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Criminologia Appunti scolastici Premium

Appunti di Criminologia. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Introduzione allo studio della criminologia, Scienze Criminali, Diritto penale, Atto illegale o illegalità o illeciti penali, Indiziato, indagato,imputato, appellante,... Vedi di più

Esame di Criminologia docente Prof. S. Lugnano

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Compendio di criminologia

Cap. 1 Introduzione allo studio della criminologia

1. Premesse La criminalità non è altro che uno dei tanti modi di agire e di comportarsi nella

società.

E’, dunque, fondamentale studiare le dinamiche psicologiche e delle interrelazioni fra

individui che sono alla base del comportamento umano.

2. Le scienze

criminali

Scienze Criminali: studiano i fenomeni delittuosi.

Diritto penale: che studia, analizza e approfondisce il complesso delle norme

giuridiche le quali divengono in forza di legge, regole di condotta, è in stretta relazione

con la criminologia. Il delitto, che è il campo di interesse della criminologia viene

definito dal diritto penale.

Altre discipline: che si occupano di fatti delittuosi sono: la storia, la filosofia e la

sociologia del diritto.

Le Scienze Criminali comprendono anche:

Diritto penitenziario: che ha come oggetto di studio l’insieme delle

o

disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano la fase esecutiva

del procedimento giudiziario penale. Attualmente questa branca del

diritto comprende anche l’aspetto risocializzativo e le misure penali in

libertà e le alternative al carcere.

Psicologia giudiziaria: che studia gli attori, la persona umana quale attore

o

(testimone, imputato, vittima etc…. ossia, le persone umane e le

interrelazioni psicologiche di coloro che partecipano alle indagini e al

processo).

Politica penale o criminale: configura molteplici filoni di pensiero e studia

o

ed elabora gli strumenti necessari per combattere la criminalità

La criminalistica, non va confusa con le scienze criminali e con la criminologia. Essa

si occupa delle molteplici tecnologie che vengono utilizzate per l’investigazione criminale

3. Precisazioni

semantiche

Per ciò che attiene ai fatti delittuosi bisogna precisare che:

Reato: ha un significato meno stigmatizzante ed implica reazioni emotive

o

meno forti della parola:

Delitto:

o Crimine: Atti particolarmente efferati accompagnati da una intesa

o

reazione sociale di sdegno e colpevolizzazione dell’autore.

Atto illegale o illegalità o illeciti penali: hanno un significato meno

o

stigmatizzante e sono più neutri.

Comportamento disonesto: ancor minore reazione di censura

o

La criminologia si occupa anche della reazione sociale al delitto.

Per quanto attiene all’uso giuridico dei termini:

Reati: tutte le azioni penalmente perseguibili

o Delitti:

o Contravvenzioni:

o

Vi sono differenze di termini a seconda delle lingue e paesi di origine. Ad esempio

assasinat termine giuridicoche da noi non esiste, in Francia indica l’omicidio

premeditato.

Per quanto riguard i termini relativi all’attore del crimine:

Reo, delinquente, condannato: quando è stata pronunciata sentenza

o

irrevocabile

Indiziato, indagato,imputato, appellante, ricorrente: a seconda

o

delle fasi del processo.

Il criminologo deve tendere, per quanto possibile; a spogliare le parole

delinquente, criminale etc. da implicazioni emotive e da giudizi etici.

Si effettuano differenziazioni a seconda della gerarchia dei valori violati (criminale è lo

stupratore e non chi ha commesso un illecito finanziario).

In criminologia non si deve generalizzare è inoltre opportuno utilizzare espressioni

possibilistiche.

4. Oggetto e

specificità della

criminologia

La criminologia si differenzia dalle altre scienze criminali per:

Ampiezza del campo d’indagine

o studio dei fatti criminosi

o studio degli autori del delitto

o diversi tipi di reazione sociale

o conseguenze esercitate dal crimine sulle vittime

o studia il fenomeno della devianza.

o Scienza multidisciplinare: richiede competenze molteplici e deve saper

o

integrare in una visione sintetica, conoscenze, approcci etc…

Scienza interdisciplinare: necessita di un dialogo con le altre scienze.

o

Una scienza dell’uomo: studia il comportamento umano.

