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SALVEZZA

(pag. 155)

La bellezza del giorno

è tutta nel mattino.

Salvezza intesa non fisica, ma della paura della morte.

Metrica composta da quartine con schema classico A-B-A-B.

Ai vv. 11-12 riprende Jammes. PAOLO E VIRGINIA

(pag. 156)

Amanti! Miserere,

miserere di questa mia giocosa

aridità larvata di chimere! 33

Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre

Si ispira ad un romanzo di , (1788).

Paolo e Virginia

Qui Gozzano si confronta con la vecchia letteratura.

Paolo e Virginia sono figli di madri emarginate, che si rifugiano alle Mauritius, all’epoca colonia

francese. Qui crescono i bambini che finiscono per innamorarsi. La madre di Virginia la rimanda in

Francia a studiare per poi tornare. Però muore naufragando a pochi metri dalla riva, davanti a Paolo,

seguita da poco dopo da Paolo per crepacuore.

Gozzano scrive di questa storia nel contesto di un’ambientazione esotica, come vedremo più avanti,

tipica per lui. Ai vv. 72-73 allude alle stampe dei posto esotici, rivolgendosi ironicamente

direttamente allo scrittore.

Per Saint-Pierre l’opera è una parabola illuminista. I due ragazzi crescono felici alle Mauritius, cosa

non possibile nella Francia di allora. Allo stato brado l’uomo è felice, ma poi interviene la cultura.

33 Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre (Le Havre, 19 gennaio 1737 – Éragny, 21 gennaio 1814), scrittore e

botanico francese. 34

Jean-Jacques Rousseau

Ai vv. 39-40 cita e il “Ritorno” allo stato di natura e il mito del “buon

selvaggio”

La voce narrante è quella di Paolo, per dare più pathos. Altro alter ego di Gozzano. Non muore alla

fine, come nel romanzo, ma sopravvive, perdendo però la capacità d’amare.

SIGNORINA FELICITA

(pag. 167)

nota #11,

Vedere appendice testi lettera alla Guglielminetti del 3 agosto 1907, dove preannuncia la

tipica bellezza fiamminga di Felicita, suggeritagli da un vera serva, figlia di una certa Maria, che lo

accudiva quando era in degenza al mare, nel Levante. Assicurava la Guglielminetti di stare

tranquilla in quanto non era attratto da tale ragazza. #12

In una lettera al De frenzi del 23 ottobre 1907 (nota appendice testi), dice che sta creando un

poemetto dedicato alla “Signorina Domestica”, donna inesistente, della quale è innamorato. Ed ha

gli stessi caratteri della serva descritta alla Guglielminetti. Dice che vorrebbe scriverci un romanzo

su questa storia d’amore, e che sarà bellissimo. Senza presunzione, in quanto sa benissimo che non

lo farà. Dice che ne fare una mediocre poesia.

Praticamente identica la lettera scritta ancora alla Guglielminetti il 12 novembre 1907 (pag. 30).

La genesi di questa poesia è immediatamente successiva a La via del rifugio.

La metrica è di sestine a due rime a schema variabile. Poemetto diviso in otto sezioni. La terza

sezione si conclude con una quartina più un distico. La quinta e la sesta si concludono con un verso

isolato, ma comunque con la stessa rima.

Nella versione su rivista la settima sezione era introdotta da un verso poi tolto per questione di

metrica.

La prima sezione è raccontata in flashback dal narratore, Gozzano. Si domanda cosa stia facendo un

amore giovanile, distante, non geograficamente, ma spiritualmente. La signorina è provinciale,

rimasta là, dove sempre, lui invece è andato in giro per il mondo. Il termine “Signorina” è inteso

come “Signorina di provincia”, sezione di di Moretti. Ne

Poesie scritte col lapis L’albo dell’officina

si trova “le signorine provinciali”.

Ai vv. 31-36 l’uso della mitologia è in maniera anti-dannunziana, in quanto i miti descritti,

all’epoca, erano abusati e logori.

Nella seconda sezione viene introdotto il padre, rozzo e volgare, classico esempio di borghese

arricchito. Non si preoccupa della presenza di Gozzano intorno alla figlia, cosa inusuale per l’epoca.

34 Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778), filosofo, scrittore e musicista

svizzero di lingua francese.

Nella terza sezione c’è la descrizione fisica di Felicita. Praticamente identica alle lettere. Al

contrario di Petrarca, che usava descrivere Laura con termini altissimi, facendo scuola in Europa,

Gozzano la descrive in modo singolare, anti-petrarchesco. Anche però in contrapposizione alle

femmine fatali dannunziane.

La quarta sezione descrive un sopralluogo tra Gozzano e Felicita in soffitta, piena di roba vecchia

anche per gli stessi borghesi.

La quinta sezione si svolge in giardino della villa. Le prime due sestina sono riprese da una pagina

de di D’Annunzio (1900), dove descrive la sua relazione con Eleonora Duse. In

Il fuoco Singorina

Gozzano abbassa volutamente i toni e il contesto umano, in contrapposizione sempre agli

Felicita

amori fatali di D’Annunzio, creando un piccolo idillio che sfocia in niente.

La sesta sezione è il culmine ideologico di tutto il poemetto, nel quale Gozzano fantastica il

matrimonio con Felicita. Tutto sembra andare verso un lieto fine.

Invece, nella settima sezione, l’avvocato (Gozzano), rinuncia al matrimonio appena scopre che il

notaio aveva già messo gli occhi sulla signorina.

