CORSO MONOGRAFICO 1
Editto di Serdica: Il primo editto di ‘tolleranza’ è quello che fu emanato da Galerio, divenuto augusto il 28 aprile 311 . Galerio morente,
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che era stato un persecutore in quanto aveva firmato gli editti di persecuzione assieme a Diocleziano, scrive un editto in cui sostanzialmente
considera le persecuzioni un fallimento, riconosce chiaramente una situazione di sbando; secondo Galerio gli imperatori romani hanno una
cioè hanno creduto che gli dei proteggessero Roma e che l’hanno sempre fatto, mentre un gruppo di insolenti come i cristiani
fede tràdita,
hanno pensato di voler credere ad un Dio differente e perciò si è tentato di farli fuori, dopo tanti tentativi perché si ravvedessero. Ma con
quest’ultima atroce persecuzione hanno ottenuto che i cristiani non pregano più per paura il loro Dio e non pregano neanche le divinità
romane; si rischia dunque che il Dio che protegge Roma mandi a rotoli tutto l’universo. Dunque, Galerio morente non solo “concede” ai
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, ma chiede loro anche di pregare per
cristiani di pregare il loro Dio, nelle forme che vogliono e di «ricostruire le loro conventicole»
scongiurare la fine del mondo. Seguendo quella forma di filosofia classica che ha contraddistinto molti imperatori romani, Galerio testimonia
l’intenzione di non mettersi contro alcun dio, secondo un principio di fondamentale al benessere dello stato e degli uomini.
pax deorum
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, sostiene che il dio dei cristiani era stato difficile da assimilare, perché era un dio esclusivo delle altre divinità
Galerio, sulla scia dei riti feziali
(anche se nel corso dell’impero Cristo poteva essere rappresentato con il sole, c’era cioè una sìncresi con Apollo); tuttavia, fra i successori di
Galerio questo editto non prende piede, mentre è stato enfatizzato in maniera enorme il gesto di Costantino. Nel 2013 a Sofia (l’attuale
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Serdica ), finalmente libera dalle pastoie comuniste, è stato organizzato un convegno sull’Editto di Serdica.
Editto di Milano: Costantino è molto noto in tutto il mondo per motivi religiosi, perché ha fatto “l’Editto” di Milano, che viene anche
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definito di ‘tolleranza’ e che in realtà fu un editto : non è stato mai emanato un editto di tolleranza, bensì Costantino e il suo collega
non
Licinio hanno inviato una lettera (313 d.C.) a tutto l’Oriente perché cessassero le persecuzioni (che in Oriente erano riprese); i due si
ritrovarono a Milano, presumibilmente intorno febbraio, per motivi politici (si dovevano occupare, per loro natura, di tutto e fino alla fine del
IV secolo sono anche Costantino conferma quindi la sua posizione di appoggio ai cristiani; in Oriente c’è Massimino
Pontifex maximi). anche
Daia, cesare di Licinio, che dal punto di vista religioso non era concorde con i due. Costantino si mostra perciò minaccioso da punto di vista
politico nei confronti di Massimino Daia, che ha riaperto le persecuzioni dopo il 311, quando l’Editto di Serdica doveva impedire che questo
accadesse. Quello di Milano non fu un “editto” mosso dalla volontà di chiudere le persecuzioni (avviate nel 305/306 da Diocleziano) contro i
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, essendo l’impero
cristiani, effettivamente Diocleziano è l’ultimo persecutore, ma queste persecuzioni non ebbero la stessa efficacia ovunque
governato da quattro individui con personalità differenti, ebbero comportamenti differenti. I martiri furono meno di quelli che riteniamo, le
persecuzioni ebbero efficacia differente nelle varie parti dell’impero, ma con gli editti di Diocleziano i cristiani erano messi per la prima volta
fuori legge, quindi potevano essere fatti fuori se non abiuravano la loro fede: una situazione molto difficile, se presupponiamo che non fossero
pochi. Questo editto fu ben più limitato rispetto a quello di Galerio, rivolto a tutto l’impero, in quanto la lettera è mandata a Nicomedìa e
rivolta il solo Oriente; esso ha quindi uno scopo, un’efficacia limitata, mentre è divenuto l’elemento noto in tutto il mondo della cattolicità (il
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mondo cattolico ne ha fatto il simbolo della tolleranza ).
Fallimento della tetrarchia: Costantino era figlio di Costanzo Cloro, uno dei due augusti che, insieme a Massimiano, si dividevano
l’impero in una fase della tetrarchia dioclezianea; alla morte improvvisa di Costanzo Cloro, anziché succedergli un nuovo augusto (diventando
augusto il suo cesare), le truppe elevano suo figlio Costantino augusto (pilotate da Costantino stesso), affossando il sistema tetrarchico
1 Nel 2011 è stato celebrato l’editto di Serdica, in una serie di convegni a Perugia dal titolo “Prima e dopo Costantino”, volti ad analizzare l’importanza dell’editto
emanato da Galerio.
