Capitolo 11. Definizione di criminologia e ruolo del criminologo
Cosa intendiamo per criminologia?
La criminologia è lo studio scientifico della criminalità, del delinquente e del rispettivo comportamento criminale. In particolar modo i criminologi studiano la natura del crimine cercando di individuare e spiegare i fattori connessi al reato e studiando il comportamento antisociale dei delinquenti. La criminologia è una scienza autonoma ma allo stesso tempo integrata poiché trae spunto da una serie di campi come la sociologia, psicologia, psichiatria, ecc. quindi i criminologi insediando le loro radici in vari ambiti e avendo una formazione quasi a 360 gradi contribuiscono allo studio della criminalità soprattutto effettuando delle ricerche scientifiche in modo tale da analizzare le diverse aree e tipologie di crimine.
Si cerca di analizzare i vari comportamenti criminali all'interno della società in base a vari fattori come il sesso, l'etnia, la religione, classe sociale, ecc. Quindi il ruolo del criminologo non è soltanto quello di capire, studiare il tipo di criminalità, ma ha anche il compito di andarla a sviscerare proprio dal suo interno in modo tale da avere una chiara visione del fenomeno che si vuole analizzare.
Per molto tempo gli studiosi di criminologia hanno cercato di dare una risposta alla domanda: “Quali sono le cause del delitto?” Poiché ci troviamo in una società molto complessa è difficile giungere a una conclusione attraverso un processo di causalità lineare. A proposito di ciò è stato dato un notevole contributo introducendo la teoria dei sistemi che permette attraverso delle analisi statistiche di produrre e collegare una massa di dati tale da poter costruire delle reti di relazioni attraverso fenomeni ricorrenti.
Il Mannheim ci invita a definire la criminologia come una disciplina multifattoriale in quanto è sia una scienza idiografica, cioè che studia i fatti e le cause degli eventi, e sia nomotematica in quanto mira a scoprire le leggi scientificamente valide. Il criminologo assume un doppio ruolo: di teorico e ricercatore.
- Teorico: sviluppa teorie e tenta di trovare spiegazioni ai comportamenti criminali.
- Ricercatore: queste teorie però devono essere sottoposte a verifiche scientifiche per verificarne la loro attendibilità.
Obiettivi della criminologia
In conclusione la criminologia si prefigge i seguenti obiettivi:
- Individuare, definire e descrivere i principali comportamenti devianti all'interno della società.
- Analizzare ed interpretare i dati che si posseggono relativi alla criminalità.
- Dare delle spiegazioni teoriche riguardanti i comportamenti criminali e devianti.
L'approccio scientifico
Per studiare il comportamento deviante e criminale ci possono essere diversi approcci, ma quello che interessa alla criminologia è l'approccio scientifico. Le linee guida che riguardano questo metodo sono: obiettività, dato fattuale, precisione, valutazione e verificazione.
- Obiettività: qualità principale del metodo scientifico. Si riferisce allo studio del fenomeno senza pregiudizi e senza che venga messo in ballo il proprio moto d'animo. La valutazione perciò dev'essere meramente oggettiva, senza elementi di soggettività.
- Dato fattuale: e quindi dalle indagini che vengono svolte emergono dei dati, che andranno considerati tali solo quelli che sono stati elaborati tramite l'applicazione di metodi scientifici e fatti con obiettività.
- Precisione: elemento molto importante che deve essere rispettato durante le delicate fasi di raccolta di analisi e dati molto complessi e delicati.
- Valutazione: altri studiosi della materia valutano quanto è stato raccolto per arrivare sempre ad un risultato quanto più obiettivo possibile.
Ed infine proponiamo la schema dei tre stadi di Popper: l'interesse di Popper è quello del metodo di controllo dove interviene il principio di falsificabilità: secondo Popper si studia un problema, lo si tenta di risolvere tramite teorie che non sono altro che ipotesi, di queste si eliminano quelle false e le teorie che resistono ai metodi di falsificazione vengono considerate valide.
