Introduzione
La criminologia è una scienza. Come il diritto penale o penitenziale ha come principale interesse i fenomeni criminosi. Studia fenomeni criminosi attraverso molteplici prospettive multidisciplinari e necessita del dialogo con altre discipline, risultando quindi interdisciplinare. Studia il comportamento umano nella società, configurandosi come una scienza dell'uomo.
Diverso è l’ambito della criminalistica, le cui attività vengono affidate ai RIS o tecnici forensi (tecniche di investigazione) e non ai criminologi. Sul luogo del crimine non agisce il criminologo, ma il medico legale, psicologi, sociologi.
La criminologia si occupa di:
- Fenomeni criminosi
- Lo stato mentale dell’autore del reato.
- Autori dei delitti: Interviene su determinati elementi sociali (telecamere, interventi nei parchi, …) con l’intento di diminuire un certo tipo di criminalità o aumentare la sicurezza dei cittadini. I cittadini possono chiedere maggiore sicurezza e, a volte, le reazioni possono essere esasperate. Non sempre la reazione sociale è adeguata.
- Vittime: In passato, la criminologia studiava poco le vittime e più gli autori. Negli ultimi decenni è aumentato l’interesse. Le vittime possono avere un ruolo nella genesi del delitto (per esempio violenze domestiche: sono stati adottati interventi a favore delle vittime). Vi è, dunque, una maggior sensibilizzazione e prevenzione delle future condotte delinquenziali.
- Fenomeno della devianza in generale: Ci sono fenomeni che di per sé non sono reati disciplinari, ma che vengono comunque considerati rilevanti per la criminologia. Per esempio: devianza giovanile. Si dice “in generale” perché alcuni comportamenti sono diventati reati collegati al diverso comportamento storico (per esempio: condotte legate all’ambito della sessualità; prima la pedofilia non era un reato).
Teorie criminologiche
Diverse sono le teorie criminologiche, il cui scopo è quello di spiegare le cause della criminalità. Vi sono teorie che riguardano:
- Ambito sociologico: Si tratta dello studio che spiega la criminalità attraverso fattori insiti nella società (per esempio: la povertà causa criminalità, anche se ora non viene più considerata come vera).
- Ambito psicologico: Ricerca le cause nelle caratteristiche degli individui.
Vi sono poi teorie unicause, che cercano di spiegare l’atto criminoso attraverso una sola causa. Oggi non sono più valide. Le teorie multicausali oggi sono più rilevanti. La criminalità è dovuta a più cause. Non è possibile spiegare un fenomeno attraverso un solo fattore.
Fonti criminologiche e metodi
- Statistiche di massa: Per esaminare l’andamento dei fenomeni delittuosi. Per esempio: atti persecutori dello stalking; attraverso le statistiche si è scoperto che non interessa solo le celebrità, ma anche la popolazione in generale.
- Osservazione individuale: Principalmente criminologia clinica. Si tratta dello studio di casi individuali e servono per ottenere informazioni di approfondimento.
- Ricerca su gruppi campione: Cercando di essere il più possibile estensibile alla popolazione generale.
- Indagini su campo: Quando non possono essere raccolti dati attraverso le statistiche.
- Ricerche settoriali: Svolte in ambienti particolari (per esempio: carceri con detenuti con certe caratteristiche).
- Studi predittivi: Molto difficili che consentono di prevedere il comportamento futuro di un soggetto. Hanno margini di errori molto ampi e permettono di identificare i fattori di rischio.
- Ricerche storiche: Studiano l’andamento dei fenomeni criminosi.
Il numero oscuro
Ci sono reati che vengono commessi, ma che non vengono denunciati perché non si conosce l’autore o perché non gli viene attribuita rilevanza (per esempio: furto di bici); essi possono variare nel tempo. L’indice di occultamento indica il rapporto tra reati conosciuti e reati commessi.
Cosa determina la variazione del numero oscuro?