Nell’ultima e ottava sezione si descrive l’addio tra l’avvocato e la signorina. Al verso 395 cita

Dante, e andare a vedere le prime due quartine di (pag. 369). Questa poesia è ispirata a

Congedo

questo presunto viaggio nel 1908. È la dimostrazione che il personaggio dell’avvocato è Gozzano

stesso. Interessante al v. 408 la coincidenza della data con quella della lettera scritta alla

Guglielminetti.

Connessione tra il farmacista e Felicita. Gozzano li guarda entrambi in maniera ambigua. Da un lato

vorrebbe condividere la loro ingenuità, innocenza, ma dall’altra la consapevolezza di non poterlo

fare, perché non c’è più tempo per lasciare spazio al fanciullino.

L’IPOTESI

(pag. 346)

Poesia scritta immaginandosi come sarebbe stato se avesse sposato Felicita. È praticamente

parallela a È stata pubblicata a febbraio 1910 su rivista, aggiungendo una lettera

Signorina Felicita.

per non disorientare i lettori. Vuol convincere i lettori che è stata concepita prima di Signorina

che a scriverla è stato un altro Gozzano, anche se non è così. Il primo abbozzo si chiamava

Felicita,

Signorina Domestica.

La metrica è di distici otto/novenari con rime incrociate.

Importante la favola che racconta dal verso 111, la favola di Ulisse rivista in maniera borghese,

parodiando Dante.

Demistifica il mito di Ulisse. Riscrive Dante e Omero, ma soprattutto il D’Annunzio di dove

Maia,

viene descritta una crociera dello stesso D’Annunzio nel mar Egeo, paragonandosi a Ulisse. In

realtà era una semplice crociera borghese, nonostante i toni mitici con cui viene descritta. Qui

abbiamo il punto più alto della poesia di Gozzano dove si trova lo smascheramento di D’Annunzio.

La poesia dedicata a Ulisse ha la stessa metrica di Non è una parodia, anzi, così com’è fa

Maia.

sembrare una parodia in quanto D’Annunzio non ha senso dell’umorismo, dell’autoironia,

Maia,

paragonandosi a Ulisse. Nella versione più datata c’era un distico poi cannato dove si diceva che

Ulisse contrasse debiti, alludendo alla vita di D’Annunzio, costretto a rifugiarsi in Francia per i

debiti. nota #15),

Allusione anche ad (1903) di D’Annunzio (appendice de

Alle Pleiadi e ai Fati Le Laudi.

Proemio ideologico dell’opera, nella quale D’Annunzio riprende Dante in modo superomistico e

nazionalistico. L’AMICA DI NONNA SPERANZA

(pag. 188)

Considerato lo sviluppo del finale di Nostalgica rievocazione di una scena

Signorina Felicita.

domestica accaduta più di mezzo secolo prima, come si nota dall’epigrafe.

Nella prima sezione c’è la presentazione dell’ambiente salotto borghese. Anche se siamo nel 1850

le cose erano già vecchie allora, le “buone cose di pessimo gusto”. Questi oggetti, nel salotto, in

sono presenti in soffitta.

Signorina Felicita L’AMICA DI NONNA SPERANZA

(versione de La via del rifugio)

(pag. 74)

Non è divisa in sezioni. Sono eliminati due distici (25-26, 29-30) per rendere più vaga

l’ambientazione. Elimina le precisazioni geografiche e cambia Moscato con Marsala per ragioni

anacronistiche. L’ESPERIMENTO

(pag. 363)

Come per è una rivisitazione parodistica de

L’ipotesi Signorina Felicita, L’esperimento L’amica di

In una lettera al Vallini aveva anticipato l’idea: quella di far travestire una ragazza

Nonna Speranza.

con gli abiti di Carlotta. Ma non riusciva a tradurre in versi quest’esperienza.

L’importanza delle date per Gozzano

Tutte le date incontrate finora sono lontane nel tempo:

1850: L’amica di Nonna Speranza

1810: Signorina Felicita

1880: [Stecchetti]

1940: Lipotesi

1907

Il invece è un punto intermedio, esattamante il 30 settembre, che si trova in Signorina Felicita,

ovvero la data scritta sul muro che sancisce l’addio. È una caso unico nella poesia di Gozzano. È un

passato reale, di cui Gozzano ha memoria. Molto probabilmente, possiamo supporre che nel 1907

Gozzano si era davvero avvicinato alla realizzazione del sogno d’amore.

COCOTTE

(pag. 196)

Non amo che le rose che non colsi.

Non amo che le cose che potevano

essere e non sono state…

Variazione sul tema de In una lettera alla Guglielminetti del 23

L’amica di Nonna Speranza.

dicembre 1907 si trova già testimonianza di questa poesia. Una donna vicina di casa sua al mare,

quando lui aveva quattro anni, una cocotte, lo baciò. E lui vuol rivivere quell’istante, perché è

rimasto innamorato di lei. E la richiama, si chiede dove sia adesso. I genitori gli proibirono di

vederl, definendola “cattiva signorina”.

La metrica è composta da sestine di endecasillabi a schema variabile, tranne un’eccezione, unica

nella poesia gozzaniana, ai vv. 25-30, con rime tutte in –ina, forse per indicare il frastornamento del

bambino.

