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trascrivere foneticamente occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata (fonia), e non

sulla grafia, che spesso può essere fuorviante.

È problematico lo statuto delle consonanti lunghe o doppie se accettiamo per esempio “cane” vs

“canne” che costituiscono una coppia minima.

Nella pronuncia dell’italiano esistono molte differenze regionali. Le opposizioni fra /s/ ­ /z/, fra /ts/

­ /dz/, fra /j/ ­ /i/, fra /w/ ­ /u/. nell’italiano del settentrione la fricativa dentale è sempre realizzata

sonora in posizione intervocalica, quindi [kieze] vale “chiese” nel caso di “edifici di culto” che nel

caso di “domandò”; mentre in toscano si distingue fra [kieze] con la sonora nel caso di edifici di

culto e [kiese] con la sorda nel caso di domandò. Al nord casa si pronuncia [kaza] con S sonora,

ma al centro sud [kasa] con S sorda.

È problematica l’opposizione fra vocali medio­alte e vocali medio­basse; è tipica della varietà

tosco­romana in italiano ma è ignota nelle altre varietà regionali. Quindi avremo /’peska/ “azione di

pescare” vs. /’pEska/ “frutto”.

Sillabe: sono le minime combinazioni di fonemi che funzionino come unità pronunciabili. Una

sillaba è costruita attorno a una vocale: una consonante o una semivocale ha sempre bisogno di

appoggiarsi a una vocale che costituisce il perno/apice della sillaba. Ogni sillaba è formata da

almeno una e solo una vocale è da un certo numero di consonanti. Esistono condizioni sulla

distribuzione delle consonanti all’interno della sillaba. In ogni lingua ci sono strutture sillabiche

canoniche cioè preferenziali. In italiano la struttura canonica, utilizzando V per indicare la vocale e

C per indicare la consonante:

­CV come in “ma­no”

­V come in “a­pe”

­VC come in “al­to”

­CCCV come in “stra­no”

Il dittongo è una combinazione di fonemi interessanti, in quanto è la combinazione di una

semivocale e di una vocale come in “aiuto”, “”pieno”; il trittongo prevede la combinazione di due

semivocali e una vocale come in “aiuola”, “miei”.

Fatti prosodici/soprasegmentali: vi è una serie di fenomeni fonetici e fonologici che riguardano

non i singoli segmenti, ma la catena parlata nella successione lineare. I fondamentali fra di essi

sono l’accento, il tono, l’intonazione e la lunghezza o durata relativa.

Accento: è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba. In italiano l’accento è

dinamico o intensivo, cioè la sillaba tonica è tale grazie a un aumento del volume della voce, in

altre lingue l’accento è musicale, connesso all’altezza della sillaba.

La posizione dell’accento all’interno di una parola, può essere libera o fissa. In certe lingue è fissa

come in francese, dove l’accento cade sempre sull’ultima sillaba.

In altre lingue la posizione è libera e l’accento può cadere su una qualunque delle sillabe della

parola.

In italiano l’accento è libero, può trovarsi sul:

­ultima sillaba come in “qualità” parola tronca

­penultima sillaba come in “piacere” parola piana

­terzultima sillaba come in “camera” parola sdrucciola

­quartultima sillaba come in “capitano” (3° persona plurale del verbo capitare) parola

bisdrucciola

In italiano l’accento interviene a differenziare parole diverse a seconda della sua posizione. Es

“càpitano” (3° persona plurale del verbo capitare) vs. “capitàno” (nome), vs. “capitanò” (3°

persona singolare del passato remoto di capitanare). 10

Tono e intonazione: i fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l’altezza musicale con sui le

sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione da luogo. Tono è l’altezza

relativa di pronuncia di una sillaba. In molte lingue tonali il tono può avere valore distintivo come

nel cinese mandarino in cui [ma] con tono alto e costante è la parola per “mamma” mentre con

tono basso discendente­acendente vale come “cavallo”.

L’intonazione è l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale. In

molte lingue l’intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato cioè permette di capire se

si tratta di un’affermazione, di una domanda, di un ordine o di un esclamazione.