- Più il reato è grave, più viene denunciato (qualità del reato/gravità)
- Volontà della vittima di non denunciare perché non se la sente di sostenere un processo (delicatezza del reato)
- Vittima coinvolta insieme al reo (omertà)
- Selezione obbligata dei settori della criminalità più importanti per l’intervento della giustizia (atteggiamento organi istituzionali)
- Vi sono soggetti più protetti rispetto alle denunce a parità di condotta delittuosa (per esempio: minori, anziani, malati di mente, …) (caratteristiche dell’autore del reato)
Le indagini confidenziali hanno lo scopo di avere il numero oscuro esatto. Vengono forniti test anonimi a più persone per ottenere dati più reali e verificare se cambiano molto rispetto alle statistiche ufficiali. Un’indagine di vittimizzazione è una ricerca statistica la cui finalità principale è quella di identificare il numero e il tipo di reati commessi in un dato territorio, attraverso interviste effettuate direttamente alle vittime.
Sviluppo storico del pensiero criminologico
Periodo preilluministico (prima del 1700)
Il punto di partenza è il diritto penale basato su intimidazione e vendetta. L’autorità penale esercita un potere molto rigido. Le pene sono crudeli, inappellabili, rigide; vi erano i supplizi pubblici o pene corporali. Spesso venivano usate come esempio per chi si opponeva all’autorità.
1700
Si verifica la nascita del pensiero penalistico moderno. Si tratta dell’uguaglianza, libertà, ragione. Nasce un concetto totalmente diverso di giustizia; i cittadini sono considerati in una condizione di parità davanti allo Stato. Figura molto importante è Cesare Beccaria, il quale tratta del cambiamento della funzione della pena. Nascono altresì diverse scuole:
- Scuola classica del diritto penale: Postula una concezione dell’uomo come soggetto razionale, capace di autodeterminarsi e capace di scelte libere e responsabili (libero arbitrio). La responsabilità è per il fatto. La pena è di tipo tariffario (concezione etico-retributiva della pena) e deve consistere in una reazione proporzionata.
- Scuola positiva: Il reato è visto come un fenomeno naturale, condizionato da fattori esterni e (soprattutto) interni all’autore. Le cause del delitto sono state individuate nella personalità del delinquente, considerato come un soggetto anormale. La risposta al reato deve essere orientata secondo criteri di difesa della società dal delinquente; i soggetti pericolosi, dunque, necessitano di un trattamento in grado di contrastare la loro pericolosità.
Dopo la scuola classica
Si sviluppano altre scuole perché cambia il periodo storico, il contesto: si verifica la crescita del capitalismo industriale e urbanizzazione. Si inizia a pensare alla distinzione tra classi sociali e identificazione delle classi pericolose. Alcuni individui vengono ghettizzati perché senza volontà, senso morale, con caratteristiche innate di tipo sociale o individuale che li possono indurre a commettere reati.
Indirizzo filantropico (XIX secolo)
Il filantropismo si ispira alla condizione umana, all’aiuto di chi è bisognoso. Si pensa, cioè, di fare dell’assistenzialismo umanitario con l’idea di uscire dalla delinquenza per coloro che si erano avvicinati alla criminalità. Il delinquente viene inteso come soggetto bisognoso di aiuto per reinserirsi nella società.
Studi di sociologia criminale
Essi nascono dal fatto che la scuola classica viene messa in crisi dall’idea che cause del delitto si trovano nella società. Ora il reato viene studiato come fatto sociale; la delinquenza è studiata in base al contesto sociale (miseria, povertà, assenza di istruzione, …). Nascono gli statistici morali che, usando dati statistici, studiano la criminalità attraverso una visione deterministica del crimine, ovvero basandosi sulla provenienza sociale del soggetto.
- Dukeim: Reato come fatto sociale; non vi sono individui mostruosi, ma la criminalità è normale nella società.
- Tonde: Parte della criminalità deriva dalla iperstimolazione delle aspirazioni. Tale pensiero è collegato al momento storico in cui egli vive: grande industrializzazione rapida che ha provocato instabilità a livello sociale.
Nasce, inoltre, il determinismo sociale, secondo cui il delinquente è strettamente collegato a fattori insiti nella società. Questo comporta la morte del libero arbitrio perché l’uomo è soggetto alle influenze della società.