5. La

criminologia

quale scienza

La criminologia è una scienza. Per parlare di scienza bisogna che vi siano determinate

caratteristiche:

Sistematicità: l’insieme delle conoscenze acquisite in determinati

o

ambienti del sapere integrate in un complesso strutturato e armonico.

Controllabilità:

o Capacità teoretica

o Capacità cumulativa: costruire teorie in derivazione l’una dall’altra.

o Capacità predittiva: con i limiti delle scienze umane.

o

La criminologia è ritenuta da molti una scienza empirica. Però vi sono delle eccezioni.

Il carattere avalutativo e neutrale è stato fortemente ridimensionato. E’ una scienza

descrittiva e ha il carattere di scienza eziologia nel senso che ricerca le cause dei

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fenomeni da lei osservati.

Bobbio ha distinto:

Scienze di fatto: scienze empiriche

o Scienze di valore: scienze speculative

o La criminologia ha inoltre la caratteristica di scienza applicativa

o

La criminologia è anche una scienza applicativa.

6. Relatività del

significato

avalutativo e

neutrale della

criminologia.

Popper definisce scientifiche le teorie che sono falsificabili. Non vi è una verità

assoluta, ma piuttosto un succedersi di verità. La criminologia non può essere solo

scienza empirica, ma è anche scienza etico-normativa.

7.Verità e teorie

criminologiche

Bisogna sottolineare il carattere relativo delle verità enunciate dalla

criminologia.

Vi sono teorie unicausali e teorie multicausali. La bontà di una teoria si misura nella sua

utilità.

8. Il concetto di

causa in

criminologia

Abitualmente si designa come causa di un fatto un antecedente necessario e

sufficiente al suo accadimento. Ciò che si indica come causa deve costituire una

condizione sufficiente, si deve, cioè, individuare tra gli infiniti antecedenti necessari

quello che ha provocato l’effetto: cioè la causa. Si cercherà la causa efficiente. La

causalità pragmatica implica il fatto di poter concentrare il proprio interesse su un

aspetto in particolare per poterlo modificare. La causalità lineare implica il derivare un

effetto direttamente dalla causa, ma oggi, questo genere di causalità è stata superata e

soppiantata da una causalità circolare (teoria dei sistemi che considera il tutto, più

della somma delle sue parti e considera l’interazione e l’influenza degli altri) . feedback.

Il CRIMINOLOGO dovrà astenersi dal formulare giudici, poiché questo compete solo al

giudice.

9. Il campo delle

indagini

criminologiche

Il delitto è un fatto sociale e non naturale. I criteri di pericolosità, crimini dei diritti

umani, delitti politici o terrorismo e gravità no possono essere parametri atti a definire

la competenza della criminologia. Il parametro per delimitare i confini del campo degli

interessi della criminologia può essere solo quello della legge. La definizione di un

fatto quale reato, può essere stabilito solo dalla legge.

La prospettiva giusnaturalistica prevede l’esistenza di leggi immutabili

La prospettiva antropologica prevede, al contrario, che le leggi mutano in

continuazione.

Non esiste il diritto naturale, perché altrimenti, sarebbe patrimonio ereditario presente

nel nostro DNA.

Il delitto è fatto sociale, e non fatto naturale. L’idea del delitto naturale è

inaccettabile. Anche la gravità non è un elemento valido per stabilire il campo di

indagine della criminologia.

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Anche i delitti politici dovrebbero essere esclusi dall’ambito della criminologia.

Il parametro per ldelimitare i confini del campo degli interessi della criminologia può

essere solo quello della legge. Ciò nonostante la criminologia non si trova in un a

posizione passiva e subordinata nei confronti della legge.

10. Il delitto quale

convenzione

sociale: sua

relatività storica

Il concetto di delitto è relativo, poiché la norma penale dipende dai valori e interessi

prevalenti in una determinata società. In larghi lassi di tempo sono stati puniti reati che

poi, in seguito, non sono più stati ritenuti tali(stregoneria etc…). Nella stessa epoca, poi,

in Paesi diversi, vi sono concezioni difformi circa alcuni reati. Le leggi penali sono da

intendersi come uno dei numerosi sistemi di controllo sociale. Anche la definizione di

reato è mutevole, cioè non è assoluta.

