Counseling [1] 03-03
Fine 22/04, no 26 marzo, 13 – 14 aprile
Pass moodle: counseling2020
Carli R. Paniccia, l’analisi della domanda (2003), integrativo Giusti E. (2014) Il
counseling psicologico (per approfondimento)
Il counseling
Deriva dal latino e significa “venire in aiuto - avere cura”. Sostanzialmente parliamo di
una consulenza psicologica clinica. Questa non si deve confondere con consulenze che
Carl
si fanno in altri ambiti professionali. Storicamente, i nomi da ricordare sono
Rogers, Frank Parsons Rollo May;
e questi sono i 3 personaggi che hanno compiuto
un’attività pionieristica in questo ambito.
Frank Parsons: gli viene chiesto di istituire un servizio per aiutare le persone a
scegliere il proprio lavoro in modo scientifico, non esclusivamente dunque sulla base
dei propri interessi, ma verificando che questi matchassero con le caratteristiche del
lavoro che il soggetto andava a scegliere. Istituisce a Boston un istituto di
career counseling
orientamento professionale e mette a punto un modello di
focalizzato sull’identificazione delle risorse personali e dei punti di forza dell’utente.
Secondo P. la scelta di un lavoro richiede una conoscenza di sé stessi, una conoscenza
del lavoro e una riflessione sulla possibile compatibilità tra i due (Talent-Matching
Approach). Sviluppa inoltre un programma per la formazione dei counselor nel suo
testo “Choosing a Vocation”. Il counseling è, alle sue origini, un intervento non
direttivo, laddove alcune psicoterapie sono invece abbastanza direttive. “Alle sue
origini” perché a seconda del modello teorico clinico in base a cui io strutture un certo
intervento, questo può essere più o meno direttivo. Nessuno sforzo viene fatto per
decidere quello che il cliente avrebbe dovuto fare. Negli anni ’20, nei sistemi scolastici
di Boston e NY, compaiono counselor che aiutino gli studenti a fare scelte relative al
(school counselor).
percorso di studio professionale
Rollo May: il counseling nasce negli USA come orientamento circa la scelta dei percorsi
formativi. May è il primo esempio di counselor universitario e autore del primo testo
pubblicato sul counseling. Secondo May, l’obiettivo del counseling è il riequilibrio delle
tensioni fondamentali della personalità (ambizioni e interesse sociale).
Carl Rogers: porta una teoria del counseling fondata su basi psicologiche all’interno
del movimento, ancorando la professione del counseling all’interno delle scienze
dell’educazione e delle discipline psicologiche. R. è il padre della psicoterapia centrata
sul cliente. Qualunque forma di intervento psicologico parte dal presupposto che
l’individuo sia in grado di esplorare sé stesso, questo è sempre vero? No, non si può
dire che valga per ogni psicoterapia e non tutte le psicoterapie considerano questo
elemento così necessario (es, la breve strategica). Nel counseling, l’individuo non solo
ha la capacità di elaborare sé stesso, ma è anche l’unico che può farlo e che ha tutte
le risorse necessarie a risolvere la propria situazione. Il counseling lavora su problemi
circoscritti -> la persona ha le risorse per fare fronte a questa difficoltà. R. è stato tra i
primi a interrompere l’applicazione del modello medico nella pratica psicologica-clinica
(il clinico è esperto rispetto agli strumenti da utilizzare ma non dei contenuti) e non
considera la deviazione dalla norma sociale come elemento valido a diagnosticare una
psicopatologia. L’obiettivo non è dunque un ritorno al pre-sintomo ma un superamento
dello stato in cui è la persona. Questo valorizza anche l’esistenza del sintomo stesso,
del suo significato, di ciò che ha interrotto. Si parla dunque di cambiamento del
funzionamento, qualcosa di nuovo e non un ritorno di qualcosa di riconosciuto. In
questo modo R. si allontana dal paradigma psicopatologico. Nel 1951 R. parla del
counseling come di una relazione dove il cliente è assistito nelle proprie difficoltò
libertà di scelta responsabilità. Rogers raccomanda
senza rinunciare alla e alla propria
che al cliente venga data la responsabilità della sua crescita personale e sostiene che
se una persona è ascoltata e non giudicata, questa avrà l’opportunità di conoscere
meglio sé stessa e andare progressivamente verso una congruenza. Nel counseling