Determinismo biologico
Cesare Lombroso è il primo antropologo criminale che dà vita ad un indirizzo individualistico: la criminalità è collegata a fattori propri dell’individuo. Il reato è studiato attraverso la personalità del delinquente.
Teorie di Lombroso
- Teoria del delinquente nato: I soggetti che hanno determinate caratteristiche sono portati dalla nascita a delinquere. La delinquenza non è collegata alla società.
- Teoria dell’atavismo: Il soggetto è rimasto al livello primitivo di sviluppo, ad una concezione primitiva.
- Delinquenza femminile e teoria della prostituzione: Per fornire una motivazione del fatto che le donne delinquono molto meno, Lombroso afferma che ciò è dovuto alla loro dedizione alla prostituzione.
- Delinquenza occasionale: Quando i soggetti non rientrano in nessuna delle categorie precedenti.
Nel determinismo biologico vi è un’idea di reato come malattia da curare, con l’effetto della deresponsabilizzazione della società e del reo. Carcere come luogo di cura; dà inizio alla criminologia clinica che studia sull’individuo carcerato.
Scuola positiva
Il pensiero positivo ha introdotto alcune novità:
- Occorre tenere presente le potenzialità criminali del reo e non più le caratteristiche della società;
- Sistema del doppio binario (pene e misure di sicurezza);
- Sistema della pena indeterminata.
Il merito della scuola positiva consiste nel trattamento individualizzato del delinquente: ogni soggetto ha singole caratteristiche che influenzano la pena da applicare.
Teorie sociologiche
Teoria delle aree criminali
Le aree criminali sono zone delle città dalle quali proviene e nelle quali risiede la maggior parte della criminalità comune. Tali gruppi hanno la caratteristica di essere in condizioni socio-economiche molto disagiate e diventano il luogo adatto per coloro che cercano di sfogare i loro valori delinquenziali. Il tasso di criminalità è sempre costante, nonostante il ricambio degli abitanti.
Teoria della disorganizzazione sociale (la scuola di Chicago e Mackai)
La motivazione di questo tipo di criminalità è l’industrializzazione che ha prodotto grandi mutamenti ed instabilità e altri fenomeni come urbanizzazione, emigrazione, crisi della famiglia, e così via. La disorganizzazione consiste nella perdita di efficacia dei valori stabili che venivano conferiti dalla società. Tale disorganizzazione, quindi, è strettamente collegata alla condotta irregolare dei membri di quella società. Esempi della teoria della disorganizzazione sociale sono:
- Sutherland (1934): La disorganizzazione sociale è dovuta a continue contraddizioni normative; ciò si verifica perché il continuo conflitto di norme riduce l’efficacia del controllo sulla condotta dei singoli soggetti.
- Johnson (1960): Individua alcune circostanze che possono produrre un conflitto di norme:
- Socializzazione difettosa o mancante;
- Sanzioni deboli o intimidazione poco punitiva per alcuni reati;
- Inefficienza o corruzione dell’apparato giudiziario.
Teoria dei conflitti culturali (Sellin)
Essa si basa sull’osservazione dei processi migratori dall’Europa verso gli USA degli anni 30/40. L’immigrazione creerebbe un forte contrasto tra i valori normativi dell’immigrante e della società ospitante e, di conseguenza, disadattamento (malattia mentale, criminalità, …). Tale teoria è valida soprattutto per la seconda generazione, ovvero i figli degli immigrati che perdono la cultura originaria, ma non assimilano nemmeno la nuova cultura, quella del paese ospitante. Nascono, dunque, due tipi di conflitti:
- Primari: Risultano dal disagio e dalle incertezze che il soggetto vive al suo interno a causa dell’attrito tra i diversi sistemi culturali.
- Secondari: Dovuti alla discriminazione e al rigetto da parte della società ospitante. Tali conflitti si verificano anche quando i valori generali e tradizionali perdono significato o non sono più di comune accettazione.
