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Capitolo 1: Le novità costituzionali

Guardare fuori dall’Italia

Tra il 500 e il 700 si giocarono all’estero le carte delle riforme, nell’innovazione giu-pubblicistica e gius-privatistica alla luce di nuovi metodi, nuovi rispetto al mos italicus sopravvissuto nelle stanche università italiane.

La Svizzera

Un modello costituzionale importante di tipo repubblicano che si afferma in età moderna è quello svizzero. Lo Stato diviso in cantoni era governato da una Dieta federale, con 2 rappresentanti per cantone. Era comunque necessaria, per le decisioni più importanti, l’unanimità e la ratifica da parte di ogni Cantone. In seguito all'invasione delle truppe francesi (1798) la Svizzera divenne Repubblica vassalla della Francia. Tuttavia Napoleone convocò i Cantoni a Parigi e stipulò nel 1803, l’Atto di Mediazione, che riconobbe il Governo federale e disegnò i confini dei Cantoni attuali. Dal 1815 cioè dal Congresso di Vienna la Svizzera è una repubblica neutrale, essa è tecnicamente una federazione dove c’è un’assemblea federale costituita da due Camere, una delle quali con rappresentanti dei Cantoni. Il Governo federale che si chiama Consiglio federale è di 7 membri che devono essere di Cantoni diversi e sono nominati dall’assemblea. Caratteristica fondamentale è che il Governo non può essere messo in crisi, c.d. governo direttoriale. Le leggi sulle quali le Camere non raggiungono l’accordo sono sottoposte a referendum che è anche richiesto per ogni modifica costituzionale.

L’unione delle province olandesi

Nel 1579 le sette province settentrionali dei Paesi Bassi si unirono in una “confederazione” sotto la guida dello Statholder (cioè reggitore dello Stato) Gugliemo d’Orange. A lui fu affidata la guida nella terra di liberazione contro gli Spagnoli, che riuscirono però a conservare i territori del sud, l’attuale Belgio. Il Patto di Utrecht dettava delle norme generali, ma la costituzione olandese rimase in larga misura consuetudinaria. I suoi principi di base possono essere riassunti nei punti seguenti:

  • Ogni provincia rimaneva sovrana;
  • Era assicurata per il mantenimento della pace sociale, la libertà di coscienza;
  • Era garantito il rispetto dei privilegi preesistenti di città, regioni, corporazioni e delle loro carte di privilegi medievali.

Il quadro del diritto pubblico olandese si presentava confuso. Gli Stati Generali erano detti Generalità e consistevano di un’assemblea di deputati provenienti dagli stati provinciali delle 7 Province. Il numero dei membri non era importante, perché ogni provincia disponeva di un voto. Il Patto di Utrecht richiedeva la decisione all’unanimità solo per le questioni di guerra e di pace e per l’istituzione di tasse nuove. A differenza dei membri del parlamento inglese, quelli degli Stati Generali olandesi erano legati alle istituzioni ricevute c.d. vincolo mandato. Anche questa caratteristica, insieme a quella della diversità di monete sembra avvalorare la configurazione istituzionale in senso confederale, implicanti cioè il mantenimento della sovranità da parte delle varie entità statuali confederate. La Generalità si occupava dei rapporti tra l’Unione e le forze estere e non degli affari interni delle province. A lato della Generalità stava un Consiglio di Stato che si interessava degli affari interni e che avrebbe voluto anche legiferare se la Generalità non glielo avesse impedito. Per quanto riguarda le finanze le Province contribuivano alla Generalità in proporzione della loro ricchezza. Il bilancio lo preparava annualmente il Consiglio di Stato ed era una petizione inviata per l’approvazione della Generalità.

L’Olanda trovò nel 600 il suo secolo d’oro, quando il Paese divenne il più ricco d’Europa ed una potenza coloniale con possedimenti sparsi in tutto il mondo, declinò nel 700 con l’affermarsi della supremazia inglese e francese. La Rivoluzione Francese causò poi il crollo della libera Unione a fine 700, con la fondazione della Repubblica Batava, vassalla della Francia. Divenne quindi regno d’Olanda sotto un fratello di Napoleone. Con il Congresso di Vienna ridivenne una monarchia indipendente, comprendente anche le provincie meridionali, fino alla rivolta di Bruxelles del 1830 che proclamò l’indipendenza dell’area meridionale del Paese e quindi la nascita dell’attuale Belgio.