rogersiano e nel counseling in generale il concetto di responsabilità è fondamentale:
questo concetto non ha nulla a vedere con quello di colpa, ma di presa in carico e
assunzione di ciò che io sono, dello sviluppo che hanno avuto certe difficoltà, del mio
tentativo di risolverle. R. partiva dal presupposto che la risoluzione del sintomo di per
sé lascia il tempo che prova, perché esso ha avuto ragione di essere. Quando
abbandona il paradigma medico, si allontana dalla concezione che un intervento
psicologico clinico debba riportare l’individuo a un funzionamento pregresso, deve
bensì crescere, evolvere. Il ruolo dello psicologo clinico sarebbe quello di aiutare la
persona a utilizzare quelle risorse che il soggetto ha e che realizza solo in determinati
contesti, generalizzandoli. R. sostiene che se X è ascolta e non giudicato esso avrà
l’opportunità di conoscere meglio sé stessa e arrivare progressivamente verso una
congruenza. R. non parlava di “non giudicare” nel senso di giusto/sbagliato o
dell’espressione di giudizi di valore, parlava di qualcosa di molto diverso e profondo,
nel dire “[la persona] deve essere ascoltata” intendeva che si deve appropriare del
modo dell’altro di reggere gli eventi, di far nessi associativi, di capire le categorie di
significato dell’altro e i suoi collegamenti; ascoltare l’altro vorrebbe dire ascoltare
come i nessi logici dello stesso lavorano, non giudicarla significherebbe dunque non
attribuirle le nostre strutture di significato, perché questi la potranno portare verso
scelte che non sono sue. R. definisce il suo ruolo in termini di specchio che riflette le
manifestazioni verbali e non verbali del cliente. Negli anni in cui R. dice questo viene
fondata quella che oggi è conosciuta come American Counseling Association.
Negli USA il counseling è a tutti gli effetti una professione, ovvero un’attività
regolamentata per il cui svolgimento è necessaria un’abilitazione professionale. Quello
che il counselor può fare non è quello che può fare lo psicologo e viceversa (negli USA,
in Italia è tutto confuso normativamente). È accaduto, ed accade tutt’ora, che in
assenza di una normativa che vada a normare certe attività professionali, alcune
figure professionali sfocino negli ambiti di altre figure professionali. Gli USA negli anni
‘70 affrontarono questo problema e cercarono di capire se counseling – psicologo –
psicoterapeuta dovessero essere distinti d’ambito rispetto alla propria figura
professionale. Oggi, in Italia, il counseling è una professione non organizzata in ordini o
collegi. Dunque, in Italia non esiste un percorso formativo obbligatorio per diventare
counselor, è lascato al singolo individuo la facoltà di ottenere un percorso di
certificazione professionale presso un’associazione di categoria o di qualificarsi con la
autoregolamentazione volontaria. Sicuramente, in Italia oggi esiste un counseling
erogato da psicologie e un counseling non erogato da psicologi. Com’è possibile che
un counselor che non ha una formazione in psicologia normata esista? Può nella
misura in cui non usi tecniche psicologhe di intervento proprie dello psicologo o, più in
generale, quelle attività che gli sono proprie.
Definizione di counselor data da Assocounseling: il counseling professionale è
un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità della vita del cliente
sostenendo i suoi punti di forza e capacità di autodeterminazione. Il counseling offre
uno spazio di ascolto e riflessione… con il fine di orientare sostenere e sviluppare i
punti di forza della persona, promuovendo le capacità di scelta, di cambiamento e di
autodeterminazione.
Counseling psicologico [2] 04/03
Il CNOP (consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi) ha presentato un ricorso a MISE
a MS contro AssoCounseling per l’inserimento dello stesso negli elenchi delle
associazioni rappresentative delle professioni non regolamentate. Viene richiesto
l’annullamento del provvedimento perché lesivo delle attività riservate alla categoria
professionale dello psicologo (l’attività del counselor si sovrappone a quella che è
regolamentata a norma di legge dello psicologo). Viene accolto il ricorso. Si
sovrapporrebbe alle competenze dello psicologo di categoria B.
Altro problema, è la formazione dei counselor ad opera delle scuole di psicoterapia.