Lunghezza/durata/quantità: riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe

sono prodotti. Ogni fono può essere breve o lungo. La lunghezza delle vocali o delle consonanti

può avere valore distintivo. In italiano non ha funzione distintiva e meno che non prendiamo in

considerazione le consonanti doppie come “cane” vs. “canne”.

Per le vocali la durata in italiano non è pertinente. In molte lingue la durata vocalica funziona da

tratto pertinente. In latino classico dove “malum” con al “a” breve è “male, malanno” mentre con la

“a” lunga è “mela”.

Cap. 4°

MORFOLOGIA

Morfemi: morfologia viene dal greco (morphè “forma” + logìa “studio”, da logos “discorso”).

L’ambito d’azione della morfologia è la forma o meglio la struttura della parola.

Definiamo parola la minima combinazione di morfemi costruita attorno a una base lessicale, che

funziona come entità autonoma della lingua.

Criteri che identificano la parola:

­all’interno della parola l’ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido/fisso gatto (gatt­o) ma

non ogatt (o­gatt)

­i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso

­la parola è di solito separata/separabile nella scrittura

­foneticamente la pronuncia di una parola non è interrotta

se proviamo a scomporre parole in pezzi più piccoli di prima articolazione, troviamo i morfemi.

“Dentale” viene scomposto in 3 pezzi dent­ (con significato di organo della masticazione), ­al (con

significato di aggettivo relativo al), ­e (con significato di singolare).

Ciascuno dei 3 morfemi può essere una componente di altre parole; Ritroviamo infatti:

dente, dentario, dentista…

­Dent­ in stradale, globale…

­Al che è un morfema che serve a ricavare aggettivi partendo da nomi, in

­E gentile, abile,

che è un morfema che in italiano esprime il numero ed il genere si ritrova in

mente…

Morfema è l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante di una lingua

portatore di un significato proprio e riusabile come tale.

Il significato di una parola è dato dalla somma dei significati dei singoli morfemi che la

compongono.

In morfologia c’è la distinzione tra morfema, morfo e allomorfo:

­morfema: unità pertinente a livello di sistema

­morfo: è il significante del morfema, la sua forma 11

­allomorfo: realizza lo stesso significato di un morfo con la stessa funzione ma con diversi

significanti/forme. L'allomorfo è quindi una variante formale di un morfema ed una variante di un

morfo. Ad esempio, è allomorfo il suffisso "ven­", e può avere diversi morfi (do, go, ale, ecc.),

dando vita a "ven­do", ven­go", ven­ale", ecc.

il morfema lessicale col significato “spostarsi avvicinandosi verso un luogo determinato” che

troviamo nel verbo “venire”, appare in italiano nelle 5 forme:

­ven­ (venire, venuto, veniamo, veniva…)

­venn­ (venni, venne)

­veng­ (vengo, venga)

­vien­ (vieni, viene)

ver­ (verrò, verrebbe)

Ciascuna di esse è un allomorfo dello stesso morfema. Il morfema ven­ di venire ha 4 allomorfi.

L’italiano è una lingua molto ricca di fenomeni di allomorfia.

Tipi di morfemi: MORFEMI

LESSICALI GRAMMATICALI

LAV-are Lav-O

FLESSIONALI

Cas-A

Morfema che flette i verbi e completa la parola

DERIVAZIONALI

Cas-ETT-a

Morfema che modifica il significato del TRANSFISSO/CONFISSO

morfema lessicale. ETT non completa la Morfema a pettine

parola ma la modifica nel significato In arabo KTB

KATABA

INFISSI KITABU

In italiano non esistono. Sono

morfemi all’interno della base CIRCONFISSI

lessicale come in latino GE-seh-EN

12

Lath/e (nasconditi) Si aggiungono sia

PREFISSI SUFFISSI

LanthANo (continua a all’inizio che alla fine

AFFISSI

STRA- -ETT nasconderti)

Esistono due punti di vista principali per individuare differenti tipi di morfemi:

CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE: morfemi lessicali

1. la prima distinzione da fare è tra e

grammaticali: morfemi derivazionali

i morfemi grammaticali a loro volta si suddividono in

flessionali.

e I morfemi lessicali stanno nel lessico, nel vocabolario e costituiscono una

classe aperta arricchibile di nuovi elementi. I morfemi grammaticali stanno nella

grammatica e costituiscono una classe chiusa.