Ogni condotta dell’uomo è suggerita, prevista e regolamentata da una miriade di

norme. La legge penale esercita un controllo. C’è inoltre, un controllo esercitato in

modo informale dai gruppi sociali (derisione, emarginazione etc…).

11. Strumenti di

controllo sociale

Nessun sistema sociale può sussistere senza regole. Fondamentali sono le Agenzie di

riduzione dell’ansietà (comunità, aggregazioni spontanee,partiti, organizzazioni

sportive etc…). Il loro venir meno si riflette in un aumento di ansia sociale. Tra i

sistemi di controllo sociale vanno distinti:

• Sistemi di controllo istituzionalizzati (o sistemi di controllo formale): esercitato

da organi pubblici: leggi codici etc…

• Sistemi di controllo informale: famiglia, scuola, Chiesa, sindacato, servizi

sociali….

• Controllo di gruppo: si esercita da persona a persona con approvazione,

derisione, emarginazione etc.

I sistemi di controllo formali e informali sono efficienti quando vi è stabilità sociale,

quando il sistema culturale è completamente accettato e condiviso.

12. Connessioni

tra cultura letti e

poteri

Cultura: insieme di contenuti di valori, delle ideologie, delle conoscenze, dei costumi,

della morale e delle credenze caratteristici di ogni società. La definizione del bene e del

male si realizza nel contesto della società, in una data società esiste un insieme

complesso e articolatissimo di valori, taluni dei quali si concretizzano in leggi. Uno dei

fini delle leggi è quindi quello di assicurare la continua coerenza e funzionalità fra la

struttura della società e il tipo della cultura. In ogni società coesistono conflitti e

coesioni. Si può parlare di:

- Struttura: tipo di sistema economico di una società.

- Sovrastruttura: insieme di valori di una società.

La piena corrispondenza culturale tra valori culturali di generale accettazione e valori

culturali dei gruppi più potenti, si ha solo nei periodi storici caratterizzati da stabilità

sociale. In società come la nostra, dove vi sono gruppi diversi e in contrasto questo non

accade.

13. Metodi e fonti

delle conoscenze

empiriche

La criminologia è una scienza empirica (cioè fondata sull’osservazione della realtà),

anche se ha anche componenti di scienza speculativa. Non vi è un esclusivo metodo di

ricerca per studiare i fenomeni delittuosi. Ci si avvale di:

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• Statistiche di massa: per esaminare l’estensione dei fenomeni e le

caratteristiche più generali dei fatti criminosi (frequenza, diffusione….).

• Osservazione individuale: per studiare caratteristiche psicologiche, tipica della

criminologia clinica. L’investigazione individuale, può ad esempio estendersi a

più soggetti aventi la medesima caratteristica delittuosa es serial killer.

• Ricerche su gruppi campione: la rq viene svolta su un numero di soggetti che

diventa “rappresentativo” dell’intera popolazione.

• Indagini sul campo: il ricercatore si inserisce materialmente nell’ambiente

• Ricerche settoriali: senza che il ricercatore si inserisca. Ad es. nel carcere…

Questi tipi di indagine vengono svolgi con:

• Interviste dirette;

• Questionari

• Ricerche operative: controllano gli effetti degli interventi. Si tratta di Indagini

catamnestiche: che analizzano i risultati a distanza di tempo.

• Studi predittivi

• Ricerche storiche

14. Il “numero

oscuro”

Il numero dei delitti che vengono consumati è in genere superiore a quello che emerge

alla superficie. A ciò fanno riferimento gli studi sul numero oscuro. L’indice di

occultamento varia a seconda dei reati:

- Reati noti: omicidi volontari, rapine;

- Reati non noti: truffe.

A numero oscuro, si aggiunge anche quello della mancata identificazione dell’autore

del crimine. La causa dell’elevato indice del numero oscuro è riscontrarsi:

• Impossibilità di identificare tutti i reati a causa dell’elevato numero e

delle scarse strutture di indagine;

• Atteggiamento della vittima e qualità del reato: non tutti i reati vengono

denunciati dalle vittime (es. rapimenti, stupro, spaccio, racket).

• Atteggiamento degli organi istituzionali: le iniziative di indagine, a volte

vengono orientate in modo selettivo verso certi settori di delittuosità piuttosto

che verso altri (es. delittuosità dei colletti bianchi è stata a lungo tollerata).

