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disinteresse del potere centrale che finì per favorire l’immigrazione di chi voleva fondare un nuovo

ordine religioso e sociale, qualche istituzione dovette prevedersi nelle varie colonie in particolare un

Governatore con un Consiglio di nomina regia ed un’Assemblea eletta dai residenti, riproducendo

così il dualismo.

Il Governatore era nominato dal Re e rappresentava il potere esecutivo, essendo al contempo capo

militare ed amministratore delle colonie. Le assemblee dei rappresentanti collaboravano con il

Governatore, venivano consultate per le tasse ed avevano un certo potere legislativo in relazione a

varie materie, tuttavia da esercitare sotto il controllo della Madrepatria. Essa si riservava di bloccare

l’applicazione di queste leggi, qualora le avesse ritenute contrarie agli interessi della Nazione e dei

cittadini britannici.

Il governo secondo le “carte”

Questo era un sistema costituito con atti normativi specifici, ossia le Carte, documenti scritti che

abituarono gli americani all’idea di una costituzione scritta, con tutte le norme organizzative

fondamentali, idea invece non fu diffusa in Inghilterra.

Parte IV: CAPITOLO III: le prime Costituzioni :dagli Stati Uniti d’America

La Virginia

Dal punto di vista giuridico, la situazione stimolò le colonie a darsi delle Costituzioni come fossero

degli Stati indipendenti. Il Rhode Island fu il primo a proclamarsi tale, la Virginia invitò anche alla

istituzione di un raccordo federale dandosi intanto nel 1776,un’importante dichiarazione dei diritti,

che anticipò quella dell’indipendenza intercoloniale. La carta della Virginia parlava dei diritti innati

e irrinunciabili di ogni uomo dati dalla natura, compresa la proprietà che era vista come

manifestazione della libertà.

Il momento dell’indipendenza

La dichiarazione di indipendenza firmata nel luglio del 1776 è un documento che con grande

energia afferma l’esistenza di d. innati che lo Stato deve solo riconoscere e garantire. Nella

dichiarazione si accusava il re, non più i suoi collaboratori come in passato, ritenuto l'unico legame

che esisteva ancora tra i coloni e la Gran Bretagna. Le colonie davanti al Giudice Supremo

dell’Universo si dichiaravano Stati liberi e indipendenti. Esse una volta ottenuta l’indipendenza

dovettero darsi un quadro costituzionale al cui interno far svolgere la vita politica e i diritti dei

cittadini e adottarono la via delle costituzioni scritte.

Gli articoli di Confederazione 1777

Essi furono il primo documento di amministrazione degli Stati Uniti d'America. Gli Articoli

definivano i rapporti tra le ex-colonie divenute indipendenti con la guerra d’indipendenza

americana, in una nuova alleanza federale chiamata confederazione. In questo senso, i termini

"confederazione" e "federazione" sono sinonimi, in quanto i termini saranno chiaramente distinti a

seguito della redazione del testo della Costituzione degli Stati Uniti. La vicenda americana riuscì a

dare come esito una Repubblica di tipo nuovo, costituzionale, basata sull’uguaglianza dei cittadini e

sulla libertà non solo economica, ma anche politica, garante di una società tollerante, aperta al

progresso. La costituzione federale ebbe il pregio di instaurare un equilibrio tra il potere del

presidente e quello del parlamento, perché essi sono separati nel senso che si occupano di cose

diverse (governo uno,legislazione l’altro) e hanno anche la stessa fonte di legittimazione cioè il

popolo.

Caratteri fondamentali

Il Gov. Federale venne articolato in 3 rami:

1. Senato era rappresentativo degli Stati, ognuno dei quali eleggeva due senatori che si

rinnovavano parzialmente ogni due anni

2. la Camera dei Deputati eletta dal popolo con deputati di durata fissa, in base agli abitanti

degli Stati. Sia la Camera che il senato avevano competenze precise che limitavano quelle

legislative degli Stati 4

3. il Presidente aveva il potere esecutivo essendo eletto dai grandi elettori nominati nei singoli

Stati. Egli non era responsabile di fronte al Congresso, che non poteva votare la sfiducia al

Presidente. Quest’ultimo a sua volta non poteva sciogliere le Camere ma poteva solo

eccezionalmente convocarle, proporre provvedimenti e poteva anche porre il veto. Il

meccanismo del veto consisteva nel fatto che il Presidente potesse bloccare per 2 volte il

procedimento di emanazione della legge però il veto era superabile quando le Camere

approvavano a maggioranza di 2/3.