2 Conservato sia in Lattanzio che in Eusebio.
3 Non si comprende se si riferisca soltanto ai rituali religiosi, oppure alle chiese, che all’epoca erano in quanto la prima cattedrale fu istituita da
domus ecclesiae,
Costantino a Roma e in altre parti dell’Oriente, dove la sala di rappresentanza (la sala del romano) solitamente absidata era usata per i riti cristiani.
patronus
4 XE " "
Ancora nel IV secolo d.C., come testimoniato da una lettera di Simmaco (grande aristocratico romano), veniva usata la procedura dei fetiales{ fetiales }{
"
XE "
fetiales }.
5 È stata una città importante per Costantino, uno dei nuovi imperatori che cambia residenza, spostandosi da una corte imperiale, o all’altra.
comitatus,
6 È stato Zeck, nell’800, il primo a riconoscere che quello di Milano in realtà non fu un editto, di fronte allo sbalordimento della maggior parte degli storici; ad un
secolo di distanza Noel Lenski, a Milano, nel maggio 2013, conferma questa tesi ma sottolinea come, nel mondo tardo antico, lettere ed editti avevano la stessa
efficacia. Tuttavia, la posizione di Noel Lenski vacilla se si afferma che lettere ed editti hanno sempre avuto lo stesso effetto, soprattutto quando una lettera non
era mandata alle due parti dell’impero, ma solo ad una (una cosa è l’editto di Galerio, un’altra è la lettera di Costantino e Licinio).
7 Diversamente da quello che racconta Eusebio di Cesarea in Vita Constantini.
8 Mentre nelle celebrazioni del 2013 esso è considerato universalmente come simbolo della tolleranza, nel 1913 era ritenuto come l’attestato della vittoria del
Cristianesimo sul paganesimo e su tutte le altre religioni. Rispetto alle celebrazioni del 1913, quelle del 2013 sono state un osannamento della tolleranza
Costantiniana, che tuttavia è stata attualizzata e quindi, probabilmente, fraintesa almeno in parte; il mondo in cui viviamo non è più tollerante e quindi ha fatto
estremamente comodo parlare di Costantino come prototipo della tolleranza.
Tolleranza: Per l’imperatore romano la tolleranza poteva anche essere semplicemente la non persecuzione; spesso essa era strettamente connessa a motivi
politici.
Pax deorum: Pace degli dei verso gli uomini, perché gli uomini sono bravi e li onorano nei modi dovuti.
Fetiales: Antichissimi sacerdoti, la cui prima manifestazione risale alla Roma arcaica, all’incirca intorno al VI secolo a.C., che erano incaricati di recarsi, quando
Roma dichiarava guerra ad un popolo ostile, ai confini di questo popolo da attaccare e contro cui Roma si schierava, per scagliare una freccia, segno che indica la
dichiarazione di guerra, e al contempo recitare una preghiera nei confronti delle divinità del popolo confinante, che, sebbene non conoscevano, avrebbero
appreso che i Romani stavano dichiarando guerra agli uomini e non agli dei, oltre a ciò esse sarebbero state aggiunte al Pantheon romano.
Comitatus: Seguito di un imperatore incredibilmente mobile: in media, un imperatore tardo antico non si fermava in una residenza per più di una decina
d’anni.
dioclezianeo. Nel 306 Costantino è acclamato augusto; gli altri non sono d’accordo e, quasi contemporaneamente, Massenzio (figlio di un altro
augusto, Massimiano) viene proclamato augusto a Roma (che, pur non essendo più la capitale più importante, mantiene una grande
importanza in quanto c’erano i senatori romani, il più importante consiglio imperiale). La situazione tetrarchica va in tilt, come gran parte delle
riforme di Diocleziano (apparentemente razionali, perfette e funzionali), fra cui le persecuzioni, l’Editto dei prezzi, l’inflazione monetaria
(tranne la riorganizzazione amministrativa e la provincializzazione dell’impero). Nel 305 Diocleziano abdica e Galerio diviene augusto d’Oriente,
il quale si sceglie Severo come cesare, mentre Costanzo Cloro divine augusto e Massimino Daia il suo cesare; il 25 maggio del 306 Costanzo
Cloro muore improvvisamente e l’esercito a York acclama Costantino augusto, che si sposta subito a Treviri, mentre Galerio non l’accetta come
tale e proclama augusto Severo, lasciando Costantino come cesare. Contemporaneamente, a Roma i pretoriani e il Senato eleggono il figlio di
Massimiano, Massenzio; tuttavia Massimiano rivendica la sua posizione di augusto, così, nel 307 Massenzio accetta che suo padre torni in
gioco e lui, acclamato a Roma, eleva il suo padre di nuovo al ruolo di augusto. Costantino, declassato a cesare, si sposa la figlia di Massimiano,
Fausta (che lascerà dopo poco), ottenendo che il suocero lo elevi anche lui ad augusto: la tetrarchia è quindi ormai fallita.
