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LA RAZIONALITA’ ORGANIZZATIVA

Per studiare l’organizzazione dovremo partire dai risultati attesi, cioè su quelle azioni strumentali (= che faccio qualcosa allo

scopo di ottenere un risultato, appunto un risultato atteso). Le organizzazioni sono tendenzialmente dei sistemi sociali che

servono a farci ottenere die risultati che soltanto uno sforzo collettivo di persone possono ottenere, perché singole persone

difficilmente potrebbero ottenere lo stesso risultato. La nostra capacità collettiva di ottenere questi risultati attesi dipende

dalle cosiddette credenze riguardanti i rapporti di causa/effetto.

È un modo complicato per dire le conoscenze, cioè le conoscenze che abbiamo su cosa dobbiamo fare per ottenere un certo

risultato. I rapporti di causa/effetto significa che se faccio una certa cosa ottengo un certo effetto, un certo risultato. Dunque

in sostanza, le organizzazioni trovano la loro ragion d’essere attorno ad un insieme di attività che reputiamo capaci di farci

conseguire un certo obiettivo che desideriamo raggiungere, per esempio produrre un certo bene, o realizzare un certo servizio,

e così via. Come possiamo chiamare questo insieme di attività, queste azioni che svolgiamo per ottenere un certo risultato?

questo insieme di attività possiamo chiamarlo RAZIONALITA’ TECNICA, cioè la tecnologia; quell’insieme di conoscenze che

à

applicate attraverso un insieme di azioni, di attività, ci consentono di raggiungere obiettivi, risultati che desideriamo ottenere.

Questa razionalità tecnica, questa nostra capacità di ottenere risultati attraverso conoscenze, non è sempre perfetta, non

sempre riusciamo ad ottenere in modo perfetto i risultati che desideriamo.

Questa imperfezione ha a che fare con due dimensioni, una di tipo strumentale e una di tipo economico.

La dimensione strumentale riguarda questa domanda: LE ATTIVITA’ CHE SVOLGIAMO PRODUCONO VERAMENTE GLI ESITI

DESIDERATI? (queste conoscenze di causa/effetto sono veramente precise? Per ottenere un certo obiettivo, sono davvero

sicuro che devo svolgere certe attività e non altre? la risposta può essere variegata, può essere sì in alcuni casi, incerta in

à

altri)

C’è anche un criterio di tipo economico, dove la domanda è: I RISULTATI CHE DESIDERIAMO OTTENERE SONO CONSEGUITI

CON L’INVESTIMENTO MINIMO DI RISORSE NECESSARIE? (= stiamo sprecano risorse, ne stiamo usando più di quelle che

potremo? Oppure siamo efficienti nell’utilizzare le risorse che poi ci consentono di raggiungere questo obiettivo?)

L’economicità di una tecnologia, di una razionalità tecnica, è importante, perché le organizzazioni hanno a disposizione una

quantità limitata di risorse, per cui è importante far uso efficiente delle risorse; ma ovviamente sono importanti anche

strumenti di valutazione legata alla strumentalità, perché è chiaro che noi possiamo tentare di essere molto efficienti ma se

poi non raggiungiamo gli obiettivi che ci prefiggiamo, è chiaro che lo sforzo che abbiamo fatto diventa inutile.

Siccome l’elemento essenziale, la ragion d’essere dell’organizzazione è il fare delle cose, è raggiungere certi obiettivi, se sono

una fabbrica di automobili è produrre automobili nel modo migliore possibile, se sono un ospedale è quello di curare più

pazienti possibili, e così via.. e se la mia capacità di raggiungere questi obiettivi dipende dalle mie conoscenze, dalla mia

razionalità tecnica, cioè dalle mie tecnologie (= conoscenze) dobbiamo anzitutto distinguere quei casi in cui queste conoscenze

sono strumentalmente perfette (quei casi in cui abbiamo le idee abbastanza chiare su come raggiungere gli obiettivi che

vogliamo raggiungere), cioè abbiamo un elevato grado di certezza su come raggiungere i nostri obiettivi, dall’altro canto

abbiamo casi in cui le tecnologie sono strumentalmente imperfette, dove tentiamo di raggiungere gli obiettivi, a volte ci

riusciamo, ma non abbiamo le idee chiarissime su quali sono le conoscenze, i nessi di causa/effetto, le relazioni di causa/effetto

che ci consentono di ottenere questi obiettivi.