La derivazione da luogo a parole regolandone i processi di formazione e la flessione che da

luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi,

costituiscono i due grandi ambiti della morfologia.

CLASSIFICAZIONE POSIZIONALE:

2. i morfemi grammaticali si suddividono in classi

diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto al morfema lessicale o radice,

che costituisce la testa della parola. I morfemi grammaticali possono essere chiamati

affissi (un affisso è ogni morfema che si combina con una radice). Esistono diversi tipi di

prefissi suffissi

affissi, che nella struttura della parola, i stanno prima della radice; i stanno

dopo la radice; infissi

Vi sono però nelle lingue del mondo, altri tipi di affissi; abbiamo degli che sono

circonfissi

inseriti dentro alla radice. Un altro tipo di morfemi sono i che sono formati da 2

parti, una che sta prima della radice e una dopo. In alcune lingue esistono degli affissi che

trafissi.

si incastrano alternativamente dentro la radice, sono i morfemi a pettine ossia i

Formazione delle parole: i morfemi derivazionali svolgono l’importante funzione di permettere la

formazione di un numero infinito di parole a partire da una certa base lessicale.

In italiano il più importante e produttivo dei procedimenti di formazione di parola è comunque la

suffissazione. Fra i suffissi derivazionali più comuni ricordiamo:

­zion (­azion, ­izion, ­uzion)

­ment (­iment, ­ ument­)

è peraltro in italiano assai produttiva la prefissazione. Fra i prefissi più comuni vanno ricordati:

­in (in+legale = illegale)

­s (sleale)

Flessione e categorie grammaticali: fra le categorie grammaticali vi sono quelle più

propriamente flessionali che riguardano il livello dei morfemi stessi: ogni categoria è l’insieme dei

valori che può assumere una determinata dimensione semantica. Le categorie flessionali si

distinguono in due grandi categorie: 13

­quelle che operano sui nomi

­quelle che operano sui verbi

In lingue come l’italiano la morfologia nominale ha come categorie fondamentali il genere e il

numero.

Un’altra categoria flessionale importante per i nominali è il caso che mette in relazione le forma

della parola con il ruolo sintattico che essa ricopre nella frase. Il tedesco ha 4 casi (nominativo,

genitivo, dativo, accusativo).

In molte lingue gli aggettivi possono essere marcati per grado: comparativo, superlativo. L’italiano

affida alla flessione soltanto l’espressione del superlativo.

La morfologia verbale ha come sue categorie flessionali principali:

­il modo cioè la modalità nella quale il parlante si pone nei confronti del contenuto di quanto vien

detto (indicativo che indica certezza rispetto a quanto viene affermato, condizionale che indica

incertezza.)

­il tempo che colloca nel tempo assoluto e relativo quanto viene detto (presente, futuro..)

­l’aspetto che riguarda la maniera in cui vengono osservati e presentati l’azione o l’evento

­la diatesi/voce che esprime il rapporto in cui viene vista l’azione rispetto al soggetto

­la persona che indica chi compie l’azione

Categorie grammaticali a livello di parola, che classificano le parole raggruppandole in classi a

seconda della natura del loro significato sono le classi di parole/parti del discorso; 9 secondo la

grammatica tradizionale (nome/sostantivo, aggettivo, verbo, pronome, articolo, preposizione,

congiunzione, avverbio, interiezione).

Mentre le categorie grammaticali sono definibili sull’asse paradigmatico, considerando le parole in

isolamento, altre importanti categorie grammaticali si individuano sull’asse sintagmatico, cioè

considerando le parole nel loro rapporto con le altre parole di uno stesso messaggio. Queste

categorie sono le funzioni sintattiche, cioè le nozioni definibili dall’analisi logica (soggetto,

predicato, oggetto, complemento di termine, complemento di specificazione, complemento di

luogo…). Capitolo 5

Sintassi

SINTASSI

La si occupa della struttura delle frasi, cioè come si combinano tra loro le parole e come

sono organizzate in frasi.

