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Riassunto esame Linguistica generale, prof. Pannain, libro consigliato Corso elementare di linguistica generale, Berruto Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Linguistica Generale di Gaetano Berruto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Corso elementare di linguistica generale, Berruto. sui seguenti argomenti: definizione della disciplina, linguaggio verbale umano, comunicazione in senso stretto(forte), passaggio d’informazione(codice), Segni, Codice,... Vedi di più

Esame di Linguistica generale docente Prof. R. Pannain

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ma il linguaggio umano non è un fatto solo culturale, infatti accanto alla componente

culturale ambientale c’è una componente innata , cioè la “facoltà del linguaggio”, la

predisposizione naturale.

L’apprendimento della lingua avviene nella prima infanzia e nella c.d. pubertà linguistica.

Se entro i 11-12 anni un essere umano non è esposto a stimoli linguistici, lo sviluppo della

lingua è bloccato.

2.10 complessità sintattica.

La complessità sintattica è la disposizione reciproca in un segno linguistico degli

elementi che lo costituiscono nonché mai indifferente: e i rapporti fra gli elementi o parti

del segno danno luogo a una fitta trama plurima, percettibile nella sintassi del messaggio.

Gli elementi di rilevanza della trama sintattica sono i seguenti:

1. l’ordine degli elementi contigui, posizioni lineari in cui essi si combinano.

2. le relazioni e le dipendenze che vigono tra gli elementi non contigui.

3. le incassature.( il cavallo che corre, sta vincendo , che corre è un incassatura)

4. la presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla struttura

sintattica( tutte le congiunzioni coordinanti e subordinanti, e,ma,-- che , perché)

5. la possibilità di discontinuità nelle struttura sintattica.

Tutte queste caratteristiche forniscono ai segni linguistici una complessità sintattica alta.

2.11 equivocità

La lingua è un codice tipicamente “equivoco”, a un unico significante possono

corrispondere più significati (omonimia, e polisemia) ad un significato possono

corrispondere più significanti (sinominia).

2.12 lingua solo umana?

Solo l’uomo ha precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessari per l’elaborazione

mentale e fisica del linguaggio verbale:

1. adeguato volume di cervello, quantità delle circonvoluzioni della corteccia, quantità e

plasticità dei collegamenti interneuronali.

2. conformazione del canale fonatorio, con ampia cavità intermedia fra cavo orale e

laringe.

La prima condizione rende possibile la memorizzazione, e l’elaborazione.

La seconda consente le sottili distinzioni articolatorie nella produzione fonica necessarie per

la comunicazione verbale.

2.13 definizione di “lingua” e principi generali per la sua analisi.

la lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente

fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni livello e doppiamente articolati,

capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata

che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.

Distinguiamo tre dicotomie o distinzioni binarie frequentemente utilizzate nell’analisi della

lingua:

sincronia e diaconia, si intende due differenti modi di guardare le lingue

per diacronia s’intende la considerazione delle lingue e degli elementi delle lingue lungo lo

sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica.

per sincronia s’intende la considerazione delle lingue e degli elementi delle lingue

guardando come si presentano in un determinato momento storico.

Fare etimologia di una parola significa fare un operazione diacronica, cioè trovare da dove

deriva e fare la storia spiegandone le modifiche eventuali nel significante e nel significato.

la trattazione di questo corso è tipicamente sincronica.

Un’altra distinzione importante si ha tra sistema astratto e realizzazione concreta:

la distinzione si ritrova in linguistica moderna con tre distinzioni.

la coppia opposta langue e parole (termini francesi)( uno dei cardini del pensiero di

Ferdinand de Saussure)

l’opposizione tra sistema e uso.( che troviamo nel pensiero di Louis Hjelmslev, scuola

strutturalista anni 50’)

l’opposizione tra competenza ed esecuzione( tipica della linguistica generativa che fa

capo a Noam Chomsky)

il primo termine di tutte le coppie intende l’insieme di conoscenze mentali di una lingua, di

regole interiorizzate nel codice lingua.

il secondo termine indica l’atto linguistico individuale, la realizzazione concreta, qui e ora,

di un messaggio verbale in una certa lingua.

