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• Reagiscono mettendo in atto comportamenti delinquenziali.

BANDE CRIMINALI Per esempio: furto per avere disponibilità economica o rapina.

• Hanno ad oggetto una violenza fine a sé stessa (o

BANDE CONFLITTUALI vandalismo). Esse servono per spiegare comportamenti che

altrimenti non avrebbero motivazione, i quali vengono spiegati

come modo per aggredire il sistema e quelle mete che esse

non potranno raggiungere.

• Si tratta di giovani che si rifugiano nell’alcolismo o

BANDE tossicomania e scelgono la fuga per scappare dalla società

ASTENSIONISTICHE con la quale non riescono a confrontarsi.

TEORIA DELL’ETICHETTAMENTO

8.

Generalmente la DEVIANZA è vista come una violazione consapevole di norme codificate o di un

costume. La teoria dell’etichettamento vede la devianza in modo opposto; si basa su una DISTINZIONE

PER CLASSI SOCIALI ed è legata a divisioni derivanti dalle classi sociali. Viene attribuita molta

importanza alle REAZIONI SOCIALI (risposte della cultura dominante ai comportamenti devianti). La

reazione sociali differisce perché, essendoci differenza tra le classi sociali, si tratta principalmente della

reazione sociale delle classi dominanti. LA DEVIANZA E LA CRIMINALITÀ SONO IL FRUTTO DI

ETICHETTAMENTO RELATIVO DELLA SOCIETÀ. IL DEVIANTE È QUEL SOGGETTO CHE UNA

PARTE DELLA SOCIETÀ ETICHETTA COME TALE; PERTANTO, UN SOGGETTO È RITENUTO

DEVIANTE NON PERCHÉ LO È REALMENTE, MA PERCHÉ LA CLASSE SOCIALE DOMINANTE LO

REPUTA COME TALE. Non è il singolo soggetto che viola la norma. Ciò fa comodo alla società perché, in

tal modo, distoglie l’attenzione da altri comportamenti. Nascono, inoltre, i concetti di:

• Soggetto contro cui polarizzare tutto lo sdegno per il crimine

CAPRO ESPIATORIO

• Sono criminali solo coloro che commettono certi reati, più frequenti.

STEREOTIPO DEL

CRIMINALE

La devianza si può consolidare e passare

• condotta deviante iniziale con possibilità di rientrare nella conformità

da DEVIAZIONE

PRIMARIA

• effetto della reazione sociale; il soggetto si percepisce come

a DEVIAZIONE deviante.

SECONDARIA

TEORIA DELLA DEVIANZA SECONDO MATZA

9.

Si approccia alla devianza e delinquenza in modo diverso: non vi è una netta differenza tra i valori

socialmente accettati e quelli dei soggetti che delinquono. Questi ultimi non sono totalmente estranei ai

valori della società perché alcuni giovani si pentono successivamente dell’atto commesso. LA

DELINQUENZA È VISTA COME DERIVANTE DALLA CONOSCENZA DELLE TECNICHE

PSICOLOGICHE. Il comportamento delinquente deriva dalla messa in atto delle TECNICHE DI

NEUTRALIZZAZIONE, delle quali MATZA ne definisce cinque:

a) NEGAZIONE DELLA PROPRIA Il soggetto si percepisce come trascinato nella

RESPONSABILITÀ situazione, attribuendo ad altri la responsabilità.

b) MINIMIZZAZIONE DEL DANNO Il soggetto considera il suo comportamento come

vietato, ma non immorale e valuta la gravità in

base al danno subito dalla vittima.

c) NEGAZIONE DELLA VITTIMA Il soggetto, pur ammettendo la sua colpa, ritiene

che non si tratti di una ingiustizia perché la vittima

meritava il trattamento subìto (il colpevole opera

come giustiziere).

d) CONDANNA DI COLORO CHE Il soggetto condanna chi disapprova la sua

CONDANNANO condotta (per esempio: polizia corrotta).

e) RICHIAMO A IDEALI PIÙ ALTI Sacrifica le istanze generali della società a

vantaggio di ideali eticamente superiori.

Tale teoria è affetta da un DETERMINISMO DEBOLE perché il soggetto non è sempre o conforme o

delinquente, ma si trova in un limbo e reagisce di volta in volta alle richieste dell’una o dell’altra, senza

scegliere definitivamente, e percepisce un sincero pentimento.

LA DEVIAZIONE NON NASCE DA FATTORI SOCIOLOGICI.

PSICOLOGIA E CRIMINALITÀ

L’APPROCCIO INDIVIDUALISTICO è relativo allo studio dei singoli fattori individuali, in cui si parla di

componenti di vulnerabilità individuale: si tratta di fattori che predispongono un soggetto piuttosto che un

altro a comportarsi in modo diverso (deviante o non deviante) e sono indipendenti dalla pressione della

società. I teorici che hanno spiegato la criminalità hanno affermato che un soggetto delinque tanto più sono

le componenti individuali che sono importanti nel suo comportamento, tanto meno sono incisive le

caratteristiche dell’ambiente che lo circonda. Il primo esempio è la PSICOANALISI DI FREUD; essa non

nasce in ambito psicologico, ma ha come obiettivo il dare interpretazione alla struttura psicologica. Freud

introduce in ambito psicologico due concetti fondamentali:

• VISIONE DINAMICA DELLA

PSICHE

• Insieme di forze psichiche profondamente collegate ai nostri

INCONSCIO pensieri/bisogni di cui non siamo consapevoli.

VISIONE DINAMICA DELLA PSICHE

La nostra personalità è costituita da tre componenti che lavorano tra loro in modo dinamico:

1. ES O COMPONENTE Tutti i contenuti dell’es sono inconsci e al suo interno vi sono i

BIOLOGICA fattori psicologici ereditari che abbiamo da quando nasciamo,

più i nostri sentimenti/pulsioni. Secondo Freud il motore della

nostra energia psichica deriva dall’Es. Da esso partono degli

istinti/piaceri secondo il principio del piacere (soddisfacimento

delle pulsioni). All’interno dell’Es ci sono DUE ISTINTI

OPPOSTI:

•DI VITA

•DI MORTE

(la loro tensione crea il principio del piacere).

2. IO O COMPONENTE È la parte conscia della personalità. Agisce secondo il

ESECUTIVA principio di realtà, valuta le offerte del mondo reale e se dare

o meno soddisfacimento alle pulsioni dell’Es. Esso serve per

il rapporto con la realtà.

3. SUPER- O COMPONENTE Si tratta di un arbitro morale interno, delle norme sociali

IO SOCIALE O MORALE dateci all’infanzia. Esso controlla che la condotta sia

conforme alle regole e tenga a bada le pulsioni dell’Es. Non

tutti abbiamo interiorizzato gli stessi valori etici e morali; per

questo ci sono persone molto rigide con sé stesse e altre che

hanno un super-io più elastico.

Tali tre istanze interagiscono in modo dinamico tra di loro. La concezione dinamica della personalità è

formata da meccanismi interiori e quando vi è una situazione di compensazione e armonia si trova

l’equilibrio. Quando, invece, vi sono dei conflitti tra istanze interiori del soggetto e tra soggetto e ambiente,

si forma ANSIA O ANGOSCIA, distinta in tre tipi:

• Pericolo di qualcosa di reale

REALE Non molto gravi

• Si teme il giudizio negativo altrui

SOCIA

LE

• Deriva dal timore del Super-io; mancato equilibrio tra la Più pericolosa

NEVRO coscienza (dover essere) e le pulsioni.

TICA

Vi sono diversi meccanismi di difesa dell’io quando proviamo ansia o angoscia, che dovrebbero ristabilire

l’equilibrio:

• Qualcosa che fa molto male al soggetto viene rimosso dall’inconscio.

RIMOZIONE

• Sposta un sentimento da un soggetto ad un altro.

DISLOCAZIONE

• Usa l’energia psichica per raggiungere un obiettivo ritenuto superiore.

SUBLIMAZIONE

• Proietta su altri ciò che crea a me dei problemi.

PROIEZIONE

• Distruggo ciò che mi crea fastidio.

FORMAZIONE

REATTIVA

• Nella creazione della nostra personalità passiamo diverse fasi. La

FISSAZIONE fissazione significa che un soggetto rimane fissato ad una fase

pregressa della personalità.

• Soggetto che regredisce ad uno stadio infantile (per esempio: per

REGRESSIONE gelosia).

• Con un soggetto.

IDENTIFICAZIONE

ALEXANDER E STAUB (1929)

Vi furono altri studiosi che usarono la psicoanalisi per identificare alcuni meccanismi della criminogenesi.

Alexander e Staub partono DANDO PER CORRETTA L’IDEA DI FREUD e formulano delle loro ipotesi.

Secondo la loro opinione, partendo dall’idea di criminalità di Freud, LA CRIMINALITÀ NASCE QUANDO IL

CONTROLLO DEL SUPER-IO È RIDOTTO, FINO A SPARIRE. Gli stadi sono i seguenti:

1. NORMALITÀ Il super-io funziona correttamente ed effettua un pieno controllo sull’Es.

2. DELINQUENZA Vi è ancora un pieno controllo, mentre la condotta criminale è solo

FANTASMATICA nell’ambito della fantasia (pertanto non viene esternata o realizzata).