Questa poesia chiude la seconda sezione de Insieme alla precedente sono dichiarazioni di

I colloqui.

un amore impossibile. TOTÒ MERÙMENI

(pag. 203)

Totò Merùmeni è un altro alter ego di Gozzano. È una storpiatura di Heautontimorumenos,

“punitore di se stesso”, dal greco. Anche una poesia di Baudelaire, forse più vicina a Gozzano, si

intitola È divisa in due sezioni. La prima è dedicata ad una certa J.G.F.,

L’Héautontimoruménos.

sferzandola. Ma nella seconda sezione si autoflagella. Esempio di amori fatali, tormentati. In

Gozzano non esiste questa topica. In si ha infatti un’inibizione dell’amore. È

Totò Merùmeni

l’ultima poesia in ordine cronologico de quindi ha ben presente l’opera nella sua

I colloqui,

complessità, e può attingerci a piene mani.

Totò si tira fuori dalla vita, quindi è un reduce.

La metrica è composta da versi doppi di settenari, senza rima interna.

UNA RISORTA

(pag. 208)

È sicuramente Amalia Guglielminetti. Nel luglio 1908 Gozzano si era ritirato in campagna per la

tubercolosi. Si ritirò per compiere studi naturalistici. E Amalia lo raggiunse con un amico. Per

Gozzano è una visita eretica, in quanto non era prevista alcuna presenza femminile nell’eremo,

esclusa la madre, di per sé asessuata. È una visita casta, come tra fratello e sorella. La poesia

comunque si conclude con un bacio.

UN’ALTRA RISORTA

(pag. 214)

Il finale è una citazione petrarchesca, una riscrittura del sonetto 110 del (vedere

Canzoniere

#13),

appendice dove descrive l’incontro con Laura, in tono enfatico. Gozzano invece la riprende

non in senso parodistico, ma ambiguo.

Nel ci sono tre sonetti (315-316-317) consecutivi che parlano dello stesso tema, ovvero

Canzoniere

quello dell’amata incanutita, dove immagina Laura invecchiata, e quindi la passione di lui che

svanisce, cosicché possano avere un rapporto senza destare scandali. È lo stesso tema che tratta

Gozzano in questa poesia: i due si sono amati in passato, e adesso possono invece parlare

tarnquillamente.

Secondo Barberi la donna citata è sempre la Guglielminetti. Probabilmente non lo è. Già dal titolo

sarebbe illogico, e poi al verso 40 dice che la donna ha 40 anni, la Guglielminetti ne aveva una

trentina all’epoca. Probabilmente è la stessa signora de per similitudine di

Le due strade,

descrizione. (pag. 217) ribadisce ancora l’aridità d’amore.

L’onesto rifiuto IN CASA DEL SOPRAVVISSUTO

(pag. 224)

Reduce dall’Amore e dalla Morte

gli hanno mentito le due cose belle!

Doppione di Presente un personaggio maschile innominato, ma tutto lascia

Totò Merùmeni.

presupporre che sia lui. Ai vv. 19-20 si ritrova Makakita, la scimmia di Totò. Ai vv. 45-48 si dice

che ha 25 anni, la stessa età di Gozzano e Totò.

Nei carteggi di Gozzano questa poesia aveva una sestina in più, che ci rimandava a Signorina

Felicita.

I vv. 13.14 sono usati come epigrafe per I colloqui.

In (pag. 227) abbiamo una dichiarazione di poetica. Ribadisce il concetto di

Pioggia d’agosto

credere solo alla religione Natura. Anticipa la raccolta Farfalle.

I COLLOQ UI II

(pag. 229)

il fanciullo sarà tenero e antico

che sospirava al raggio delle stelle,

che meditava Arturo e Federico

ma lasciava la pagina ribelle

per seppellir le rondini insepolte,

per dare un’erba alle zampine delle

disperate cetonie capovolte…

Fine che riprende l’inizio, come in un cerchio. La metrica è di terzine dantesche. Ribalta il

contenuto de dove era inaridito dalla vecchiaia, qui invece ha la consapevolezza di

I colloqui I,

morire presto, e quindi di non raggiungere la vecchiaia.

All’inizio di ricordiamo la sua insensibilità rispetto all’uccisione di una farfalla,

La via del rifugio

adesso invece si adopera per salvare gli animali. Però la scena è ambientata nel passato, quindi lo

dice per attenuare l’immagine che si era dato di sé stesso ne La via del rifugio.

LE FARFALLE

Qui c’è un Gozzano completamente diverso, volutamente diverso. È un’opera anomala nel lavoro di

Gozzano. È rimasta incompiuta. È composta da materiale in prosa e in versi.

Ha pubblicato poco di questa raccolta, solo tre volte: tre nel 1914 e 1una nel 1916. Venivano

presentate come parti di un poema che stava creando.

È composta da due parti. La I, fino a è un prologo. Poi c’è

Storia di 500 vanesse Delle crisalidi,

divisa in sei poesie, chiamate col nome volgare della farfalla, con in

Monografie di varie specie,

epigrafe il nome scientifico.

Nel novembre 1911 Gozzano dichiarò che esisteva una poesia, (pag. 376)

L’amico delle crisalidi

che doveva fare da preludio all’opera.

Nel settembre del 1908 scrive una lettera alla Guglielminetti (nota #1 pag. 235), dove descrive il

progetto. Tutti i capitoli, anzi epistole, delle farfalle sono diretti ad un interlocutore, in questo caso

proprio la Guglielminetti. Scrive che il volume vuol essere volutamente didascalico, come le lettere

arcaiche settecentesche rivolte alle dame dagli abati dove venivano spiegati i misteri della fisica e di

altre dottrine.

Nel gennaio 1914 scrive al Moretti, mostrandosi ottimista sulla possibilità di pubblicare l’opera già

in primavera, dividendola in due libri. Le poesia pubblicate avevano infatti una numerazione, anche

se no cronologica. Cosa che lascia pensare che Gozzano avesse già idea di come strutturare l’opera.