• Qualità dell’autore del reato: si è più benevoli nei confronti degli anziani,

ragazzi di buona famiglia, donne.

15. Statistiche di

massa

Le statistiche di massa vengono utilizzate per fornire indicazioni circa l’entità della

criminalità e la diffusione geografica. Di particolare interesse sono le correlazioni

statistiche che possono essere positive (aumento immigrazione+aumento criminalità),

negative e indifferenti. Si deve affermare che il fatto che due fenomeni si modifichino

con andamento parallelo, non sempre indica che l’uno sia causato dall’altro. Vi sono,

inoltre, numerosi fattori di errore (es. variabili non considerate o nascoste).

16. Inchieste su

gruppi campione

Le indagini campionarie sono quelle che consentono di ricercare talune caratteristiche

su di un gruppo ristretto di persone, scelte però in modo tale da rappresentare la

totalità della popolazione. Es. verifica utilità di un trattamento di risocializzazione.

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17. Le osservazioni

individuali

Con questo metodo si studiano i singoli criminali o piccoli gruppi. L’indagine può essere

rivolta a fattori ereditari, psicologici, psicosociali etc. Talune indagini possono assumere

la forma di storie di vita.

18. Questionari e

interviste

• Questionari: sono interviste strutturate

• Intervista libera: colloquio (risente del grado di sincerità dell’intervistato).

• Inchieste confidenziali: es. tra le vittime che non hanno denunciato il loro

carnefice. Grazie a queste inchieste è stato possibile restringere il numero

oscuro.

19. Indagini

predittive

La valutazione della pericolosità è questione che si presenta in qualsiasi momento

dell’iter penale. Tra i metodi utilizzati:

• Criterio statistico:

• Il metodo più noto è quello di Glueck Glueck che utilizza vari indici (famiglia,

carattere, personalità).

Cap. 2 Lo sviluppo storico del pensiero criminologico

20. Ideologia e

criminologia

La criminologia nasce come scienza solo a partire dal XIX° sec. Quando per la

prima volta viene affrontato in modo empirico e sistematico lo studio degli eventi

delittuosi.

Triplice prospettiva:

- Esplicativa: perché si delinque

- Finalistica: a qual fine punire?

- Operativa: come punire?

La norma rappresenta il normale parametro regolatore della condotta degli uomini.

Prima del XVIII° sec. In ogni delitto era implicito anche un contenuto di infrazione

morale e nel passato più remoto i due concetti coincidevano. Poiché la morale etica

coincideva con quella religiosa, il delitto era identificato con il peccato. Solo col XVIII°

sec alla morale religiosa fu affiancata quella laica.

• Nell’ottica della prospettiva Esplicativa il quesito era: perché si pecca?

• Nella prospettiva Operativa nei tempi passati era prevalente la pena capitale.

La limitazione della pena capitale avvenne con il Beccarla nel XIX° sec. Nelle

epoche più remote vennero usate pene corporali: fustigazione, lapidazione

etc.Si dovrà arrivare ai tempi nostri per individuare come pena, la detenzione

e la mancanza di libertà.

• Per quel che concerne la prospettiva Finalistica bisogna premettere che il

principio sanzionatorio è irrinunciabile in qualsiasi società. Anticamente vigeva

la legge del taglione (occhio x occhio), altra finalità fu quella della vendetta.

Solo più tardi l’autorità ha avocato a sé l’amministrazione della giustizia. La

finalità intimidativa costituiva nel passato l’unica modalità di prevenzione che

veniva messa in atto, di solito, con la pubblicità della punizione da eseguirsi

sulle pubbliche piazze. In quei tempi una delle finalità della punizione era

anche la riconciliazione con Dio. In tutto ciò si può ravvisare un’anticipazione

delle nostre attuali finalità della pena: risocializzazione.

