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Criminologia, argomenti programma

Appunti di Criminologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Saponaro, dell’università degli Studi Bari - Uniba, Facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienze dell'educazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Criminologia docente Prof. A. Saponaro

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ad esempio, viene detratto denaro pubblico a favore di privati o di partiti; e quello della

prevaricazione e della sopraffazione dei gruppi politici contrari.

Delitti politici

Ogni azione diretta a rovesciare il potere costituito con mezzi illegali costituisce il fenomeno della

criminalità politica. Quando per gli stessi fini viene usata quella particolare violenza politica diretta

a provocare terrore nella popolazione, si parla di terrorismo. Naturalmente per qualificare criminale

politico il terrorista è necessario stabilire da quale prospettiva viene esaminata la lotta. Così ad es.

per i nazisti erano “banditi” quelli che per gli italiani erano gli eroi della Resistenza.

Tipologia delle finalità dei delitti

Criminalità per fini appropriativi e per aggressività

I reati possono distinguersi anche secondo una classificazione che tenga presenti i moventi per i

quali sono stati commessi. Abbiamo 3 tipologie:

1) delittuosità per motivazione appropriativa: ossia reati commessi per impossessarsi di

denaro o di beni trasformabili in denaro;

2) delitti per aggressività: ossia delitti come conseguenza dell’aggressività dell’autore.

Essa si distingue in diretta se rivolta contro la persona fisica dell’antagonista mediante

percosse, omicidio; verbale se rivolta contro la personalità morale dell’antagonista

mediante i reati di ingiuria, calunnia, in aggressività sulle cose;

3) delitti sessuali: delitti che si concretano in condotte lesive dell’altrui libertà sessuale,

violenza sessuale, atti di libidine violenta, incesti, atti osceni in luogo pubblico.

La prostituzione: è una prestazione sessuale a scopro di lucro. Essa viene regolamentata da leggi

diverse in relazione alle singole fattispecie di reato. L’età interessata è quella che va dai 17 a 25

anni. Esistono 4 tipi di prostituzioni:

le prostitute basse ed elevate: sorge in Grecia. Le prime sono quelle donne che esercitano

1. in strada o nei bordelli, le seconde sono quelle educate alla musica, al bello, a stare in

compagnia ed a fare da compagnia all’uomo

La prostituzione da strada: l’incontro avviene in strada e il rapporto è consumato in

2. macchina o in una camera di albergo o casa privata. In Italia, questa tipologia è molto

diffusa nelle regioni del nord.

La prostituzione al chiuso: le prostitute incontrano i propri clienti nelle case di tolleranza e

3. nei bordelli, la cui gestione è affidata a una madame a cui ogni prostituta cede metà del

proprio guadagno.

Le ragazze squillo: l’incontro avviene al chiuso e per il tramite di annunci pubblicitari o

4. per il mezzo di agenzie che forniscono hostess o accompagnatrici.

Una variante di questa tipologia è il turismo sessuale, dove gli annunci pubblicizzano

viaggi organizzati in mete particolarmente attraenti sessualmente.

Le possibili ragioni del fenomeno

Esperienza di violenza fisica, sessuale o anche psicologica

1.

2. Ragioni economiche: Si entra nel giro della prostituzione per mancanza di fonti di

sostentamento, per superare una fase di disoccupazione. Si entra nel giro per aumentare il

proprio reddito e per raggiungere livelli di benessere diversamente non accessibili

3. Mantenere il consumo di droga : in questi casi le prostitute vendono il proprio corpo per

acquistare droga, non avendo altre fonti finanziarie. In molti casi l’acquisto di droghe avviene

immediatamente dopo la prestazione sessuale e il prezzo di quest’ultima è influenzato da quello

della dose di droga.

La prostituzione e lo stato

Ci sono diverse politiche che disciplinano in modo diverso il reato di prostituzione.

Regolazionismo: non considera le prostitute come le altre donne ma come una minaccia

1. dell’ordine pubblico, alla salute e alla morale. Spinge le istituzioni a entrare nella vita e a

regolarne l’attività , controllandone le modalità di svolgimento (sorveglianza della polizia,

controlli medici, confinamento nei bordelli o negli ospedali quando considerate pericolose.

Abolizionismo: permette l’esercizio della prostituzione ma non condanna e giudica

2. pericolose le prostituzione. Cerca di limitare drasticamente l’esercizio della prostituzione .

Tranne alcuni casi lo stesso è permesso solo all’aperto (in alcuni paesi come l’Olanda, la

Spagna e la Danimarca esistono alcune varianti come l’abolizionismo puro o

depenalizzazione: la prostituzione è consentita pur in presenza di una legislazione

abolizionista)

Proibizionismo: vieta la prostituzione e condanna moralmente la prostituta. Con queste

3. disposizioni la vendita di servizi di servizi sessuali è punita dalla legge ma la legge intacca

la prostituta e non il suo cliente.

Criminalizzazione del cliente: vieta la prostituzione ma punisce il cliente e non prostituta

4. considerando il rapporto sessuale come un atto di violenza e di abuso nei confronti della

donna Teorie sociologiche

All’interno delle teorie sociologiche troviamo 2 teorie fondamentali: 1) teorie del consenso,

secondo le quali le regole poste dalla società si reggono sul consenso della maggior parte dei

cittadini ai quali si contrappongono come eccezione i devianti; 2) teorie del conflitto, secondo le

quali i modelli normativi e comportamentali della società non esprimono le scelte della

maggioranza, ma sono il frutto dell’imposizione delle minoritarie classi dominanti. Cambia il modo

di intendere la devianza. All’interno delle teorie del consenso abbiamo:

teorie delle aree criminali

1.

