Costituzionalismo e sovranità come concetti opposti
Da un punto di vista giuridico, se la storia moderna si concepisce come vittoria non dello stato assoluto ma del costituzionalismo, si denota che il principale avversario del costituzionalismo è la sovranità e viceversa. Le tecniche del costituzionalismo sono dirette a combattere con lo stato misto e con la divisione dei poteri ogni concentrazione e unificazione del potere e dividerlo in un equilibrio bilanciato dei poteri.
Cocke è stato il primo costituzionalista moderno a fare i conti con questo concetto di sovranità. Afferma che questa parola era estranea al diritto Common Law inglese, incentrato sulla supremazia del diritto per cui una legge emanata dal parlamento in contrasto con essa doveva essere ritenuta nulla.
Constant voleva eliminare il concetto di sovranità e voleva ridimensionarlo. Considerava la sovranità espressione di un potere assoluto che in quanto tale è considerato arbitrario. Né il re né le assemblee potevano rivendicare la sovranità come, invece, avveniva nel 1500/1600, perché la sovranità e il costituzionalismo (da sempre) sono stati termini antitetici.
Il trionfo del costituzionalismo
Con che cosa trionfa il costituzionalismo? Trionfa con l'avvento delle costituzioni scritte, le quali esprimono norme che hanno valore superiore delle leggi ordinarie, non sono leggi ordinarie e sono rese efficaci dalle Corti Giudiziarie create ad hoc. Solo in questo modo possono garantire i diritti dei cittadini dai sovrani, dunque, le costituzioni servono per proteggerci da chi comanda.
Lo stato federale americano
Lo stato federale americano nasce da un compromesso politico dai sostenitori di una confederazione di stati, nasce da modelli pratici e risulterebbe incomprensibile se non si partisse dal concetto di sovranità che ci imporrebbe di scegliere come sede del sovrano o lo stato federale o gli stati membri. Lo stato federale americano è una confederazione di stati e una unione di stati, combinazione di questi due elementi in un complesso di poteri equilibrati che appartengono alla sovranità tra gli stati membri e allo stato federale.
Il pluralismo come avversario della sovranità
Altro avversario della sovranità è il pluralismo (riferirsi ad Hobbes). Tra le concezioni pluralistiche, quella descrittiva coglie il reale processo della formazione della volontà politica; quella prescrittiva mostra come non esista unità nello stato che abbia il monopolio autonomo delle decisioni, perché di fatto l'individuo vive in una comunità. Secondo alcuni autori, la pluralità impedisce che vi sia un'autorità unica e competente su tutte le cose.
Dal punto di vista sociologico, il pluralismo si afferma dopo la Rivoluzione Industriale, ma dal punto di vista teorico Montesquieu lo rilega alla difesa dei corpi intermedi come elemento di mediazione politica tra l'individuo e lo stato, mentre Tocqueville lo riconduce alle libere associazioni che mettono i cittadini in condizioni di potersi difendere creando delle maggioranze contro la sovranità onnipotente. In precedenza, Hobbes e Rousseau consideravano i corpi interm.
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