3. DELINQUENZA La condotta che caratterizza la delinquenza colposa non è intenzionale,

COLPOSA ma dovuta a negligenza o imperizia. Per esempio: guida pericolosa.

4. DELINQUENZA La condotta criminale deriva da un conflitto psichico.

NEVROTICA

5. DELINQUENZA Si verifica un momentaneo slivellamento del controllo del super-io in casi

OCCASIONALE E eccezionali.

AFFETTIVA

6. SUPER-IO Il super-io è già di per sé criminale e l’Io può realizzare senza ostacoli le

ANOMALO pulsioni anti-sociali.

L’ADEGUAMENTO ALLA VITA SOCIALE È CONNESSO

ALL’EFFICIENZA DEL SUPER-IO.

Altri CONTRIBUTI DELLA PSICOANALISI all’analisi della criminogenesi e criminodinamica sono:

• La struttura del super-io può essere compromessa da disturbi nel

FAMIGLIA E SUPER-IO rapporto con le figure parentali. Ci possono essere figure genitoriali che

vanno da un polo all’altro (da assenti a troppo oppressivi).

• Si tratta di una delinquenza nevrotica, in cui il delinquente commette il

DELINQUENZA PER reato al solo scopo di essere punito. Vi è un senso di colpa per altri

SENSO DI COLPA motivi che precede la commissione del reato. È, inoltre, una delinquenza

atipica perché, di solito, il senso di colpa segue la commissione del reato.

• La delinquenza è intesa come un mezzo per soddisfare direttamente le

FISSAZIONE ALLA pulsioni.

FASE DEL PRINCIPIO DEL

PIACERE

• Si tratta di un modo impulsivo di comportarsi per sfogare l’ansia derivante

ACTING-OUT da un eccesso di frustrazione.

• Tanto più la soglia è bassa, tanto più il soggetto può reagire con

BASSA SOGLIA DI aggressività o impulsività alla frustrazione.

TOLLERANZA ALLA

FRUSTRAZIONE

• Il delinquente non riesce a capire il dolore e la sofferenza altrui; di

INCAPACITÀ DI conseguenza non controlla la violenza.

IDENTIFICARSI CON IL

PROSSIMO

• Il soggetto si identifica in figure per lui altamente frustranti.

IDENTIFICAZIONE

DEL FRUSTRATO CON IL

FRUSTRATORE

Tale impostazione psicologica presenta dei LIMITI e delle SCORRETTEZZE:

• vi è il rischio di DERESPONSABILIZZAZIONE DEL DELINQUENTE perché presenta caratteristiche

particolari che lo “scusano”.

• DETERMINISMO della psicoanalisi.

• La DELINQUENZA VIENE VISTA COME UNA MALATTIA, ma in realtà, non sempre il soggetto è

incapace di intendere e di volere.

ELEMENTI DI NOSOGRAFIA PSICHIATRICA

IL DISTURBO MENTALE

1.

Per disturbo mentale si intende ogni SINDROME (insieme di sintomi) DI INTERESSE PSICHIATRICO

connessa ad una disfunzione psichica o biologica o comportamentale che produca disagio, sofferenza o

disabilità nel funzionamento sociale.

IL RITARDO MENTALE

2.

È un DEFICIT SIGNIFICATIVO DEL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO che comporta inadeguatezza o

incapacità dell’adattamento sociale. Il difetto riguarda “l’intelligenza”, funzione complessa che esprime

diverse attitudini psichiche. A seconda del diverso grado di compromissione, si verifica il ritardo mentale:

• LIEVE

• MODERATO

• GRAVE

• GRAVISSIMO .

Le cause sono prevalentemente organiche, ma influenzano anche fattori psicosociali.

LE DEMENZE

3.

Anche in tal caso è presente un DEFICIT DELL’INTELLIGENZA, il quale non è conseguente ad un

arresto dell’intelligenza stessa, ma è un deterioramento subentrato dopo il conseguimento di una normale

maturazione psichica. Il deterioramento mentale è dovuto a molteplici cause morbose.

LE PSICOSI

4.

La psicosi non è una specifica entità morbosa, ma una SINDROME che può presentarsi nel corso diverse

malattie morbose. Essa consiste in una rilevante ALTERAZIONE DI MOLTEPLICI FUNZIONI

PSICHICHE che impedisce l’integrazione con la realtà oggettiva. Gli elementi che possono far pensare ad

una psicosi sono:

• DELIRIO

• ALLUCINAZIONE

• DISTURBI DEL PENSIERO

• ALTERAZIONE DELLA COSCIENZA DELL’IO.

LA SCHIZOFRENIA

5.

La schizofrenia è caratterizzata da alcuni tratti fondamentali:

• perdita della unitarietà della funzione integratrice dell’Io;

• perdita del rapporto con la realtà;

• prevalenza del mondo interno sui contenuti oggetti della realtà;

• incoordinazione tra affettività, pensiero, volontà e condotta;

• relazioni difficoltose con gli altri;

• esordio nella prima adolescenza (in seguito a situazioni stressanti o per intossicazione da

sostanze) con decorso più o meno cronico, a volte accompagnato da progressivo deterioramento

del patrimonio intellettivo;

• in molti si rileva una personalità pre-morbosa;

• i sintomi sono DELIRI e ALLUCINAZIONI, accompagnati da comportamenti bizzarri.

Vi sono quattro TIPI DI SCHIZOFRENIA:

a) TIPO PARANOIDEO La schizofrenia è caratterizzata da un sistema delirante bizzarro,

assurdo, incoerente ed incomprensibile. In essa sono presenti

allucinazioni e alterazioni dell’umore.

b) TIPO La schizofrenia consiste in una disorganizzazione del pensiero e

DISORGANIZZATO del comportamento. Anche in tal caso emergono deliri e

allucinazioni prevalentemente sotto forma di voci.

c) TIPO CATATONICO Tale di schizofrenia è espresso principalmente attraverso

l’apparato psicomotorio; infatti la catatonica è rappresentata da

immobilità prolungata e scoppi di eccessiva attività motoria,

oppositività o mutismo, posture bizzarre.

d) TIPO RESIDUO In tale schizofrenia non vi sono comportamenti psicotici eclatanti; il

comportamenti è meno alterato anche se sono frequenti il ritiro

sociale, inadeguatezza delle relazioni, comportamenti strani e

bizzarri.

Il decorso della schizofrenia tende ad essere CRONICO, con alcuni episodi particolarmente acuti. Le

forme più favorevoli, dopo un iniziale episodio acuto, tendono a regredire consentendo al paziente di

ritornare alla vita normale. In casi meno fortunati, il recupero dopo la fase acuta non è completo e

vengono alternati momenti di lucidità a momenti di squilibrio. Gli ESITI DELLA SCHIZOFRENIA possono

essere diversi: possiamo avere

• UN RECUPERO PARZIALE O TOTALE O

• INVALIDITÀ CRONICA O

• MORTE TRAUMATICA O SUICIDA .

Tipico della schizofrenia è la MANCANZA DI CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO STATO

PSICOPATOLOGICO; pertanto, il paziente non si rende conto delle sue allucinazioni e sei suoi deliri; di

conseguenza non vede la necessità di curarsi. Spesso la terapia, anche dopo un singolo episodio

schizofrenico, dura alcuni anni. Per evitare ricadute vengono somministrati psicofarmaci, accompagnati

altresì da controlli clinici regolari e attività di gruppo che riabilitino la socializzazione del paziente. Infine,

È ERRATO AFFERMARE CHE LA SCHIZOFRENIA COMPORTI SEMPRE L’INCAPACITÀ DI

INTENDERE E DI VOLERE perché nelle fasi di relativo equilibrio il soggetto è in grado di effettuare delle

scelte ed porre in essere comportamenti da lui voluti.

DISTURBO DELIRANTE O PARANOIA

6.

Esso è caratterizzato per la presenza di almeno un mese di deliri (disturbo del contenuto del pensiero)

non bizzarri perché, a differenza della schizofrenia, il disturbo ha caratteristiche di coerenza, stabilità,

plausibilità e sistematicità. Lo spunto del delirio appare plausibile e realistico. In generale, il delirio nasce

da una distorsione cognitiva, ossia da una percezione delirante attraverso cui stimoli esterni diversi

vengono interpretati con significati minacciosi. Ciò che connota il delirio è la certezza di tali convinzioni e

la loro immodificabilità anche davanti alle smentite. Il soggetto mantiene un adeguato funzionamento: il

suo comportamento non è eccessivamente bizzarro. Vi sono diversi tipi di paranoia:

a) EROTOMANICO Il soggetto crede con fermezza di essere amato da un persona di

ceto superiore. Ciò lo spinge a cercare di incontrare o contattare il

presunto amante, facendogli porre in essere comportamenti

disturbanti (per esempio: stalking, chiamate, …).

b) DELIRIO DI Il soggetto è convinto di essere a contatto con la divinità, si atteggia

GRANDEZZA a profeta, cerca di raccogliere seguaci, si sente investito da una

missione moralizzatrice.

c) GELOSIA Tale tipo di paranoia è basato sulla tematica del tradimento e la

certezza, anche se infondata, dell’infedeltà del partner. Ciò può

condurre il paziente a scenate, pedinamenti, fino all’aggressione e

all’omicidio del partner o del presunto rivale.

d) DELIRIO DI La persona crede di essere oggetto di molestie, calunnie e

PERSECUZIONE ingiustizie. Il paziente teme di essere spiato, perseguitato, ingannato

o avvelenato.

e) SOMATICO Si tratta della convinzione di essere malati o di possedere difetti

fisici.

f) MISTO Non vi è una prevalenza di un tema su un altro.

g) FANTASTICO O Esso coinvolge familiari o vicini di casa ed è caratterizzato da errate

PERSECUTORIO percezioni visive e uditive che possono comparire in pazienti anziani

o a causa di un progressivo deterioramento cognitivo e conseguente

perdita di autonomia.