FRASE

La è l’entità linguistica che funziona da unità e che costituisce

un messaggio autonomo nella comunicazione e contiene una predicazione; in genere ogni verbo

FRASI NOMINALI.

autonomo coincide con una frase ci sono, però frasi senza verbo dette

Il principio per l’analisi delle frasi è basato sulla segmentazione.

SINTAGMA

Il è la minima combinazione di parole (costituita da almeno una parola) che funzioni

come un’unità della struttura della frase.

testa, testa

I sintagmi sono costituiti attorno a una da cui prendono il nome: è la classe di parole

che rappresenta il minimo elemento che da solo possa costituire sintagma.

SINTAGMA NOMINALE

Il un sintagma costruito attorno a un nome.

Esistono tre tipi di principi che intervengono per determinare il funzionamento della sintassi: 14

La prima classe è interna alla sintassi e si tratta della FUNZIONI SINTATTICHE e

- riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica sequenziale della

frase.

SOGGETTO: definito tradizionalmente “da chi fa l’azione”;

PREDICATO VERBALE: definito tradizionalmente “ l’azione”;

OGGETTO: definito tradizionalmente “chi subisce l’azione”;

Sono tre funzioni sintattiche fondamentali.

Il secondo ordine dei principi che intervengono nella costruzione di una

-

frase è dato dai PRINCIPI SEMANTICI, che concernono il modo in cui il referente di ogni

sintagma contribuisce e partecipa all’evento rappresentato dalla frase. Per individuare i RUOLI

SEMANTICI occorre guardare la frase come rappresentazione di una scena o eventi, in cui

diversi elementi presenti hanno una certa relazione gli uni con gli altri in termini di che cosa

succede nella scena.

Categorie che vengono usate per designare i ruoli semantici sono :

AGENTE PAZIENTE SPERIMENTATORE

(parte attiva), (subisce), (entità toccata da un

BENEFICIARIO

certo processo psicologico), ( entità a vantaggio della quale va a ricadere

STRUMENTO

quanto succede nell’avvenimento), (entità inanimata mediante la quale

DESTINAZIONE

avviene ciò che accade), (entità che costituisce l’obiettivo).

Il terzo ordine è l’ORGANIZZAZIONE PRAGMATICO ­ INFORMATIVA,

- una frase può essere vista come un’affermazione fatta attorno a qualche cosa. Di qui

un’importante distinzione fra la parte della frase che identifica e quella che isola, cioè fra

TEMA E REMA : il TEMA è ciò su cui si fa un’affermazione, il REMA è l’informazione che

viene fornita a proposito del tema. Un’opposizione considerata sinonimica a tema/rema è

quella fra DATO e NUOVO : DATO è l’elemento della frase da considerare noto o perché

precedentemente introdotto nel discorso o perché fecente parte delle conoscenze

condivise, NUOVO è l’elemento portato come informazione non nota.

Le lingue possiedono dispositivi per separare le tre nozioni e mutare o invertire l’ordine dei

costituenti per esempio le DISLOCAZIONI A SINISTRA può portare a tema l’oggetto e a rema il

soggetto.

Un’altra funzione importante è quella del FOCUS e con esso si intende il punto di maggior salienza

comunicativa della frase, l’elemento su cui si concentra maggiormente l’interesse del parlante e

che fornisce la massima quantità di informazione nuova. GRAMMATICA

Nella linguistica è presente una teoria particolare dello studio della sintassi la

GENERATIVA : è una grammatica che intende predire in maniera esplicita le frasi possibili di una

generare;

lingua. ‘Generativa’ riguarda il senso logico – matematico del verbo essa è costituita da

un lessico e da delle regole che governano i diversi aspetti della grammatica. REGOLE intese

come istruzioni da applicare nella generazione di un determinato prodotto. Le regole sono spesso

regole di RISCRITTURA a struttura sintagmatica. Le regole possono essere ricorsive, quando

nell’uscita della regola è contenuto un simbolo di categoria che rappresenta l’entrata della regola

(es. SN ­> SN + SPrep) ; le regole ricorsive rendono molto potente la grammatica, consentono di

formare elementi inseriti gli uni dentro gli altri, frasi dentro frasi, sintagmi dentro sintagmi.

