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LE POESIE DI GOZZANO DENTRO E OLTRE IL

CREPUSCOLARISMO

Definizione e nascita del crepuscolarismo

- 1

Giuseppe Antonio Borgese

Dobbiamo a la creazione di tale definizione. Borgese è famoso per

aver scritto (1921), dove descrive il disorientamento della generazione degli interventisti dopo

Rubè

la Prima Guerra Mondiale. Importante questo romanzo perché descrive l’insorgere delle prime

squadre fasciste.

Nel 1910 scrive l’articolo coniando di fatto questa espressione. Borgese

Poesia crepuscolare,

Marino Moretti, Fausto Maria Martini Carlo Chiaves.

definisce poeti crepuscolari e Il termine

crepuscolare non si riferisce al contenuto, bensì al contesto e al momento in cui questo stile poetico

Giosuè Carducci Giovanni Pascoli,

nasce. Dopo i grandi poeti come e è difficile che qualcuno

possa ancora esprimersi a grandi livelli. Quindi, usando le sue parole, “sono passati i tempi dei

mietitori, adesso rimangono solo le spighe”. Sempre secondo Borgese questa scuola s’inquadra in

2

Decadentismo

un movimento più ampio che è il europeo. Non è da considerarsi un’avanguardia in

quanto è inteso come fase finale di un’era poetica feconda. Gli stessi poeti che si riconoscono in

questa scuola, sposano subito questo termine, facendolo proprio e definendosi, appunto,

crepuscolari. Il giudizio di Borgese non lo possiamo considerare del tutto positivo. Secondo lui sia

le colpe dei padri, inteso come poeti, sia le loro glorie pesano e influiscono sui crepuscolari.

È anche ben definita l’inquadratura geografica di questo movimento, che parte da Roma e, passando

da Firenze e la vicina Romagna, raggiunge Torino.

Futurismo

A differenza del che, come indica il nome, ha come ispirazione la potenza e la forza

delle macchine, la velocità, il coraggio, guardando, appunto, al futuro, il Crepuscolarismo ha come

punto di riferimento il passato. Un passato, attenzione, puramente letterario. Non in riferimento ai

valori risorgimentali che, anzi, non li fa propri, poiché anagraficamente impossibilitato. L’unico

punto che ha in comune col Futurismo è il rifiuto del presente, il senso di disagio a esso dovuto.

3

Filippo Tommaso Marinetti

- , (1909)

Nota #1 appendice testi Manifesto del Futurismo

Importante la nota numero 8, dove i futuristi si sentono “sul promontorio estremo dei secoli”, non

devono guardare al passato, e neanche al presente, ma al futuro.

1

Giuseppe Antonio Borgese (Palermo, 1882 - Fiesole, 1952), scrittore, giornalista e critico letterario. Professore di

letteratura tedesca nelle università di Torino (1909-10) e di Roma (1910-17), poi nell'Accademia scientifico-letteraria di

Milano (1917-1925), dove, dal 1926, passò alla cattedra di estetica dell'università. Avverso al regime fascista, nel 1931

lasciò l'Italia per gli Stati Uniti, di cui prese in seguito la cittadinanza, e dove insegnò (1936-48) letteratura italiana

nell'università di Chicago. Nel 1949 gli fu restituita la cattedra di Milano.

2

Decadentismo, movimento artistico e letterario sviluppatosi in Europa, dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli

inizi del Novecento, che si contrappone diametralmente alla razionalità del positivismo scientifico e del naturalismo.

Diede origine a diverse correnti o poetiche particolari, tra cui il simbolismo, l'estetismo, l'impressionismo, il

surrealismo, il dadaismo, e nell'ambito italiano il panismo, l'ermetismo, il futurismo e il crepuscolarismo.

3

Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 1876 – Bellagio, Como, 1944), poeta, scrittore e drammaturgo. È

conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

Aldo

Esistono anche casi di poeti che nascono crepuscolari per poi diventare futuristi. È il caso di

Palazzeschi, Corrado Govoni,

autore nel 1910 de opera futurista, e di che nel 1911

L’incendiario,

scrive e nel 1915 dove ci sono i primi esempi di

Poesie elettriche Rarefazioni e parole in libertà,

poesia figurata. Gabriele D’Annunzio

Per Borgese gli ascendenti dei poeti crepuscolari sono Pascoli (Padre),

(Padrino) e i poeti francesi più vicini a loro stilisticamente (Zii).