La terza distinzione e quella fra “asse paradigmatico” e “asse sintagmatico”

costituiscono due dimensioni secondo cui funzionano le strutture, le combinazioni di segni

linguistici, e secondo cui vanno viste.

asse paradigmatico fornisce i serbatoi da cui attingere le singole unità linguistiche, l’

asse sintagmatico assicura che le combinazioni di unità siano formate in base alle

costrizioni proprie di ogni lingua.

2.14 Livelli di analisi

Esistono nella lingua quattro livelli di analisi, stabiliti in base alle proprietà della

biplanarità e della doppia articolazione, che identificano tre strati diversi del segno

linguistico:

Strato del significante come mero significante;

Del significante in quanto portatore di significato;

Lo strato del significato.

3 livelli d’analisi sono relativi al piano del significante:

uno per la seconda articolazione, fonetica e fonologia;

due per la prima articolazione, che riguardano ambedue l’organizzazione del significante in

quanto portatore del significato., morfologia e sintassi

un livello è relativo la piano del significato:la semantica.

CAPITOLO 3

FONETICA E FONOLOGIA

3.1 Fonetica

la fonetica studia il carattere fisico e primario della lingua, il carattere fonico - acustico.

la fonetica si distingue in tre parti principali, a seconda dal punto di vista con cui si guarda

dei suoni:

la fonetica articolata: studi i suoni del linguaggio in base a come vengono articolati.

la fonetica acustica: studi i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica,

utilizzando i principi dell’acustica.

la fonetica uditiva, percettiva o uditivo - percettiva: studia i suoni del linguaggio in base al

modo in cui vengono ricevuti.

APPARATO FONATORIO E MECCANISMO DI FONAZIONE.

i suoni del linguaggio vengono normalmente prodotti mediante l’espirazione , con un flusso

l’aria “ egressivo ” .

l’aria muovendo dai polmoni attraverso i bronchi arriva ala laringe ( pomo d’adamo) dove

incontra le corde vocali (“ pliche lariche”) , a parte della laringe dove stano le corde vocali è

detta glottide.

le corde vocali, che dorante la respirazione normale restavano separate e rilassate, tendono a

contrarsi e tendersi avvicinandosi e ridocendo o bloccando il flusso dell’aria.

i cicli rapidissimi di queste contrazioni producono vibrazioni delle corde vocali.

l’aria passa poi alla faringe e nella cavità boccale (o Orale).

alla fonazione contribuiscono poi l’ugola, che spostandosi può mettere in comunicazione la

falange con la cavità orale.

nella cavità orale svolgono importarte funzione apparati mobili e fissi:

la lingua, il più importande degli organi mobili ( divisa in radice, dorso, apice)

il palato ( velo o palato molle)

Alveoli, parte retrostante i denti

le labbra.

Anche la cavità nasale partecipa alla fonazione, quando il velo e l’ugola sono in posizione di

riposo e permettono il passaggio dell’aria dal naso.

i parametri fondamentali per classificare e identificazione dei suoni sono:

il luogo in cui viene articolato il suono;

il modo di articolazione, cioè il restringimento relativo ad u punto preciso del percorso

dell’aria,

il contributo di mobilità dei singoli organi ( aspetto legato al punto precedente).in base al

modo di articolare abbiamo una prima distinzione:

vocali, suoni prodotto senza la contrapposizione di ostacoli e con vibrazioni delle corde

vocali.

consonanti, con contrapposizione parziale o totale di ostacoli, con o senza vibrazioni delle

corde vocali.

i suoni con vibrazione vengono detti “sonori”, quelli senza vengono detti “sordi“

le vocali sono normalmente tutte sonore le consonanti possono essere sonore o sorde.