Causa Malbury vs. Madison

Il caso Marbury contro Madison (1803) è una delle decisioni più importanti e citate nella storia

della giurisprudenza statunitense. Fu il primo caso di giudizio di costituzionalità di una legge ed

instaurò il sistema del judicial review esercitato dalle corti americane.

Il presidente della Corte suprema all'epoca era John Marshall, ex segretario di Stato del presidente

degli USA John Adams. Quest'ultimo, prima di essere sostituito da Thomas Jefferson, rinnovò

molte cariche istituzionali, tra cui la presidenza della Corte suprema che fu affidata a Marshall.

Costui non era un giurista, ma un politico e, non avendo nessuna esperienza giuridica, aveva la forte

esigenza, da una parte di dare credibilità a se stesso quale presidente della Corte e, dall'altra, di dare

credibilità alla Corte stessa, la quale era stata resa operativa solo pochi anni prima (1788) con

l'entrata in vigore della nuova Costituzione.

Il caso su cui Marshall si trovò a dover giudicare era tutt' altro che semplice: William Marbury era

stato nominato giudice di pace dal presidente uscente Adams; James Madison, invece, era segretario

di Stato del neopresidente Jefferson.

Marbury accusa Madison di non aver notificato, nonostante il decreto presidenziale, la sua nomina a

giudice .Il caso arriva alla Corte suprema con a capo Marshall (che fu giudice dal 1800 al 1835), il

quale,ironia della sorte,era dello stesso partito di Marbury.

Il problema fondamentale di questa causa era il seguente: la Costituzione degli Stati Uniti

d'America non riconosceva alla Corte suprema la competenza di giudicare in casi simili a questo,

mentre esisteva una legge federale (che nella gerarchia delle fonti corrisponde alla nostra legge

ordinaria) la quale assegnava la competenza di emettere «Writs of Mandamus» nei confronti di chi

esercita il potere in nome degli USA

Sintetizzando, il Chief Justice Marshall si trovava davanti alla richiesta, da parte di un aderente al

suo stesso partito, di emettere un Writ che lo avrebbe integrato nella carica istituzionale di cui era

stato incaricato dal presidente: a favore della richiesta dell'attore vi era una legge federale che

assegnava la competenza giurisdizionale su tale controversia alla Corte suprema; contro tale

richiesta,invece,era la stessa Costituzione degli Stati Uniti.

Quest'ultima, prevede che:"In tutti i casi che riguardano un Ambasciatore, altri pubblici Ministri e

Consoli, ed in cui è parte uno Stato, la Corte Suprema deve avere giurisdizione di primo grado. In

tutti gli altri casi (...) la Corte Suprema avrà giurisdizione d'Appello". Essendo chiaro che Marbury

non era né un Ambasciatore, né un Ministro, né un Console, e tanto meno uno Stato, la legge votata

dal Congresso non gli avrebbe consentito di adire la Corte Suprema quale giudice di primo grado Si

ricorda brevemente che Marshall era in una situazione in cui la forte necessità di accrescere la sua

credibilità e quella della Corte e decidere a favore di un appartenente al suo stesso partito, in

qualunque caso, avrebbe costituito un atto rischioso per la sua già fragile posizione.

La decisione (24 febbraio 1803) presa all'unanimità dalla Corte suprema diede ragione a Madison.

Il ragionamento sotteso a tale decisione era già stato anticipato nel Federalist n. 78 ed è tanto

semplice quanto rivoluzionario: se la Costituzione si pone in una posizione gerarchica superiore

rispetto alla legge (l'art. VI della Costituzione americana è stato interpretato in questo senso), la

legge non può contravvenire a quanto disposto dalla Costituzione e, se questo accade, la legge deve

essere privata dei suoi effetti.

Per usare le parole della sentenza: "O la Costituzione è una legge superiore prevalente, non

modificabile con gli strumenti ordinari, oppure è posta sullo stesso livello della legislazione

ordinaria e, come le altre leggi, è alterabile quando il legislatore ha piacere di alterarle. Se la prima

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parte dell'alternativa è vera, allora una legge contraria a Costituzione non è legge; se la seconda

parte è vera, allora le Costituzioni scritte sono un tentativo assurdo, da parte del popolo, di limitare

un potere per sua stessa natura illimitabile".

In sintesi, la Corte decise di disapplicare una legge federale (utilizzando la quale Marbury avrebbe

senz'altro ricevuto una sentenza favorevole) poiché costituzionalmente illegittima.

