riflette come

immagine coerente del mondo in cui vive grazie ai dati a lui trasmessi dal gruppo.

Sempre della stessa scuola McKay e Shaw che rilevarono che il comportamento deviante era

dovuto dalle condizione ecologiche urbane.

Il modello delle aree si deve ai fondatori della Scuola di Chicago, Park, Burgess e McKenzie,

importante il libro La città.

Elaborano il modello delle aree concentriche e studiano i tassi di criminalità in rapporto alle diverse

aree, trovando tassi più alti nelle zone di transizione e una certa persistenza dei tassi a seconda delle

zone cosa che confutò la convinzione che determinate minoranze fossero più dedite alla criminalità

di altre.

Quindi si schierano contro l’atavismo (Scuola Positiva), la regressione degenerativa dovuta a tare

psichiche, a favore della struttura socio-ambientale come causa criminis.

Introducono il concetto di ecologia umana e trasmissione culturale nelle aree con alti tassi di

disorganizzazione.

La teoria della tensione pone l’accento sul fatto che per la società occidentale è importante il

successo che si traduce in ricchezze e possesso di beni e che come mito, nel “sogno americano” è

raggiungibile da tutti i cittadini. Questo sforzo per raggiungere il successo crea tensione, rabbia e

frustrazione.

Durkheim parla di anomia (assenza di norme) come di condizione di confusione ideologica dovuta

ai rapidi cambiamenti della società. Indica nel suicidio anomico la condizione di atto di autarchia

che deriva dalla caduta delle regole sociali in seguito a crisi economica o politico-istituzionale.

Merton indica l’anomia come risultato della non integrazione tra mete prescritte (successo

economico, materiale nella società Usa) e disponibilità di mezzi legittimi per raggiungerle.

Le tipologie di adattamento sono 5:

- conformità, il sogg accetta i mezzi e le mete per raggiungerli

- rinuncia è la risposta deviante di chi abbandona la partita e rifiuta mete e mezzi

(vagabondaggio, suicidio, uso alcool e droghe…)

- ribellione, gruppi rivoluzionari che vogliono cambiare la società

- innovazione, teoria dei mezzi e dei fini, il sogg rifiuta i mezzi legittimi ma non le mete e i

mezzi illegittimi per raggiungerle

- ritualismo, il sogg fallisce nel raggiungere la meta e abbandona così la partita, manca di

aspirazioni e non vuole fare battaglie

La teoria di Merton non spiega però il comportamento criminale di chi ha i mezzi legittimi per

raggiungere il successo.

Sempre espressione della Scuola di Chicago è la teoria delle associazioni differenziali di

Sutherland per cui l’idea criminosa viene appresa per trasmissione culturale preferibilmente di una

subcultura criminale. Vi è una sorta di alfabetizzazione verso il crimine e si punta anche sul carisma

del delinquente. La teoria ha però come limite la non dimostrabilità empirica e non spiega neppure

perché debba esservi una cultura criminale.

Per S. il crimine è appreso attraverso un processo di comunicazione, all’interno di relazione intime

e la persona ritiene più favorevole delinquere che non farlo.

A corollario c’è la teoria dell’associazione-rinforzo differenziale di Akers, la teoria delle

identificazioni differenziali di Glaser.

Con Sellin abbiamo la teoria dei conflitti culturali che si discosta da quanto affermato dalla Scuola

di Chicago. Per quest’ultima infatti lo sradicamento culturale, l’inserimento in un nuovo ambiente

sono una perdita dei valori culturali di origine. Per Sellin il conflitto tra culture è un contrasto tra

norme, fenomeno di frontiera ed effetto di colonizzazione, per cui la cultura importata viene

imposta a persone con cultura differente: il conflitto di cultura tra singoli può generare criminalità.

Cohen è autore di uno degli studi più importanti sulla subcultura delinquenziale. Studia la cultura

della gang giovanili della lower class e vi vede il tentativo di assomigliare alla middle class che poi

viene frustrato e che li porta a una risposta delinquenziale. La sua teoria non spiega però bene

l’origine della altre gang. Sykes e Matza negano ad es che vengano rifiutati tutti i valori della

classe media e parlano di tecniche di neutralizzazione per cui l’atto criminale viene preceduto da

razionalizzazioni e auto giustificazioni per cui si nega la responsabilità, il danno provocato, la

vittima (se lo meritava), gli altri (giudicano perché sono ipocriti), gli ideali alti (devo farlo per la

Patria) o modelli sociali comuni (passo col rosso perché lo fanno tutti). Queste tecniche sono

utilizzate anche dai giovani di classe media e superiore.

Cloward e Ohlin, con la teoria delle opportunità differenziali, sostengono che le classi inferiori

accettano le mete della classe media ma oggettivamente per loro è impossibile raggiungere quelle

mete a causa di ingiustizia economica e quindi se hanno opportunità devianti possono scegliere

mezzi illegittimi per raggiungere mete culturali condivise. Ci sono tre tipi di bande delinquenziali:

criminale (i modelli vengono accettati nel loro ambiente), conflittuale (episodici atti di violenza ma

non c’è istituzione criminale nell’ambiente) e astensionista (doppio fallimento nella vita legale e

illegale e quindi devianza si esplicita nell’abuso di droga e alcool).

