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Lezione 1: lunedì 18 febbraio 2019

Libro: Costituzione, economia, società

Programma d'esame: TUTTO il libro, indipendentemente da quello fatto a lezione. NO prova in itinere. Esame scritto: domande a quiz (circa 6) e 3 domande aperte (temi generali). NO orale.

La costituzione come fattore di trasformazione sociale

La costituzione può operare come fattore di trasformazione sociale attraverso la leva economica (la costituzione può cambiare la società attraverso l'economia).

Società

La società è una comunità di individui (insieme) che instaurano nel tempo una serie di relazioni. Ogni individuo segue un proprio progetto esistenziale (destino), ma c'è il vincolo sociale che accomuna gli individui. Ogni persona non è semplicemente un individuo, ma è un consociato (persona che interagisce con altri).

Economia

Economia: sistema (insieme coordinato) di relazioni (interazioni) tra unità di decisione economica (es. produttori - consumatori).

Costituzione

La costituzione è un documento che ha una "data di nascita" (gennaio 48) e in essa sono scolpiti i principi (regole giuridiche -> diritto oggettivo o diritto positivo) dello stato italiano. La società non può vivere senza regole. Società + regole -> connubio indissolubile. Non necessariamente le regole della società sono giuridiche. Una regola è qualcosa che fa funzionare la società e che ne garantisce la pace e la sicurezza nel tempo, è un modello di comportamento da seguire in determinate circostanze. Senza regole ci sarebbe tensione all'interno della società. La regola giuridica è caratterizzata dalla sanzione: chi non la rispetta subisce la sanzione (coattività della sanzione giuridica).

  • Teoria istituzionalista: prima si crea la società e in funzione della società si formano le regole.
  • Teoria normativista: per avere relazioni idonee a dar vita alla società, c'è bisogno di regole -> regole vengono prima della società (ma chi ha fatto le regole?).

Regola basilare perché ci sia una società pacifica: rispetto, fiducia, uguaglianza. Contrapposizione delle due teorie perché non si sa se sia venuta prima la società o le regole. C'è un continuo scontro/confronto tra società e stato. I sostenitori della teoria istituzionalista è dalla parte della società.

La costituzione come regola giuridica si è affermata nel 1789 (nozione di costituzione come la conosciamo oggi). Nel 1789 i rivoluzionari francesi scolpiscono in un documento i nuovi principi: dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Prima non esistevano i diritti inviolabili, perché il monarca assoluto regnava incontrastato. Ci furono profonde ragioni economiche nella rivoluzione francese.

Art. 16 dichiarazione diritti dell'uomo: "ogni società, che non tutela i diritti e non ha la separazione dei poteri, non ha una costituzione". Una costituzione serve a tutelare i diritti attraverso la separazione dei poteri. La costituzione deve tutelare i diritti delle persone nei confronti dello stato: tutela verticale dei diritti. La costituzione è il limite al potere (fissa delle regole). Prima della rivoluzione francese il potere non aveva limiti. Dove c'è arbitrio non c'è tutela dei diritti. Viene detto cosa non si può fare nei confronti dei diritti.

Nel 1787 fu approvata la costituzione degli USA (dichiarazione indipendenza: 1786). La costituzione del 1787 non si occupava di diritti inviolabili, perché l'obiettivo fu quello di regolare il nuovo stato e regolare i rapporti tra lo stato federale e i singoli stati. Poi hanno ampliato la costituzione (gli emendamenti sono norme relative ai diritti inviolabili).

Lezione 2: giovedì 21 febbraio 2019

La costituzione ha come fine la tutela dei diritti fondamentali nei rapporti verticali (rapporti tra i singoli e lo Stato). In tutto l'800 sono state varate costituzioni che si occupavano di diritti fondamentali (limiti ai poteri dello Stato) e forza di governo (disciplina degli organi dello Stato e a regolare i rapporti tra di essi). La materia costituzionale era particolarmente esigua. Bisogna capire quando e perché le costituzioni hanno iniziato ad occuparsi di economia.