a Carnutum:
Conventum Nel 308 rientra in gioco Diocleziano, che a Carnutum organizza un volto a ristabilire ordine fra i
conventum
soggetti principali dell’impero, per ridefinire gli spazi di potere di ciascuno. Viene deciso che Massimiano debba ritirarsi, perché ormai aveva
abdicato come Diocleziano, ma nel frattempo Severo muore e, anziché utilizzare uno dei tanti augusti, a Carnutum viene scelto un altro
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generale illirico, cioè Licinio . Licinio assume subito il ruolo di augusto accanto a Galerio, mentre Costantino è declassato a cesare insieme a
Massimino Daia; Costantino resta in Occidente, Massimino Daia in Oriente, Galerio in Oriente e Licinio in Occidente, ma tutti si spostano
laddove la situazione lo richiede. A Massenzio non viene quindi riconosciuto più un ruolo di potere.
Presa di Roma: Nel 310 Massimiano torna ad esigere il titolo di augusto e tenta di farsi proclamare tale ad Arles, in area costantiniana,
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utilizzando come espediente la sollevazione di una rivolta da placare; nel frattempo, in Africa , anche Domizio Alessandro sta tentando di far
vacillare il potere di Massenzio. Costantino costringe Massimiano al suicidio. Nel 311 muore Galerio, pertanto restano Licinio e Massimino
Daia; nel 312 Costantino, visto che la rivolta di Domizio Alessandro non ha avuto un esito positivo, muove verso Roma con l’esercito: Torino
viene assediata e presa dopo qualche giorno, Milano apre le porte, c’è una battaglia molto forte verso Verona perché i pretoriani di Massenzio,
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che erano andati a bloccare i confini per sventare un ipotetico ingresso di Licinio in Italia . Ma Costatino è molto rapido: senza essere
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disturbato e con l’appoggio di alcuni vescovi , che egli ha preventivamente contattato, scende velocemente a Roma e, nella famosissima
battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre fa fuori Massenzio (il cui generale cade nel Tevere, è recuperato e usato da Costantino come simbolo del
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trionfo, prima di spedirlo in Africa ): la presa di Roma significa il possesso di Italia, Gallia, Spagna e Africa. Licinio, che si era spostato al confine
nella speranza di anticipare Costantino, se ne ritorna insieme a Massimino Daia, che nel frattempo si è autoproclamato augusto, in Oriente.
Trapela in questi anni l’eccezionalità di Costantino, che è anche spregiudicatezza e fama di potere, in quanto vuole dominare da solo: a
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differenza dei suoi predecessori Costantino, per le sue grandi capacità, resta al governo dal 306 finché non muore (337), mentre nel secolo
precedente un imperatore durava in media pochi mesi (massimo due anni), in quanto veniva spesso assassinato dall’esercito. Altri elementi
significativi sono la presenza di Licinio, che fin dall’inizio è una presenza scomoda, e di Massimino Daia, che era cesare e si è autoproclamato
augusto (per controllare meglio l’Oriente); Costantino a Roma viene acclamato come liberatore dal tiranno, da una parte cospicua del Senato,
una parte del quale vola verso Licinio e Massimino Daia, nel tentativo di fare una rivolta.
Rapporto con Licinio e con i vescovi: Fra il 312 ed il 313 Costantino e Licinio hanno un rapporto di presunta amicizia, ma
l’atteggiamento di Costantino muove a contrastare la sua presenza ai confini dell’Italia allargando il più possibile le basi di appoggio del suo
potere. Fra i primi atti di Costantino c’è la smobilitazione del corpo dei pretoriani, le cui abitazioni vengono rase al suolo, assieme ai quartieri
della cavalleria più eccellente, esattamente quest’area viene poi donata al vescovo di Roma e lì viene costruita la prima cattedrale cristiana,
San Giovanni in Laterano. Per governare ed ottenere l’appoggio del Senato Costantino deve far proseguire anche la costruzione di quegli edifici
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templari che Massenzio aveva avviato al centro di Roma (Tempio di Atene ). L’espropriazione dei terreni dei pretoriani, donati alla Chiesa, e la
costruzioni degli edifici pagani valgono come importanti forze d’appoggio di fronte ad una minaccia, com’è dimostrato dal fatto che il primo