Negli anni 40 la scuola di Chicago elaborò la teoria ecologica o delle aree criminali. Si osservò che

nelle zone urbane economicamente e socialmente depresse ed alta concentrazione criminale, il

rischio di divenire delinquente è molto alto.

Teorie della disorganizzazione sociale

2.

Secondo tale teoria esiste una stretta dipendenza tra destabilizzazione dei valori culturali di una

società e la irregolarità di condotta dei suoi membri. La disorganizzazione sociale può prodursi

anche quando in una società esistono contraddizioni normative o conflitti di norme. Ciò avviene

quando: a) vi sia socializzazione difettosa o mancante; b) quando vi siano deboli sanzioni per certi

delitti; c) quando vi sia inefficienza o corruzione nell’apparato giudiziario.

Teorie dei conflitti culturali

3.

Per la teoria dei conflitti culturali la condotta deviante nasce da conflitti tra norme culturali diverse

alle quali un soggetto o un gruppo di persone si trova esposto.

Partecipare a due sistemi culturali diversi può generare disagio, incertezza e insicurezza in un

individuo e queste condizioni possono sfociare in malattie mentali e criminalità.

Teorie dell’associazionismo differenziale

4.

Secondo tale teoria il comportamento criminale si apprende attraverso l’associazione interpersonale

con altri individui che sono già criminali.

L’unicausalità di questa teoria fu ritenuta inizialmente un pregio, ma successivamente criticata

perché incapace di spiegare le origini della criminalità che deve esistere prima di essere appresa da

altri. Teorie funzionalistiche: devianza ed anomia

5.

I processi di socializzazione mirano a condurre l’individuo alla conformità, ossia ad uno stile di vita

regolato da norme e comportamenti conformi alla cultura dominante. In antitesi alla conformità si

pone la devianza, che si concreta nella non osservanza delle regole normative e sociali. Per essere

definito deviante, il comportamento deve violare volontariamente la regola culturale. Il concetto di

devianza si è affermato grazie allo struttural – fuzionalismo, i cui maggiori esponenti sono

Durkheim e Merton.

Durkheim vide la causa principale della devianza nell’anomia, intesa come “frattura di regole

sociali” provocata dalla società. Merton riprese tale concetto allargandone il significato: l’anomia è

intesa come sproporzione tra mete culturali e mezzi legittimi per il conseguimento di queste ultime.

È possibile sintetizzare 4 tipi di devianza:

Innovazione: quando si perseguitano le mete culturali anche a discapito dei mezzi legittimi

1. Ritualismo: consistente nell’abbandono delle mete del successo conseguente

2. all’accettazione dei soli mezzi legittimi

Rinunzia: caratterizzata dal rifiuto sia delle mete che dei mezzi (es. tossicomane

3. vagabondo)

Ribellione: che si realizza con la sostituzione delle mete poste dalla cultura dominante e dei

4. relativi mezzi di conseguimento con valori nuovi.

Teoria della neutralizzazione

6.

Tale teoria vuole dimostrare che la delinquenza non deriva dall’apprendimento di norme o valori

devianti, ma il comportamento deviante è il risultato di tecniche psicologiche, di razionalizzazione,

così dette di neutralizzazione. Tali tecniche sono concepite secondo 5 forme principali:

la negazione della propria responsabilità;

- la minimizzazione del danno provocato;

- la negazione della vittima;

- la condanna dei giudici;

- l’appello a obblighi di lealtà.

-

Il delinquente, mediante queste tecniche, si sente scaricato delle sue responsabilità e per le sue

azioni si considera più come soggetto passivo che come soggetto attivo.

All’interno delle teorie del conflitto abbiamo:

teoria dell’etichettamento

o

Per la teoria dell’etichettamento il deviante non è tale a causa del proprio comportamento, ma in

quanto la società etichetta come deviante chi compie determinate azioni da essa vietate.

Successivamente può accadere che alcuni soggetti, le cui condotte sono state definite dalla società

devianti, reagiscano a tale etichettamento accentuando tali condotte. A tal proposito si parla di

consolidamento della devianza.

La criminologia radicale

o

Tale teoria ritiene i ceti dominanti responsabili di definire delinquente chi si oppone al sistema neo-

capitalistica. In quest’ottica si sostiene una correlazione tra opposizione al sistema dominante e

devianza. La criminologia critica

o

Tale teoria muove da analisi sociali e politiche marxiste, reinterpretando il concetto di devianza

come lotta della classe operaia per l’instaurazione del socialismo.

La devianza si identifica col dissenso di un soggetto nei confronti di un sistema che ne criminalizza

la classe sociale di appartenenza. Teorie psicologiche

Tali teorie ricercano le cause della criminalità nei disturbi della psiche umana.

FREUD

La psicanalisi è quella che per prima ha rivolto la sua attenzione verso attività psichiche inconsce

per capire i motivi profondi dell’agire umano. Secondo Freud la personalità è distinta in 3 livelli:

1) L’ES è il livello originario. E’ composto da tutti i fattori psicologici ereditari e presenti alla

nascita, compresi gli istinti, gli impulsi, le passioni e i sentimenti rimossi. Tutto ciò che è contenuto

nell’ES è al livello di inconscio per cui l’uomo non è consapevole di quali siano le sue pulsioni e i

suoi istinti. Nell’ES esistono due istinti contrapposti: l’uno è l’istinto di vita, l’Eros, fonte della

libido; l’altro è l’istinto della morte, il Tanatos. L’ES è retto esclusivamente dal principio del

piacere, diretto alla soddisfazione immediata dei bisogni dell’organismo.