21.L’illuminismo e

l’ideologia penale

liberale

Il pensiero penalistico moderno nasce con l’Illuminismo. L’esercizio della giustizia era

arbitrario. E vari aspetti quali, l’impossibilità di difendersi, i privilegi di casta etc.

erano aspetti di un dispotismo arbitrario che si ancorava a una ideologia assolutistica

che mirava a mantenere inalterati i privilegi delle classi potenti, contro la volontà di

mutamento delle altre classi in ascesa. Il delinquente era percepito alla stregua di

un malvagio attentatore dell’autorità del sovrano. A questa situazione reagì il nuovo

indirizzo di pensiero dell’illuminismo che voleva liberare l’uomo dal mito e

dall’ignoranza proponendo tramite lo strumento della ragione, valori quali: libertà e

uguaglianza. Il principio di uguaglianza degli uomini di fronte alla legge, risale a

Voltaire e Montesquieu. Durante questo periodo, si affermò la borghesia che si

sostituì alla nobiltà e al clero. La necessità di una nuova struttura giuridiconormativa

trovò in Cesare Beccarla un valido sostenitore e la sua opera “Dei delitti

e delle pene” pubblicata anonima nel 1764 per paura della censura, rappresentò il più

valido contributo all’esposizione della nuova concezione liberale del diritto penale:

• La funzione della pena è quella di rispondere alle esigenze di una determinata

società anziché a principi morali (separando morale religiosa ed etica

pubblica).

• Il diritto deve garantire la difesa dell’imputato

• I privilegi di casta devono essere aboliti e deve essere garantita a tutti

uguaglianza di trattamento penale.

• La pena deve avere un significato retributivo anziché vendicativo

• Devono essere esclusi i supplizi e le pene corporali.

• La pena deve colpire il delinquente unicamente nella misura del reato

commesso.

• Il delinquente non deve essere più percepito come peccatore ,a come

individuo dotato di libero arbitrio.

22. La scuola

Classica

Le esigenze di un vero adeguamento del diritto penale ai principi liberali

dell’illuminismo avvennero dopo la rivoluzione francese con una prima attuazione del

codice napoleonico (1804). In Italia i nuovi principi si articolarono nel XIX sec con la

scuola Classica del diritto penale (Carmignani, Rossi, Carrara). Tale scuola

muoveva dal postulato del libero arbitrio e poneva a fondamento del diritto penale la

responsabilità morale del soggetto. Questa scuola si incentrava su tre

fondamentali principi:

1) La volontà colpevole: poiché il colpevole viene percepito come persona libera di

scegliere

2) L’imputabilita: capacità di intendere e di volere

3) Retribuzione della pena: che doveva essere: affittiva, proporzionata, determinata

e inderogabile. La pena era priva di finalità risocializzative.

Il marxismo, considero la scuola Classica la tipica espressione del capitalismo

ottocentesco. Alla scuola Classica va comunque il merito, di aver posto le basi di

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un sistema normativo che difenda il cittadino e le libertà personali, basti pensare ai

suoi principi di: legalità, non punibilità per analogia, principio garantistico, principio

di certezza del diritto.

23. Le classi

pericolose

Crimine associato alla povertà. Si affermò il concetto di classi pericolose: attribuendo

agli abitanti delle zone più misere, un’innata mancanza di senso morale. Alla povertà

era associata una valenza negativa, talché i self made man” erano, invece, stimati.

Dovette passare quasi un secolo per raggiungere la convinzione che i reati quali furti,

rapine etc. erano sì prevalenti nelle classi povere, ma perché i reati dei “colletti

bianchi” come le frodi, illeciti finanziari etc. sono a lungo rimasti impuniti. Fu infatti

Sutherland che nel 1934 identificò i “delitti dei colletti bianchi” per indicare che

anche gli imprenditori compivano reati, ma che questi non venivano perseguiti e

dunque non figuravano nelle statistiche. A fianco di tale colpevolizzazione delle classi

povere, sorse un filone ideologico cristiano e filantropico, che aveva fini assistenzialiumanitari

(esercito della salvezza etc.). Con la probation , con la quale si mirava a

redimere il reo con alternative al carcere, si cercò di percepire il reo non come

delinquente ma come persona bisognosa di aiuto.

All’indirizzo incentrato sul concetto di classi pericolose va il merito, comunque, di

aver dato l’avvio alle ricerche sul campo e di aver sottolineato la connessione tra

depressione socio-ambientale e condotta criminale.

24. Primi studi

statistici e sociologici

Nel XIX° sec la concezione della scuola Classica quale astratta entità di diritto, fu

superata con l’utilizzo dei primi studi statistici impiegati per l’approccio scientifico

ai fatti criminosi. Prescindendo dalla questione delle classi pericolose, questi studi

chiamarono in causa l’ambiente sociale in cui l’individuo agisce, mentre in precedenza

il reato era percepito quale azione mavagia di un individuo astratto dal suo contesto.