Per tutto l'800 e per i primi decenni del '900 le costituzioni ignorano il fattore economico: l'economia per molti decenni è estranea alla materia costituzionale. La costituzione è regola giuridica, quindi è espressione dello Stato che produce regole giuridiche indirizzate agli individui, ai gruppi, volte a regolamentare i loro rapporti. Il sistema economico è un sistema di relazioni. Si basa su dei propri modelli di comportamento specifici. Il diritto fornisce degli strumenti agli operatori economici (es. contratto). Gli operatori economici tendenzialmente assumono modelli di comportamento non imposti dal diritto. Vi è autonomia dell'economia rispetto al diritto.

Le costituzioni dell'800 si ispirano alla filosofia politica del liberalismo: base ideologica del diritto dell'800. Le costituzioni sono atti politici: riflettono la visione politica della società, degli individui. L'ideologia liberale è quella del ceto borghese che aveva vinto la rivoluzione francese: pilastro di questa filosofia rivoluzionaria è la centralità dell'individuo con la sua libertà e la sua autorealizzazione. Le regole giuridiche servono a fissare dei limiti per far sì che la libertà di un individuo non intacchi quella degli altri. Ogni soggetto deve autorealizzarsi nella vita. La costituzione liberale mira a tutelare l'individuo come soggetto autonomo con delle libertà (prima della rivoluzione francese non veniva dato valore alla libertà individuale).

  • Non essere arrestato arbitrariamente;
  • Opzione;
  • Spostarsi liberamente;
  • Associarsi con altre persone;
  • Domicilio inviolabile;
  • Libertà di culto.

L'individuo si realizza in queste libertà. La costituzione tutela i diritti dei singoli nei confronti delle autorità in merito a questi "bene" (libertà).

La separazione dei poteri è il principio su cui ruota la forma di governo. C'è un nesso tra la tutela dei diritti e la separazione dei poteri: sono gli "ingredienti" per evitare il rischio di una dittatura. La separazione dei poteri (poteri affidati a organi diversi) è una limitazione al potere per meglio tutelare i diritti fondamentali. La magistratura (potere legislativo) non deve assolutamente dipendere dalla politica.

L'economia è stata esclusa dalla materia costituzionale per tutto questo tempo perché vi era il liberismo economico: Adam Smith, Ricchezza delle nazioni, Mano invisibile. Il punto di equilibrio in una società (quando tutti ottengono una quota di benessere) si ha quando si incrociano la curva di domanda e la curva di offerta. Questo equilibrio, secondo Smith, si raggiunge spontaneamente: è il mercato che converge verso il punto di equilibrio. Non ci sono fattori esogeni al mercato. Un fattore esogeno in grado di turbare l'integrità del mercato sono le istituzioni/lo Stato. Il pensiero liberale esclude l'intervento dello Stato: laissez faire. Lo Stato deve garantire pace e ordine in un sistema economico, deve proteggere le frontiere, deve battere moneta, deve garantire giustizia, deve occuparsi dell'ordine pubblico. Sono tutte attività strumentali alle attività economiche svolte spontaneamente dai privati. Affiora l'idea del c.d. Stato minimo, ovvero apparato statale essenziale che si occupa di poche cose. Il liberismo ha una sua ragione pratica: è una teoria ingegnale per produrre ricchezza, la borghesia voleva godere del profitto prodotto dalle proprie attività commerciali. L'economia è quindi esclusa dalla materia costituzionale. La costituzione da un lato tutela i diritti e dall'altro pone delle limitazioni agli stessi. Il ceto borghese nell'800 voleva che l'economia restasse fuori dal diritto. Gradualmente cambiano gli equilibri politici e le masse popolari che subiscono la mano invisibile trovano dei partiti disposti a rappresentarli in parlamento (ampliamento di suffragio, pluralismo politico). A seguito di ciò le costituzioni sono cambiate: nel 1919 il fattore economico è emerso nella costituzione di Weimar (Germania) -> tutela di chi subisce gli effetti del capitalismo, riforma democratica. Il fattore economico ha iniziato ad emergere dopo la fine della WW2. La grande crisi del 1929 ha dimostrato che la mano invisibile non sempre funziona. Bisogna reinterpretare il ruolo della costituzione e arricchirla di significato. Lo Statuto Albertino in vigore dal 1848 fino al 1948, apparteneva alla famiglia delle costituzioni liberali. Non vi era nulla in merito alla materia economica. L'assemblea costituente ha iniziato a scrivere la nuova costituzione della Repubblica italiana nel 1946.

