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Costituzione economica

Introduzione al corso

Docente: Quirino Camerlengo
Esame: scritto con domande a quiz e aperte
Libro: Costituzione Economia Società

Obiettivo del corso: Capire in che modo la costituzione può contribuire a cambiare la società attraverso il fattore economico.

La società dovrebbe evolversi in teoria secondo proprie dinamiche e la costituzione viene percepita come estranea, espressione del potere che potrebbe però mettere in discussione proprio la spontanea compagine sociale. In realtà, la costituzione pur concedendo molto spazio all’autonomia privata, ai rapporti sociali, quindi ai negozi giuridici, fissa dei principi che in fondo riflettono delle concezioni ideali della società che l’assemblea costituente voleva trasformare. Perché ancora oggi la società non è omogenea, non c’è un’uguaglianza sociale, la disoccupazione è ancora alta, la distribuzione della ricchezza è sproporzionata. Tanti elementi che rendono difficile una pacifica convivenza e compito della costituzione è quello di aiutare la società ad arrivare ad un assetto sociale che sia equilibrato e pacifico, in questo senso la costituzione proietta i loro principi nella società, attraverso la cultura, la politica, ma anche attraverso il fattore economico.

Lezione 1: Costituzione, economia e società

Economia: si intende un sistema di relazioni tra unità di decisione economica, che sono le imprese, quindi i produttori, così come i consumatori, gli utenti e in qualche modo tutti i soggetti che contribuiscono a questo processo di distribuzione e produzione di beni e servizi. Può essere anche visto come un modello di gestione, di governo e distribuzione di risorse scarse in un assetto sociale: insieme di strumenti che determinano il governo delle risorse scarse.

Quindi distinguiamo il mercato, in cui una pluralità di soggetti distribuiscono e scambiano beni e servizi, a un dato prezzo e quantità e la pianificazione, per cui dall’alto vi è un’autorità eterogenea che determina prezzo e quantità dei prodotti. Faremo riferimento anche ai sistemi di concorrenza perfetta, monopolio eccetera o ai sistemi di socialismo e capitalismo.

Società: un’organizzazione complessa sufficientemente stabile in cui si sviluppano relazione tra i suoi membri. È una comunità di persone che interagiscono all’interno di un territorio intrecciando una fitta trama di relazioni che perseguono il benessere comune.

Costituzione: è una fonte del diritto, un atto normativo, un atto che produce norme giuridiche cioè regole della vita sociale. La caratteristica più importante delle norme è la coattività: le norme hanno una sanzione che può essere imposta anche contro la volontà di chi non ha rispettato tale norma.

Il rapporto tra economia, società e costituzione

Qual è il problema del rapporto tra i tre elementi? Economia e società sono due ambiti in cui sono necessarie le regole, modelli di comportamento a cui uniformarsi per raggiungere degli obiettivi, per evitare conflitti e competizione che potrebbero creare disordine. Pensiamo alle regole dell’economia di mercato: il prezzo è definito dal mercato, nel punto in cui si incontrano domande e offerte. È una regola per cui chi non la rispetta subisce delle conseguenze negative. Oppure pensiamo alla regola della concorrenza: affinché sia sana e faccia funzionare il mercato non vi devono essere barriere all’entrata, se non ci sono barriere si creano altre concorrenze basate su regole diverse.

Se il produttore non segue tali regole viene espulso dal mercato come sanzione e non potrà raggiungere il massimo profitto.

Pensando alla società invece, in una società sufficientemente organizzata e stabile ci sono delle regole di pacifica convivenza affinché l’assetto sociale possa perdurare nel tempo garantendo un benessere personale e comune e se le regole non vengono seguite questa pace viene meno. Le regole sono diverse, di educazione, di rispetto reciproco, la cui violazione provoca una sanzione. Le regole sociali non possono essere imposte in forma coattiva, non si può ricorrere al tribunale per regole del genere, che sono soggette quindi a una naturale adesione: se mi va bene aderisco, la seguo, se non mi va bene le regole non hanno effetto, quindi si violano le regole senza il timore di subire sanzioni.

Al tempo stesso però se il numero di persone che non rispetta le regole aumenta, questo potrebbe determinare un’aspra conflittualità nella società, con danni sia all’intera comunità che ai singoli.