3.1.2. CONSONANTI

3.1.2.1 Modo di articolazione

in base alla quantità di chiusura si distinguono i seguenti tipi di consonanti:

occlusive ( plosive, esplosive, in ingl. stop), chiusura momentanea totale.

fricative ( continue, costitutive, spiranti), chiusura parziale e effetto sonoro di sfregamento

degli organi articolatori.

affricate, composte da due parti, una occlusiva e una fricativa

laterali, quando l’aria passa dai due lati o uno della lingua,

vibranti quando la lingua vibra

nasali, quando c’è passaggio dell’aria anche dal naso.

3.1.2.2. luogo di articolazione.

classificazioni in base la punto dell’apparato fonatorio in cui sono articolate:

(bi)labiali, prodotte da o tra le labbra.

labiodentali, prodotte tra labbra e denti anteriori.

dentali, prodotte a livello dei denti.

alveolari, prodotte dalla lingua contro o vicino agli alveoli.

palatali, prodotte dalla lingua contro il vicino palato.

velari, prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola.

ugolari, prodotte dalla lingua vicino o contro l’ugola.

faringali, prodotte dalla radice della lingua vicino o contro la parte posteriore della faringe.

glottidalio laringali, prodotte direttamente nella glottide a livello delle corde vocali.

3.1.3 VOCALI

le vocali vengono classificate in base alle conformazioni che assume la cavità orale i

particolare la ligua:

anteriori, con la lingua avanzata;

posteriori, con la lingua arretrata;

centrali, conla lingua

alte

medie

basse

medio-alte

medio-basse

i luoghi dove vengono articolate le vocali sono rappresenta da uno schema detto per la sua

forma “trapezio vocalico”.

le vocali si possono classificare anche in base alla posizione dela labbra:

arrotondate (labializzate, procheile), prodotte con le labbra protruse;

non arrotondate, prodotte senza protrusione o arrotondamento delle labbra.

n.b le vocali anteriori normalmente tendono ad essere non arrotondate, quelle posteriori

arrotondate.esistono anche dei casi inversi.

una ulteriore distinzione veine fatti in base al passaggio parziale dell’aria dalla cavità nasale,

e vengono dette vocali “nasali”.

3.1.4 SEMIVOCALI

vi sono suoni con modo di articolazione intermedio tra vocali e consonanti africative, cioè

prodotte con un iniziale restringimento del canale orale.

a differenza della vocali non possono costituire apice di sillaba ( par. 3.2.4) e unite ad una

vocali costituiscono un dittongo (o trittongo, si più di una).

una classificazione fondamentale delle semivocali o semiconsonanti può distinguere quelle

“anteriori” (o palatali) da quelle “posteriori “o velari).

3.1.5 Trascrizione fonetica

le forme scritte rendono in varia maniera la realtà fonica della riproduzione verbale.

nei sistemi alfabetici delle lingue europee in generale ogni simbolo fonico viene reso da un

particolare simbolo grafico.

le grafie alfabetiche nascono per convenzione e accumulo di abitudini grafiche e non sono

univoche e coerenti.

non c’è rapporto biunivoco tra suoni e unità grafiche (grafemi).

allo stesso suono possono corrispondere nella stessa lingua differenti grafici, e viceversa.

l’ortografia italiana puo esseredefinita anche fonolografia, in quanto siamo abituati ad

associare ad un suono una singola lettera al massimo due, che leggiamo come si scrive.

la realtà della lingua è principalmente fonica e non grafica, per questo i linguisti hanno

elaborato dei sistemi di trascrizione fonica; il più diffuso è l’Alfabeto Fonetico

Internazionale (IPA) una parte dei grafemi utilizzati corrisponde all’alfabeto latino.

3.1.5.1. CONSONANTI

OCCUSIVE: bilabiali, sorda come pollo, sonora come bocca; dentali o alveolari , t come

topo , dito, alveolari, k come cane o gatto ; uvulari ; sorda come in arabo Iraq; glottidali che

si trova in tedesco all’inizio di ogni parola che inizia per vocale.