Le regole che contengono una barra obliqua sono REGOLE CONTESTUALI, la linea orizzontale

indica il contesto locale, cioè la posizione in cui sta la categoria interessata dalla regola, le

specificazioni contenute prima e/o dopo della linea indicano la caratteristiche o proprietà che

devono avere gli elementi che stanno prima e/o dopo tale posizione perché la regola si possa

applicare.

Le frasi spesso non vengono realizzate come unità isolate, ma si combinano in sequenze

strutturate anche lunghe, frasi complesse: la SINTASSI DEL PERIODO è ulteriore importante

sottolivello di analisi del sistema linguistico. Vi sono principi che regolano il modo in cui il sistema

linguistico organizza le combinazioni di frasi, e parole. La COORDINAZIONE si ha quando le 15

diverse frasi vengono accostate l’una all’altra senza che si ponga tra di esse un rapporto di

dipendenza (sono tutte allo stesso livello), si ha SUBORDINAZIONE quando vi è un rapporto di

dipendenza tra le frasi , in quanto una frase si presente come gerarchicamente inferiore ad

un’altra.

Le frasi subordinate si possono distinguere in tre principali categorie: AVVERBIALI, COMPLETIVE

e RELATIVE. Le frasi avverbiali sono frasi subordinate che modificano l’intera frase da cui

benché piove; mentre Luigi mangia le fragole,

dipendono (es. esco, Carla gioca a ramino). Le

completive sono subordinate che costituiscono un costituente nominale maggiore (cioè il soggetto

che faccia

o l’oggetto, o anche il predicato nominale o l’oggetto indiretto) della frase (es. sembra

bel tempo; che Chomsky ha ragione; come risolvere il problema.

Giorgio dice penso a Le relative

sono frasi subordinate che modificano un costituente nominale della frase (es. non ho più visto lo

a cui ho dato il libro).

studente TESTI.

Al di sopra dell’unità frase bisogna riconoscere un altro livello : il livello dei Un teso è

definibile come una combinazione di frasi più il CONTESTO in cui essa funziona da unità

CONTESTO

comunicativa. Per si deve intendere sia il contesto linguistico, sia il contesto

extralinguistico, la situazione specifica in cui la combinazione di frasi è prodotta.

LINGUISTICA TESTUALE

La presenta elementi appartenenti alla struttura sintattica di una frase il

cui comportamento non è spiegabile né descrivibile se non uscendo dalla sintassi della frase e

facendo riferimento al contesto. Un caso di questo genere è solitamente la PRONIMIZZAZIONE

cioè l’impiego e il comportamento dei pronomi, in particolare i pronomi cosiddetti personali.

La presenza di elementi per la cui interpretazione è necessario far riferimento al contesto

ANAFORE.

linguistico precedente, si chiamano Le anafore individuano elementi che rimandano a

un identico oggetto.

DEISSI

Con il termine si designa la proprietà di una parte dei segni linguistici di indicare cose o

elementi presenti nella situazione extralinguistica, e nello spazio e nel tempo in cui essa si situa.

Un altro fenomeno è l’ELLESSI che consiste nella mancanza od omissione, in una frase, di

elementi che sarebbero indispensabili per dare luogo a una struttura frasale completa.

SEGNALI DISCORSIVI

I sono elementi estranei alla strutturazione frasale che svolgono il compito

anzitutto, allora, senti, così, no?, insomma ,

di esplicitare l’articolazione interna del discorso ,come

infine…… Capitolo 6

Semantica

LINGUISTICA

La è la parte della linguistica che si occupa del significato.

Non abbiamo una definizione specifica per ‘significato’, ma esistono due modi per

concepirlo:

una concezione REFERENZIALE del significato: il significato è visto come un concetto,

- un’immagine, un’idea corrispondente a qualcosa che esiste al di fuori della lingua;

concezione OPERAZIONALE del significato, secondo cui esso è funzione dell’uso che si fa

- dei segni, ovvero ciò che accomuna i contesti d’impegno di un segno.