35

Lorenzo Mascheroni

Sempre al Moretti cita il Mascheronie il Rucellai come esempi. è autore di

(1793). È un poemetto che consiste in un invito a Lesbia Cidonia,

L’invito a Lesbia Cidonia

pseudonimo di una nobildonna, a venire a visitare i laboratori scientifici dell’Università di Pavia.

Nel poema vengono descritte le operazioni di laboratorio.

36

Giovanni Rucellai ha scritto (1539), pubblicato postumo. È un rifacimento del libro IV

Le api

delle di Virgilio, dove vengono descritte le attività della comunità agricole. Il libro IV

Georgiche

era dedicato appunto alle api (apes).

Come Mascheroni la dedicò a Lesbia Cidonia, Gozzano dedica l’opera ad una certa Alba Nigra

(ossimoro), che non è altro che uno pseudonimo per indicare la stessa Guglielminetti.

La metrica è di endecasillabi sciolti, come nelle opere didascaliche del ‘700. Scrivevano così per

volontà di riprendere le scritture antiche, greche e latine, che appunto non avevano rime.

35 Lorenzo Mascheroni (Bergamo, 13 maggio 1750 – Parigi, 14 luglio 1800), matematico e letterato italiano. I suoi

contributi più importanti riguardano l'analisi matematica, con studi legati al calcolo integrale e ai logaritmi naturali, la

Scienza delle costruzioni con i suoi studi originali sul calcolo a rottura degli archi e la geometria, con la dimostrazione

che i problemi risolubili con riga e compasso si possono risolvere anche solo con il compasso.

36 Giovanni di Bernardo Rucellai Giovanni II

detto anche per distinguerlo dal nonno Giovanni di Paolo Rucellai

(Firenze, 20 ottobre 1475 – Roma, 3 aprile 1525), scrittore del Quattrocento.

[COME DAL GERME]

(pag. 235)

Qui vengono esposti gli argomenti dell’opera. Al verso 10 cita l’Arcadia. È una regione montuosa

greca, inaccessibile. Era abitata da pastori che si dedicavano al canto. Nel 1690 fu creata

l’Accademia dell’Arcadia per recuperare quella tradizione. Ma lo fece in modo lezioso, portandola

nel tempo a distaccarsi dall’idea originale, diventando poesia di maniera.

Al verso 12 cita appunto il Mascheroni, scrivendo in maniera settecentesca (querule). Usa versi

dello stesso Mascheroni (v. 20). Ai vv. 30-35 c’è una parentesi maliziosa, solita nelle latteratura

didascalica.

Ai vv. 36-72 abbiamo una dichiarazione di poetica da parte di Gozzano rivolto alla Guglielminetti.

Dice che fa tutto questo per gioco, imitando lo stile antico rivisitandolo in chiave moderna. Io qui

riprendo la passione giovanile, le farfalle. Lo spirito è stanco, scettico, trova rifugio nella natura.

Non mi riavvicina a Dio, poiché non credo, ma alla bellezza spirituale della Natura preferendola ai

piaceri mondani. GLI ULTIMI ANNI DI VITA DI GOZZANO

Negli ultimi anni seguì due filoni. Il filone bellico e il filone esotico.

Scarsa la testimonianza del filone bellico. Tratta soprattutto la I Guerra Mondiale, ma come se fosse

un evento lontano, che non lo tocca (La pag. 401). Non scrive in maniera

messaggiera senza ulivo,

propagandistica.

Per il filone esotico invece non possiamo ignorare il viaggio effettuato in India nel 1912. Già nel

1908 aveva dei progetti per fare viaggi per mare atti a guarirlo dalla tubercolosi, poi abbandonati a

causa della malattia della madre. Andò in India all’incirca nel febbraio-marzo. Quando tornò scrisse

prose che poi sono state inserite in un volume postumo, (1917). Escono

Verso la cuna del mondo

con una prefazione di Borgese. Non è un vero e proprio reportage del viaggio, lo è in realtà solo in

minima parte. Si rifà soprattutto ai libri di viaggi precedentemente già scritti. Per Sanguineti il

viaggio è una mezza delusione, sia per lo squallore della realtà, sia perché trovò esattamente quello

che si aspettava, senza trovare novità.

La tematica esotica la troviamo già ne (Crimea, Gerusalemme, Costantinopoli),

L’analfabeta Paolo

(le vecchie stampe), (parto per isole lontane, Atlantico, Barberia) e

e Virginia Signorina Felicita

(viaggio per scacciare altro viaggio).

Congedo LA PIÙ BELLA

(pag. 370) nota #16),

È un’isola. Rielaborazione di una fonte libresca di Arturo Graf (appendice testi dove si

parla di San Brandano che partì alla ricerca dell’Eden.

Già Graf trattò l’argomento dell’isola perduta in (Medusa, 1880). Analogamente nel

Isola Arcana

Regno Unito nasceva il personaggio di Peter Pan, che viene appunto da “l’isola che non c’è”.

Ci sono buoni motivi di pensare che la poesia di Gozzano venga scritta nel 1908, mentre

vagheggiava un viaggio per curarsi dalla malattia. Quindi è un’isola che incarna la bellezza, le

speranze, i sogni degli uomini.

La metrica è composta da doppi settenari in quartine. 37

Francesco Guccini

I primi quattro versi sono stati ripresi dal cantautore , L’isola non trovata.

I vv. 21-23 sono vere e proprie citazioni dantesche atte ad enfatizzare il fatto quell’isola è davvero

l’isola dell’Eden.