Prospettive di criminologia a indirizzo psicologico
Si suddivide in psicologia criminale, giudiziaria, investigativa. Quella criminale individua i fattori psicologici che determinano i comportamenti antisociali riferendosi alle caratteristiche della personalità dell'autore. Questa psicologia la troviamo sia in fase peritale che nel successivo trattamento penitenziario. Quella giudiziaria studia tutte le figure presenti nel contesto legale (imputati, vittime, testimoni, ecc.) e comprende la psicologia della testimonianza e della confessione che vengono lì raccolte in ogni fase del processo con lo scopo di valutarne l'attendibilità e la veridicità. Di quella investigativa invece un massimo esponente lo ritroviamo in David Canter che definisce la psicologia applicabile all'attività investigativa e giudiziaria. Riassumendo gli scritti di Canter, questa disciplina serve a supportare la verifica delle ipotesi investigative, formare gli investigatori riguardo i temi della psicologia della vittima e dell'autore riguardo le tecniche di interrogatorio; monitorare queste tecniche per accertare la credibilità dei testimoni e degli indagati e sviluppare un'autopsia psicologica cioè un metodo per analizzare tutte le caratteristiche della vittima per raccogliere informazioni utili circa il movente, le dinamiche, il modus operandi in modo tale da collaborare allo studio del profiling dell'assassino.
Prospettive di criminologia a indirizzo sociologico
Partiamo dal pensiero di Vilfredo Pareto il quale dice che nel corso della storia il potere è sempre stato gestito da pochi e che in ogni attività alcuni eccellono di più, altri meno: secondo Pareto dalla natura del rapporto che le élites instaurano con la massa si realizzano i vari modelli di società, e questa relazione è essenziale per la stabilità del sistema. Da queste premesse derivano due termini: consenso (appoggio all'azione dei governanti) e conflitto (opposizione all'azione dei governanti).
- Teorici del consenso: la società si basa su relazioni rette da cooperazione e accordo: se ogni parte svolge correttamente il proprio compito, unito a tutte le altre contribuirà a formare una società stabile. E il comportamento criminale alla base vuole avere appunto ordine e consenso che regolino il sistema.
- Teorici del conflitto: la società non è uniforme: alcuni valori sono in contrasto con altri e questo porta a scatenare la criminalità ed in questo caso chi detta regole e norme stabilisce chi è criminale e chi no.
Poi abbiamo il paradigma dell'interazionismo che modifica ulteriormente i pareri espressi fino ad ora: si basa sulla vita sociale di ogni individuo di tutti i giorni i quali interagiscono con le situazioni sociali che gli capitano quotidianamente e interagendo con gli altri arrivano a determinare il perché dei loro comportamenti e del loro modo di interagire. Quindi grazie a questa interazione vengono appresi modelli criminali e soprattutto attraverso un processo di interazione simbolica fatta di gesti, modi di essere, ecc. Per questa categoria i criminali sono coloro che la società etichetta come quelli che sono devianti riguardo la violazione delle regole sociali.
Devianza e criminalità. Diritto penale e criminologia
La criminologia considera il crimine come la forma più grave di comportamento deviante che non segue le regole imposte dalla società, mentre come criminale il comportamento che viola le leggi penali del contesto a cui si fa riferimento. In ogni società ci sono dei gruppi di soggetti che hanno il compito di fornire tecniche e procedure con lo scopo di garantire il mantenimento di una società che rispetti le regole e le leggi. Questo avviene grazie al processo di socializzazione: consiste nell'interiorizzazione di valori, credenze e modelli socialmente accettati; in tal modo si arriva a sviluppare un sistema di controllo interiorizzato, la cd coscienza regolatrice, il famoso super io di origine freudiana.