2) L’IO, è la parte conscia della personalità che si sviluppa in conseguenza dei bisogni

dell’individuo che richiedono rapporti adeguati col mondo oggettivo della realtà. L’IO obbedisce al

principio di realtà perché valuta le concrete possibilità offerte dal mondo esterno.

3) Il SUPER IO, è il rappresentante interiore dei valori etici e delle norme sociali appresi

nell’infanzia con il sistema dei divieti, delle punizioni e delle ricompense. Il Super Io ha la funzione

di inibire e di controllare gli impulsi dell’Es, in particolare quelli di natura sessuale e aggressiva,

suscitando nel soggetto il senso di colpa se trasgredisce ai suoi comandi. Contro i pericoli della

nevrosi l’Io si avvale dei meccanismi inconsci di difesa come la rimozione, che consiste nel rinviare

dalla coscienza all’inconscio quei contenuti che provocano un allarme eccessivo.

JUNG

Secondo la teoria analitica di Jung la personalità risulta dalla combinazione della causalità con la

teleologia: il comportamento dell’uomo è determinato non soltanto dalla sua storia individuale, ma

anche dai suoi fini e dalle sue aspirazioni. Scopo della vita è il raggiungimento della completezza

del Sé, che costituisce la meta fondamentale cui ogni uomo tende. Jung distingue due tipi di

inconscio: l’inconscio personale e l’inconscio collettivo. Per quanto concerne la criminalità Jung ha

rilevato 2 atteggiamenti fondamentali della persona di fronte alle tensioni psichiche:

a) l’estroversione, propria di colore che risolvono le tensioni con l’azione;

b) l’introversione, propria di quelli che risolvono la tensione all’interno della propria psiche con

sofferenza, disagio e ansia.

La psicologia sociale

Secondo la psicologia sociale la personalità può essere studiata soltanto nell’ambito dei continui

rapporti tra i soggetti, le altre persone e i gruppi. I principali rappresentanti di tale teoria sono: Adler

e Fromm. Adler afferma che la principale fonte dinamica della vita psichica non è la “libido”, bensì

la volontà di potenza, che consente all’individuo di superare il senso originario di inferiorità e

realizzare la sua aspirazione alla superiorità e all’autoaffermazione. Tale complesso può portare al

crimine che è l’occasione per compensare la propria inferiorità e accentrare su di se l’attenzione

generale. Fromm afferma che per vincere la sensazione di solitudine e di isolamento, l’uomo ha

bisogno di inserirsi armonicamente in un contesto sociale, e tale armonia comporta il

soddisfacimento di particolari bisogni:

a) il bisogno di relazioni, per divenire individuo socializzato;

b) il bisogno di trascendenza;

c) il bisogno di schemi di riferimento che vengono forniti dal costume;

d) il bisogno di identità personale.

L’inappagamento di questi bisogni può portare alla ricerca di compensazioni attraverso la condotta

criminosa.

La psicologia sociale studia, dunque, come le relazioni influenzano gli individui che partecipano ad

un contesto sociale. Due sono i concetti fondamentali in ambito criminologico:

Identità personale

1.

L’identità personale è l’immagine che ognuno ha di se, relativamente alle qualità della propria

persona, ai fini che vuole conseguire ed ai mezzi per inserirsi nel mondo. Si forma

progressivamente sia attraverso l’identificazione con successivi modelli significativi, sia per effetto

dei ruoli che il soggetto svolge nel gruppo.

Teoria dei ruoli: il ruolo si riferisce alle aspettative che nella società si formano nei

2. confronti di ciascun individuo, in conseguenza della posizione specifica che egli occupa

nella società o delle funzioni che svolge nei gruppi sociali.

Psicologia comportamentista

Secondo tale teoria ciò che oggettivamente può conoscersi dell’uomo è solo il suo comportamento

di come risponde agli stimoli esterni e di come reagisce al suo ambiente. La condotta umana può

essere indirizzata in una direzione o in un’altra a seconda delle reazioni che vengono suscitate

dall’ambiente.

Secondo Skinner non è vero che il comportamento umano sia stimolato da intenzioni e finalità.

Scopo della psicologia è quello di studiare i rinforzi del comportamento, per indirizzare stabilmente

la condotta umana verso certi risultati. Teorie multifattoriali

L’indirizzo di queste teorie è quello dell’integrazione individuo-ambiente:

Teoria non direzionale dei Gluek: identifica i fattori familiari-situazionali nei giovani

- criminali: inadeguatezza dei genitori e dell’ambiente familiare; genitori che non sono adatti

ad essere buone guide di vita.

Teoria dei contenitori di Reckless: propone una sintesi delle tante condizioni sia psicologiche sia

sociali. Contenitori interni soni le caratteristiche psicologiche, contenitori esterni sono le

caratteristiche dell’ambiente dove il soggetto vive.

Teorie biologiche

Teorie della predisposizione innata alla criminalità

1.

Tali teorie ricercano le cause della criminalità nelle anomalie di carattere biologico della persona.

Tra queste rientrano la teoria della predisposizione, che individua la presenza di elementi facilitanti

la scelta delinquenziale. L’agevolazione consisterebbe nel fatto che esistono condizioni biologiche a

rischio da considerarsi come fattori di vulnerabilità individuale. Vi sono quindi individui con

particolari caratteristiche che hanno probabilità notevolmente superiori ad altri di divenire

delinquenti.

Relazione tra crimine ed eredità: parlare di disposizione ereditaria al delitto è alquanto azzardato.

Si può solo parlare di predisposizioni biologiche determinate in senso generico verso particolari

caratteristiche mentali che possono a loro volte diventare condizioni favorenti il comportamento

criminoso: tali sono l’aggressività, lo scarso controllo dell’emotività e delle pulsioni l’intolleranza

alle frustrazioni.

