Capitolo 4: Accumulazione di capitale e crescita economica
Investimento e accumulazione di capitale
In un’economia chiusa e senza settore pubblico vale questa relazione: I = S. Dove con I si indica l’investimento e con S il risparmio. Il risparmio di risorse consente di accumulare capitale (K) che permette a sua volta di alimentare gli investimenti. A causa dei rendimenti marginali decrescenti dello stock di capitale, l’accumulazione dello stesso fa crescere il PIL in maniera sempre meno che proporzionale; ciò significa che all’aumentare dello stock di capitale diminuisce la capacità di quest’ultimo di produrre reddito.
L’intervento dei rendimenti marginali decrescenti ci porta ad un punto stazionario in cui l’investimento non è nullo, ma coincide col deprezzamento (inteso come deterioramento fisico e obsolescenza economica dello stock di K). In parole povere, le imprese si limitano a sostituire il K usurato e obsoleto. Lo stock di K chiaramente non può crescere perché se da un lato aumenta per via dell’investimento, dall’altro lato si riduce dello stesso ammontare a causa del deprezzamento. È in questo modo che l’economia raggiunge lo stato stazionario, in cui:
- In assenza di progresso tecnico e con il numero di lavoratori (N) fisso, il K e il PIL non crescono ulteriormente.
- In assenza di progresso tecnico ma con N che cresce, il K e il PIL continuano a crescere allo stesso tasso di N.
N.B.: quindi il PIL in uno stato stazionario può crescere anche senza progresso tecnico purché aumenti il numero di lavoratori N.
Grafico modello crescita esogena (Solow)
La convergenza
Sempre a causa dei rendimenti marginali decrescenti del K, è facile intuire che la crescita sarà veloce quando K è basso, e rallenterà quando K inizia a crescere. Secondo questa logica, i paesi con un K più elevato dovrebbero crescere meno velocemente mentre i paesi con un K più basso dovrebbero crescere più velocemente. Alla fine tutti i paesi dovrebbero convergere allo stesso stato stazionario. Oltre al vantaggio legato al fatto di avere un K basso, c’è un ulteriore vantaggio che è legato al fatto di avere un investimento alto: infatti se I = S, più alto è il risparmio di un paese e maggiore è l’investimento, di conseguenza anche il K e il PIL nello stato stazionario saranno più alti.
Possiamo dire che un’economia con un risparmio (e quindi con un investimento) elevato raggiunge uno stato stazionario più alto rispetto a un’economia caratterizzata da un risparmio piuttosto basso. N.B.: l’accumulazione di capitale consente il passaggio da uno stato stazionario più basso ad uno più elevato. Tuttavia, essa non permette di crescere indefinitamente ma solo fino allo stato stazionario.
Regola aurea
La regola aurea ci permette di trovare lo stato stazionario che massimizza il consumo (C). C = Y – I, dove Y sarebbe il PIL. N.B.: essa non indica il livello dell’investimento che fa crescere maggiormente il PIL. L’investimento che rende massimo C è la massima differenza tra la curva e la retta. In quel punto la pendenza della retta degli investimenti, che sarebbe il deprezzamento Δ, è uguale a quella della curva dell’output, che sarebbe la produttività marginale del K (Pmk).
Solow sostiene che secondo la regola aurea si dovrebbe risparmiare il 33% del PIL.
In sintesi
- Il tasso di risparmio nel modello di Solow alza permanentemente il livello del PIL nello stato stazionario.
- Alza transitoriamente il tasso di crescita del PIL (spostamento da uno stato stazionario più basso a uno più alto).
Capitolo 5: Produttività totale dei fattori, capitale umano e tecnologia
PTF - Capitale umano - Tecnologia
Il capitale umano (H) rappresenta l’insieme di conoscenze incorporate nelle persone nel tempo. Esso contribuisce all’aumento del PIL perché rende più produttivo il K. Paesi con maggior capitale umano quindi avranno una Pmk maggiore. Nel modello di Solow i Paesi con meno K crescono di più, però gli investimenti sono maggiori nei paesi sviluppati perché dotati di maggiore capitale umano e ciò implica un K più produttivo. Si può ottenere un maggior capitale umano incrementando l’istruzione, ma ciò richiede di sostenere dei costi.