Lo struttural-funzionalismo
Secondo tale indirizzo, i soggetti che agiscono nella società regolano il loro comportamento tra le persone e i gruppi in funzione di un sistema di norme che vengono fatte proprie da ognuno. Si avranno, quindi, due situazioni opposte:
- Conformità: Vi è la consapevolezza da parte del soggetto della conformità o meno della propria condotta alle norme (scritte o non codificate). Il comportamento conforme inizia con l’apprendimento delle norme attraverso dei “processi di socializzazione” (educazione, identificazione, …). Successivamente c’è il rinforzo e mantenimento dell’apprendimento attraverso strumenti di controllo sociale (per esempio: la minaccia di sanzioni).
- Devianza: Si tratta di condotte che violano le norme penali o sociali. Affinché vi sia devianza occorre che:
- La violazione di una norma sia volontaria e non accidentale;
- La violazione avviene nei confronti di una norma dotata di significato, ovvero ancora credibile e importante.
Si presuppone, pertanto, che il soggetto conosca la norma e che la violi volontariamente.
L’anomia come causa di devianza
Lo stato di anomia è la situazione di perdita di credibilità ed efficacia delle norme che produce instabilità e disagio (sorta di vuota normativo).
- Durkheim: Egli vede l’anomalia come frattura delle regole sociali, contraddizione e incoerenza delle stesse, tendenza alla disgregazione tipica della società industriale. La causa dell’anomali ricorre alla iperstimolazione delle aspirazioni indotta dalla società industriale.
- Merton: L’anomali è vista come un’incongruenza tra le mete (obiettivi a cui devono tendere le aspirazioni di tutti) della società e la reale possibilità di conseguirle. Questa situazione produce frustrazione negli strati di popolazione che non hanno i mezzi per raggiungere il successo e l’appagamento delle aspirazioni. La devianza è vista come frutto di fattori insiti nella società. Vi sono due reazioni alla situazione anomica:
- Di conformità
- Devianti
- Innovazione
- Ritualismo
- Rinuncia
- Ribellione
Teoria delle associazioni differenziali (Sutherland)
Il comportamento criminale non deriva da comportamenti della società, ma è un comportamento appreso attraverso il contatto con altri delinquenti, con relazioni interpersonali, la frequentazione. La criminalità innata non esiste, ma si apprendono le tecniche criminali, le abitudini, le tecniche necessarie per commettere reati; da un certo tipo di frequentazione apprendo la criminalità. I valori criminali si apprendono quando prevalgono su quelli integrati. Sutherland afferma che durante la nostra vita frequentiamo gruppi di persone diverse e non tutti propongono modelli non basati sulla delinquenza. Fattori che influenzano i caratteri delinquenziali sono:
- Priorità
- Intensità
- Durata
- Anteriorità del contagio (quanto prima inizia la frequentazione).
Tale teoria presenta alcuni errori:
- Essa spiega solo alcune condotte criminali perché se pensiamo alla delinquenza individuale e non appropriativa (d’impeto o su base emotiva), queste non hanno spiegazione.
- Non si dà spiegazione al problema della risposta differenziata (soggetti che nella vita sono esposti a stessi fattori delinquenziali, ma non tutti diventano criminali).
- Soggetto che commette un reato comune senza aver avuto un contatto precedente.
Tale teoria è caratterizzata da un forte e rigido determinismo. Sutherland si occupa, innanzitutto, della criminalità dei colletti bianchi: si tratta di un particolare tipo di delinquenza che si realizza in luoghi dove si producono beni e servizi, principalmente in ambito economico. Generalmente, i fattori criminosi consistevano nella deprivazione, mentre in tal caso nella ricchezza. Sono reati che hanno un numero oscuro elevato e sono necessarie conoscenze specifiche per rilevarli. Di conseguenza vi è un alto tasso di impunità degli autori, dovuto al numero oscuro. I criminali principali godono di prestigio, rispettabilità e condizione economica agiata. La reazione sociale nei confronti di questi autori è meno forte perché non rappresentano lo stereotipo del criminale. La criminalità comune fa in modo che autori che vivono in condizioni sociali disagiate siano più facilmente riconoscibili come criminali piuttosto che i colletti bianchi.
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