Per Miller (in completo disaccordo con Cohen) invece la devianza non nasce dal rifiuto dei valori

della classe superiore ma dalla stessa cultura della classe inferiore che possiede e mantiene un

proprio sistema di valori che è diverso e indipendente da quello della classe dominante. Una

conferma della prospettiva viene da Lewis e la sua cultura della povertà, per cui i valori dei poveri

sono diversi da quelli della maggior parte della società.

La teoria della sottocultura della violenza di Ferracuti e Wolfgang studia i fenomeni di

comportamento criminale in Sardegna e Colombia, due zone isolate dove la sottocultura si esprime.

Per gli autori il ricorso all’omicidio ha alta frequenza in determinati gruppi sociali dove il

considerare poco importante le vita umana e le condizioni infime socio-economiche può far

apparire normale dirimere le situazioni conflittuali in modo aggressivo e definitivo.

Capitolo 7

Teorie sociologiche: controllo sociale, conflitto, etichettamento

La teoria del controllo sociale di sviluppa negli anni 50 e assume che tutti siano per natura devianti

rispetto alle regole. Tutti vorremmo commettere reati ma non lo facciamo.

I primi studi sul controllo sono di Durkheim che sosteneva che l’anomia fosse l’effetto di un

controllo insufficiente.

Per Nye la famiglia è uno specifico agente di controllo sociale. Abbiamo diversi tipi di controllo:

interno, indiretto, diretto, soddisfazione dei bisogni legittimi.

La teoria dei contenitori di Reckless, indica nei contenitori appunto i fattori che favoriscono il

contenimento della condotta nell’ambito della legalità e occupano un ruolo centrale tra le pressioni

e le influenze ambientali e gli stimoli interiori.

Se i contenitori sono deboli prevalgono pressioni e stimoli che favoriscono il comportamento

deviante. Limite della teoria il peso eccessivo dell’autostima in grado di isolare dalla delinquenza

anche vivendo in un ambiente criminale.

Per Hirschi tutti delinquerebbero se non fosse per il legame tra individuo e società. Il

comportamento criminale per lui dipende dal vincolo che abbiamo con la società che si esplica in:

- attaccamento – nei confronti di altri significativi (famiglia, amici, scuola…)

- coinvolgimento – negli scopi approvati dalla società

- impegno – in attività conformiste

- convinzione – nel credere nei valori sociali

La teoria del basso autocontrollo di Hirschi e Gottfredson dice che tutti hanno le stesse

motivazioni, ciò che varia è la capacità di controllare i propri comportamenti. I tratti individuali

dell’autocontrollo si apprendono da bambini e quindi è importantissimo il modello educativo,

occorre incidere sulla famiglia.

La teoria del conflitto trova spazio negli anni 60. Criminalità e violenza sono presenti in tutte le

classi sociali ma quelle inferiori vengono definite criminali e devianti con più facilità perché sono

prive di potere.

Il primo teorico del conflitto è Marx che vede la realtà sociale in termini di lotta di classe tra i

detentori dei mezzi di produzione e i lavoratori (classe del proletariato). La povertà aliena l’uomo e

non gli lascia altra scelta che morire o rubare per sopravvivere.

Il diritto è espressione della classe dominante. Ogni classe è spinta verso l’egoismo da influenze

specifiche: classe ricca dall’istruzione e dalle opportunità, la media dalla lotta per la sopravvivenza

e il proletariato dalle privazioni.

Accanto ai marxisti ci sono i teorici del conflitto non marxisti come Coser che parla del “carpo

espiatorio” come nemico interno in grado di destabilizzare la società retta.

Goffman parla di macchie, stigma che determinate categorie si portano addosso (malati mentali,

prostitute, handicappati) e che impedisce loro di sfuggire al ruolo di vittima sacrificale.

Per Quinney e la sua teoria sulla realtà sociale del crimine, l’unica soluzione è il superamento

della società capitalistica verso quella socialista. Pone l’accento su una ideologia del crimine

determinata dalla classe dominante e basata su alcuni assunti per cui il crimine viene imputato alle

classi basse che vengono più facilmente perseguitate, arrestate e trattate più severamente dalla

giustizia penale.

Alla fine degli anni 60 soprattutto nella cultura anglosassone vi è una lettura del controllo delle

classi alte sulle basse per mezzo delle leggi. Ergo la legge non è uguale per tutti.

Per Spitzer il problema del pluslavoro rende le classi basse come potenzialmente pericolose se

escono dalla loro gabbia di “spazzatura sociale”.

In questo senso importante è il lavoro della Scuola di Criminologia di Berkeley che dà origine al

movimento della new left. In particolare Platt punta il dito sui cosiddetti movimenti per la salvezza

dei minori che in realtà nascondono , dietro apparenti motivazioni filantropiche, una gestione

discutibile del disagio e della devianza giovanili.

tra gli orientamenti radicali vi è anche la criminologia anarchica che ha lo scopo di opporsi ad ogni

forma di gerarchia. Le autorità per loro hanno il solo scopo di servire i gruppi di potere.