Pascoli è il poeta che canta il provincialismo, la vita agreste. Ne (1897) dice che “in

Il fanciullino

ognuno di noi c’è un fanciullo. C’è chi lo reprime e chi invece gli dà voce. Per essere poeti

dobbiamo dargli voce”. Infatti nella poesia crepuscolare i termini usati sono umili, sono usati gli

oggetti di tutti i giorni. Pascoli era allievo di Carducci, ma anche lui non ne sposa i valori

risorgimentali. Tuttavia, per ereditarne la cattedra all’Università di Bologna, scrive nel 1906 Odi e

in uno stile non del tutto pascoliano.

inni,

D’Annunzio ha avuto una carriera lunga e articolata. Ne (1889) è esteta e cantore della

Il piacere

vita nei salotti romani. (1893) è invece un’opera di passaggio, di pausa. In

Poema paradisiaco

quest’opera ci sono le prime scintille crepuscolari, tanto da riscontrare una similitudine con l’opera

di Gozzano. Dopo questo poema ritorna agli eccessi della vita mondana. Gozzano da giovane è un

dannunziano convinto, per poi in seguito cambiare opinione e addirittura schernirlo ironicamente

nei suoi lavori. Jules

Gli “zii” invece sono quei poeti francesi antecedenti il movimento. Si prenda per esempio

4

Laforgue . - province, dalla raccolta (1885)

Nota #2 appendice testi Complainte de la Lune en Les complaints

La poesia è esemplificativa in quanto ha molti punti di contatto col futuro crepuscolarismo.

- L’ambientazione: come nei crepuscolari, anche qui abbiamo un ambiente di provincia, che si

contrappone alla città. È un luogo dove si cerca un rifugio. L’ambiente provinciale coincide col

ritorno alle origini, e quindi all’infanzia. Altresì vengono usati anche ambienti conventuali, sanatori

(come in di Corazzini) o ville abbandonate.

Toblack

- Trattamento del tema amoroso: nelle poesie dei crepuscolari l’amore non è mai inteso come

romantico, passionale. Spesso si riferisce ad amori impossibili, per esempio a causa della differenza

d’età, o ad amori passati, ora diventati rapporti fraterni. L’amore è trattato come svagato, leggero.

- Morte giovanile: punto non propriamente letterario ma importante. La maggior parte dei

crepuscolari muore in età giovanile, spesso di tisi o anche in guerra, dalla quale talvolta tornano

mutilati. Sono spesso cagionevoli di salute e sembra che si vogliano far lasciare morire giovani per

non invecchiare. 5

Scipio Slataper

Nel 1911, , scrive un articolo intitolato riprendendo un

Perplessità crepuscolare,

Guido Gozzano

verso di (v. 106 de Slataper chiama quelli che lui definisce

La signorina Felicita). 6

Corazzini, Saba

crepuscolari i “sei fratellini”, ovvero Gozzano, Moretti, Palazzeschi, Martini e ,

4

Jules Laforgue (Montevideo, 1860 – Parigi, 1887), poeta e prosatore francese. Morto di tubercolosi.

5

Scipio Slataper (Trieste, 1888 – Monte Calvario, 1915), scrittore e militare italiano, irredentista, fra i più noti nella

storia letteraria di Trieste. Morto in guerra.

6

Umberto Saba Umberto Poli

pseudonimo di (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957), poeta, scrittore e aforista.

quest’ultimo incluso solo per campanilismo, poiché Slataper è triestino come Saba. Come per

Borgese, colloca i crepuscolari al termine di un periodo fertile della poesia italiana. C’è una netta

contrapposizione con i poeti del passato, forti, con i crepuscolari, deboli e, parole sue, anche malati

e rachitici. È stato il primo Slataper a definire crepuscolare Gozzano, avvalendosi, a differenza di

Borgese, della raccolta appunto del 1911.

I colloqui, 7

Emilio Cecchi

Tornando indietro di due anni, nel 1909 per l’esattezza, recensisce La via del

di Gozzano. Riconosce questa scuola in cui Corazzini è il “Giovanni Battista” e Gozzano il

rifugio

“messia”, ma non usa il termine “crepuscolare”.

8

Enrico Thovez

Nel 1910 scrive dove se la prende con

Il pastore, il gregge e la zampogna,

Carducci, il pastore, colpevole di troppo nazionalismo nelle sue opere, e con il gregge, ovvero

Pascoli e D’Annunzio, se la prende ancor più duramente in quanto, a differenza di Carducci che ha

davvero lottato nel Risorgimento, ne ereditano l’ideologia senza condividerne i valori.

I crepuscolari si definiscono un gruppo, al contrario dei futuristi, che si definiscono una scuola. Non

hanno un manifesto, un proclama, una rivista, un’unica casa editrice come i futuristi.

9

Gian Pietro Lucini

In una lettera di Govoni a del 1904 (vedere si trova

nota #3 appendice testi),

un campionario di situazioni poetiche collegabili ai crepuscolari, ma non è un vero e proprio

manifesto.

Si deduce quindi che i crepuscolari nascono spontaneamente, una così definita “condizione

crepuscolare” (Nicola Tedesco, 1970) che si propaga per tutto il ‘900.