Cos’è il counseling? Quella specifica relazione professionale e di aiuto realizzata
attraverso un peculiare intervento cominciativo, finalizzato ad affrontare disagi e
difficoltà emergenti in momenti critici dell’esistenza, attraverso l’attivazione e la
riorganizzazione delle risorse dell’individuo con l’obiettivo di favorire in lui scelte e
cambiamenti adattivi (AURAC, 2001).
La differenza tra counseling e psicoterapie è che l’ambito di competenza del
counseling è la condizione di disagio-malessere psichico mentre la psicoterapia
interviene quando si manifesta una condizione di disturbo psichico o malattia mentale
stabilizzata (Fulchieri, Torre, 1999).
Ad oggi, qualunque sia la definizione adottata, nella realtà italiana si condivide il fatto
che il counseling:
- È un intervento circoscritto, sia per obiettivi che come durata, e focalizzato;
- Non abbia scopi terapeutici nei confronti degli scompensi psicopatologici;
- Sia volto ad attivare punti di forza e risorse;
- Utilizzi la comunicazione come contesto e come strumento principale di azione.
Counseling [3] 10-03
Parliamo di counseling psicologico in ambito clinico quando parliamo di interventi
brevi, circoscritti, specificatamente legati a problemi delle fasi di transizioni della vita
o comunque non pervasivi, che non impattano sul funzionamento complessivo del
soggetto. Sono interventi intensi, sicuramente localizzati e circoscritti che non mirano
a ristrutturare la personalità, hanno bensì obiettivi estremamente specifici.
Iniziamo a parlare di un modello per la formazione nelle abilità di counseling per
l’apprendimento teorico e pratico di abilità di base e avanzate (Skilled Counselor
Training Model). Si tratta di un modello altamente strutturato e gerarchico che procede
a fasi, ed ogni fase è dedicata all’acquisizione di specifiche abilità che servono a
specifici obiettivi in un processo complessivo di intervento di counseling psicologico. È
un modello che ha vari fondamenti teorici, principalmente basati sull’approccio della
Gestalt, all’approccio basato sulla persona (terapia rogersiana) e alla terapia
relazionale emotiva comportamentale. I concetti fondamentali dell’approccio basato
crescita personale responsabilità individuale.
sulla persona sono il concetto di e di
Uno dei filoni di ricerca di Roger aveva l’obiettivo di individuare i fattori predittivi dei
comportamenti delinquenziali in bambini e adolescenti. Rogers era inizialmente
convinto che l’ambiente familiare e l’esperienza sociale fossero i più importanti
predittori dei comportamenti distruttivi/delinquenziali. Tuttavia, il suo studio rilevò che
self-understanding
la (il livello di comprensione che una persona ha di sé stessa) è il
più potente predittore in gioventù del comportamento futuro (anche distruttivo).
Questo generò inizialmente stupore in Rogers e collaboratori, ma questi risultati
vennero confermati anche in lavori successivi. Questa scoperta ha influenzato
moltissimo il lavoro di Rogers che sviluppò una teoria e un intervento basati sula self-
understanding del cliente. Un altro importante sviluppo, nella teoria di Rogers, derivò
da una nuova tecnologia: le registrazioni audio elettroniche.
A cosa servirono queste registrazioni e come furono di aiuto a Rogers per sviluppare la
sua teoria? Gli servirono per identificare quali erano i comportamenti del counselor
all’interno delle proprie sedute per far sì che lo stesso potesse diventare più
consapevole di quanto fosse direttivo durante le sedute, di quanto tendesse a fare
delle domande di tipo direttivo, di quanto tendesse a bloccare espressione di
sentimento o a fornire soluzioni... Queste registrazioni convinsero Rogers
dell’importanza di una formazione del counselor nella misura in cui la self-
understanding si era rivelata essere il fattore più importante per predire il
comportamento futuro; diventava fondamentale formare il counselor su tecniche che
permettessero di aumentare la self-understanding, le quali non potevano essere né di
tipo direttivo né che andassero a bloccare i sentimenti espressi dal paziente. Stesso
tipo di discorso può essere fatto per il fornire soluzioni volte a favorire il progresso del
cliente: diventava fondamentale formare i counselor a non fornire soluzioni, ma ad
aiutare il cliente a trovare soluzioni che fossero in linea con la propria comprensione di
sé stesso. Rogers ha sostenuto la psicoterapia centrata sul cliente la quale, tutt’ora,
sostiene che sono necessari per la promozione della self-understanding una
comprensione empatica, un’accettazione positiva incondizionata l’autenticità.