Come porre rimedio? Una società potrebbe funzionare senza diritto, senza norme giuridiche dotate di forza coattiva se gli esseri umani spontaneamente rispettassero alcuni modelli di comportamento di naturale ragionevolezza dell’essere umano.

Il diritto si basa su tre principi: vivere onestamente, non danneggiare gli altri, riconoscere ciò che spetta agli altri e rispettarli. Se in una società tutti seguono questi precetti non ci sarebbe bisogno di diritto, di tribunali, di norme coattive, ma si potrebbe vivere serenamente.

Le regole sociali sono il frutto di decisioni, comportamenti posti in essere dagli stessi consociati, non calati dall’alto, sono regole che affiorano spontaneamente nelle comuni dinamiche dei consociati, se non che nelle società contemporanee, complesse, è impossibile fare affidamento solo ed esclusivamente su tali principi ma si sente il bisogno di norme coattive e di diritto.

Il carcere è un tragico esempio di norma coattiva: anche contro la sua volontà, se la persona non segue la regola, viene portato in prigione subendo quindi una sanzione.

Il diritto è uno strumento forte che serve a rimediare alla naturale incapacità degli esseri umani di intrattenere relazioni pacifiche basandosi sui tre principi.

Per quanto riguarda il diritto poniamo la nostra attenzione al diritto oggettivo come insieme di norme giuridiche: regole sociali destinate a disciplinare i rapporti interni alle società che sono dotate della coattività. Le norme vengono create dal parlamento, espressione del popolo, che raccoglie le richieste e le sollecitazioni della società: il parlamento recepisce tali bisogni e fissa delle norme giuridiche adeguate. È così che il diritto influenza anche l’ambiente economico: per esempio se il popolo ha a cuore il tema dell’inquinamento il parlamento si adopererà per creare delle norme a difesa dell’ambiente e di conseguenza tutti gli imprenditori industriali che prima avrebbero inquinato senza problemi, adesso dovranno seguire le regole imposte e siccome l’imprenditore deve massimizzare il profitto per lui sarebbe un costo ridimensionare la produzione e l’inquinamento. Questo è un esempio di come in una società non coesa, intervenga un soggetto più forte a dettare le regole da seguire.

Quanto diritto serve? Dipende dal grado di sviluppo della comunità, dalla forza dell’economia e della società (più forte è l’economia tanto minore sarà il peso delle norme sull’ambiente economico). Ogni Stato decide la quantità di diritto da applicare per regolare la società, l’Italia è uno dei paesi che ha più diritto.

La costituzione: come nasce il concetto?

  • Nel 1776, negli USA, gli inglesi dominano il continente americano fino a quando alcune colonie si ribellano alla madrepatria e dichiarano la loro indipendenza dall’Inghilterra dando vita a quello che diventerà un nuovo Stato. Questo è solo il primo passaggio per la nascita della Costituzione, vediamo i seguenti.
  • Nel 1777 le ex colonie approvano una costituzione, che assolve due obiettivi:
    • Definire un'architettura costituzionale di natura federale: quindi decidono di creare un unico Stato (con capitale Washington, il presidente etc.) a livello federale e singoli stati a livello nazionale. Decidono di governare lo stato federale tramite la costituzione ricca di norme giuridiche.
    • L’altro obiettivo è definire i rapporti tra il livello federale e il livello nazionale: cosa che avviene nel 1787.
  • Nel 1789 scoppia la rivoluzione francese, dove nasce il concetto moderno di costituzione, perché viene approvata la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, atto che viene ancora applicato in Francia.

Il compito fondamentale di questa dichiarazione è fissare e definire un elenco di libertà che devono essere garantite a tutti nei confronti del potere. La rivoluzione è stata una rivolta contro uno Stato assoluto, in cui il monarca concentrava tutti i poteri in se stesso quindi non c’era nessuna tutela dei diritti del popolo nei confronti del monarca. La rivoluzione crea quindi un nuovo assetto di relazioni tra il potere e gli individui, pubblico e privato.

All’interno di questa dichiarazione l’articolo 16 dice che: Ogni società che non tutela i diritti fondamentali e non ha la separazione dei poteri non ha una costituzione. Il significato è dirci a cosa serve una costituzione: la costituzione ha come fine ultimo quello di tutelare i diritti fondamentali delle persone attraverso una forma di governo basata su un principio di suddivisione del potere.