Prima distinzione molto semplice è distinguere tra situazione in cui le tecnologie sono più perfette, più complete, abbiamo

conoscenze più affidabili, e situazioni in cui le organizzazioni tentano di raggiungere obiettivi usando conoscenze che sono

meno affidabili, meno perfette.

Per studiare le organizzazioni dobbiamo cercare di avere un minimo di ordine: le organizzazioni sono tantissime, di tantissimi

tipi diversi; sono come l’essere umano, ognuno ha caratteristiche uniche.

Partiamo dalla tecnologia, e cominciamo a creare qualche distinzione: se vogliamo studiare un fenomeno così variegato,

dobbiamo fare delle distinzioni, capire che ci sono dei criteri di analisi, dei concetti che ci aiutano a orientarci in questa varietà

sostanzialmente infinita di organizzazioni. E siccome la ragion d’essere principale delle organizzazioni è il loro obiettivo, il

prodotto, il servizio, ciò che realizzano, producono, partiamo appunto da questo, dalla razionalità tecnica, dalla tecnologia

(sono sinonimi: razionalità tecnica = tecnologia).

Anche se ogni organizzazione è diversa, in generale si distinguono perché sostanzialmente sono caratterizzate da uno fra 3

tipi di tecnologie.

Le organizzazioni si distinguono perché sostanzialmente sono caratterizzate da uno fra 3 tipi di tecnologie; ci sono 3 grandi

tipologie di tecnologia, chiaramente distinguibili; ogni organizzazione tende ad usare principalmente una o principalmente

l’altra.

Questa è la prima grande distinzione che ci consente di fare un primo passo di chiarificazione, ordine, orientamento in questa

grande varietà che sono le organizzazioni.

I 3 tipi sono: tecnologia di concatenamento, tecnologia di mediazione e tecnologia intensiva.

Andiamo a vedere le caratteristiche di ciascun tipo di tecnologia.

1 – tecnologia di concatenamento: si chiama così perché la caratteristica principale è la concatenazione, serialità dei rapporti;

cioè è caratterizzata da una serie di operazioni che sono collegate in una sequenza, in una concatenazione, nel senso che

l’azione Z può essere compiuta soltanto dopo aver completato l’azione Y che, a sua volta, può essere svolta quando l’azione X

è stata completata. Esempio più banale è la catena di montaggio.

Questo è il primo tipo di tecnologia che dobbiamo considerare perché è una tecnologia che si avvicina molto alla perfezione

strumentale, cioè siccome abbiamo delle sequenze e queste tendono a ripetersi nel tempo, quindi abbiamo attività che sono

ripetitive, il fatto che possiamo ripetere le cose nel tempo ci consente di imparare, di fare sempre meglio le cose, di trovare le

modalità ottimali, di trovare le procedure che funzionano e scartare quelle che non funzionano; quini con il tempo, con

l’apprendimento, tendiamo a sviluppare delle conoscenze che sono molto precise. Quindi in questo tipo di tecnologia, la

ripetitività delle azioni ci consente di imparare molto e di arrivare ad un buon grado di precisione circa quali strumenti

utilizzare, quali macchinari utilizzare, quali flussi di lavoro sono quelli ottimali, quali materie prime ci servono, quali tipi di

competenza ci possono servire, e così via; impariamo sempre di più quali sono le scelte ottimali su ciascuno di questi elementi

e quindi perfezioniamo sempre di più la nostra conoscenza sulle relazioni di causa/effetto.

Stessa cosa vale per la quantità delle risorse: nel momento in cui abbiamo delle conoscenze molto elevate possiamo creare

degli standard, cioè delle procedure, criteri precisi che ci consentono di evitare il rischio presente di sotto utilizzare le risorse,

quindi tendiamo ad essere sempre più efficienti nell’utilizzo delle risorse per ottenere un certo risultato.

Il fatto di evitare sottoutilizzazioni significa che spossiamo essere più efficienti, quindi anche la dimensione economica della

tecnologia acquisisce un vantaggio.

Oltre alla catena di montaggio, ovunque noi troviamo delle attività che presentano qualche forma di sequenzialità, siamo in

presenza di tecnologia di concatenamento.

Quasi ogni organizzazione usa al tempo stesso le 3 tecnologie se ci pensiamo, in qualsiasi organizzazione ci sono delle fasi,

delle attività, che sono disposte in sequenza.

Il senso della distinzione è che in certe organizzazioni la tecnologia di concatenamento è quella che prevale, quindi è quella

più importante, quella che caratterizza in modo più specifico l’organizzazione.