A.j. Quételet e A.M. Guerry utlizzarono per primi i dati statistici. Fu per la prima

volta studiata l’incidenza dei reati in relazione all’età, il sesso, la razza etc. Tutto ciò

aprì la strada alla Comprensione del delitto quale fatto sociale. Con tali studi, si

apriva la strada ad un certo grado di prevedibilità e ad una percezione del crimine di

tipo deterministico.

Durkeim: fatto sociale

Tarde: si occupò di “archeologia criminale sottolineando l’aumento del crimine nel

corso del XIX° sec. L’aumento dei delitti era, secondo Tarde, da imputare all’inizio di

una nuova prosperità con la conseguente instabilità sociale e con la generale

tendenza degli individui a migliorare il proprio status. La maggior delinquenza era il

prezzo da pagare al maggior benessere. Imitazione

25. Determinismo

sociale

Con gli studi statistici si giunse alla conclusione che il crimine non dipendeva solo

dalla volontà del singolo, ma che su di lui agivano anche fattori legati alla società.

Nasce così la visione deterministica della condotta criminosa, col mutamento dalla

concezione liberale del delitto verso una percezione positivistica (XIX° sec). Con

tale visione vi era la convinzione che era all’interno della società che dovevno

ritrovarsi i fattori determinanti il crimine , dunque, si negava la responsabilità

morale dell’individuo. Tale determinismo sociale si contrappose al determinismo

biologico di Lombroso.

26. Cesare

Lombroso la

criminologia

Cesare Lombroso Diede il via all’indirizzo individualistico della criminologia,

secondo il quale lo studio doveva polarizzarsi sulla personalità del delinquente.

Pensava fosse importante studiare le componenti morbose del delinquente. I suoi

dell’individuo e il

determinismo

biologico

studi comportarono il superamento delle precedenti visioni esclusivamente legali,

morali o sociali del diritto, allora dominanti. Applicò per primo i metodi di ricerca

biologica per lo studio del singolo autore del reato e diede il via ad un indirizzo

organico e sistemtico nello studio della delinquenza (Scuola di antropologia

criminale), cosicché la criminologia come scienza si impose. Tra le principali

teorie:

• Teoria del delinquente nato: disposizioni congenite (epilessia ed altre

patologie)

• Teoria dell’atavismo: la condotta criminosa è data da una sorta di regressione

o di fissazione a livelli primordiali.

Lombroso riconobbe anche l’esistenza dei delinquenti occasionali. Carattere saliente

del pensiero di Lombroso è il determinismo biologico. Il delitto per lui rappresentava

un eveno legato a qualcosa di patologico o di ancestrale (visione manichea e

deresponsabilizzante del crimine). Il reato è visto come una malattia che va curata,

questo approccio è deresponsabilizzante nei confronti della società. Lombroso ha

ispirato i più recenti studi di “criminologia clinica”.

27. La scuola

Positiva

Ferri, Garofano e Lombroso divulgarono i principi di quella che prese il nome di

Scuola Positiva (che si contrapponeva alla Scuola Classica). I principali postulati della

Scuola Positiva erano:

• Il delinquente è un individuo anormale

• Il delitto è la risultante di tre fattori: antropologici, psichici e sociali

• La delinquenza non è la conseguenza di scelte individuali ma è condizionata

da tali fattori

• La sanzione non deve avere finalità punitive ma deve mirare alla

neutralizzazione e alla risocializzazione.

In questo approccio veniva considerata più la personalità del criminale che il reato

commesso. Fondamentale era considerata la pericolosità sociale del criminale. Le

misure di difesa dovevano perdurare fino alla cessata pericolosità dell’individuo.

La giustizia doveva proteggere la società, i cittadini seguendo due indirizzi:

1. Sistema del doppio binario: a fianco delle pene tradizionali commisurate alla

gravità del reato, venivano affiancate misure di sicurezza per i delinquenti

ritenuti pericolosi (malati di mente etc…)

2. Pena indeterminata: la cui durata effettiva non era preventivamente stabilita

dal giudice, ma dipendeva dalle possibilità di successo del reinserimento

sociale.