Il viaggio in India ispirò altre due poesie, e (pag. 392)

Ketty Risveglio sul picco d’Adamo

KETTY

(pag. 387)

A dimostrazione della delusione del viaggio in India, ciò che gli è rimasto impresso maggiormente è

Ketty, una ragazza americana in viaggio d’esplorazione. Per lui Ketty rappresenta la volgarità, la

brutalità, l’indifferenza per l’altro, ciò che i crepuscolari rifiutavano. La poesia si basa sui contrasti

tra le due culture.

La metrica è di terzine dantesche.

La ragazza viene descritta similmente a Graziella de Le due strade.

37 Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940), cantautore, compositore, scrittore e attore italiano.

CITAZIONI DA DANTE, PETRARCA E ALTRI

Dante

Convito

- cammino – cammin di nostra vita

- Trasumanate – Trasumanar significa per verba / non si poria

Invernale

- …cri…i…i…i…i…icch – non avria pur da l’orlo fatto cricch

- crosta – Fredda crosta

- larghe rote – le rote larghe, e lo scender sia poco

- vetro – un lago che per gelo / avea di vetro e non d’acqua sembiante

- gaietto – di quella fera alla gaetta pelle

L’ipotesi

- Ma né dolcezza di figlio, / né lagrime, né la pietà - Né dolcezza di figlio, né la pieta

Paolo e Virginia

- sempiterna primavera – in questa primavera sempiterna

- Padre nostro che nei cieli sta… - O Padre nostro che ne’ cieli stai

- E più non dissi. – e più non disse, e rimase turbato

Signorina Felicita

- mi lusingò quel tuo voler piacermi! – ver me si fece, è ‘l suo voler piacermi

- quei signori m’avevano in dispregio – dir chi tu se’ non avere dispregio

- per far di sé favoleggiar altrui… - fan di Cain favoleggiare altrui

- Voi che posate già sull’altra riva – I’ vegno per menarvi all’altra riva

- viaggio per fuggire altro viaggio – a te convien tenere altro viaggio

Jammes

L’assenza

- come una seta ben tesa – le ciel / est blue comme une soie tendue qui va craquer

Salvezza

- La bellezza del giorno è tutta nel mattino – Tout le plaisir des jours est en leurs matins.

Petrarca

Convito

- il vero Amor per cui si ride e piange – Non pur sotto bende / alberga Amor per cui si ride e piange

Elogio degli amori ancillari

- Titolo - lasciai cadere in vil amor d’ancille.

che secretaria antica è fra noi due

- – e secretari del suo amore antico

Il giovenile errore

- Titolo della prima sezione de –

I colloqui in sul mio primo giovenile errore

Paolo e Virginia

- ti chiamavo, nei sassi e nelle piante – pur nel primo sasso / disegno con la mente il suo bel viso –

I’ l’ho più volte… / ne l’acqua chiara e sopra l’erba verde / veduta viva, e nel troncon d’un faggio /

e ‘n bianca nube

- Se potessi amare, canterei sì novamente! – Io canterei d’amor sì novamente

Pioggia d’agosto

- Poter chiudere in versi – Così potess’io ben chiudere in versi

Signorina Felicita

- Vedevo questa vita che m’avanza – il vivere breve che n’avanza – A quel poco di viver che

m’avanza

Totò Merùmeni

- Vender parolette – di vender parolette, anzi menzgone

Un’altra risorta

- Tremante a guisa d’uom ch’aspetta guerra – ristretto in guisa d’uom ch’aspetta guerra

GIOVANNI PASCOLI

Giovanni Agostino Placido Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6

aprile 1912) è stato un poeta e accademico italiano e una figura emblematica della letteratura

italiana di fine Ottocento.

Pascoli, nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è, insieme a Gabriele

D'Annunzio, il maggior poeta decadente italiano. Dal articolo programmatico

Fanciullino,

pubblicato per la prima volta nel 1897, emerge una concezione intima e interiore del sentimento

poetico, orientato alla valorizzazione del particolare e del quotidiano e al recupero di una

dimensione infantile e quasi primitiva. D'altra parte, solo il poeta può esprimere la voce del

"fanciullino" presente in ognuno: quest'idea consente a Pascoli di rivendicare per sé il ruolo, per

certi versi ormai anacronistico, di "poeta vate", e di ribadire allo stesso tempo l'utilità morale

(specialmente consolatoria) e civile della poesia.

Pur non partecipando attivamente ad alcun movimento letterario dell'epoca, né mostrando

particolare propensione verso la poesia europea contemporanea (al contrario di D'Annunzio),

Pascoli manifesta nella propria produzione tendenze prevalentemente spiritualistiche e idealistiche,

tipiche della cultura di fine secolo segnata dal progressivo esaurirsi del positivismo.

Complessivamente, la sua opera appare percorsa da una tensione costante tra la vecchia tradizione

classicista ereditata dal maestro Giosuè Carducci, e le nuove tematiche decadenti. Risulta infatti

difficile comprendere il vero significato delle sue opere più importanti, se si ignorano i dolorosi e

tormentosi presupposti biografici e psicologici che egli stesso riorganizzò per tutta la vita, in modo

38

ossessivo, come sistema semantico di base del proprio mondo poetico.

Pascoli eredita un codice letterario tradizionale e lo modifica dall’interno, introducendo termini

extraletterari nella poesia: onomatopee, termini gergali.

Coesistenza di precisione denotativa (termini esatti) che si accorda con valori simbolici. Presenza

quindi di determinato e di indeterminato, con dissolvenza del primo nel secondo.