FICATIVE (o sibilanti): bilabiali, sorda come in fiorentino tipo; labiodentali, come filo;

dentali e alveolari come think e sano (alveolare).

AFRICATIVE. labiodentali, dentali come pazzo [tz], palatali come in cibo e gelo.

NASALI: bilabiale come mano, labiodentali come invito; dentale come nave;palatali come

gli; velare come fango.

LATERALI. dentale/alveolare come lana ;palatale come gnocco

VIBRANTI: dentale come in riva uvulare come in francese rose.

3.1.5.2. VOCALIE SEMIVOCALI

ANTERIORI (non arrotondate). semivocale come piano. vocali, alta come vino, tra alta

e medio-alta come in inglese bit medio-alta come meno, medio-bassa come bere

Anteriori arrotondate; alta come in francese mur, medio-alta , medio-bassa.

CENTRALI. medio-alta (o media) come in inglese l’art. the.

POSTERIORI.(arrotondate). Semivocale, come uomo. vocali alta come muro, tra alta e

medio alta come full (pieno), medio alta come bocca, medio bassa come but (ma), bassa

come car (macchina).

le vocali possono essere realizzate anche come nasali.

3.2 FONOLOGIA

( studio delle unità minime di seconda articolazione) livello più basso

3.2.1 FONI, FOMENI, ALLOFONI

Il fono è qualsiasi suono producibile dall’apparato umano potenziale suono del linguaggio.

un fono è la realizzazione concreta di qualunque suono del linguaggio.

i foni sono le unità minime in fonetica.

quando hanno carattere distintivo, cioè affiancati ad altri foni formano parole, si chiamano

fonemi.i fonemi sono le unità minime in fonologia.

il fonema è unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico.

gli allomorfi o varianti di un fonema possono apparire nella stessa posizione senza dar

luogo a parole diverse.ES la n dentale e la n alveolare sono allomorfi dello stesso fonema n.

una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al

posto di un altro in una certa posizione forma un “coppia minima”.

per dimostrare che un fono e fonema di una data lingua dobbiamo trovare palmento una

coppia minima che lo oppongono ad un altro fonema.

3.2.2. FONEMI E TRATTI DISTINTIVI.

i fomeni si possono analizzare sulla base delle caratteristiche articolatorie che li

contraddistinguono.

le caratteristiche articolatorie divengono quindi in fonologia TRATTI DISTINTIVI, che

permettono di analizzare definire e rappresentare i fonemi.

tratti distintivi: occlusiva, detale, sonora

fonemi: /t//d//k//g//s//z/

due fonemi sono differenziati da almeno un tratto fonetico pertinente binario (+)(-).

la teoria dei tratti distintivi permette di rappresentare tutti i fonemi grazie anche

all’applicazione di caratteristiche acustiche come +/- diffuso, +/- bemollizzato, ecc.

in linguistica ad opera di Jakobso e Chomski si è giunti a porte rappresentare tutti i fonemi

attestati delle lingue del mondo con circa 12 tratti distintivi.

3.2.3. I FONEMI DELL’ITALIANO.

non tutte le lingue hanno gli stessi foneni:

inglese 34-44 con i dittonghi, 36 il francese, 38 il tedesco e il russo, 24 lo spagnolo, 31 il

cinese ec.

l’italiano standard ha 30 fonemi o 28 secondo alcuni.

vediamo alcuni problemi generali della fonologia dell’italiano:

è problematico lo statuto della consonanti lunghe doppie o geminate.

vi sono nella pronuncia dell’italiano molte differenze regionali come:

l’opposizione fra vocali medio alte e medio basse che si attua in posizione tonica

tipicamente nella verità tosco-romana dell’italiano.

la consonante nasale, dove nel settentrione dende a essere realizzata velare ogni nasale che

si trovi in fine di una sillaba.

il raddoppiamento fono sintattico: che consiste nell’allungamento della consonante iniziale

della parola preceduta generalmente da parole con l’accento sull’ultima sillaba. dove vai?

aroma.