Relazione tra crimine ed anomalie cromosomiche: alcuni ricercatori riscontrarono la presenza di

soggetti criminali di un cromosoma Y in più rispetto al normale. Tali soggetti pertanto hanno 47

cromosomi anziché i normali 46 e si è scoperto che presentano caratteristiche particolari: sono di

statura superiori alla media, quoziente intellettivo inferiore alla media e comportamento violento.

Indagini più recenti hanno dimostrano l’infondatezza di tale tesi.

Relazione tra delittuosità e Costituzione: le teorie costituzionalistiche biologiche, sono quelle che

affermano l’esistenza di correlazioni tra tipi di struttura fisica e tipi psichici.

Teorie degli istinti

2.

Distinguiamo:

Orientamenti relativi al comportamento: Nell’ambito di tale teoria si contrappongono

l’orientamento che ritiene che sia l’istinto a influenzare maggiormente il comportamento animale

dell’uomo e quello che, invece, ritiene predominante, ai fini della condotta, l’ambiente.

Orientamento ambientalistico: secondo il quale il comportamento è determinato

dall’apprendimento ambientale

Orientamento correlazioni stico: secondo il quale il comportamento è la risultante della reciproca

integrazione tra fattori ereditari ed ambientali

Teoria dell’aggressività: secondo il quale l’aggressività sarebbe una delle pulsioni istintuali o delle

motivazioni psichiche che più frequentemente entrano in gioco nella criminogenesi.

Studi sui disturbi mentali

In criminologia si è cercato di stabilire una correlazione tra malattia mentale e crimine. Accurate

indagini cliniche e ricerche di tipo epidemiologico e statistico hanno dimostrato che la maggior

parte dei delinquenti non presenta disturbi psichici di rilievo e che i malati di mente non

commettono reati in percentuali superiori alle persone normali.

Evoluzione storica del concetto di malattia mentale

In epoche antecedenti all’Illuminismo, le gravi anomalie della condotta di certi individui e

l’incomprensibilità del loro comportamento furono intesi come espressione di una malattia o come

effetto di una possessione demoniaca.

Dopo l’epoca illuministica, ai primi dell’800, col nascere della psichiatria, la follia fu ritenuta in

modo inequivocabile malattia della mente e come tale curabile.

La malattia mentale non era altro che un difetto della volontà e dell’autocontrollo e doveva essere

curata con quella che fu denominata terapia morale, ossia con sistema educativo e pedagogico. Il

pazzo doveva essere rieducato al vivere sociale.

Con lo sviluppo delle scienze mediche la malattia mentale fu considerata come una qualsiasi altra

malattia organica che colpiva il cervello anziché gli organi; il malato pertanto doveva essere

ricoverato in appositi ospedali, i manicomi, affinché fosse curato e custodito.

La psicoanalisi rivoluzionò ancora il concetto della malattia mentale con l’affermare che esistono

malattie della psiche dovute a cause soltanto psicologiche, e non necessariamente a cause organiche.

Il pazzo non fu più considerato come un individuo radicalmente diverso dagli altri, ma un uomo

sofferente che non aveva retto ai conflitti del vivere e che poteva essere aiutato con strumenti

psicoterapeutici. L’avvento degli psicofarmaci, per prima la cloropromazina (1952) demolì per

sempre il mito dell’incurabilità dei disturbi mentali. In Italia nel 1978 ci fu l’abolizione degli istituti

psichiatrici, sostituiti da presidi psichiatrici o da reparti psichiatrici negli ospedali comuni, per

degenze di breve durata.

Relazione tra disturbi mentali e pericolosità

Statisticamente i malati di mente non commettono più delitti di quanti ne commettano i sani e per

quanto concerne la pericolosità, molti studi criminologici hanno accertato la scarsa correlazione tra

malattia mentale e pericolosità. In ogni caso la pericolosità va accertata caso per caso.

Relazione tra intelligenza e criminalità

Il ritardo mentali si caratterizza per un insufficiente sviluppo dell’intelligenza rispetto alla media,

che comporta inadeguatezza o incapacità nell’adattamento sociale.

Tale capacità dipende dall’entità del disturbo; vi sono forme lievi e forme gravissime per le quali

l’autonomia è impossibile anche per le funzioni più elementari. Le cause del ritardo mentale sono

di natura biologica, insorgono fin dalla nascita e impediscono il maturarsi dell’individuo. Le

alterazione celebrali sono provocate da malattie varie, da infezioni dell’encefalo, da anomalie

cromosomiche. Per quanto concerne il rapporto tra intelligenza e criminalità, nel caso di

insufficienze gravissime, il rapporto è nullo perché questi malati non partecipano alla vita sociale e

non hanno opportunità di commettere reati. Ad es. i portatori di handicap meno gravi spesso

diventano strumenti della criminalità organizzata, sono vittime di sfruttamento, quali il

vagabondaggio e la prostituzione. Se commettono reati questi sono di scarsa rilevanza: furti senza

astuzia, atti osceni sui minori.

Dal ritardo mentale deve tenersi distinta la demenza, che deriva dal deterioramento progressivo che

interviene dopo la maturità; si manifesta con perdite di memoria, di interessi. Sotto l’aspetto

criminologico la demenza può dar luogo a comportamenti disturbanti, a condotte impulsive, a reati

sessuali di minore gravità. Si tratta in ogni caso di una delittuosità poco rilevante.

La nevrosi: termine che descrive una vasta gamma di disturbi psicologici, un tempo attribuiti a

disfunzioni neurologiche e oggi considerati esclusivamente di origine psichica. Le nevrosi sono

caratterizzate da ansia, sentimenti di inadeguatezza e insoddisfazione, e disturbi del comportamento.