Il Reale per Pascoli è il piccolo quotidiano. Quel piccolo è in grado di suscitare emozione. La sua

poesia è dinamica, narrativa, ma anche con periodi statici e fissativi. È dotto ma guarda anche alla

dottrina popolare.

Con Pascoli abbiamo una svolta linguistica al tessuto fonomorfologico della parola.

Gli interessava il significante di ogni termine, per trarne delle risonanze atte ad uscire dalla

grammaticità della lingua cercando l’evocatività.

Mette insieme parole che stanno insieme per via analogica, traumatica. In questo modo viene

esaltata la risonanza della parola.

Inietta la prosa all’interno della poesia, mettendo parole di uso quotidiano. Introduce il dialogo. La

sintassi spezzata. Cose che contrastano con la linearità del canto.

38

Da Wikipedia, di seguito gli appunti a lezione.

Uso dell’anafora per enfatizzare i concetti. Tendenza ad alludere ad un conteso familiare.

IL LIBRO

Fu stroncato da Benedetto Croce. Il tema è la ricerca della verità che non si raggiunge.

I CANTI DI CASTELVECCHIO

Dopo Leopardi usare la parola “canto” in un titolo è importante. C’è l’ambizione di fare una poesia

migliore, lirica. C’è l’intenzione di narrativizzare l’impressionismo di Myriacae.

Il tema è ciclico, sul ritmo delle stagioni.

I temi sono sempre gli stessi, ovvero attrazione per l’ignoto, il mistero.

Differenza tra la vita, che termina, e la natura che invece è ciclica.

IL SOGNO DELLA VERGINE

Il sogno era per Freud la realizzazione dei desideri, una visione più profonda della realtà. Secondo

Pascoli il sogno è invece l’infinita ombra del vero.

Qui si narra di un figlio partenogenetico (avuto senza rapporto).

Il senso della poesia pascoliana non si esprime mai in modo diretto, ma in modo fanciullesco.

La vergine rappresenta le aspirazioni di Pascoli. Per Freud ogni avvenimento onirico è il

soddisfacimento del desiderio. Il tabù della verginità inquieta il Pascoli, ma lo soddisfa per via

onirica. Il sogno esclude la violazione maschile (schianto). C’è una totale separazione tra eros e

sessualità.

Notare la presenza di parole sdrucciole, così come è sdrucciola la parola “vergine”.

LA SERVETTA DI MONTE

È considerato il capolavoro di Pascoli. La prima parte è descrittiva, la seconda è in uno stile più

leopardiano, con termini specifici pascoliani.

La servetta incarna l’esilio dalla vita.

Nelle prime due strofe vengono descritte cose che la servetta vede. Poi i rumori della natura da fuori

prendono il sopravvento. Quindi abbiamo una perdita d’importanza della protagonista. La natura

offusca l’umanità. La discontinuità delle immagini rappresentano la discontinuità dell’essere

umano.

Nella prima parte la serva e descritta nella sua casa, presa dai suoi oggetti. Al verso 16 c’è il

cambiamento indicato dai puntini di sospensione. Da qui il tema si fa creaturale.

IL FANCIULLINO (1903)

Come nel ‘900, chi scrive in versi sente il bisogno di legittimare il suo pensiero in prosa.

La metafora del fanciullino indica il pensiero prerazionale, ovvero fuori dai meccanismi logici della

ragione, alogico, immaginoso e fantastico.

La visione fanciullesca spezza la crosta dell’abitudine, facendoci vedere la realtà secondo una

prospettiva inedita. Riscoperta della verginità del linguaggio.

Differenza tra gli oratori, che usano il linguaggio in modo furbo, a pro loro.

Secondo Pascoli il fanciullino è presente in tutti noi, latente. Lo si può tirare fuori solo con la

poesia. Quindi il poeta è un veggente, riesce a vedere le cose in profondità, saltando le convenzioni.

Quindi la poesia dev’essere pura: non si pone delle finalità pratiche, estrinseche, autoreferenziali,

ma dev’essere astorica. Non ha intenzioni di consiglio, di ammonimento o messaggio.

Deve contribuire all’utilità morale e sociale del mondo.

GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D'Annunzio, Principe

a volte scritto d'Annunzio, nome con cui usava firmarsi, dal 1924

di Montenevoso (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore,

poeta, drammaturgo, aviatore, militare, politico, patriota e giornalista italiano, simbolo del

Decadentismo italiano, del quale fu il più illustre rappresentante assieme a Giovanni Pascoli, ed

eroe di guerra. il Vate,

Soprannominato cioè "il profeta", cantore dell'Italia umbertina, occupò una posizione

preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924.

Come letterato fu «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana [...]»

e come politico lasciò un segno nella sua epoca e una influenza sugli eventi che gli sarebbero

39

succeduti.

Fu padre dell’estestismo. L’estetismo consiste nella ricerca del piacere in tutte le sue forme.

L’esteta è colui che assume come valore della sua esistenza “il bello, e regola la sua visione del

mondo in base a questo. Quindi si pone in una sfera di eccezionalità, al di là della morale comune.

Arte e vita si fondono e si alimentano tra loro.

In poesia ogni oggetto quotidiano viene trasformato in capolavoro. Tabula rasa del realismo

ottocentesco. Usa citare sé stesso, autori del passato, in maniera elitaria.

È una forma di critica alla società. C’è commistione col sacro, con la religione per opposizione alla

mediocrità borghese.

Gusto del sontuoso, dell’inutile. Immagini raffinate, mondanità. Quindi all’artista spetta la nomina

di guida, di sacerdote. Si può permettere qualsiasi libertà spacciandola per raffinatezza.