I teorici radicali si sono mossi dunque lungo due direttrici:

- elaborazione critica di una sociologia giuridica di tipo storico (proteggere la proprietà privata, ad

es, ha lo scopo di mantenere le disuguaglianze di legge)

- origine del crimine partendo dall’assunto che il capitalismo è criminogeno

Sul finire degli anni 70 si diffonde un clima da tolleranza zero e si assiste all’affermarsi di un nuovo

realismo di sinistra che spiega la criminalità partendo dai processi di privazione relativa e di

marginalizzazione (non la povertà in se’ ma la povertà e la diseguaglianza vissute come ingiustizia

determinano la criminalità).

La teoria dell’etichettamento, si diffonde nella metà degli anni 60 e porta alle estreme conseguenze

la logica della sociologia del conflitto. Tannenbaum vede il comportamento deviante come

conflitto tra un gruppo e la società nel suo complesso.

La teoria non spiega le cause della devianze e non segue un modello deterministico ma integra lo

studio del comportamento con quello della reazione sociale. Quando un individuo viene etichettato

come deviante dalla società (anche ingiustamente) la sola qualifica ne causa una reazione negativa

con ovviamente ricadute e possibile adesione alla profezia che si auto adempie.

Nell’etichettamento non è importante l’atto ma il sogg che viene etichettato.

Il processo di etichetta mento si conclude per Lemert nell’interiorizzazione dello status da parte

del’etichettato.

Capitolo 8

La criminalità delle organizzazioni

Prima distinzione teorica va fatta tra imprese che nascono in modo lecito e poi commettono illeciti

allo scopo di aumentare i loro profitti o restare nel mercato e imprese mafiose che ab initio adottano

e sviluppano metodi illegali per traffici illeciti.

Il termine colletto bianco viene utilizzato per la prima volta Sutherland per indicare i membri della

classe agiata.

Criminalità del colletto bianco si riferisce ad un reato commesso da una persona rispettabile, di

elevata condizione socio-economica, con abuso di fiducia di cui gode all’interno della comunità.

Clinard sottolinea come l’occupational criminal non si percepisca come criminale, la comunità non

lo etichetta come criminale per il suo status sociale e la legittimità della sua professione.

Cressey pone l’accento sull’elemento della rispettabilità e individua nelle tecniche di

razionalizzazione acquisite mediante il meccanismo delle associazioni differenziali di Sutherland, il

fatto che possono delinquere senza perdere l’approvazione del gruppo, adducendo giustificazioni

accettabili e avendo le conoscenze per poter violare le norme.

Tre le categorie di reato per Bloch e Geis: commesso da singoli come tali (medici, avvocati…),

commesso da impiegati contro la propria corporation, commesso da funzionari e dirigenti per la

propria corporation.

Recentemente ci si è spostati dal sogg all’azione e si è passati dal definire criminale dal colletto

bianco a criminalità economica, e anche criminalità degli affari.

Box parla di crimini del potere (comprese le violenze sessuali), crimini senza potere e crimini del

capitale.

I problemi di misurare statisticamente il fenomeno per il Dipartimento della Giustizia degli USA

sono dati dal fatto che non esiste una definizione univoca, che la raccolta dei dati è complessa, che

la tecnologia informatica permette di perdere le tracce e che i reati non vengono denunciati per non

perdere la fiducia dei consumatori.

C’è difficoltà obiettiva nel colpire il fenomeno dovuta a vari fattori (complessità della materia,

potere dei gruppi dominanti, la vittima non ha relazione diretta con l’autore del reato, assenza di

stigmatizzazione del pubblico, la dimensione globale…).

Fra le principali tipologie di reato del colletto bianco, alcuni autori mettono: pubblicità menzognera,

frode, evasione fiscale, condizionamento delle turbolenze del mercato, reati violenti come attività

produttive o prodotti pericolosi, corruzione e per i crimini dello Stato violazioni delle libertà civili,

repressione politica, vessazioni…

Infine ci sono due settori della criminalità economica legati ai mutamenti sociali e che possono

procurare ingenti danni economici:

1. computer crimes – i comportamenti devianti oltre a danneggiamento, frode, ecc. sono anche

atti vandalici contro il pc della società, furto di info, uso del pc aziendale per scopi

personali, frodi finanziarie…

2. inquinamento ambientale – sono i danni che le compagnie fanno per aumentare i loro profitti

(non installazione di depuratori, smaltimento scorie…)

Per Hirschi e Gottfredson le motivazioni dei white criminal sono le stesse del delinquente comune:

ottenere facili guadagni con il minimo sforzo seguire i propri impulsi senza considerare gli effetti a

lungo termine.

La pena per i crimini dei white collar secondo alcuni criminologi deve essere severa, sanzioni

detentive , rimedi ricercati nel campo del diritto penale sembrano essere le soluzioni migliori.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marotta Gemma.

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