Le istituzioni pubbliche e private hanno sicuramente un ruolo nel determinare un aumento della PTF. A tale scopo occorre:
- Una buona governance (cioè una buona capacità di governo).
- Un buon capitale sociale che scoraggi la ricerca di rendite.
La tecnologia può essere sviluppata attraverso una maggiore spesa in ricerca e sviluppo, o attraverso le infrastrutture pubbliche.
Capitolo 6: Crescita endogena e convergenza
Crescita endogena e convergenza
Il modello di crescita endogena critica il modello di crescita esogena di Solow:
- Nel modello di Solow l’accumulazione di K porta ad una transitoria crescita dell’economia fino a quando questa raggiunge lo stato stazionario. I veri motori della crescita permanente in Solow sono il tasso di crescita della popolazione e il progresso tecnico che resta esogeno.
- Nel modello di crescita endogena la crescita dell’economia è funzione illimitata della crescita di K, nel senso che quando aumenta il risparmio aumenta l’investimento, ciò porta ad un’accumulazione di K che fa crescere indefinitamente l’economia. Per questo il tasso di crescita diventa in questo caso una funzione permanente del tasso di accumulazione di K.
Ipotizziamo che la produttività del K (Pmk) sia non più decrescente ma costante: non esiste più uno stato stazionario dello stock di K perché ad un aumento del tasso di risparmio (S) corrisponde un aumento dell’investimento (I) che a sua volta porta ad un aumento permanente del tasso di crescita. Graficamente la differenza fra i grafici dei due modelli è che nel caso della crescita esogena la funzione che legava il PIL al K non era rappresentata da una retta ma una curva disegnata in modo tale da rispettare il fatto che il legame tra le due grandezze fosse meno che proporzionale.
Invece nel caso della crescita endogena tale funzione è lineare: non c’è possibilità di trovare un livello di K stazionario in cui l’investimento uguaglia il deprezzamento, come avveniva nel modello di Solow in cui l’investimento andava esattamente a sostituire il K che si era usurato.
Grafico modello crescita endogena
Scriviamo l’equazione del PIL attraverso una funzione Cobb-Douglas:
b a cPIL = A*Hb*Ka*Lc dove H, K e L sono tre variabili. I rendimenti marginali di questi tre fattori sono decrescenti, in particolare il rendimento di H varia in funzione dell’aumento di K. H aumenta in ragione di un funzione D*K:
b a cPIL = A*(D*K)b*Ka*Lc
- Se a + b = 1 i rendimenti marginali sono costanti.
- Se a + b < 1 i rendimenti marginali sono decrescenti.
- Se a + b > 1 i rendimenti marginali sono crescenti.
b a cOutput = A*(D*K)b*Ka*Lc. b(D*K) = Extrarendimento dovuto all’esternalità positiva che il capitale fisico, cioè K, ha sul capitale umano H. aK = rendimento privato del K di ogni singola impresa. Dalla somma di questi due rendimenti si ottiene il rendimento sociale. Un prodotto marginale del K che è sempre decrescente a livello della singola impresa, in presenza di esternalità potrebbe arrivare a non essere più decrescente a livello della società. La funzione che lega produzione e capitale che non ha più rendimenti decrescenti è una retta: cioè ad ogni aumento del tasso di risparmio corrisponde un aumento indefinito della crescita. Così il tasso di crescita diventa funzione permanente del livello dell’investimento.
Nel modello di crescita endogena:
- Per aumentare la crescita è sufficiente aumentare il tasso di risparmio e incoraggiare gli imprenditori ad investire, senza ricorrere all’aumento della popolazione o al progresso tecnico.
- Manca la convergenza ad un unico stato stazionario.
Quando le esternalità tra K e H sono talmente forti da arrivare ad un Pmk crescente allora si avrà divergenza tra Paesi cioè i Paesi con più reddito crescono più velocemente. Questo è l’esatto contrario di quanto affermava Solow. In questo caso poiché Pmk è crescente chi ha poco capitale disinveste e chi ne ha molto investe ancora di più.
Convergenza condizionata
Non si evidenzia convergenza fra tutti i Paesi ma solo fra quelli simili: Paesi diversi hanno stati stazionari diversi.