39 Da Wikipedia, di seguito gli appunti a lezione.

La scrittura di D’Annunzio

Ha scritto tantissimo, stando alle regole del mercato senza voler perdere il contatto con il pubblico.

La sua vita è in funzione della sua opera. Sperimentazione di temi, modi e generi: la lirica, la

tragedia, poema, eloquenza politica, critica letteraria, mondanità, etc. Tende a presentarsi come un

supremo artefice. Presta attenzione al mito e al passato, per mettersi in una situazione di superiorità

al presente.

Tendenza alla dominazione dello spazio della parola, dominio del dizionario, giocare con la

semantica.

IL SONETTO D’ORO

Poesia dove con citazioni afferma il poeta come artefice della sua poesia. Celebrazione della propria

raffinatezza e della propria abilità di cesellatore di versi.

LE DUE BEATRICI

Si trova nella raccolta (1890), dove si accostano sesso, morte, dolore,

L’Isotteo; La Chimera

bellezza, proprio come in una chimera.

Eccesso di citazionismo, sovrappone alla realtà un’altra realtà.

La poesia è divisa in due parti. La prima si collega al topos de mentre nella seconda

L’Isotteo,

40

preraffaelismo.

invece si rifà al

La prima parte è collegata ad un’adolescenza toscana di D’Annunzio. Si rifà allo stile del Canto

(1882).

novo

Usa la tecnica dell’autocitazione (vv. 1-4, da Per dare preziosità a ciò che viene narrato.

L’Isotteo).

Spiritualizzazione della donne che vengono descritte.

Intreccio ambiguo tra eros e verginità. Spiritualizzazione dell’eros, creazione di uno spazio estetico

totale.

La seconda parte gira intorno al tema del colore bianco, simbolo di trasparenza, di sovrumanità,

41 42 43

Botticelli Rossetti Raffaello

citando opere e direttamente pittori come , e .

La prima sezione è in ottave poliziane, la seconda in pentastici rimati.

40 movimento preraffaellita,

Il nato in Inghilterra verso la metà del 19° secolo, è un aspetto della tendenza romantica a

rivalutare l’arte dei ‘primitivi’ e dei quattrocentisti e a ricondurre l’arte a una schietta espressività religiosa: si ricollega

alla corrente tedesca dei Nazareni, al gruppo dei primitifs francesi, alla corrente dei puristi italiani.

41 Sandro Botticelli, Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi

vero nome (Firenze, 1º marzo 1445 – Firenze, 17

maggio 1510), pittore italiano.

42 Dante Gabriel Rossetti, Gabriel Charles Dante Rossetti

nato (Londra, 12 maggio 1828 – Birchington, 10 aprile

1882), pittore e poeta britannico, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti.

43 Raffaello Sanzio (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520), pittore e architetto, tra i più celebri del

Rinascimento italiano.

AL POETA ANDREA SPERELLI

Andrea Sperelli è il protagonista del romanzo (1889). Rivolgendosi a lui è come

Il piacere

rivolgersi a sé stesso. La domanda che si pone è quella se dobbiamo rinunciare all’amore, ai piacere

per dedicarsi all’arte.

Si riferisce ad una scena de quando Sperelli si dispera per la stanchezza dei suoi due

Il piacere,

amori.

POEMA PARADISIACO (1891)

Qui usa un linguaggio nuovo. Al suo centro c’è un’anima che si contempla. Rappresentazione degli

stati d’animo segreti, tipicamente crepuscolare. I crepuscolari però tendevano al quotidiano,

escludendo l’io lirico. Invece D’Annunzio esalta l’io, sfrutta la malattia, che è allegoria decadente

della crisi esistenziale, per esaltare il suo ego. I toni sono smorzati, ci si avvicina di più ad un

ambito familiare. Pseudo dialoghi con la madre e le sorelle. Timbrica colloquiale, dimessa. È

contrassegnato da un vagheggiamento del passato.

CONSOLAZIONE

Presente nel il tema è quello del ritorno. Si riprende la passeggiata amorosa

Poema paradisiaco,

intesa come passeggiata familiare, infatti fatta con la madre.

Si collega alla poesia precedente, dove “la triste casa ove mia madre piange”.

Ai lauri,

Il polo della vita e della morte in D’Annunzio non sono mai antitetici, anzi si intrecciano

continuamente.

L’andamento è spezzato, le frasi sono brevi.

ALCYONE (1903)

La poetica qui rappresenta uno scatto rispetto al passato. Qui il tema di fondo è la fusione panica

con la natura, in maniera riflessiva e contemplativa. ha una fisionomia organica, ovvero le

Alcyone

poesie hanno una sequenza sensata. Abbiamo la cosiddetta estasi panica, ovvero l’io del poeta si

fonde col tutto.

I critici pensano che in D’Annunzio abbia fatto poesia pura. In realtà, il messaggio è

Alcyone

presente: è quello del superomismo, il protrarsi ad essere divino. La raccolta è metapoetica: è carico

di richiami sia tra i singoli testi sia fra i testi.

Segna una pausa nella retorica eroistica di D’Annunzio. C’è una continua trasfigurazione del reale.

La natura viene spiritualizzata, non è più materiale: viene interiorizzata. Il tono è profetico e

messianico.

LA PIOGGIA NEL PINETO

La pineta è quella di Marina di Pisa. È un testo musicale, la pineta è un’orchestra sotto la pioggia,

trasformando le parole in musica. Non c’è nessuno schema preciso. La rima è usata liberamente.

Eugenio Montale ha riscritto (1971) in senso parodistico.