3.2.4. SILLABE

la minime combinazioni di fonemi, usati come mattoni preconfezionati per costruire la

forma fonica delle parole sono le SILLABE.

la sillaba è costruita intorno ad una volcale, che costituisce “l’apice” della sillaba.

la struttura tipica della sillaba in italiano è CV .

in una sillaba la parte che precede la vocale è l’inizio o attacco la vocale è il nucleo la parte

che segue è la coda, le sillabe con coda si dicono chiuse quelle senza si dicono aperte.

il dittongo è una combinazione di una semivocale e una vocale, V+SemiV dittongo

discendente

semiV+V dittongo ascendente.la combinazione di due semivocali e una vocale da luogo al

trittongo.

3.2.5. FATTI PROSODICI O SOPRASEGMENTALI.

vi sono una serie di fenomeni fonici che riguardano la catena parlata e non i singoli

segmenti e determinano l’andamento ritmico della catena parlata.

i più importanti sono: l’accento, il tono, l’intonazione e la lunghezza o durata relativa.

3.2.5.1. L’ACCENTO

E’ la particolare forza o intensità di una sillaba, dovuto all’aumento della pressione dell’aria

nel canale orale.

la sillaba tonica presenta una prominenza rispetto alla altre dette atone.

la posizione dell’accento può essere libera o fissa nel Francese e in Turco cade sempre

nell’ultima in ungherese sulla prima sillaba.

in italiano l’accento è libero, se cade sull’ultima sillaba la parola si dice tronca, sulla

penultima piana, sulla terzultima sdrucciola. sulla quartultima bisdrucciola, sull quintultima

soltanto sulle parole composti da pronomi clitici (fabbricamelo).

3.2.5.2 TONO E INTONAZIONE

I fenomeni di tono e intonazione riguardano l’altezza musicale..

tono è l’altezza relativa di pronuncia di una sillaba.

in alcune lingue dette tonali o a toni il tono può avere valore distintivo pertinente. si parla in

tal caso anche di fonemi.

l’intonazione è invece l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero

gruppo ritmico.

in molte lingue l’intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato e permette di

capire se si tratta di un affermazione, un’esclamazione, un ordine, una domanda.

intonazione ascendente = carattere interrogativo

intonazione constante = carattere sospensivo, neutro

intonazione discendente = carattere esclamativo.

3.2.5.3 LUNGHEZZA

la lunghezza riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono

prodotte.

la quantita della vocale o delle consonanti, può avere valore distintivo., ma non in italiano.

CAPITOLO 4

MORFOLOGIA

(studio delle unità minime di prima articolazione)

La morfologia prende in considerazione il piano del significante in quanto portatore di

significato, l’ambito di studio è la struttura della parola.

la parola è la minima combinazione di morfemi ( costituita da almeno un morfema) che

funzioni come entità autonoma della lingua e costituisce un segno linguistico compiuto

costitutivo di un messaggio.

Morfema è l’unità minima di prima articolazione o la minima associazione di un significante

e un significato.

fra i criteri che permettono una definizione della parola elenchiamo i seguenti:

il fatto che all’interno della parola l’ordine dei morfemi che la compongono è fissa .

il fatto che confini di parola sono potenziali punti di pausa del discorso.

il fatto che la parola è di solito separata/separabile nella scrittura.

il fatto che foneticamente la pronuncia di una parola non è interrotta ed è caratterizzata da un

unico accento primario.

per l’analisi morfologica si scompone la parole in morfemi, che sono pezzi più piccoli di

prima articolazione a cui si possa associa un significati proprio isolabile.

ciascun morfema è suscettibile di entrare a far parte come componente di altre parole in cui

porta lo stesso significato.

un modo per scomporre è quello di confrontare la parola con parole simili che contengono

uno per uno i morfemi che vogliamo trovare.

tale procedimento è chiamato tecnicamente “prova di commutazione”.

il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante.

l’allomorfo è la variante formale di un morfema, che realizza lo stesso significato di un altro

morfo equifunzionale, è ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare lo stesso

morfema.

il criteri di base per cui si possa ritenere lo stesso morfema è che si trovi nella stessa

posizione e realizzi lo stesso significato.