L’apologia di Guglielmo d’Orange e la dichiarazione d’indipendenza nederlandese

Nel dicembre del 1580 Filippo II re di Spagna mise pubblicamente al bando Gugliemo d’Orange, fu presentata alla riunione degli Stati generali l’Apologia in sua difesa da cui fu redatto un testo. Con esso Gugliemo si impegnava al rispetto dei diritti dei cittadini. Il testo ha un evidente carattere costituzionale e indica con chiarezza come il contrattualismo non fosse un tema teorico, ma una vera e propria pratica istituzionale.

Contrattualismo politico

Nell’opera di Rivendicazione contro i tiranni 1579 l’autore Hubert Languet sosteneva l’esistenza di due patti, uno tra Dio da una parte e il Re e il popolo dall’altra, per fondare una comunità che sia tale anche sotto il profilo religioso ed uno tra il Re e il popolo, per il quale il popolo è tenuto ad obbedire solo finché il Re governi con giustizia. Secondo l’autore tutti i Re devono essere elettivi perché i diritti del popolo non si prescrivono, concetto fondamentale poi ripreso da Locke e dalla costituzione americana. Qui però l’autore è soprattutto interessato alla punizione del Re eretico. I doveri dei sudditi di fronte a Dio sono superiori rispetto a quelli verso i Re.

Lo sviluppo costituzionale inglese in età moderna

Con la salita al trono nel 1485 di Enrico Tudor conosciuto anche come Re d’Inghilterra dal Parlamento venne suggellata la successione e nacque la moderna Inghilterra parlamentare. Altro momento decisivo fu l’Act of Supremacy. Il Parlamento legiferava anche in materia spirituale, cancellando i limiti posti dal diritto divino e naturale. La Corona del 500 si appoggiò sul Parlamento; il longevo governo di Elisabetta I fu importante tant’è che la Regina per godere della maggioranza nominava nuovi baroni per la House of Lords, o modificava la composizione della Camera dando il diritto elettorale a nuove città.

La teorizzazione del common law e la sua costituzionalizzazione

Tutto questo cambiò dopo la morte di Elisabetta (senza eredi) e con l’ascesa al trono di Giacomo I di Scozia. Egli cingendo la corona inglese aveva realizzato un’unione personale tra Inghilterra e Scozia; aveva come avversario Edward Coke, un giudice che ha un rilievo di prim’ordine nella costruzione del common law. Dal punto di vista politico fu molto importante che di fronte a un tentativo di ingerenza in una causa del re (che pretendeva come ogni re del tempo di essere fonte di giustizia) egli sostenesse orgogliosamente che persino il Re non poteva pronunciarsi sul common law, in quanto era un patrimonio giurisprudenziale intangibile, che solo i giudici sapevano penetrare e conoscere adeguatamente. A Giacomo, che aspirava ad essere un sovrano assoluto, dovevano quindi essere impediti interventi sul diritto tradizionale, che faceva parte della storia del paese. Nello stesso senso è famosa una pronuncia di Coke nel c.d. Bohnam’s Case ove fu dichiarato che il common law controlla gli atti del Parlamento e talvolta li giudica del tutto non validi: poiché quando un atto del Parlamento è contro il diritto comune e la ragione è impossibile da applicarsi, il common law lo controlla e lo giudica come un atto nullo, in questo modo si assegna ad esso il ruolo politico di una costituzione rigida.

Sviluppo dei diritti civili e politici

Nel 1628 Carlo I figlio di Giacomo, per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare francese in soccorso degli ugonotti, convocò il Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Rights) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche - quali i prestiti forzosi, l'arruolamento obbligato, gli arresti immotivati (contro l'Habeas Corpus della Magna Charta Libertatum) - venivano dichiarate illegali. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione. Durante i dieci anni d'assenza del Parlamento, Carlo I, sostenuto dall'arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l'imposizione di nuovi tributi, come ad esempio lo ship money - esteso non più soltanto alle città portuali - e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l'Anglicanesimo in Scozia, regione di antica tradizione calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l'approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l'assemblea.