9 Che sarà molto importante nella storia successiva.
10 Una delle regioni più importanti dell’impero tardo antico, perché fornisce l’annona a Roma. Dal II secolo d.C. l’Italia, che fino ad allora era diventata una
regione di grande produzione di vino e cereali (area campano-sicula), dove le ville rustiche a produzione servile creano un economico incredibile, avendo
exploit
esportato la tecnica d’impianto di vigne, uliveti, etc. in Spagna e nelle altre provincie, perde totalmente la centralità; le ville decadono e quando nel IV secolo
(dopo la crisi del III) si ritrovano ville ancora in funzione hanno una fisionomia molto diversa: sono ville super produttive di tipo coloniale (impiegano di nuovo
coloni e liberi, mentre è in corso la crisi dello schiavo a causa della mancanza di guerre di conquista). I grandi senatori tardo antichi non sono più soltanto italici,
romani, ma vengono da tutte le aree imperiali e hanno grandissime proprietà sottoforma di latifondi sparse per tutto l’impero (soprattutto in Africa, i più
potenti, che è l’area dove c’è maggiore produzioni di cereali, mentre per sfamare Roma prima c’erano Campania e Sicilia). Quindi, togliere l’Africa attraverso una
rivolta e creare un regno autonomo significa togliere la terra sotto i piedi a chi governa Roma; se le rivolte in Africa ebbero successo è perché il Senato non
appoggia più chi è al governo: la rivolta di Domizio Alessandro fu infatti sollecitata e sostenuta Costantino, che da Treviri riesce sia a far suicidare il suocero, sia
(presumibilmente) è dietro la rivolta contro Massenzio.
11 Già è in atto una competizione fra Costantino e Licinio, perché entrambi vogliono far fuori Massenzio e chi ci riesce conquista Roma e l’Italia.
12 Mentre Massenzio ha l’appoggio del senato e quindi è tendenzialmente portatore di un’ideologia tradizionale, che crede essenzialmente agli dei.
13 Fonte di un panegirista.
14 Nel 306 è acclamato dall’esercito a Treviri, per questo nel 2006 sono incominciate le celebrazioni Costantiniane.
15 Tempio dinastico costruito a partire da Adriano davanti all’arco di Costantino, accanto alla basilica di Massenzio, che Costantino finisce e dove mette la
propria statua (la cui testa colossale è conservata nei Musei Capitolini).
Tetrarchia: Aveva primariamente la funzione di controllare il territorio, disponendo di quattro sovrintendenti anziché di uno solo, ma essa avrebbe anche
creato un meccanismo automatico di successione al potere: dopo un tot di anni gli augusti abdicavano e i nuovi augusti si sceglievano un cesare. La tetrarchia ha
quindi un’essenziale funzione antidinastica, in quanto doveva creare un meccanismo di ricambio ai vertici che non implicasse la parentela e la familiarità.
tentativo diplomatico di Costantino è quello di creare un’alleanza familiare con Licinio. A Milano, nel 313, l’Editto è uno dei tanti documenti
emanati in maniera congiunta da due augusti che si sono incontrati e che hanno deciso di spartirsi il potere orientale ed occidentale; il patto è
ratificato dal matrimonio di Costanza (sorella di Costantino) con Licinio (le cui nozze avvengono Milano) ed è mostrato a tutto l’impero tramite
quella serie di provvedimenti che prendono congiuntamente. Fra tali provvedimenti c’è la fine delle persecuzioni, un espediente con cui Licinio
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si può permettere di uccidere Massimino Daia . L’accordo di Milano segna un momento di pace, perché l’uno e l’altro vedano come e quanto
potere riescono a mantenere; Licinio apparentemente riesce subito negli intenti, in quanto elimina Massimino Daia, mentre Costantino
consolida il proprio potere e nel 313 prende importanti provvedimenti per le chiese cristiane in Africa, dove (dopo la rivolta di Domizio
Alessandro) si crea un movimento scismatico, che si chiamerà donatista dal nome del vescovo eletto in alternativa a quello eletto in
precedenza, ovvero Ceciliano.
Costantino unico imperatore: Costantino serba paura di Licinio e viceversa, tanto che le battaglie di Cibale (vicino Lubiana) e di
Adrianopoli (in Tracia) del 316 dimostrano come l’uno e l’altro tentino di dominare un’area che, come oggi, è d’incredibile importanza per il
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controllo dell’Occidente, cioè l’Illirico (l’area danubiana); Costantino resta, fino al 324, provocatoriamente a Serdica e non a Roma, in Bulgaria
(l’attuale Sofia), impedendo a Licinio di salire verso l’Illirico. Di fatto, egli ha forze sufficienti per controllare l’intero
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