Criminologia 26/09/22
Introduzione – L’approccio sociologico al crimine
Per affrontare la criminologia da un punto di vista sociologico bisogna partire da un assunto che è un interrogativo che riguarda il problema dell’ordine sociale. Il principale interrogativo sociologico è il seguente: Com’è possibile che un gruppo sociale più o meno piccolo o più o meno grande continui ad essere un gruppo? Cosa fa sì che gli individui che lo compongono non litighino e non si escludano a vicenda?
Le norme sono delle regole di comportamento e le società sono in gran parte tenute insieme da delle norme (tra cui la maggior parte giuridiche) e le relative sanzioni. Alla violazione di una norma tendenzialmente può seguire una sanzione perché dipende dal contesto sociale che si prende in considerazione (relatività della devianza e del crimine): un certo comportamento può essere considerato da evitare e quindi da punire in un certo contesto e non in altri. Alla violazione di una norma non necessariamente segue una sanzione perché non sempre si riesce ad accertare la violazione della norma (numero oscuro dei reati).
Il rapporto tra norma e sanzione da un punto di vista socio-criminologico è interessante soprattutto rispetto alla questione delle aspettative condivise. Non sempre alla violazione di una norma che prevede una sanzione viene applicata quella sanzione. Ciò che consente l’ordine sociale è il fatto che di fronte alla possibile violazione di una norma ci sia un’aspettativa condivisa sul fatto che venga applicata la sanzione a prescindere poi dal fatto che quella sanzione venga applicata o meno. Si parte dall’idea che l’esistenza di norme e sanzioni è ciò che tiene unite le società nel senso che rende prevedibili i comportamenti. Tutte le interazioni sociali si basano su questa esistenza di aspettative condivise. L’esistenza di queste aspettative condivise non significa che poi le norme non vengano violate e che le sanzioni non vengano applicate, la devianza e la criminalità infatti esistono.
Affrontare il problema della criminalità da un punto di vista sociologico significa non concentrarsi esclusivamente sulle cause del crimine (approccio tipico della criminologia tradizionale positivista) ma concentrarsi sull’impatto che la violazione di norme e l’applicazione di sanzioni ha sui rapporti sociali. Ciò non significa ignorare le cause del crimine ma partire da un approccio sociologico vuol dire focalizzarsi sostanzialmente su questo secondo aspetto.
Approcci di tipo conflittuale
Vi è una distinzione centrale nelle discipline sociologiche (la società può essere analizzata da due prospettive):
- Teorie del consenso: Le varie teorie del consenso studiano la società partendo dall’idea di fondo che questa sia tenuta insieme da un certo livello di condivisione di valori, norme, visioni ecc. Applicando ciò allo studio dell’oggetto “criminalità” è la visione abbracciata da quelle teorie che considerano il diritto come l’incarnazione di valori condivisi. L’ordinamento giuridico è l’incarnazione di valori che si ritiene siano condivisi all’interno del contesto sociale. All’interno di questa categoria vi è la scuola classica, la scuola positiva, il funzionalismo (studia la società come un organismo vivente fatto di diverse parti, ognuna delle quali svolge una determinata funzione per la sopravvivenza del tutto; la devianza e il crimine in questo tipo di lettura vengono viste come un malfunzionamento di qualcuna di queste parti). L’approccio eziologico dà per scontato il consenso.
- Teorie del conflitto: In sociologia e nell’approccio socio-criminologico, le teorie del conflitto sono quelle che analizzano la società e un fenomeno sociale specifico (come la criminalità o la devianza) partendo dal presupposto che ciò che caratterizza maggiormente qualunque tipo di società non è il consenso attorno a dei valori ma è il conflitto. Il diritto non viene concepito come un’incarnazione di valori condivisi ma viene concepito come il prodotto finale di un conflitto tra gruppi sociali (conflitto che può essere di valori, di interessi ecc.) in cui è centrale la dimensione del potere. In questo caso è il potere che definisce il perimetro del diritto. I comportamenti che vanno puniti sono quelli su cui il gruppo più forte ha la meglio. Si apre quindi la questione del diverso livello di potere che hanno i vari gruppi sociali che compongono una società nel definire e imporre le regole agli altri. La criminalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti è un esempio di fenomeno sociale che può essere letto come conflitto di potere.