Es. il verbo venire in italiano realizza quattro allomorfi: ven- (venire, venuto, veniamo ecc.)

venn- (venne, vennero, ec.) veng- ( vengo, venga) ver – ( verrebbe, verrò).

l’italiano è ricco di fenomeni di allomorfia.

nell’allomorfia ci deve essere anche una certa affinità fonetica.

i ha il fenomeno del supplettivismo quando in certe parole derivati un morfema viene

sostituito da un altro con forma completamente diversa con lo stesso significato, il acqua e

l’aggettivo idrico acqu- e idr-.

4.2. TIPI DI MORFEMI

due punti di vista principali per individuare i tipi di morfemi:

la prima è la “classificazione funzionale”, cioè in base alla funzione svolta.

La seconda è la “classificazione posizionale”, in base alla posizione assunta all’interno della

parola.

Es DENTALE

dent- reca un significato referenziale, concettuale: è un morfema lessicale,radice,base o

tema.

al- ha un valore interno alla grammatica riferito alla lingua funzionale/grammaticale serve a

formare altre parole attaccandosi al morfema lessicale di cui modifica il significato: è un

morfema derivazionale.

e- non modifica il significato di base ha il valore di marcare flessionalmente la parola: è un

morfema flessionale.

nella classificazione funzionale la prima distinzione è tra morfemi lessicali e grammaticali,

che a sua volta di dividono in m. derivazionali e m. flessionali.

i lessicali stanno nel lessico di una lingua e costituiscono una classe aperta, i m.

grammaticali stanno nella grammatica e costituiscono una classe chiusa, non aperta a nuove

entità.

non sempre la distinzione tra m. lessicale e m.grammaticali è chiara come come nel caso

delle “parole funzionali”: articoli, pronomi, preposizioni, che formano classi chiuse ma

difficilmente possono essere definite m.grammaticali.

un'altra definizione è quella di morfemi liberi, quelli lessicali, e m. legati (non possono

apparire mai da soli) m.grammaticali, possiano definire m. semiliberi le parole funzionali.

la derivazione e la flessione costituiscono due grandi ambiti della morfologia. la derivazione

agisce prima della flesione; prima costuiamo le parole e pio gli diamo la giusta flessione.

la derivazione nonè obbligatoria mentre la flessione si.

da un punto di vista della posizione i m. grammaticali si distinguano in classi in base alla

posizione che occupano nella parola.

posso essere generalmente chiamati “affissi” in quanto si combinamo con una radicegli

affissi che nella parola stanno prima della rdice si dicono prefissi, quelli che stanno dopo

suffissi.

i suffissi con valore flessionale si dicono desinenze.

i italiano i prefissi sono solo derivazionali.

esistono in altre lingua anche gli infissi che si inseriscono all’interno della radice.

un’alta tipologia di affissi sono i circonfissi, cioè affissi formati da due parti una che stà

prima della radice e una che sta dopo.

in arabo abbiamo anche i transfissi che si incastrano alternativamente dentro la radice.

abbiamo anche i morfemi sostitutivi che si manifestano con la sostituzione di un fono ad un

altro fono.

il morfema zero o morfo zero si ha quando un distinzione marcata nella grammatica di una

lingua non viene rappresentata nel significante.es. sheeepSG/sheep/PLU.

il fenomeno della reduplicazione , si ha con la ripetizione della radice lessicale.

spesso m. grammaticali recano contemporaneamente più di un significato o valore.es buone

vale insieme “femminile” e “plurale” si definiscono morfemi cumulativi.

un caso particolare è il c.d. amalgama, due morfemi che si fondono assieme in maniera che

non è più possibile distinguere i due morfemi originali.