A differenza della psicosi, le nevrosi di solito non compromettono l’adattamento sociale e la

capacità di distinguere tra realtà esterna e realtà interna. Esso rappresenterebbe un compromesso tra

desiderio e difesa, tra esigenze dell’ES da un lato, e quello dell’IO e del Super-Io dall’altro.

Il trattamento selettivo per le nevrosi è la psicoanalisi o la psicoterapia psicoanalitica. Anche la

modifica del comportamento, l’ipnosi e i farmaci ansiolitici possono dare buoni risultati, consistenti

nella riduzione del disagio soggetto e dei comportamenti disturbanti.

Le psicosi

Con il termine psicosi si può definire qualsiasi malattia mentale che ponga l’individuo

nell’incapacità di comprendere adeguatamente il significato della realtà in cui vive. Molteplici sono

le manifestazioni del fenomeno psicotico come delirio e allucinazione. Il delirio è un disturbo dei

giudizio che consiste nella formazione di idee e convincimenti in netto contrasto con la realtà.

Vi è delirio di persecuzione, quando lo psicotico è convinto contro ogni evidenza che altri stiano

tramando contro di lui. Nel delirio di influenzamento, il malato è convinto che in qualche modo altri

influenzino il suo pensiero. Nel delirio di riferimento, lo psicotico crede che gli altri si riferiscano a

lui in modo malevolo, parlando sottovoce, alludendo. L’allucinazione invece è la convinzione di

vedere, udire o avere altre percezioni senza che in concreto esista ciò che si percepisce. Il malato ad

es. può vedere animali o figure inesistenti. Le allucinazioni oltre che visive e uditive, possono

essere anche tattili, olfattive e gustative.

La schizofrenia

La schizofrenia è una malattia mentale grave, di solito a decorso cronico o recidivante,

caratterizzata da una metamorfosi globale di tutta la personalità che modifica radicalmente

l’opinione che l’individuo ha di se e del mondo. Ai fini criminologici è importante distinguere 2 fasi

della schizofrenia: 1) la fase attiva; 2) la fase residuale o cronica.

La fase attiva è caratterizzata da deliri e allucinazioni; in questa fase è probabile che si verifichino

azioni violente su persone o cose. Nella fase residuale il comportamento è più lineare anche se

persistono episodi di ritiro sociale; in questa fase vengono commessi reati di poco conto,

esibizionismo, ingiurie, disturbi della quiete pubblica.

La paranoia

La paranoia è una sindrome delirante cronica caratterizzata da un delirio sorprendentemente

coerente, schematizzato, rigido e immodificabile che però non si accompagna mai ad allucinazioni.

Le varietà cliniche di paranoia si distinguono a seconda dei diversi contenuti dei deliri: il delirio di

persecuzione; il delirio di querela; il delirio mistico-religioso e di riforma; delirio di gelosia e deliri

di grandezza. Sotto il profilo criminologico, il paranoico appare agli altri come persona normale

anche perché spesso il delirio appare convincente per l’apparente aderenza alla realtà. Tuttavia i

comportamenti del paranoico possono sfociare in reati di vario tipo: dalla querulomania (calunnia,

diffamazione, ingiurie) all’omicidio o ferimento del suo presunto persecutore o coniuge ritenuto

infedele.

Disturbo mentale transitorio: giustificano cmq una minore imputabilità. Secondo la psicologia

della personalità la differenza tra stato emotivo/passionale e disturbo mentale transitorio è dovuta ai

seguenti elementi:

alterazione della coscienza durante la realizzazione del fatto

- condotta e modo di parlare globalmente disorganizzato

- mancanza di memoria del fatto

- stato confusionale subito prima, durante e dopo un delitto

-

esso in generale è indicato con varie dizioni:

discontrollo episodico

- reazione a corto circuito

- disturbo esplosivo

-

perversioni sessuali

Si definiscono perversioni sessuali o parafilie tutti quei comportamenti sessuali che differiscono in

modo rilevante da quelli normali.

L’anormalità di un comportamento sessuale si può valutare secondo tre aspetti particolari: quello

medico, quello sociologico, quello giuridico.

L’aspetto medico-psichiatrico si riferisce alla morbosità delle varie perversioni e dalla loro

descrizione; l’aspetto sociologico qualifica come devianti le condotte contrarie al costume di un

certo contesto culturale; l’aspetto giuridico identifica le condotte che costituiscono reato e che

prevede nel codice.

Dal punto di vista descrittivo si possono proporre due grandi categorie di perversioni sessuali. Nella

prima vi è fondamentalmente la scelta di un oggetto anormale per il rapporto sessuale (pedofilo,

feticismo, necrofilia); nel secondo gruppo non è tanto l’oggetto di scelta che appare anomalo quanto

la finalità e la modalità del rapporto stesso (voyeurismo, esibizionismo, sadismo, masochismo).

Da un punto di vista sociologico alcuni comportamenti sessuali vengono qualificati come devianti

perché contrari alle norme del costume e della morale del tempo (omosessualità, pedofilia, incesto,

poligamia, la maternità di una nubile). Dal punto di visto giuridico, certi tipi di perversione hanno

un interesse criminologico diretto perché implicano inevitabilmente la commissione di delitti, come

nel reato di atti osceni, corruzione di minorenni nell’esibizionismo.

In caso di concomitante infermità mentale, la condotta sessuale anomala non è che un sintomo della

malattia; ad es. la pedofilia del ritardato mentale è la conseguenza dell’incapacità a conquistare un

partner adulto per cui la sua attenzione viene rivolta verso obiettivi più facili come i bambini.

Disturbi dell’umore

Oltre all’umore di base del soggetto, vengono considerate fisiologiche alcune oscillazioni

periodiche in conseguenza di avvenimenti allegri o tristi.