Va tenuto presente, tuttavia, che le società sono tenute insieme da una certa condivisione di valori comuni ma in ogni società esiste il conflitto. Questa classificazione, inoltre, deve essere letta in maniera critica e bisogna decostruirla (le classificazioni servono per orientarsi nel mondo). In realtà anche all’interno di alcune teorie che rientrano a pieno nell’approccio del consenso (come il funzionalismo) emergono degli elementi di attenzioni al conflitto. Le teorie del conflitto prestano maggiore attenzione all’influenza del crimine rispetto ai rapporti sociali.
Devianza: Un comportamento deviante è un comportamento che viola le norme sociali.
Criminalità: Un comportamento criminale è un comportamento che viola norme giuridiche nello specifico del diritto penale.
Devianza e criminalità possono essere correlate (es. omicidio, estorsione, stupro). La pirateria informatica, ad esempio, è un comportamento criminale ma che non viene percepito come deviante. Il rapporto tra devianza e criminalità è molto complesso e in molti casi questi due termini coincidono (es. furto, il quale è punito sia dal punto di vista penale sia dal punto di vista sociale). La pena di morte non è percepita come devianza né come criminalità. Non esiste un comportamento in natura deviante o criminale ma esistono comportamenti che vengono criminalizzati in determinate culture o società. L’approccio socio-giuridico parte dal presupposto che qualunque tipo di norma sociale o giuridica va socialmente contestualizzata. Che rapporto esiste tra devianza e criminalità? Nel definire tale rapporto è molto difficile stabilire confini tra ciò che è deviante e ciò che è criminale. Un altro elemento di criticità riguarda il rapporto tra devianza e criminalità da un lato e ordine sociale dall’altro: la devianza e la criminalità minano l’ordine sociale oppure lo rafforzano? La risposta è ambivalente, entrambe le cose sono vere. Da un lato, secondo Durkheim, una funzione della devianza è quella di rinforzare il legame sociale contro colui che ha messo in atto il comportamento criminale. Al contempo, se i livelli di devianza e criminalità crescono troppo, si sfalda il legame sociale (si crea incertezza). Un secondo elemento di ambivalenza sta in una seconda funzione positiva attribuita da Durkheim al crimine e alla devianza, ossia rendere possibile il mutamento sociale: se non ci fosse violazione delle norme penali, la società non potrebbe evolvere e progredire. Molte norme giuridiche sono nate a seguito di comportamenti devianti.
27/09/22 - Tra consenso e conflitto: l’anomia
Le teorie del consenso si basano sul presupposto che tra gli individui che fanno parte del contesto sociale esista un certo livello di consenso intorno ad alcuni valori (norme sociali, giuridiche); viceversa i teorici del conflitto partono dall’assunto che il conflitto sia qualcosa di ineliminabile in qualunque tipo di gruppo sociale e che questo conflitto caratterizzi le interazioni sociali.
Come ogni classificazione, questa distinzione è un artefatto cognitivo (si tratta in ogni caso di una distinzione molto utile per districarsi nella comprensione sia degli approcci teorici che del mondo sociale). Ogni società per esistere ha bisogno di un certo livello di condivisione ma allo stesso tempo il conflitto è ineliminabile perché l’essere umano è mosso da una serie di istinti, desideri e volontà di soddisfare le proprie esigenze che porta inevitabilmente a dei conflitti. La differenza dipende dalla prospettiva e da dove si pone maggiormente l’accento: se si pone l’accento sulla condivisione il teorico sarà un teorico del consenso, se invece si pone maggiormente l’attenzione sul conflitto il teorico si collocherà all’interno delle teorie del conflitto. Questa suddivisione, calata in un approccio socio-criminologico, consente di distinguere tra le teorie che considerano le norme giuridiche come l’espressione di valori condivisi all’interno di tutto il gruppo (valori che vengono tradotti in norme giuridiche attraverso i processi di produzione del diritto) e le teorie che considerano le norme giuridiche come l’esito di un conflitto tra gruppi che sono portatori di interessi e valori contrastanti.