Capitolo 11: Cicli economici
Ciclo economico
Il ciclo economico consiste in fluttuazioni periodiche nelle variabili macroeconomiche, in particolare nel PIL reale. L’idea di base della macroeconomia è che le politiche fiscali (il governo, la banca centrale) ed eventualmente anche monetarie possono riuscire a correggere le tendenze dell’economia capitalistica ad avere fluttuazioni cicliche (breve periodo). Dunque l’economia per vari periodi può essere colpita da fluttuazioni economiche che possono essere contrastate dal governo, dalla banca centrale. È necessario contrastarle perché creano problemi di equità sociale in quanto colpiscono maggiormente i membri più svantaggiati della società (giovani, anziani, …).
Nel breve periodo si possono contrastare sia le recessioni che le espansioni. In un’economia dove non c’è settore pubblico, il PIL varia insieme alle sue componenti principali (C e I). Mentre K e A sono fissi, l’occupazione e la disoccupazione possono variare. La moneta è importante perché determina il tasso d’interesse che reagisce su C e I. Quando cresce molto il PIL cresce molto anche C e I, inoltre quando il PIL aumenta il tasso di disoccupazione è basso e viceversa.
Legge di Okun
Mostra la relazione tra livelli del tasso di disoccupazione e crescita del PIL.
ḡu - u = - β (g - ḡ)t t-1 yt y
Quando il PIL aumenta si riduce il tasso di disoccupazione, e quando il PIL si riduce aumenta il tasso di disoccupazione.
- Se u > u allora il tasso di disoccupazione sta crescendo e la crescita del PIL sta diminuendo.
- Se u < u allora il tasso di disoccupazione sta diminuendo e la crescita del PIL sta aumentando.
La legge di Okun ci spiega le variazioni del tasso di disoccupazione con una funzione delle variazioni del PIL attorno a un tasso di crescita potenziale. Rimuovendo le ipotesi semplificatrici otteniamo:
ḡu - u = - β (g - ḡ)t t-1 yt yḡ0 < β < 1 mentre rappresenta il tasso di crescita potenziale. y La disoccupazione cresce quando siamo al di sotto di questo tasso di crescita potenziale.
Un aumento del tasso di occupazione non implica una diminuzione proporzionale della disoccupazione, ma meno che proporzionale infatti le imprese “aggiustano” l’occupazione in misura meno che proporzionale: la loro risposta alla crisi viene detta “labor hoarding” cioè le imprese tendono a trattenere i lavoratori anche quando non ne hanno bisogno al fine di non perdere il capitale umano che hanno investito nei lavoratori stessi. Tali lavoratori sono impiegati in mansioni che non riguardano direttamente il processo produttivo. Durante il boom economico lavoreranno di più i lavoratori già impiegati.
Per questo motivo il PIL fluttua più rapidamente dell’occupazione. A causa del fenomeno del lavoratore scoraggiato fluttua di meno il tasso di disoccupazione rispetto all’occupazione.
Torniamo all’equazione ottenuta della rimozione delle 3 ipotesi semplificatrici, in particolare consideriamo che il tasso di crescita potenziale non sia necessariamente uguale a 0, come prima avevamo ipotizzato:
ḡu - u = - β (g - ḡ)t t-1 yt y ḡQuando g > allora u < u cioè il tasso di disoccupazione tende a ridursi.
- Quando g < allora u > u cioè il tasso di disoccupazione tende a crescere.
Il ciclo economico è importante perché:
- Può avere conseguenze ineguali nella società.
- Il suo procedere influenza, attraverso la legge di Okun, le variazioni del tasso di disoccupazione.
Capitolo 12: Moneta e prezzi
Inflazione
Il tasso d’inflazione è il tasso di crescita nel livello dei prezzi: (P - P ) / P.
La base monetaria è costituita dal circolante e dalle riserve detenute dalle banche presso la banca centrale, invece i depositi bancari costituiscono il moltiplicatore monetario.
Moltiplicatore monetario
Quando la banca centrale emette circolante e riserve, questi vengono depositati dalle persone nelle banche, che a loro volta possono emettere nuovi crediti che verranno nuovamente depositati. I depositi si trasformano in crediti che poi si trasformano nuovamente in depositi. Questo processo non continua indefinitamente perché a ogni giro del processo, una parte dei soldi viene conservata dalle banche sotto forma di riserve. 1. Quindi il moltiplicatore monetario è: tasso di riserva obbligatoria.