4.3. FORMAZIONE DELLE PAROLE.

analizziamo alcune parole particolari; da socio, sociologia e nazionalsocialismo.

in sociologia abbiamo un morfema che allo stesso temo lessicale e derivazionale, i m. di

questo tipo vengono detti “prefissoidi”. esistono anche i “suffissoidi” come nella parola

cronometro, termometro ec.

i prefissoidi e i suffissoidi vengono anche detti semiparole o confissi.

parole composte= due parole si sono agganciate in un'unica entità i cui due membri sono

riconoscibili; portacenere,cassaforte,apriporta,lavavetri,asciugamanoec.

da non confondere con le parole composte da unità lessicali polilessematiche o

politematiche costituite da sintagmi che rappresentano un’unica entità di significato, non

corrispondente alla somma dei singoli significati;gatto delle nevi, sedia elettrica, avviso di

garanzia ec.

in italiano il più importante procedimento di produzione delle parole è la suffissazione. tra i

suffissi derivazionali ricordiamo: -zion- (con i suoi allomorfi, -azion-izion-izion-ecc.) e

ment- (con allomorfi – iment-ument ecc)che formano nomi di azioni a partide da basi

verbali.

ier-a(r)i-e-tor-(coni sui allomorfi) formano nomi di agente o di mestiere a partire da basi

nominali o verbali.

ità che forma nomi astratti .

come in abi-lità-abil-(e allomorfi), os-al-evol-es-ic-ist-che formano aggettivi a partire da

verbi o nomi.

-izz- che forma verbi a partire da nomi e aggettivi.

-mente(e allomorfi) che forma avverbi a partire da aggettivi.ecc.

in italiano e molto produttiva anche la prefissazione.

prea i prefissi più comuni ricordiamo:

in - s - dis – ad – con-a- ri- anti-.

nella categoria suffissale puo essere fatta rientrare anche un altra categoria

l’alterazione, con suffissi alterativi che aggiungono al significato un valore un valore

generalmente valutativo.

diminutivo, gattini;accrescitivo, gattona; peggiorativo, gatteggio.

nei morfemi in italiano non sono rari anche i casi i omonimei come. in – negazione (con

allomorfo im-) in immobile ed nel senso di avvicinamento in immigrazione.

le parole derivate si possono definire tenendo conto :

del procedimento di derivazione.

della classe lessicale della base da cui derivano.

di quella a cui appartiene il risultato.

nei meccanismi di formazione della parola avviene anche il fenomeno c.d. della

conveersiione ( o derivazione zero o suffissazione zero), cioè la presenza di coppie di

parole, verbo e nome che hanno la stessa radice lessicale ed entrambi privi di suffisso.

cambiare, cambio.giocare, gioco.

4.4. FLESSIONE E CATEGORIE GRAMMATICALI

I morfemi flessionali non modificano il significato della radicce lessicale su cui operano, ma

la attualizzano nel contesto di enunciazione .

operano su basi c.d. ‘variabili’ di parole ( in italiano nomi, verbi, aggettivi, articoli,

pronomi).

i m. flessionale realizza il valore delle categorie grammaticali, è la “marca” di quel valore.

in generale si distinguono le categorie flessionali in due grandi classi:

quelle che operano sui nomi e nominali( sostantivi, pronomi, ecc.e quelle che operano sui

verbi.

in italiano la morfologia nominale ha come categorie fondamentali il genere e il numero.

un'altra categoria flessionale rilavante è il “caso”.

nelle lingue che possiedono un sistema casuale il numero dei casi può variare.

il tedesco ha quattro casi:

nominativo,genitivo, dativo, accusativo, il latino oltre a questi ne ha altri due: il vocativo

e l’ablativo.

il greco classico ha cinque casi, come il latino meno l’ablativo. come il latino il greco marca

tre valori di genere , maschile , femminile, neutro, e tre valori del numero singolare,

plurale e duale.

il processo mediante il quale un verbo assegna il caso al suo complemento si dice

“reggenza”.