10

Nino Oxilia nella poesia (1917) citò Gozzano e Corazzini.

Saluto ai poeti crepuscolari

Tirando le somme, possiamo riassumere in queste date e luoghi il movimento crepuscolare:

1902-1903: Corazzini e Martini a Roma.

1905-1906: Govoni, Moretti e Palazzeschi a Firenze formano il gruppo tosco-fiorentino,

scambiando contatti col gruppo romano.

17 giugno 1907: Muore Corazzini, e quindi il gruppo romano.

Agosto 1907: Gozzano, del filone torinese comprendente anche Chiaves, pubblica La via del

rifugio.

7

Emilio Cecchi (Firenze, 1884 – Roma 1966), critico letterario e critico d'arte. È considerato una delle figure di

maggior rilievo per il giornalismo culturale italiano della prima metà del Novecento.

8

Enrico Thovez (Torino, 1869 – Torino, 1925), critico letterario e poeta.

9

Gian Pietro Lucini (Milano, 1867 – Plesio, Como, 1914), poeta e scrittore. Complessa e contraddittoria figura di

transizione tra Ottocento e Novecento, dalla scapigliatura lombarda si avvicinò al futurismo, da cui si staccò poi

clamorosamente. Morto di tubercolosi ossea.

10

Nino Oxilia (Torino, 1889 – Monte Tomba, 1917), giornalista, scrittore, poeta e regista. Morto in guerra.

I protagonisti

-

- Marino Moretti (Cesenatico, 1885 – Cesenatico, 1979)

Scrittore, poeta e romanziere. Vagheggia nelle sue poesie l'adolescenza, la

provincia, le cose umili e trite che ama veramente, egli, il più pascoliano dei

crepuscolari. Solo che, diversamente dal Pascoli, ne avverte l'inutilità e il vuoto.

Come tutti gli altri crepuscolari a cui la vita l’ha consentito, ha lasciato ben presto i

versi e ha trovato nella novella e nel romanzo una sua personale via, e largo seguito

di lettori. - (1965)

Nota #4 appendice testi Calendario

Poesia scritta per commemorare la morte di Corrado Govoni. I nomi scritti Marino Moretti

come in una lista sono Sergio (Corazzini), Fausto (Martini), Marino

(Moretti), Auro (D’Alba, futurista e fascista) e, appunto Corrado (Govoni). Qui Moretti si chiede se

tutti facessero parte di “un sol ramo”, ovvero erano tutti della stessa scuola.

- e da

Nota #7 appendice testi Che malinconia! La signorina più vecchia di me, Poesie scritte col

(1910)

lapis

Già il titolo dell’opera contiene elementi crepuscolari. Il lapis, infatti, è correlato al colore grigio,

colore crepuscolare, come il bianco, colore neutro, un non-colore.

Nella prima poesia viene affrontato il tema amoroso. Non dell’amore passionale. E non degli alti e i

bassi di una storia d’amore. Bensì dei momenti insignificanti che una storia d’amore ha. Definisce

l’amata come una sorella, come in Laforgue.

In viene invece presentato un altro tema caro ai crepuscolari, ovvero

La signorina più vecchia di me

l’amore impossibile. Impossibile non perché irraggiungibile. Impossibile per motivi anagrafici: si

ama una donna che è esistita nel passato, una donna troppo più avanti con l’età. Un amore quindi

inteso come materno, fraterno, non passionale.

- Fausto Maria Martini (Roma, 1886 – Roma, 1931)

Poeta, drammaturgo e critico letterario italiano, della scuola crepuscolare romana dei primi decenni

del Novecento. Combattente nella prima guerra mondiale, ne ritornò gravemente mutilato.

- Carlo Chiaves (Torino, 1882 – Torino, 1919)

Poeta amico di Gozzano e di Amalia Guglielminetti.

- Aldo Palazzeschi Aldo Giurlani

pseudonimo di (Firenze, 1885 – Roma, 1974)

Scrittore e poeta, uno dei padri delle avanguardie storiche. Ha manifestato il suo estro funambolesco

fin dall'esordio come poeta crepuscolare e nell'effimera adesione al futurismo.

- da (1909)

Nota #6 appendice testi Chi sono?, Poemi

Anche Palazzeschi rifiuta la definizione di poeta in questa poesia, che si trova in ultima

Poemi,

raccolta crepuscolare dell’autore. Sostanzialmente ci stanno dicendo che sono finiti i tempi dei poeti

romantici, dei vari Carducci, dei poeti vate. Palazzeschi si definisce anzi “saltimbanco”, quindi

usando toni giocosi, al contrario di Corazzini che usa termini vittimistici.

- Corrado Govoni (Copparo, Ferrara, 1884 – Anzio, 1965)

Poeta. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per

tentare la prosa e il teatro.