[Il manuale si concentra e privilegia maggiormente le teorie del conflitto, senza però ignorare i contributi sviluppati da autori che vengono collocati tra i teorici del consenso]
Tra i teorici incasellati tra i teorici del consenso ma che viene ripreso anche dai teorici del conflitto vi sono Durkheim e Merton (autori funzionalisti – funzionalismo = approccio sociologico che utilizza, per comprendere la società, la metafora organicista; i funzionalisti considerano la società come un corpo vivente che è fatto da diverse componenti, ossia gli individui, le quali svolgono una determinata funzione per il mantenimento in vita di quel corpo. In questo modo vengono interpretate anche le norme giuridiche all’interno del contesto sociale: un funzionalista ritiene che il diritto svolga una funzione rilevante nel mantenere in vita la società. Il tratto comune tra tutti i teorici funzionalisti è il tentativo di spiegare ogni elemento della società sulla base della funzione che quell’elemento svolge all’interno del corpo sociale. Il funzionalismo ha uno stretto legame con il correzionalismo, secondo cui la commissione di un crimine dipende da qualche fattore che denota che qualcosa non ha funzionato in quel soggetto che mette in atto un crimine). Entrambi fanno riferimento all’anomia. Con il termine anomia si intende l’assenza di norme. Un gruppo sociale per esistere ha bisogno di condividere alcune norme. Un’anomia in senso assoluto significherebbe assenza di norme e quindi assenza di una società. I funzionalisti, però, studiano delle situazioni anomiche anche all’interno di un contesto sociale perché anomia, in una chiave non così assoluta, può assumere il significato di norme che esistono ma non hanno presa sugli individui. Si tratta di norme che vengono seguite sempre meno. Si può creare una situazione anomica, per esempio, nell’incontro tra culture. L’anomia è un concetto sociale e NON strettamente individuale: c’è una situazione anomica quando nel complesso le norme smettono di avere presa sugli individui e NON sul singolo individuo.
Durkheim è un sociologo a cavallo tra l’800 e il ‘900. Egli è tra i primi sociologi importanti in riferimento alla devianza e alla criminologia. Durkheim considera la società come un sistema morale, ossia un insieme di individui che sono tenuti insieme proprio dalla condivisione di valori, che viene definita da Durkheim come coscienza collettiva (teorie del consenso). Secondo Durkheim gli individui rispettano la legge perché quest’ultima incarna i valori condivisi. Questo significa che il rispetto dalla legge non dipende tanto dal timore della sanzione ma dipende soprattutto dalla coscienza collettiva (es. un soggetto sceglie di non rubare perché crede che rubare sia sbagliato e non per paura della sanzione). In questo senso la legge, esattamente come il linguaggio, è un fatto sociale. La legge esercita un potere nei confronti dell’individuo attraverso la sanzione ma lo fa in modo da far sì che l’individuo stesso condivida il contenuto di quella legge. Per Durkheim la devianza (violare le norme), entro certi limiti, è un qualcosa che consente il mutamento sociale. Per Durkheim l’anomia vuol dire deregolamentazione, ossia una situazione in cui le regole generali, che riguardano il come ci si comporta con gli altri, si svuotano di significato e di efficacia (non producono gli effetti voluti dal legislatore). Le norme generali che orientano i comportamenti diventano inefficaci e questo, all’interno del contesto sociale, determina disordine e una situazione di incertezza legata al fatto che gli individui non sanno più cosa aspettarsi gli uni dagli altri nell’interazione sociale. Questa è quella situazione anomica che porta alla devianza (c’è una stretta relazione tra questa situazione e la devianza). Secondo Durkheim c’è l’anomia quando si allentano i legami sociali, quando entra in crisi la coscienza collettiva che secondo Durkheim è il cemento della società e questa è una situazione in cui può aumentare a dismisura la devianza. Questo nelle varie epoche storiche non si ha solo nei momenti di grande depressione (es. durante una guerra, carestia ecc.) ma può avvenire anche nei casi di improvvisa espansione economica (perché i valori cambiano e questo destabilizza). Secondo Durkheim la devianza di per sé non è un male (essa è un fatto sociale ineliminabile). Ciò che potrebbe creare un allarme è l’aumento dei tassi di criminalità perché sono indice di una situazione di anomia. Un esempio viene offerto da Durkheim distinguendo tra:
- Società a solidarietà meccanica (società semplici): Sono caratterizzate da una bassa divisione del lavoro. Non vi è una grossa divisione dei ruoli sociali e c’è un basso livello di specializzazione. Vi è inoltre un basso livello di utilizzo della tecnologia. Per quanto riguarda i rapporti sociali, le persone si frequentano da vicino e fanno le stesse cose e ciò le porta a ragionare più o meno allo stesso modo. In questi casi secondo Durkheim la coscienza collettiva è più forte. C’è quindi un basso livello di devianza.