Il contributo positivo di questa Scuola risiede nell’aver promosso l’introduzione nel

diritto penale della valutazione delle caratteristiche della persona (individualizzazione

della sanzione e del trattamento individualizzato del delinquente.

28. Primi indirizzi

marxisti in

criminologia

Marx ed Engels si erano occupati di della criminalità, affermando che il delitto era

una conseguenza della Società Capitalistica. I delinquenti venivano percepiti come

facenti parte, non il proletariato, ma il sottoproletariato che non aveva acquistato

coscienza di classe).

Bonger: coniugo il marxismo con il pensiero positivo sostenendo che un sistema

concorrenziale era strutturalmente contrario allo sviluppo di un’etica sociale e di

legami di solidarietà reciproca. Tutti i tipi di reato riflettevano i rapporti tra classi.

Per quel che concerne i contenuti positivistici Bonger riconosceva l’esistenza di

differenze innate tra gli individui, ma a suo avviso era solo nell’ambiente sociale che

dovevano essere ricercati i fattori atti a provocare io passaggio dalla potenziale

aggressività al comportamento criminoso.

Polemica Ferri (importanti fattori individuali) Turati (importanti fattori ambientali).

29. Integrazione fra

approccio sociologico

e antropologico

Filone sociologico: ricercare le cause nella società

Filone Antropologico: individuo.

Il reciproco collegamento e integrazione dei due filoni consente una migliore

comprensione dei fatti legati alla criminalità.

30. Teoria delle aree

criminali o teoria

ecologica

Nella prima metà del XX° sec si sviluppo negli USA la sociologia criminale.

Shaw compì uno studio della criminalità nelle aree criminali. Studio proseguito in

seguito dalla Scuola di Chicago. Teoria Ecologica dà conto del fatto che esistono

delle aree criminali, ossia zone delle città dove risiede la maggior parte della

criminalità comune. Per tale teoria l’ambiente di vita p il fattore più importante. E’

una teoria a medio raggio.

31. Teorie della

disorganizzazione

sociale

Tali teorie sottolineano l’importanza del mutamento e instabilità delle moderne

società. L’aumento della criminalità è stato dunque imputato, da questo

orientamento, al mutamento e alla conseguente instabilità. Si tratta di

“disorganizzazione sociale” in quanto perdono di efficacia gli abituali strumenti di

controllo sociale (in particolare quello di gruppo e familiare).

Sutherland ha parlato di disorganizzazione sociale, riferendosi però alle

contraddizioni normative.

Johnson: 1960 –ha studiato il conflitto di norme affermando che avviene quando:

- la socializzazione è difettosa o mancante

- le sanzioni sono deboli

- Inefficienza o corruzione dell’apparato giudiziario

32. Teoria dei

conflitti culturali Sellin 1938 – La Teoria dei conflitti culturali dà conto del fatto che in

un

medesimo individuo si contrappongano diversi sistemi culturali e questa

sarebbe una delle principali cause del venir meno degli abituali parametri

regolatori della condotta sociale. Sellin elaborò tale teoria analizzando

l’imponente flusso immigratorio verificatosi negli USA nei primi decenni del

1900. L’A. esaminò che questi immigrati non diedero un grande contributo

alla criminalità, mentre quelli di 2° generazione (i figli) contribuirono in

maniera massiccia alla delinquenza poiché avevano perso i valori di origine

dei padri e non avevano assimilato i valori del paese ospitante. Sellin

distingue tra:

• Conflitti culturali primari: disagio del singolo individuo per l’attrito di due

sistemi culturali;

• Conflitti secondari: discriminazione e rigetto da parte della società.

33. Strutturalfunzionalismo

e

teoria della

devianza

Lo struttural-funzionalismo (USA anni ’30), studiò la Devianza. I principali esponenti

furono Parsone, Merton, Jhonson. Secondo l’orientamento in questione, il

comportamento sociale può andare dalla conformità alla devianza.