Potremmo dare una definizione di significato come l’informazione veicolata da un segno o

elemento linguistico.

Il SIGNIFICATO DENOTATIVO corrisponde al valore di identificazione di un elemento della

realtà esterna. 16

Il SIGNIFICATO CONNOTATIVO è il significato connesso alle sensazioni suscitate da un

segno e alle associazioni a cui esso da luogo.

Il SIGNIFICATO LINGUISTICO è la somma del significato denotativo più quello connotativo di

un segno.

Il SIGNIFICATO SOCIALE è il significato che un segno ha in relazione ai rapporti fra i parlanti (

es. buongiorno ha come significato linguistico ‘ auguro una buona giornata ’ ma come

significato sociale ‘ riconosco colui a cui indirizzo il saluto come persona ‘).

Il SIGNIFICATO LESSICALE i termini che rappresentano ‘oggetti’, entità o concetti della realtà

esterna.

IL SIGNIFICATO GRAMMATICALE i termini che rappresentano concetti o rapporti interni al

sistema linguistico.

Il significato vero e proprio fa parte della lingua ed è codificato da categorizzazioni nel sistema

e non va confuso con la conoscenza del mondo esterno che noi abbiamo in quanto esseri

viventi in un determinato ambiente.

L’INTENSIONE e ESTENSIONE, termini della logica, valgono rispettivamente ‘ l ‘insieme delle

proprietà che costituiscono il concetto designato da un termine ‘ e ‘ l ‘insieme degli individui

cane

(oggetti) a cui il termine si può applicare ’ (es. l’ intensione di è l’insieme di proprietà che

costituiscono la ‘caninità’ , l’ estensione è data da tutti i membri della classe deicani.

Il LESSEMA corrisponde a una parola considerata dal punto di vista del significato, studiare il

rivoluzione

lessema di significa studiare i significanti di rivoluzione.

L’insieme dei lessemi di una lingua costituiscono il LESSICO, che è un’insieme aperto, molto

numeroso ed eterogeneo di lessemi che non hanno alcun rapporto semantico gli uni con gli

altri.

L’ OMONIMIA sono i lessemi che hanno lo stesso significante ma a cui corrispondono

riso

significati diversi, non imparentati tra loro e non derivabili l’uno dall’altro ( es. l’atto di ridere

riso

e un cereale ).

Se i diversi significati associati a uno stesso significante sono imparentati fra loro e derivati

corno

l’uno dall’altro abbiamo invece POLISEMIA ( es. protuberanza del capo di molti animali/

strumento musicale a fiato / cima aguzza di una montagna).

Vi sono poi rapporti basati sulla compatibilità o somiglianza semantica fra lessemi, il primo di

questi è la SINONIMIA, indica lessemi diversi aventi lo stesso significato (es. urlare/gridare,

pietra/sasso).

Un altro importante rapporto di somiglianza semantica è l’IPONIMIA, si tratta di una relazione

di inclusione semantica, il significato di un lessema rientra in un significato più ampio e

generico rappresentato da un altro lessema.

Esistono rapporti di compatibilità semantica sull’asse sintagmatico. Uno di questi è la

SOLIDARIETA’ SEMANTICA basata sulla collocazione preferenziale di un lessema rispetto ad

un altro, nel senso che la selezione di un termine è dipendente dell’altro (es. nitrire/cavallo,

miagolare/gatto).

Fra i rapporti di incompatibilità semantica va menzionato l’ANTONIMIA, ovvero due lessemi di

significato contrario (es. alto/basso, buono/cattivo).

Altre due relazioni di incompatibilità sono COMPLEMENTARIETA’ e INVERSIONE: sono

complementari due lessemi di due uno è la negazione dell’altro (es. vivo/morto,

maschio/femmina), sono inversi due lessemi che esprimono la stessa relazione semantica

vista da due direzioni opposte (es. dare/ricevere, comprare/vendere).