La condotta non troppo eccentrica del paranoico permette un adeguato funzionamento sociale, lavorativo

e familiare. Tuttavia, la rigidità psicologica, l’immodificabilità e la fede acritica nelle proprie convinzioni

posssono essere causa di reati di diverso tipo (sono tipiche la violenza privata, la molesta, l’ingiuria,

l’offesa, e così via). SCHIZOFRENIA PARANOIA

Deliri senza motivazioni plausibili e I deliri possono avere delle motivazioni

comportamenti bizzarri plausibili

Non comporta incapacità di intendere e di Comporta incapacità di intendere e di

volere volere

Influisce nell’adeguamento sociale e Non influisce nel rapporto con la realtà.

lavorativo

DISTURBI DELL’UMORE

7.

Si tratta di DISTURBI PSICHICI che si connotano per una ALTERAZIONE DELL’UMORE. Mentre i nostri

sentimenti sono temporanei, L’UMORE È LO STATO PERMANENTE DELLA NOSTRA DISPOSIZIONE

SENTIMENTALE, capace di colorire la nostra vita psichica. Esso condiziona la qualità e l’intensità dei

vissuti, oltre che alle attività cognitive, volitive e comportamentali.

• L’UMORE REATTIVO è definito come quell’umore che varia come reazione al significato piacevole

o non degli eventi della vita.

• L’UMORE FONDAMENTALE, invece, è la tendenza temperamentale dell’individuo che lo fa

essere incline al buon umore o al malumore; quindi connota la disposizione verso sentimenti

piacevoli o spiacevoli tipica di ogni persona.

I DISTURBI DELL’UMORE SONO VARIAZIONI DELLO STATO D’ANIMO che, nella maggior parte dei

casi, sono spontanee DI DURATA ED INTENSITÀ ECCESSIVE E SONO ACCOMPAGNATE DA SINTOMI

MORBOSI, ma non da allucinazioni o da idee deliranti. Tuttavia, nelle forme più gravi, al disturbo

dell’umore possono accompagnarsi le manifestazioni deliranti tipiche della psicosi (disturbo depressivo

maggiore).

Normalmente, certe situazioni di vita o età, connesse a cambiamenti dello stato sociale e biologico (per

esempio: menopausa, pensionamento, immigrazione, …), possono associarsi allo sviluppo di disturbi

dell’umore. Circa il 20% della popolazione soffrirà di un episodio depressivo. Tutte le età possono essere

colpite, con prevalenza del genere femminile, in un rapporto di 2:1.

A livello eziologico, per tali disturbi emerge un’ipotesi genetica: i disturbi dell’umore hanno un substrato

biologico rappresentato da una vulnerabilità trasmessa geneticamente. Per i disturbi dell’umore meno

gravi concorrono anche fattori ambientali.

Il successo, il conseguimento di una meta ambita o, al contrario, una sconfitta, un lutto inducono,

generalmente, al mutamento dell’umore.

A. DISTURBI DEPRESSIVI

Essi sono diversi da una normale deflessione dell’umore, principalmente per un’IDEAZIONE DI

COLPA. Il paziente depresso evidenzia un’infinita tristezza che si manifesta tipicamente al mattino

ed è accompagnata da AUTOSVALUTAZIONE. Inoltre emerge un grade disinteresse per molte

attività, una mancanza di energia, una ridotta capacità di pensare o concentrarsi, una indecisione

rilevante. Altri sintomi sono:

• perdita o aumento del peso corporeo;

• insonnia o aumento delle ore trascorse dormendo;

• agitazione o rallentamento delle attività del soggetto.

Tutto ciò può culminare in PENSIERI DI MORTE, ideazione suicida, fino a COMPORTAMENTI

AUTOLESIVI. La depressione comporta una COMPROMISSIONE DEL FUNZIONAMENTO

SOCIALE, LAVORATIVO O DELLA VITA RELAZIONALE. Possono manifestarsi altresì disturbi

psicotici come deliri e allucinazioni. Si parla dunque di EPISODIO DEPRESSIVO MAGGIORE,

nell’ambito del quale le forme depressive tendono a presentarsi come episodi aventi durata di

settimane o mesi e sono volte a risolversi con la piena ripresa del funzionamento e dell’umore.

Possono però ripresentarsi in qualsiasi momento della vita.

Si parla, invece, di DISTURBO DISTIMICO là dove sono presenti alcuni disturbi depressivi che

presentano un UMORE DEPRESSO QUASI TUTTI I GIORNI PER 2 ANNI CIRCA, accompagnati

da sintomi depressivi che non soddisfano i requisiti di un disturbo depressivo maggiore.

OMICIDIO-SUICIDIO Nelle forme più deliranti di depressione, il malato può diventare

aggressivo fino ad uccidere le persone amate e, successivamente, a

suicidarsi. Questo perché il malato vuole morire senza lasciare l’unica

realtà positiva che lo circonda.

B. DISTURBI BIPOLARI

VI È UN’ALTERNANZA TRA EPISODI DEPRESSIVI ED EPISODI MANIACALI. LA MANIA È LA

SITUAZIONE OPPOSTA ALLA DEPRESSIONE. Nel corso di un episodio maniacale si riscontra

un UMORE ANORMALMENTE E PERSISTENTEMENTE ELEVATO, ESPANSIVO O IRRITABILE,

DELLA DURATA DI ALMENO UNA SETTIMANA. Possono essere presenti:

• UNA ELEVATA AUTOSTIMA O GRANDIOSITÀ,

• AGITAZIONE,

• BISOGNO DI DORMIRE,

• FACILE DISTRAIBILITÀ,

• e così via.

NEGLI STATI MANIACALI È FACILE COMMETTERE REATI. Assume importanza il concetto di

INTERVALLO LUCIDO poiché, sia nelle forme depressive che in quelle bipolari, nei periodi di

benessere, il paziente ha piena capacità. Solo nelle forme complicate da vari fattori vi è una

cronicizzazione del disturbo che, quindi, fa escludere dall’imputabilità.

DISTURBI DI ANSIA O NEVROSI

8.

Stato di allarme che si attiva di fronte Condizione psicopatologica

ad un segnale di pericolo esterno e coinvolgente la sfera affettiva (e non

che comporta una condizione d’allerta, cognitiva) che ha come sintomo l’ansia.

massima attenzione in previsione di

un’eventuale situazione di emergenza.

Nell’uomo, non solo situazioni di reale minaccia fisica fanno scatenare l’ansia, ma anche tutte quelle

circostanze che potrebbero mettere in pericolo l’immagine che abbiamo di noi, la nostra dignità.

Le NEVROSI sono generalmente caratterizzate da un CONFLITTO DELL’INCONSCIO causato

dall’irruzione di pulsioni rimosse che cercano di emergere e creano una sensazione inconscia di “pericolo

imminente”. Per affrontare tale minaccia l’IO RICORRE A DEI MECCANISMI DI DIFESA. Nelle nevrosi il

rapporto con la realtà è mantenuto; IL SOGGETTO È PIENAMENTE CONSAPEVOLE DEI SUOI

DISTURBI e per questo motivo essi sono definiti EGO-DISTONICI e AUTOPLASTICI.

La persona riversa la sofferenza al

suo interno, piuttosto che riversarla

nell’ambiente.

TIPI DI DISTURBI D’ANSIA:

A. DISTURBI D’ANSIA GENERALIZZATA

In questo caso l’ansia è diffusa (e non limitata ad una specifica circostanza). Essa è intensa e

incontrollabile ed è presente la maggior parte della giornata e provoca una significativa

COMPROMISSIONE DEL FUNZIONAMENTO SOCIALE E LAVORATIVO. I sintomi sono:

• IRREQUIETEZZA ;

• FACILE AFFATICABILITÀ ;

• DIFFICOLTÀ DI CONCENTRAZIONE ;

• IRRITABILITÀ

;

• TENSIONE MUSCOLARE ;

• ALTERAZIONI DEL SONNO .

Nonostante il soggetto sia consapevole dell’irragionevolezza dei suoi sintomi, prova comunque

disagio intenso. Spesso l’ansia è affiancata da una DEFLESSIONE DELL’UMORE, dal un modo

pessimistico di valutare sé stesso e il mondo, da tristezza, e così via.

B. DISTURBI DA ATTACCHI DI PANICO

Essi sono caratterizzati da un breve periodo di intensa paura o disagio, durante il quale i sintomi si

sviluppano improvvisamente. Tali sintomi sono:

• Tremori ;

• Palpitazioni ;

• Sudorazione;

• Sensazione di soffocamento

;

• Dolori al petto ;

• Nausea

;

• Brividi o vampate .

Una volta ripresosi, il paziente conserva il proprio controllo con la realtà. Gli attacchi possono

svilupparsi in determinate condizioni:

• Paura di trovarsi in luoghi chiusi

CLAUSTROFO

BIA

• Paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in

AGORAFOBIA ambienti non familiari o, comunque, in ampi spazi all’aperto, temendo

di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare

una via di fuga immediata verso un luogo da lui reputato più sicuro.