Capitolo IV: Costituzionalismo francese

La rivoluzione del 1789

Gli americani dopo gli inglesi, pervennero dalla pratica alla teoria. Invece i francesi si trovarono a

percorrere un itinerario opposto, passando dopo molta teoria (ad es Montesquieu e Rosseau) al

concreto, cioè alla rivoluzione. La Francia a fine 700 era un paese molto progredito sia

culturalmente che economicamente, ma era fortemente arretrato per le strutture pubbliche e non

seppe trovare uno sbocco pacifico per un’evoluzione in senso parlamentare. Gli stati Generali non

erano stati convocati più dal 1614 dopo una lotta tra ceti e poteri centrali.

Durante i regni di Luigi XV e Luigi XVI, i ministri Turgot, Necker e De Calonne, avviarono

diverse riforme per risanare il deficit con scarsi risultati a causa dell’opposizione della nobiltà. Si

cominciava a pensare che solo un organo come gli Stati Generali avrebbe potuto aiutare a

migliorare la situazione, ma De Calonne rifiutò l'idea di convocarli. Secondo Turgot bisognava

diminuire le uscite che mantenevano la classe nobiliare ma il re non era d’accordo e per questo si

ritrovarono di fronte a un bivio: o si aumentavano le tasse o si aumentava il prodotto. Vennero

aumentate le tasse indirette che gravavano sul consumo, a discapito del popolo. La tensione

continuava a salire e si giunse alla conclusione che era necessario convocare gli Stati Generali dei 3

ordini. Inizialmente contrario, Luigi XVI cedette e acconsentì a convocare gli Stati generali per il 5

maggio 1789. Il Terzo Stato chiese più rappresentanti agli Stati generali, poiché costituivano

maggioranza della popolazione. Per quanto riguarda la questione del voto il Terzo stato pretendeva

che si votasse per testa (erano la maggioranza) invece nobiltà e clero pretendevano che si votasse

per ordine (in questo modo, bastava che i due ordini privilegiati votassero nello stesso modo, che il

Terzo Stato si sarebbe sempre trovato in minoranza).

Luigi XVI mantenne il silenzio sulla questione del voto e rinviò la decisione agli Stati Generali

stessi. Quando gli Stati Generali convennero a Versailles il 5 maggio 1789, i deputati del Terzo

stato non sentirono parlare delle riforme politiche tanto attese, ma soltanto di aumentare le tasse sul

patrimonio. Quando il Terzo stato scopri che si sarebbe votato per ordine, vi furono accese

discussioni e non raggiunto un compromesso il 17 giugno i rappresentanti del Terzo stato

abbandonarono l’aula e riunitisi nella sala della pallacorda si proclamarono Assemblea Nazionale.

Essi invitarono gli altri ordini ad unirsi ma accettò solo il clero.

La centralità della Costituzione e la Dichiarazione

L’obiettivo dell’Assembla nazionale era quello di dare una costituzione alla Francia. Il 9 luglio

1789 l'Assemblea si ricostituì come Assemblea Nazionale Costituente. Il re non era deciso a farsi

sconfiggere e ordino ad alcuni reggimenti fidati di prendere il potere. La notizia si diffuse

rapidamente a Parigi e il popolo spaventato da possibili repressioni assalì il 14 luglio 1789 il carcere

della Bastiglia, simbolo del potere monarchico. Il governatore della prigione fece uccidere la folla e

ci furono un centinaio di morti ma quando cedette abbassando il ponte levatoio fu ucciso dalla folla.

Il 26 agosto 1789 l'Assemblea costituente votò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino,

che enunciava i diritti inviolabili dell’individuo e affermava il principio della separazione tra i

poteri dello stato.

Luigi XVI rifiutò di promulgare la dichiarazione e venne organizzato un corteo che sfilò il 5 e il 6

ottobre e che riportò la famiglia reale da Versailles a Parigi. Da quel momento il re risedette a

Parigi, minacciato dalla sommossa. Per partecipare alle rivolte la popolazione parigina formò dei

club, fra i quali spicca quello dei giacobini. Questo club subì una progressiva frammentazione da

cui scaturiscono molti gruppi. Ad allontanarsi per prime furono le correnti moderate in cui emerge

la figura di La Fayette. Seguirono scissioni più gravi, mentre emergeva la figura di Robespierre. 6

Più democratica era la posizione dei cordiglieri, guidati da Danton. Con la Carta costituzionale nel

settembre 1791, il re conservava unicamente il potere esecutivo ma poteva opporsi alle decisioni

dell’Assemblea. L’assemblea era biennale, si convocava e si scioglieva automaticamente. La

Costituzione non resse per i conflitti sociali fortissimi, ma anche per alcune contraddizioni interne:

c’era uno sbilanciamento a favore dell’assemblea in vista del forte potere dell’apparato esecutivo.