anche le preposizioni possono assegnare casi.

in molte lingue gli aggettivi possono essere marcati per “grado”: comparativo,

superlativo. l’italiano affida alla flessione solo l’espressione del superlativo mentre il

latino affida anche il comparativo di maggioranza. Altre lingue marcanno con in morfemi

sui nomi la “definitezza” o “il possesso”.

la morfologia verbale ha invece le seguenti categorie flessionali:

il modo , che esprime la modalità, cioè la modalità con cui il parlante si pone nei confronti

del contenuto di quanto detto.(mangeri, condizionale).

il tempo, che colloca nel tempo relativo o assoluto quanto viene detto(mangerò, futuro).

l’aspetto, che riguarda la maniera in cuui vengono osservati e presentati l’azione o l’evento

o il processo espressi dal verbo (perfettivo,imperfettivo).

la diatesi o voce, esprime il rapporto in cui viene vista l’azione o l’evento rispetto ai

partecipanti e rispetto al soggetto (attivo, passivo).

la persona, che indica chi compie l’azione e riferisce la forma verbale al suo soggetto.

le categorie grammaticali a livello di parola, che classificano la parole raggruppandole in

classi a seconda della natura del suo significato, c.d. “la classi di parole” o “parti del

discorso” secondo la grammatica tradizionale sono nove:

nome o sostantivo, aggettivo,verbo, pronome, preposizione, congiunzione, avverbio e

interdizione.

sono definite “funzioni sintattiche e sono tradizionalmente definite dall’analisi logica.

un meccanismo che opera in molte lingue è quello della marcatura di “accordo” che prevede

che tutti a parte degli elementi suscettibili di flessione all’interno di un certo costrutto

prendano le marche (morfemi congruenti) delle categorie flessionali dell’elemento a cui si

riferiscono.

in italiano è obbligatorio l’accordo tra verbo e soggetto. es. un gattO miagolA, i gattI

miagolANO. CAPITOLO 5

SINTASSI

5.1 ANALLISI IN COSTITUENTI IMMEDIATI.

la sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi.

la frase è quindi il costrutto che fa da unità di misura per la sintassi, unità linguistica che

costituisce un messaggio autosufficiente nella comunicazione linguistica e che contiene una

predicazione.

Poiché la funzione di predicare è svolta dai verbi, in genere ogni verbo coincide con una

frase, ma ci sono frasi senza verbi dette “frasi nominali”.(buona, questa torta).

le parole si combinano in frasi secondo precise leggi strutturali.

Il principio generale per l’analisi delle frasi è basato sulla scomposizione o segmentazione,

scomponendo la frase in pezzi via via più piccoli detti i “costituenti” della frase.

Tale analisi introdotta dallo strutturalismo (capofila Leonard Bloomfield) va sotto il nome

di “analisi in costituenti immediati”.

Data una frase il primo taglio si attua confrontando la frase con un’altra più semplice ma

che abbia la stessa struttura.

Esistono vari modi per rappresentare schematicamente l’analisi di una frase nei sui

costituenti.

un esempio è l’analisi attraverso scatole:

mio cugino ha comprato una macchina nuova

mio cugino ha comprato una macchina nuova

mio cugino ha comprato una macchina nuova

mio cugino ha comprato una macchina nuova

il metodo di rappresentazione più diffuso è quello a “alberi etichettati”.

Un albero del genere è l’”indicatore sintagmatico” della frase.

le sigle:

F = frase

SN o GN o NP in Inglese = sintagramma (o gruppo) nominale

SV o GV o VP = sintogramma verbale

N= nome


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica Generale di Gaetano Berruto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Corso elementare di linguistica generale, Berruto. sui seguenti argomenti: definizione della disciplina, linguaggio verbale umano, comunicazione in senso stretto(forte), passaggio d’informazione(codice), Segni, Codice, le proprietà della lingua, la lingua parlata e la lingua scritta, onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, letterature e culture dell'Europa e delle Americhe
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Pannain Rossella.

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