C. DISTURBI FOBICI

FOBIA SPECIFICA FOBIA SOCIALE

Paura marcata e persistente di una o più

SITUAZIONI SOCIALI nelle quali la persona

è esposta a persone non familiari o al

possibile giudizio degli altri. L’individuo teme

Paura marcata e consistente dovuta alla di agire in modo umiliante o imbarazzante. Il

presenza o attesa di SITUAZIONI PRECISE. pensiero di doversi incontrare con persone

sconosciute, essere esposto ad un giudizio o

prendere la parola in pubblico determina

difficoltà sociale e lavorativa.

D. DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS

Le persone sono state esposte ad un evento estremamente traumatico, nel corso del quale si

sono trovate davanti alla morte, minaccia di morte o gravi lesioni nei propri confronti o di altri, alle

quali hanno reagito con paura intensa, impotenza e orrore. L’EVENTO VIENE RIVISSUTO

attraverso ricordi, sogni, flash-back, illusioni o allucinazioni.

Il disturbo post-traumatico da stress è diverso dal disturbo dell’adattamento perché quest’ultimo

identifica una risposta comportamentale patologica davanti a fattori stressanti che però rientrano

nella normale esperienza umana (per esempio: crescita di un figlio, divorzio, malattia, …).

E. DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Esso è caratterizzato per la presenza di:

OSSESSIONI COMPULSIONI

COMPORTAMENTI RITUALI CHE IL SOGGETTO

ATTUA IN RISPOSTA ALLE OSSESSIONI. Spesso

PENSIERI O IMMAGINI PSICHICHE si tratta di azioni ripetitive, senza significato

RICORRENTI CHE SONO FONTE D’ANSIA. razionale. Riguardano frequentemente la pulizia, il

Essi hanno un contenuto assurdo, considerato lavarsi continuamente le mani, allineare oggetti,

inaccettabile dal soggetto e sono vissute come controllare più volte di aver chiuso la porta o il gas,

fastidiose e irragionevoli. e così via. Le compulsioni complicano la vita

quotidiana e interferiscono molto sul funzionamento

sociale e lavorativo.

CARATTERISTICA FONDAMENTALE DELLA NEVROSI È CHE IL SOGGETTO È CONSAPEVOLE

DELLA MALATTIA e ammette l’irragionevolezza della sua ansia. In generale, i disturbi nevrotici non sono

condizioni in grado di favorire condotte criminose. IL RAPPORTO CAUSALE TRA NEVROSI E

CRIMINALITÀ È RARO, AD ECCEZIONE DELLA DELINQUENZA PER SENSO DI COLPA nella quale il

soggetto attua il comportamento criminoso per un bisogno di espiazione, ossia per appagare

inconsciamente con la punizione i loro sensi di colpa. ALTRA ECCEZIONE È LA CLEPTOMANIA O

L’ACTING-OUT NEVROTICO.

DISTURBI MENTALI TRANSITORI E STATI EMOTIVI E PASSIONALI

9.

A volte, alcuni reati si realizzano sotto la spinta di intensi coinvolgimenti emotivi ed affettivi. Secondo il

principio per cui le condizioni morbose sono idonee ad acquisire rilevanza ai fini del giudizio di

imputabilità, altri fattori che interferiscono negativamente sul libero autodeterminismo (EMOZIONI E

PASSIONI) NON DEVONO ESSERE TENUTO IN CONTO PER DIMINUIRE L’IMPUTABILITÀ.

ART. 90 c.p. “Gli stati EMOTIVI e PASSIONALI non escludono né diminuiscono

l’imputabilità”.

• Stati affettivi di breve durata che hanno inizio

EMOZION improvviso e comportano intensi stati d’animo e

I Entrambe possono influenzare

sentimenti. in senso sfavorevole la ragione,

la libertà di scelta, la coerenza

• Condizioni affettive intense, ma solitamente più

PASSIONI dell’agire, il controllo della

durature di un’emozione, covate da tempo per volontà, e così via.

passate vicende e meno connesse ad un singolo

evento attuale.

Per quanto riguarda l’IMPUTABILITÀ, si ritiene che ogni persona che non è compromessa nell’efficienza

psichica da condizioni morbose, è da ritenersi RESPONSABILE. Quindi gli stati emotivi ritenuti emozioni e

passioni non sono idoneo o incidenti sull’imputabilità. Tuttavia vi sono casi in cui essi costituiscono una

sintomatologia di condizioni patologiche e quindi, in tal caso, essi sono idonei ad abolire o ridurre la

capacità naturale. Questo si verifica perché non è lo stato emotivo/passionale ad abolire o ridurre di per

sé l’imputabilità, ma la sotto stante malattia mentale.

I DELITTI CHE HANNO UNA MOTIVAZIONE EMOTIVA/PASSIONALE scaturiscono in modo repentino,

senza premeditazione e in concomitanza con rilevati coinvolgimenti sentimentali. Spesso si tratta di

omicidi o gravi reati contro la persona e sono definiti DELITTI D’IMPETO; solitamente essi sono posti in

essere nei confronti di vittime che avevano una relazione interpersonale con l’assassino. A volte i delitti

d’impeto sono ricollegati a DISTURBI MENTALI TRANSITORI che si scatenano ed si esauriscono nello

stesso momento dell’azione delittuosa. Se in circostanze intensamente emotive si realizza una condizione

che, con meccanismo morboso e con valore di malattia, riduce o abolisce la capacità naturale, il disturbo

in questione è inteso come INFERMITÀ e riduce l’imputabilità. Le componenti morbose che possono

essere presenti nei reati d’impeto si differenziano difficilmente dalle REAZIONI PSICOGENE DA

STRESS, NON DOVUTE A PRECEDENTI INFERMITÀ DI MENTE, ma provocate da situazioni che

comportano un forte turbamento. Le reazioni psicogene da stress sono caratterizzate da:

• ricorrenza di un evento, situazione, fatto della vita dotato di intensa carica emotiva e psico-

traumatizzante;

• evento che assume significato di causa scatenante della reazione;

• lo stimolo deve suscitare in ogni individuo gli stessi sentimenti;

• rapporto cronologico collegato ad ogni reazione da stress; essa inizia in stretto legame temporale

con l’evento che l’ha provocata, si sviluppa in un periodo di tempo circoscritto e tende ad esaurirsi

con il cessare della causa che l’ha prodotta.

La “VARIABILITÀ INDIVIDUALE” gioca un ruolo anche nelle reazioni a situazioni stressanti. Si parla di

REAZIONE ABNORME quando tale reazione e il comportamento sono qualitativamente e

quantitativamente diversi da quelli rientranti nella generalità statistica. LA DISCRIMINANTE TRA UN

SEMPLICE STATO EMOTIVO E PASSIONALE E UN DISTURBO TRANSITORIO È RAPPRESENTATO

DALLA RICORRENZA, AL MOMENTO DEL FATTO, DI INDICATORI PSICOPATOLOGICI DI SIGNIFICATO

PSICOTICO. La distinzione è fondamentale per la valutazione dell’imputabilità. Tali parametri discriminanti

sono:

• ALTERAZIONE DELLA COSCIENZA durante la commissione del delitto;

• FRATTURA NEI CONFRONTI DELLA REALTÀ ;

• CONDOTTA E LINGUAGGIO DISORGANIZZATI , incomprensibili, privi di coerenza e non motivati;

• MODALITÀ DI REAGIRE ALIENA AGLI STANDARD COMPORTAMENTALI DEL SOGGETTO ,

contraria al suo stile di vita.

I disturbi mentali transitori vengono denominati in modi diversi: discontrollo episodico, raptus, reazione a

cortocircuito, disturbo esplosivo, e così via.

DISTURBI DI PERSONALITÀ

10.

La personalità consiste nei TRATTI TIPICI, PREMINENTI E FREQUENTI DI UN INDIVIDUO che si

manifestano nella sua vita quotidiana.

Modi costanti di percepire, rapportarsi e

pensare nei confronti dell’ambiente e di

sé stessi, che si manifestano in un

ampio spettro di contesti sociali e

personali rilevanti.

I tratti vengono a costituire un disturbo della personalità quando sono rigidi e non adattivi e causano

compromissione del funzionamento sociale e lavorativo. In altri termini, i disturbi della personalità si

verificano nel momento in cui i tratti tipici sono totalmente rigidi che non permettono un corretto rapporto

con la società e la realtà.

Le CARATTERISTICHE dei disturbi di personalità sono:

• modello abituale di ESPERIENZA INTERIORE e di comportamento che devia marcatamente

rispetto alle aspettative dell’ambiente culturale dell’individuo. Questo modello può manifestarsi

nella: modo di percepire e interpretare sé stessi

AREA

COGNITIVA intensità e abilità emotiva

AREA

AFFETTIVA controllo degli impulsi e funzionamento interpersonale

AREA

RELAZIONALE

• Nel senso che le anomali del comportamento si traducono in uno

ABITUALE stile di vita.

• Il soggetto ritiene che il suo comportamento sia consono,

EGO-SINTONIA accettabile e coerente con il resto della personalità e fa sì che il

comportamento non determini sensi di colpa. L’individuo è in

accordo con sé stesso, giustifica la sua condotta abnorme

riversando sulla società la responsabilità del suo comportamento.