Quindi, da un lato è vero che quasi ogni organizzazione presenta tutti i 3 tipi di tecnologie, d’altra parte è anche vero che ogni

organizzazione tende ad avere una certa tecnologia prevalente e che la rende più distinta, la caratterizza maggiormente.

2 – tecnologia di mediazione: è rintracciabile, connota principalmente, in modo prevalente, tutte quelle organizzazioni il cui

scopo è favorire il collegamento; quindi sono organizzazioni che appunto mediano, collegano soggetti (ad esempio altre

persone fisiche, o altre organizzazioni) che desiderano essere interdipendenti, che hanno bisogno di qualcuno che le supporti

per gestire questo collegamento desiderato.

Anche in questo caso, le organizzazioni cercano di standardizzare il più possibile (ricordiamo che standardizzare significa

risparmiare risorse, predeterminare cosa facciamo, e quindi pianifichiamo meglio, riusciamo a ridurre le incertezze); tuttavia,

a questi aspetti di standardizzazione, si affianca anche la necessità di agire estensivamente: un classico esempio di

organizzazione d’impresa che usa principalmente la tecnologia di mediazione può essere la BANCA; la banca si pone come

collegamento fra chi ha bisogno di prendere in prestito denaro e chi ha bisogno di investire denaro. Quindi è il classico tipo di

attività di collegamento che la banca svolge.

Da una parte, è vero che i clienti della banca, potenziali investitori e potenziali risparmiatori, hanno queste due esigenze che

sono simili, ma in realtà poi ogni soggetto avrà delle esigenze molto diversificate: c’è chi ha molto denaro da investire, chi ne

ha meno, chi ha bisogno di molto denaro da prendere a prestito, chi meno, chi ha un orizzonte temporale di lungo periodo e

chi di breve, chi ha finalità di un certo tipo e chi di un altro,.. è chiaro che le differenze sono enormi: ogni potenziale soggetto

con la quale la banca si mette in relazione può avere esigenze molto diverse, per cui c’è questo problema di gestire questa

grande diversità di casi.

La sfida per queste organizzazioni è di tentare di trovare delle modalità, per quanto possibile standardizzate, generali, pur a

fronte di una varietà di diversi tipi di casi. È chiaro che non si potrà mai standardizzare tutto; si potranno trovare modalità

standardizzate che funzionano bene, per esempio, per gruppi di clienti, distinti per un qualsiasi criterio (come esigenza di

investimento, disponibilità delle risorse, ecc).

La sfida dunque è quella di tentare di standardizzare per servire il più ampio numero possibile di soggetti; è per questo che c’è

necessità di agire estensivamente (la banca ha necessità di servire il maggior numero di clienti possibile); ma tanti più clienti

servo, tanto più nasce questa diversificazione tra clienti, tanto più difficile diventa l’idea di standardizzare.

Altro esempio di impresa tendenzialmente di mediazione, oltre le banche, sono ad esempio anche le assicurazioni.

3 – tecnologia intensiva: si parla di tecnologia intensiva quando l’organizzazione agisce per generare un cambiamento in un

specifico oggetto, oggetto inteso in senso lato, nel senso che l’oggetto non è inteso in senso fisico, è il destinatario, il target

della trasformazione che l’impresa tenta di fare.

In realtà la sua caratteristica principale è che le operazioni non possono essere predeterminate (o se lo sono, lo possono essere

solo in misura molto piccola); in questo caso non riusciamo a predeterminare quasi nulla, perché questa tecnologia si

caratterizza per il fatto che l’efficacia dell’azione dipende dalle caratteristiche uniche dell’oggetto sul quale si sta operando (si

dice che dipendono dal feedback, cioè dal ritorno informativo); altro modo più semplice per dirlo è che ogni oggetto della

trasformazione è talmente unico e diverso da tutti gli altri ha esigenze talmente specifiche e uniche, che l’azione

dell’organizzazione deve essere customizzata, su misura, deve considerare in modo molto approfondito e specifico le esigenze

di quel singolo oggetto, e se le cose sono così è chiaro che non si può predeterminare, standardizzare un granchè, bisogna

interagire con l’oggetto, capire quali sono le sue esigenze, e adeguare la nostra azione alle esigenze di quello specifico oggetto.

L’oggetto può essere qualsiasi cosa, ad esempio una persona; se è una persona, la tecnologia intensiva si intende tipicamente

in senso terapeutico, in senso generale; l’ospedale è il classico esempio di un’organizzazione che usa in gran parte tecnologia

intensiva. L’oggetto della trasformazione i questo caso è il malato, e lo scopo della trasformazione è trasformare la persona

malata i una persona sana.