Esistono 4 criteri fondamentali che sono indicatori di alterazione patologica del tono dell’umore:

• Inadeguatezza della reazione affettiva agli eventi (ridere ad un funerale);

• Intensità dell’alterazione affettiva: numero e gravità dei sintomi presentati;

• Qualità dell’umore (a volte il paziente non si sente triste, ma si sente diverso come se avesse

interrotto il suo continuum esistenziale)

• Compromissione del funzionamento sociale e lavorativo.

Esistono inoltre 3 elementi di conferma, che comunque se assenti NON escludono la diagnosi:

• Precedenti disturbi psichiatrici all’anamnesi;

• Risultati positivi di scale di valutazione che quantificano e qualificano il disturbo;

• Presenza di correlati biologici alterati.

Nella maggioranza dei casi la patologia del tono dell'umore lamentata è una delle molte forme

di depressione. Nella prassi medica vengono riconosciute e tenute distinte due tipi depressione, in

base alla causa:

• Depressione Biologica , dovuta ad alterazione nei meccanismi neurotrasmissivi

(il cervello influenza la psiche);

• Depressione Psicogena , dovuta ad una serie di reazioni e conflitti interiori conseguenti ad

un avvenimento positivo o negativo che ha modificato esageratamente l’umore del paziente

(la psiche influenza il cervello).

La classificazione eziologica è basata sull'intuizione del medico, è pratica per valutare la strategia

clinica, ma non è rigida. Al giorno d’oggi si preferisce considerare un’unica classe di depressione

che unisce le due eziologie, indipendentemente dalle cause è noto che i due fattori formano un

sistema collegato ovvero si condiziona a vicenda ovvero attraverso meccanismi di feedback

retroattivi.

L’alterazione del tono dell’umore è considerata patologico quando sono presenti i 4 criteri

fondamentali diagnostici prima considerati, ed è associata ad un’alterazione biologica. Ciò è

ipotizzabile in base alla risposta positiva alle terapie farmacologiche. La maggior parte delle volte

l’alterazione dell’umore è preceduta o contestuale ad eventi esistenziali importanti (negativi o

positivi o cambiamenti di vita) che hanno comunque modificato la psiche del paziente o la sua

percezione della realtà. Droga e alcool nella condotta delittuosa

Droga e alcool nella condotta delittuosa

Esistono in natura o sono il prodotto di ricerche di laboratorio numerose sostanze capaci di

provocare stati psichici particolari: sono denominate sostanze psicoattive.

Si distinguono in voluttuarie o droghe. L’uso delle sostanze voluttuarie, come il tabacco, l’alcol, il

caffè è consentito dalla legge; l’uso delle droghe è illegittimo. Sono droghe pesanti l’eroina, la

morfina, e gli altri derivati dell’oppio; droghe leggere, l’hashish, la marijuana.

La droga: evoluzione della legislazione in materia

Il referendum abrogativo tenutosi nel 1993, non considera più reato, ma mero illecito

amministrativo, l’acquisto o la detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti.

Consumatori,tossicodipendenti e tossicomane

I consumatori sono quelli che assumono la droga saltuariamente o anche in modo ripetuto ma con

dosaggi bassi, tali da mantenere sempre la possibilità di interrompere l’assunzione senza risentire

conseguenze. Queste modalità d’uso non comportano disturbi nell’inserimento sociale.

I tossicodipendenti sono coloro nei quali la dipendenza si è instaurata e hanno la tendenza a

continuare ad assumere la sostanza ed a procurarsela anche a costo di grossi sacrifici. Sono

dipendenti fisici e psichici ma possono vincere la dipendenza.

I tossicomani sono quei soggetti per i quali la dipendenza è così grave che l’assunzione della droga

diventa l’unica ragione di vita. Il tossicomane avverte un bisogno irrefrenabile di fare uso di droga

per evitare la sindrome di astinenza. Egli è disposto a tutto pur di procurarsi la droga, anche a

compiere reati di vario tipo.

Le droghe

L’eroina è un derivato semisintetico della morfina; determina una dipendenza sia fisica che

psichica. In piccole dosi l’eroina ha un’azione calmante mentre in dosi massicce produce piacevole

euforia, scomparsa di ogni disagio psichico, di ansia e frustrazioni. Il tossicomane comincia a

modificare i suoi comportamenti che diventano illegali e criminosi e rivolti al procacciamento di

denaro per procurarsi la droga. La criminalizzazione dell’eroinomane è quasi regola generale.

La cocaina è un alcaloide estratto dalle foglie della pianta di coca che cresce in alcune zone del sud

America. La sua assunzione provoca euforia, sensazione di acutezza mentale e resistenza alla

fatica. La cocaina non provoca dipendenza fisica, ma può determinare dipendenza psichica.

Relazione tra droga e delitto

Per ricercare correlazioni tra l’uso di droga e criminalità bisogna riferirsi al tipo di sostanza che si

assume. Mentre infatti l’uso di droghe pesanti come l’eroina comporta quasi necessariamente la

criminalizzazione del tossicomane, l’uso delle droghe leggere può essere rilevante nel

comportamento criminoso.

Dall’uso di droghe pesanti può scaturire: 1) una criminalità diretta; 2) una criminalità da sindrome

di carenza; 3) una criminalità indiretta; 4) una criminalità d’ambiente.

Per quanto riguarda la criminalità diretta le modificazioni psichiche dovute agli effetti delle droghe

difficilmente portano alla commissione di reati.

Nemmeno la sindrome di carenza generalmente provoca la commissione di reati.

La criminalità indiretta è quella che maggiormente invece causa la commissione di reati (furti,

rapine, aggressioni, scippi).