• Gli individui esauriscono la tensione con l’azione e tendono a

TENDENZA rispondere alla frustrazione agendo verso l’esterno, riversando

ALLOPLASTICA sull’ambiente i loro problemi attraverso la condotta abnorme.

Anche i disturbi della personalità, come quelli da nevrosi e psicopatie, possono essere una CAUSA

IDONEA A ESCLUDERE O GRANDEMENTE SCEMARE LA CAPACITÀ DI INTENDERE E DI VOLERE,

sempre che siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità da incidere sulla stessa. È inoltre

necessario che tra il disturbo mentale e il fatto di reato sussista un nesso eziologico che consenta di

ritenere il secondo casualmente determinante dal primo.

I disturbi della personalità più significativi sono:

A. DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITÀ

I soggetti si caratterizzano per un forte DISTACCO NELLE RELAZIONI SOCIALI e da una

GAMMA RISTRETTA DI SENSAZIONI EMOTIVE. Essi tendono a preferire attività solitarie a

causa della loro freddezza emotiva, di conseguenza hanno DIFFICOLTÀ NELL’INSERIRSI NELLA

SOCIETÀ. Spesso si tratta di autori di reati aggressivi e violenti o di azioni che vengono fatte per

motivazioni altamente egoistiche o con totale indifferenza per il danno e la sofferenza della vittima.

Si tratta, dunque, di delinquenti molto pericolosi.

B. DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ

I soggetti soffrono di INSTABILITÀ DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI, dell’immagine di sé,

dell’umore e per una marcata impulsività, che si manifesta attraverso:

• rapporti sessuali frequenti con soggetti diversi;

• spendere oltre le proprie possibilità finanziarie;

• impegnarsi in attività illegali;

• guidare in modo spericolato;

• e così via.

Spesso il soggetto manifesta RABBIA IMMOTIVATA O DIFFICOLTÀ A CONTROLLARSI. I

TENTATIVI DI SUICIDIO sono FREQUENTI e, a volte, si verificano altresì comportamenti

autolesivi.

C. DISTURBO NARCISISTICO DELLA PERSONALITÀ

I soggetti tendono a RAPPORTARSI ALLA REALTÀ E AL PROSSIMO IN MODO

MANIPOLATORIO E PER IL LORO INTERESSI, senza riconoscere agli altri alcun valore. Vi è una

difficoltà a sviluppare relazioni e contatti affettivi; i soggetti tendono a perseguire la ricchezza, il

successo, la notorietà. Fanno di tutto per mantenere un’immagine di sé e, nel caso in cui

fallissero, potrebbero provare emozioni depressive.

D. DISTURBO ISTRIONICO DELLA PERSONALITÀ

I soggetti tendono a COMPORTARSI IN MODO DRAMMATICO, TEATRALE ED

ESAGERATAMENTE ESPRESSO, CERCANDO DI ATTIRARE L’ATTENZIONE. Essi sono inclini a

condotte manipolatorie, esibizionistiche e usano sesso le bugie in modo patologico. Si tratta

sovente di truffatori, ossia coloro che esercitano professioni senza qualifica, simulano reati

proponendosi come vittime delle violenze.

MITOMANI Soggetti con personalità istrioniche che raccontano molte bugie e si

immedesimano così tanto nei ruoli fittizi da trarre in inganno gli altri e persino

sé stessi.

E. DISTURBO PARANOIDE DELLA PERSONALITÀ

I soggetti mostrano DIFFIDENZA E SOSPETTOSITÀ NEI CONFRONTI DELLA GENTE. Hanno

una paura costante di essere ingannati, sfruttati, danneggiati. Sono sempre tesi, all’erta,

combattivi, diffidenti e gelosi. A volte, tale atteggiamento induce i soggetti ad avere problemi legali

a causa del loro bisogno di giustizia e rivendicazione (si parla di QUERULOMANIA, nell’ambito

della quale i querulomani creano inesauribili battaglie giudiziarie, spesso infondate).

DELIRIO DI Si ritiene che l’insoddisfatta richiesta di giustizia sia frutto di immaginati

QUERELA complotti, connessioni mafiose o persecuzioni.

F. DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÀ

I soggetti presentano RIPETUTI COMPORTAMENTI ANTISOCIALI, DI INOSSERVANZA E

VIOLAZIONE DEI DIRITTI ALTRUI. Vi è una reiterazione della commissione dei reati. Si tratta di

persone che già dall’adolescenza creano preoccupazione in famiglia per l’irregolare condotta

scolastica. Da adulti sono inaffidabili e commetto facilmente reati.

DISTURBI DEL CONTROLLO DEGLI IMPULSI

11.

L’incapacità di trattenersi dall’agire seguendo un impulso pur percepito come pericoloso per sé o per gli

altri è la caratteristica distintiva di coloro che sono affetti da disturbi di controllo degli impulsi.

A. DISTURBO ESPLOSIVO INTERMITTENTE

Esso è caratterizzato da REITERATI EPISODI DI AGGRESSIVITÀ che recano danno a sé o agli

altri. Essi sono caratterizzati dalla incapacità del soggetto di resistere ad un impulso aggressivo.

La perdita del controllo provoca reazioni improvvise, imprevedibili e molto violente che tendono a

risolversi in poco tempo. Inoltre, l’aggressività può essere rivolta sia alle cose che alle persone.

B. CLEPTOMANIA

Il soggetto RUBA RIPETUTAMENTE OGGETTI INUTILI O DI SCARSO VALORE ECONOMICO.

Tali soggetti sono incapaci di resistere all’impulso di rubare, pur conoscendo l’inutilità e il rischio

del loro comportamento. Essi provano una sensazione crescente di tensione prima di compiere il

furto e di piacere o gratificazione nel momento in cui lo pone in essere.

C. PIROMANIA

IL SOGGETTO APPICCA INCENDI. L’atto nasce come risposta ad un impulso irresistibile e non

ha finalità economiche o lucrative. Il soggetto non è animato da vendetta o odio, ma da una

sensazione interna di tensione ed eccitazione. Il piromane è affascinato, attratto e incuriosito dal

fuoco.

D. DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Esso consiste in RIPETUTI EPISODI DI GIOCO D’AZZARDO CHE DETERMINA DANNI

SOCIOECONOMICI, INDEBITAMENTO E ATTIVITÀ ILLEGALI. Tali danni sono dovuti ad uno

stato di eccitazione e impulso infrenabile. Il soggetto ha bisogno di giocare quantità sempre

maggiori di denaro, tende a nascondere le perdite o a chiedere prestiti per coprire i debiti.

Per quanto riguarda l’imputabilità, possiamo affermare che, quando non ci sono gravi problemi di malattia

mentale sia in A, B, C e D, la capacità di intendere il significato illegittimo dei reati c’è, ma manca il

controllo sul volere. Si parla dunque di IMPUTABILITÀ CONSERVATA.

PARAFILIE, DEVIANZE SESSUALI E DELITTI SESSUALI

12.

Le parafilie o perversioni sessuali sono disturbi psichici inerenti esclusivamente la sfera sessuale. Alcune

volte esse interessano partner non consenzienti, sfociando in delitti sessuali. Il comportamento sessuale

può essere considerato abnorme sotto tre punti di vista diversi:

A. CRITERIO PARAFILIE Comportamenti morbosi

MEDICO-BIOLOGICO

B. CRITERIO DEVIANZE Condotte contrarie al buon costume di un certo

SOCIOLOGICO contesto culturale

C. CRITERIO REATI Condotte sessuali specificamente precisate dalla legge

GIURIDICO penale.

A. PARAMETRO MEDICO-BIOLOGICO

Il soggetto, per conseguire l’eccitazione sessuale, attua fantasie o comportamenti che vanno al di

là degli schemi abitudinari. Nell’ambito delle PARAFILIE, ricordiamo:

• Investimento libidico sul bambino

PEDOFILIA

• Interesse verso una persona anziana

GERONTOFILIA

• Libido verso gli animali

BESTIALISMO O

ZOOFILIA

Sempre in questo ambito rientrano quelle morbosità in cui deformazione è la fissazione per

componenti generalmente secondarie o eccezionali all’atto sessuale:

• Atto di mostrare i genitali ad un estraneo

ESIBIZIONISM

O

• Osservare di nascosto persone estranee che si spogliano senza sapere

VOYEURISMO di essere osservate.

• Pronunciare frasi oscene per telefono

COPROLALIA

TELEFONICA

• Toccare una persona non consenziente o strofinarsi contro di essa, in

FROTTEURISM luoghi affollati o mezzi pubblici.

O

• Libidine verso un cadavere.

NECROFILIA

• La meta è quella di provare dolore, venire umiliati, percossi o fatti soffrire.

MASOCHISMO

• Eccitamento raggiunto attraverso l’inflizione della sofferenza fisica o

SADISMO psicologica.

SESSUALE

• Interesse sessuale verso oggetti. Un tipo particolare è il feticismo di

FETICISMO travestimento in cui i soggetti amano indossare indumenti del sesso

opposto.

• Il sesso psichico dei soggetti contratta con il sesso fisico. Con la legge

TRANSESSUAL del 1982 è consentito l’intervento chirurgico e/o trattamento con ormoni.