e La
comprensione empatica fa riferimento all’assunzione, da parte del counselor, della
struttura interna di riferimento del cliente che si ha davanti: se vogliamo
promuovere un self -understanding (in virtù del fatto che è il più potente motore di
cambiamento) lo possiamo fare solamente attraverso la comprensione empatica nei
termini di “comprensione/assunzione della struttura interna di riferimento dell’altro”.
struttura interna di riferimento
Con ci si riferisce al mondo soggettivo, incluse le
credenze, i sentimenti, il modo di esperire, i comportamenti ecc. Rogers distingue
l’internal frame of reference external frame of
(la struttura interna di riferimento) dall’
reference (la struttura esterna di riferimento):
Internal frame of reference: tutta l’esperienza, tutto il dominio
dell’esperienza che è disponibile alla consapevolezza di un individuo in un
dato momento.
External frame of reference: percepire l’altro soltanto dalla propria
struttura interna di riferimento senza empatizzare con quella che è la
persona osservata o l’oggetto.
Questo vuol dire che posso avere rispetto all’altro due tipi di chiavi di lettura, una che
è il risultato del mio cercare di comprendere l’esperienza che è disponibile alla
consapevolezza dell’altro in un dato momento, oppure, il cercare di applicare le mie
categorie a quella che è l’esperienza dell’altro -> usare la mia struttura interna di
riferimento per cercare di comprendere l’altro. Secondo Rogers il cambiamento è
possibile soltanto nella misura in cui, nel comprendere l’altro, io uso la sua struttura
interna di riferimento e non la mia, poiché esterna rispetto all’altro.
La base della comprensione è una distinzione tra TU e ME, tra la tua visione di ME e la
mia visione di ME, tra la TUA visione di TE e la MIA visione di TE. Per poter aiutare
l’altro, secondo Rogers, io mi devo appropriare della sua visione di sé: la mia visone di
me e la tua visione di te sono punti di vista interni, la mia visione di te e la tua visione
di me sono invece punti di vista esterni. La mia visione di me e la tua visione di te
sono punti di vista interni, nella misura in cui io colgo la tua visione di te sono
all’interno della tua cornice di riferimento e questo è l’unico modo attraverso il quale
io posso arrivare a un cambiamento. Il motivo di ciò è che l’appropriarmi, il
comprendere la tua visione di te ti aiuterà ad approfondire la tua visione di te che
comporterà un ampliamento della self-understanding, il più potente motore di
cambiamento dagli studi di Rogers.
La cornice esterna di riferimento: percepire esclusivamente dalla propria struttura
soggettiva interna di riferimento (e quindi è una struttura di riferimento che è estranea
rispetto al cliente), senza adottare la struttura interna di riferimento dell’altro; significa
percepire attraverso una struttura di riferimento che all’atro non appartiene. La scuola
di pensiero che in psicologia ha parlato di organismo vuoto è un esempio di questo:
cosa accadeva? L’osservatore dice “un animale è stato stimolato quando esposto in
una condizione che è, nella cornice soggettiva dell’osservatore di riferimento, uno
stimolo”. In realtà noi non sappiamo se quello che per noi è uno stimolo rappresenta
uno stimolo all’interno della cornice della struttura interna di riferimento dell’animale
che abbiamo davanti, non vi è alcun tentativo di comprendere empaticamente in
questo senso. L’osservatore, di nuovo, va a dire che “l’animale emetterà una risposta
quando si verificherà un fenomeno che è, nel campo soggettivo dell’osservatore, una
risposta (ciò che è uno stimolo/risposta per me)”; in realtà, però, non so se è uno
stimolo né se quella variazione comportamentale che l’animale sta avendo sia una
risposta nel campo esperienziale dell’animale stesso.
È ovviamente assolutamente fisiologico il fatto di guardare a tutti gli oggetti da questo
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Domande scritto e orale Counseling Psicologico Clinico
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Riassunto esame Counseling Psicologico Clinico, prof Giangrasso, libro consigliato: Il Counselling Psicologico
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Psicologia dell'infanzia e counseling psicologico-educativo
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