La prima forma di socializzazione avviene all'interno dell'habitat di nascita: la famiglia, da cui si assimilano usi, tradizioni, leggi, costumi, ecc. Esistono due tipi di controllo all'interno della società:
- Informale: al quale si affidano le società più piccole e meno complesse. Chi viola le norme viene sottoposto o all'ostracismo oppure al pubblico lubidrio.
- Formale: più le società sono complesse e più il controllo informale perde efficacia, e subentra il controllo formale. I meccanismi del controllo formale altro non sono che le leggi scritte, potere legislativo, giudiziario e tutti quei sistemi in cui lo stato ha il monopolio e il compito di mantenere ordine nella società.
Si sono avute delle discussioni riguardanti i “mala in se”: delitti naturali immutabili nel tempo in quanto offendono beni che sono fondamentali per ogni società, e i “mala quia prohibita”: atti devianti condannati dalla collettività; questi comportamenti per Bianchi sarebbero dei comportamenti antisociali non criminali in quanto testimoniano il grado di socializzazione di una persona e la sua relativa personalità. Riguardo ciò ci sono tre tipi di prevenzione:
- Primaria: riguarda la sfera sociale e gli interventi di politica sociale.
- Secondaria: si tratta di individuare tempestivamente i sintomi di disagio sociale per intervenire in tempo.
- Terziaria: limitare i danni di fatti già accaduti, evitando la cd recidiva.
Capitolo 21. Problematiche generali
Secondo Friday il problema a cui può andare incontro un ricercatore nello studio della criminalità è quello riguardante la relazione fra la popolazione e la posizione politica sia del paese analizzato che di quella dello stesso ricercatore. Lo scopo della criminologia infatti è quello di fornire le indicazioni per un'adeguata ed efficace attività di controllo sociale. Questa attività si svolge secondo tre punti:
- Prevenzione primaria: si occupa di ridurre la criminalità attraverso interventi di politica sociale come lotta alla disoccupazione, analfabetismo, assistenza alle famiglie di categorie deboli.
- Prevenzione secondaria: si occupa di ridurre le devianze iniziali di comportamento che sono presenti già dalla prima adolescenza.
- Prevenzione terziaria: si occupa di recuperare i condannati attraverso metodi risocializzanti sia all'interno che all'esterno delle strutture penitenziarie.
La ricerca empirica di un fenomeno criminale
La ricerca empirica di un fenomeno criminale consiste nell'utilizzo di metodologie che hanno lo scopo di raggiungere una conoscenza abbastanza approfondita di un fenomeno in modo tale da ottenere una teoria da verificare con successive indagini. Il punto di partenza è quello di formulazione di un'ipotesi che definisce il campo d'indagine ovviamente senza prevedere i risultati. Una volta formulata l'ipotesi da dimostrare:
- Analisi della letteratura sull'argomento.
- Scelta del metodo da utilizzare, influenzata quasi sempre dal tipo di formazione di cui dispone un ricercatore (può essere un medico, giurista, psicologo, ecc.) e degli strumenti da utilizzare (interviste, questionari, ecc.).
- A seconda del metodo poi si decide quale approccio utilizzare:
- Quantitativo: quantifica il fenomeno e può essere a sua volta esplicativo → spiega perché si verifica il fenomeno oppure descrittivo → descrive come questo fenomeno si verifichi in un determinato periodo storico.
- Qualitativo: studia le caratteristiche, le connessioni logiche fra i fenomeni osservati.
- Svolgimento di uno studio pilota: si prova lo strumento prescelto su un certo numero di campioni per verificare se effettivamente funzioni, se ci sono delle problematiche e quindi eventualmente risolverle, per evitare di spendere tempo e costi inutilmente e senza risultati.
- Raccolta dei dati attraverso lo strumento utilizzato.
- Elaborazione dei dati, dopo averli codificati, attraverso uno strumento informatico prescelto.
- I dati ottenuti ed elaborati vengono poi sintetizzati e rappresentati e quindi visualizzati in tabelle che li schematizzano in modo tale che il ricercatore abbia una visione immediata e più semplice dei dati ottenuti.