ISMO

• Tale fenomeno è oggi molto studiato a causa del suo aumento e del

PEDOFILIA commercio internazionale di materiale pornografico avente ad oggetto

bambini. Si considerano pedofili coloro che, avendo più di 16 anni, sono

sessualmente attratti da bambini alla soglia della pubertà o più piccoli. È

tipico dei pedofili giustificare il loro comportamento perverso sostenendo

che esso ha valore educativo per il bambino. Alcuni pedofili minacciano il

bambino per evitare che parli o lo ricompensano con doni.

Non è, invece, una parafilia l’OMOSESSUALITÀ, nella quale la libidine è provata nei confronti di

un individuo dello stesso sesso. Inizialmente era considerata parafilia, ma il costume attuale

considera con maggior tolleranza tale comportamento.

B. PARAMETRO SOCIOLOGICO

È caratterizzato da CONDOTTE SESSUALI DEVIANTI che, indipendentemente dal fatto di essere

abnormi dal punto di vista biologico, vengono definiti devianti POICHÉ CONTRARIE ALLE

NORME DEL BUON COSTUME E DELLA MORALE. Mentre in natura l’esercizio della sessualità è

regolata da norme che si rifanno all’istinti riproduttivo, nell’uomo il comportamento sessuale è

appreso ed è regolato da norme culturali, le quali sono mutate a seconda dei luoghi e dei tempi. In

certi contesti culturali sono tollerati e ritenuti leciti o severamente censurati l’omosessualità e la

pedofilia; in altri non sono ritenute devianti la poligamia, poliandria o l’incesto.

C. PARAMETRO GIURIDICO

Di volta in volta vengono identificate come più importanti certe norme, in quanto tutelano princìpi

che appaiono meritevoli di particolare protezione: ciò affinché tali valori non siano fatti osservare

solo attraverso norme morali, ma anche attraverso LEGGI PENALI. Si tratta quindi di DELITTI

SESSUALI, ossia quei comportamenti motivati dall’impulso sessuale proibiti dalla legge. Vengono

definiti delitti sessuali:

• violenze sessuali;

• induzione di un minore alla prostituzione;

• produzione e commercio di materiale pornografico;

• iniziative turistiche per lo sfruttamento della prostituzione minorile.

Se una parafilia può essere l’occasione per compiere reati sessuali, non è che tutti i delitti motivati

dall’impulso sessuale siano sempre da ricondurre a deviazioni della sessualità.

Per quanto concerne l’IMPUTABILITÀ, le parafilie non vengono considerate infermità tali da incidere

sull’imputabilità; quindi chi ha compiuto un reato in quanto esibizionista, pedofilo o sadico è ritenuto

capace. Diversa è la situazione in cui le parafilie si manifestano in soggetti affetti da malattie

psichiatriche: in tal caso, la condotta sessualmente anomala è uno degli epifenomeni della malattia.

L’ABUSO SESSUALE NELL’INFANZIA

L’ABUSO sul minore può consistere in:

• MALTRATTAMENTO FISICO

• MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO

• ABUSO SESSUALE

• PATOLOGIA DELLE CURE (INCURIA, DISCURIA, IPERCURIA)

CURE CURE CURE

CARENTI DISTORT ECCESSI

E VE

ART. 609 BIS C.P. COLLEGATO ALLA LEGGE N° 66 DEL 16/02/1996

Punisce con la pena detentiva (e pene accessorie) tutti gli atti diretti a costringere un minore a compiere o

subire atti sessuali. La costrizione può consistere nella minaccia, violenza o abuso di autorità e deve

consistere in una lesione della libera autodeterminazione della vittima.

CHILD MOLESTATION OR CHILD SEXUAL ABUSE è un crimine che riguarda attività indecenti o attività

sessuali tra un adulto e un bambino generalmente di età inferiore ai 14 anni.

La PEDOFILIA è l’attrazione sessuale nei confronti dei bambini. In psichiatria essa appartiene al gruppo

delle parafilie, ovvero ai disturbi del desiderio sessuale. Si tratta di un orientamento sessuale (e non di un

comportamento oggettivo).

Il DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è un manuale che raccoglie, attualmente, la

definizione e la descrizione di più di 370 disturbi mentali, individuati in base alla presenza di un profilo

sintomatologico per ciascuno di essi.

Il DSM-IV:

• considera, durante un periodo di almeno 6 mesi, fantasie, impulsi sessuali o comportamenti

ricorrenti ed eccitanti sessualmente che comportano attività sessuale con uno o più bambini

prepuberi.

• Le fantasie e gli impulsi sessuali creano disagio o compromissione dell’area sociale, lavorativa.

• Il soggetto ha almeno 16 anni ed almeno 5 anni più grande del bambino.

• Ricordiamo: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, e

così via.

Secondo il DSM-V

• l’individuo ha messo in atto tali desideri sessuali oppure i desideri e le fantasie sessuali causano un

marcato disagio o difficoltà interpersonali.

• In assenza di azione non può essere diagnosticato un disturbo pedofilico; si tratterà solo di un

interesse sessualmente pedofilico.

PROFILO DEL PEDOFILO

Il pedofilo identifica una categoria non omogenea. Le caratteristiche frequenti sono:

• soggetto di sesso maschile;

• l’attrazione verso i bambini si manifesta nel corso dell’adolescenza e della prima età adulta;

• nessun deficit cognitivo;

• il pedofilo molesta bambini di entrambi i sessi;

• egli molesta vittime conosciute.

DIFFERENZA TRA CHILD MOLESTATION E PEDOFILIA

Il termine PEDOFILO viene spesso utilizzato in modo improprio per indicare qualsiasi soggetto adulto che

cerchi coinvolgimento sessuale con un minorenne. Tuttavia, vi sono pedofili che non commettono condotte

illecite e vi sono abusi sessuali sui minori commessi da individui non affetti da pedofilia (per esempio:

induzione alla prostituzione, tratta dei minorenni a scopo sessuale, corruzione di minori, …).

• Può limitarsi a fantasie o pensieri ricorrenti a bambini, senza arrivare a molestarli

PEDOFILO direttamente.

• Colui che mette in atto comportamenti di natura

CHILD MOLESTER sessuale coinvolgendo bambini in età prepubere.

Vi sono due tipologie di child molester:

• Si tratta dei pedo

PREFERENZIALI coloro che pongo

sessuali sui bam

preferiscono agli

• Quei soggetti che tendono a mettere in

SITUAZIO verso più persone; essi possono abusa

NALI ma senza avere una preferenza sessu

DONNE CHILD MOLESTER

Sono state eseguite poche ricerche sulle donne child molester; quindi non è chiaro se la pedofilia femminile

sia effettivamente un fenomeno più raro rispetto a quella maschile o se è sottostimato.

Vi sono diverse tipologie di donne child molester:

• Si tratta di donne che tendono ad essere passive e dipendenti da uomini

COSTRETTE DA UN con cui hanno una relazione e che compiono molestie contro i bambini.

UOMO Queste donne presentano difficoltà razionali, storie di abusi e paura di

essere abbandonate. Sempre più frequenti sono le donne che

commettono abusi sui loro figli.

• Le donne manifestano un vero e proprio interesse pedofilo. Generalmente

PREDISPOSTE agiscono da sole e scelgono come vittime i figli o i bambini della famiglia.

Quando rivolgono la loro attenzione verso bambini estranei, spesso

ottengono, prima, la fiducia dei loro genitori, cercando di rimanere

successivamente sole con loro.

• Si tratta di donne che presentano difficoltà nelle relazioni con i coetanei ed

INSEGNANTE/AMAN iniziano una relazione di maestro romantico/sessuale con un adolescente,

TE spesso ritenendo che i loro sentimenti siano ricambiati.

IPOTESI DI TRATTAMENTO

• Trattamento farmacologico (castrazione chirurgica o chimica)

Si tratta di un metodo mai attivato; vi sono solo ricerche.

• Trattamenti psicologici o psicoterapici

Principalmente per evitare ricadute.

PROGNOSI (Decorso/esito di una malattia)

• insorgenza precoce

• elevata frequenza degli atti

• assenza di senso di colpa o vergogna

• abuso di alcool o droga.

STRATEGIE DI PREVENZIONE

La prevenzione può essere fatta attraverso la diffusione di informazioni e la preferenza di dialogo come

strumento per aiutare le vittime a denunciare; è necessario altresì spingere i pedofili ad accettare le cure.

ASCOLTO DEL MINORE VITTIMA DI ABUSO

SESSUALE

Qualsiasi persona può essere ascoltata come testimone senza limiti di età; pertanto anche un bambino può

essere ascoltato come testimone. Alcune leggi definiscono i soggetti che possono essere sentiti:

• ART. 196 c.p.p

“Ogni soggetto ha la capacità di testimoniare, indipendentemente dall’età, sesso, orientamento

sessuale e religioso, …”.

• LEGGE 66/1996

Afferma che un bambino può fornire la sua testimonianza attraverso:

INDAGINE A PORTE CHIUSE

 INDAGINE IN UN LUOGO DIVERSO DAL TRIBUNALE

 TUTTO DOCUMENTATO DA UNA VIDEOREGISTRAZIONE .