Il circolante e le riserve fanno sì che i depositi possano innescare il moltiplicatore monetario. Es: vengono depositati 100 € in banca: il 10% viene messo da parte mentre il 90% viene prestato: questo processo è una serie geometrica non infinita.
Ipotesi
- Le banche centrali non aumentano le riserve per conto loro.
- I prestiti fatti tornano in banca come depositi.
- Siamo in un’economia chiusa, in cui i depositi non vanno all’estero.
Teoria quantitativa della moneta
MV = PY. È un’identità sempre vera, cioè la somma delle transazioni è sempre uguale alla massa monetaria per il numero di volte che essa circola nell’economia. In quell’equazione:
- P è il PIL nominale.
- Y è il PIL reale.
- M è lo stock di tutte le liquidità che possono servire per estinguere i debiti, quindi M = circolante + riserve della banca centrale + depositi bancari.
- V è la velocità della moneta che mette in relazione M con PY. In altre parole rappresenta il numero di transazioni effettuate dalla moneta in un certo lasso di tempo. È chiaro che M si riduce all’aumentare di V.
%ΔM + %ΔV = %ΔP + %ΔY.
Due ipotesi affinché valga la teoria quantitativa della moneta:
- V è costante, cioè %ΔV = 0 e quindi l’equazione diventa %ΔM = %ΔP + %ΔY.
- Nel lungo periodo le variazioni del PIL reale Y non dipendono da fenomeni monetari, cioè da M e P, ma da fenomeni reali (come la variazione della popolazione, il progresso tecnico, ecc..). Quindi la crescita del PIL Y è indipendente da M.
Ne consegue che %ΔM è proporzionale a %ΔP (dove %ΔP altro non è che l’inflazione), cioè tra le due grandezze vi è una relazione crescente.
La teoria quantitativa della moneta:
- Vale se è verificata la prima ipotesi.
- Può valere nel lungo periodo specialmente se è elevato il tasso d’inflazione.
- Non vale sicuramente nel breve periodo.
Capitolo 10: Consumi e investimenti
Le componenti della domanda aggregata sono:
- Consumi.
- Investimenti.
- Spesa governativa.
N.B.: trattandosi di un’economia chiusa mancano le esportazioni e le importazioni.
Consumo
È rappresentato da acquisti di beni e servizi finali da parte delle famiglie, ed è importante perché:
- Ci aiuta a capire il risparmio di uno Stato, in quanto ciò che si consumo non può essere risparmiato e investito.
- Gioca un ruolo fondamentale nella teoria del moltiplicatore.
- È una parte fondamentale del PIL, perché ne rappresenta il 60 %.
Il tasso di crescita del PIL reale e del consumo si muovono insieme, ma il PIL varia più del consumo.
Risparmio privato SP e identità tra PIL e reddito
PIL = reddito (X - IM) + C + I + G = C + SP + T da cui si ricava I = SP + (IM - X) + (T - G)
- SP = risparmio privato.
- IM – X = importazioni – esportazioni = importazioni nette, che rappresentano il risparmio privato degli altri Paesi che arriva da noi.
- T – G = risparmio del settore pubblico.
Quindi dalla formula ottenuta deduciamo che l’investimento in un’economia può avvenire o dal risparmio privato SP o dalla importazioni nette o dall’avanzo di bilancio.
Teoria dei deficit gemelli
Un paese in cui G aumenta molto più di T, cioè vi è un forte deficit di bilancio, è anche un paese in cui le importazioni aumentano molto più delle esportazioni. Questa affermazione è vera se non varia la differenza tra SP e investimento.
Δ(I - SP) = Δ(IM - X) + Δ(T - G)
Se Δ(I - SP) = 0 allora Δ(IM - X) = Δ(G - T) Se tale differenza non varia, a un aumento delle importazioni nette (disavanzo commerciale estero) corrisponde un aumento del disavanzo di bilancio e quindi vale la teoria.
Teoria keynesiana del consumo
Formalizza la relazione lineare tra consumo e reddito disponibile (dato dalla differenza tra PIL e tasse). Il coefficiente angolare b è uguale alla propensione marginale al consumo PMC. Dal grafico notiamo che esiste consumo anche quando il reddito disponibile è pari a 0, per la presenza della componente autonoma del consumo che appunto non dipende dal reddito disponibile ma da qualcosa di esogeno.
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