I successi dei rivoltosi scozzesi e lo scoppio della rivolta in Irlanda costrinsero però il re a riconvocare il parlamento e ad accettare, pur di farsi concedere sussidi, una limitazione (almeno formale) del proprio potere in favore di quello del parlamento stesso; quest'ultimo non si sciolse fino al 1653, ed è perciò denominato "Parlamento Lungo".

Il Commonwealth

Il re cercò di liberarsi dei parlamentari che gli erano più ostili ma questi, avvertiti in tempo, riuscirono a salvarsi (anche con l'appoggio della popolazione di Londra, sempre più insofferente all'atteggiamento di Carlo I). Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari (soprannominati Roundheads - teste rotonde - dai loro avversari perché portavano capelli piuttosto corti paragonati a quelli delle truppe del re). La guerra all'inizio vide prevalere i monarchici, ma dopo breve tempo la situazione si capovolse. Il re, disperato, tentò di negoziare con gli scozzesi, i quali lo arrestarono e lo vendettero ai parlamentari. Il re riuscì però a fuggire e la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi, Oliver Cromwell, espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth, di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

La guerra civile sembra concludersi nel 1646, con la Battaglia di Oxford; il parlamento si impegna a legiferare per lo smantellamento dei sistemi feudali, sancisce l'istituzione della proprietà privata e la legittimazione delle recinzioni. Vengono smantellate le figure dei vescovi, e con essi la chiesa anglicana, a favore di un modello presbiteriano. In compenso il re è rimasto solo un simbolo, non può più contare sulla vecchia aristocrazia. Nel 1649 Carlo viene giustiziato: cade così il principio del diritto divino dei sovrani e nasce un nuovo principio di sovranità, quella popolare.

La restaurazione della monarchia

Nel 1660, dopo 11 anni di convulsi turbamenti, le parti in lotta furono costrette a richiamare un sovrano, Carlo II della dinastia degli Stuart. Si assistette ad una restaurazione della monarchia basata su di un atto del Parlamento, questo si autoconvocò e si autolegittimò con propria legge. Tale illegalità fu colmata dal consenso dell’opinione pubblica e del nuovo monarca. I comuni vollero imporre il loro governo al Re attraverso il Consiglio privato della Corona mentre il Re contrastò questa imposizione del Parlamento costituendo un Governo segreto: il Cabinet. Nel 1685 Giacomo successe a Carlo, ma non fu capace di fugare i timori dei Protestanti, così si ebbe una rivolta contro di lui che portò alla sua fuga presso Luigi XIV, cosa che lo screditò definitivamente. Nel 1688-89 si ebbe la c.d. “rivoluzione gloriosa” in questa fase il Parlamento giudicò da solo sulla legittimità del comportamento del sovrano, assumendo la piena prerogativa di governo.

Nelle colonie d’America: prima degli USA

Le colonie inglesi in America derivano:

  • Insediamenti di compagnie commerciali titolari di concessioni di sfruttamento tramite concessioni da parte del Re con le Charts, o
  • Da insediamenti in territori ottenuti per motivi vari da privati con lettere patenti del sovrano

In entrambi i casi i territori furono popolati da comunità emigrate spesso per dissenso politico e religioso con quanto avveniva in Inghilterra; specie al tempo di Carlo I, quando furono perseguitati i non conformisti, coloro che criticavano la Chiesa anglicana come troppo vicina a quella “papista”. Superata il primo impatto le colonie inglesi dell’Est riuscirono a stabilizzarsi. Nonostante il disinteresse del potere centrale che finì per favorire l’immigrazione di chi voleva fondare un nuovo ordine religioso e sociale, qualche istituzione dovette prevedersi nelle varie colonie in particolare un Governatore con un Consiglio di nomina regia ed un’Assemblea eletta dai residenti, riproducendo così il dualismo.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del costituzionalismo europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi del Sannio o del prof Ciancio Cristina.
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