1943: caduta del fascismo, RSI Salò; avanzata degli alleati al sud, liberazione dalla Sicilia; resistenza; comitato liberazione nazionale (CNL) che riuniva le forza politiche che hanno contribuito alla liberazione del nostro paese. Prima esisteva solo il PNF (partito nazionale fascista) -> aveva abolito la camera dei deputati e l'aveva sostituita con la camera dei fasci. Il CNL rifletteva la molteplicità dei nuovi partiti che andavano formandosi in quel periodo: Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, altri partiti di ispirazione liberale (Partito d'Azione). Tre anime nel CNL: anima cristiana che si ispirava al vangelo; anima rivoluzionaria ispirata alla rivoluzione russa; anima liberale. Il CNL si occupò di decidere in che modo definire la transizione dallo Statuto Albertino a qualcosa di nuovo. Vennero fatte due scelte: demandare al popolo italiano la scelta tra repubblica e monarchia; eleggere un'assemblea col compito di scrivere la nuova costituzione. Referendum e votazione: 2 giugno 1946. Il sistema elettorale per l'assemblea costituente fu quello proporzionale. Dal 1946 al 22 dicembre 1947 venne scritta la nuova costituzione. Capitalismo di Stato (stato che produce beni e servizi secondo una rigida pianificazione): non esisteva la proprietà privata di produzione (Russia). Russia zarista -> ricchezza distribuita secondo i bisogni dei cittadini. Il PCI era molto vicino al PC dell'URSS e risentiva di questo modello. Il confronto dell'assemblea costituente sul tema economico fu molto aspro a causa dei dissidi tra le varie visioni economiche dei partiti.

Art. 41 Cost.: l'attività economica privata è libera -> riconoscimento dell'attività d'impresa come diritto fondamentale. Però vi sono anche dei limiti alla libertà d'impresa. Viene inserito anche il concetto di attività economica pubblica: anche lo Stato può essere imprenditore. L'art. 42 parla di beni economici che possono essere sia privati che pubblici. Art. 43, espropriazione dell'attività economica da parte dello Stato. L'assemblea costituente ha deciso di includere nella materia costituzionale anche il fattore economico. Con l'avvento della costituzione repubblicana si può parlare di costituzione economica. L'unica costituzione importante che non si occupa di economia è quella degli USA: 1787. A partire dal 1948 in Italia si può parlare di costituzione economica.

Concezioni della costituzione economica

  • Prescrittiva: secondo questa concezione, la costituzione economica è un complesso di principi e regole del tutto separato dal resto della costituzione (Giovanni Bognetti). Bognetti è stato uno studioso di diritto costituzionale di ispirazione liberale (costituzionalista di centro-destra): la materia costituzionale non si può occupare di economia e se lo fa le regole che ne emergono sono separate da tutto il resto, seguono un proprio percorso distinto da quello delle altre norme costituzionali. Le norme della costituzione economica seguono un proprio destino e non si possono interpretare secondo la costituzione, ma secondo l'economia;
  • Descrittiva: secondo questa concezione, esiste una sola costituzione e quindi la locuzione costituzione economica si limita ad indicare quelle norme della costituzione che si occupano di economia (Massimo Luciani). Luciani fu un costituzionalista democratico progressista (centro-sinistra): la costituzione economica è l'insieme di norme che si occupano del fattore economico.

C'è questa contrapposizione perché i costituzionalista sono orientati politicamente perché la costituzione è un documento politico. Utilità sociale non è un'espressione facile da interpretare: espressione giuridica dal significato dubbio. Serio problema di interpretazione dell'utilità sociale perché si amplia o si riduce la libertà di attività di impresa. Se c'è un problema interpretativo di quelle norme, non si può far riferimento al resto della costituzione. Il mercato è il sistema economico privilegiato dalla costituzione italiana -> Abate e Guerino. Nella costituzione non vi è la parola mercato. La concezione che prevale oggi è quella descrittiva.

Lezione 3: lunedì 25 febbraio 2019

Stato = organizzazione giuridica complessa che scaturisce dalla combinazione di tre elementi costitutivi: popolo (= insieme dei cittadini di uno stato, persone fisiche), territorio (= porzione del pianeta Terra delimitato da confini politici) e governo (= insieme di istituzioni/apparati che fanno funzionare lo Stato). Se manca anche uno solo di questi tre elementi siamo di fronte ad un'organizzazione giuridica complessa che NON è Stato. Questo concetto di Stato è relativamente recente nella storia dell'umanità: si inizia a parlare in questi termini dal '400/'500. Prima vi erano altre organizzazioni (imperi, principati) che non avevano queste caratteristiche.