Tutte le norme sono finalizzate alla tutela del bambino; infatti, se consideriamo come esempio la

videoregistrazione, essa permette di non richiamare il bambino in tribunale in quanto potrebbe

essere traumatico e per evitare il rischio di vittimizzazione secondaria, dovuta alla pressione sul

bambino testimone. Non sempre però è così: a volte i bambini si vergognano e quindi devono

essere risentiti successivamente, in una seconda fase della loro vita, nella quale sono più tranquilli.

• LEGGE 172/2012

Essa riguarda lo sfruttamento sessuale dei minori. Sono state introdotte norme di maggior tutela del

minore come vittima di abuso sessuale. Viene consentito di introdurre la FIGURA DELL’ESPERTO

NELL’ASCOLTO DEL MINORE: viene offerta la possibilità al giudice, al PM, alla polizia giudiziaria,

di avvalersi di un esperto per raccogliere la testimonianza del minore. Va notato che tale legge non

impone la presenza di un esperto, ma ne prevede la possibilità. Di solito, è il giudice che sente il

bambino; se la testimonianza del bambino è assunta in assenza dell’esperto, essa può essere

comunque ritenuta valida. È, in ogni caso, consigliato di essere affiancati da un esperto perché si

potrebbe involontariamente indurre il bambino a dare informazioni che realmente non sa.

I bambini hanno un modo diverso di rispondere alle domande: TENDONO, INFATTI, AD AFFERMARE LA

RISPOSTA, A DIRE DI SÌ. Se non sanno rispondere, dicono comunque di “sì” e, a volte, le risposte

vengono date a caso. Siccome devono essere usate molte cautele, IL BAMBINO NON È IL TESTIMONE

MIGLIORE.

In caso di abuso sessuale, l’80% delle volte non c’è la prova, quindi la testimonianza è necessaria. Si

potrebbe fare riferimento al ginecologo, ma in realtà lo stupro può avvenire in modi diversi. Non tutti gli

abusi, infatti, lasciano segni indiscutibili sul bambino e le lesioni che si possono rilevare in area genitale o

anale possono avere natura diversa (per esempio: bambino che prende le supposte). Anche in campo

medico non sono delle certezze indiscutibili. Nemmeno dal punto di vista psicologico non c’è alcun

indicatore di abuso sessuale tipico; vi sono alcuni disturbi, ma non sono tipici. È DUNQUE

FONDAMENTALE LA TESTIMONIANZA. La più o meno buona testimonianza del bambino è influenzata

dal contesto in cui si trova. Sarebbe meglio rivolgergli meno domande possibili e lasciarlo parlare. Se la

testimonianza viene raccolta in modo adeguato, essa è ricca e molto attendibile.

INDICAZIONI SU COME RACCOGLIERE UNA BUONA TESTIMONIANZA:

• ridurre il numero delle audizioni;

• gli incontri devono avvenire in modo protetto;

• occorre spiegare il bambino perché lo si ascolta e che può rispondere che non lo sa o non ricorda;

• registrare l’intervista;

• se il minor numero possibile di persone ha delle domande, queste devono essere rivolte al giudice,

il quale valuta se sono pertinenti o meno.

LO SCOPO DEL GIUDICE È ACCERTARE IL FATTO e comprendere in che modo esso si è verificato,

tutelando la parte offesa. Il giudice, dopo una prima fase di racconto libero, deve fare delle domande che, in

quanto dirette, sono suggestive e potrebbero indurre il bambino a dire cose non vere. Il prodotto delle

domande ha un valore diverso (minore) rispetto al racconto libero. Il COMPITO DELL’ESPERTO, invece, è

quello di AIUTARE IL GIUDICE A RACCOGLIERE LA TESTIMONIANZA nel modo più corretto e VALUTA

ALTRESÌ LA QUALITÀ DELLA TESTIMONIANZA DEL BAMBINO. Il giudice, dopo aver letto il responso

dell’esperto (anche se la testimonianza è di scarsa qualità), può valutare la testimonianza come veritiera

oppure lasciare cadere il caso.

SOLO IL GIUDICE SI ESPRIME SULLA VERIDICITÀ DELLA

TESTIMONIANZA E PUÒ DECIDERE INDIPENDENTEMENTE

DAL PARERE DELL’ESPERTO.

COSA CHIEDE IL GIUDICE ALL’ESPERTO:

Innanzitutto, il giudice interpella l’esperto quando sono necessari degli accertamenti.

1. IDONEITÀ DEL BAMBINO A DARE TESTIMONIANZA (IN QUEL PRECISO ISTANTE)

Occorre valutare la competenza del minore, ossia verificare se possiede sufficienti capacità

cognitive, emotive e sociali che gli permettono di rendere testimonianza. Si considerano, per

esempio, la capacità di comprendere, elaborare le informazioni, di raccontare alle altre persone con

un linguaggio condiviso.

2. VALIDITÀ DELLE DICHIARAZIONI

Il giudice vuole sapere se le dichiarazioni possono essere considerate accurate e sincere. Molto

importante, quando si ha a che fare con testimonianze di minori, è capire se vi sono delle ipotesi

alternative. Quello che racconta il bambino è un fatto realmente accaduto o ci sono dei fattori che

determinano un resoconto? Il bambino potrebbe essere stato suggestionato o essere affetto da

patologia che non gli permette di esprimere a terzi ciò che gli accade intorno.

CREDIBILITÀ = ACCURATEZZA +

SINCERITÀ

(della dichiarazione)

Ci possono essere fattori che influenzano la testimonianza

del bambino; l’esperto ha il compito di valutare se sono

presenti elementi che possono influenzare la testimonianza.

COMPETENZA E

CREDIBILITÀ SONO DUE

ELEMENTI DISGIUNTI

FASI DELLA TESTIMONIANZA:

1. RAPPORTO CON IL BAMBINO

2. RACCONTO LIBERO

3. DOMANDE

4. CHIUSURA

IPOTESI ALTERNATIVE

L’esperto deve valutare ogni possibile ipotesi alternativa e verificare se può essere vera o meno. Tale

metodo di valutazione non è scientifico e definisce solo se le dichiarazioni sono più o meno attendibili (non

definisce se sono vere oppure no). Per questo vengono usati altri mezzi per capire se si tratta di fattori che

hanno influenzato il bambino. IMPUTABILITÀ

ART. 85 C.P. “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al

momento in cui lo ha commesso, non era imputabili. È imputabile chi ha la capacità di

intendere e di volere”.

L’art. riguarda, dunque, la capacità di intendere e di volere. L’imputabilità costituisce un requisito individuale

legato alla capacità di intendere e di volere; essa si presume acquisita al COMPIMENTO DEL 14ESIMO

ANNO D’ETÀ, salvo specifiche cause dell’esclusione della stessa. Quando occorre verificare

l’accertamento dell’imputabilità, si fa riferimento prima di tutto ad un criterio cronologico: IL SOGGETTO

DEVE ESSERE CAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE AL MOMENTO DELLA COMMISSIONE DEL

REATO. L’imputabilità viene meno anche se manca una sola delle due.

CAUSE DI ESCLUSIONE O DIMINUZIONE DELL’IMPUTABILITÀ

Le cause di esclusione o diminuzione dell’imputabilità sono di due specie:

IMMATURITÀ FISIOLOGICA E

ALTERAZIONI PATOLOGICHE PARAFISIOLOGICA

• Vizio totale di mente

• •

Vizio parziale di mente Minore età

• •

Infermità Condizioni particolari come il

mutismo

• Alterazioni da alcool o

stupefacenti

VIZIO TOTALE ART. 88 C.P. “Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per

DI MENTE infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di

volere”.

VIZIO PARZIALE ART. 89 C.P. “Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale

DI MENTE stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di

intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è

diminuita”.

L’unica condizione idonea ad incidere sulla capacità di intendere o di volere (per quanto concerne il vizio

totale/parziale di mente) è L’INFERMITÀ. Vi sono tre diversi indirizzi che definiscono l’infermità mentale:

1. METODO Esso è definito “nosografico”, ossia classificatorio, perché la legge

PSICOPATOLOGICO PURO indica quali sono le infermità che rilevano ai fini dell’imputabilità. Tale

criterio è stato criticato perché crea un automatismo tra essere portatori

di malattie psichiche e la non imputabilità.

2. METODO NORMATIVO Per essere considerato non imputabile è sufficiente che, al momento

PURO del fatto, il soggetto non fosse capace di intendere o di volere. Per

esempio: se il soggetto era affetto da sostanze stupefacenti, non aveva

la capacità di intendere o di volere; di conseguenza non è imputabile.

3. METODO Si tratta del criterio adottato. Prima di tutto è necessario capire se il

PSICOPATOLOGICO- soggetto è affetto da infermità e, solo dopo, verificare se la stessa ha

NORMATIVO (O MISTO) inciso sulla capacità di intendere o di volere.

L’infermità comprende tutti i disturbi psichici della psichiatria più altre situazioni che gli psichiatri non

definiscono come disturbi psichici: questo comporta grande discrezionalità da parte della criminologia.

Quando un perito deve valutare l’imputabilità, si avvale di tre criteri:

1. CRONOLOGICO Il codice penale afferma che l’infermità deve essere presente al momento

in cui il soggetto ha commesso il fatto.

2. EZIOLOGICO O DI Esso non è espresso nel codice, ma rileva nella valutazione

CAUSALITÀ dell’imputabilità. Vi è una relazione tra la capacità di intendere e di volere

e il reato commesso: occorre valutare quanto l’infermità in questione ha

partecipato alla commissione del reato.