Conformità è lo stile di vita orientato e coerente con l’insieme delle norme. L’essere

conformi è il frutto di una socializzazione ben riuscita, fondamentali sono i

meccanismi psicologici più complessi dell’identificazione e interiorizzazione. Il

rafforzamento e il mantenimento della conformità è favorito dai sistemi di controllo

sociale. All’interno del comportamento conforme si possono distinguere:

• Il momento dell’apprendimento delle norme (processi di socializzazione)

• Mantenimento e rinforzo dell’apprendimento normativo

La devianza comprende le condotte che violano le norme penali, sia le regole sociali

generalmente accettate che conservino ancora credibilità e che vengano ritenute

importanti dalla società. Sia ha devianza solo quando la violazione è frutto di una

precisa scelta. La devianza presuppone nell’attore un atteggiamento di

ambivalenza: da un lato riconosce la norma come imperativa, dall’altro non ne

accetta l’autorità normativa.

34. L’anomia come

causa di devianza

Si ha anomia quando vengono a mancare le norme che si pongano come riferimento

per gli individui. Durkheim (frattura delle regole sociali, carenza di norme, di limiti).

Per Durkheim le cause dell’anomia erano da ricercarsi nell’iperstimolazione delle

aspirazioni che la società industriale ha indotto negli individui i quali non sono mai

soddisfatti e vogliono sempre di più.

Merton: si ha anomia quando la società propone delle mete ma non i mezzi per

raggiungerle. mete culturali/mezzi:

• Conformità + +

• Innovazione + -

• Ritualismo - +

• Rinuncia - - (vagabondi, alcolizzati)

• Ribellione -+ -+ (sostituzione delle mete culturali con mete diverse: ribelle,

contestatore…).

35. Teoria delle

associazioni

differenziali

SUTHERLAND con la Teoria delle associazioni differenziali afferma che il

comportamento delinquenziale è appreso, non dalla semplice imitazione, ma

mediante l’associazione interpersonale con altri individui delinquenti. IL termine

associazione differenziale dà conto della semplice partecipazione a certi gruppi sociali

“differenti”. S:Voleva formulare una teoria valida universalmente. Per S: non

esisterebbe una criminalità innata. Non tutti i gruppi hanno la medesima capacità di

influenzare la condotta degli individui, dunque sono quelli frequentati con

• maggiore intensità

• maggiore durata e anteriorità

Tarde parlò di imitazione sociale.

36. La criminalità dei

colletti bianchi

SUTHERLAND – La criminalità dei colletti bianchi riguarda quei reati compiuti dai

dirigenti delle imprese, industriali, finanziarie, commerciali e dai professionisti. I reati

riguardano: frodi nei bilanci, evasioni fiscali, bancarotta fraudolenta. Questi studi

aprirono la strada alle indagini sul numero oscuro. Principali caratteristiche:

- ha luogo dove si producono beni e servizi

- Indice di occultamento molto elevato

- gli autori godono di alto tasso di impunità

- è minore l’atteggiamento di censura da parte della società (disonesto invece di

delinquente).

37. Gli sviluppi

dell’indirizzo

individualistico e la

criminologia clinica

La fine della IIa Guerra Mondiale ha comportato la nascita dei due grandi blocchi USA

URSS. Anche l’ambito della sociologia risentì di questo clima dando vita ai due filoni:

• Criminologia di sinistra: di ispirazione marxista;

• Criminologia di destra: ancorata agli ideali di democrazia e libertà.

L’indirizzo individualistico, non subì l’influsso di una particolare corrente politica,

ma fu soprattutto incentrato su una nuova politica penale di risocializzazione.

Criminologia di passaggio all’atto: perché certi individui a parità di condizione e

ambiente passano ad agire in maniera criminosa e altri no.

Criminologia clinica: Benigno di Tullio. Cultore di criminologia anche durante il

fascismo. Tale disciplina venne concepita come volta allo studio non dei fenomeni

generali ma del singolo delinquente a fini diagnostici, prognostici e terapeutici. Fu

molto importante la stretta collaborazione tra diritto penale e criminologia. Alla CC

spetta il ruolo di attuare la prevenzione speciale, attraverso la osservazione

scientifica del reo. Il carcere serviva a punire, ma soprattutto a curare.

38. la nuova Difesa

sociale e la politica

penale della

risocializzazione


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Criminologia. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Introduzione allo studio della criminologia, Scienze Criminali, Diritto penale, Atto illegale o illegalità o illeciti penali, Indiziato, indagato,imputato, appellante, ricorrente, ecc.


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Lugnano Silvio.

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