Perché l’azione dipende strettamente dal feedback dell’oggetto (in questo caso il malato)? Perché è vero che ci sono

caratteristiche comuni, ci sono conoscenze su come trattare le malattie, ma è anche vero che ogni persona è fortemente

unica, per età, caratteristiche fisiche, situazioni personali, tipo d condizione patologica che ha, quadro clinico complessivo,

situazione psicologica del soggetto,.. ogni perdona è unica in un senso molto profondo, e così come ogni persona è unica ogni

malato è unico, per cui i medici dell’ospedale, l’organizzazione deve preoccuparsi di svolgere questa azione tecnica di

trasformazione della persona malata in persona sana dovrà mantenere una forte considerazione delle unicità della persona,

e quindi svolgere la sua azione di cura, la sua azione terapeutica in base a quelle unicità, specificità; questo in modo prevalente,

ma è anche vero che ci sono delle attività che si riescono a standardizzate: questo dipende dalla complessità del problema

(quando aumenta la complessità diventa sempre più importante considerare le unicità del soggetto).

Principio simile si applica nel caso di oggetti veri e propri, nella misura in cui questi oggetti richiedono trasformazioni che sono

uniche. L’esempio che si fa è questo: immaginiamo una società di ingegneria che deve costruire un ponte per collegare un

lago con un fiume (?). Questa società di ingegneria si servirà di una serie di tecniche, cono8scenze che sono relativamente

standard, d procedure relativamente standard, apparecchi, competenze specifiche,.. ma per fare il ponte hanno bisogno di

considerare la conformazione fisica specifica di quel fiume, che è unica, per forma, caratteristiche idrogeologiche, per obiettivi

(che il ponte deve svolgere: passaggio per persone, o automobili, quante corsie deve avere ecc); in sostanza la società di

ingegneria deve fare un nuovo progetto ogni volta che deve costruire un ponte; e pur servendosi di pratiche, competenze ecc

che sono relativamente standard, ogni progetto è unico ,perché unico è l’oggetto della trasformazione, quindi quel contesto

di territorio (il nostro fiume) sul quale dobbiamo costruire il nostro ponte. Per cui, l’efficacia dell’azione della società di

ingegneria dipende dalla sua capacità di immaginare e agire in un modo che sia fortemente specifico a quel caso, perché quel

caso è, per almeno alcuni aspetti fondamentali, unico.

Il principio è assolutamente simile, un po’ come il dottore si serve di conoscenze predeterminate però deve considerare

fortemente l’unicità del paziente, allo stesso modo l’ingegnere a sua volta usa concetti, tecniche, attrezzature predeterminate

ma deve studiare molto a fondo l’unicità del contesto nel quale deve costruire il suo ponte.

I casi sono totalmente diversi, ma c’è un principio in comune, ovvero che l’azione, o meglio l’efficacia dell’azione, dipende

dalla capacità di considerare con grande attenzione l’unicità dell’oggetto della trasformazione, il suo feedback, cioè

l’informazione che ci arriva da quell’oggetto.

Questo è il principio che accomuna le organizzazioni che utilizzano una tecnologia intensiva, cioè casi in cui l’efficacia

dell’azione dipende dall’oggetto specifico, che di volta in volta si deve trasformare, e che di volta in volta inevitabilmente

cambia.

In sintesi, abbiamo 3 grandi tipi di tecnologia: di concatenamento, di mediazione, e intensiva. Se vogliamo identificare delle

parole chiave:

TECNOLOGIA DI CONCATENAMENTO RIPETITIVITA’

à

TECNOLOGIA DI MEDIAZIONE DIFFUSIVITA’ (cerchiamo di servire, mettere in collegamento tanti più soggetti possibili,

à

quindi cerchiamo di diffondere la nostra azione pur sapendo che dobbiamo cercare di stabilire alcuni standard)

TECNOLOGIA INTENSIVA UNICITA’ DEL SOGGETTO O DELL’OGGETTO DELLA TRASFORMAZIONE.

à

La standardizzazione possibile è alta nel caso della tecnologia di concatenamento, è bassa nel caso della tecnologia intensiva,

ed è intermedia nel caso della tecnologia di mediazione.

Non pensiamo a questi concetti come a delle scatole; sono concetti che ci aiutano ad orientarci nel mare di organizzazioni

diverse da tutte le altre, per capire che per alcune la tecnologia prevalente (ma certa

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elena_m1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Masino Giovanni.
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