Piove

LUNGO L’AFFRICO NELLA SERA DI GIUGNO DOPO LA PIOGGIA

Nella poesia non c’è descrizione della parte della giornata e della stagione. Si tenta una discorso

alto della poesia.

Importante notare come vengono usate parole con accento sulla prima sillaba (grazia, anima) e sulla

lettera “A”, sinonimo di vastità. E anche il termine “ascolti” per indicare un ascoltatore, e non un

lettore.

C’è una trasposizione della realtà fisica (la natura) in dato psichico. Quindi una trasposizione da

paesistico a psichico.

LA SERA FIESOLANA

Ogni strofa di questa poesia è autonoma rispetto alle altre.

La realtà è impressa in un momento di sospensione. Poesia articolata in tre temi, tre strofe. Scambio

tra dati fisici e antropomorfici, tra dati psichici e panici.

Assenza della presenza umana, personificazione della sera.

L’ultima strofa è la più importante in quanto accentua il rapporto tra poeta e paesaggio.

GIOSUÈ CARDUCCI

Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello di Pietrasanta, 27 luglio 1835 – Bologna,

16 febbraio 1907) è stato un poeta e scrittore italiano.

Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906.

Fa parte della triade di fine ‘800. Riconosciuto come poeta vate dell’Italia unitaria. Si è formato

sotto gli ideali risorgimentali, che nella seconda parte della sua vita verranno messi in disparte, per

recuperare una tematica classicista, alta. Rievoca la grandezza passata dell’Italia rapportata alla

mediocrità del presente. Canta anche la grandiosità romana che poi lo farà avvicinare al fascismo.

AL SONETTO e IL SONETTO

Dichiarazioni programmatiche e polemiche della poesia, del far poesia.

Viene dichiarato l’amore del sonetto richiamando i grandi del passato, mettendosi in fila dopo di

loro.

CONGEDO

Chiude (1887). Richiama diverse figure sulle quali riversa la sua acredine: dice come

Le rime nuove

dev’essere un poeta. È in forte polemica con il gusto dell’epoca. È uno specchio della sua moralità.

APPENDICE TESTI

Filippo Tommaso Marinetti,

1) (1909)

Manifesto del Futurismo

Importante la nota numero 8, dove i futuristi si sentono “sul promontorio estremo dei secoli”, non

devono guardare al passato, e neanche al presente, ma al futuro.

Jules Laforgue,

2) province, dalla raccolta (1885)

Complainte de la Lune en Les complaints

La poesia è esemplificativa in quanto ha molti punti di contatto col futuro crepuscolarismo.

- L’ambientazione: come nei crepuscolari, anche qui abbiamo un ambiente di provincia, che si

contrappone alla città. È un luogo dove si cerca un rifugio. L’ambiente provinciale coincide col

ritorno alle origini, e quindi all’infanzia. Altresì vengono usati anche ambienti conventuali, sanatori

(come in di Corazzini) o ville abbandonate.

Toblack

- Trattamento del tema amoroso: nelle poesie dei crepuscolari l’amore non viene mai inteso come

romantico, passionale. Spesso si riferisce ad amori impossibili, per esempio a causa della differenza

d’età, o ad amori passati, ora diventati rapporti fraterni. L’amore viene trattato come svagato,

leggero.

- Morte giovanile: punto non propriamente letterario, ma importante. La maggior parte dei

crepuscolari muore in età giovanile, spesso di tisi o anche in guerra, dalla quale talvolta tornano

mutilati. Sono spesso cagionevoli di salute e sembra che si vogliano far lasciare morire giovani per

non invecchiare.

Marino Moretti,

4) (1965)

Calendario

Poesia scritta per commemorare la morte di Corrado Govoni. I nomi scritti come in una lista sono

Sergio (Corazzini), Fausto (Martini), Marino (Moretti), Auro (D’Alba, futurista e fascista) e,

appunto Corrado (Govoni). Qui Moretti si chiede se tutti facessero parte di “un sol ramo”, ovvero

erano tutti della stessa scuola.

Sergio Corazzini,

5) da (1906)

Desolazione del povero poeta sentimentale, Piccolo libro inutile

Già dal titolo si noti la propensione dei crepuscolari a sminuirsi, a darsi poco valore. Usa versi

liberi, al contrario di Gozzano, che adotta uno stile più conservatore. Questa poesia è scritta come

un salmo, una preghiera. Ci sono spesso riferimenti religiosi (“sette volte dolente”, in riferimento

alla Madonna dei Sette Dolori, “comunione”, “amen” finale). Inoltre rifiuta per sé il termine

“poeta”, come si capisce dai primi versi. Si definisce più volte “fanciullo”, nel senso pascoliano del

termine, in quanto dà voce al fanciullo che c’è in lui. Nel paragrafo VI notiamo che prova piacere

misticismo

nella sofferenza, una sorta di masochismo religioso. È quello che viene definito

estetizzante, ovvero il godere della bellezza del simbolismo della religione, non essere

necessariamente fervidi religiosi, anzi. Maestro di ciò era D’Annunzio. Anche Martini usò lo stesso

tema in che si trova nella raccolta (1907). D’Annunzio e

Invito francescano, Panem nostrum

Gozzano scrissero anche due sceneggiature cinematografiche, sempre a tema religioso. D’Annunzio

per di Giovanni Pastrone (1914), anche se in realtà si dedicò solamente agli intertitoli.

Cabiria

Invece Gozzano ne scrisse una su San Francesco che però non riuscì mai ad essere riprodotta in

pellicola.


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Lele1979

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline dello spettacolo e della comunicazione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lele1979 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Pacca Vinicio.

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