Costituzione dell’anno I: trionfo GIACOBINO

La Costituzione del 1793 è detta Giacobina perché alla convenzione prevalse la sinistra

montagnarda. La sovranità divenne popolare e non più nazionale; fu abolito il criterio censuario per

le elezioni, oltre al diritto di proprietà venne sancito quello al lavoro e all’assistenza da parte dello

Stato. Anche questa costituzione rimase sulla carta perché operò maggiormente il Comitato di salute

pubblica di Robespierre, quello di “Terrore”.

Nel 1795 si ebbe un’altra Cost. detta Direttorio, dominata da Barras e dalla paura degli estremismi;

fu ripristinato l’elettorato per censo, la dich. dei diritti è accompagnata da una dich. dei doveri. Il

potere legislativo era affidato a due camere elette per 3 anni, delle quali l’una predisponeva i testi

legislativi da essere approvati dall’altra; l’esecutivo spettava al Direttorio composto da 5 membri

nominati da una Camera tra i nomi proposti dall’altra

Capitolo V: l’800 costituzionale

Paesi anglo-americani

In Gran Bretagna vi è una costituzione flessibile, non modificabile con gli ordinari mezzi di

legislazione. In sostanza sono gli elettori che decidono se si può attuare un cambiamento di

costituzione; non si possono prendere decisioni che alterino il rapporto di fiducia tra il Governo e il

Paese, per lo stesso motivo è un Paese in cui non c’è sindacato di costituzionalità sulle leggi.

Nell’800 il sistema funzionò sottoposto a riforme incisive quanto al sistema elettorale, che rimase

fondato su distretti elettorali ormai obsoleti (questione dei c.d. borghi putridi). Il suffragio venne

allargato e nel corso del sec. Andarono organizzandosi in modo moderno i grandi partiti nazionali.

Una modifica profonda subì la House of Lords che perse il potere di veto nei confronti dei

provvedimenti votati dai comuni. La nobiltà cominciava a perdere colpi, il suffragio universale e il

sistema fiscale hanno fatto il resto, con una precoce estensione alle donne del diritto alle donne del

diritto di voto grazie alla testarda battaglia delle “suffragette” in due tempi 1918,1928.

Negli USA, dopo l’introduzione del sindacato di costituzionalità il problema più serio fu serio fu

quello della schiavitù, sulla quale si reggeva l’economia di interi stati del sud della federazione.

Perciò ancora nel primo 800 gli Stati del Sud dovettero emanare dei Black code con norme di

contenimento degli schiavi, sempre più inclini alla ribellione, mentre il problema costituzionale di

questa sopravvivenza cresceva.Solo i 13 emendamento della Costituzione americana, approvato nel

1865 eliminò sul piano strettamente formale la schiavitù.

Il periodo napoleonico

Le terre che rimasero libere dall’invasione francese furono:

1. la Sardegna richiede poche parole perché i Savoia trovarono rifugio di fronte all’avanzare

delle truppe francesi a Cagliari e si chiusero in un immobilismo metodico.

2. la Sicilia, l’isola dovette ospitare la corte borbonica fuggitiva da Napoli , qui la debolezza

della monarchia sostenuta e la lunga tradizione parlamentare consentì l’eliminazione del

feudo e l’approvazione di una famosa Costituzione. La Costituzione siciliana è traduceva

in norme scritte e ordinate le soluzioni che si erano trovate nell’esperienza costituzionale

francese e inglese. Infatti distingueva e disciplinava con attenzione le funzioni del governo

e del parlamento, che viene caratterizzato per controllarne le spese e si componeva di due

camere,delle quali una era riservata ai baroni e l’altra ai comuni con elezioni censuarie e

voto pubblico e orale. Tra gli aspetti positivi si sancì anche il d. all’istruzione elementare e

quello di resistenza contro le pretese illegittime dell’autorità.

Terre occupate 7

Particolarmente innovativo fu in questo periodo l’intervento amministrativo il quale diede vita ad

un ordinamento burocratico molto accentrato con l’instaurazione di ordinamenti uniformi di tipo

francese, accentrati, gerarchicamente ordinati. Caratteristico fu il posto centrale assicurato ai prefetti

che sovrintendevano a tutti i rami dell’amministrazione pubblica. Le antiche suddivisioni

provinciali furono sostituite dai dipartimenti. Fu eliminato il feudo, si ebbe però l’emersione di una

nuova nobiltà a cui furono conferiti altri titoli ed assegni dallo Stato in luogo dei vecchi e tipici

poteri feudali. Per quanto riguarda il clero si facevano cerimonie religiose alla presenza delle

autorità, ma al contempo si combatteva la credulità dei miracolosi adottarono leggi eversive degli

ordini religiosi contemplativi sul tipo dei benedettini e si evocò allo stato la celebrazione di

matrimoni e la possibilità di concedere divorzi. La chiesa fu sottoposta al controllo statale.