- Fase finale: interpretazione dei dati ottenuti.
Il concetto di "serendipity"
A questo punto ci andiamo ad imbattere nel concetto di “serendipity”, cioè la valorizzazione del dato nuovo. Attraverso quali strumenti?
Il questionario
È un piano strutturato di domande che consente la raccolta dei dati in tempo breve che può essere spedito ad un numero elevato di persone contemporaneamente, ovviamente persone specifiche per compilare quel questionario. Rispetto ad altre metodologie i questionari sono meno costosi, per questo in criminologia sono molto usati. Però presentano alcune problematiche:
- Rifiuto di rispondere.
- Persone che potrebbero fraintendere o non capire le domande, che hanno difficoltà ad interpretarle.
- Persone che rispondono in modo differente alla stessa domanda ma posta in momenti diversi.
L'intervista
Basata sull'incontro di un soggetto (un deviante, vittima o detenuto) e l'intervistatore. Può avvenire faccia a faccia, per telefono, per via telematica. A differenza del questionario che è compilato in maniera autonoma dalle persone partecipanti, quest'ultima è svolta direttamente da un intervistatore professionista che in base alla scheda fornitagli dal ricercatore pone le apposite domande. È normale che con questo tipo si aumentano i costi e i tempi di ricerca ma si vanno ad eliminare il problema del rifiuto di risposta, in quanto se ad esempio una domanda non è chiara l'intervistatore può riformularla in modo più chiaro e in modo tale da creare un rapporto di fiducia reciproca in quanto il comportamento dell'uno è proporzionale a quello dell'altro. Ecco perché c'è bisogno di una modalità relazionale quanto più empatica possibile. Può essere di due tipi:
- Strutturata: in modo tale da raccogliere un certo numero di info dalle persone scelte per l'indagine. Le domande che vengono poste devono necessariamente avere delle risposte che soddisfino gli obbiettivi della ricerca in modo tale da poterne elaborare i dati. In questo caso si invita l'intervistatore a collaborare.
- Semi-strutturata: è definito da uno schema di massima da rispettare, è più informale perché il colloquio si sviluppa in base alle risposte che vengono date dall'intervistato.
Intervista di gruppo
Durante le interviste di gruppo, quest'ultimo sente di poter esercitare uno strumento di potere, una pressione per un eventuale cambiamento. All'interno di questo gruppo si verificano delle dinamiche, tra queste troviamo i meccanismi di difesa costituiti dalla fuga dal passato → per evitare di ricevere domande su situazioni attuali, confusione di ruolo → tendenza di alcuni intervistati ad assumere la conduzione al posto dell'intervistatore o ancora formazione di sottogruppi dovuti alle diverse età. Si possono verificare anche episodi di gruppi come:
- I silenzi: ai quali si può ovviare ponendo domande non impegnative come nome, cognome, età, ecc. per poi arrivare al punto dell'intervista.
- Episodi di aggressività: in forma latente con risposte a monosillabi o povere e in forma manifesta con comportamenti di irritazione e fastidio.
- Espressioni di risonanza: come un'onda, quando uno inizia ad esprimere una problematica gli altri a catena lo seguono, e questo fenomeno ci permetterà anche di individuare il presunto leader del gruppo che può essere sempre lo stesso o può anche variare.
La ricerca sperimentale
La ricerca del metodo sperimentale implica che ci siano due gruppi di soggetti: gruppo di campione o sperimentale e gruppo di controllo. Entrambi i gruppi devono contenere membri che siano simili di età, sesso, quoziente intellettivo, classe sociale, ecc. Al gruppo campione viene somministrato un farmaco, mentre a quello di controllo viene somministrata una sostanza innocua, un “placebo”. Successivamente vengono confrontati i diversi comportamenti aggressivi fra i due gruppi e viene fatto un confronto con il comportamento che si aveva prima dell'assunzione del farmaco. Nella criminologia questo metodo sarebbe l'ideale ma è molto costoso.
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