Profilo storico e geografico del movimento crepuscolare
Nel 1910 il critico letterario Giuseppe Antonio Borghese pubblicò un articolo dal titolo Poesia Crepuscolare e diede una prima spiegazione di quest'ultima parlando dei legami che essa aveva creato tra i tre volumi usciti quello stesso anno; uno di Moretti, uno di Martini e uno di Chiaves. Dai volumi nasce il concetto di crepuscolarismo, o esisteva già e serviva solo coglierlo. Comunque sia, Borghese seppe farlo.
Definendo questo tipo di poesia, il critico le diede due prospettive: da una parte, la vide come l'ultima luce di una meravigliosa giornata lirica, che giungeva alla tragica sensualità dannunziana; dall'altra come potenziale annuncio di ciò che sarebbe stato poeticamente il futuro.
L'articolo di Borghese è stato un dono. Non tanto perché ci ha risparmiato di dare ai crepuscolari il nome crepuscolari, che non ebbero né un movimento né un manifesto. Ma soprattutto perché da esterno seppe porre i tre poeti, Moretti, Martini e Chiaves, in un contesto di relazioni letterarie.
Collocazione geografica
Nell'articolo c'è, non espressa, ma importante, collocazione geografica: Moretti è romagnolo-fiorentino, Martini è romano e Chiaves è torinese. Roma, Firenze e Torino furono i centri dai quali si irradiò il crepuscolarismo.
In comune avevano l'eredità dello stile. Dai decadenti-simbolisti francesi filtrò ai crepuscolari la fissazione delle domeniche autunnali, delle vecchie signore che lavorano, dei sonnacchiosi paesaggi provinciali; da Pascoli la psicologia del fanciullino e da D'Annunzio il languore del Poema Paradisiaco. Da Gozzano, la sintassi prosastica, l'epiteto diminutivo, la quartina pedestre.
Sulla Voce del novembre 1911, Slataper allargava la famigliola poetica battezzata l'anno precedente da Borghese, adottando altri quattro fratellini: Corazzini, Gozzano, Saba e Palazzeschi.
La poesia crepuscolare tra due stagioni
I due critici insediarono la poesia crepuscolare tra due stagioni, annotando però in essa più i segni di un tramonto che quelli di un'alba e sostando in aggiunta su una lunga processione di tristezze e malinconie. Le quali, vanno necessariamente integrate da precisazioni storiche; perché il crepuscolarismo incontrò tra 800 e 900 uno dei periodi più tormentati della letteratura contemporanea. E non solo della letteratura.
La reazione del poeta crepuscolare a tale situazione fu inconsciamente ricettiva e il suo atteggiamento fu disponibile a rispecchiarsi, tra ironie ed evasioni nel passato, nel grigiore di piccole cose e nella noia di modesti personaggi, che come lui avvertivano ciò che è stato definito il peso della quotidia.
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Crepuscolarismo e Guido Gozzano
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Italiano: crepuscolarismo, futurismo e Luigi Pirandello
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Guido Gozzano – Ironia, crepuscolarismo e poesia delle piccole cose
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Appunti delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea su Gozzano e il Crepuscolarismo, docente Vinicio Pacca