- da (1903)

Nota #8 appendice testi Armonia in grigio et in silenzio

Inizialmente Govoni non era incluso tra i crepuscolari. Era di difficile catalogazione. I suoi lavori

crepuscolari sono il menzionato e (1903).

Armonia in grigio et in silenzio Le fiale Fuochi d’artifizio

(1905) e (1907) avevano già toni accostabili al futurismo, completamente abbracciato con

Gli aborti

(1911). Si auto antologizza nel 1918 con Nel 1944 perde il figlio

Poesie elettriche Poesie scelte.

alle Fosse Ardeatine, scrive una poesia per lui, e poi cade in miseria.

- Sergio Corazzini (Roma, 1886 – Roma, 1907)

Poeta appartenente al crepuscolarismo romano del primo decennio del Novecento.

Morto di tubercolosi. da

- Desolazione del povero poeta sentimentale,

Nota #5 appendice testi

(1906)

Piccolo libro inutile

Già dal titolo si noti la propensione dei crepuscolari a sminuirsi, a darsi poco

valore. Usa versi liberi, al contrario di Gozzano, che adotta uno stile più

conservatore. Questa poesia è scritta come un salmo, una preghiera. Ci sono

spesso riferimenti religiosi (“sette volte dolente”, in riferimento alla Sergio Corazzini

Madonna dei Sette Dolori, “comunione”, “amen” finale). Inoltre rifiuta per

sé il termine “poeta”, come si capisce dai primi versi. Si definisce più volte

“fanciullo”, nel senso pascoliano del termine, in quanto dà voce al fanciullo che c’è in lui. Nel

paragrafo VI notiamo che prova piacere nella sofferenza, una sorta di masochismo religioso. È

misticismo estetizzante,

quello che viene definito ovvero il godere della bellezza del simbolismo

della religione, non essere necessariamente fervidi religiosi, anzi. Maestro di ciò era D’Annunzio.

Anche Martini usò lo stesso tema in che si trova nella raccolta

Invito francescano, Panem nostrum

(1907). D’Annunzio e Gozzano scrissero anche due sceneggiature cinematografiche, sempre a tema

religioso. D’Annunzio per di Giovanni Pastrone (1914), anche se in realtà si dedicò

Cabiria

solamente agli intertitoli. Invece Gozzano ne scrisse una su San Francesco che però non riuscì mai a

essere riprodotta in pellicola.

Il messaggio che lancia Corazzini, comune ai crepuscolari, è il fatto di non definirsi “poeta”, di non

essere un esteta, un “vate” alla D’Annunzio. Di sentirsi solamente “un piccolo fanciullo che

piange”.

- Introduzione alla tematica gozzaniana e primo periodo dannunziano

IL COMMESSO FARMACISTA

(1907)

(pag. 356)

Non si rida, compagni, non si rida

del poeta commesso farmacista.

(vv. 89-90)

Metrica: quartine di endecasillabi, con schema A-B-B-A tranne la terz’ultima che è A-B-A-B.

L’ultima strofa è una sestina virtuale, con schema A-B-B-A-A-B. La ritroveremo spesso nel lavoro

di Gozzano, che non usa mai la metrica libera, essendo un conservatore.

Scritta nel 1907, è stata pubblicata postuma. Gozzano si include nella poesia, quindi abbiamo un “io

lirico”.

15: indica il mese di aprile (del 1907), mese in cui gli viene diagnosticata la tubercolosi.

21-24: il farmacista dice che scrive versi, senza vergognarsi, non come i crepuscolari.

41: Gozzano si rivolge al lettore. Prende in giro il farmacista per le parole che potrebbe utilizzare

nelle sue poesie. Cerca la complicità del lettore.

57: Cambia improvvisamente idea e ci ammonisce. Non si deve ridere di lui. Lui vale più di noi, in

quanto è sincero.

62: Noi siamo prostitute.

81: Gozzano si rende conto che anche lui è un poeta artefatto.

In questa poesia è descritto l’atteggiamento di Gozzano nei confronti dei “puri di cuore”. È un

atteggiamento ambivalente. Invidia la purezza del poeta farmacista, pur rendendosi conto che non

potrà mai essere come lui, perché ormai è troppo corrotto letterariamente.

Nel 1911 Gozzano scrive un articolo tra cronaca nera e racconto.

Intossicazione,

Prende spunto dalla storia di un ragazzo di diciassette anni che scriveva versi per

una donna più vecchia, senza dichiararsi. Poi lei si fidanza e lui uccide entrambi. A

interessare Gozzano è il fatto che il ragazzo scriva poesie. Per lui l’omicida è

vittima di “intossicazione letteraria”, perché è ingenuo, candido. Non come i

tabe

letterati che so

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lele1979 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
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