Fra droga e criminalità vi è una stretta correlazione ambientale perché vi sono certi ambienti sociali

dove il consumo di droga è molto intenso e dove confluiscono i tossicomani.

Alcolismo

L’alcool costituisce problema medico e sociale solo quando ne venga fatto abuso. Si parla di

etilismo acuto o etilismo cronico. L’etilismo acuto o ubriachezza è uno stato di intossicazione

caratterizzato da prevedibili modificazioni dell’attività di coscienza e del comportamento. Gli effetti

si manifestano attraverso 2 stadi successivi: nel 1° predomina una sensazione di euforia e

disibinizione, il bevitore si sente allegro, socievole ed espansivo; nel 2° stadio i sintomi di

depressione si accentuano, si susseguono alterazioni dello stato di coscienza e coordinazione, e se

l’abuso di alcool è stato eccessivo il bevitore può cadere in un sonno profondo, coma o morte.

Lo stato di etilismo acuto ha notevole interesse ai fini criminologico: l’alcool è considerata una

sostanza che favorisce per effetto diretto la commissione di reati, come ad es. incidenti stradali e

fenomeni aggressivi.

L’etilismo cronico è un disturbo molto grave che determina lesioni organiche e handicaps sociali e

psichici. L’alcolista presenta numerosi fenomeni psicopatologici: alterazioni della memoria,

decadimento affettivo, intellettivo e morale; tutto ciò si traduce in negligenza per i doveri familiari,

lavorativi e sociali, o nella commissione di atti violenti. Nei casi più gravi può insorgere il delirio di

gelosia, favorito da una perdita della potenza sessuale dell’alcolista, il delirium tremens che è uno

stato di iperattività disorganizzata e confusa che fa seguito ad allucinazioni visive e uditive.

Relazione tra alcolismo e delitto

Tra alcol e criminalità esiste certamente una correlazione dal momento che l’alcolismo è una

condizione morbosa che si riflette sul comportamento di un individuo.

La correlazione può essere indiretta, quando cioè è legata alla squalificazione sociale, alla

diserzione dal lavoro, al decadimento morale. E’ diretta quando l’alcol influenza direttamente la

condotta. Statisticamente è stato osservato che i reati commessi in stato di intossicazione cronica

sono meno numerosi di quelli commessi in stato di intossicazione acuta. Sono frequenti infatti

impulsi aggressivi come atti violenti contro cose e persone, e anche reati sessuali come

l’esibizionismo, violenze sessuali e incesto. Ed infine di particolare importanza sono i reati stradali

causati dall’ottundimento di riflessi del guidatore.

La risposta del legislatore al fenomeno criminale

Funzioni della pene

“La pena è la conseguenza giuridica di un reato, cioè la sanzione predisposta per la violazione di un

precetto penale”. La pena può svolgere varie funzioni: una funzione meramente retributiva (o

assoluta), una funzione di prevenzione generale e una funzione di prevenzione speciale:

Secondo la teoria meramente retributiva, la sanzione penale deve servire a punire il colpevole per

il male provocato dalla sua azione illecita: l'idea retributiva implica il concetto di personalità, di

determinatezza, di proporzionalità e di inderogabilità della pena medesima.

Secondo la teoria della prevenzione generale, la pena ha la funzione di eliminare o attenuare le

verosimili cause della criminalità mediante attività di carattere legislativo, amministrativo, sociale e

culturale; rivolte a tutti i consociati, rendendo i cittadini partecipi convinti dei valori sociali su cui si

fonda una determinata comunità e la sua legge penale.

Secondo la teoria della prevenzione speciale, la pena svolge un compito intimidatorio volto alla

dissuasione del singolo (condannato) dal commettere nuovi reati e, contemporaneamente, compiti

rieducativi e correttivi che le varie modalità di esecuzione (misure alternative, sostitutive,

accessorie) dispiegano sui condannati. Le teorie principali a riguardo sono la

• "teoria della retribuzione" : secondo la quale la pena è un valore positivo che trova in se

stessa la sua ragione e giustificazione. Essa è il corrispettivo del male commesso e, viene

applicata a causa del reato commesso.

• teoria dell'emenda" :ai sensi della quale la pena è protesa verso la redenzione morale e il

ravvedimento spirituale del reo.

I principi fondamentali che regolano la pena e la sua applicazione sono:

• il principio di personalità: la pena è personalissima e colpisce solo l'autore del reato;

• il principio di legalità, che in sede penale si specifica in riserva di legge (la pena non può

essere comminata da fonti sublegislative

• il principio di inderogabilità: una volta minacciata la pena deve essere applicata all'autore

della violazione (ma vi sono deroghe con l'introduzione delle liberazioni condizionali e del

perdono giudiziale);

• il principio di proporzionalità (diritto): la pena deve essere proporzionata al reato.

Costituiscono deroga a tale principio l'aumento facoltativo di pena previsto per i recidivi,

l'art. 133 c.p. impone al giudice di tener conto, nell'applicazione della pena, anche

della capacità criminale del reo.

Si ha estinzione della pena quando non si verifica l'effettiva realizzazione della medesima. Sono

cause di estinzione della pena: la morte del reo dopo la condanna definitiva; la grazia; l'indulto;

la prescrizione; la liberazione condizionale; la Riabilitazione.

Politica della pena attuale: per favorire al massimo il trattamento rieducativo del soggetto si sta

agendo con:

Depenalizzazione: consiste nel cancellare dai codici penali alcune ipotesi di reati minori;

1. rinuncia alla sanzione da parte dello stato per comportamenti non più considerati meritevoli

di repressione e di censura.