Il compito è quindi tutelare i diritti fondamentali che sono diritti soggettivi, interessi individuali protetti dall’ordinamento giuridico. Noi abbiamo un diritto soggettivo se c’è una norma che lo prevede e lo protegge, garantendoci di rivolgerci a un giudice se tale diritto non viene rispettato. Proprietà privata, diritto di credito, diritto di godimento sono diritti soggettivi.

Diritti fondamentali

Cosa rende un diritto soggettivo fondamentale? Facendo un passo indietro, i diritti soggettivi esistevano già nel diritto romano, il grande passo segnato dalla rivoluzione è che alcuni di essi vengono tutelati nei confronti dello Stato. Mentre i diritti sono sempre stati tutelati nella dimensione orizzontale quindi nei rapporti tra privati, con la rivoluzione vengono tutelati anche nella loro dimensione verticale, quindi relativamente alle istituzioni pubbliche. Ponendo un argine allo straripamento del potere, ponendo delle barriere agli abusi dall’autorità, è possibile tutelare i diritti fondamentali. È la costituzione che deve tutelare i diritti soggettivi fondamentali nei confronti del potere.

Nello Stato assoluto il monarca aveva in sé tutti i poteri, la separazione dei poteri quindi è un antidoto all’arbitrio del potere perché comporta la dislocazione del potere in tre organi distinti che si controllano a vicenda per evitare ogni abuso. Nella costituzione degli USA era presente la parte che regolava il governo dello Stato ma mancava proprio la disciplina dei diritti fondamentali, ma attraverso successivi emendamenti essa si è arricchita allora di principi per tutelare questi diritti, allineando la loro Costituzione a quanto stabilito dalla dichiarazione francese.

Una costituzione per svolgere adeguatamente il compito di tutela dei diritti deve essere forte e duratura nel tempo perché altrimenti una maggioranza potrebbe abusare della propria posizione di forza per eliminare o ridimensionare i diritti fondamentali delle persone. Se la maggioranza detiene il potere legislativo, la costituzione che vuole davvero tutelare i diritti può farlo solamente limitando proprio tale potere legislativo.

  • Nel 1803 la corte suprema degli USA disse che la Costituzione è davvero tale se una legge in contrasto con essa viene sanzionata, sancendo il principio della supremazia della Costituzione nei confronti delle leggi della maggioranza.

Non vale la stessa cosa per i paesi europei, che privilegiavano infatti le leggi parlamentari delle maggioranze, per cui permettevano al Parlamento di derogare quanto stabilito dalla Costituzione. Infatti, per tutto l’800 la costituzione continua a non essere vista come suprema ma inferiore alla legge della maggioranza, per cui tali Costituzioni non erano forti ma fragili, potevano essere benissimo superate e non rispettate dalle leggi parlamentari. E questi furono i primi esempi del fatto che una Costituzione così debole non può proteggere i diritti fondamentali.

  • Solo dopo la seconda guerra mondiale si afferma la costituzione come fonte suprema del diritto, che non può essere contraddetta da ogni tipo di legge o di ogni altra fonte del diritto.

Lezione 2: L’emersione del fattore economico nelle costituzioni. La costituzione economica in Italia. La genesi della costituzione italiana

Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Costituzione italiana era lo Statuto Albertino, che fu concesso da re Carlo Alberto di Savoia nel 1948 ai sudditi del Regno di Sardegna. Ricalcava il modello di Costituzione nata con la rivoluzione francese, una parte dedicata ai diritti fondamentali e una alla forma di governo. Lo statuto è annoverabile tra le costituzioni flessibili, deboli, perché non aveva un meccanismo che ne poteva garantire la supremazia. Una volta terminata la guerra l’Italia decise quale forma di Stato dare al proprio paese e dotarsi di una nuova carta costituzionale. Al popolo fu attribuito il compito di scegliere tra monarchia e repubblica e il compito di eleggere un organismo chiamato a redigere una nuova Costituzione: mentre lo Statuto venne concesso dal re, la nuova costituzione era rimessa ad un organo collegiale eletto direttamente dal popolo, chiamato assemblea costituente.