E’ possibile individuare SOTTOINSIEMI LESSICALI, insieme che costituiscano gruppi

organizzati di parole, uniti da rapporti di significato. Il CAMPO SEMANTICO che è l’insieme

dei lessemi che hanno tutti uno stesso iperonomio immediato, il quale non necessariamente

deve essere rappresentato da una parola unica ( es. aggettivi di età giovane, vecchio, nuovo,

antico, recente…..).

L a SFERA SEMANTICA è l’insieme di lessemi che abbiano in comune il riferimento a un

certo spazio semantico (es. l’insieme delle parole della moda). 17

Un FAMIGLIA SEMANTICA è l’insieme di lessemi imparentati nel significato e nel significante,

ovvero le parole derivate da una stessa radice lessicale.

Una GERARCHIA SEMANTICA è costituita invece da un insieme in cui ogni termine è una

parte determinata di un termine che nell’insieme lo segue (es. i nomi delle unità di misura del

tempo secondo , minuto, ora, giorno…).

Tutti i generi di rapporti che abbiamo preso qui in considerazione valgono per il significato

linguistico proprio, primario, dei termini. Molti lessemi sono suscettibili da assumere significati

traslati e il processo su cui si basano tali spostamenti si significato sono noti come METAFORA

coniglio

fondata sulla somiglianza concettuale o connotativi ( persona molto paurosa) o

METONIAMIA fondata sulla contiguità concettuale.

Uno dei metodi per l’analisi del significato è l’ANALISI COMPONENZIALE il principio su cui si

basa tale metodo è del tutto simile alla scomposizione dei numeri in fattori primi in algebra, si

tratta infatti di scomporre il significato dei lessemi comparando i lessemi gli uni con gli altri e

cercando di cogliere in che cosa differisce il loro rispettivo significato, in pezzi o unità di

significato più piccoli.

Es. /UMANO/ /ADULTO/ /MASCHIO/

“uomo” + + +

“donna” + + ­

“bambino” + ­ +

“bambina” + ­ ­

I COMPONENTI SEMANTICI è la proprietà semantica elementare che combinandosi in

simultaneità dà luogo al significato dei lessemi, ogni lessema secondo questo metodo è

analizzabile rappresentabile come un fascio di componenti semantici realizzati in simultaneità :

uomo= /+umano + adulto + maschio/ bambina = /+ umano –adulto – maschio/.

I tratti semantici sono BINARI, cioè ammettono i due valori + e – (sì e no).

Il PROTOTIPO è una sorta di immagine – modello ideale con cui confrontare tutti i membri di

una classe o categoria.

I componenti semantici sono più di una lista fissa di proprietà tutte necessarie per definire il

significato di un lessema, ma diventano un insieme di criteri più o meno, basata sulla

GRADUALITA’ invece che sulla CATEGORICITA’.

Un concetto importante nella semantica prototipica è quindi anche quello di GRADO DI

ESMPLARITA’ ovvero appartenenza di un termine a una categoria.

Il significato di una frase è la somma e combinazione dei significati dei lessemi che la

compongono. Questo non esaurisce però il senso globale di una frase. Un a prima distinzione

tra ‘frase’ che come abbiamo visto è un’importante unità di analisi massimale nella sintassi ,

ed ‘enunciato’.

ENUNCIATO è una frase considerata dal punto di vista del suo concreto impiego in una

situazione comunicativa, come segmento di discorso in atto; enunciato è dunque unità del

sistema linguistico.

I CONNETTIVI per esempio sono molte congiunzioni coordinati e subordinati che hanno

spesso anche il valore di operatori logici, allo stesso modo dei QUANTIFICATORI e della

negazione.

Un altro aspetto importante del significato degli enunciati è quello PRAGMATICO che riguarda

che cosa ci fa in un determinato contesto situazionale e chiama quindi direttamente in causa

l’intenzionalità del parlante. La lingua è studiata come modo d’agire.

Gli enunciati prodotti nella normale interazione verbale costituiscono gli ATTI LINGUISTICI.

Produrre un enunciato equivale a fare contemporaneamente tre cose distinte: 18


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flaviael

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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Manzelli Gianguido.

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