Classificazione delle forme di Stato

  • Stato assoluto: è la prima forma di Stato che si afferma nella società. Descrive gli ordinamenti nazionali dal '400/'500 alla Rivoluzione Francese. Le caratteristiche sono:
    • Concentrazione di tutti i poteri dello Stato in capo a un solo soggetto perché così ha voluto Dio (la Corona, il monarca). La spiritualità all'epoca era una cosa molto seria, quindi i sudditi obbedivano per paura delle conseguenze sia terrene che ultraterrene. Il monarca assoluto produceva diritto; amministrava la cosa pubblica e rendeva giustizia tramite propri funzionari da lui nominati (giudici). Il monarca assoluto non rispondeva del proprio operato davanti a nessuno;
    • Confusione tra pubblico e privato: le libertà erano talmente ridotte al nulla che tutto poteva considerarsi derivazione del re. Il territorio era considerato di proprietà del monarca. Vi era diseguaglianza giuridica e non vi era garanzia dei diritti;
  • Stato assoluto di polizia: quando lo Stato assoluto ha assorbito l'economia svolgendo, attraverso apparati pubblici, attività commerciali/mercantili. La parola polizia significa politica. Cancellando l'autonomia della società si impossessa del benessere dei sudditi. Lo Stato opprime la società, non vi è autonomia sociale, né confine tra Stato e società. Tutto è Stato. Entra in crisi quando chi concretamente produceva ricchezza (ceto borghese) si ribellò.
  • Stato liberale di diritto: nuova forma di Stato congeniale alla borghesia nata dopo la Rivoluzione Francese. Venne copiata l'esperienza inglese dal 1215 circa:
    • Separazione dei poteri (Montesquieu -> ispirato alla storia inglese): i tre poteri dello Stato sono attribuiti dalla norma giuridica ad organi distinti;
    • Habeas corpus: garanzia del corpo, se vengo arrestato posso rivolgermi al giudice per farmi rilasciare;
    • Principio di legalità = tutti i poteri dello Stato sono subordinati alla norma giuridica, al diritto. Prima il monarca assoluto non doveva rispettare nessuna norma giuridica, perché era lui stesso norma giuridica. Non vi erano limiti al potere dello Stato stabiliti dal diritto;
    • Certezza del diritto: è una conseguenza del principio di legalità. Significa possibilità per ogni individuo di conoscere in anticipo le conseguenze giuridiche delle proprie azioni. Prima non vi era certezza del diritto in quanto il monarca poteva creare la norma su misura per punire l'oppositore;
    • Principio rappresentativo: chi detiene il potere viene investito di tale potere secondo un sistema di rappresentanza (del popolo). Il popolo conferisce il potere attraverso libere elezioni;
    • Principio di eguaglianza formale: tutti sono eguali davanti alla legge. Il diritto deve trattare allo stesso modo i consociati. Parità di trattamento giuridico degli individui;
    • Principio di libertà: coerentemente con la base ideologica dello Stato di diritto, ovvero il pensiero liberale. La libertà, l'uomo libero, è al centro di tutto. Tutto viene concepito/costruito per garantire le libertà. Si parla, ovviamente, di libertà relativa e non assoluta ( -> anarchia).

Lo Stato di diritto si è affermato perché il monarca assoluto sottraeva ricchezza a coloro che producevano ricchezza con la propria attività, perché non vi erano libertà. La borghesia ha voluto questi principi in quanto erano la proiezione del capitalismo (netta distinzione tra chi detiene i fattori di produzione e la manodopera) che stava incombendo. Mercato: sistema economico aperto a tutti. L'eguaglianza formale è indispensabile perché funzioni il mercato perché si riconoscono pari opportunità agli operatori economici. La filosofia liberale è una filosofia borghese. Il principio di rappresentanza era congeniale alla borghesia perché l'obiettivo è fare leggi a favore della borghesia. Rapporto tra Stato e società: lo Stato lascia spazio alla società -> Stato minimo (battere moneta, ordine pubblico, difesa nazionale, tasse). Lo Stato liberale di diritto ha una fiducia cieca nel capitalismo, nel liberismo di Adam Smith.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

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