Lo Stato Pontificio

Nello Statuto pontificio si affermava che il governo temporale era secondario rispetto alle necessità

sovrane del capo della Chiesa. A capo dello stato c’erra pure il Papa e il Sacro Collegio dei

cardinali. Delle funzioni parlamentari erano investito un Alto consiglio di nomina papale e il

Consiglio dei deputati eletti da 9 categorie. Il ministro dell’interno Terenio Mariani enunciò un

programma che otteneva la fiducia dei parlamentari, ma il governo non poteva agire, perché la curia

pontificia bloccava tutto, volendo il Papa evitare la guerra contro l’austria.

Lo Statuto albertino ( 1848 )

Lo Statuto Albertino fu emanato dal re di Sardegna Carlo Alberto come "Legge fondamentale e

irrevocabile", il 4 marzo del 1848. Questo sostituiva l'ordinamento monarchico-costituzionale alla

monarchia assoluta presente nello Stato piemontese, e- con la formazione del Regno d'Italia (1861)-

divenne la legge fondamentale del nuovo Stato, fino al primo gennaio del 1948, giorno in cui fu

proclamata la Costituzione della Repubblica italiana

La carta costituzionale fu denominata «statuto» perché il termine «costituzione», alla quale

aspiravano tutti i programmi dei vari movimenti rivoluzionari, evocava paure nei conservatori al

potere e assumeva per essi il significato di radicale rinnovamento della situazione esistente. Con il

termine «statuto», inoltre, si intendeva richiamare la gloriosa tradizione nazionale dei liberi comuni

flessibile,

e dei loro ordinamenti.Lo Statuto era una carta cioè modificabile da parte degli organi

legislativi ordinari senza particolari procedure. Di tale sua natura approfittò poi il fascismo, che,

interpretando in senso antidemocratico le eccezioni e le riserve di legge, lo svuotò del tutto di ogni

contenuto di libertà. Sul piano formale, lo Statuto fu un atto di autolimitazione da parte del sovrano

delle proprie prerogative. Sul piano concreto, esso costituí un compromesso tra il potere Anarchico

di diritto ereditario e i nuovi principi di libertà e di democrazia. Esso Riconosce il principio di

eguaglianza (art. 24) ma si limita ad affermare un'eguaglianza formale. Riconosce formalmente la

libertà individuale (art. 26), l'inviolabilità del domicilio (art. 27), la libertà di stampa (art. 28), la

libertà di riunione (art. 32), ma le riserve di legge ivi previste si risolvono nel ben più blando e

meno garantista principio di legalità, mentre è sconosciuto l'istituto della riserva di giurisdizione: in

definitiva, il vero cardine del sistema dei diritti statutari è costituito dal diritto di proprietà (art. 29).

Per quanto riguardava la libertà religiosa il Regno di Sardegna era (art.1) uno Stato confessionale.

La religione, si scrisse, "è quella Cattolica, Apostolica e Romana" e gli altri culti esistenti erano

unicamente tollerati, come sotto Vittorio Amedeo II. Tale prospettiva muta ben presto e verrà

l'emancipazione prima dei Valdesi (17 febbraio- Lettere Patenti) e poi degli Ebrei (29 marzo) con il

riconoscimento dei loro diritti civili e politici, infine con l'abolizione dei “privilegi” ecclesiastici a

partire dal 2 marzo successivo con un decreto regio che cacciava i Gesuiti dallo Stato. Una legge di

poco posteriore ( "LEGGE SINEO"del giugno del 1848) aggiungeva che la differenza di culto non

formava eccezione al godimento dei diritti civili e politici e all'ammissibilità alle cariche civili e

militari.

La persona dei re, era «sacra e inviolabile», anche se questo non significava che non dovesse

rispettare le leggi (come previsto dal suo giuramento all'articolo 22), ma solo che non poteva essere

oggetto di sanzioni penali. Il parlamento era formato da due camere Quella di nomina regia

(Senato), vitalizia, non poteva sciogliersi e quella elettiva, la Camera dei deputati, eletta su base

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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del costituzionalismo europeo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Le novità Costituzionali, L’Unione delle province Olandesi, Contrattualismo politico, Lo sviluppo costituzione inglese in età moderna, La teorizzazione del common law e la sua costituzionalizzazione, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze Giuridiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del costituzionalismo europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Ciancio Cristina.

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