Degiurisdizionalizzazione: consiste nello spostamento di competenza del giudice penale ad

2. altro organo non giudiziario, per lo più amministrativo

Decarcerizzazione: tende alla riduzione della pene detentiva

3.

Misure di sicurezza e misure di prevenzione speciale

La comune finalità delle misure di prevenzione e di sicurezza, rappresentata dalla necessità di

prevenire la commissione di un reato sulla base di un giudizio di probabilità fondato sulla

pericolosità del soggetto. La giustizia doveva proteggere la società, i cittadini seguendo due

indirizzi:

• S : a fianco delle pene tradizionali commisurate alla gravità

ISTEMA DEL DOPPIO BINARIO

del reato, venivano affiancate misure di sicurezza per i delinquenti ritenuti pericolosi (malati

di mente etc…) tali misure erano indeterminate nel tempo e destinate a durare fino a quando

non veniva a cessare la pericolosità.

• P : la cui durata effettiva non era preventivamente stabilita dal giudice,

ENA INDETERMINATA

ma dipendeva dalle possibilità di successo del reinserimento sociale.

Il contributo positivo di questa Scuola risiede nell’aver promosso l’introduzione nel diritto penale

della valutazione delle caratteristiche della persona (individualizzazione della sanzione e del

trattamento individualizzato del delinquente.

La mediazione penale

La mediazione è un percorso relazionale tra due o più persone per la risoluzione di conflitti che si

caratterizzano per la natura sociale, culturale, penale. In quest'ultimo campo il conflitto si configura

come reato.

Nella mediazione penale minorile, l'asimmetria delle parti, vittima e reo, costituisce un fattore

specifico che richiede particolari cautele e tutele a protezione dei soggetti ed una diversificazione

degli obiettivi della mediazione: questi devono essere chiariti dal mediatore agli interessati per

permettere un incontro e una comunicazione efficace tra le parti.

Per la vittima, che nel processo penale minorile non può costituirsi come parte civile (art.10 del

D.P.R. 448/88), la mediazione consente di esprimere in un contesto protetto il proprio vissuto

personale rispetto all'offesa subìta, di uscire da un ruolo passivo dando voce e visibilità alla propria

identità personale.

Al minore - autore del reato, la mediazione permette una responsabilizzazione sul danno causato e

sulle possibilità di riparazione: la riservatezza dell'incontro e la separazione dal procedimento

penale favorisce l'emersione dei contenuti emotivi legati agli eventi in un contesto relazionale

protetto.

Il mediatore/i ha un ruolo neutrale, non direttivo, di facilitatore della comunicazione oltre che di

garante delle regole di interazione verbale che all'inizio dell'incontro di mediazione vengono

prioritariamente esplicitate, condivise ed accolte dalle parti.

L'esito del percorso di mediazione penale si configura come positivo o negativo e viene comunicato

al giudice dal mediatore, senza riferire motivazioni specifiche data la riservatezza dell'incontro. Per

esito positivo s'intende una ricomposizione o significativa riduzione del conflitto: in tal caso si

prevede la possibilità di definire accordi di riparazione riguardanti interventi diretti alla vittima,

compreso il risarcimento, o attraverso lo svolgimento di attività di utilità sociale.

Tale opportunità consente, prescindendo dal giudizio penale, una riparazione delle conseguenze del

reato con una diretta valenza restitutiva per la vittima ed educativa per l'autore del reato.

Prevenzione

Oggi la prevenzione rappresenta uno degli aspetti essenziali della questione criminalità, avente

come caratteristica essenziale il suo essere isolata dal sistema penale.

Una delle più famose distinzioni tra le varie forme preventive è quella tra:

- Prevenzione primaria: diretta a eliminare o ridurre le condizioni criminogene presenti in un

conteso fisico e sociale, quando ancora non si sono manifestati segnali di pericolo

- Prevenzione secondaria: tutte le misure rivolte ai gruppi che sono a rischio di criminalità

- Prevenzione terziaria: quando un evento criminoso è già stato commesso e si interviene per

prevenire eventuali ricadute

Nella Nuova Prevenzione oggi si trovano tantissimi interventi che mirano:

- alla riduzione dei fenomeni criminosi, alle inciviltà, al degrado

- alla riduzione della percezione di insicurezza e quindi all’aumento della rassicurazione sociale

La Nuova Prevenzione è intesa come l’insieme delle strategie orientate a diminuire la frequenza di

certi comportamenti attraverso l’utilizzo di strumenti diversi da quelli penali. Essa privilegia

interventi condotti da più soggetti riuscendo ad avvicinare i promotori e i destinatari degli

interventi. Essa si rivolge all’analisi dei problemi locali con soluzioni locali.

La Nuova Prevenzione prevede l’analisi di tre tipi di prevenzione:

- Situazionale: Si basa sull’idea di intervenire sul contesto (anche con piccoli accorgimenti) per

avere un effetto riduttivo sui fenomeni criminosi e sulla vittimizzazione.

- Sociale: Tutte le misure che hanno come obiettivo la riduzione o l’eliminazione dei fattori

criminogeni. Essa si basa su una teoria eziologica della criminalità con l’obiettivo di intervenire

sulle cause sociali, con interventi a carattere generale che siano in grado di modificare le

motivazioni che spingono alla criminalità.

- Comunitaria: Nel discorso della Nuova prevenzione il coinvolgimento della comunità appare

considerevole ed essa può essere considerata da diverse prospettive: come un attore, come un luogo

o come destinataria di interventi di prevenzione e di controllo.

Essa comprende tutte le strategie finalizzate a sostenere la partecipazione dei cittadini alla

prevenzione con diversi obiettivi : sostegno sociale alla comunità, miglioramento dell’ambiente


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DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher topsecret87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Saponaro Armando.

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