- Società a solidarietà organica: Sono società complesse (come la nostra) che si fondano essenzialmente su una molto più complessa divisione del lavoro (c’è una specializzazione enorme). Ciò implica un alto livello di tecnologia e quindi vi è una più bassa frequentazione tra le persone. Le nostre società sono basate su rapporti che si fondano sul contratto. Questo fa sì che queste modalità di relazioni determinino una maggiore complessità nell’interpretazione della realtà che ci circonda. Rientrano in questa categoria le società industriali e post-industriali. Rispetto al mondo dei valori, aumenta la devianza perché vi è un allentamento della coscienza collettiva. Si passa ad una situazione anomica.
Per quanto concerne le funzioni della devianza, secondo Durkheim la devianza è ineliminabile (un certo livello di devianza è fisiologico). Egli individua due funzioni positive, nel senso che consentono di mantenere l’ordine sociale:
- Rafforzare la coscienza collettiva: Ciò avviene nel caso di crimini particolarmente odiosi, in cui vi è la tendenza a commentarli all’interno del contesto sociale che porta ad un rafforzamento della coscienza collettiva (es. linciaggio).
- Promozione mutamento sociale: Senza la devianza non ci sarebbe mutamento sociale perché la violazione di alcune norme porta ad un’evoluzione anche dal punto di vista normativo. Senza la devianza ci sarebbe immobilismo e questo per qualsiasi corpo vivente è un problema.
Nell’individuare queste funzioni positive della devianza si aprono delle ambivalenze perché la devianza può mettere in crisi l’ordine sociale ma al contempo Durkheim apre a una lettura che rende la devianza auspicabile entro certi livelli per mantenere in vita la società. In questo senso è un funzionalista inquadrabile tra i teorici del consenso ma preso in considerazione anche dai teorici del conflitto. Il rapporto tra devianza e ordine sociale è ambivalente.
Merton è un sociologo funzionalista che si è interrogato sul concetto di anomia. Egli è definito in molti casi anche un funzionalista critico perché, a differenza del funzionalismo classico in cui la devianza è percepita come una disfunzione, egli descrive la devianza come un eccesso di socializzazione. Merton dice che la devianza talvolta non nasce perché qualcosa non ha funzionato ma, a volte, il deviante è qualcuno che è stato troppo influenzato dalle norme. Il concetto di anomia proposto da Merton è inteso come un’eccessiva introiezione delle norme. Merton osserva una realtà caratterizzata da un boom economico e nota che l’aspirazione al successo viene rivolta a tutti. Il problema però è che i mezzi non sono distribuiti in maniera equa per raggiungere quelle mete. Ciò porta alla frustrazione dell’individuo, il quale proverà in qualche modo ad adattarsi. I modi di adattamento sono:
- Conformista: È l’adattamento di chi riesce a perseguire le mete utilizzando mezzi legittimi.
- Innovatore: Colui che prova a raggiungere mete attraverso dei mezzi non istituzionalizzati (es. ladro professionista).
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