  • Il 2 giugno del 1946 il popolo italiano, per la prima volta anche le donne, fu chiamato a votare su questi due argomenti. Nasce la Repubblica e contestualmente l’assemblea costituente.
  • Fino al 22 dicembre del 1947 si lavorò alla Costituzione, giorno in cui fu approvato il testo costituzionale che entrò in vigore il 1º gennaio del 1948.

Nell’assemblea costituente i partiti principali erano la democrazia cristiana, movimento moderato di maggioranza che aveva immesso nella politica i valori del cristianesimo e dall’altra parte il partito comunista italiano che incarnava il principio marxista, che prendeva come riferimento l’unione sovietica. Poi vi erano altre minoranze tra cui il partito socialista, di sinistra non rivoluzionario ma di ispirazione riformista, oppure il partito di azione o altri partiti liberali, repubblicani e una minoranza monarchica. L’assemblea costituente aveva quindi due anime fondamentali: l’anima moderata della democrazia cristiana e l’anima comunista, che considerava con un certo sospetto il capitalismo, il mercato, la concorrenza, quindi un’anima più sensibile all’idea di una forte presenza dello Stato in ambito pubblico e infine una terza anima liberale che recepiva l’insegnamento liberista in ambito economico.

  • Pensiero socialdemocratico e pensiero liberale. La democrazia cristiana era consapevole del fallimento del liberismo.

Le Costituzioni si occupano di fattore economico? Se sì, in quale misura?

Tutte le Costituzioni dell’800 dell’Europa continentale ignorano il fattore economico, troviamo elenchi di diritti, norme sulla forma di governo ma l’economia come l’abbiamo definita viene ignorata. Perché? Si pensa che quest’esclusione sia uno svantaggio, un vulnus dell’economia stessa, ma in realtà questa è un’impressione, una sensazione approssimativa. L’esclusione dell’economia dalla Costituzione è stato il frutto di una scelta consapevole e coerente con la filosofia liberale che caratterizzò i processi costituenti dell’800. Dietro ogni Costituzione c’è una filosofia politica e per tutto quel periodo era proprio la filosofia liberale che era di quel ceto sociale che aveva sconfitto la monarchia assoluta nella rivoluzione francese e acquisito il potere, ovvero la borghesia.

Spesso la rivoluzione francese viene vista come una rivolta delle masse ma in realtà fu il ceto borghese a volere questa rivolta perché era la componente sociale che produceva ricchezza attraverso attività commerciali, artigianali, industriali, mentre le altre classi sociali, l’aristocrazia e il clero sfruttavano questa ricchezza prodotta. Per cui i borghesi si ribellano acquisendo il potere, seguendo il principio liberale.

Il pensiero liberale vede l’uomo al centro di tutto, con le sue libertà: la libertà di autorealizzarsi, autodeterminarsi e determinare il proprio destino. La libertà rappresenta il bene assoluto intorno al quale deve ruotare il rapporto tra il ceto borghese e lo Stato. Un altro aspetto fondamentale è la netta separazione tra Stato e società, quindi tra diritto, espressione del potere dello Stato ed economia. Il diritto comunica con l’economia solo in casi eccezionali, solo quando il diritto offre all’economia gli strumenti per funzionare in maniera efficiente, ma al di là di questo l’economia funziona secondo propri principi. Per i liberali l’economia può fare a meno del diritto, basandosi sul liberismo il cui padre è Adam Smith che pensava al mercato come un sistema di relazioni tra unità di decisione economica in cui il punto di equilibrio nasce spontaneamente dall’incontro di domande e offerte. La mano invisibile che guida le scelte dell’imprenditore sul versante dell’offerta e del consumatore sul versante della domanda. Il motto afferma che lo Stato deve lasciar fare agli operatori economici che riescono a raggiungere il benessere sociale da sé. La Costituzione è espressione di potere, che non è un negozio giuridico, è lo Stato che lo crea, che sia concesso da un sovrano o da un’assemblea. La Costituzione è diritto, ecco perché l’economia è esclusa dalle Costituzioni di stampo liberale. Il ceto borghese temeva che per l’economia sarebbe venuta meno la spontaneità, la libertà su cui si basa proprio il liberalismo, per questo resta nettamente separata dalla Costituzione, per non compromettere questi principi.

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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricearg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Costituzione economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Camerlengo Quirino.
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