3. QUANTITATIVO Esso è collegato al concetto di vizio di mente totale o parziale.

• Il primo si verifica quando l’infermità è talmente grave da

compromettere totalmente la capacità di intendere o di volere.

• Nel secondo bisogna valutare se l’infermità è in grado di scemare

gravemente la capacità di intendere o di volere.

NOZIONE DI INFERMITÀ

Si tratta di un termine molto ampio che comprende malattie mentali e anomalie psichiche o qualsiasi altra

condizione pur transitoria che abbia agito con valore di malattia. Il legislatore ha delegato alla scienza

psichiatrica la definizione di infermità, ma nel tempo si sono succeduti diversi concetti della stessa. Vi sono,

infatti, tre paradigmi:

• Si tratta del paradigma più usato, nel quale vi rientrano valutazioni che fanno

MEDICO riferimento a malattie organiche, classificazioni della psichiatria o psicopatologia; si

riscontra un’alterazione patologica con valore di malattia.

• È il paradigma con il contenuto più ampio; esso considera tutti gli aspetti che

PSICOLOGI riguardano le alterazioni psichiche senza riferimento ad alcune classificazioni,

CO sintomi psicotici e così via. Non si fa nemmeno riferimento al valore di malattia, in

quanto rientrano anche i disturbi mentali transitori.

• Tale paradigma non è molto accolto. Esso riporta la presenza di un disturbo psichico,

SOCIOLOGI in generale anche di tipo sociale. Il disadattamento sociale, la marginalità sono

CO rilevanti per l’imputabilità.

Oggi vengono usati paradigmi più ampi, ovvero quello psicologico o medico con orientamento

psicopatologico.

STATI EMOTIVI E PASSIONALI

ART. 90 c.p. “Gli stati EMOTIVI e PASSIONALI non escludono né diminuiscono

l’imputabilità”.

È importante distinguerli dalla REAZIONE PSICOGENA ABNORME, relativa alla presenza di un disturbo

mentale transitorio (raptus). Essa potrebbe causare un omicidio apparentemente immotivato. Il raptus è un

disturbo mentale transitorio che si verifica quando la reazione è eccessiva, e occorre che siano presenti nel

momento del fatto alcuni indici psicopatologici che raramente vengono riscontrati. Solitamente emergono

degli indici (al fine di effettuare la distinzione) che possono riguardare:

• alterazione completa della coscienza del soggetto

• frattura della realtà

• subito dopo aver commesso il fatto, il soggetto si trova in stato confusionale

• il soggetto non si preoccupa di nascondere le tracce.

IMPUTABILITÀ E ABUSO DI SOSTANZE ALCOLICHE E STUPEFACENTI

Se assumiamo sostanze alcoliche o stupefacenti non siamo più in grado di intendere e di volere. Tuttavia, il

legislatore ha definito che la valutazione deve essere eseguita prima dell’assunzione della sostanza al fine

della valutazione della responsabilità del soggetto. Vengono distinte:

INTOSSICAZIONE ACUTA INTOSSICAZIONE CRONICA

Si verifica un’alterazione più duratura. Si

tratta della conseguenza del protrarsi nel

tempo dell’abitudine del bere o di assumere

La sostanza assunta è successivamente sostanze stupefacenti. Nascono degli effetti

metabolizzata e il soggetto torna allo stato che si instaurano e diventano indipendenti

precedente dall’assunzione della sostanza. I danni sono

già stati fatti e non è possibile tornare indietro

alla situazione precedente.

Esclude l’imputabilità l’UBRIACHEZZA ACCIDENTALE, cioè derivata da caso fortuito o forza maggiore,

quando escluda totalmente la capacità di intendere o di volere.

ART. 92 UBRIACHEZ “Se l’ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di

C.P. ZA prepararsi una scusa, la pena è aumentata”.

PREORDINA

TA

ART. 94 UBRIACHEZ “Quando il reato è commesso in stato di ubriachezza, e questo è abituale,

ZA la pena è aumentata”.

ABITUALE

L’aumento di pena si applica anche quando il reato è commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti

da chi è dedito all’uso di tali sostanze.

VALUTAZIONE DELL’IMPUTABILITÀ DEL MINORENNE

“Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 14 anni”. “È

imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, se

aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita”. Per il minore che ha commesso il reato fra

14 e 18 anni, l’imputabilità va accertata in concreto, caso per caso. L’accertamento è volto a verificare se il

minore avesse raggiunto un grado di maturità tale da potersi rendere conto del disvalore del fatto

commesso. Il giudizio sulla maturità fisica e psichica del minore deve tener conto del processo di

maturazione del minore non solo sotto il profilo biologico e spirituale ma anche sotto quello affettivo e

sociale: lo sviluppo intellettivo, il carattere, la capacità di intendere i valori etico, il dominio su se stesso che

il ragazzo abbia acquisito.

SORDOMUTISMO

Non è imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva, per causa della

sua infermità, la capacità di intendere o di volere”. Se la capacità risulta piena, il sordomuto è trattato come

un soggetto normale. Se giudicato totalmente o parzialmente incapace di intendere o di volere, si applica il

trattamento previsto per l’infermo totale o parziale di mente. Per i sordomuti, quindi, l’imputabilità deve

essere accertata caso per caso.

INTRODUZIONE ALLE SCIENZE FORENSI

Le scienze forensi possono distinguersi in due ambiti:

• Quello al quale facciamo meno riferimento e riguarda l’APPLICAZIONE DELLA

PIÙ AMPIO SCIENZA AL DIRITTO. Nel nostro contesto sociale siamo dipendenti da norme e

regole che disciplinano le nostre attività in un contesto sociale. Quindi si tratta di

quelle conoscenze necessarie che derivano dalla comunità scientifica e dagli esperti

del settore, indispensabili per applicare le regole.

• Consiste nell’applicazione della scienza alla legge dell’investigazione criminale; tutto

PIÙ ciò che attiene alle conoscenze necessarie a fini investigativi. Si fa riferimento anche

RESTRITTIVO alla criminalistica. In tale ambito ricordiamo:

• ricerca

• identificazione

• individuazione e valutazione di prove fisiche.

Nel nostro caso LE SCIENZE FORENSI IDENTIFICANO L’APPLICAZIONE DELLA SCIENZA ALLA

LEGGE D’INVESTIGAZIONE DEL CRIMINE.

I primi studiosi che si occuparono delle scienze forensi (1700/1800) in Europa avevano competenze

investigative o chimiche. Le conoscenze attuali derivano da alcuni studiosi (per esempio: ORFILA, padre

della tossicologia forense di origine spagnola) che (per la prima volta) ha pubblicato un trattato sui veleni e i

loro effetti. La scienza forense, dunque, nasce da un aspetto tossicologico. Tuttavia, al giorno d’oggi, i

tossicologi attribuiscono più importanza alle sostanze stupefacenti che ai veleni, in quanto più utilizzate per

uccidere.

Altro studioso VERTIGNON, padre dei primi sistemi di IDENTIFICAZIONE PERSONALE. Oggi, in ambito

investigativo, vengono utilizzate le impronte e il DNA, mentre dal 1850 venne ideato il metodo

dell’antropometria, basato sulla rilevazione metrica di alcune parti del corpo. Tale metodo venne superato in

fretta.

Quasi contemporaneamente a questo metodo si afferma quello utilizzato ancora oggi e relativo alle

IMPRONTE DIGITALI. Si tratta di un metodo tenuto fortemente in considerazione, in quanto le impronte

digitali non cambiano mai nell’arco della vita di una persona.

Altri studiosi hanno iniziato ad ampliare il campo delle scienze forensi, provenendo dalla medicina legale. In

ambito europeo venne fondata la TEORIA DELL’INTERSCAMBIO, la quale presenta ancora oggi, sul

piano investigativo, un suo significato. Essa afferma che le persone sul luogo del reato lasciano sempre

qualcosa di sé e portano sempre via qualcosa. Ciò significa che l’autore del reato può portare via delle

tracce dal luogo del delitto e della vittima. Viceversa, la vittima può presentare su di sé tracce del reo (per

esempio: colluttazione, reati sessuali, …).

COME SONO ORGANIZZATE OGGI LE SCIENZE FORENSI?

A. ALL’ESTERO

Le scienze forensi hanno una connotazione diversa dall’Italia; una grande concentrazione dei

laboratori e specializzazione la troviamo negli USA. Dal 1923 gli USA hanno dato vita al primo

laboratorio di scienze forensi presso la polizia di Los Angeles; tali laboratori sono proliferati negli

ultimi 30/40 anni. Vi sono anche dei laboratori di studi specifici, i quali hanno proliferato così tanto

perché:


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DESCRIZIONE APPUNTO

PROGRAMMA:
1.Introduzione alla Criminologia. Lo sviluppo storico del pensiero
criminologico. 2. Le teorie criminologiche. Psicologia e criminalità. 3.Elementi di nosografia psichiatrica. Imputabilità.
4.Fenomenologia della criminalità: Delittuosità nella famiglia. Abuso sessuale sui minori. Stalking. Prostituzione.
Omicidio. 5.Criminalità minorile 6.Abuso di sostanze e criminalità. Smart drugs. Gioco d’azzardo. 7.Ordinamento
penitenziario e trattamento criminologico dell’autore di reato.


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche dell'impresa e della pubblica amministrazione
SSD:

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